ilTorinese

Torino 2006 venti anni dopo, i volontari si sono ritrovati

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L’orgoglio di aver contribuito al successo delle XX Olimpiadi Invernali e delle IX Paralimpiadi Invernali di Torino 2006, la consapevolezza di quanto e come sono cambiati la città e il suo territorio metropolitano grazie ad un evento irripetibile: nell’evento che la Città metropolitana di Torino e l’associazione Etica e Sport hanno organizzato nella sala panoramica al XV piano della sede di corso Inghilterra, chiamando a portare la loro testimonianza i volontari e i vertici organizzativi dell’evento olimpico e paralimpico.

Per tutti è stato un tuffo indietro di vent’anni, indossando divise olimpiche e paralimpiche simboli dei Giochi Invernali del 2006: per amministratori pubblici e volontari è stato un bellissimo pomeriggio di ricordi, ma con lo sguardo rivolto al futuro.

Soddisfatto il Vicesindaco metropolitano Jacopo Suppo, che ha donato una pergamena a Valentino Castellani e Tiziana Nasi, in segno di riconoscenza per il loro straordinario impegno al vertice dei Comitati organizzatori dei Giochi Olimpici e Paralimpici. Oltre a Castellani e Nasi, hanno portato la loro testimonianza Mercedes Bresso, che ha guidato la Provincia di Torino dal 1995 al 2004 e a seguire la Regione Piemonte dal 2005 al 2010; Antonio Saitta, presidente della Provincia dal 2004 al 2014; Silvana Accossato, assessora allo sport e al turismo nelle Giunte provinciali di Mercedes Bresso e responsabile del progetto “I Ragazzi del 2006” che coinvolse 25.000 giovanissimi residenti in 200 tra Comuni e Comunità Montane, a partire dal 1999; Pierpaolo Maza, vicepresidente del Comitato organizzatore delle Olimpiadi e attuale presidente di Etica e Sport; il giornalista Luca Rolandi, uno dei protagonisti della comunicazione del Comitato organizzatore di Torino 2006; Michele Calleri, presidente dell’associazione Volo2006 ODV che raccoglie diverse centinaia di volontari che proseguono il loro impegno nei grandi eventi sportivi piemontesi e non solo. Per tutte e tutti le foto-ricordo di gruppo in divisa e con le fiaccole olimpiche di vent’anni fa, nella speranza che tra quattro anni i Giochi Olimpici Invernali nella vicina Francia possano coinvolgere ancora il territorio torinese.

Condizioni favorevoli ai giovani artigiani: il Piemonte quarto in Italia

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Indice Confartigianato dei territori “Youths friendly” 2025 (ICYF), punteggio di 673

Quarto posto per il Piemonte per l’indice Confartigianato dei territori “Youths friendly” 2025 (ICYF), con punteggio di 673, che va letto senza filtri: siamo al secondo posto per occupazione, e scendiamo al quarto posto per vitalità del sistema produttivo, solo al decimo posto come performance del sistema educativo e precipitiamo al sedicesimo posto per capacità amministrativa e inclusione territoriale.
L’indice elaborato da Confartigianato Imprese misura quanto le regioni italiane offrano condizioni favorevoli ai giovani, ed è calcolato a partire da 27 indicatori elaborati dall’ufficio studi di Confartigianato sulla base di dati INPS, ISTAT e Unioncamere, ognuno dei quali standardizzato su una scala compresa tra 100 e 1000 punti. Ai primi tre posti troviamo la Lombardia, con un indice pari a 709, il 22,5% superiore alla media nazionale, seguita dell’Emilia Romagna con indice pari a 687, il 18,6% rispetto alla media nazionale, e il Veneto, con indice pari a 680, il 17,4% superiore alla media nazionale.

Torino è la provincia più performante della regione, con indice ICYF a 657 punti, in quarta posizione nazionale. Analizzando i singoli pilastri emergono Cuneo per occupazione e dinamiche giovanili, e Torino, per struttura e vitalità del sistema produttivo, per capitale umano e istruzione, per capacità amministrativa e inclusione territoriale.

Per occupazione e dinamiche giovanili, siamo di di fronte a una categoria che riassume la capacità di offrire ai giovani opportunità lavorative di qualità, contratti stabili. In questa categoria si registrano condizioni migliori nel Veneto, prima in classifica, e a seguire Piemonte e Umbria. Quelle peggiori si registrano in Sardegna, Campania e Calabria.
Per struttura e vitalità del sistema produttivo, categoria che indica quanto un territorio sia capace di crescere e coinvolgere le nuove generazioni, e che comprende l’indicatore di presenza di imprese nuove giovanili e la loro capacità di sopravvivenza a livello retributivo di dipendenti, si registrano condizioni migliori, in ordine, in Lombardia, Campania, Lazio e Piemonte, e peggiori risultano quelle di Valle d’Aosta, Marche e Toscana. Il Veneto si ferma al nono posto.

Il Piemonte scende al decimo posto in classifica nella categoria “capitale umano e istruzione”, ambito che raccoglie la qualità e le performance del sistema educativo e formativo, la diffusione di competenze alfanumeriche trasversali fra i giovani, la quantità di laureati, nonché la capacità di valorizzare giovani ad alto titolo di studio. Il Piemonte è al sedicesimo posto per quanto riguarda il pilastro della capacità amministrativa e inclusione territoriale, categoria che valuta quanto l’Amministrazione Pubblica locale e i servizi territoriali siano efficienti, accessibili e di qualità, contribuendo a creare un contesto favorevole per i giovani e le famiglie, e che include l’indicatore relativo alla capacità di conciliare vita e lavoro alla diffusione dei servizi sociali ed educativi, alle condizioni abitativeq (affitti e equità abitativa), e alle relazioni digitali con con la Pubblica Amministrazione.

“Oggi il Piemonte è davanti a un bivio: continuare a vivere di rendita, contando su un mercato del lavoro altalenante, oppure elaborare una politica generazionale che rimetta al centro istruzione, servizi, qualità della vita e innovazione produttiva – afferma Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Piemonte – in Italia, come in Piemonte, il numero legato alla crescita giovanile è crollato, per questo riteniamo fondamentale sostenere le imprese guidate da under 35 attraverso misure concrete che favoriscano l’accesso al credito, la semplificazione burocratica e il supporto alla formazione e all’innovazione. È fondamentale inoltre riconoscere un credito d’imposta per i giovani che vogliano rilevare l’azienda di famiglia, subentrare in un’azienda già avviata o creare una propria attività. Se da un lato i settori tradizionali soffrono maggiormente, dall’altro la crescita dei servizi alle imprese e la stabilità di altri settori dimostrano che, con le giuste competenze e opportunità, i giovani possono ancora costruire il proprio futuro da protagonisti”.

Mara Martellotta

Raiteche “Archive Alive!” compie 10 anni

Tivù tivù

“Raiteche “Archive Alive!”, la rassegna della Mediateca Rai “Dino Villani” di Torino che apre al pubblico le porte del suo prezioso archivio compie 10 anni. Un decennio di memoria collettiva grazie ai numerosi incontri con la visione di programmi, documentari, inchieste e sceneggiati che hanno segnato un’epoca e fatto la storia della televisione italiana. Dopo il primo appuntamento del 2026 nel mese di gennaio, dedicato ad un gigante del teatro, il regista Luca Ronconi, martedì 16 febbraio, al Tv8 del Centro di Produzione Rai di Torino verrà proposto, in memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo istriano, fiumano, giuliano e dalmata, il tv movie di Gianluca Mazzella “La bambina con la valigia”.

Tutto inizia da una fotografia in bianco e nero del luglio 1946 che ritrae una bambina con in mano una valigia con la scritta “Esule giuliana n. 30001”: si chiama Egea Haffner e la sua storia comincia quando il padre scompare, probabilmente inghiottito dalle foibe. La Haffner, autrice del libro autobiografico dal quale è tratto il film, sarà ospite dell’evento e porterà la sua testimonianza diretta.

Dialogheranno con lei, Alessandro Cuk, critico cinematografico e vicepresidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, lo storico del cinema Sergio Toffetti e Sinéad Thornhill, l’attrice che impersona Egea da ragazza nella produzione di Rai Fiction.

Igino Macagno

“Ettore Fico. Paradisi ritrovati” al MEF

Doverosa retrospettiva dedicata all’indimenticato Ettore Fico nelle Sale del “suo” “MEF – Museo Ettore Fico” di via Cigna, a Torino

Fino a domenica 15 marzo

Finalmente! Attraverso un “corpus” di opere fondamentali appartenenti alla sua lunga carriera professionale, si torna a regalare alla Città una nuova mostra tesa a far debita memoria di una delle figure più rilevanti del Novecento artistico piemontese e torinese, troppo spesso e in maniera decisamente ingiustificabile trascurata dal “cerchio ufficiale” (Musei e Gallerie) della “Comunità artistica” subalpina. Tant’è che, ancora una volta, la suggestiva attuale retrospettiva dedicata al grande biellese Ettore Fico (nativo di Piatto Biellese, 1917 e scomparso a Torino nel 2004) porta la firma del “MEF”, il “Museo” fortemente voluto nel 2014, per lasciare alla città un segno indelebile dell’opera dell’artista – così come la “Fondazione” sempre a lui dedicata nel 2007 – dalla moglie Ines Sacco Fico, scomparsa nel 2017.

“Paradisi ritrovati”, é il titolo della mostra, a cura di Andrea Busto, direttore del “MEF”. Che sottolinea: “I ‘Paradisi ritrovati’ di Ettore Fico sono boschi incontaminati, paesaggi collinari, vigneti, pergolati e soprattutto giardini fioriti, ricolmi di tonalità variopinte che brulicano vivide e squillanti sulla superficie pittorica. L’assunto fondamentale da cui scaturisce il percorso della mostra è la sintesi di un ideale ‘manifesto programmatico’ dell’artista”. “Manifesto” cui Fico rimase fedele, vita natura durante, fatte salve alcune tentazioni giovanili che, negli anni del dopoguerra, gli fecero strizzare l’occhio a certa ricerca stilistica americana misuratamente rivolta all’“informale” (infatuazione di poco conto!). Non “roba” sua. Infatuazione irrilevante, che non lo staccò mai dai temi più cari della sua singolare e inconfondibile pittura, trasmessagli nei suoi principi basilari dalla frequentazione per diversi anni dello studio di Luigi Serralunga: la natura, i giardini, le composizioni floreali, ma anche ritratti (memorabili quelli eseguiti durante il servizio militare e la prigionia in Nord Africa, dal 1943 al 1946), i suoi interni e l’amato cane “Moretto”, protagonista di varie opere realizzate fra gli Anni ’60 e ’80. Artista di grandi capacità tecniche e indubbia libertà espressiva, Fico amava tutto quanto poteva venirgli e ispirarlo dal colore, da tratti cromatici lasciati liberi di scorrazzare per la tela intrecciandosi fra rossi accesi, blu, verdi e gialli in giochi di estremo rigore tonale, pur nella loro fascinosa e lirica e visionaria concezione segnica. Dalle potenzialità del colore, per Fico, parte tutto. Colore come giostra inebriante di emozioni, come geniale scrittura narrante le voci trasmesse dagli occhi al cuore, in pagine intense di gusto post-impressionistico in cui, a tratti, non si possono eludere importanti richiami alle “geometrie cézanniane” o al “fare puntinistico” di un Seurat. Su questi sentieri, Fico ha saputo e voluto muoversi con caparbia ed eticamente corretta puntualità lungo tutta la sua lunga carriera professionale. Pur negli anni del dopoguerra, allorché la scena artistica torinese sembrava assolutamente monopolizzarsi tra il “realismo” di Felice Casorati e l’“astrattismo” di Luigi Spazzapan. Spirito indipendente, anche quando, Anni ’60 – ’70, le campiture cromatiche si piegarono, in certo senso, a narrazioni più distese, al cui interno gli oggetti tornarono ad appropriarsi di contorni più netti e segnicamente decifrabili. Il tutto risolto “in proprio”. In piena, inattaccabile indipendenza rispetto alle “grandi scuole” del passato o di quel “presente” che, da tutti o da tanti osannato, gli stava al fianco, ma che, in cuor suo, non sentiva capace di regalargli nuove vie di espressiva intensità. Quelle, pur anche insidiose ma mai abbandonate, fatte di tenace, faticosa ricerca sul colore, “bene prezioso”, il solo in grado di scavare nella concretezza del paesaggio, nei grappoli profumati di un glicine (simbolo di amicizia e di amore eterno), negli alberi o in un giardino fiorito – temi, in assoluto, legati alla maturità dell’artista – per farne emergere esaltanti sensazioni e profonde verità capaci di aprire squarci di sereno splendore nelle ombre inquiete del quotidiano.

Dice bene, in proposito, Andrea Busto“Nonostante la naturale e fisiologica maturazione stilistica che accompagna l’evoluzione della poetica individuale, Ettore Fico ha sempre dimostrato una sorprendente coerenza di intenti conservando intatto, durante oltre sessant’anni di attività, un proposito fondamentale: quello di trasfigurare la natura attraverso una sorta di ‘astrazione irrisolta’, sondando cioè la profondità delle cose senza smarrirne la presenza ontologica, fattuale e restituendone in definitiva un’immagine filtrata dalla propria capacità di rielaborazione a posteriori. Attraverso opere indubbiamente fondamentali, la mostra intende narrare la storia di un cammino personale, partecipato ed emotivamente intenso”.

Gianni Milani

“Ettore Fico. Paradisi ritrovati”

“MEF – Museo Ettore Fico”, via Cigna 114, Torino; tel. 011/852510 o www.museofico.it . Fino al 15 marzo

Orari: dal merc. alla dom. 11/19; lun. e mart. chiuso

Nelle foto: Ettore Fico “Estate”, olio su tela, 1998; “Glicine n.2”, olio su tela, 1995; “Vite vergine”, olio su tela, 2000

“Innamorati di Torino”: lavoratori e sindacati in piazza per il futuro dell’auto

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Nel giorno di San Valentino Torino è  teatro della manifestazione “Innamorati di Torino”, un’iniziativa che ha portato in centro città lavoratori, rappresentanti sindacali, amministratori locali e cittadini per richiamare l’attenzione sul destino del settore automotive e, più in generale, sul futuro economico e produttivo del capoluogo piemontese. Il corteo ha attraversato le vie del centro di Torino, trasformando la giornata simbolicamente dedicata all’amore in un momento di mobilitazione collettiva per difendere il tessuto industriale e occupazionale del territorio.

La manifestazione ha riunito le principali organizzazioni sindacali del comparto metalmeccanico insieme a delegazioni di lavoratori provenienti non solo dalla città ma anche da numerose realtà produttive della provincia e della regione. Tra i temi più discussi è emersa la necessità di definire strategie industriali solide e di lungo periodo in grado di accompagnare la trasformazione del settore automobilistico, oggi alle prese con cambiamenti profondi legati all’innovazione tecnologica, alla transizione energetica e alla competizione internazionale. Secondo i promotori, il rischio è che la riconversione industriale avvenga senza adeguate garanzie occupazionali e senza un piano complessivo capace di tutelare competenze e professionalità costruite in decenni di storia industriale.

Dai sindacati un appello ai cittadini, alle associazioni, agli studenti, agli artisti, agli intellettuali:  “il rilancio del territorio riguarda tutti. Chiediamo a Stellantis investimenti a Torino, è troppo semplice scappare via come sta facendo Elkann”, così il segretario generale della Fiom torinese, Edi Lazzi.  “A Stellantis  chiediamo responsabilità sociale verso il territorio nel dare commesse alle aziende dell’indotto torinese e chiediamo alle istituzioni azioni di sistema”, dice Ficco. “Domani c’è un’altra puntata di un ciclo di iniziativa sindacale che abbiamo aperto due anni fanello stesso giorno. Un percorso che ha coinvolto le associazioni datoriali, le istituzioni, la società civile”, commenta Rocco Cutrì, della Fim torinese.  “ Il percorso iniziato due anni fa, unitariamente, proseguirà con coerenza e determinazione. È un cammino che ha già prodotto un primo risultato concreto con l’avvio della 500 ibrida, ma non può e non deve fermarsi” aggiunge Lillo Taormina della segreteria Fismic Confsal di Torino.

Al centro del dibattito si è collocata la situazione dello storico Stabilimento Fiat Mirafiori, simbolo della produzione automobilistica nazionale e nodo cruciale per migliaia di lavoratori diretti e dell’indotto. Il sito produttivo, legato alle attività del gruppo Stellantis, sta attraversando una fase di ridefinizione industriale che ha alimentato preoccupazioni tra i dipendenti e tra le aziende che gravitano attorno alla filiera. I partecipanti alla mobilitazione hanno sottolineato come il futuro dello stabilimento rappresenti una questione centrale non solo per l’occupazione locale ma anche per l’identità produttiva della città, storicamente legata all’industria dell’automobile.

Nel corso della giornata sono stati ribaditi appelli rivolti alle istituzioni affinché venga rafforzato il confronto tra enti locali, governo, imprese e rappresentanze dei lavoratori. Tra le richieste principali figurano maggiori investimenti, nuovi progetti produttivi e strumenti di sostegno alla riqualificazione professionale, ritenuti indispensabili per affrontare le sfide poste dall’evoluzione del settore. L’attenzione si è concentrata anche sulle difficoltà che stanno colpendo numerose aziende dell’indotto, considerate parte essenziale dell’ecosistema industriale torinese e particolarmente esposte ai cambiamenti della produzione automobilistica.

La manifestazione ha assunto anche un valore simbolico e culturale, richiamando il legame storico tra la città e il lavoro industriale. Lo slogan scelto dagli organizzatori ha voluto sottolineare la volontà di difendere un patrimonio economico e sociale che per decenni ha rappresentato uno dei motori dello sviluppo locale. La partecipazione diffusa ha mostrato come il tema del rilancio produttivo venga percepito come una questione collettiva che coinvolge non solo i lavoratori del settore ma l’intera comunità cittadina.

L’iniziativa si inserisce in un percorso di confronto già avviato nei mesi precedenti e destinato a proseguire con nuovi tavoli di discussione e proposte progettuali. Sindacati e rappresentanti istituzionali hanno evidenziato la necessità di costruire una visione condivisa capace di coniugare innovazione, sostenibilità e tutela del lavoro, con l’obiettivo di garantire a Torino un ruolo centrale anche nel futuro dell’industria automobilistica europea.

Trapianto cuore-fegato mai eseguito prima salva giovane paziente a Torino

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Per la prima volta al mondo, un giovane paziente affetto da una rarissima condizione congenita è stato salvato grazie a un trapianto combinato cuore-fegato eseguito presso l’Ospedale Molinette della Città della Salute e della Scienza di Torino.

L’intervento ha riguardato un uomo di 32 anni nato con situs viscerum inversus, una rara anomalia anatomica che comporta la disposizione “a specchio” degli organi interni rispetto alla loro normale posizione. Il paziente, originario della Campania, conviveva fin dalla nascita con una grave cardiopatia congenita che lo aveva costretto a sottoporsi a tre interventi a cuore aperto tra infanzia e adolescenza.

Nonostante gli interventi gli avessero consentito di raggiungere l’età adulta, nel tempo le complicanze cardiache avevano determinato un progressivo deterioramento epatico, evoluto in cirrosi. Nell’ultimo anno, il quadro clinico si era aggravato ulteriormente con l’insorgenza di un carcinoma epatico. Le terapie locali avevano inizialmente contenuto la malattia, ma la comparsa di un nuovo nodulo ha reso necessario un trapianto combinato di cuore e fegato, unica possibilità terapeutica.

La presenza del situs viscerum inversus rappresentava però una sfida straordinaria: l’anatomia completamente invertita del paziente rendeva estremamente complesso l’impianto di organi provenienti da un donatore con struttura anatomica normale.

Il paziente è stato quindi affidato a un’équipe multidisciplinare torinese che ha coinvolto specialisti dell’Ospedale Infantile Regina Margherita e delle Molinette. I professionisti hanno elaborato una strategia innovativa, decidendo di inserire il paziente in lista per un trapianto cuore-fegato in blocco, procedura mai realizzata prima in un caso con queste caratteristiche.

La svolta è arrivata quando il Coordinamento Donazione e Prelievi del Piemonte ha segnalato la disponibilità di un donatore compatibile al Centro Regionale Trapianti e al Centro Nazionale Trapianti. Si è così attivata una complessa macchina organizzativa che ha coinvolto numerosi operatori sanitari.

Durante l’intervento, mentre il paziente veniva preparato in sala operatoria, un’équipe multispecialistica si è recata nell’ospedale del donatore per il prelievo del blocco cuore-fegato, mantenendo un costante coordinamento con il team trapianti. Una volta giunti a Torino, gli organi sono stati impiantati mantenendo il cuore in continuità con il fegato e posizionando quest’ultimo nella sede fisiologica.

L’operazione è durata complessivamente 17 ore, di cui oltre 12 dedicate alla chirurgia. La complessa anatomia del paziente ha imposto soluzioni tecniche innovative, tra cui la ricostruzione di nuove connessioni vascolari utilizzando segmenti provenienti dal donatore. Al termine dell’intervento, il blocco cuore-fegato ha ripreso regolarmente la propria funzionalità.

Il decorso post-operatorio, seppur complesso come previsto per un intervento di tale portata, è stato gestito con successo dall’équipe di Cardio-Rianimazione e da specialisti di diverse discipline. Attualmente il paziente è ricoverato nell’area semintensiva chirurgica del Centro Trapianto Fegato e sta proseguendo positivamente il percorso riabilitativo.

Secondo la direzione generale della Città della Salute, questo intervento rappresenta un risultato di eccellenza a livello europeo e mondiale e costituisce un modello destinato a essere sviluppato anche nel futuro Parco della Salute, della Ricerca e dell’Innovazione.

Anche l’Regione Piemonte ha sottolineato come questo trapianto, di straordinaria complessità tecnico-organizzativa, apra nuove prospettive nel campo dei trapianti combinati e confermi il ruolo di eccellenza del sistema sanitario piemontese.

Furto da quasi 30mila euro all’antiquario: un arrestato

La Polizia di Stato ha eseguito a Torino un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa del Tribunale di Torino, nei confronti di un cinquantottenne italiano gravemente indiziato di una rapina commessa la scorsa estate all’interno di un negozio di antiquariato del centro cittadino.

L’uomo, fingendosi interessato all’acquisto di alcuni gioielli, era entrato all’interno dell’attività commerciale e aveva intimato alla titolare la consegna di preziosi, minacciandola con un coltello. Ne nasceva una colluttazione al culmine della quale il 58enne, dopo aver afferrato la donna per le braccia e averla trascinata sul retro del negozio, le legava i polsi e le caviglie con nastro adesivo, coprendole anche la bocca.

Nella circostanza, l’uomo riusciva a impossessarsi di un cofanetto contenente monili e oggetti di gioielleria per un valore complessivo stimato in circa 20.000 euro, nonché di 8.000 euro in contanti, dandosi poi alla fuga.

L’attività investigativa, svolta da personale della Squadra Mobile torinese attraverso l’analisi dei tabulati e l’individuazione fotografica, permetteva di acquisire elementi utili all’identificazione dell’autore del fatto, che nel Settembre del 2025 rendeva dichiarazioni confessorie in ordine alla rapina in argomento presso gli Uffici della Polizia Ferroviaria della stazione di Mestre (VE).

Le indagini determinavano l’A.G. a emettere nei confronti dell’uomo, stanti i gravi indizi di colpevolezza raccolti a suo carico, il provvedimento, che gli è stato notificato nei giorni scorsi presso la locale casa circondariale “Lorusso e Cutugno”, ove l’uomo risulta detenuto dal Novembre 2025, poiché arrestato in flagranza per il reato di lesioni commesso in danno di personale sanitario del locale ospedale “San Giovanni Bosco”.

A Torino “Un Succo per la Vita” con UGI

Un succo di melograno per sostenere la ricerca sulle predisposizioni genetiche al cancro e costruire percorsi di cura sempre più mirati e sicuri per i più  piccoli. In occasione della Giornata Mondiale contro il Cancro Infantile, che si celebra il 15 febbraio prossimo, UGI, Unione Genitori Italiani contro il tumore dei bambini, aderisce all’iniziativa nazionale di FIAGOP , “Un Succo per la Vita”.  UGI sarà  presente con un banchetto il 15 febbraio 2026 dalle 11 alle 16 in via Lagrange 45 a Torino, di fronte a Kasanova, e il 16 febbraio dalle 9 alle 14 in piazza Polonia a Torino, di fronte all’Ospedale Regina Margherita.

Ogni anno in Italia vengono diagnosticati circa 2500 tumori pediatrici. Negli ultimi anni la ricerca ha evidenziato come una parte significativa delle neoplasie che colpiscono bambini, adolescenti e giovani adulti sia legata a condizioni genetiche ereditarie che aumentano il rischio di sviluppare un tumore.  Riconoscere precocemente queste predisposizioni significa migliorare diagnosi, prevenzione e percorsi di cura,  rendendoli più sicuri per i piccoli pazienti e le loro famiglie.

A fronte di un’offerta minima, sarà possibile ritirare un succo di melograno presso i banchetti allestiti da UGI, contribuendo a sostenere il progetto di standardizzazione della valutazione delle condizioni predisponenti il cancro, e quindi una medicina più mirata e preventiva.
Il melograno, ricco di antiossidanti naturali e simbolo di forza e rinascita, diventa così il cuore di un gesto solidale che fa bene a chi lo compie e a chi lo riceve. I succhi sono prodotti dalla Tenuta il Melograno, realtà ispirata alle eccellenze del Sud Italia, specializzata nella coltivazione biologica.

L’iniziativa si inserisce nel quadro della Giornata Mondiale contro il Cancro Infantile, celebrata in tutto il mondo il 15 febbraio 2026, promossa da Childhood Cancer International ( CCI) e sostenuta dall’OMS. In Italia CCI vede tra i membri fondatori FIAGOP, di cui UGI fa parte. UGI da oltre quaranta anni fornisce un supporto concreto durante le cure ai bambini malati di cancro e alle loro famiglie, nel momento più difficile della malattia e anche nel ritorno alla normalità.

Mara Martellotta

UDC al corteo per la difesa di Mirafiori e del settore auto

Stamane partecipiamo con grande convinzione alla Manifestazione del Sindacato a difesa di Mirafiori, della Fiat e del settore auto che purtroppo non è stato difeso dalle Amministrazioni di Torino sin da quando Castellani nel 93 dichiarò che in futuro l’industria non sarebbe stata così importante per Torino , eppure solo quattro anni prima la Fiat aveva prodotto 1.900.000 auto in Italia ed era la prima per quota di mercato in Europa.

Molti a Torino non hanno ancora compreso la grande importanza del settore auto , definito da chi lo aveva capito di più come i Sindaci DC o come Giuseppe Berta  come la fabbrica delle fabbriche perché negli anni 50 nasceva attorno alla Fiat, senza incentivi statali, la più grande filiera industriale italiana , migliaia di aziende dell’indotto che producevano ognuna una parte dell’auto o dei mezzi pesanti. Non a caso il settore auto insieme alla edilizia era il settore che trainava  di più la crescita della economia italiana dando ai suoi dipendenti, provenienti da tutte le parti d’Italia il lavoro e la sicurezza del futuro. Qualcuno stupidamente pensava di sostituire il settore auto col turismo e la cultura senza saper che il valore aggiunto del settore industriale è tre volte il valore aggiunto del turismo. Così Mirafiori e la Fiat producevano sempre meno auto sino ai 300.000 del 2025. Tra il Parlamento che nella Legge Finanziaria 2022 non prevedeva una lira a favore del settore e la decisione europea che azzoppava il motore endotermico mettendo in ginocchio l’industria europea dell’auto e la scelta di vendere la Fiat alla Peugeot senza che il Governo giallorosso (Conte Zingaretti) procedesse a mettere il “golden power”, il harakiri era completo. A poco era valso la nascita del fondo Giorgetti, nato da una nostra proposta ,  di 8,7 miliardi strozzato dalla chiusura di Tavares che si stava accanendo sull’indotto italiano… Torino, a partire dal Comune, non ha capito che tutte le iniziative portate avanti in questi anni non riuscivano a pareggiare quanto si perdeva nel calo della produzione di Mirafiori . Così la nostra Città da dieci anni e’ la Capitale della Cassa integrazione, così il 75% dei giovani ha una occupazione precaria, così molti neolaureati cercano lavoro e futuro all’estero , così le periferie si sono impoverite. A chi pensa che il settore sia finito diciamo che la mobilità delle persone e delle merci è in continuo aumento nel mondo , che nuovi mercati si aprono, che la mobilità evolverà ma che in questo cambiamento il know how e la capacità di produrre un’auto che c’è a Torino consentirà la innovazione che deriverà dalla guida autonoma, dall’uso della IA e quant’altro. Non vogliamo rinunciare al grande patrimonio industriale che ha accompagnato la rinascita dopo il secondo dopo Guerra dando benessere e sicurezza a molti. Non consentiremo speculazioni immobiliari su Mirafiori e ci impegneremo a creare le condizioni perché arrivi da noi  un secondo produttore.
Con questo spirito e con questo impegno stamane saremo alla Manifestazione Innamorati di Torino perché siamo convinti che per il rilancio del lavoro a Torino il settore auto può ancora dare un forte contributo.
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Mino GIACHINO 
Paolo GRECO LUCCHINA
Antonio CUZZILLA