Domenica 24 maggio, alle ore 11, con l’Accademia di Sant’Uberto e l’Equipaggio della Regia Venaria di Suonatori di Corno da Caccia
Un concerto riunirà la musica, i cani, i corni da caccia e il patrimonio regionale. Si tratta di un evento promosso dall’Accademia di Sant’Uberto, insieme all’Equipaggio della Regia Venaria di suonatori di Corno da caccia, che si esibiranno domenica 24 maggio alle ore 11 al castello di Racconigi. I musicisti saranno in tenuta scarlatta e bleu du roi, i colori Sabaudi, e all’interno dell’iniziativa saranno presenti anche momenti di attività cinofila in collaborazione con la Società Italiana Pro Segugio della sezione provinciale di Cuneo, con l’esibizione di un cane da traccia.
L’evento avrà il suo svolgimento nel piazzale del castello, dal lato del parco. In caso di maltempo si terrà nel salone d’Ercole solo con l’Equipaggio della Regia Venaria.
Il Corno da caccia mosse i suoi primi passi cominciando proprio dai cani. Nato nella seconda metà del Seicento venne appositamente creato per comunicare ai cani attraverso appositi toni. Soltanto successivamente il Corno divenne strumento per la musica d’arte assumendo un ruolo da protagonista presso i più importanti musicisti dell’età barocca. Praticata in Francia, Belgio, Italia e Lussemburgo, l’arte musicale dei suonatori di Corno da caccia toccherà nel programma “Cerimoniale e Divertissement 2026-Early Music Today” anche alcuni frammenti dedicati ai cani, per un’arte inserita nella lista rappresentativa di Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità UNESCO, nel 2020.
L’Accademia di Sant’Uberto, nata nel 1996 come associazione percorsi, svolge la propria attività culturale, di studio e ricerca nell’ambito del Loisir di Corte, in particolare presso la Corte Sabauda di Ancien Régime. Nel 2006 ha iniziato la vera e propria attività concertistica di musica barocca e, nel 2016, ha avviato il Progetto Barocco con il Liceo Classico Musicale Cavour di Torino. L’attività della comunità dei suonatori di Corno da caccia si è sviluppata con I suonatori d’Oltralpe. Nel 2014 le comunità di Italia e Francia hanno annunciato la decisione e di avviare la candidatura UNESCO dell’arte musicale dei Suonatori di Corno da Caccia, il cui processo di candidatura si è concluso nel dicembre 2020 con l’inserimento della pratica nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità UNESCO.
Info: info@accademiadisantuberto.it
Concerto incluso nel biglietto d’ingresso
Mara Martellotta
Dopo lunga riflessione e in base a ragionamenti storici e giuridici ho deciso di considerarmi vicino al Duca Aimone di Savoia -Aosta, vedendo in lui il capo di casa Savoia. Per me quanto la Consulta dei senatori del Regno ha deciso in merito al passaggio della continuità della Dinastia Sabauda al ramo Aosta, credo abbia un valore difficilmente discutile in termini giuridici. Ma soprattutto la storia personale del Duca Aimone, i suoi studi alla Bocconi, il suo lungo lavoro in Russia in posti di responsabilità apicale in una delle aziende italiane più importanti, l’aver svolto studi e servizio militare al collegio militare Morosini di Venezia, divenendo ufficiale di Marina come suo padre, sono per me motivo fondamentale per la mia decisione. Ho avuto il piacere di conoscerlo e di parlargli in privato quando il Principe è venuto ad incontrarmi a Torino. E’stato un bel colloquio informale, colto, se posso dirlo, amichevole. Ho notato di trovarmi di fronte ad una grande risorsa per il futuro dell’Italia. Ho letto anche delle sue interviste ed ho assistito ad una sua intervista televisiva. Egli si colloca nella scia degli Aosta: da Amedeo fratello di Vittorio Emanuele II e re di Spagna a Emanuele Filiberto comandante invitto della III Armata, al Duca degli Abruzzi, al Conte di Torino, al conte di Salemi, al Duca Amedeo, eroe dell’Amba Alagi che morì prigioniero in Africa con i suoi soldati, al Duca Aimone ammiraglio che morì in esilio, al padre di Aimone, il Duca Amedeo che seppe assumersi le sue responsabilità dinastiche in un momento di grave crisi dopo la fine dell’esilio. La figura di Aimone e’ tale perché lui riassume nella sua persona le qualità che dovrebbe avere un re. E’ simile a re Carlo d’Inghilterra con cui e’ anche imparentato. Non ama le sfilate delle guardie di cui altri si circondano e che a volte sono personaggi un po’ patetici. Segue una linea di sobrietà e di serietà che fu una virtù tutta piemontese dei Savoia regnanti e dell’ultimo Re Umberto II, che va ricordato con lo stile che egli seppe manifestare anche durante i lunghi anni di esilio. Aimone rappresenta una certa idea di storia italiana che anche i repubblicani possono apprezzare perché fondata su dati reali e verificabili, privi di retorica e di arroganza. Il mio amico Enrico Martini Mauri, capo delle divisioni alpine azzurre nella lotta di Liberazione e medaglia d’oro al Valor Militare, avrebbe apprezzato Aimone come soldato e come uomo. Ricordo che come storico sono stato due volte l’oratore ufficiale che ha ricordato Umberto II a Torino e a Racconigi.