“Maestà Lo Russo i sudditi torinesi stanno vivendo un periodo di crisi e i soldi scarseggiano. Se non hanno più soldi, che sia aumentato il biglietto dell’autobus e la sosta nei parcheggi”
Ieri era il feudatario, oggi è il sindaco a imporre le gabelle e a quel tempo non si sapeva se temere di più i ladri o lo Stato.
Ancora una volta la favoletta ambientalista va bene solo per i ricchi, tanto paga il solito Pantalone.
A Torino si aumenta il biglietto del TPL e il fatto più sconcertante è che il fatidico incremento di 30 centesimi, dovrebbe salvare il profondo rosso di GTT, quando sappiamo perfettamente che è solo una farsa e non basta a ripianare le perdite dell’azienda e non devono essere gli utenti a farsi carico del problema.
Un aumento a fronte di un servizio senza nessuna novità e miglioramento: tutto a favore dell’utilizzo dell’auto privata, la sostituzione di tram con autobus, l’assenza di corsie preferenziali protette, la soppressione di linee storiche e il taglio delle corse, scale mobili della metropolitana perennemente guaste.
Un servizio pubblico che ha come scelta residuale la mobilità urbana.
Ovviamente si aumenta, è la strada più semplice!
Mi chiedo, prima di tutto, come viene gestita GTT e quali misura adotta per aumentare l’efficienza e ridurre i costi, buone pratiche di qualunque azienda privata.
Un’azienda che non propone nessun servizio di mobilità alternativa sia di bici che di auto/moto in sharing, a tal proposito Torino ha pure perso ToBike, un segmento dove i privati chissà come mai guadagnano. Non ci sono progetti innovativi sulla mobilità e neppure in ambito marketing per attirare nuovi partner, per non parlare del grande potenziale del servizio turistico.
Una via che si potrebbe intraprendere per risanare in parte la voragine del debito, sarebbe quella di privatizzare in parte GTT, senza cedere il ramo parcheggi e pensare ad un’azienda misto pubblico privato
Troppo facile mettere le mani in tasca dei torinesi, sarebbe interessante farlo come ultima risorsa.
Vede caro Sindaco se nella classifica dei Primi cittadini ha perso ben 32 posizioni ed è sceso al 47° posto un motivo…forse ci sarà.
Si ricordi che ad ogni azione, corrisponde una reazione uguale e contraria!
PINO IANNO’
Torino Libero Pensiero

potevano aver contribuito (in parte, oltre all’indiscutibile educazione famigliare, alle amicizie e quant’altro) anche quelle giornate passate fra i banchi della “Levi” e le confidenze rubate agli intervalli e ogni qual volta avevi avuto modo di parlare con quel prof. già allora spelacchiato e con tanti altri suoi colleghi e tuoi docenti che in te e in molti tuoi compagni avevano creduto e puntato il tutto per tutto, giocando le carte più importanti, sfiancanti ma vincenti, del loro difficile mestiere. Domenico lo rividi in altre occasioni. Lui sempre impegnato nel suo lavoro di “scorta” – grisaglia classica come da copione, cravatta blu, occhiali scuri, auricolari d’ordinanza – io calato nei panni del giornalista ma per lui sempre e solo prof. Ho rivisto Dome, per l’ultima volta, nel marzo del 2014. Per caso. Ci incontrammo sulla Metro, nel tratto che da “Racconigi” (dove salivo solitamente) arriva a “Porta Nuova”. Un omone con il cuore da bambino. Una montagna di capelli ricci, neri con qualche grigia sfumatura. L’età ormai superava i primi anta. Sposato, padre tenerissimo. Ora – mi raccontò – mi occupo di sicurezza negli stadi. Il piglio sempre uguale. Il mestiere aveva semplicemente dato struttura a quell’incapacità innata di accettare soprusi e di mettersi sempre dalla parte dei più deboli e indifesi che era propria del Domenico, ragazzotto di belle speranze, alunno che ce ne fossero tanti e idolo incontrastato delle fanciulle di via delle Magnolie. A Vinzaglio ci salutammo. Vengo a salutarti in ufficio, prima che tu vada in pensione, mi urlò. Il tu si sostituisce spesso, e in modo spontaneo, al lei in quegli alunni che hai conosciuto adolescenti, condividendo con loro rapporti di sincera empatia, e che, a distanza di anni (se ancora sei “riconoscibile” e il tempo non ha infierito su di te in modo impietoso) rivedi uomini fatti. In pensione ci andai a fine marzo. Da lì a pochi giorni sarei diventato nonno della bimba più bella di questo mondo. Da allora, non l’ho più rivisto. Il suo bonario sorriso mi accompagnò lungo la scala mobile fino alla ripartenza del convoglio. Ma ne sono certo. Prima o poi, caro Dome, ci sarà ancora un “Racconigi – Vinzaglio” tutto per noi.