Con le prime somministrazioni di vaccino al personale scolastico ha preso il via mercoledì mattina il nuovo punto vaccinale all’hotspot dell’Allianz Stadium, struttura voluta dalla Regione Piemonte, coordinata da Asl Città di Torino e Arpa Piemonte e realizzata in collaborazione con il Comune di Torino, Juventus Football Club e Csi Piemonte.
Inaugurato lo scorso novembre per i tamponi naso-faringei in modalità drive through, l’hotspot è stato convertito in punto vaccinale in sole 48 ore con il prezioso aiuto delle Truppe Alpine dell’Esercito Italiano, che avevano già supportato l’allestimento in autunno, in particolare, gli alpini della Brigata “Taurinense”.
Il centro dispone di tre linee di vaccinazione nelle quali operano tre ufficiali medici e quattro sottufficiali infermieri dell’Esercito italiano.

“Abbiamo fatto una cosa importante per la cittadinanza – ha sottolineato l’assessore regionale alla ricerca applicata Covid, Matteo Marnati – L’obiettivo è quello di far crescere e ampliare i punti vaccinali sul territorio regionale. Questo hotspot lo mettiamo a disposizione anche dei medici che si vogliono aggregare nella somministrazione dei vaccini: c’è molto spazio e potremmo allungare l’orario utilizzando il punto vaccinale fino a sera in modo proporzionale alla disponibilità dei vaccini che riceveremo, dando così un importante aiuto, sia sotto il profilo amministrativo che logistico, alla Regione”.
“La riconversione dell’hotspot per tamponi rapidi all’’Allianz Stadium di Torino in centro vaccinale – commenta il direttore generale di Arpa Piemonte, Angelo Robotto – è stata una sfida che la Regione Piemonte ha chiesto ad Arpa di coordinare e che è stata realizzata, anche grazie all’Esercito e agli altri enti e organizzazioni coinvolti, in tempi ristrettissimi. Oltre alle 3 linee vaccinali sono presenti più linee di caricamento dati, affidato a personale dell’Agenzia, affinché non si presentino colli di bottiglia nel percorso vaccinale, efficientando al massimo la capacità operativa”.
“La Città di Torino ha contribuito alla trasformazione dell’hotspot tamponi dell’Allianz Stadium in un centro vaccinale con efficienza e senso di responsabilità, ringrazio i volontari e il personale della Protezione civile che avranno un ruolo fondamentale nell’attività di accoglienza dei cittadini – aggiunge Alberto Unia, assessore della Città di Torino con delega alla Protezione civile – Questo nuovo presidio darà un contributo importante nell’incremento della capacità di vaccinazione nella nostra città, in una fase fondamentale per superare l’emergenza Covid”.

“Il modello vaccinale messo in atto presso l’Allianz Stadium – dice Carlo Picco, direttore generale Asl Città di Torino – è particolarmente innovativo perché rappresenta una forma integrata di sinergie tra Enti e Istituzioni che hanno imparato a collaborare insieme per raggiungere un obiettivo comune, a favore della popolazione torinese”.
Il punto vaccinale si trova all’interno del Parcheggio 10 dello stadio (entrata da via Druento) e sarà operativo con orario in questa prima fase 8-14 dal lunedì al sabato. A regime garantirà la somministrazione di 200 vaccini al giorno.
La digital transformation sarà l’argomento portante della trasmissione PARLACONME in onda giovedì 25 marzo prossimo dalle 18 sulla Radio web Radiovidanetwork e condotta da Simona Riccio, Agrifood & Organic Specialist, oltre che digital Strategist.
In questo modo il Comune di Chieri si schiera per e con l’Ambiente. “Facciamo nostro il grido di chi ci ricorda che siamo su un limite, sulla soglia di un baratro, e che non possiamo non vedere l’emergenza climatica, ognuno di noi è chiamato all’azione, a dare il proprio contributo, trasformando le cattive abitudini in buone pratiche ambientali” commenta l’assessore chierese alla Comunicazione Antonella Giordano, che prosegue: “ La dichiarazione dell’emergenza climatica è stata il primo atto della nostra amministrazione dopo l’insediamento. Abbiamo voluto sostituire il vecchio benvenuto che celebra i monumenti e le ricchezze del nostro patrimonio culturale, storico ed artistico, con questo messaggio concreto e di forte impatto, richiamando così l’attenzione di tutti sulla crisi climatica che non si può più far finta di non vedere”. Una campagna comunicativa moderna ed innovativa, “frutto di un percorso partecipato che ha visto il coinvolgimento dei cittadini e delle associazioni giovanili più impegnate sul versante ambientale, da ‘Fridays for Future’ a ‘Open Chieri’ a ‘Don’t Plastic, Be Fantastic’, in modo tale che si tratti di un messaggio orizzontale che vede il cittadino parlare al cittadino”. “Una campagna di comunicazione che non si limiterà al telone di via Vittorio Emanuele. Sul sito del Comune e sui canali social istituzionali Facebook e Instagram, verranno infatti sviluppati – prosegue l’assessore – i vari aspetti della crisi climatica (cibo, agricoltura, mobilità, giustizia climatica, energia, lavoro, industria, buone pratiche locali). In questo modo prendiamo come Comune una chiara posizione sull’emergenza climatica a favore di una società green, sensibilizziamo i cittadini, e diamo l’opportunità ai giovani di dire la loro su temi dai quali dipende il loro futuro, sperando che altre città possano seguire il nostro esempio”.
L’autrice, nata a Gavi nel 1949 e laureatasi in lettere al Magistero di Genova nel 1971 con una tesi sull’attività del cartografo Matteo Vinzoni, ha preferito dedicarsi tutta la vita all’insegnamento piuttosto che al lavoro di ricerca negli archivi. Ha sempre scritto testi autobiografici e fiabe, inventandosi anche lo pseudonimo di Titolina (e Il segreto di Titolina, fiaba a otto mani scritta con i figli Nicola e Francesca e il marito Bruno, è l’appendice del volume). Il luogo dell’anima di Clara Cipollina si trova a Gavi, nel cuore della valle del Lemme “dove la campagna è ancora capace del silenzio dominato dai filari e da quell’impercettibile presenza del mare che il vento porta con sé e le colline accolgono con tutti i suoi benefici influssi”. E’ in quello spazio di tempo e memoria che si snoda il suo lungo dialogo con il padre che rappresenta l’ossatura del racconto. I ricordi, i valori di una civiltà contadina fatta di poche e povere cose materiali e di insegnamenti profondi che restano per sempre, che in tempo non può usurare. I ricordi della sua infanzia vengono rievocati tra la cascina del Merlo, dove è nata, e l’altra cascina, la Zerba di Alice, una delle frazioni di Gavi. E’ in quel contesto che si snodano e riannodano i ricordi, le immagini di un mondo semplice e povero nella sua materialità ed al tempo stesso ricco di valori e insegnamenti. Ricordi che dall’infanzia agli anni della maturità di donna sembrano “accompagnati dai movimenti lenti delle mani del padre di Clara. Lenti e profondi come quelli di chi ha imparato a rispettare quella terra , dura e gonfia di fatica, che gli ha dato da vivere”. “La mani e la terra non è una saga familiare”, ha scritto nella sua introduzione Nadia Gallarotti, l’amica più cara di Clara, prematuramente scomparsa. “Non è solo un pezzo di quel mondo dei vinti che si racconta attraverso le vicissitudini di chi scelse di compiere tremendi sacrifici per far studiare la figlia brava, per riscattare attraverso di lei tutta una vita di lavoro tanto dignitoso quanto amaro. E’ il ritratto, la foto virata in seppia di una storia come tante e proprio per questo speciale, preziosa. E’ la storia di Clara, dei valori che ha avuto in eredità e che hanno orientato – come una bussola – la sua vita. Una storia troppo preziosa perché – una volta scritta, quasi graffiata con l’inchiostro sui fogli – finisse dimenticata in un cassetto”. Per fortuna quella storia non è finita in un cassetto, trasformandosi in un libro che trasmette sensazioni importanti. Clara Cipollina ha raccontato i pomeriggi passati a Gavi, nella casa dei sui genitori, negli anni che vanno dal 1997 al 2004. Vi arrivava nel fine settimana da Novara, dove vive tutt’ora, e registrava i racconti di suo padre: i conflitti, la vita nei campi, l’incontro con la madre di Clara, i ricordi della giovinezza. Così è andata “a ritroso nel tempo”, riportando alla luce narrazioni di fatti accaduti a cavallo tra le due guerre. Dopo la morte del padre quei ricordi sono riaffiorati e, riordinando il suo passato, Clara Cipollina ha ritrovato le persone che più mi hanno amata e ha ridato voce a Mario, suo padre. Tra le pagine ci sono i paesaggi dei vigneti di Gavi, il “terrazzino sul Lemme” tra quelle colline dove, come canta Ivano Fossati in una sua celebre canzone, “si sente il mare”. Ma anche i luoghi come Omegna, sul lago d’Orta, dove è stata giovane insegnante, sposa e madre; e Novara, terra di nebbie e risaie, dove risiede con la sua famiglia. La lettura di Le mani e la terra riporta alla mente le parole di Ermanno Olmi quando sosteneva caparbiamente che “la civiltà contadina è l’unica civiltà che ho conosciuto” .Era un mondo in cui fra marito e moglie ci si dava del voi; un mondo dove i valori erano imposti da una vita dura, faticosa. Dove il riscatto sociale era il desiderio di molti padri per i figli. Una dimensione dove i ritmi erano dettati dalle stagioni, dalle lune e dalla terra. Una civiltà in gran parte scomparsa, divorata dai tempi dove si vive sottomessi allo scandire dell’orologio, dove si è convinti di possedere il proprio tempo quando in realtà è il tempo che possiede noi. Il libro di Clara Cipollina si apprezza come una boccata d’aria fresca e pulita. E’ come il vento a primavera che porta con se i primi profumi del risveglio della natura dopo l’inverno. E in tempi come quelli in cui viviamo c’è bisogno di quest’aria.