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Smaltiva i rifiuti della carrozzeria illegalmente e senza autorizzazione

in BREVI DI CRONACA

Un imprenditore di Druento, comune del Torinese, è stato denunciato nei giorni scorsi dalla Guardia di Finanza di Torino nel corso di un intervento effettuato in collaborazione con il personale della Polizia Municipale di Druento e dell’ARPA Piemonte

I Finanzieri della Compagnia di Susa, hanno appurato come l’imprenditore, nel corso del tempo, abbia “alimentato” una vera e propria discarica ambientale di rifiuti pericolosi e potenzialmente nocivi per la salute pubblica. Tutto il materiale, scarto della sua attività di carrozzeria, era, tra l’altro, stato ingegnosamente celato in un seminterrato per evitare lo smaltimento ed occultarlo in caso di controlli.

Sono inoltre state rinvenute, dopo un’attenta verifica, anche evidenti tracce di sversamento al suolo di olii minerali esausti, altamente inquinanti.

L’uomo, un trentanovenne del posto, è stato denunciato per gestione illecita di rifiuti speciali, gestione illecita delle acque di prima pioggia nonché per l’assenza di ogni sorta di autorizzazione in materia.

Nel corso dell’intervento, che ha coinvolto le aree esterne, interne ed il seminterrato dell’edificio, i Finanzieri hanno inoltre scoperto come l’imprenditore impiegasse 3 lavoratori “in nero”, esposti, in tal modo, ad elevati rischi in termini di sicurezza e di garanzie assistenziali.

Per questa circostanza, l’uomo rischia sanzioni per oltre 30.000 euro e la sospensione dell’attività economica.

L’attività svolta conferma l’impegno della Guardia di Finanza sia nel contrasto agli illeciti profitti sia per la tutela dell’ambiente

Patrizia Polliotto nella “governance” del Gruppo San Donato

in ECONOMIA E SOCIALE

Il noto avvocato torinese nominata Presidente dell’Istituto ‘Galeazzi’, primo ospedale ortopedico italiano.

 

Un nuovo incarico di primo piano, affidato alla competenza e all’esperienza dell’avvocato Patrizia Polliotto, che annovera in curriculum prestigiosi ruoli al vertice in primarie società pubbliche e private come ‘Juventus’, ‘Iren’, ‘Compagnia di San Paolo’, ‘Zucchi’, ‘Viasat’, ‘Finmeccanica’, ‘Engineering’e ‘NB Aurora’, oltre a presiedere dal 2010 il Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori.

Dal 24 giugno scorso, il noto e stimato legale torinese è stato nominato a Milano Presidente dell’Istituto Ortopedico ‘Galeazzi’, una delle eccellenze del ‘Gruppo San Donato’ di cui è stato nominato Presidente l’ex ministro Angelino Alfano.

Un fiore all’occhiello della sanità italiana, uno dei 3 IRCSS al primo posto per moltissimi tipi d’intervento, eccellenza nella chirurgia spinale, nella medicina rigenerativa che consente la riutilizzazione dei tessuti, unico in Italia a garantire l’intervento di protesi all’anca in 48 ore. Last but not least, come si suol dire, non ultimo per importanza, voglio infine ricordare altresì il cantiere del nuovo ‘Galeazzi’ che ho visitato nei giorni scorsi rimanendone entusiasta. Sarà il primo edificio a sorgere nell’area ‘Expo’, strategica sia per la Lombardia che per il Piemonte, speriamo sempre più collegate, grazie al treno a levitazione magnetica che in 10 minuti unirà Torino e Milano. Un’opera che sarà davvero una delle punte più avanzate non solo nell’ortopedia, ma anche in altre specialità mediche, sede universitaria e di ricerca di assoluto prestigio”.

Oggi, il ‘Gruppo San Donato’ è il primo player privato della sanità italiana. Fondato nel 1957, assiste annualmente oltre 4 milioni di pazienti dislocati in 19 ospedali, per un totale di circa 6mila posti letto disponibili e oltre 16 mila collaboratori.

L’avvocato Polliotto ricorda: “Tutto è nato grazie all’incontro con la famiglia Rotelli e il Dottor Ghribi per un progetto di sviluppo all’insegna di sinergia industriale e ricerca”.

Per poi concludere: “Così, dopo alcuni mesi di lavoro, eccomi qui, grata alle persone che mi hanno dato fiducia per l’opportunità, nonché fiera di far parte di questa affermata e prestigiosa realtà che in Italia fa la differenza nel settore d’appartenenza, anche per l’ampia presenza di quote rosa nel gruppo. Tra queste in primis la Dottoressa Gilda Gastaldi: oltre a essere la proprietaria ed una persona eccezionale, è Presidente della ‘GSD Foundation’. E con lei l’Ingegner Elena Bottinelli quale Amministratore Delegato del ‘Galeazzi’ da molti anni e del San Raffaele dal 2017, a dimostrazione delle concrete ed evidenti possibilità di crescere che le donne hanno nel gruppo”.

Riconoscimento economico alle professionalità della Città della Salute

in Cosa succede in città
E’  stato firmato un importante  accordo tra la Direzione della Città della Salute di Torino e le Organizzazioni Sindacali del Comparto
Esso mira, nell’ambito delle Linee guida del Contratto Collettivo Nazionale, a garantire una migliore valorizzazione delle diverse professionalità presenti in Azienda. Dopo dieci anni verrà riconosciuta (per la prima volta da quando è Città della Salute, prima erano ancora le tre singole Aziende separate), senza intaccare il bilancio aziendale, ma solamente nell’ambito delle disponibilità del Fondo contrattuale per i dipendenti, una progressione economica per fasce per i dipendenti del comparto (circa 6000 tra infermieri, OSS, amministrativi, tecnici) della Città della Salute distribuiti nel prossimo biennio tra il 2019 ed il 2021. Solo per il 2019 si tratta di 1 milione di euro. Inoltre è stato concordato il Piano degli incarichi di funzione (circa 883.500 euro), ovvero le posizioni organizzative per coloro che hanno incarichi di coordinamento e responsabilità. Infine verrà riconosciuta una maggiore valorizzazione e/o riconoscimento economico ai dipendenti con maggior disagio legato ad istituti, quali la indennità di pronta disponibilità, indennità lavoro notturno, area critica, il riconoscimento del disagio del personale che svolge funzioni amministrative front line. Tutti questi accordi sono il frutto di un grande lavoro e di una fattiva collaborazione tra la Direzione Aziendale (Silvio Falco, Giovanni La Valle, Valter Alpe) e tutte le Organizzazioni Sindacali. Grande soddisfazione per tutte le parti in causa, ma soprattutto un grande riconoscimento ed un segnale importante per i dipendenti della Città della Salute per il lavoro e l’impegno che quotidianamente profondono per mantenere alte le eccellenze degli ospedali.

Srebrenica, ventiquattro anni dopo

in Dall Italia e dal Mondo/ECONOMIA E SOCIALE

Ripensando all’11 settembre del 2001 la stragrande maggioranza delle persone si ricordano dov’erano, chi aveva al loro fianco, cosa facevano in quegli istanti drammatici, quali emozioni provarono di fronte all’assalto terroristico alle Torri gemelle del World Trade Center di Manhattan

Pochi, troppo pochi rammentano le stesse cose pensando all’11 luglio di ventiquattro anni fa quando, nella calda estate di guerra del 1995, cadde Srebrenica e iniziò l’ultimo massacro del secolo. Le vittime furono tre volte più numerose di quelle di New York, ma quasi nessuno se ne accorse. Non c’erano immagini, in quei giorni, in tv. Srebrenica, per troppi era un nome senza storia, quasi impronunciabile. Quella cittadina tra le montagne della Bosnia nord-orientale, enclave musulmana a pochi chilometri dalla Drina, cosa rappresentava? Poco o nulla, per chi non aveva nessun desiderio di sapere, conoscere. L’Europa era al mare, la Bosnia non faceva quasi più notizia, la guerra che aveva insanguinato i Balcani pareva stesse finendo.

E poi perché bisognava sapere ? Era più facile chiudere gli occhi o girare la testa da un’altra parte. In fondo tutti erano complici di quanto stava accadendo: l’Europa, le Nazioni Unite, la Nato, la civilissima indifferenza dell’Occidente. Così si lasciò che il massacro avvenisse. Oltre diecimila musulmani bosniaci maschi, tra i 12 e i 76 anni,vennero catturati, torturati, uccisi e sepolti in fosse comuni dalle forze ultranazionaliste serbo-bosniache e dai paramilitari serbi. Tutto avvenne in una decina di giorni dopo che la città, assediata per tre anni e mezzo, fin dai primi giorni del conflitto, era caduta il 10 luglio nelle mani criminali del generale Ratko Mladić. Nove anni dopo il Tribunale internazionale dell’Aja per l’ex Jugoslavia (Tpi) definì quello di Srebrenica “un genocidio”, il primo in Europa dalla fine della seconda guerra mondiale. Ma da quel momento, tra omissioni e rinvii, è passato moltissimo tempo. Sono passati ventiquattro anni. Ora,sappiamo. Radovan Karadžić e Ratko Mladić, i due principali boia, sono stati condannati all’ergastolo per genocidio, crimini contro l’umanità, crimini di guerra. altri non hanno pagato per i loro crimini e, con il tempo, si tende a rimuovere,dimenticare. Restano però le tombe, il ricordo di uccisioni, saccheggi,

violenze, torture, sequestri, detenzione illegale e sterminio. Ci sarà mai una giustizia piena? Quasi cinque lustri dopo rimane l’amara sensazione di ingiustizia e di impotenza nei sopravvissuti e un pericoloso messaggio di impunità per parecchi dei carnefici di allora, in molti casi ancora a piede libero e considerati dagli ultranazionalisti alla stregua degli “eroi”. Ha fatto bene in questi giorni Don Renato Sacco, coordinatore nazionale di Pax Christi e prete coraggioso, a rammentare le similitudini di quella vicenda con l’attualità brutale dell’oggi, con l’accanimento nei confronti dei migranti, con l’assurda violenza che si consuma contro le donne. Come tanti altri, in tutti questi anni mi sono impegnato a raccontare ciò che è stato fatto a Srebrenica affinché il grido di madri, mogli e figlie di chi venne ucciso nella città “dell’argento e del sangue” non resti inascoltato. Da anni queste donne coraggiose, durante le loro proteste non violente che si svolgono l’11 di ogni mese a Tuzla, pronunciano una parola: “Odgovornost”, responsabilità. Chiedono verità e giustizia, accertamento delle responsabilità,condanne per tutti i criminali. E’ un modo per offrire voce e forza a queste donne. Uno dei più grandi intellettuali balcanici, l’indimenticabile Predrag Matvejevic, scrisse: “I tragici fatti dei Balcani continuano, non si esauriscono nel ricordo come avviene per altri. Chi li ha vissuti, chi ne è stato vittima, non li dimentica facilmente. Chi per tanto tempo è stato immerso in essi non può cancellarli dalla memoria”. Quando ebbi la fortuna di conoscere Matvejević parlammo a lungo di Mostar, dell’Erzegovina, della storia della città del ponte che unisce le due rive della Neretva, del suo sentirsi cittadino europeo.

L’Europa, per lui, non era solo il futuro, ma la costruzione politica che avrebbe risolto i problemi del passato. Diceva: “ i Balcani sono la polveriera d’Europa, ma restano anche il barometro di quello che è l’Europa.Resto convinto che ora che i nazionalisti hanno portato tutti i popoli alla rovina, toccherà a noi salvare il salvabile”. Immaginava un’ Europa diversa da quella che erige muri, srotola fili spinati, rifiuta l’altro senza pensare, egoisticamente, che in fondo è solo l’immagine di se stessa con più disperazione, fame e paura. Sperava di non dover più vivere l’orrore e la tragedia di Srebrenica. Per questo, soprattutto ora che anche lui ci ha lasciati, il dovere della memoria ci obbliga a  non cedere le armi della giustizia e della ragione. 

Marco Travaglini

Le foto sono di Paolo Siccardi

Azeglio ospita Sara Rubatto

in CULTURA E SPETTACOLI

La scrittrice presenta il suo libro  il 13 luglio 

La rassegna “Musiche da ripostiglio e altro”, patrocinata dal comune di Azeglio (T0), ospiterà alle 21 di sabato 13 luglio la scrittrice Sara Rubatto con il suo libro “Non ancora. Il mio ritorno alla vita”. L’evento, organizzato da Giuseppe Lo Faro e David K Tickle, avrà come cornice l’ex asilo infantile presso casa Girardi nel centro storico del comune canavesano. L’autrice praticava nuoto agonistico ma all’età di 18 anni le venne diagnosticata una cardiopatia che, secondo la diagnosi, le avrebbe impedito di fare qualsiasi attività al punto da ipotizzare un trapianto cardiaco. Sara non si arrese e cambiò profondamente la sua vita, riscoprendo se stessa grazie alla bicicletta. Tra suoi viaggi da Torino a Gerusalemme, a Capo Nord, in Africa e in India ha imparato l’importanza della solidarietà e dell’aiuto a chi non ha nulla. Il libro racconta la storia di una vita “apparentemente” distrutta e poi ricostruita nella certezza che nulla è impossibile. Racconta Sara Rubatto come si tratti della “storia di tante strade differenti tenute insieme da un filo invisibile che unisce ognuno di noi: la voglia di vivere. Una malattia capace di annullare il senso della vita, dei sogni mai realizzati, passioni sgretolate dallo scontro con sé stessi ma anche lotte infinite nel provare a rimettersi in gioco con la vita stessa, gocce di sudore che scendono dal corpo troppo stanco ma ancora voglioso di reagire, lacrime di vittoria nel sentire che nulla è mai perduto”.

M.Tr.

Quasi 200 dosi di cocaina sequestrate dalla polizia

in BREVI DI CRONACA

Continua la lotta al fenomeno dello spaccio delle sostanze stupefacenti condotta dagli agenti della Polizia di Stato nel capoluogo torinese

Durante l’ordinario controllo del territorio operato dai poliziotti della Squadra Volante, lunedì notte è stata fermata e controllata in corso Emilia un’autovettura con a bordo due cittadini stranieri. Uno dei due, il passeggero, appariva visibilmente nervoso alla vista degli agenti ed accennava anche a una fuga dopo che l’auto accostava, senza però riuscirvi. Il giovane, un ventunenne originario del Burundi, irregolare sul territorio nazionale, nascondeva, infatti, addosso, un calzino contenente numerosissimi involucri in cellophane gialli, di forma sferica e rettangolare. La sostanza sospetta è stata sottoposta ad analisi presso gli uffici della Polizia Scientifica, rivelandosi essere cocaina, 120 grammi suddivisi in 184 involucri.Il pusher, che ha numerosissimi precedenti di polizia per reati inerenti allo spaccio, aveva in tasca 35 in denaro contante; la cifra è stata sequestrata quale provento dell’illecita attività, mentre il giovane è stato arrestato per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente.

Environment Park, il laboratorio dei cambiamenti

in ECONOMIA E SOCIALE

Non si può parlare di innovazione a Torino senza interessarsi di una realtà che opera in città ed ha fatto dell’innovazione il fiore all’occhiello della sua attività e ricerca, l’Environment Park.

Ne parliamo con il suo amministratore delegato, il dottor Davide Canavesio, che è anche amministratore delegato di Tne (Torino Nuova Economia), società proprietaria delle aree industriali dismesse di Mirafiori, e leader della Commissione Sviluppo Economico locale di Torino Strategica.

– In una città come Torino, che sta vivendo una fase di profondo cambiamento, quale può diventare il ruolo svolto dall’Environment Park come Parco Scientifico Tecnologico?

Environment Park è sempre stato un luogo ‘precursore’ dei cambiamenti del nostro territorio. È nato come parco tecnologico dedicato alla sostenibilità venti anni fa, quando la parola ‘sostenibilità’ aveva significato ancora per pochi e non aveva ancora assunto le attuali connotazioni di driver economico. È nato da una trasformazione urbana nell’ambito della riqualificazione della Spina alla fine degli anni Novanta e, dunque, ha già nel suo DNA il tema del cambiamento. Oggi si configura come un Parco tecnologico attraente tanto per chi vuole lanciare il proprio business nel settore delle tecnologie ambientali quanto per chi lo vuole incrementare: gli elementi determinanti nella scelta di insediamento sono legati principalmente alle opportunità che un ecosistema in continua evoluzione è in grado di offrire, anche in termini di networking con altre realtà innovative.

È un luogo dove le aziende, grandi, piccole e piccolissime, le start up, le istituzioni, le università, le associazioni, i centri di ricerca e ogni altra realtà a vocazione green possono confrontarsi e trovare spunti interessanti di approfondimento sulle tematiche di riferimento.

Il cambiamento urbano è sempre al centro degli interessi e delle iniziative di Environment Park: basti pensare ai recenti eventi realizzati nel parco, come Rail City Lab, il workshop organizzato da FS Sistemi Urbani per ragionare intorno al futuro di 7 aree ferroviarie dismesse; insieme a progettisti, esperti internazionali, investitori, il mondo accademico, istituzioni locali e cittadinanza si sono confrontati sul futuro degli oltre 500mila metri quadrati di superfice cittadina, con prevalente destinazione d’uso turistico-ricettiva, commerciale e terziaria. Ha riguardato il cambiamento, in questo caso climatico, che sta investendo le nostre città il Climathon Main Stage, un evento internazionale unico che connette le città che, nel mondo, partecipano alla maratona per il clima Climathon, per far conoscere le sfide e le soluzioni innovative create durante gli hackathon dedicati ai cambiamenti climatici, in contemporanea in oltre 100 città di tutto il pianeta.

Sono eventi spettacolari, di grandissima risonanza mediatica e che fanno la differenza nella crescita della cultura della sostenibilità, per i quali Environment Park è innegabilmente il punto di riferimento in Italia.

 

 

– Può essere un ente utile a fornire strumenti innovativi per le pmi del territorio, in collaborazione con gli enti universitari?

La sinergia con le Università e con le realtà di alta formazione è proprio uno degli asset più preziosi di Environment Park. Sono attivi da anni e si incrementano costantemente accordi con il Politecnico di Torino e con l’Università di Torino. Partecipiamo con loro a progetti internazionali, organizziamo convegni presso il nostro centro congressi e, cosa molto importante, stimoliamo la formazione degli studenti anche grazie alla concreta collaborazione con le aziende insediate nel Parco o che gravitano attorno al Polo Clever che Envipark gestisce insieme a Univer.

Tra le collaborazioni attive con le Università ricordo l’apertura nei nostri spazi dei nuovi laboratori dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) che, in collaborazione con il Politecnico, svilupperà presso il Parco nuove ricerche sul tema ambientale e sulla sostenibilità. 1100 metri quadri di laboratori per 27 ricercatori e 18 studenti di dottorato. Due in particolare i progetti già partiti. Il primo è “Recode”, che si propone di sviluppare la trasformazione dell’anidride carbonica ottenuta dalla lavorazione del cemento in un additivo che migliori il cemento stesso. Il secondo, “Engicoin”, punta sul trattamento di rifiuti organici attraverso l’uso di microbi che diano come risultato sostanze chimiche e bioplastiche.

 

-L’Environment Park può essere e diventare sempre di più un punto di riferimento tecnologico legato all’economia circolare ed alle future tecnologie sostenibili. Quali i progetti nell’immediato futuro?

L’economia circolare è diventato il focus del nostro sviluppo proprio in occasione dell’ampiamento del Polo di Innovazione di cui siamo gestori insieme a Univer, il Polo Clever, nel 2016: alle tradizionali attività relative a rinnovabili, bioedilizia e idrogeno, si sono affiancate economia circolare, efficienza energetica, risorse idriche, clean solutions, cambiamenti climatici e mobilità sostenibile. L’economia circolare è sempre più protagonista dei nostri progetti, con caratteristiche di internazionalità molto apprezzate.

I progetti messi in campo sono numerosi. Negli ultimi tempi abbiamo preso parte a progetti internazionali finalizzati, ad esempio, a rendere più sostenibili i rifugi alpini, migliorando l’efficienza energetica delle strutture e ridurre le emissioni di C02. Oppure a sviluppare, all’interno dei centri storici cittadini, sistemi di approvvigionamento energetico particolarmente sostenibili.

 

 

– L’Environment Park può creare un sistema e dialogare con i Parchi scientifici e tecnologici presenti in Lombardia, al fine di creare un’unica “Silicon Valley” italiana?

La collaborazione e lo scambio di know how tra soggetti ad alta specializzazione come i Parchi Scientifici è un aspetto a cui guardiamo con particolare attenzione poiché il networking tra realtà innovative rappresenta senza dubbio un asset strategico per il futuro del nostro Paese. Di Silicon Valley si parla spesso come modello di riferimento, ma chiaramente ogni territorio ha delle specificità per cui non ha molto senso cercare di copiare un modello così lontano. Ciò che, invece, ha senso è ispirarsi a quel modello, certamente vincente, per modellarlo sulla peculiarità di ogni territorio. A Torino, per esempio, Environment Park si trova all’interno del cosiddetto “miglio dell’innovazione”: circa due chilometri nel cuore della città, con la stazione ferroviaria internazionale di Porta Susa al centro, su cui insistono i principali soggetti che si occupano di innovazione. E proprio i treni ad alta velocità che passano da Porta Susa ci portano a Milano in 45 minuti: non è difficile immaginare che su quei treni viaggino ogni giorno persone responsabili e decisori del settore clean technologies provenienti dalle due città. E proprio su quella tratta insiste l’area della Expo 2015 Milano: qui sta sorgendo MIND, un immenso distretto della scienza, del sapere e dell’innovazione, in grado di promuovere le eccellenze del territorio nei campi della ricerca scientifica, medica, farmaceutica e delle life sciences. Siamo davvero molto vicini, ben collegati e con ottime possibilità di sinergia. Parlare di Silicon Valley italiana non è più un’utopia così lontana.

 

 

– Il Parco Scientifico Tecnologico torinese può rendere più fertile il terreno per lo sviluppo di realtà capaci di rappresentare uno snodo tra il mercato e la produzione di conoscenza, rendendo meno costoso il percorso di dialogo tra le necessità primarie di sostegno all’innovazione ed il rapporto costante presente tra ricerca scientifica e produzione di beni e servizi?

All’interno del Parco sono insediate oltre 70 aziende che operano in ambito green nei vari ambiti di competenza. Inoltre Envipark, in collaborazione con il consorzio Univer di Vercelli, gestisce e coordina il Polo di Innovazione regionale CLEVER, che aggrega oltre 200 realtà tra grandi imprese, PMI e Centri di Ricerca, attive nella ricerca e innovazione in ambito energy&clean Technologies. Sono numeri indubbiamente importanti che Environment Park fa fruttare creando il terreno fertile per la promozione di sinergie e partnership tra le varie realtà. Qui da noi la domanda e l’offerta si incontrano, le idee prendono forma ed i singoli diventano parte di una rete virtuosa e proiettata verso il futuro.

Nel corso degli anni Envipark ha maturato con il tessuto produttivo una storia di progetti, collaborazioni e relazioni che favorisce lo scambio di competenze, conoscenze, informazioni e know-how. Una storia da sempre orientata a favorire il legame tra innovazione e impresa, a creare reti sul territorio, ad incentivare la crescita dell’innovazione e a promuovere la sostenibilità ambientale.

Al dialogo tra aziende e ricerca Environment Park aggiunge il tassello della formazione, indispensabile per affrontare il mercato di oggi.   Portiamo avanti iniziative formative di alto livello e molto concrete rivolte ai giovani, come ad esempio il Progetto internazionale CBET che forma giovani tecnici specializzati nelle costruzioni di edifici sostenibili, attraverso la consulenza e le lezioni pratiche offerte dalle imprese costruttrici specializzate in green building. O, recentemente, l’Hackaton Green Camp, l’iniziativa organizzata dagli ITS Energia Piemonte, in collaborazione con l’azienda VASS,che ha coinvolto 60 studenti tra i 18 e i 24 anni nella progettazione e costruzione sul campo di una struttura out door al 100% ecostenibile, dedicata al cicloturismo.

 

 

– In che modo le istituzioni cittadine possono implementare la centralità sul territorio dell’Environment Park?

Il dialogo con le istituzioni cittadine è una delle nostre priorità. Ritengo che realtà innovative come la nostra, soprattutto in un settore così attuale come quello delle green technologies, abbiano il dovere ma anche il diritto di collaborare e discutere fittamente con le istituzioni per il raggiungimento di un bene comune.

Non dimentichiamo che Envipark è una SpA ad azionariato pubblico, partecipata proprio dalle istituzioni locali: i nostri soci principali sono il Comune di Torino, la Regione Piemonte, la Città Metropolitana, la Camera di commercio di Torino, l’Unione Industriale di Torino e altre realtà istituzionali locali. Il dialogo con tutti i soggetti è profondo e le opportunità di implementazione non mancano. Da sempre promuoviamo accordi che possano portare alla realizzazione di progetti insieme alle imprese e ai centri ricerca e proseguiremo in questa direzione. È nel nostro mandato.

 

Mara Martellotta

Inquini ma hai l’Isee basso? Potrai circolare in auto

in prima pagina

Se l’Isee è sotto quota 14 mila euro, anche quando l’auto è  inquinante potrà circolare. Insomma, se non si hanno soldi per comprare un veicolo più ecologico i divieti legati all’inquinamento stabiliti dalla Regione non varranno. La giunta regionale vuole modificare il protocollo antismog confermando le deroghe in via eccezionale dello scorso anno e aggiungendo la novità dell’Isee tra i principi che consentono la libera circolazione. Sotto la soglia dei 14 mila euro, si potrà circolare, con ogni tipo di motorizzazione e livello euro del proprio mezzo.

Bar straordinari

in LYFESTYLE

In giro per il mondo alla ricerca dei locali più singolari

 

Il viaggio è scoperta, conoscenza e arricchimento. Attraversare il mondo equivale ad immergersi in culture diverse ed abitudini insolite consentendoci di conoscere vite e luoghi straordinari. Monumenti, vestigia di antiche civiltà, siti di spirituale e religiosa vocazione, opere architettoniche, tutto questo ci attrae e crea in noi la curiosità e l’interesse che ci spinge all’esplorazione.

Il patrimonio e la cultura di un luogo sono rappresentate però anche da quelle consuetudini, da quei momenti e da quegli spazi dedicati al relax, alla convivialità e ai piaceri che coinvolgono il palato, il gusto e le gioie dei sapori, soprattutto se tutto ciò avviene in location uniche e piene di fascino come alcuni deliziosi e originali bar.

Da una parte all’altra del globo possiamo trovare locali davvero incantevoli, espressione dell’estro e della genialità,   frutto della fantasia e della creatività folcloristica, sedi indiscusse di incanto per gli occhi e per il gusto.

Tra i locali più mirabolanti troviamo lo Sky Bar a Bangkok, in Thailandia. Una vista mozzafiato e ipnotica al sessantatreesimo piano del Lebua Hotel a 250 metri di altezza. Il bancone psichedelico cambia colore, una esperienza unica librati e brilli dei magnifici panorami tailandesi.

Cambiando decisamente stile e continente, in Svizzera e precisamente a Gruyères, c’è l’H.R. Giger Museum Bar un omaggio all’omonimo all’artista elvetico   creatore del personaggio principale del film Alien. L’atmosfera, gelidamente metallica, è assolutamente in tema con la famosa pellicola cinematografica, si ha la suggestiva sensazione infatti di stare nella pancia di una creatura preistorica spaventosa.

Spostandoci verso ovest, negli USA, a New York, abbiamo un bar dai toni decisamente old fashion: il Bemelmans Bar, all’interno del Carlyle Hotel le cui pareti sono state decorate da Ludwig Bemelmans, celebre autore di libri per bambini. Le immagini iconiche delle opere dell’autore sono colorate e piacevoli, gli arredi di eleganza decò, le luci soffuse, la musica jazz regala serate magiche. Per gli amanti del Martini, la soddisfazione è garantita, sembra infatti che, in questo luogo incantato, che sia uno dei migliori di New York.

Continuando il nostro viaggio verso ponente, a San Francisco, in California, c’è lo Smuggler’s Cove, un divertentissimo bar in stile piratesco. Navi da corsari in pieno stile Disney, 400 tipi di rum, 70 cocktail tropicali. Puro divertimento e serate da bucaniere!

Tornando in Asia, esattamente in India a Mumbai, il Blue Frog Lounge regala un ambiente moderno, avveniristico: una configurazione hi-tech di cerulei cerchi incapsulati. Una struttura centrale avvolta da cabine cilindriche dove accomodarsi, pavimento ondeggiante in plexiglass trasparente con effetti di luci LED. Una “acoustic lounge” dove mangiare, ascoltare musica ma anche uno studio di registrazione.

Rientrando nel vecchio continente, nella meravigliosa Dubrovnik, in Croazia, all’interno di una spettacolare caverna naturale è situato il Cave Bar. Un caffè o un aperitivo al tramonto seduti internamente al fresco o sulle terrazze sono una esperienza di sicuro fascino e ristoro, un tuffo in mare proprio lì davanti poi completa definitivamente un piacere di rara meraviglia.

 

Anche nella nostra bella penisola possiamo trovare magnifici bar, antichi e storici, di design, dal gusto retrò. Tra i più gettonati c’è il Riad Yacout di Milano, stile marocchino raffinato, ambientazioni che ci riportano nella splendida Marrakech. Un “laboratorio del gusto”, un ristorante dove deliziarsi con le specialità culinarie del Maghreb e una atmosfera esotica, misteriosa e ammaliante.

 

Maria La Barbera

 

 

I carabinieri smantellano organizzazione del doping

in BREVI DI CRONACA

Cronache dal Piemonte

La più grande operazione antidoping nell’ambito dell’unione Europea è stata coordinata dai Carabinieri del Nas di Roma e da Europol

 

Oltre 3,8 milioni di Euro il valore complessivo delle sostanze dopanti sequestrate, 234 le persone tratte in arresto, più di 1000 gli indagati. Nel corso delle attività sono stati inoltre scoperti 9 laboratori clandestini, di cui uno nel Salernitano. Controllati 600 atleti, tra i quali 19 sono risultati positivi ai test.

Anche la nostra provincia è stata coivolta nell’indagine dove i Carabinieri del Reparto Operativo del Comando Tutela della Salute di Roma coadiuvati dal N.A.S. Carabinieri di Alessandria e dai militari del Comando Provinciale Carabinieri di Asti, il 12 marzo hanno eseguito alcune perquisizioni a carico di un giovane “body builder” residente in Asti nonché la misura cautelare della custodia in carcere a carico di un altro giovane astigiano, proprietario di un negozio di articoli per “body builder” e allenatore presso una palestra di Asti. Nell’operazione astigiana sono state rinvenute e sequestrate oltre 150 fiale e oltre 270 compresse di anabolizzanti ad effetto dopante, gran parte proveniente dall’est europeo e solo in minima parte dall’Italia.

L’ipotesi è che l’arrestato, per la quantità di anabolizzanti rinvenuti nella sua disponibilità nonché per la gestione del negozio di prodotti per sportivi in cui svolgeva la propria attività lavorativa, avesse posto in essere una commercializzazione delle illecite sostanze.L’arrestato espletate le formalità di rito è stato associato presso la casa di reclusione di Asti.

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