ilTorinese

Prato inglese, debutta “Le allegre comari di Windsor”

 

Per la regia di Marta Cortellazzo Wiel. E  “Come vi piace” per la direzione di Giulia Odetto al teatro Carignano

Si rinnova anche quest’anno la proposta estiva del Teatro Stabile di Torino -Teatro Nazionale per la stagione 2025-2026, dal 18 giugno al 12 luglio prossimi, con “Prato inglese. Sere d’estate con il teatro di William Shakespeare “, un’iniziativa dedicata ai grandi classici shakespeariani,  portati in scena in un contesto e in un’atmosfera più informali e insoliti.
Il progetto quest’anno prevede due commedie: “Le allegre comari di Windsor” , diretto da Marta Cortellazzo Weil, e “Come vi piace” per la regia di Giulia Odetto, entrambe tradotte e adattate da Diego Pleuteri. Si tratta di due testi ironici, che attraversano momenti diversi della produzione shakespeariana, da un lato la quotidianità grottesca e irresistibile delle borghesi di Windsor, dall’altro la libertà fiabesca e pastorale della foresta di Arden. Saranno in scena, tra gli altri, Lorenzo Bartoli, Teresa Castello, Christian Di Filippo, Matteo Federici, Jacopo Ferro, Josef Gjura, Celeste Gugliandolo, Anna Manella, Stefania Medri, Marta Pizzigallo, Michele Schiano di Cola, Marcello Spinetta. Anna Varaldo firma le scene, Giovanna Fiorentini i costumi.

“Intendo ambientare questa versione di “Allegre comari di Windsor” – spiega la regista Marta Cortellazzo Weil – nel periodo successivo alla seconda guerra mondiale. Sono anni in cui si vive un momento florido e la classe borghese, di cui fanno parte le protagoniste e i loro mariti, non ha alcun bisogno di affermarsi, ha tutto a portata di mano e di conseguenza diventa improduttiva. Cosa fa? Niente. Si annoia. Ed è proprio la noia il motore che spinge Alice Ford e Margaret Page a decidere di vendicarsi del signor John Falstaff il quale, per poter tentare un’ascesa sociale, le inganna con una lettera d’amore, scritta ad entrambe senza cambiare una sola virgola. Di certo sono ferite nell’orgoglio, ma la verità è che le due donne non vedono l’ora di poter far qualcosa. Finalmente la loro noia potrà essere spezzata via da un vero e proprio piano studiato per potersi vendicare di Falstaff, in questo caso un generale  che si vanta di aver partecipato alla seconda guerra mondiale, mentre è  rimasto seduto dietro alla scrivania  a reclutare uomini che andassero in guerra. In questo mondo chiuso e disinteressato, si staglia la figura di Anne Page. Lei e il suo innamorato Felton sono coloro che, spinti dalla curiosità di guardare fuori, decidono di fuggire da quel mondo così ottuso. In questa riscrittura, dunque, rappresentano coloro che parteciperanno alle rivoluzioni dell’epoca, in particolare a quelle del ’68, alla ricerca di nuovi modi di pensare, nuovi valori, nuove versioni della società, nuovi stili di vita, prendendo le distanze dal passato e dalla cultura dominante, con un impulso proiettato verso l’esterno e verso il futuro”.

“La foresta, questo luogo che pensiamo e chiamiamo selvaggio – spiega la regista di “Come vi piace”, Giulia Odetto –  dove i sensi  si amplificano e l’ignoto prende spazio e dove è facile percepire la propria vulnerabilità  e perdere il controllo, lo sguardo si smarrisce, diventa frenetico, cerca i raggi del sole tra tutte quelle fronde e scopre, forse per la prima volta, cosa accade quando la luce, deviando e rimbalzando, rende sfumati i contorni delle cose. Ho scelto di lavorare su “Come vi piace” attratta da una storia di amore appassionante, quello tra Clelia e Rosalinda, due amiche che crescono insieme, attraversano sfide, desideri, identità  e, pur cambiando, rimangono insieme.
Dentro questo paesaggio, in cui i corpi si mischiano, le identità slittano e le gerarchie si confondono, si fa spazio una domanda: come si ama?
Il testo fornisce una semplice risposta: come vi piace. Esistono tantissime forme di amore in questa commedia e mi piacerebbe che, uscendo dal teatro, il pubblico si sentisse un poco più incoraggiato ad essere e amare come gli piace, ma anche consapevole della necessità di conoscersi a fondo,  forse perdendosi nelle proprie selve oscure, per capire davvero cosa piace ed evitare di ritrovarsi a recitare una parte assegnata, che può essere indesiderata.
In “Come vi piace” non c’è magia, eppure la commedia è  attraversata da eventi e sorpresa che, ancora oggi, possono apparire rari e miracolosi. Ne è un esempio il finale affidato, cosa insolita nei classici, ad un personaggio femminile. Per quanto questa rarità mi emozioni, sento che il bisogno di avere un’ultima parola sia un retaggio da abbandonare. Voglio provare a non chiudere il discorso, a lasciare la foresta e il palcoscenico , il nostro mondo, in movimento, in divenire”.

Teatro Carignano, piazza Carignano 6, Torino
Biglietteria Teatro Carignano, piazza Carignano 6, Torino
Telefono 0115169555
Email biglietteria@teatrostabiletorino.it
Orari: da martedì  a sabato dalle 13 alle 19, domenica dalle 14 alle 19. Lunedì riposo.

MM

Terna e PoliTo, fino all’8 settembre il bando per “innovazione sistemi per l’energia”

 MASTER DI II LIVELLO 
Iscrizioni aperte fino all’8 settembre per la seconda edizione del Master interamente finanziato da Terna
Al termine del percorso formativo i partecipanti conseguiranno il titolo di Master rilasciato congiuntamente dai Politecnici di Torino, Bari e Milano
L’iniziativa rientra nell’ambito del PoliTech Lab, la Rete Politecnica di Alta Competenza
- È stato pubblicato il bando della seconda edizione del Master di II Livello in “Innovazione nei Sistemi Elettrici per l’Energia”, promosso da Terna con i Politecnici di Torino, Bari e Milano nell’ambito del PoliTech Lab, la Rete Politecnica di Alta Competenza. La collaborazione strategica tra il Gruppo e i Politecnici promuove la ricerca, l’innovazione e la formazione avanzata a beneficio del sistema elettrico e del Paese.
Il 2 luglio il Politecnico di Torino ospiterà l’evento di presentazione della seconda edizione per illustrare ai neolaureati presenti o collegati in streaming l’offerta formativa, i dettagli delle materie previste, gli obiettivi dell’iniziativa e gli aspetti organizzativi.
Il Master formerà professioniste e professionisti chiamati a sviluppare e gestire la Rete di Trasmissione Nazionale dei prossimi decenni creando profili altamente specialistici: esperti di sistemi elettrici di potenza, di impianti e tecnologie, di gestione degli asset, mercati e regolazione. Al termine del percorso formativo i partecipanti conseguiranno il titolo di Master rilasciato congiuntamente dai Politecnici di Torino, Bari e Milano.
Per le candidate e i candidati in possesso di laurea magistrale in Ingegneria dell’Automazione, Elettrica, Elettronica, Energetica e Nucleare, Gestionale, Informatica e Meccanica, sarà possibile fino all’8 settembre presentare la domanda di ammissione al Master di durata annuale, che inizierà a novembre. L’impegno previsto per i 45 studenti selezionati, 15 per ciascun Ateneo, è di 1.500 ore per ottenere 60 crediti formativi. I costi di partecipazione saranno interamente sostenuti da Terna che assegnerà, a ogni candidato ammesso, una Borsa di studio. Al termine del percorso, i partecipanti al Master saranno inseriti nel Gruppo Terna.
Il programma prevede lezioni frontali, esercitazioni, laboratori, seminari integrativi, visite agli impianti e un’esperienza pratica finale in azienda. Il percorso formativo è in presenza e in lingua italiana, con un corpo docente multidisciplinare proveniente dal mondo della ricerca e dell’industria. Le attività didattiche si svolgeranno, in maniera integrata, non solo presso i tre Atenei ma anche nel Campus di Terna Academy a Roma.

Usic: «Operazione dei Carabinieri, sventata rapina e sequestrati 2,5 chili di droga»

VERBANIA  – “La Segreteria Regionale Piemonte e Valle d’Aosta dell’Unione Sindacale Italiana Carabinieri esprime il proprio plauso per l’importante operazione condotta dai Carabinieri di Verbania, che ha consentito di sventare una rapina e sequestrare oltre due chili e mezzo di sostanze stupefacenti destinate al mercato locale. L’intervento è avvenuto tra la notte del 10 e l’11 giugno 2026, durante un servizio mirato di controllo del territorio. I militari del Nucleo Operativo e Radiomobile hanno intercettato un gruppo di soggetti che stava tentando di impossessarsi di un ingente quantitativo di droga, verosimilmente destinato anche al mercato che coinvolge giovani consumatori della zona. I Carabinieri sono intervenuti proprio nel momento in cui la rapina stava entrando nel vivo. Grazie alla prontezza operativa, al coordinamento delle pattuglie e alla capacità di leggere immediatamente la situazione, i militari sono riusciti a fermare i responsabili in flagranza di reato, evitando che l’episodio potesse degenerare. Il bilancio dell’operazione è di quattro persone arrestate: tre accusate di tentata rapina aggravata e una di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Si tratta di un risultato che parla da solo e che conferma la costante attività di controllo svolta dall’Arma sul territorio del Lago Maggiore. L’operato dei militari di Verbania invia un messaggio inequivocabile: la sorveglianza resta alta per proteggere la comunità e, in particolare, le fasce più giovani da fenomeni criminali legati allo spaccio e alla violenza. Ai colleghi impegnati nell’operazione va il nostro sentito ringraziamento per la professionalità, la tempestività e il senso del dovere dimostrati ancora una volta al servizio dei cittadini”. Così, in una nota, Leonardo Silvestri, Segretario Generale Regionale Piemonte e Valle d’Aosta dell’Unione Sindacale Italiana Carabinieri (USIC).

Leonardo Silvestri

Motociclista di 21 anni muore dopo un incidente stradale

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A seguito dell’incidente avvenuto alle 23 di ieri sera a Carignano un giovane motociclista è morto poco dopo essere stato soccorso dal 118.

Il ragazzo viaggiava in moto sulla statale 20 del Colle di Tenda e per cause da accertare, è finito fuori strada, contro un tabellone stradale.

I carabinieri hanno chiuso la statale al traffico.  L’elisoccorso ha trasportato il ferito in elicottero al Cto ma è deceduto poco dopo l’arrivo in ospedale.

Liberare Pancalieri dal traffico pesante

Allontanare dai centri storici dei paesi il traffico pesante che insiste sulle strade provinciali è da molti anni una priorità per le amministrazioni comunali e per quella della Città metropolitana di Torino. Spesso non basta realizzare nuovi assi viari: occorre curare e rendere più sicuro possibile il raccordo tra le nuove arterie – che vengono prese in carico dalla Città metropolitana – e la viabilità “storica” che attraversa i centri abitati. È il caso di Pancalieri, dove, su richiesta dell’amministrazione comunale, si sta valutando la possibilità di acquisire al patrimonio della Città metropolitana il collegamento tra la SP 129 e la SP 141 (asse davanti al cimitero) e l’asse stradale comunale situato al confine con la Provincia di Cuneo che collega la Provinciale 141 alla rotatoria di confinedismettendo invece al Comune i due tratti di strade provinciali in centro abitato.

Questo consentirebbe di deviare i mezzi pesanti su via Circonvallazione e sulla Provinciale 141, sino al congiungimento con la SP 30 della Provincia di Cuneo, alleggerendo il concentrico di Pancalieri dal traffico pesante che insiste sulla Provinciale 129.

Della possibilità di redigere un progetto degli interventi da eseguire sulle strade comunali al fine di renderle idonee quali assi provinciali extra-urbani e di effettuare la valutazione sommaria dei costi hanno discusso con il Vicesindaco metropolitano Jacopo Suppo il Sindaco di PancalieriPiero Giovanni Paletto, e il Vicesindaco Massimiliano Varetto, nell’ambito dell’iniziativa “Comuni in linea”.

Negli anni scorsi l’Ufficio pianificazione e realizzazione opere pubbliche della Direzione Azioni integrate con gli Enti locali della Città metropolitana aveva redatto il progetto di fattibilità tecnica ed economica della trasformazione dell’incrocio a raso tra la Provinciale 141 e la via Circonvallazione, progetto ritenuto congruente e utile nell’ottica della proposta in itinere.

Nell’incontro che si è tenuto lunedì 8 giugno il Vicesindaco metropolitano ha confermato la proposta di elaborare e siglare un accordo di programma, che preveda le modifiche alla viabilità richieste dal Comune. L’ipotesi progettuale proposta dal Comune è quella di incanalare il traffico proveniente da Casalgrasso sulla SP 30 della Provincia di Cuneo nella Provinciale 141 della Città metropolitana di Torino. I mezzi destinati a Pinerolo potrebbero reimmettersi sulla Provinciale 129 utilizzando la via Circonvallazione, che collega le due strade provinciali. Per realizzare questo obiettivo sarebbe necessario adeguare le intersezioni a raso, costruendo due rotatorie e verificare eventuali opere necessarie su via Circonvallazione: ad esempio, un adeguamento dell’accesso al cimitero. Nella riunione con l’amministrazione comunale di Pancalieri si è parlato anche della necessità di mettere in sicurezza l’incrocio tra le Provinciali 129 e 149.  Città metropolitana di Torino e Provincia di Cuneo dovranno confrontarsi sulle modalità di gestione dell’asse viario che attualmente pare essere esattamente a cavallo dei due Enti, ma con ogni probabilità è già interamente di proprietà del Comune di Pancalieri che l’ha realizzato: manca probabilmente solo il passaggio a partita strade. Il Comune di Pancalieri si è impegnato a verificare questo aspetto.

Le ricchezze e le trasformazioni di uno spazio vuoto

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L’appuntamento dal 7 al 9 luglio presso l’ex Mercato Ittico

Ho una casa, la casa di famiglia. È vuota da anni ormai. Non ci va più nessuno e i miei figli non sentono alcun legame con quel luogo. Ma quella casa continua a rappresentare qualcosa di enorme. È come se contenesse una versione di me che non esiste più, ma che non riesco a lasciare andare. Ogni stanza è un ricordo, ogni oggetto una traccia, ogni silenzio una voce. È il luogo delle origini, ma che non appartiene più al presente.” I pensieri di una donna che guarda dietro le spalle a un passato: “Mi chiedo allora: un ricordo può vivere senza un luogo? O siamo noi a dargli forma, a portarlo con noi anche quando i muri che lo hanno custodito non ci sono più?” Domande poste nelle colonne di un recentissimo “Tuttolibri” a cui lo scrittore Diego De Silva tentava di dare le proprie risposte, accennando non soltanto alle “ragioni terra-terra” che possono abbracciare il disuso e i costi ma anche quei “valori affettivi” che rimangono “inestimabili per definizione”: “Io ho impiegato degli anni per superare quel dolore, archiviandolo tra i miei errori, sotto ognuno dei quali ho firmato la mia stupidità… non posso darti consigni, soprattutto perché, come vedi, sono fin troppo coinvolto nell’argomento. Posso però indicarti un gioiellino di libro sul tema, che potrebbe suscitare qualche tua riflessione, “Di chi sono le case vuote”, di Ettore Sottsass, una raccolta di scritti e saggi sul senso degli spazi vuoti e degli edifici abbandonati, considerati come luoghi pieni di presenze, di passato, di oggetti.”

Mi tornavano in mente queste parole lette pochi giorni prima, durante la presentazione del Festival di Architettura Torino che, proprio con una tre giorni – dal 7 al 9 luglio prossimi – presso l’ottocentesco ex mercato ittico di Porta Palazzo (“il più vasto mercato cittadino che tutta l’Europa ci invidia, così vario, popolato, multietnico”, ricordava Michela Favaro, vice sindaco di Torino al tavolo dei relatori nella sala Carpanini del Comune), storico edificio oggi al centro di un processo di trasformazione e cambio di destinazione, indagherà “il futuro dell’abitare e dello spazio urbano”. Un’occasione inedita promossa dalla Fondazione per l’Architettura e dall’Ordine degli Architetti di Torino – con il patrocinio di Città di Torino e Regione Piemonte con il contributo di Camera di Commercio, e il sostegno di Banca Reale, Dierre, Fresia Alluminio, Iren, Idrocentro, Sikkens e Traiano Luce 73, che vorrà coinvolgere differenti professionisti ma pure “intercettare e accompagnare tutti i cittadini interessati al tema dell’abitare.” Un’occasione di incontri, talk, installazioni e proiezioni dedicata “a una delle questioni più urgenti del nostro tempo” che ha per titolo proprio “Chi abiterà le case vuote?”.

Intraprendendo un vasto panorama che porta inevitabilmente la città a essere candidata quale Capitale della Cultura 2033, quindi aprendosi sempre più a un respiro europeo, una decina di aree tematiche occuperanno la location, a conferma della convinzione del grande architetto secondo cui “il vuoto delle case diventa uno spazio di possibilità e non di assenza, il segno visibile delle grandi trasformazioni socioeconomiche del nostro tempo”. Si affacciano motivazioni nuove, l’invecchiamento della popolazione, la crescita dei nuclei familiari ristretti, la mobilità professionale e la crisi climatica, “è un festival molto particolare questo, che vuol prendere a considerare un tema importante come è quello del futuro dell’abitare, ed è importante che se stia parlando: esaminare case e terre per affrontare le sfide economiche e ambientali poste storicamente nel futuro”, sottolinea Alessandra Siviero presidente della Fondazione per l’Architettura Torino. Migliaia di edifici rimangono inutilizzati mentre cresce la domanda di alloggi accessibili – di “diritto alla casa, soprattutto a una casa abbordabile”, parla Favaro, nella volontà di avere una città che possa attirare nuove imprese, mentre Andrea Tronzano, Assessore al Bilancio della Regione afferma che “il Festival di Architettura rappresenta un’occasione preziosa di riflessione e confronto, utile ad analizzare, anche attraverso i dati, le trasformazioni e il futuro dei nostri territori” -, servizi di prossimità e nuove forme di vita comunitaria, mentre da più parti si afferma la necessità che “il tema dell’abitare contemporaneo non può essere letto solo come una questione esclusivamente sociale o emergenziale: il tema delle case vuote rappresenta una straordinaria opportunità progettuale per attivare processi di rigenerazione sostenibile, capaci di generare valore culturale, sociale, economico e urbano”.

Non soltanto domande quindi nei vari appuntamenti di un programma che, al di là di voci generali che allineano laboratori educativi per bambini e ragazzi, momenti musicali, una grande installazione creata dall’artista Raffaele Salvoldi e una rassegna cinematografica, resta ancora in gran parte top secret, ma anche risposte concrete che coinvolgeranno Università e istituzioni, attraverso gli interventi di esperti, professionisti, urbanisti e progettisti internazionali, attraverso le testimonianze di quanti stanno affrontando medesimi scenari. Ribadisce Roberta Ingaramo, Presidente dell’Ordine degli Architetti di Torino: “Temi come l’accesso alla casa, la rigenerazione del patrimonio esistente, la sostenibilità delle operazioni di trasformazione e l’inclusione sociale non possono essere affrontati senza una progettualità capace di mettere in relazione esigenze diverse e di costruire risposte concrete ai bisogni della comunità. Come Ordine degli Architetti crediamo che la cultura del progetto debba tornare ad avere un ruolo centrale nelle scelte che riguardano la città”. Conclude gli interventi Alessandra Siviero: “Le nostre sono le stesse domande che attraversano oggi l’intera Europa. Inoltre sono convinta che la scelta dell’ex Mercato Ittico di Porta Palazzo non sia casuale, un luogo simbolo della trasformazione urbana di Torino che diventa il contesto ideale per riflettere sul riuso e sulle nuove forme dell’abitare”. Sempre con un occhio a un mondo in continuo divenire: “Guardare al futuro significa anche dare voce alle nuove generazioni: per questo il festival ospita Future Homes Europe, la call internazionale rivolta a giovani architette e architetti under 35 chiamati a immaginare nuove risposte alle sfide dell’abitare contemporaneo”.

Elio Rabbione

Nelle immagini di Daniele Ratti, al tavolo, da sx, Alessandra Siviero, Roberta Ingaramo e Raffaella Lecchi, direttrice della Fondazione per l’Architettura; l’assessore Andrea Tronzano; due angoli dell’ex Mercato Ittico, luogo d’incontro per il Festival.

Smart working: diavolo o acqua santa?

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SOCIOGRAFIA  LETTERE DAL PRESENTE

Lo smart working, italianizzato in lavoro agile, ha avuto il suo esordio durante il lockdown.

Aziende che, nel giro di pochissimi giorni, hanno dovuto realizzare piattaforme in grado di consentire il collegamento alle loro VPN (reti private virtuali) alle centinaia, quando non migliaia, di propri dipendenti. Fu, com’è facile comprendere, una necessità; l’alternativa sarebbe stata chiudere l’azienda, con tutto ciò che avrebbe comportato.

Visto il (relativo) successo, tale istituto rimase anche dopo la cessata emergenza, consentendo alle persone di collegarsi anche dalla seconda casa, andare in ferie senza segnare ferie (a condizione di collegarsi), risparmiare carburante e tangenziale, stress, ore fuori casa ecc. ecc.

Ovviamente c’è sempre un rovescio della medaglia.

Dal punto di vista della persona, del dipendente il lato negativo dello SW è l’allontanamento dall’azienda, dai colleghi; non è solo un problema di affettività, di relazioni sociali piacevoli o affettive ma anche di aziendalismo. Non entrare in azienda tutti i giorni, non vedere i colleghi magari per mesi (se i giorni di presenza non coincidono), non recarsi in mensa, non vedere loghi e colori aziendali alla lunga tende a staccare affettivamente una persona dal suo datore di lavoro.

Per le aziende l’aspetto è duplice, antitetico: senza i dipendenti sotto gli occhi, si perde il controllo su di essi; la Legge 300/70 (Statuto dei lavoratori) vieta espressamente il controllo a distanza dei lavoratori. Il datore, cioè, può verificare se il lavoratore si sia collegato alla rete aziendale, ovviamente se abbia prodotto dei report, ma non può sapere se oltre al pc sia acceso anche il cervello del dipendente. Per contro, vantaggio per l’azienda, isolati così i dipendenti sono meno reattivi, meno forti contro l’azienda e, dunque, meno portati ad avanzare rivendicazioni, Una forma contrattualizzata di “divide et impera”.

Poiché nella nostra società occidentale è sempre il denaro (e chi lo possiede) a decidere, ecco che alcune aziende, già da alcuni anni, hanno fatto marcia indietro abrogando lo statuto dello SW dai loro contratti, indipendentemente da ciò che ne pensino i lavoratori.

Sicuramente, almeno per tutte le persone che conosco io, lo SW ha comportato più ore collegati rispetto ad una presenza fisica, “tanto sono qui”, “così controllo se arriva qualche mail” o motivazioni simili.

Quello che forse in Italia non molti possedono è l’onesta di erogare, in SW come in presenza, la stessa durata e qualità di servizio, cosicché il datore di lavoro non debba rimpiangere la presenza fisica. Di sicuro i colleghi sono tali, non sono amici, per cui fuori dalle mura aziendali siamo tanti soggetti singoli non in grado di far valere le proprie ragioni, i propri diritti.

Chissà perché siamo campioni del mondo nell’avanzare pretese, olimpionici di lancio della critica e sollevamento della polemica, ma non sappiamo confrontarci costruttivamente per avanzare proposte e, parimenti, richieste.

Se andassimo a scuola dai cugini d’oltralpe?

Sicuramente abbiamo tanto da imparare.

Sergio Motta

Con vero piacere ho accolto l’offerta del Direttore di avere una mia rubrica che ospiti i miei articoli. Dopo oltre 4 anni, l’appuntamento settimanale con iltorinese.ité diventato un motivo di orgoglio, oltre che un piacere.Ringrazio, perció, il Direttore e la redazione tutta promettendo che continueró ad impegnarmi, come ho fatto finora. 

Sergio Motta

Onore al “Forte di Bard”!

All’antica “Fortezza” sabauda, oggi “Polo Culturale” di eccellenza delle Alpi Occidentali, è andata una gradita “menzione speciale” al “Premio Spina 2026”

Bard (Aosta)

Giunto alla sua nona edizione, il celebre “Premio Gianluca Spina”, promosso dall’“Osservatorio Innovazione Digitale per la Cultura del Politecnico di Milano” e dedicato all’illustre accademico, ingegnere e professore ordinario di “Gestione Aziendale” all’Ateneo milanese, tragicamente scomparso (vittima di una valanga) nel febbraio 2015 a soli 51 anni, ha riconosciuto, quest’anno una “menzione speciale” al valdostano “Forte di Bard” per il Progetto di riallestimento del Museo “Le Alpi dei Ragazzi”, progettato dallo studio multidisciplinare “WAU Architetti” (via Po 1, Torino), specializzato nell’integrazione di “architettura”, “design”, “urbanistica” e “ingegneria”.

A ricevere il prestigioso riconoscimento, assegnato alle “Istituzioni Culturali Italiane” che abbiano realizzato progetti significativi di “innovazione digitale”, “accessibilità” e “sostenibilità”, sono state Ornella Badery, presidente del “Forte di Bard” e Cristina Carla Maria Bardelli, architetto dello stesso studio “Wau”. La “menzione speciale”, la cui consegna è avvenuta martedì 9 giugno scorso nel corso del convegno dell’Osservatorio dal titolo “Innovazione nella Cultura tra passato e futuro” (tenutosi al “Campus Bovisa” del Politecnico milanese) è stata ottenuta con la seguente motivazione: “Per aver utilizzato il gioco come strumento di apprendimento, facendo uso di elementi sensoriali e dell’immersività per stimolare l’immedesimazione e l’apprendimento attivo tramite la partecipazione e semplificando temi complessi, senza perdere l’impatto del contenuto”.

Particolarmente soddisfatte la presidente Ornella Badery e Cristina Carla Maria Bardelli, Fondatrice e Presidente di “WAU Architetti”“Siamo lieti per questo risultato – commenta la prima – che premia l’impegno profuso dal ‘Forte di Bard’ nel progressivo processo di rinnovamento dei propri spazi museali. Il compito del ‘Forte’ è quello di raccontare la montagna nella sua complessità e le diverse sfide che la attendono e nel farlo è importante attualizzare i contenuti e i linguaggi guardando alle nuove tecnologie e a soluzioni tecnologiche ed allestitive sempre più inclusive”.

Parole cui s’aggiungono quelle, altrettanto entusiaste, di Cristina Carla Maria Bardelli“La menzione speciale del ‘Premio Gianluca Spina 2026’ rappresenta per ‘WAU Architetti’ un riconoscimento di grande valore: il progetto di riallestimento del ‘Museo Le Alpi dei Ragazzi’ nasce dalla volontà di rendere il patrimonio culturale accessibile, coinvolgente e vicino alle nuove generazioni, utilizzando il gioco come strumento di apprendimento e scoperta. Questa menzione conferma l’importanza di un approccio che mette al centro le persone, incoraggiandoci a proseguire nella progettazione di luoghi culturali capaci di coinvolgere, educare e ispirare, favorendo l’inclusione e la partecipazione con linguaggi e strumenti innovativi”.

Fondato a Torino nel 2012 da Cristina BardelliMarco MancusoPaolo Massa Bovat Paolo Nomis, lo “Studio WAU” (acronimo di “World Around Us – Il mondo che ci circonda”) opera, dal 2021, come “Società di ingegneria” con la costituzione di “WAU Architetti Srl SDI”. L’attività di “WAU Architetti” si concentra su progettazione, restauro, allestimenti, rigenerazione urbana e pianificazione, con particolare attenzione al “patrimonio storico e paesaggistico”, affiancando pur anche committenze pubbliche e private nella gestione di interventi complessi, inclusi beni “sottoposti a tutela” e “programmi finanziati” attraverso bandi regionali, nazionali ed europei. In continuità con questo percorso, dal 2025 “WAU Architetti” fonda “As Built”, società torinese dedicata alla “valorizzazione immobiliare” e agli “investimenti architettonici”, che consente di integrare progettazione e sviluppo, potenziando l’indipendenza creativa dello Studio. Tra i principali interventi si distinguono oltre al riallestimento multisensoriale del Museo “Le Alpi dei Ragazzi” al Forte di Bard, il “Courmayeur Climate Hub”, restituito alla comunità mediante la rigenerazione culturale e sociale dei borghi storici, e l’intervento di riqualificazione urbana di “San Girolamo di Este”, in Veneto. A Torino, “WAU” ha curato, tra gli altri, il restauro dell’“Isolato di Sant’Apollonia” in Piazza Castello, per la “Banca d’Italia” i progetti di restauro e manutenzione e, a Moncalieri, la progettazione bioclimatica della settecentesca “Villa Pininfarina”.

g.m.

Nelle foto: Cristina Carla Maria Bardelli e Ornella Badery al “Premio Spina”; Jean-Claude Chinceré “Archivi Forte di Bard”

Schiacciato dal trattore: muore 82enne

È rimasto travolto da un trattore mentre lo stava usando: 82enne perde la vita. L’incidente si è verificato a Brandizzo nella zona agricola di Cascina Bologna.

Il pensionato è stato schiacciato dal mezzo agricolo in funzione ed è deceduto a seguito dei traumi riportati. Sul posto sono giunti  immediatamente i soccorsi del 118 Azienda Zero, che hanno potuto soltanto constatare il decesso della vittima.

I vigili del fuoco hanno messo in sicurezza l’area. Sul luogo, presenti anche i carabinieri di Chivasso e gli ispettori dello Spresal dell’Asl To4 per gli accertamenti sulle cause dell’accaduto.

VI.G

A Davide Sgambaro il “Premio Matteo Olivero”

Con l’opera site-specific “Infinite fall (floating)”, è il giovane artista patavino ad aggiudicarsi a Saluzzo la 48^ edizione del Premio

Inaugurazione giovedì 18 giugno, ore 11,30

Saluzzo (Cuneo)

Il senso (proprio come suggerisce il titolo) è quello di una “caduta infinita (fluttuante)”, di un precipitare eterno senza meta d’arrivo, “simbolo di una società contemporanea condannata a vivere in perenne bilico”“Infinite fall (floating)”, l’opera site-specific realizzata dall’artista Davide Sgambaro (nato a Cittadella – Padova nel 1989, oggi residente a Torino) e vincitrice della 48^ edizione del “Premio Matteo Olivero” – tenuto dal 2018 nell’ex Capitale dell’antico “Marchesato” in memoria del grande, troppo trascurato, artista saluzzese tra i maggiori esponenti del Divisionismo – sarà inaugurata giovedì 18 giugnoalle 11,30, presso la “Piscina Comunale” di corso Aldo Moro, spazio cittadino fortemente vissuto e partecipato, con l’intento di portare l’arte (secondo gli obiettivi fondamentali dello stesso “Premio”) nella quotidianità, a stretto contatto con il più vario e vasto pubblico. Principio, del resto, che ha fatto dell’evento, nell’ambito della rassegna “START/storia e arte – Saluzzo”, sotto la direzione artistica di Stefano Raimondi – e promosso dalla “Fondazione Amleto Bertoni”, dal “Comune di Saluzzo” e “The Blank Contemporary Art” – un prezioso modello di “valorizzazione territoriale” attraverso l’arte contemporanea.

L’opera del giovane Sgambaro (installata sul fondo della Piscina) prende le mosse dall’iconico e tristemente famoso scatto fotografico “The falling man” (“L’uomo che cade”) realizzato dal fotoreporter americano dell’“Associated Press” Richard Drew l’11 settembre 2001 e immagine simbolo, la più potente e controversa, dell’indimenticata tragedia delle “Torri Gemelle”. L’immagine, accusata di essere offensiva e voyeuristica tanto da essere ritirata, infatti, dalla circolazione pubblica per molti anni, immortala una delle 200 persone che, intrappolate nei piani superiori del “World Trade Center”, scelsero di lanciarsi nel vuoto piuttosto che morire arse vive: “simbolo estremo dell’assenza di scampo”. Curiosa particolarità: nell’estremo caos della tragedia, ad essere notata è stata la posizione dell’uomo che cade perfettamente allineato alle linee verticali dell’edificio. Postura che ha spinto molti a interpretare lo scatto non come “immagine di morte”, ma come “metafora di dignità, controllo e sfida di fronte all’inevitabile”.

Dichiara, in proposito, lo stesso Sgambaro: “Ragionando su quell’immagine oramai storica, ho immediatamente pensato alla normalizzazione collettiva dell’attesa nel rapporto antitetico tra uso del potere capitalista e sopravvivenza precaria”. In tal senso, e attraverso la rapida, flessibile lievità di segni informali che prendono corpo attraverso materiali leggeri e sagomati ad uso immaginifico e visionario, Sgambaro (aiutato dall’illustratrice Viola Mancini) pare volerci restituire un’idea di “leggerezza confortante”, anche davanti all’inevitabile realtà di un corpo prossimo ad impattare al suolo. “Le opere di Sgambaro – è stato a ragione scritto – sono sculture minime … in cui si respira l’atmosfera di una festa finita, la precarietà dei materiali fragili, il senso di un tempo perso. Il sabotaggio dell’imperativo positivista della società, rappresentato dall’emblematica ‘emoji’ sorridente, spesso presente nelle opere di Sgambaro, ha però il sapore di un atto liberatorio, di uno smascheramento reazionario”. La quotidiana realtà é per lui, aggiungiamo, un atto dovuto, una recita a caduta libera, nell’imbuto di “nuvole” apparentemente sorridenti, compiuta con un tal senso di leggerezza capace di apprezzare perfino l’infinita discesa in gorghi esistenziali inaccettabili, se non con l’aiuto di una pace dignitosa e un senso di pacata attesa che ha il sapore sospeso dell’eternità.

Esiste dunque un nesso profondo tra l’operare “contemporaneo” di Davide Sgambaro e la vita quotidiana. Ed “è proprio questa capacità – sottolinea Stefano Raimondi – di generare relazione che rende il lavoro di Sgambaro particolarmente significativo per il ‘Premio Olivero’: un’opera che nasce dalla comunità, maturata durante una residenza dell’artista, e che alla comunità ritorna, ampliando il senso di appartenenza e di partecipazione culturale”.

L’installazione di Davide Sgambaro entra, così, a far parte di un percorso di “valorizzazione del territorio” che mira a creare un dialogo serrato tra la comunità e i linguaggi dell’“arte contemporanea”. E il Comune di Saluzzo prosegue, in tal modo e proprio attraverso l’annuale realizzazione del “Premio Matteo Olivero”, nel suo progetto di costruzione di una “Collezione d’Arte Pubblica” che conta già interventi di artisti di conclamata fama internazionale.

Gianni Milani

Nelle foto: Davide Sgambaro “Infinite fall (floating)”; Davide Sgambaro