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Alpitour World sostiene Torino Capitale della Cultura d’impresa 2024

 

 

Il sostegno a “Torino Capitale della Cultura d’Impresa 2024”, da parte di Alpitour World, nasce dal rafforzamento del legame con la Città di Torino. L’iniziativa, indetta da Unione Industriali Torino, mira a coinvolgere e trasformare la classe imprenditoriale piemontese e il capoluogo in un territorio sempre più teso al futuro e al cambiamento.

Nato nel 1947, Alpitour World, primo gruppo turistico in Italia, ha subito trasformato Torino in una sorta di “quartier generale”, stabilendo un legame molto forte, che si è tradotto nel tempo con l’impegno costante, da parte del Gruppo, di rivestire un ruolo occupazionale, e non solo, di primaria importanza. La pluriennale sponsorizzazione del PalaAlpitour, oggi Inalpi Arena, fino al recente partenariato di quattro anni con un’altra nota istituzione torinese, il Museo Egizio, rappresentano due delle molte attività portate avanti da Alpitour World a sostegno del territorio e della comunità torinese.

Lungo questo fil rouge si posiziona anche il consolidato rapporto di collaborazione con l’Unione Industriali Torino, che si concretizza nel progetto “Torino spazio al Futuro”, un programma di iniziative ed attività che si avvicenderanno nell’anno di Torino Capitale d’Impresa 2024 e che vuole essere un’occasione di riflessione e fonte di nuovi stimoli intorno ai temi dell’innovazione, del futuro e del cambiamento, che accomunano e vedono fortemente protagonisti la città e le imprese sul territorio.  All’interno di questo ricco palinsesto Alpitour World sarà presente a tre eventi di grande richiamo di pubblico.

Il primo sarà “Torino al futuro. La cultura d’impresa, la cultura dell’innovazione”, la cui inaugurazione si terrà sabato 13 aprile dalle 11.30 presso il Museo Nazionale del Risorgimento di Torino. L’esposizione, organizzata dall’Unione Industriali di Torino e aperta al pubblico dal 14 aprile al 29 settembre dalle 10 alle 18 si snoda attraverso sette sezioni multimediali che hanno l’obiettivo di raccontare il tessuto industriale della città,  la creatività e la spinta  all’innovazione proprie della cultura d’impresa del territorio torinese. Tra le eccellenze torinesi anche Alpitour World, primo gruppo nell’industria del turismo italiano che, da oltre 75 anni, fa viaggiare milioni di persone portando l’Italia nel mondo e viceversa.

Alpitour World sarà presente al Salone del Libro, appuntamento imperdibile che raccoglie milioni di partecipanti.  Il gruppo parteciperà al Caffè Letterario che avrà luogo giovedì 9 maggio alle 12.45 per presentare “Signature-Once in a lifetime”, il coffeetable book che racconta la collezione di viaggi limited editionpensata per il centenario di Turisanda 1924, il più storico brand del turismo italiano parte di Alpitour World.

In questo percorso hanno preso parte 5 ambassador d’eccezione, con i quali il brand ha condiviso il significato più  profondo del viaggio: Christian Greco,  egittologo e direttore del Museo Egizio di Torino, Stefania Andreoli, scrittrice e psicoterapeuta, Mario Tozzi, geologo e divulgatore scientifico, autore televisivo,  Pablo Trinca, giornalista, autore e personaggio televisivo, e Filippa Lagerback, conduttrice televisiva e showgirl. Ognuno di loro racconta la propria intima visione del viaggio e del senso di scoperta, permettendo ad ogni lettore di assaporare la meraviglia di aprirsi all’altro e a nuove culture,  per lasciarsi trasformare nel profondo.

Terzo appuntamento sarà quello con l’Italian Tech Week, evento che da anni fa del capoluogo piemontese la capitale italiana della tecnologia e in cui gli esponenti e le menti più brillanti della scena tech internazionale si riuniscono per parlare di innovazione, futuro e nuove tendenze. Alpitour Tour sarà presente per raccontare come l’innovazione sia da sempre l’elemento chiave del proprio sviluppo e della propria strategia.

La tecnologia rappresenta una leva sempre più essenziale, sia si business sia di prospettiva,  dal primo mainfraime introdotto in Italia nel 1967, passando da Alpitour Informatica degli anni novanta,  arrivando fino ai più  recenti programmi di trasformazione InNOva e Next-GenaAI.

Un approccio di ampio respiro che coinvolge molte aree e funzioni aziendali per promuovere un cambiamento continuo e trasversale.

MARA MARTELLOTTA

“Uno scatto nel passato” con gli allievi del corso di fotografia dell’Accademia Albertina di Belle Arti

Domenica 14 aprile 2024, dalle 15 alle 17, in occasione della mostra “L’Ottocento fotografa il Medioevo”, sarà presente uno scatto nel passato con gli allievi del corso di fotografia, un evento aperto a tutti per raccontare le storie della fotografia, dalle antiche silhouette alle macchine fotografiche ottocentesche, messe in azione di fronte ai nostri occhi fra le sale della Pinacoteca Albertina e l’affascinante sotterraneo della rotonda del Talucchi. Dai bambini agli adulti, è un evento per tutti a cura degli allievi del corso di fotografia dell’Accademia Albertina di Belle Arti.

Info: 011 0897370

comunicazioni@albertina.academy

 

Mara Martellotta

“Progresso sostenibile”, incontro all’Environment Park di Torino

Si è svolto presso l’Environment Park di Torino, il parco tecnologico da oltre 20 anni tra i luoghi simbolo della città per i temi legati all’ambiente e alla sostenibilità, l’incontro dal titolo “DA 20 ANNI IN VIAGGIO”, organizzato da Uomo e Ambiente Società Benefit. Le parole “Progresso sostenibile”, che affiancano il logo aziendale sin dalla fondazione dell’azienda, testimoniano la visione lungimirante di un approccio al fare impresa che nel 2004 era impensabile e oggi alimenta il dibattito quotidiano. Da allora, Uomo e Ambiente opera come un sistema integrato e multidisciplinare di competenze che affianca aziende e organizzazioni pubbliche e private divulgando equità sociale e rispetto della natura, impatto positivo sull’ambiente e sulle persone, aiutandole in una crescita economica parallela a quella etica.

In occasione dei 20 anni di attività, i fondatori Nunzia Giunta e Mario Burrascano hanno organizzato un incontro di dialogo e scambio di competenze ed esperienze, che mira a ispirare e muovere all’azione altri soggetti della società civile, diventando dei veri market mover. Il tema del viaggio è servito da metafora per interpretare ogni punto di arrivo come un nuovo punto di partenza, perché soprattutto quando si parla di temi complessi come la sostenibilità non si è mai davvero arrivati.

Uomo e Ambiente, che è anche una delle 22 aziende piemontesi e 266 italiane ad oggi certificate B Corp, oltre a presentare i risultati dell’impatto della propria attività attraverso il Bilancio di Sostenibilità, ha riunito a Torino esperti di economia, gestione aziendale e sostenibilità per individuare nuove mete da raggiungere e scoprire insieme nuovi e sempre più completi e concreti approcci alla sostenibilità, affinché questa possa sempre più affermarsi come un naturale istinto all’azione.

Nei saluti istituzionali, Chiara Foglietta, assessora della città di Torino alla transizione ecologica e digitale, innovazione, mobilità e trasporti, ha sottolineato come la cittadinanza di Torino, dove è in atto un profondo cambiamento, non sia pronta e ne abbia ancora paura. Responsabilità, questa, della classe politica, che non è ancora riuscita a far capire che sostenibilità non è una parola che permette di ottenere una medaglia, ma una necessità per il bene di tutti, cittadini, imprese, enti, e che solo con un impegno condiviso si potrà realizzare.

L’introduzione ai lavori è stata affidata a Luigi Di Marco, coordinatore per l’Italia dell’ASviS Associazione per lo Sviluppo Sostenibile, che ha ripercorso le principali tappe verso i goal dell’agenda ONU 2030, le normative europee e gli obiettivi da soddisfare per le amministrazioni pubbliche, le aziende private e i cittadini tutti, e come agire nel pratico della quotidianità per raggiungerli. La parola cambiamento è tornata a più riprese: il cambiamento è in atto e ci impone di fare delle scelte, se non vogliamo esserne vittime. Anche se non vogliamo, i cambiamenti avvengono, quello tecnologico, climatico, la pandemia, la guerra… Possiamo scegliere di essere agenti del cambiamento che vogliamo. “Il futuro che vogliamo” non a caso era il motto della Dichiarazione Onu Rio +20 del 2012. Rispetto agli obiettivi da raggiungere, la corsa non è solo contro il tempo, ma anche contro i rischi già esistenti e sempre più preoccupanti di disinformation e misinformation,

Sul palco anche altri protagonisti:

L’avvocato Federico Riganti, ricercatore del Dipartimento di Management della Facoltà di Economia dell’Università di Torino;

Pietro Saccò, responsabile della redazione Economia del quotidiano Avvenire;

Franco Fassio, docente di cultura del design all’UNISG di Pollenzo;

Veruska Gennari, co-fondatrice insieme a Daniela di Ciaccio di 2bHappy, culture company che promuove un approccio scientifico alla felicità;

Sergio Bava, direttore commerciale imprese di Intesa San Paolo;

Marella Caramazza, Direttore Generale Istud Business School e Board Member del Cottino Social Impact Campus;

Alberto Robiati, esperto di innovazione e specializzato in Futures & Foresight Studies.

Nella fortezza del Conte, il signore del Monferrato

Una domenica al castello del conte Calvi di Bergolo. Il proprietario, il conte Niccolò in persona, ci ospita nella sua dimora del Trecento tra torri, merli, fossati, scuderie e un vasto parco di 25 ettari con alberi secolari. Siamo a Piovera, piccolo comune di quasi 800 abitanti nelle campagne di Alessandria, un borgo rurale a una ventina di chilometri dal capoluogo.
È nato come fortezza per difendere il territorio circostante nel XIV secolo su antichi accampamenti di origine romana e longobarda e sui resti di un convento forse templare. E qui inizia la sua lunga storia, una storia piena di fascino e bellezza. É un complesso fortilizio a ferro di cavallo, con torri ovali e due massicce torri quadrangolari, difeso da un fossato, un tempo pieno d’acqua, e da una cinta muraria. Diventò una fortezza poderosa per mano dei Visconti di Milano e sotto i Balbi, potente famiglia genovese che lo acquistò nel Seicento, l’edificio fu trasformato in una residenza nobiliare alla fine del 1800. Oggi è proprietà del conte Niccolò Calvi di Bergolo che con la moglie Annamaria e il figlio Alessandro lo ha acquistato dai cugini Doria-Odescalchi, ultimi eredi dei Balbi. Il maniero è passato indenne sotto diverse dominazioni.
Dopo i Visconti il castello passò agli spagnoli e ai francesi, fu residenza dei Savoia fino a giungere nel Seicento nelle mani della nobile famiglia dei marchesi Balbi di Genova che diedero un doge alla Superba e che ebbero rapporti d’amicizia e di interesse con Napoleone. I Balbi lo trasformarono in una signorile e romantica residenza di campagna. Gli ultimi proprietari, i Doria Odescalchi, cedettero la proprietà a un cugino, il conte Niccolò Calvi di Bergolo che dal 1967 custodisce questo antico gioiello aprendolo ai visitatori. È interamente visitabile, dal salone degli stemmi alla biblioteca, dalle stanze da letto con arredi di gusto Barocco ai bagni di un tempo, passando per corridoi animati da manichini con abiti d’epoca, dalle cantine storiche al singolare e sorprendente museo degli antichi mestieri, dalla sala delle carrozze alle antiche scuderie. Non mancano le opere del conte, pittore e artista, che tiene lezioni di “arte creativa”. Il magnifico parco è un posto ideale per chi cerca un’oasi di pace dove trascorrere una piacevole giornata festiva mentre il Giardino all’inglese è una location per eventi di vario tipo. Il castello, aperto al pubblico da aprile a ottobre con visite guidate nella dimora e nella fattoria didattica, si trova a 5 chilometri dall’uscita di Alessandria est della Torino-Piacenza, dista circa un’ora e 20 minuti di auto da Torino e una ventina di minuti da Alessandria. Per informazioni sulle aperture del castello di Piovera: tel. 346 2341141, info@castellodipiovera.    
Filippo Re

“Dialoghi tra Prosa e Poesia – Safari con il Signor K.”

I Dialoghi tra Prosa e Poesia nel mese di aprile presso Diagon Hall vertevano sul “Safari con il Signor K”

Si è svolto mercoledì 10 aprile scorso, presso gli spazi di DiagonHall in via San Domenico 47, a Torino, il quinto incontro di “Dialoghi tra Prosa e Poesia – Safari con il Signor K.”, format letterario ideato dal poeta e editore Gian Giacomo Della Porta e dall’autore Jacopo Marenghi, e dedicato allo scrittore Franz Kafka nel centenario della sua scomparsa.

È stato un viaggio tra gli animali protagonisti dei suoi racconti più significativi, ognuno dei quali simbolo di precise condizioni umane e culturali legate anche al mondo ebraico. Durante l’incontro si sono alternati la scimmia di “Una relazione accademica”, simbolo della difficoltà del popolo ebraico di potersi esprimere, dovendo spesso introiettare le differenti culture dei popoli che lo hanno ospitato; gli sciacalli protagonisti di “Sciacalli e arabi”, esseri spettrali che si muovono nel deserto e che rappresentano a loro volta le ombre dell’intimità umana, oltre alla condizione del vissuto ebraico; l’essere ibrido tra uomo e animale, protagonista del racconto “La tana”, in cui la costruzione di quest’ultima è rappresentazione della paura di un nemico, la cui presenza viene soltanto percepita, e della solitudine di ogni profeta.

Gli animali di Kafka riflettono le nostre ombre più istintive e feroci e, contemporaneamente, la nostra quotidiana tensione verso la razionalità e poesia. Nelle opere kafkiane, gli animali esplorano i territori reconditi dell’animo umano e parlano chiaramente di un Nemico da cui si sentono minacciati.

L’incontro ha fatto luce su un Kafka intimistico, simbolistico e visionario, tra i pochissimi a presagire la tragedia della seconda guerra mondiale, e a un secolo dalla sua morte ancora profondamente attuale.

La partecipazione del pubblico è stata numerosa e i Dialoghi tra Prosa e Poesia si sono confermati come un format vincente dal punto di vista divulgativo e letterario.

Lo spazio Diagon Hall ospita un mercoledì al mese i Dialoghi tra Prosa e Poesia, incontri letterari ogni volta basati su temi differenti. Da dicembre 2023, fino a oggi, i temi trattati sono stati quella della Ferrovia, degli Spiriti del Mare, delle Isole e degli animali di Kafka.

 

Mara Martellotta

Regionalismo differenziato, seminario alla Fondazione Amendola

Seminario sul regionalismo differenziato. I problemi e le incognite per le prospettive di sviluppo del Paese alla Fondazione Giorgio Amendola

 

Il 23 gennaio 2024 il Senato della Repubblica approvava il disegno di legge di iniziativa governativa sul ‘regionalismo differenziato’. Un tema complesso, cui è  dedicato il seminario online organizzato dalla Fondazione Giorgio Amendola, in programma lunedì 15 aprile 2024, alle ore 17, dal titolo “Regionalismo differenziato. I problemi e le incognite per le prospettive di sviluppo del Paese”.

Interverranno Maria Ludovica Agro, già direttore generale dell’agenzia per la Coesione Territoriale , Claudio De Vincenti, professore di Economia politica all’università di Roma La Sapienza e già ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno, Andrea Giorgis, Professore Ordinario di Diritto Costituzionale all’Università di Torino e membro della commissione Affari Costituzionali del Senato, Amedeo Lepore, Professore ordinario di Storia Economica all’Università della Campania Luigi Vanvitelli, membro del Comitato Scientifico della Fondazione Giorgio Amendola.

Modera Gianni Cerchia, Direttore Scientifico della Fondazione Amendola, Professore Ordinario di Storia del Molise.

A introdurre i lavori Domenico Cerabona, direttore della Fondazione Amendola.

MARA MARTELLOTTA

Fabio Banfo in “Patria. Il paese di Caino e Abele”

Sabato 13 aprile alle 21

LA STORIA D’ITALIA DAL DOPOGUERRA A OGGI SUL PALCO DELLO SPAZIO KAIROS

La storia d’Italia dal dopoguerra ai giorni nostri vista attraverso gli occhi di due fratelli che hanno misteriosamente incrociato gli eventi più sanguinosi della storia italiana: le stragi, i golpe, il terrorismo, le lobbY, le mafie, i servizi segreti. E’ uno spettacolo particolarissimo quello proposto sabato 13 aprile alle 21 sul palco dello Spazio Kairos, via Mottalciata 7, per la stagione “Riflessi” organizzata da Onda Larsen: si tratta di “Patria. Il paese di Caino e Abele”, di e con Fabio Banfo, coproduzione Centro teatrale MaMiMò (RE) e Eco di Fondo (MI) per la regia di Giacomo Ferraù.

Il pubblico in sala potrà fare un viaggio in quelle verità sulle stragi che sono state dimenticate, occultate, cancellate nella storia recente del nostro paese e che hanno ancora un profondo seppur spesso invisibile riflesso sul tempo in cui viviamo. Il testo intreccia tutte quelle vicende che hanno contribuito a fare dell’Italia dei nostri nonni, il paese che lasceremo ai nostri figli.  E’ un racconto, quello dell’Italia, inevitabilmente tragicomico, dove le memorie degli eroi e quelle dei malvagi, si mescolano indissolubilmente come le storie dei nostri due fratelli.  Una biografia famigliare che finisce per diventare la biografia di una nazione.

La storia
I fatti vengono rivisti attraverso gli occhi di un personaggio bianco, un idiota Dostoevskiano che tutti considerano lo scemo del villaggio. Lui, da quando ha battuto la testa da piccolo forse per colpa del fratello, viene chiamato Abele; cerca spasmodicamente tracce del fratello Caino scomparso in un attentato ferroviario (la strage dell’Italicus). La vita di questo microcosmo, di questo piccolo paese che si chiama Patria e che rappresenta nelle sue dinamiche l’intera Italia, scorre inesorabilmente verso una fine lenta e pietosa, indifferente ai suoi figli che vanno e vengono, nascono sempre meno e muoiono sempre di più.

Fabio Banfo, nello spettacolo, interpreta 15 personaggidifferenti, dando voce agli abitanti del Paese che diventano metafora dei costumi e delle ideologie dell’Italia degli anni ’70 e ’80 che hanno segnato il nostro presente.

 

NOTE DI REGIA

BUM.

ABELE: Ci sono esplosioni che durano poco. Altre che durano una vita intera. Dicono che L’intero Universo è nato da un’esplosione. Ma era sicuramente più forte della mia. La mia era un’esplosione da niente. È durata il tempo di ricordarmi tutto. Di ricordarmi com’era non essere scemo. E della vita che è passata tra l’esplosione dell’inizio e quella della fine. E tutte le esplosioni che ci sono state in mezzo come i tuoni, gli aerei che superavano la barriera del suono, e le bombe che sventravano cose e le persone creando vuoti immensi come le galassie e i buchi neri che vi stanno al centro. Dalla goccia di seme che ha acceso la mia luce, alla scintilla che la spegnerà. La storia della mia vita. La storia del mio paese. Stanno tutte dentro un bum, come chiuse in una bolla di sapone. Non era una gran vita, non era un gran paese. Ma era la mia, la nostra Patria. E adesso non c’è più. Adesso non ci siamo proprio più…

PATRIA è la storia italiana degli anni di piombo anni vista attraverso gli occhi di un personaggio bianco, un idiota Dostoevskiano che tutti considerano lo scemo del villaggio. Lui, da quando ha battuto la testa da piccolo forse per colpa del fratello, viene chiamato Abele; cerca spasmodicamente tracce del fratello Caino scomparso in un attentato ferroviario (la strage dell’Italicus). Forse il fratello però non è morto, sopravvissuto e misteriosamente non dà notizie di sé. Forse è addirittura un terrorista. Forse un mafioso. Forse è implicato talmente a fondo nelle efferate vicende raccontate da dover scomparire per forza. O forse è semplicemente morto come tanti in una dei mille misteri rimasti senza risposta di quegli anni incredibili. La vita di questo piccolo microcosmo, di questo piccolo paese che si chiama Patria e che rappresenta nelle sue dinamiche l’intera Italia, scorre inesorabilmente verso una fine lenta e pietosa, indifferente ad i suoi figli che vanno vengono, nascono sempre meno e muoiono sempre di più. Come dice il testo, una vita che può essere contenuta all’interno di una sola esplosione, di una bolla. Così lavora la scenografia nella realizzazione di un unico spazio stretto a un gusto come un paese che vuole assolvere sé stesso la funzione di un’intera Nazione.

 

Spazio Kairos è via Mottalciata 7.
Intero 13 euro. Ridotto (ex allievi Scuderia Onda Larsen, Over 65, studenti universitari) 10 euro.
Ridotto speciale (allievi Scuderia Onda Larsen 23/24, under 18 e disabili) 6 euro.
Biglietti online su: www.ticket.it. Necessaria la tessera Arci. Info: biglietteria@ondalarsen.org

Attraverso le canzoni e la danza la nostra storia: e non soltanto

Sabato e domenica sul palcoscenico del Gioiello

Fu un bel momento di cinema, godibilissimo, quel “Ballando ballando” che nel 1983 Ettore Scola diresse sotto i triplici colori dell’Italia, della Francia e dell’Algeria e che andò a rappresentare quest’ultima agli Oscar. Quattro David di Donatello nell’anno successivo (tra cui spiccano le musiche di Vladimir Cosma e Armando Trovajoli, chiaramente miglior film e Scola miglior regista), tre César oltralpe e ancora Cosma e Scola e miglior film, per concludere certo non in ultima posizione la prestigiosa miglior regia a Scola al Festival di Berlino di quello stesso anno. Tutto derivato da quel “Le Bal” inventato da Jean-Claude Penchenat con il Théatre du Campagnol, oggi con un sottotitolo che suona “L’Italia balla dal 1940 al 2001”, dallo scoppio del secondo conflitto mondiale all’annus horribilis delle Torri Gemelle, ripreso da Giancarlo Fares, tra gli interpreti oltre a curarne la regia. Con lui sul palcoscenico del Gioiello (repliche sabato 13 alle ore 21 e domenica 14 alle ore 16) Sara Valerio e dieci compagni di viaggio attori/ballerini pronti a dare il via alle danze.

Tutto si svolge in una balera, uomini e donne a incontrarsi per incollarsi in una danza dopo l’altra, per uno spettacolo dove la musica si fa drammaturgia per attraversare un lungo periodo di Storia e accompagnare il pubblico in un susseguirsi di vitalità e di emozioni, dall’alba al tramonto, dalla guerra alla pace, dal pianto al riso, dal dolore all’amore. Una musica che attraversa le giornate e le notti, le anime e i cuori, che arriva in discoteca, che si perde per le strade, che coinvolge nella diversità degli abiti, delle mode, delle note tutti quanti, un interminabile viaggio che attraversa gli anni bui della guerra e la felicità e la spensieratezza della liberazione, la ricostruzione e il boom economico, le lotte di classe, le tragedie della divisione, le droghe e il degrado, la paura dell’undici settembre, la riconquista dei valori, i tanti cambiamenti della vita quotidiana, le migrazioni verso il nord, il cibo e l’allegria, i cambiamenti e le nuove affermazioni di idee e di esseri umani, il modo di esprimere le proprie emozioni.

Uno spettacolo tutto speciale, assolutamente da vedere. È un’esplosione d’allegria questa colonna sonora che unicamente fuoriesce dal palcoscenico per spandersi in sala, per coinvolgere e appassionare, essa, unicamente, bandito ogni dialogo tra i vari protagonisti. Un fiume di note, con smagliante originalità, un filo rosso di musica magnificamente distribuita nei vari decenni a unire tutto quanto lo stivale, un susseguirsi di atmosfere sulle note che appartengono alla nostra memoria. Sono le canzoni di Claudio Villa e Domenico Modugno, di Celentano e Gino Paoli e Morandi, di Mina insuperata e insuperabile, della Pavone e della Carrà, le musiche dei Pink Floyd e dei Rolling Stone, i ritmi di Gloria Gaynor e la disco music, le nuove forme d’intrattenimento all’orizzonte. Sono le musiche che ti hanno conquistato e continuano a conquistarti, che ricreano ricordi ed empatie e unioni che raccolgono attorno a sé, ancora una volta, le tante anime di un popolo. Un consiglio che ripetiamo: assolutamente da non perdere.

e. rb.

Nelle immagini di Giulia Baresi e Damiano Sordi, alcuni momenti dello spettacolo.