Mai come nel biennio 1965-1966 in USA l’attività del “talent-scouting” era frenetica ed incessante, tanto più se il numero di garage rock bands attive era davvero esorbitante e la quantità di “locations” e “venues” pareva non aver limiti, dalla piccola bettola al grande “dance hall”.
E visto l’andazzo… non era raro scovare, nascosti tra i clienti di un “parlor” o di un “adult club”, svariati managers musicali o più spesso “osservatori sul campo”, sempre pronti ad avvicinare bands promettenti e con una marcia in più. Naturalmente la concorrenza tra bands era spietata, figuriamoci quella tra “osservatori”… Il problema radicale per le rock bands era ovviamente il “budget”, quasi sempre ridotto all’osso, cui si poteva rimediare o con un “management fai-da-te” o affidandosi alla buona sorte. Ma purtroppo la “fauna manageriale” era alquanto variegata e affollata e il rischio di imbattersi in manager improvvisati, poco trasparenti o del tutto disonesti non era così remoto. Nella sezione discografica qui di seguito spuntano qua e là alcune bands che sfortunatamente incapparono in qualche spiacevole sorpresa…
– The Allies “I’ll Sell My Soul / Burning Flask” (Valiant Records V-748);
– The Montells “You Can’t Make Me / Daddy Rolling Stone” (Thames Records M-102);
– The Tongues Of Truth “Let’s Talk About Girls / You Can’t Come Back” (Current Records C-112);
– The 3rd Evolution “Don’t Play With Me / Gone Gone Gone” (Dawn Records 306);
– The Distortions “Smokestack Lightning / Hot Cha” (Sea Records 102);
– Byron & The Mortals “Music / Do You Believe Me” (Xpreshun x-1 / x-2);
– The Spacemen “Modman / Retro” (Big Sound 303);
– The Wind “Don’t Take Your Love Away / Midnight in Mexico” (Blacknight BK 900);
– The Debonaires “Never Mistaken / Summertime” (Rite Records 812R-0785);
– The New Order “You’ve Got Me High / Meet Your Match” (Warner Bros. Records 5816);
– The Bobbies “(She) Put Me Down 1 / (She) Put Me Down 2” (Sonny 45-1001);
– The Monacles “I Can’t Win / Heartaches For Me” (Variety Productions VP-301);
– The Coastliners “She’s My Girl / I’ll Be Gone” (Back Beat 566);
– The Aggregation “You Lied To Me / Candlestickstomp” (Dynamic Sound DY-105);
– The Lincolns “Pop Kat / We Got Some” (Dot Records 45-16958);
– The Ferraris “Can’t Explain / I’m Not Talkin” (Welhaven Records 1001);
– The Five Flys “Livin’ For Love / Dance Her By Me” (Samron Records S-104);
– Murphy and The Mob “Because You Love Me / Born Loser” (Talisman Records 1823);
– The Chosen Lot “If You Want To / Time Was” (Sidra Records Inc. S-9004);
– The Wee Four “Weird / Give Me A Try” (Nu-Sound, Ltd. 6111);
– The Other Side “Walking Down The Road / Streetcar” (Brent 7061);
– Castaways Five “It’s Over, It’s Over / Revenge” (Raol R-001, R-002);
– The Kynds “So If Someone Sends You Flowers, Babe / Find Me Gone” (Mo-Foag 101, 102);
– The Staffs “Another Love / I Just Can’t Go To Sleep” (Pa-Go-Go 45-118).
(… to be continued…)
Gian Marchisio

Forse da sempre, fin da quell’ormai lontano 1984 in cui si raggrupparono a compagnia, i Marcido (breviter per Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa) hanno pensato ad una messa in scena da Dostoevskij e adesso che l’autore/regista del gruppo, Marco Isidori, anzi l’Isidori, è stato “acchiappato” dal grande russo, adesso eccole lì, sul palcoscenico del Gobetti, repliche sino a domenica, per la stagione dello Stabile torinese, le “Memorie del sottosuolo”, datate 1864, lo sguardo rivolto totalmente alla prima parte, al lungo monologo del protagonista. Un alternarsi di esaltazione e di disperazione, le confessioni e le parole da sempre taciute, un urlo contro quel positivismo che costruiva sentieri ottimistici e ingannatori, incapace di giungere alla sempre sperata società del benessere, la consapevolezza di una sofferenza che l’uomo va ricercando, di un bel carico di autoumiliazione e di autodistruzione, l’afflizione di una incalzante accidia che lo rende ben lontano da quegli uomini d’azione che sono pronti a prefissarsi e a raggiungere certe precise mete. Un Uomo che si rispecchia in quanto di negativo c’è in lui ma che anche si definisce “evoluto”, un uomo che soffre della propria irrazionalità ma che sembra reclamarla, nella negazione di ogni certezza, semplificata dal prodotto 2 x 2 = 4 contrapposto nel 2 x 2 = 5 e dettato dall’imposizione della volontà individuale. Di fronte all’impianto negativo dell’Uomo, l’Isidori riconosce a “Dosto” – ormai c’è dimestichezza tra i due! – “un merito speciale”: “gli riuscì di calibrare il suo occhio d’artista in modo da penetrare al micron la misura dell’angoscia che ci spacca il petto allorquando comprendiamo che il punto della nostra posizione nel pelago esistenziale ci viene fornito soltanto, unicamente, diabolicamente, dal “male” che siamo in grado di portare in dote ai nostri simili”.