ilTorinese

Torino, 120 assunzioni di Poste Italiane

In provincia di Torino, Poste Italiane  da inizio anno ha effettuato 120 assunzioni che si sommano ai 188 inserimenti del 2020.

Di queste, 52 risorse state selezionate dal mercato e andranno a rafforzare l’organico degli Uffici Postali della provincia di Torino, tra operatori di sportello e specialisti consulenti finanziari, mentre altri 68 sono state inserite nella filiera logistico postale, avendo già lavorato in passato con Poste Italiane come portalettere o addetti allo smistamento con uno o più contratti a tempo determinato e per una durata complessiva di almeno 9 mesi.

Tra le nuove risorse assunte da Poste Italiane in provincia di Torino uno  di loro è Domenico Gallo, attualmente in servizio presso il Centro di Distribuzione di Corso Tazzoli.

“ Ho trentacinque anni e finalmente posso fare dei progetti per il futuro” ci dice Domenico “ arrivo da esperienze da autotrasportatore, idraulico e imbianchino ma quando finalmente è arrivata questa occasione non ci potevo credere.”

E poi continua a raccontare “Ho sempre lavorato con contratti a tempo determinato, ma ora finalmente posso fare progetti e alla mattina mi sveglio felice”

Il piano di stabilizzazioni delle risorse destinatarie di precedenti contratti a tempo determinato con Poste Italiane segue gli accordi sindacali del 13 giugno 2018, dell’8 marzo e del 18 luglio 2019 nonché le successive intese in materia e, in particolare, quella del 22 dicembre 2020 che ha previsto 250 stabilizzazioni totali distribuite in 44 province in tutta Italia. Tali stabilizzazioni, infatti, si aggiungono alle 144 stabilizzazioni già effettuate lo scorso anno in provincia di Torino.

Le politiche attive concordate con le Organizzazioni Sindacali contribuiscono a realizzare in modo efficace le strategie delineate nel piano industriale “2024 Sustain & Innovate”, in particolare per quanto riguarda la nuova organizzazione del recapito, con l’obiettivo di trasformazione da operatore incentrato sulla corrispondenza tradizionale a primario player del crescente mercato dei pacchi e leader nel segmento B2C.

Avetta (Pd): “Osservatorio Torino-Ceres, potenziare il servizio extraurbano.”

«Nei mesi scorsi avevamo richiamato l’attenzione della Regione Piemonte sui disagi e disservizi che colpiscono gli utenti della linea SFMA Torino-Ceres, in particolare i pendolari che da Caselle o Borgaro cercano di raggiungere il centro di Torino, sollecitando l’introduzione di correttivi per migliorare la situazione da qui all’inizio 2023, quando finalmente saranno completati i lavori per il passante ferroviario ed entrerà in funzione il collegamento tra le valli di Lanzo con il centro cittadino. Invece, tutti i problemi paiono essere irrisolti, a Borgaro il servizio navetta è spesso in ritardo o sovraffollato, con i pendolari costretti a “lottare” per accaparrarsi un posto su bus già pieni, con il rischio di non riuscire a salire e rimanere a piedi. Scene che si ripresentano identiche ogni singolo giorno, ormai da troppi mesi, come puntualmente segnalato dall’Osservatorio Torino-Ceres. Per questo ho presentato un’Interrogazione, perché gli abitanti di quei territori non possono soffrire un altro anno e mezzo in queste condizioni, e i viaggi per studio o lavoro non possono trasformarsi in un’odissea quotidiana»: lo afferma il consigliere regionale Alberto AVETTA. «La linea SFMA Torino-Ceres e la Strada provinciale 1 sono le sole grandi infrastrutture di collegamento tra le Valli di Lanzo e Torino. I disagi e i disservizi che continuano a verificarsi sono inaccettabili, una ripetuta mancanza di rispetto verso chi vive nelle vallate piemontesi. Chiederemo alla Regione Piemonte di ascoltare le richieste dei pendolari, potenziando urgentemente il servizio extraurbano, eventualmente inserendo più corse da e per Cirié per sgravare la tratta Caselle-Torino a favore dei cittadini di Caselle e Borgaro. Miglioramenti strutturali del trasporto pubblico locale sono l’unico modo per evitare il riprego da parte dei cittadini sul mezzo privato».

 

Per sempre giovani

IL PENSIERO DI VIRGINIA

 

Il ritratto di Dorian Grey è un romanzo del 1890 scritto da Oscar Wilde dove il personaggio Dorian Grey, temendo la vecchiaia, vende la sua anima al diavolo pur di rimanere giovane per l’eternità.

La ricerca dell’eterna giovinezza, nella storia, ha coinvolto più mondi: da quello scientifico, al religioso, passando per quello spirituale fino a quello alchemico olistico.
In questa epoca, in cui la bellezza è il nostro lasciapassare sociale, ecco che si affaccia qualcosa di ancora più importante che è la ricerca della giovinezza.
La Medicina Rigenerativa è definita per antonomasia quella branca della medicina che parla di processi di rigenerazione delle cellule, dei tessuti e degli organi.
La Medicina Estetica in questi ultimi anni di ricerca della Medicina Rigenerativa, si è trasformata ed evoluta in Medicina Rigeneratia Estetica.

Il loro patto di alleanza è finalizzato a contrastare l’invecchiamento naturale ed irreversibile della pelle e dei volumi del viso e del corpo, e per mantenere un aspetto giovane nel tempo.

La Medicina Rigenerativa Estetica punta alla riparazione dei tessuti danneggiati o semplicemente invecchiati attraverso l’utilizzo di cellule staminali o meglio attraverso la rigenerazione delle cellule indifferenziate ricavate dal proprio sangue o dai tessuti del paziente (autologhe).

Partendo da questo punto, ci è sembrato importante rivolgerci al Dott. Massimiliano Giuliano, specialista in Medicina Estetica e Rigenerativa, con studi a Torino e Milano, e oggi punto di riferimento nell’uso di interventi di LipoStrutturazione con tessuto autologo.

Dott. Giuliano, la nostra prima domanda: per chiedere quali sono gli aspetti su cui si basa la Medicina Estetica Rigenerativa?

“Innanzitutto la Medicina Rigenerativa si avvale di prodotti naturali,cioè componenti del corpo della paziente, per ripristinare l’armonia del volto.
Invece di utilizzare filler o prodotti di sintesi riassorbibili, noi utilizziamo un mix di cellule staminali, fattori di crescita piastrinici del paziente e tessuto adiposo autologo.

Mi può riassumere le tecniche su cui si appoggia il concetto di Medicina Rigenerativa?

”Le procedure oggi più efficaci sono: in primis il PRP (Plasma Ricco di Piastrine) che è una procedura non invasiva che sfrutta la potenza di guarigione delle piastrine e del fattore di crescita del sangue; deve essere eseguita però da medici altamente specializzati e autorizzati perché sia efficace.
Abbiamo poi il PRCGF (Concentrated Growth Factors), che è un’evoluzione più concentrata del PRP, che stimola i processi riparativi delle lesioni cutanee.
Infine abbiamo gli interventi di LipoStrutturazione che si basano sul prelievo di una quantità ben definita di adipe (grasso) e il reinserimento in una differente area del corpo, che necessita di essere volumizzata (gluteo, seno, viso).
Con due effetti quindi: sia di stimolazione rigenerativa che di aumento del volume”

 

Per chi è indicato il Lipofilling?

“E’ adatto per aumenti di volumi moderati, non si può essere troppo magre perché serve una certa quantità di grasso localizzata da utilizzare, e, nonostante che queste tecniche di allestimento degli innesti siano raffinate ed evolute molto, si deve ricordare che una parte verrà naturalmente riassorbita dall’organismo, e quindi occorrerà attendere un mese prima di avere il risultato stabile a lungo termine.”

Come lavora la Medicina Estetica Rigenerativa?

“Per ringiovanire un volto – ci dice il Dott. Massimiliano Giuliano – non basta solo lavorare sui volumi, ma anche sulla rigenerazione dei tessuti in profondità, migliorando così il tono, la compattezza e l’idratazione della pelle, cioè generare una nuova vascolarizzazione.”

La sua metodica di LipoStrutturazione -Dott. Giuliano- mi sembra sia particolare, quasi alchemica.

“Beh, certamente perché, insieme al tessuto adiposo, che sto usando per ripristinare i volumi, vengono infiltrati derivati piastrinici, cioè molecole dei fattori di crescita contenute nelle piastrine, e soprattutto le famose cellule stromali da cui deriva il processo di autorinnovamento del tessuto.
Le cellule contenute nel grasso attivate esponenzialmente dai fattori piastrinici PRP e dalle cellule stromali, hanno come riflesso la stimolazione della vascolarizzazione e il richiamo di acqua per garantire la giusta idratazione. Talvolta intervengono in questo processo anche l’inserimento di particolari acidi ialuronici, cioè prodotti di sintesi che finalizzano maggiormente l’obiettivo da raggiungere.”

Come si preleva il grasso e in quali zone del corpo?

“In genere il prelievo viene effettuato sui fianchi, l’interno ginocchio o sull’addome. La quantità di grasso prelevata è minima 20 cc, non è invasivo e si sente solo nei giorni successivi un po’ di indolenzimento che sparisce in cinque/sei giorni.
Il grasso prelevato viene trattato meccanicamente secondo una specifica tecnica che ne preserva l’attecchimento e successivamente reintrodotto nelle aree da trattare come il viso, i solchi naso genieni e il rimodellamento dell’arco mandibolare, gli esiti cicatriziali da acne e per il corpo soprattutto i glutei.
L’intervento dura in media trenta minuti; la paziente non ha un post operatorio, può riprendere le sue attività sociali e nell’arco di un mese il risultato si stabilizza in quanto a volume, e dura circa 2-4 anni.
A tutta questa ricerca dell’antinvecchiamento tramite la rigenerazione in ogni caso la paziente dovrà associare un buon stile di vita, un controllo delle esposizioni solari ed un’ assunzione regolare di antiossidanti e nutrienti protettivi antinvecchiamento.”

Scrivetemi a tuchiediloame@gmail.com o contattaci in redazione al numero 348 544 0956 e saremo felici di aprire un contatto diretto o una chat fra me e voi.!!

Virginia Sanchesi

Prova ondulatoria, intervengono i consiglieri comunali

L’intervento del ministro sulla ‘prova ondulatoria’ dello strumento di ordine pubblico impiegato nelle recenti manifestazioni: considerazioni in merito

 

Le dichiarazioni e l’intervento alla Camera dei Deputati del ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese relative alle manifestazioni che si sono svolte nei giorni scorsi e, in particolare, sulla ‘prova ondulatoria’ del mezzo adibito ad ordine pubblico durante la manifestazione non sono passate inosservate. Alcuni consiglieri comunali della Città Metropolitana di Torino, della Provincia di Alessandria e della Città Metropolitana di Roma, hanno espresso in un comunicato la loro preoccupazione ‘sull’adeguatezza del ruolo del ministro stesso, e ritenendo inaccettabili le dichiarazioni che sono state rilasciate in un’aula istituzionale. Di qui l’augurio che si proceda con una mozione di sfiducia ‘quale chiaro segnale politico nel rispetto degli italiani tutti’.

Il documento è sottoscritto da Luigi Furgiuele (consigliere comunale a Chieri), Daniele Cebrelli (Tortona), Marcello Protto (Roure), Anna Maria Bergo (Cassano Spinola), Marco Piccotti (Morsasco), Alesandria Triglia (Roiate – Città Metropolitana di Roma), Daniele Carbone (Morsasco), Gilda Lombardi (Roiate – Città Metropolitana di Roma), Antonio Borrini (Settimo Torinese).

“Biodiversità, Piemonte indietro tutta!”

Perche’ smembrare il  settore  Biodiversità e aree naturali regionale?
Per gestire al meglio la biodiversità regionale  ci vuole una visione d’insieme

 

Insistenti voci danno per scontato lo smembramento del Settore biodiversità e aree naturali regionale a favore di chissà quale beneficio. Dal sito istituzionale dell’ente si legge Da quarant’anni la Regione Piemonte è impegnata nella conservazione della biodiversità attraverso l’istituzione delle aree protette, e noi condividiamo pienamente la necessità di un unico riferimento regionale per avere indirizzi e verifiche per l’importante obiettivo del miglioramento e la salvaguardia della biodiversità.

La Strategia dell’UE sulla biodiversità ha l’obiettivo di garantire, entro il 2050, che tutti gli ecosistemi del territorio siano ripristinati, resilienti e adeguatamente protetti. Lo strumento è la costituzione di una rete naturalistica transeuropea effettivamente coerente, entro il 2030. Impossibile sarà fronteggiare i cambiamenti climatici senza affrontare la perdita di biodiversità, e viceversa. La tutela della biodiversità e degli ecosistemi piemontesi ed il relativo contributo alla mitigazione e all’adattamento ai cambiamenti climatici dipendono fortemente dalle azioni assunte dall’amministrazione, oggi e nel futuro prossimo.

Anche il Piano nazionale per la transizione ecologica mette in primo piano l’esigenza di  salvaguardare la biodiversità e i servizi ecosistemici attraverso adeguate politiche di conservazione; lo smembramento del settore regionale biodiversità e aree naturali andrebbe invece in direzione diametralmente opposta.

È bene ricordare come il Piemonte sia un hotspot di biodiversità: è la prima regione per diversità biologica a livello italiano. Purtroppo, il cambiamento climatico in Piemonte mostra oggi trend decisamente più marcati rispetto alla media globale, in particolare alle alte quote.

La Regione Piemonte ha sempre rappresentato un modello di corretta e sistematica gestione del sistema delle aree protette e della biodiversità; è stata la prima regione italiana a varare, nel 1975, la legge-quadro sui parchi e tra le prime ad individuare e classificare, nel 1995, i siti della Rete Natura 2000.

La Legge Regionale 19/2009 stabilisce che La Regione riconosce l’importanza dell’ambiente naturale in quanto valore universale attuale e per le generazioni future e definisce …le modalità per la conservazione della biodiversità e per la gestione e per la promozione dei territori facenti parte della rete ecologica regionale. Sempre dal sito della Regione Piemonte si legge che La biodiversità …è un elemento fondamentale per la salute del pianeta ed è frutto di una lenta evoluzione che ha permesso alla vita di adattarsi alle più diverse condizioni ambientali. La Regione Piemonte riconosce, promuove e tutela la biodiversità quale valore universale utile per il presente e per le future generazioni.

Crediamo sia necessaria un’attenta riflessione in merito alle ipotizzate variazioni nell’organizzazione del Settore che garantisce alla Regione Piemonte di perseguire gli obiettivi imposti dall’UE e dal Ministero della Transizione Ecologica, a seguito della estrema criticità della situazione ambientale attuale. Fondamentale risulta infatti un’organizzazione centrale che consenta ai diversi Enti di gestione delle aree protette e dei Siti Natura 2000 di lavorare in modo coordinato ed efficace nella loro tutela, sfruttando al meglio  le opportunità economiche offerte per le comunità locali dai diversi strumenti di finanziamento europei.

Per questo abbiamo chiesto alla politica regionale un confronto sul tema che riteniamo essere di estrema attualità e importanza.

Le Associazioni firmatarie:

Club Alpino Italiano, commissione TAM LPV – Maria Grazia Gavazza

Italia Nostra Piemonte  – Adriana Elena My

Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta  Aps – Giorgio Prino

Lipu ODV – Riccardo Ferrari

Mountain Wilderness – Luigi Cucut

Pro Natura Piemonte –  Mario Cavargna

WWF Oasi Aree protette piemontesi OdV – Valentina Marangoni

Covid, il bollettino di lunedì 25 ottobre

COVID PIEMONTE: IL BOLLETTINO DELLE ORE 16,30

LA SITUAZIONE DEI CONTAGI

Oggi l’Unità di Crisi della Regione Piemonte ha comunicato 105nuovi casi di persone risultate positive al Covid-19 (di cui 57dopo test antigenico), pari allo 0,2% di45.783tamponi eseguiti, di cui42.331antigenici. Dei 105 nuovi casi, gli asintomatici sono67 (63,8%).

I casi sono così ripartiti: 64 screening, 36 contatti di caso, 5 con indagine in corso.

Il totale dei casi positivi diventa quindi 387.501,così suddivisi su base provinciale: 31.893 Alessandria, 18.529 Asti, 12.207 Biella, 55.832 Cuneo, 30.044 Novara, 206.394 Torino, 14.412 Vercelli, 13.775 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 1.598 residenti fuori regione ma in carico alle strutture sanitarie piemontesi. I restanti 2.817 sono in fase di elaborazione e attribuzione territoriale.

I ricoverati in terapia intensiva sono 20 (invariati rispetto a ieririspetto aieri).

I ricoverati non in terapia intensiva sono 186(+1rispetto a ieri).

Le persone in isolamento domiciliare sono 3.558

I tamponi diagnostici finora processati sono 8.029.019(+45.783rispetto a ieri), di cui 2.338.711risultati negativi.

I DECESSI DIVENTANO 11.805

Un decesso decesso di persona positiva al test del Covid-19, 0 di oggi, è statocomunicato dall’Unità di Crisi della Regione Piemonte (si ricorda che il dato di aggiornamento cumulativo comunicato giornalmente comprende anche decessi avvenuti nei giorni precedenti e solo successivamente accertati come decessi Covid).

Il totale rimane diventa 11.805deceduti risultati positivi al virus, così suddivisi per provincia:1.581 Alessandria, 722Asti, 436 Biella, 1.467 Cuneo, 950 Novara,5.639 Torino, 533 Vercelli, 376 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 101 residenti fuori regione ma deceduti in Piemonte.

371.932GUARITI

I pazienti guariti diventano complessivamente 371.932(+118rispetto a ieri), così suddivisi su base provinciale: 29.995 Alessandria, 17.641 Asti, 11.708 Biella, 53.780 Cuneo, 28.953 Novara, 198.738 Torino, 13.742 Vercelli, 13.328 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 1.506 extraregione e 2.541 in fase di definizione.

“Un Po da Pulire” a Chivasso. Raccolti 500kg di rifiuti

McDonald’s ha partecipato con il progetto “Le giornate insieme a te per l’ambiente”

 

Un’iniziativa di McDonald’s, in collaborazione con Fise Assoambiente ed Utilitalia, che ha l’obiettivo di riqualificare parchi, strade, spiagge e piazze in 100 comuni italiani, contrastando gli effetti dell’abbandono dei rifiuti

 50 volontari e 500 kg di rifiuti raccolti: questi i numeri dell’iniziativa di McDonald’s “Le giornate insieme a te per l’ambiente” che si è svolta a Chivasso. Una giornata dedicata alla lotta contro gli effetti del littering, ossia dell’abbandono dei rifiuti, che ha interessato le aree lungo il fiume.

I dipendenti McDonald’s, insieme alle loro famiglie e i cittadini, hanno dedicato il loro tempo per riqualificare le aree cittadine, grazie alla collaborazione con il Comune di Chivasso, delle Aree Protette del Po Piemontese e di alcune associazioni locali tra cui Alpini Chivasso, Leo Club, Lions Duomo, Lions Host, Rotary, Rotaract, Legambiente Settimo (gruppo Chivasso), Vespa lub Chivasso.

Quella di Chivasso è una delle 100 tappe nazionali coinvolte nel progetto, per il quale i ristoranti McDonald’s si fanno promotori del coinvolgimento di associazioni e cittadini, unendo le forze per un unico obiettivo: contribuire alla pulizia di parchi, strade, spiagge e piazze, a seconda delle esigenze specifiche di ogni Comune.

 “Le giornate insieme a te per l’ambiente” si inseriscono in un percorso virtuoso verso la transizione ecologica che McDonald’s ha intrapreso ormai da diversi anni a partire dai suoi ristoranti in termini di Packaging e Waste & Recycling. Ne sono un esempio l’eliminazione della plastica monouso in favore di materiali più sostenibili, l’installazione di contenitori per la raccolta differenziata nelle sale e nei dehors, la collaborazione con Comieco per lo sviluppo di un nuovo sistema per garantire la riciclabilità del packaging in carta e la campagna di sensibilizzazione sulle corrette modalità di raccolta dei rifiuti rivolta ai consumatori nei ristoranti.

Inoltre, attraverso questa iniziativa, McDonald’s rinnova la propria vicinanza ai territori in cui opera con i suoi oltre 610 ristoranti e l’impegno dei 140 licenziatari, imprenditori fortemente radicati nelle comunità locali.

Sequestrati a Torino dalla Polizia 7 kg di droga

Le due operazioni sono avvenute a 24 ore di distanza

Due arresti e 7 kg di marijuana e hashish sequestrati: questo il bilancio dell’attività di indagine condotta dai poliziotti di Torino nella giornata di mercoledì e giovedì scorsi.

Lo scorso mercoledì sera gli investigatori del Commissariato Madonna di Campagna, da alcuni giorni alla ricerca di un soggetto maghrebino solito aggirarsi nella zona del Parco Dora, verso cui si nutriva il sospetto effettuasse consegne di sostanza stupefacente a bordo di un’auto, o di uno scooter, hanno notato uno motoveicolo del tutto corrispondente a quello segnalato all’interno di un condominio di via Val della Torre. Dagli accertamenti svolti, sono risaliti alla residenza di  un cittadino marocchino di 25 anni, il quale veniva perquisito lo scorso mercoledì pomeriggio mentre saliva a bordo della sua auto parcheggiata in un supermercato. All’interno dell’auto, gli agenti hanno rinvenuto 30 panetti di hashish, riportanti il marchio “papel”, per un peso complessivo di oltre 3 kg, e un panetto di circa 100 grammi di hashish avvolto in una pellicola trasparente, contrassegnato dalla scritta “Gold”. Nella successiva perquisizione domiciliare, cui assisteva anche la moglie dell’arrestato, i poliziotti rinvenivano e sequestravano anche la somma di  12000 €, poggiati all’interno di un sacchetto posizionato, in modo anomalo, sopra al cassonetto della spazzatura condominiale, in un maldestro tentativo di occultamento. Il giovane, già arrestato tre volte nell’ultimo quinquennio per reati inerenti agli stupefacenti, è tornato in carcere.

Meno di 24 ore dopo, i poliziotti appartenenti alla sezione Pegaso (motociclisti) dell’Ufficio Prevenzione Generale, sulle orme di un giovane di cui conoscevano solo il nome di battesimo,  possibile rifornitore all’ingrosso di quantitativi rilevanti di stupefacente a “fidati” clienti, hanno scovato il  ventisettenne all’interno di un appartamento di via Lessona, ove peraltro non risultava residente. Il giovane infatti aveva posto in essere tutta una  serie di cautele affinchè non si arrivasse a lui. Fra queste, i clienti potevano contattarlo esclusivamente usando applicazioni di messaggistica istantanea, tramite le quali prendere  appuntamento; lo stupefacente veniva consegnato sempre nella stessa modalità, presso il suo domicilio. Individuato l’appartamento utilizzato come deposito dello stupefacente, gli operatori si sono presentati ala sua porta lo scorso giovedì sera. Il giovane, intuito di essere stato rintracciato, ha tentato di gettare dal balcone parte dello stupefacente, che è stato prontamente recuperato dai poliziotti. Rinvenuti e sequestrati complessivi 3,8 kg di cannabinoidi (2.6 kg di marijuana racchiusa in buste di cellophane e 1,20 kg di hashish suddiviso in 8 panetti e 43 ovuli), diversi bilancini e bilance, materiale utile al confezionamento delle dosi, circa 600 € in contatti. I telefoni cellulari che il giovane utilizzava per gestire il traffico sono stati rinvenuti nascosti in balcone, sopra il pergolato; uno veniva usato in modalità hotspot e l’altro senza sim, connesso col wi- fi, così da evitare le intercettazioni. Anche il ventisettenne è stato arrestato per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente.

Il centro e il populismo: non c’è alleanza possibile

In Italia conta, da quasi sempre, un principio abbastanza consolidato. Ovvero, “si vince al centro”.

O, meglio ancora, “si governa dal centro”. Due modi di pensare che fanno del fantomatico “centro” sempre un elemento di equilibrio, di buon senso e di buon governo. Certo, il tutto è anche e soprattutto il frutto della lunga stagione democristiana e delle politiche che hanno caratterizzato quella fase storica, ma anche nella cosiddetta seconda repubblica con la disputa e il confronto tra le coalizioni di Prodi e di Berlusconi si è ruotato attorno alla capacità di declinare “politiche di centro” nella concreta azione di governo.
Una lunga stagione che si è bruscamente interrotta con l’irruzione del populismo di marca grillina e con tutta la deriva antidemocratica, populista, qualunquista, giustizialista, manettara e anti politica che si è trascinata dietro. Una stagione che ha contaminato la stessa Lega a trazione salviniana e che ha contribuito a ridurre la capacità di governo e, soprattutto, che ha allontanato sempre di più i cittadini dalla politica e dalle istituzioni. Non a caso, sono bastati alcuni anni di governo di queste forze – in particolare del populismo grillino – per arrivare ad una semplice e persin banale conclusione. Ovvero, se si vuole ritornare alla politica, al buon governo, alla qualità della classe dirigente e ad una stagione di progettualità politica, di rilancio concreto e riformista del nostro paese e soprattutto di difesa della qualità della democrazia, è indispensabile abbandonare definitivamente il populismo in tutte le sue versioni. I danni provocati da questa sub cultura e da questa deriva qualunquista e antidemocratica sono sotto gli occhi tutti. E i recenti risultati delle elezioni amministrative lo hanno persin platealmente confermato.
Ma, per poter ritornare ad una stagione di normalità democratica e di “politica dei partiti”, non basta abbandonare nominalmente il populismo per come si manifesta in tutte le sue versioni. Quello che conta è di impedire che ci siano alleanze politiche e di governo con queste forze. Perchè se ci si allea con forze di chiara impronta populista e anti politica diventa estremamente difficile poi declinare una cultura di governo che rifugga concretamente da quelle tentazioni. Certo, noi siamo ormai abituati ad assistere alle torsioni trasformistiche ed opportunistiche in campo politico e parlamentare. L’esempio concreto viene proprio dal partito di Grillo e di Conte che misteriosamente e collettivamente ha rinnegato, nello spazio di un mattino, tutto ciò che ha predicato, teorizzato e urlato nelle piazze per oltre 15 anni. Si tratta di una conversione, appunto, collettiva, improvvisa e alquanto misteriosa. Sino a quanto dura? Credo sia impossibile saperlo perchè quando il profilo e l’identità di un partito è ben definito, e quando lo si rinnega così radicalmente, delle due l’una: o si ripropone in tutta la sua integrità appena è possibile oppure si abdica definitivamente ma si corre il rischio che quel partito tramonti elettoralmente del tutto. Ecco perchè l’equivoco di una alleanza strategica, organica e politica con un partito populista indebolisce inesorabilmente una coalizione che ambisce a declinare una politica di governo riformista e autenticamente democratica.
Ed è proprio all’interno di un contesto del genere che un progetto politico di centro – ormai fortemente gettonato anche e soprattutto dopo questa importante tornata amministrativa – quasi si impone. Ma, al di là di come concretamente si declinerà – sarà inesorabile una sorta di “federazione” tra i vari soggetti in campo – è indubbio che difficilmente potrà convivere con forze dichiaratamente ed esplicitamente populiste, qualunquiste e anti politiche che negherebbero alla radice qualsiasi possibilità di poter praticare una reale e credibile “politica di centro”.
Anche su questo versante, dunque, si giocherà una sfida politica non indifferente ai fini della definizione dei prossimi equilibri politici e in vista delle elezioni politiche del 2023. Fuorchè, come dicevamo all’inizio, vinca nuovamente il trasformismo politico e parlamentare. Ma sarebbe una sconfitta sonora della qualità della nostra democrazia e della stessa credibilità delle nostre istituzioni democratiche.

Giorgio Merlo

Mariotto Segni e la “fake news” del colpo di Stato

Sabato 24 ottobre i riflettori di Rai Storia, il bel canale tematico della televisione di Stato, dedicato all’approfondimento della storia, ha mandato in onda, alle ore 8.50 ed alle 20.20 una intervista di Mariotto Segni, incentrata sul libro da lui scritto ‘Il colpo di Stato del ‘64’.

A Giovanni Paolo Fontana, nell’ambito della trasmissione ‘Scritto, letto, detto’, l’onorevole Segni ha ribadito la tesi che ha illustrato nel testo, ovvero che il cosiddetto ‘Colpo di Stato’ su una gigantesca fake news (oggi verrebbe chiamata in questo modo) e che fu l’inizio di una campagna mistificatoria che ha colpito la Repubblica. Riproponiamo, di seguito l’intervista che Il Torinese.it aveva realizzato a maggio di quest’anno con l’autore, ricca di spunti interessanti che offrono una diversa chiave di lettura della storia recente.

 

Il “Piano Solo’, del quale le generazioni più giovani hanno quasi perso memoria, negli anni Sessanta fu un argomento di grande e delicata attualità. Si trattava di un piano di emergenza speciale a tutela dell’ordine pubblico, fatto predisporre nel 1964 da Giovanni de Lorenzo, durante il suo incarico di comandante generale dell’Arma dei Carabinieri. Nel 1967 L’Espresso uscì con un titolo ad effetto 1964 Segni e de Lorenzo tentarono il colpo di stato’. I giornalisti Lino Jannuzzi ed Eugenio Scalfari sostennero che Antonio Segni, all’epoca dei fatti presidente della Repubblica e de Lorenzo fecero pressione sul Partito Socialista che rinunciò alle riforme ed accettò di formare un secondo governo Moro perché preoccupato dall’attuazione di tale piano.  Poche settimane fa si è tornato a parlare nuovamente di quanto accadde 57 anni fa con un libro di Mariotto Segni, edito per i tipi della Rubbettino, che legge quanto accadde allora da tutt’altra angolazione ed il titolo è eloquente: “Il colpo di stato del 1964 – La madre di tutte le fake news”. L’autore è figlio di Antonio Segni, parlamentare nella Democrazia Cristiana, poi fondatore del Patto Segni dopo un breve transito in Alleanza Democratica, e propugnatore di diverse battaglie referendarie, tra cui quella che portò all’abolizione della preferenza multipla. Dal 2004 non ha più incarichi parlamentari (l’ultimo è stato a Strasburgo) e l’ultima campagna referendaria con Parisi e Di Pietro fu quella stoppata dalla Corte Costituzionale. E’ stato anche docente della cattedra di diritto civile all’Università di Sassari. Nel libro, che è molto documentato e si legge agevolmente, sottolinea che lo scoop dell’Espresso, che diede il via ad una vera e propria campagna di stampa che dipinse la Democrazia Cristiana come un partito golpista, fu in realtà una gigantesca fake news, la prima della storia repubblicana e forse la più imponente. Abbiamo chiesto a Mariotto Segni quale sia stata la genesi del libro e le motivazioni che l’hanno spinto a scriverlo a distanza di tanti anni

“Questo libro è nato in modo singolare e mi si potrebbe chiedere perché non l’ho scritto prima. Tre anni fa, nel 2018, ricorrevano i 40 anni del sequestro e dell’uccisione di Aldo Moro. Nel rileggere i giornali che ripercorrevano la sua vita e la sua vicenda mi capitò di leggere anche alcuni articoli che rievocavano in modo arbitrario le vicende del 1964. Ho effettuato una rilettura attenta degli stessi e mi sono accorto che la narrazione era rimasta sostanzialmente inalterata in 50 anni. Ho lavorato per quasi tre anni e avanzando nella ricerca del materiale mi sono reso conto che era stato raccontato un pezzo di storia italiana con una costruzione falsa. Come documenti mi sono basato sull’archivio Antonio Segni e, per una strana circostanza, a casa ho trovato una cassetta con molte lettere e documenti che poi ho richiamato nel libro e prodotto come allegati. Ma nel rileggere il tutto la scoperta più grande, più significativa e più singolare è stato il costatare come documenti conosciuti erano stati raccontati in modo diverso se non opposto.
All’epoca fece scalpore la proposta di Cesare Merzagora che si propose per guidare un governo di tecnici svincolato da partiti. Certo che i tempi sono davvero cambiati se pensiamo ai governi di Lamberto Dini, su incarico del presidente Scalfaro, o di Monti, nominato dal presidente Napolitano …..

“In realtà quella di Merzagora era una autocandidatura, in realtà è mia convinzione che mio padre non fosse d’accordo su un Governo Merzagora ma pensasse piuttosto ad un monocolore DC”.

Per l’ipotesi di colpo di stato che sarebbe maturato nel 1964 e che indica come una gigantesca fake news ante litteram quale sarebbe stata la ragione alla base ?

“Non saprei dirlo, credo che sia stato il desiderio di un grande scoop. Eugenio Scalfari su ciò ha costruito la sua carriera di giornalista. In ogni caso questo ha influenzato fortemente tutto il corso degli anni Sessanta. Da lì è iniziato il racconto della Democrazia Cristiana golpista. Il risultato di questa predicazione è stata una campagna che dipingeva l’Italia come ad un passo dal colpo di Stato e la Dc come partito pronto a fare il golpe pur di sbarrare la strada al Pci. La narrazione successiva ha poi rafforzato la tesi scalfariana che ha fatto partire tutto dal luglio 1964, con l’azione golpista nella quale sarebbero stati coinvolti il Presidente della Repubblica e l’Arma di Carabinieri.

Antonio Segni era contro il centrosinistra ?

Mio padre non aveva una preclusione politica di principio, riteneva che si dovesse fare più avanti nel tempo e che l’esperienza dei due anni del Governo Fanfani (che aveva l’appoggio esterno del Psi) costituisse un pericolo enorme per il Paese. E non dimentichiamo la preoccupazione angosciata di Guido Carli, l’allora Governatore della Banca d’Italia, cui si aggiungevano quelle della stampa e della Cee”.

Che rapporto ha sviluppato con Scalfari ?

Lui e Repubblica appoggiarono fortemente la prima parte della campagna referendaria, come Montanelli. Con Scalfari c’è stato un buon rapporto ma nella vicenda in questione le sue responsabilità sono evidenti. La campagna sul presunto golpe del 1964 ha fatto molto male all’Italia. Paolo Mieli negli anni Novanta, in polemica con Scalfari disse “Avete dato la spinta psicologica al terrorismo rosso, se dite ai giovani che c’è uno Stato violento si fornisce ai giovani il motivo per rispondere con la violenza”.

Che reazioni ha avuto l’uscita del libro ?

E’ da poche settimane in libreria. Ho sentito parecchi amici che mi hanno detto che riapre il discorso non solo sulla crisi del 1964, ma anche di ciò che è seguito. Mi auguro che sia l’inizio di una revisione storica, di un cammino più lungo”.

Il suo libro si chiude con una interessante appendice di documenti. E tutto o c’è ancora qualcosa da aggiungere ?

In questa pubblicazione ho utilizzato tutto quanto era possibile utilizzare. C’è un punto, però, che ancora non è accertabile ed è quello dell’ipotesi del coinvolgimento del Kgb in questa vicenda. Non è chiaro perché gran parte del materiale che proviene dall’archivio del Kgb e dal Cremlino è ancora ampiamente secretato in quanto è stato consegnato così dal Governo Inglese. Ho chiesto all’archivio storico del Senato ma il Governo italiano è tenuto a seguire le indicazioni di quello britannico”.

Qual è il suo ricordo di Antonio Segni ?

“Con un padre che per tutta la mia giovinezza è stato al centro politico italiano si può essere o contestatori o tifosi e io sono stato un suo tifoso. Era un uomo dal carattere difficile, certamente, ma di grande sentimento e di grande spessore.”

Massimo Iaretti