Personale della Polizia di Stato, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla locale Procura della Repubblica, ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un quarantanovenne italiano gravemente indiziato del sequestro di un ragazzo diciassettenne avvenuto lo scorso 9 marzo. Per questo episodio, a dicembre sono state eseguite 4 misure cautelari nei confronti di altre persone (tre delle quali destinatarie della custodia cautelare in carcere ed una del divieto di avvicinamento alla parte offesa con applicazione del “braccialetto elettronico”), tutte gravemente indiziate del reato di sequestro di persona aggravato. Una quinta persona si era resa irreperibile all’esecuzione della misura.
Come ricostruito da personale della Squadra Mobile durante l’attività investigativa, nel corso della serata di quel giorno, a seguito di una lite occorsa la notte precedente presso una discoteca torinese la vittima veniva invitata per un chiarimento da uno degli indagati, un diciottenne, il quale informava il padre che, nelle ore successive, a sua volta, contattava alcuni parenti e amici. All’incontro, il diciottenne insieme agli indagati e ad altri soggetti parzialmente travisati, organizzando una vera e propria “spedizione punitiva”, colpivano ripetutamente con calci e pugni il minore, facendolo salire con forza dentro il bagagliaio di un SUV. Il ragazzo veniva trattenuto rinchiuso nel baule della macchina per circa mezzora, per poi essere rilasciato in una strada del quartiere “Barriera di Milano”, con la minaccia che se avesse denunciato il fatto avrebbe subito delle ripercussioni. La parte lesa, a quel punto, richiedeva l’intervento delle FF.OO. e veniva trasportata presso un nosocomio cittadino per le cure del caso.
Per la ricerca della persona irreperibile partivano immediatamente serrate indagini della Squadra Mobile con appostamenti, servizi di osservazione, perquisizioni e accertamenti presso immobili e attività commerciali riconducibili allo stesso e a persone vicine. L’attività degli investigatori ha portato all’individuazione di un immobile nel quartiere Lucento dove l’uomo poteva nascondersi. I riscontri raccolti hanno dato esito positivo. Il quarantanovenne, infatti, è stato rintracciato in un alloggio usato come struttura ricettiva a breve termine, affittato da una terza persona poi denunciata in stato di libertà per favoreggiamento.


La villa dove Mussolini e la famiglia a partire dal 1932 passavano le vacanze marine rinascerà a nuova vita. Dopo varie vicende nel 1979 la giunta comunista di Riccione pensò bene di demolirla e di farne un parco, in vero stile sovietico, ma il progetto demolitorio non venne realizzato. Nel 1997 la villa venne acquistata dalla Cassa di Risparmio di Rimini. Il Comune con una delibera che suscitò aspre discussioni cambiò il nome originario di Villa Margherita in Villa Mussolini, trasformandola in sede di mostre e nel 2005 venne riaperta dopo i restauri. A margine dell’incontro torinese con Giordano Bruno Guerri è stato annunciato che il collezionista d’arte ed ex parlamentare Massimo Massano, editore tra il resto di “Torino cronaca“, intende realizzare una mostra permanente di opere d’arte nella villa di Riccione con particolare riferimento al Futurismo. Una buona notizia. Giovanni Agnelli volle a Venezia una grande mostra dedicata al Futurismo che consentì di superare il blocco renale critico nei confronti del movimento artistico e letterario più importante del ‘900 italiano. Massano da uomo di cultura aperto e ad sensibile intende fare qualcosa di molto importante che va ben oltre la tomba di Predappio anche perché il fascismo è stato anche cultura, come dimostrano Gentile, Bottai, Marinetti e tanti altri che poi diventarono antifascisti e comunisti dopo aver indossato la camicia nera ed aver vinto i Littoriali della cultura. Ricordiamo il primis il prof . Luigi Firpo che scrisse addirittura una poesia dedicata al duce e produsse articoli antisemiti. Poco a poco i tasselli storici si ricompongono e per merito di storici come de Felice e Guerri la verità rispunta a galla, consentendo ai giovani ciò che fu vietato alla nostra generazione a causa dei tanti Savonarola antifascisti che hanno impedito di studiare e anche solo di parlare.