L’imperatore è nel castello di Gavi, roccaforte militare di grande importanza, un luogo fortificato e sicuro durante le campagne imperiali in Italia. Da un’altura rocciosa domina il borgo antico e l’area collinare dell’Alto Monferrato al confine con la Liguria. È ospite dei marchesi di Gavi, alleati dell’Impero, potente famiglia feudale alla quale il Barbarossa (1122-1190) era legato da rapporti di parentela e di alleanza. Gavi (provincia di Al) occupava una posizione strategica e da lassù si controllavano le comunicazioni tra il Piemonte, la Lombardia e Genova. Il forte che vediamo oggi a Gavi, riaperto di recente al pubblico dopo un lungo restauro, ha tuttavia un aspetto molto diverso da quello conosciuto da Federico I di Svevia, il Barbarossa. Fu eretto nel 973 e nel XII secolo assunse l’aspetto di un castello medievale con torri e mura più semplici mentre la grande fortezza visibile oggi fu costruita e ampliata tra il XVI e il XVII secolo. L’imperatore si svegliava all’alba in una torre della fortezza dove soggiornava durante i suoi spostamenti nella penisola. A colazione, secondo le cronache locale, pane, formaggio e un calice del pregiato vino locale. Era presto e già si beveva, più vino che acqua. E chissà che bevute! Anche se non esistevano ancora le vigne del grandioso vino bianco Gavi Docg e il paesaggio attorno a Gavi era molto diverso da quello attuale è probabile che la vite fosse già coltivata in questa zona dall’epoca romana.

Lo attendevano riunioni con consiglieri e comandanti militari, riceveva ospiti, ispezionava le mura e il resto della giornata lo trascorreva nei boschi circostanti per battute di caccia o per la falconeria, trastullo preferito della nobiltà medievale. Era la fine del 1185, cinque anni dopo il Barbarossa sarebbe morto in modo rocambolesco, annegando in un fiume in Anatolia durante la Terza Crociata. Doverosa precisazione: non esistono documenti che descrivano nei particolari i vari soggiorni del Barbarossa al castello di Gavi e quindi bisogna attenersi alla tradizione storica locale. I documenti dell’epoca attestano comunque la presenza di Federico I di Svevia a Gavi e il legame tra la dinastia sveva e il borgo. Giunto da Pavia, l’imperatore arrivò a Gavi anche per sottoscrivere un diploma imperiale a favore della famiglia toscana degli Ubertini e, sei anni più tardi, nel 1191, suo figlio Enrico VI di Svevia, padre dello “Stupor Mundi”, firmò, a sua volta, un diploma con cui donò il castello di Gavi alla Repubblica di Genova. Nel 1418 il feudo di Gavi passò sotto la signoria dei Visconti di Milano e, dopo altri passaggi di proprietà, nel 1528 tornò alla Repubblica di Genova che lo tenne fino al 1815, anno in cui l’antica Repubblica fu annessa al regno sabaudo. Non fu il Barbarossa l’unico personaggio di rilievo che soggiornò nella fortezza. Nel Seicento il forte, assalito ed espugnato diverse volte, fu ulteriormente ampliato con l’intervento di un frate domenicano, un certo Vincenzo da Fiorenzuola, al secolo Gaspare Maculani. Frate ma anche uno dei principali inquisitori al processo contro Galileo Galilei. Era inoltre un grande esperto di architettura militare e grazie a lui l’edificio fu trasformato in una grande fortezza tra il 1626 e il 1629, ma altri interventi si susseguirono fino all’inizio del secolo XIX. Durante il primo conflitto mondiale il castello diventò un carcere militare e nella Seconda Guerra Mondiale tornò ad essere luogo di detenzione. Nel 1946 fu consegnato alla Soprintendenza per i Beni Architettonici del Piemonte che lo ha restaurato. All’interno della fortezza si tengono talvolta rievocazioni storiche in costume, conferenze, dibattiti e mostre. Attenzione! Il Forte non è sempre aperto e per gli orari di apertura si consiglia di telefonare al seguente numero: 0143- 643554 Filippo Re
nelle foto, il Forte di Gavi e la figurina Liebig con la morte del Barbarossa in un fiume dell’Anatolia
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