Fondazione Sviluppo e Crescita CRT, Upskill 4.0, UniCredit e ASCOM collaborano per riportare al centro i negozi di vicinato, rafforzandone il ruolo come luoghi di comunità e come leve per lo sviluppo urbano. All’evento “Torino, città di prossimità” sono state presentate nuove strategie per contrastare la desertificazione commerciale e rilanciare le attività di quartiere, con Upskill Piemonte come esempio concreto di innovazione applicata al commercio tradizionale. I dati mostrano una relazione diretta tra presenza di esercizi commerciali e qualità urbana: dove i negozi scompaiono diminuisce anche il valore immobiliare, e il 74% degli italiani percepisce questa perdita come un peggioramento della qualità della vita.
Torino, 26 novembre 2025 – Rendere i negozi luoghi di relazione, cultura e esperienza, integrare strumenti digitali mantenendo le identità storiche, favorire eventi, collaborazioni e scambi tra imprese, coinvolgere i giovani per portare competenze e visione nel commercio locale: queste sono alcune delle proposte emerse durante l’incontro, realizzato con la partecipazione di Fondazione Sviluppo e Crescita CRT, Upskill 4.0, UniCredit e ASCOM Confcommercio Torino e provincia. Presenti, tra gli altri, Maria Luisa Coppa, Paola Casagrande, Cristina Di Bari, Marco Borgione, Stefano Micelli e Stefano Daelli.
Secondo elaborazioni Confcommercio, tra il 2012 e il 2024 in Italia hanno chiuso 118.000 negozi al dettaglio, oltre un quinto del totale. A Torino la densità commerciale è passata da 12 esercizi ogni mille abitanti nel 2012 a 9,5 nel 2024, e senza interventi ad hoc potrebbe scendere a 7,6 nel 2035, con una perdita potenziale del 23% delle attività esistenti. La desertificazione commerciale incide anche sul mercato immobiliare: in quartieri privi di negozi il valore delle abitazioni cala del 16%, con un differenziale che può arrivare fino al 39% rispetto alle aree ricche di attività. L’impatto non è solo economico: il 57% della popolazione considera i negozi un presidio di sicurezza territoriale e il 64% li identifica come luoghi di socialità e sostegno comunitario.
In questo quadro si inserisce Upskill Piemonte, promosso da Fondazione Sviluppo e Crescita CRT con Upskill 4.0, UniCredit e Ascom Torino, un modello che riunisce imprese, studenti, banche, esperti e istituzioni per accompagnare le attività locali nei processi di innovazione. Cristina Di Bari sottolinea: «La passione è il motore dell’imprenditorialità, e il commercio è una forza trainante non solo per l’economia, ma anche per la coesione sociale… Perché dove si è accolti, nasce anche la voglia di tornare e di acquistare». Grazie al design thinking e al coinvolgimento di 60 studenti ITS Academy, sei imprese del Distretto Urbano del Commercio hanno sviluppato prototipi e strategie per rafforzare competitività, attrattività e presenza nel quartiere.
Maria Luisa Coppa commenta: «Questa iniziativa dimostra come sia possibile attivare soluzioni concrete e immediate per rilanciare il commercio di prossimità… La vera sfida ora è portare questo modello oltre Torino». Marco Borgione aggiunge: «Come UniCredit crediamo profondamente nello sviluppo del territorio legato al commercio di prossimità, e riteniamo che la leva più efficace siano i giovani… Questo dialogo intergenerazionale è, per noi, una prospettiva strategica su cui continuiamo a investire».
Sei imprese hanno trasformato esigenze reali in prototipi pronti per essere applicati: Latteria Bera sviluppa un e-commerce narrativo dedicato alla filiera casearia piemontese; Confetteria Stratta avvia un percorso di internazionalizzazione; Libreria Luxemburg lavora a una piattaforma digitale con meccanismi di reward per acquisti e attività culturali; Profumeria Cavour 11 DK punta su esperienze olfattive integrate con digitale e realtà aumentata; Gioielleria Palmerio sviluppa eventi e percorsi di co-design per ampliare i target; Trifule & Bulè realizza iniziative immersive per raccontare la filiera del tartufo e promuovere turismo gastronomico. I prototipi sono ora avviati verso la loro implementazione con il supporto della Fondazione Sviluppo e Crescita CRT, Ascom e degli studenti ITS.



La presentazione a Susa del libro sul giovane missino Ramelli massacrato di botte che gli hanno procurato la morte, ha suscitato polemiche aspre e presidi antifascisti che hanno portato la polizia a presidiare, a sua volta, la biblioteca di Susa. Forse è stato un misto di antifascismo e di No Tav a creare la miscela della intolleranza. Culicchia non è certo un autore con simpatie fasciste; ha scritto anche l’esaltazione del cugino brigatista rosso Walter Alasia pluriomicida. Adesso racconta la storia Ramelli vittima della furia degli anni di piombo e dell’odio politico, quando si riteneva che uccidere un fascista non fosse reato. Non so se Culicchia abbia saputo storicizzare quell’evento drammatico, ma non credo che il suo libro sia meramente apologetico. La mobilitazione a Susa appare del tutto immotivata. Forse Culicchia non doveva farsi presentare dall’assessore della destra radicale Marrone, ma scegliere uno storico o almeno un giornalista con cui interloquire. Che la presentazione si sia svolta perché la polizia lo ha consentito, è un fatto che induce alla tristezza perché il clima politico sta precipitando nell’estremismo illiberale che non ammette il pluralismo delle idee. In realtà la mancanza di pluralismo, specie su fatti legati al passato, fa pensare al fascismo, non all’antifascismo. La figura di Ramelli va rispettata da tutti perché è stato vittima della violenza. Chi la pensa in modo diverso, recupera visioni politiche nefaste che speravamo fossero solo il ricordo di un passato da guerra civile che faticosamente venne superato.







Rubrica settimanale a cura di Magda Jasmine Pettinà

