ilTorinese

“Passeggiate Letterarie” XVII edizione. Nel “Villaggio Narrante”

Fontanafredda,  arrivano Chiara Buratti e Roberta Ballesini Faletti. A seguire Carlo Cottarelli

Sabato 23 maggio / Martedì 26 maggio (ore 18,30)

Serralunga d’Alba (Cuneo)

Due nuovi appuntamenti per le celebri “Passeggiate Letterarie” nel “Bosco dei Pensieri” promosse dalla farinettiana “Fondazione Emanuele di Mirafiore” in Serralunga d’Alba (Cuneo): il primo dedicato alla “grande narrativa” in omaggio all’indimenticata figura di Giorgio Faletti e il secondo alla più chiara “divulgazione economica”, a conferma del “luogo aperto di incontri tra lettori, autori e temi centrali del nostro tempo” quale si prefigge d’essere la “Fondazione” voluta  nel 2010, all’interno della “Tenuta di Fontanafredda”, da Oscar Farinetti.

Ferrarese di Cento, attrice (nel 2015 porta in scena il monologo “L’ultimo giorno di sole” scritto proprio da Faletti che in lei vedeva un’importante figura di riferimento tanto da scrivere espressamente per e su di lei canzoni e testi teatrali) conduttrice e giornalista televisiva, sarà Chiara Buratti e, con lei, Roberta Ballesini Faletti (compagna di vita e attenta custode dell’eredità artistica del celebre scrittore, attore e cantautore astigiano scomparso nel 2014) a dar corpo e vita al prossimo appuntamento delle “Passeggiate Letterarie” in programma sabato prossimo 23 maggioalle ore 18,30. Chiara e Roberta leggeranno e racconteranno “Io dico” di Giorgio Faletti, pubblicato da “Gallucci” nel 2025 e volume che “restituisce la voce poliedrica” dello scrittore astigiano attraverso “testi poetici” inediti e “aforismi” scelti da chi lo ha conosciuto più da vicino.

L’incontro sarà l’occasione per ripercorrere le molte vite artistiche di Faletti (1950– 2014) – comico e cabarettista (il “Drive In” dell’esilarante Vito Catozzo), ma anche attore, sceneggiatore, scrittore di “thriller bestseller”, cantautore (chi non ricorda il suo magico “Signor Tenente”, portato al “Festival di Sanremo” nel 1994, dove si classificò al secondo posto vincendo pure il “Premio della Critica”?) – e per condividere con il pubblico le sue riflessioni più significative sulla vita, l’amore, la società e la musica.

L’appuntamento di sicuro interesse si inserisce, alla perfezione, nel percorso che la “Fondazione E. di Mirafiore” dedica agli autori “che hanno saputo lasciare un segno profondo nell’immaginario collettivo contemporaneo”. Categoria non eccessivamente folta, dove Giorgio Faletti mantiene di sicuro un posto di tutto onore, soprattutto per quella sua incredibile e costante capacità di reinventarsi, che in ogni caso ebbe a rappresentare il “trionfo della resilienza” e il “valore della rinascita artistica”. Suo il celebre aforisma “Il sognatore costruisce castelli in aria, il pazzo ci abita e lo psichiatra riscuote l’affitto”, a sottolineare il “potere salvifico” dell’immaginazione, della fantasia e della benefica follia insita nel rincorrere, sempre e in ogni modo, anche per le strade più inconsuete ed impreviste, i propri sogni.

Di tutt’altro tenore, ma pur sempre di grande richiamo, l’incontro programmato per martedì 26 maggio, sempre alle 18,30. In questa data, il “Bosco dei Pensieri” farà da magnifica cornice all’appuntamento con uno degli economisti ed accademici che oggigiorno vanno per la maggiore, anche per le sue frequenti partecipazioni ai programmi televisivi di più stretta attualità. Parliamo di Carlo Cottarelli, cremonese, classe 1954, una lunga attività (2008-2013) come “alto dirigente” del “Fondo Monetario Internazionale” e noto a molti come “mister forbici”, appellativo guadagnato sul campo come “Commissario alla Spending Review”, tra il 2013 e il 2014, durante il “Governo Letta”.

Nell’incontro alla “Tenuta di Fontanafredda”, Cottarelli leggerà e racconterà L’economia facile. Risposte semplici per capire il mondo, edito da “Solferino” nel 2026 e libro nato dal confronto diretto con il pubblico in circoli culturali, associazioni, scuole e festival in tutta Italia. Libro in cui l’autore raccoglie i grandi e più ricorrenti interrogativi sull’economia, quelli che ci poniamo ogni giorno: dal perché i salari italiani siano tra i più bassi d’Europa al motivo per cui la benzina non cala quando diminuisce il prezzo del petrolio, offrendo sempre risposte chiare, dirette e accessibili. L’incontro alla “Fondazione Mirafiore” proporrà quindi un dialogo a partire da domande concrete, “svelando miti e realtà sottintese” dietro temi come la pressione fiscale, la spesa pubblica, la disoccupazione e le differenze di ricchezza tra vari Paesi.

Oggi, Carlo Cottarelli dirige l’“Osservatorio sui conti pubblici italiani” dell’“Università Cattolica del Sacro Cuore”, dove insegna, dopo una lunga esperienza maturata tra il “Servizio Studi” della “Banca d’Italia”, l’“Eni” e, come detto, il “Fondo monetario internazionale.

Tra i suoi libri più recenti, da ricordare anche “Senza giri di parole”, pubblicato da “Mondadori” nel 2025.

Per info: “Fondazione E. di Mirafiore”, via Alba 15, Serralunga d’Alba; tel. 0173/626424 o www.fondaionemirafiore.it

Gianni Milani

Nelle foto: Chiara Buratti e Roberta Ballesini Faletti; Carlo Cottarelli

“I grandi sindaci di Torino vedevano il futuro e la crescita”

Erano molto più bravi  a far crescere economia e lavoro. Cavour potenziò il porto di Genova, il Marchese Luserna di Rora’ futuro Sindaco di Torino investì sul porto di Ravenna.

Caro Direttore,
Sono a Ravenna a un importante convegno sui porti che come sai sono il perno della logistica che insieme dà al nostro Paese quasi il 10% del PIL. Nell’albergo BEZZI , palazzo storico di fine 700, curiosando trovo un bel libro sul porto di Ravenna e trovo un chicca che va conosciuta meglio. Quando lo Stato pontificio declina e Pio IX non viene accolto con entusiasmo a Ravenna, il Commissario nominato dal Regno di Sardegna , il Marchese Emanuele Luserna di Rora’, futuro grande Sindaco di Torino, capi  le grandi potenzialità del porto di Ravenna chiede un intervento del valore di 8 milioni della metà del 1800. Ricordo che il 99% del popolo di Romagna voto’ la annessione al Regno di Sardegna che di lì a poco avrebbe unito l’Italia. Oggi il porto di Ravenna è il primo in Italia per l’arrivo delle materie prime necessarie al nostro sistema manifatturiero. Mentre Cavour ampliava il porto di Genova trasferendo l’Arsenale militare a La Spezia, il Marchese Luserna di Rora’ investiva sul porto di Ravenna e nel 1857 il più piccolo degli Stati europei approvò l’opera del secolo, il Traforo del Frejus.
Il Marchese Luserna di Rora’ è il Sindaco di Torino che ottiene dal Consigliere comunale di Torino Quintino Sella un decreto di risarcimento per la perdita della Capitale e rilancia Torino e il Piemonte concedendo grandi sgravi fiscali a chi veniva ad investire a Torino e in Piemonte. Molti investimenti nel tessile e nelle nuove centrali idroelettriche arrivarono così. Se i Sindaci torinesi che hanno amministrato la nostra Città negli ultimi trent’anni avessero studiato meglio la Storia dei politici torinesi e piemontesi da Cavour a Quintino Sella, da Giovanni Lanza al Marchese Luserna di Rora’ , avremmo spinto molto di più la costruzione della TAV, della metropolitana e della tangenziale, avremmo difeso con maggiore forza l’industria dell’auto, staremmo meglio e non saremmo agli ultimi posti in Italia per la qualità del lavoro.

Mino GIACHINO
UDC Torino

Oggi al cinema. Le trame dei film nelle sale di Torino

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A cura di Elio Rabbione

A cena con il dittatore – Commedia. Regia di Manoel Gomez Perira, con Mario Casas, Oscar Lasarte e Nora Hernandez. Madrid, 1939. La Guerra Civile è finita da appena due settimane e il Generale Franco vuole organizzare una cena celebrativa presso il lussuoso Hotel Palace, simbolo della vittoria del nuovo regime. Manca però il personale; i cuochi migliori infatti sono repubblicani e stanno per essere fucilati. Genaro così ne ottiene il temporaneo rilascio per poter garantire un banchetto impeccabile. Quando il cuoco Antòn si rifiuta di cucinare per il Generale, viene ucciso senza pietà dal falangista Alonso. Al suo posto viene chiamata Juana, un’esperta cuoca che fa parte della CNT (Confederaciòn Nacional del Trabajo). Durata 106 minuti. (Nazionale sala 2)

Amarga Navidad – Commedia drammatica. Regia di Pedro Almodòvar, con Barbara Lennie, Leonardo Sbaraglia, Aitana Sànchez Gijòn e Rossy De Palma. Due storie si alternano. La prima ha per protagonista Elsa, una ragazza di spot pubblicitari, nel 2004, durante il lungo ponte festivo del mese di dicembre. La seconda si svolge nel 2026 ed è incentrata su Raùl, uno sceneggiatore e regista che sta scrivendo un copione che presto scopriremo essere la storia di Elsa, del suo compagno Bonifacio e delle sue amiche Patricia e Natalia. Mescolata alla finzione, Elsa diventa in qualche modo l’alter ego di Raùl, che ricorre all’autofinzione come soluzione a lunga stagione di aridità creativa. Guardando dentro se stesso, Raùl non può fare a meno di rivolgere lo sguardo anche alle persone che compongono il suo universo più intimo: il suo compagno e la sua assistente. In concorso a Cannes. Scrive Alessandra Levantesi Kezich nelle colonne della Stampa: “Il film si configura come una esplorazione dell’ambiguità del rapporto (vampirizzazione o sublimazione?) fra vita e arte e nella spietata autoanalisi di una crisi di ispirazione che è anche crisi esistenziale: l’universo formale è quello di sempre, ma solo quando la cantante Amaia intona la struggente ranchera di Vargas “Las simples cosas” avvertiamo il battito del cuore di Pedro”. Scrive Paolo Mereghetti in quelle del Corsera: “Almodòvar si mette in gioco apertamente con una sincerità che sfiora l’autolesionismo. Raùl è lui, la sua difficoltà di fare i conti con il dolore, la depressione, l’età. Ogni tanto ci regala piccoli sprazzi di personalissima verità ma su tutto commuove l’ostinazione e la determinazione con cui solo il cinema sembra capace di aiutare a fare i conti con la realtà, per lui e per noi”. Durata 111 minuti. (Centrale anche V.O., Classico V.O., Eliseo Grande, Nazionale sala 1 anche V.O., Reposi sala 1, Uci Lingotto)

Antartica – Quasi una fiaba – Regia di Lucia Calamaro, con Silvio Orlando, Barbara Ronchi e Valentina Bellè. Una piccola comunità di scienziati, irraggiungibile per otto mesi l’anno, guarda al futuro della specie umana, cercando cose che ancora non capisce. Non conosce. Non sa. L’arrivo di Maria, genio forastico e cocciuto, nella base più isolata dell’Antartico, metterà in crisi i progetti del capomissione Fulvio Cadorna, suo mentore. Fulvio e Maria sono simili, sono legati, sono complici. Ma come spesso capita, tutti vogliono la stessa cosa, fino al giorno in cui ognuno vuole appropriarsi della propria. Un conflitto scientifico, ideologico, affettivo. Durata 93 minuti. (Fratelli Marx)

Le aquile della repubblica – Drammatico. Regia di Tarik Saleh, con Fares Fares e Lyna Khoudri. George El-Nabawi è la star più famosa del cinema egiziano. Proprio per questa ragione gli viene chiesto con modalità ricattatorie di interpretare il Presidente Abdel Fatah al-Sisi in un film che inneggi alle sue gloriose gesta nella fase che ha preceduto il suo insediamento. George non può rifiutare anche perché metterebbe in pericolo la vita del figlio ma la sua accettazione non è destinata a semplificargli la vita, anche la relazione con la misteriosa moglie del generale che supervisiona il film complica non poco le cose. Durata 127 minuti. (Greenwich Village)

Le città di pianura – Commedia. Regia di Francesco Sossai, con Filippo Scotti, Sergio Romano, Pierpaolo Capovilla, Andrea Pennacchi e Roberto Citran. Due spiantati cinquantenni sono ossessionati di bere l’ultimo bicchiere. Una sera incontrano un ragazzo, Giulio, timido studente di architettura (Scotti, protagonista di “È stata la mano di Dio” di Sorrentino) e il modo di vedere il mondo e l’amore all’improvviso si trasforma pian piano mentre i tre girano tra i locali del Veneto. Un film e una storia che faticano nella prima mezz’ora a ingranare ma che poi fanno pensare e rallegrano, e di questi film ce ne fosse: mai banali, un occhio fermo ad un territorio (e chiamiamola terra!), un’amicizia e un’educazione sentimentale e di vita intera, un richiamo ai “Vitelloni” felliniani e alle loro notti vuote, un film di piccoli affettuosi ritratti che rimangono nella memoria. Un film che ha sbaragliato molti per aggiudicarsi otto David di Donatello, non certo ultimi miglior film, miglior regia e miglior attore protagonista. Da vedere e da rivedere. Durata 100 minuti. (Eliseo, Massimo sala Cabiria)

Il diavolo veste Prada 2 – Commedia. Regia di David Frankel, con Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci e con Kenneth Branagh. Dolce&Gabbana con Donatella Versace e Lady Gaga coinvolti nell’operazione. A quasi vent’anni dalle loro iconiche interpretazioni nei panni di Miranda, Andrea, Emily e Nigel, i quattro attori tornano nelle eleganti strade di New York City e nei lussuosi uffici di Runway nel tanto atteso sequel del fenomeno datato 2006 che ha segnato una generazione. Andrea torna nella prestigiosa rivista di moda dopo vent’anni, ritrovando una Miranda se possibile ancor più cinica e cattiva, che vede attorno a sé un mondo del tutto cambiato. La carta stampata ha forse fatto il suo tempo, è il web ad aver impugnato il bastone del comando, difficile continuare a essere tanto bravi da anticipare quel che piacerà alla gente. Emily ha catturato un fidanzato che non le fa che gli occhi dolci, lavora per Dior, ma non è certo di quelle donne che amano arrendersi. E se in tempo di crisi il trio si riformasse, non esclusa l’anima prorompente di Nigel? Durata 109 minuti. (Massaua, Due Giardini sala Ombrerosse, Eliseo, Fratelli Marx, Greenwich Village V.O., Ideal, Lux sala 3, Reposi, Romano sala 1 anche V.O., The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Don’t let the sun – Drammatico. Regia di Jacqueline Zünd. In un mondo futuro il caldo non dà tregua e costringe l’umanità a vivere di notte e stare ritirata di giorno. In una grande città di mare, la giovane madre Cleo, preoccupata per la solitudine della figlia Nika, si affida a una agenzia per chiedere che la ragazzina abbia un padre. Viene così chiamato l’impiegato più bravo di tutti, Jonah, abituato a offrire produzione e conforto agli sconosciuti. Durata 100 minuti. (Centrale)

Michael – Musicale, drammatico. Regia di Antoine Fuqua, con Jaafar Jackson. Il film racconta la vita di Michael Jackson oltre la musica, tracciando il suo viaggio dalla scoperta del suo straordinario talento come protagonista dei Jackson Five, all’artista visionario la cui ambizione creativa ha alimentato un’incessante ricerca per diventare il più grande intrattenitore del mondo. Evidenziando sia la sua vita fuori dal palco che alcune delle performance più iconiche degli inizi della sua carriera da solista, il film offre al pubblico un posto in prima fila per Michael Jackson come mai prima d’ora. È qui che inizia la sua storia. Durata 127 minuti. (Massaua, Due Giardini sala Nirvana, Greenwich Village V.O., Ideal, Lux sala 1, Reposi sala 5, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Mother Mary – Thriller, fantasy. Regia di David Lowery, con Anne Hathaway e Michaela Coel. Alla vigilia del suo grande rientro in scena, l’iconica pop star Mother Mary riavvicina Sam, un tempo sua migliore amica e costumista e ora stilista affermata, per chiederle di confezionarle un nuovo abito. L’incontro riaprirà la strada a sentimenti forti e mai sopiti, ferite e tensioni irrisolte. Durata 110 minuti. (Nazionale sala 4)

Nel tepore del ballo – Drammatico. Regia di Pupi Avati, con Massimo Ghini, Isabella Ferrari, Giuliana De Sio, Lina Sastri, Sebastiano Somma e Raoul Bova. Gianni Riccio è ora un applauditissimo conduttore televisivo, ma la sua infanzia è stata segnata dalla perdita di entrambi i genitori, in due diverse circostanze. Si ritrova però a essere coinvolto in un crack finanziario, venendo prelevato e rinviato a processo: ma forse il nuovo incontro con un antico amore gli darà la forza di ricominciare. Durata 92 minuti. (Romano sala 3)

Star Wars – The Mandalorian and Grogu – Avventura. Regia di Jon Favreau, con Pedro Pascal e Sigourney Weaver. Il mandaloriano Din Djarin è al lavoro per la Nuova Repubblica e dà la caccia agli uomini dell’Impero rifugiatisi sull’orlo più esterno della Galassia. Al suo fianco c’è il piccolo Grogu, il bambino appartenente alla stessa specie dell’anziano Yoda e già capace di usare la forza ma non ancora di parlare. Al mandaloriano viene affidato un incarico insidioso: aiutare due gemelli Hutt a recuperare il figlio di Jabba, ostaggio di un pianeta dove i gladiatori si battono nelle arene. Se riuscirà nell’impresa, al mandaloriano saranno rivelati il nascondiglio e la vera identità di un pericoloso latitante dell’Impero, ma ci si può davvero fidare dei malavitosi Hutt? Durata 132 minuti. (Massaua, Ideal, Lux sala 2, Reposi sala 3, The Space Torino, Uci Lingotto anche V.O. e 3D, The Space Beinasco, Uci Moncalieri anche V.O. e 3D)

Le tigri di Mompracem – Thriller. Regia di Alberto Rodriguez, con Antonio de la Torre e Barbara Lennie. Antonio ed Estrella sono fratello e sorella, vivono insieme a La Huelva, nel sud della Spagna, e fanno i sommozzatori. Figli di un padre che li ha educati alla vita in mare, amano entrambi ciò che fanno, ma hanno destini professionali diversi. Soprannominato “La tigre”, lui è il membro più esperto di una squadra di sub che manutiene le enormi petrolifere attaccate in porto; lei, invece, vittima da bambina di un incidente in acqua che le ha compromesso l’udito, non può immergersi oltre una certa profondità e progetta di andare a lavorare in una riserva marina sull’Atlantico. Il disperato bisogno di denaro di Antonio spingerà fratello e sorella a tentare la fortuna in maniera illecita, a costo della vita. Durata 109 minuti. (Greenwich Village)

Yellows Letters – Drammatico. Regia di Ilker Çatak. Durata 127 minuti. A tre anni dall’apprezzato “La sala professori”, Çatak narra dell’accademico Aziz e dell’attrice Derya che perdono il loro lavoro per la messa in scena di uno spettacolo palesemente avverso al regime. Saranno costretti a trasferirsi a Istanbul, nel tentativo di dare un nuovo aspetto al loro stile di vita e nel confronto con il compromesso che inevitabilmente verrà a proporsi tra il loro impegno politico e la sopravvivenza di ogni giorno. Orso d’oro alla Berlinale. Durata 128 minuti. (Nazionale sala 3)

Muore dopo essere stata dimessa dall’ospedale

Paola Valpreda, figlia dell’ex assessore alla sanità Mario Valpreda è morta poche ore dopo essere stata dimessa dall’ospedale. Sul corpo dell’insegnante di italiano del liceo scientifico Gobetti di Torino trovata morta il 14 maggio nella sua abitazione, sarà eseguita l’autopsia. La donna, di 59 anni, viveva sola.
 il 12 maggio, era stata portata  in ambulanza al pronto soccorso dell’ospedale Maria Vittoria dopo avere accusato problemi gastrici. Poi era stata dimessa.

Piattaforma per il lavoro: dalla Città un piano per facilitare gli investimenti

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Uno strumento di coordinamento con il territorio, capace di intercettare tutte le esigenze che interessano sia le imprese intenzionate a investire, sia i lavoratori arrivati a Torino per iniziare un nuovo percorso professionale e di vita.
È questo uno dei propositi emersi dal quinto incontro della Piattaforma per il Lavoro, un ciclo di tavoli voluti dalla Città di Torino che hanno visto confrontarsi sindacati, associazioni datoriali, enti del terzo settore, fondazioni, atenei, centri per la formazione, chiamati a individuare quali possano essere sfide e soluzioni connesse al mondo produttivo.

L’evento ha visto l’apertura dei lavori da parte del sindaco Stefano Lo Russo e della vicesindaca Michela Favaro. Hanno partecipato il presidente della Camera di Commercio Massimiliano Cipolletta, il segretario regionale CISL Giuseppe Filippone, il segretario regionale UIL Gianni Cortese, Elena Ferro segretaria della Camera del lavoro di Torino (CGIL), Marco Piccolo Unione Industriali, Filippo Provenzano segretario CNA, Dimitri Buzio presidente Legacoop Piemonte  oltre a rappresentati di API, ASCOM, Università di Torino, Politecnico, ITC ILO, Fondazione CRT, Fondazione Compagnia di San Paolo,  ordini professionali e altri stakeholder del territorio.

Tra febbraio e maggio 2026 la Città ha avviato una serie di momenti di confronto e progettazione collaborativa con gli attori del territorio.
L’obiettivo dell’iniziativa è stato costruire una cornice stabile di collaborazione e innovazione per il lavoro, capace di connettere strategie pubbliche, progettualità territoriali e competenze diffuse.

Tra i temi sollevati ci sono stati quelli connessi al lavoro giusto, dignitoso e inclusivo, al capitale umano e all’attrattività dei talenti, allo sviluppo industriale e all’innovazione ma anche, appunto, alla necessità di un accesso territoriale sia per gli investitori che per le lavoratrici e i lavoratori. Uno snodo facilitatore, o una “porta d’ingresso”, pensato per dare risposte mirate a problematiche pratiche. Una infrastruttura di accesso per le persone alla vita urbana (ricerca della casa e orientamento nel mercato degli affitti, servizi sanitari, trasporti e mobilità, servizi comunali, opportunità formative, servizi per famiglie e bambini, attività culturali e reti sociali, etc.) e per le imprese la possibilità di orientarsi tra opportunità, incentivi, spazi disponibili, relazioni con università e centri di ricerca, reti territoriali, servizi e procedure (spazi disponibili per attività imprenditoriali o eventi, strumenti di sostegno, attivazione di collaborazioni con università e sistema della ricerca, reti territoriali di appoggio, servizi per lavoratori temporanei o personale internazionale, etc.).

“Quando parliamo di lavoro vogliamo partire da analisi puntuali. Tavoli come questo riuniscono coloro che possono aiutarci ad avere ampie chiavi di lettura e prospettive per il futuro dell’economia di questo territorio – ha affermato il sindaco di Torino Stefano Lo Russo, intervenuto all’apertura dei lavori -. Ciascuno di noi ha un punto di vista che è figlio della propria esperienza e del proprio ruolo e il compito della Città credo sia quello di raccogliere tutti gli elementi utili ad individuare le migliori strategie possibili da mettere in campo. Torino si trova al centro di una stagione di grande trasformazione che con l’azione del nuovo piano regolatore porterà cambiamenti positivi sostanziali. Stiamo costruendo la linea direttrice del prossimo futuro e vogliamo davvero farlo insieme”.

Nel corso della mattinata di confronto, guidato dalla vicesindaca con delega al Lavoro Michela Favaro, è emersa anche la necessità di dotare il tessuto cittadino di tavoli di monitoraggio inter-istituzionali che periodicamente analizzino tematiche di forte interesse per il territorio.

“Ringrazio le oltre 50 istituzioni che hanno preso parte in modo costruttivo al percorso della Piattaforma per il lavoro. Dobbiamo avere la possibilità di fare periodicamente il punto della situazione, assistiti da dati e focus su produzione e occupazione– ha spiegato la vicesindaca Michela Favaro -. In questo specifico momento storico è essenziale vigilare sulla corsa ai rincari di fonti energetiche e materie prime ma dobbiamo anche dare voce alle diverse esigenze dei diversi comparti sul nostro territorio, che meritano piattaforme specifiche ad essi dedicate. Anche lo stesso servizio unico per imprese e lavoratori, questa porta d’ingresso alla produzione cittadina, va in questa direzione, cioè quella di far diventare la Città un punto di riferimento di chi investe e di chi lavora, un partner affidabile su cui contare per crescere insieme”.

TorinoClick

Spiati i pc dei magistrati?

Tre tecnici di una società di manutenzione, che aveva l’appalto in tribunale, sono indagati nell’inchiesta milanese sugli accessi abusivi ai computer dei magistrati tramite il sistema Ecm, di cui  il Ministero della Giustizia ha annunciato la dismissione.

Sarebbero stati violati i pc di tre magistrati in servizio ad Alessandria e a Torino. Su
fatti che vedono magistrati di Torino come persone offese di reati ha competenza la Procura di Milano.

Un ritratto di Margherita di Savoia, tra manoscritti e doni, tra Carducci e Manzoni

Nelle sale della Biblioteca reale, sino al 6 gennaio

Ultime notizie – Italia – Interno – Torino, 20 novembre. Questa notte, ad un’ora, S.A.R. la Duchessa di Genova dava felicemente alla luce una Principessa che sarà tenuta oggi, alle ore 11, al sacro fonte da S.M. la Regina vedova Maria Teresa e da S.A.R. il Principe Giovanni di Sassonia, ed alla quale verranno imposti i nomi di Margherita Maria Teresa Giovanna. Lo stato di salute dell’Augusta Puerpera e della Neonata è ottimo”. Con tanto d’etichetta e di maiuscole ufficialmente rispettate, prendeva avvio nella “Gazzetta Piemontese” il cammino terreno – era il 1851, nelle stanze di palazzo Chiablese, sarebbe deceduta a Bordighera settantacinque anni dopo – di Margherita di Savoia, festeggiata nel suo centenario in più occasioni, non ultima la duplice mostra-dossier “Margherita, prima regina d’Italia. Storia, cultura e stile tra Palazzo e Biblioteca Reale” (alla Biblioteca Reale di piazza Castello sino al 6 gennaio), un viaggio non soltanto attraverso un’esistenza umana ma attraverso gli anni di una nazione che si andava costruendo, un contesto storico di crescita che percorreva i costumi e la letteratura, l’industria e l’artigianato, un repertorio di libri a stampa, documenti d’archivio, incisioni e fotografie, per la maggior parte inediti, “a testimoniare la vita e gli interessi della sovrana, lettrice curiosa e grande appassionata di musica”, non passando certo in secondo luogo le testimonianze dei doni preziosi che le provenivano da tutta Italia e che confermavano la popolarità della sovrana – “era una vera e seria professionista del trono, e gl’italiani lo sentirono. Essi compresero che, anche se non avessero avuto un gran Re, avrebbero avuto una grande Regina”: ebbe a scrivere Indro Montanelli, forse anche ripensando a quell’affetto che si riversò nelle grandi azioni come nelle cose magari di poco conto quotidiane, con un elenco che verrebbe ad abbracciare una pizza e un panforte, certi dolcetti tipici di Stresa e una sala teatrale romana, la Capanna, nel gruppo del Rosa, a ricordare il suo amore per la montagna, un lago in Etiopia e vari giardini, ospedali e ricoveri, corsi e piazze e viali, oltre un modello di macchina da cucire adoperata dalle massaie – e, nello stesso tempo, dell’affermarsi nelle arti di un gusto fin de siècle”. Il tutto culminando in quell’”Onde venisti? quali a noi secoli / Sì bella e mite ti tramandarono?” di un Carducci che aveva superato da poco i quaranta – musicata in seguito per coro e orchestra da Ernesto Luzzato -, che certo non rimase insensibile all’intelligenza e al fascino altresì dell’illustre donna (una sezione della mostra è dedicata al poeta e prosatore, tra manoscritti e dediche).

Ampliandosi il ritratto della sovrana nel Medagliere Reale con “Il Volto delle Donne. L’altra faccia della Storia”, a cura di Elisa Panero con la collaborazione di Patrizia Petitti e Daniele Speranza. È lo sguardo del visitatore a posarsi su alcuni dei personaggi femminili che fanno parte delle collezioni numismatiche dei Musei Reali – ben 60mila tra monete, medaglie e sigilli, un terzo dei quali recano volti di donna -, qui un viaggio ideale che si snoda da Arsinoe II con un ottodramma in oro a Cleopatra e Galla Placidia e Caterina di Russia per giungere appunto alla medaglia d’oro coniata per il XXV di Matrimonio o a quella con l’effigie della sola sovrana, nelle vesti ormai di regina madre (1924), ambìto premio per i riconoscimenti o le andate in pensione di questo o quel dirigente e (crediamo?) lavoratore, sino a quella che è opera di Marcelle Renée Lancelot Croce, nome che si va sempre più riscoprendo nella numismatica, e che fu coniata per le nozze (1896) di Elena di Montenegro e Vittorio Emanuele di Savoia.

Lunghe le teche che raccolgono i ricordi di Margherita, lavoro di ricerca dovuto ai curatori Lorenza Santa, Fabio Uliana e Maria Luisa Ricci, si guarda ai Calendari Reali che racchiudono gli elenchi dei membri della famiglia reale e dei regnanti europei, e una doppia veduta di Piazza Castello durante il carnevale del 1857, gli inviti e le disposizioni a tavola per le feste organizzate nel 1868 a Torino, Firenze e Genova e i balli a corte (in un invito torinese leggiamo le “persone che v’interverranno” sono Signore 417 e Signori 1519 sommando ai quali Guardia Nazionale e Armata e vari il totale raggiungeva i 2907 ospiti) in occasione del matrimonio con il cugino e principe ereditario Umberto di Savoia, che diverrà re dieci anni più tardi e che cadrà assassinato a Monza nel luglio del 1900 per mano dell’anarchico Bresci. Atto che mise fine a una malsicura vita di coppia, a un legame che Margherita, dopo un primo pensiero di separazione, aveva, camuffandolo, salvaguardato dal momento che il regio consorte dal 1864 intratteneva una liaison con la duchessa Eugenia Attendolo Bolognini Litta, di sette anni maggiore, che gli aveva generato il piccolo Alfonso: quadretto extraconiugale che non impedì ai principi di celebrare nell’aprile del 1893 le Nozze d’argento. E alla sovrana di piangere le più calde lacrime, sincere, che la portarono a formulare quei fogli che oggi vediamo e che contengono l’accorata preghiera alla “Devozione in memoria del Re Umberto I mio signore ed amatissimo consorte”, con tanto di rosario credo de profundis e requiem che per suo desiderio avrebbero dovuto ingrossare il libro delle preghiere di ogni buon cristiano: ma che la Chiesa rifiutò. Una frase del tipo “per quel tuo sangue vermiglio che sgorgò da tre ferite, per il tuo martirio che incoronò tutta una vita di bontà e di giustizia” – con buona pace di Bava Beccaris e Compagni e delle cannonate milanesi -, eccetera eccetera, non avrebbe avuto un seguito.

Tra i doni che Margherita ricevette e sono oggi in mostra è il manoscritto autografo di Alessandro Manzoni “Dell’unità della lingua e dei mezzi del diffonderla”, documento ricavato dai lavori della Commissione per l’unificazione linguistica nazionale, di cui – con un’ulteriore necessità di “sciacquare i panni in Arno” – divenne presidente nel gennaio del 1868. In occasione della mostra vengono riaperte le splendide sale settecentesche al primo piano di Palazzo Reale che accolgono l’appartamento abitato da Margherita, al centro il grande ritratto in sembianze giovanili che è opera di Michele Gordigiani e le preziose porcellane acquistate negli anni di regno presso le più prestigiose manifatture europee (Meissen) e nazionali (Richard Ginori) come le eleganti committenze assegnate agli ebanisti. Sino al 29 settembre, prestito della Reggia di Caserta, sarà possibile ammirare nella Sala dei Medaglioni dell’Appartamento di Rappresentanza la culla sontuosissima di Vittorio Emanuele III, eseguita su disegno di Domenico Morelli da artisti ed esperti artigiani campani, donata ai Savoia dalla città di Napoli. “La Biblioteca Reale è per me il luogo del cuore – ha confessato durante la presentazione della mostra la direttrice dei Musei Paola D’Agostino – e questa mostra non vuole essere soltanto il ricordo di una sovrana nel centenario della morte ma un’occasione per mostrare il patrimonio prezioso librario delle collezioni, dei manoscritti e fotografico; non soltanto un omaggio a una regina amata ma anche a Torino e a quella stagione che la città visse prepotentemente a cavallo dei due secoli”.

Elio Rabbione

Nelle immagini, Michele Gordigiani (Firenze 1835 – 1909), Margherita di Savoia Genova, 1872, olio su tela, legno scolpito, intagliato e dorato, Musei Reali di Torino, Palazzo Reale; Album fotografico per la culla del principe di Napoli, 1869 Musei Reali di Torino, Biblioteca Reale; “Margherita, prima Regina d’Italia. Storia, cultura e stile tra Palazzo e Biblioteca Reale”; Musei Reali di Torino, Biblioteca Reale e Medagliere Reale, 2026, installation view: crediti: Giuliano Berti per i Musei Reali di Torino; “Il volto delle Donne. L’altra faccia della Storia”; Musei Reali di Torino, Biblioteca Reale; 2026; installation view; crediti: Giuliano Berti per i Musei Reali di Torino.

ATELIER 8 : design e architettura con identità

L’eleganza del dettaglio, la magia dello spazio e il respiro internazionale

Esistono studi di architettura che progettano ambienti comuni. Dove gli altri vedono solo metri quadri, loro vedono possibilità e potenzialità.

La loro realtà e’ di trasformare gli spazi in esperienze emotive, intime e sofisticate.

Atelier 8 nasce proprio da questa visione, un incontro armonioso tra architettura, interior design, cultura estetica e una sensibilità internazionale capace di distinguersi immediatamente nel panorama contemporaneo Torinese.

Fondato dallarchitetto Luana Blacetta e dalla designer Naz Sida, lo studio rappresenta una nuova generazione di professioniste che ha saputo costruire unidentità forte, elegante e profondamente riconoscibile.

La firma progettuale di Atelier 8 si riconosce soprattutto nella straordinaria capacità di valorizzare anche gli spazi più complessi. Dove molti vedono limiti, lo studio vede opportunità. Piccolissime metrature, ambienti difficili o apparentemente impossibili da trasformare diventano autentici microcosmi di eleganza e funzionalità. Dallidea progettuale, alla realizzazione in cantiere fino allultimo dettaglio degli interni, disegnato e realizzato tutto tailor made.

Reinventano pochissimi metri quadrati trasformandoli in appartamenti completi, sofisticati e perfettamente vivibili. Vere e proprie scatole magicheprogettate con precisione sartoriale, dove ogni centimetro viene studiato, reinventato e valorizzato con una creatività fuori dal comune.

Per Atelier 8, il design non si ferma agli interni. Lo spazio viene pensato nella sua totalità, attraverso progetti architettonici capaci di unire estetica, equilibrio e identità, trasformando ogni ambiente in un luogo che racconta davvero chi lo vive.

Ma il vero lusso che Luana e Naz offrono oggi , in unepoca sempre più veloce, impersonale e delegata al web , è il rapporto umano.

Ogni progetto viene seguito passo dopo passo con una cura artigianale, come un abito realizzato su misura. Lo studio accompagna il cliente in ogni fase del percorso creativo, ascoltando desideri, abitudini, e necessità, trasformandole in ambienti che raccontano davvero chi li abita.

Dai materiali alle luci, dai volumi agli equilibri estetici più piccoli, ogni dettaglio viene studiato con una presenza costante e una dedizione sempre più rara da trovare nel mondo contemporaneo dellarchitettura e design. Ed è proprio questa capacità e attenzione al cliente che diventa uno dei valori più importanti dello studio.

Atelier 8 porta inoltre avanti una visione profondamente legata alleccellenza italiana. Lo studio collabora e valorizza artigiani, materiali e lavorazioni Made in Italy, esportando allestero quella cultura del dettaglio, della manifattura e della bellezza che rende il design italiano unico nel mondo.

La loro forza nasce in Italia, ma il loro sguardo è già fortemente internazionale. Nel tempo hanno sviluppato progetti e collaborazioni anche allestero, lavorando tra Inghilterra, America, Francia, Medioriente portando ovunque il proprio stile raffinato e quella capacità tutta italiana di creare ambienti eleganti, accoglienti e profondamente identitari.

Ed è proprio questa anima cosmopolita, unita alla qualità artigianale italiana, a rendere Atelier 8 particolarmente apprezzato anche da una clientela straniera che arriva dallestero e che vive all’estero.

Non amano lesibizionismo né la costruzione artificiale dellimmagine. Lasciano che siano i progetti, la competenza e il passaparola a raccontarle. Ed è forse proprio questo che le rende ancora più interessanti, bisogna scoprirle, entrare nel loro universo creativo, osservare il loro modo di lavorare per comprendere davvero quanto siano diverse.

Perché appena si entra in contatto con questa meravigliosa realtà, si percepisce immediatamente quel quid raro che distingue i professionisti capaci da quelli destinati a lasciare un segno.

Una sensibilità contemporanea, una visione internazionale, una cura quasi sartoriale e una straordinaria capacità di trasformare limpossibile in qualcosa di incredibilmente unico.

Atelier 8 non progetta semplicemente interni e volumi abitativi.

Disegna atmosfere. Emozioni. Modi di vivere.

Monica Di Maria di Alleri Chiusano

Pentecoste e Maria Ausiliatrice insieme per i cattolici

Si tiene sabato 23 maggio alle 21 nella chiesa del Santo Volto (via Val delle Torre 3 a Torino) la veglia interdiocesana di Pentecoste presieduta dal card. Roberto Repole, arcivescovo di Torino e vescovo di Susa. La veglia sarà occasione di preghiera e festa con i neofiti che hanno ricevuto i sacramenti dell’iniziazione cristiana nella notte di Pasqua. La Veglia di Pentecoste, che celebra il dono dello Spirito Santo, è aperta ai cristiani “ma anche a quanti si considerano in ricerca e magari dubitano, ma si interrogano sui grandi temi della vita e della fede”. Si può seguire in diretta sul canale YouTube della Diocesi di Torino. Quest’anno la festa di Maria Ausiliatrice, 24 maggio, cade nella solennità di Pentecoste. Domenica alle 11:00 la solenne Messa sarà presieduta dal card. Roberto Repole, arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, con la Corale della Basilica. Alle ore 20:30 si terrà la tradizionale processione di Maria Ausiliatrice, presieduta da mons. Alessandro Giraudo, vescovo ausiliare, con la presenza del Rettor maggiore don Fabio Attard. Il carro dell’Ausiliatrice, portato dai gruppi parrocchiali e dai Cooperatori Salesiani, attraverserà le vie storiche di Valdocco. Al rientro la Messa conclusiva sarà presieduta dal Rettore della Consolata. La diretta TV su Rete 7 accompagnerà i fedeli dalle 17:00 alle 23:00.       fr
foto del settimanale  “La Voce e il Tempo”

Al Teatro Gobetti la Mandragola di Machiavelli, regia di Jurij Ferrini

Debutto al teatro Gobetti, giovedì 28 maggio, alle ore 19.30, della Mandragola di Niccolò Machiavelli per la regia di Jurij Ferrini, che sarà in scena insieme a Matteo Alì, Alessandra Frabetti, Raffaele Musella, Federica Quartana, Michele Schiano Di Cola, Angelo Tronca.
Lo spettacolo, prodotto dal Teatro Stabile di Torino, Teatro Nazionale, resterà in scena per la stagione in abbonamento fino a domenica 14 giugno prossimo.

“Non so perché,  ma almeno da un paio di decenni – spiega il regista Jurij Ferrini – mi pare che da queste latitudini non provenga più un buon vero teatro comico. Disaccoppiare le due maschere iconiche del teatro, quella tragica e quella comica, risulta pericoloso oltre che sbagliato. Perché  chi sta in alto e bene in vista, necessita di qualche graffio dagli artigli della satira, della comicità, della commedia. Essere in vista ha questo prezzo e se non s’intende pagarlo si corre il rischio di imporre poi una subdola censura. Imporre eccessiva serietà in Teatro e rendere pesante la riflessione culturale, come se cultura e divertimento fossero antitetici, non giova al pubblico, che è e deve restare il fine ultimo dell’evento unico e irripetibile dello spettacolo teatrale. Questo è il propellente che mi ha spinto per la terza volta , in poco più di trent’anni, a riallestire Mandragola di Niccolò Machiavelli per il Teatro Stabile di Torino.
La trama è celebre, l’autore ancora di più, non credo di poter aggiungere nulla di intelligente alle migliaia di pagine scritte su quest’opera e sul genio del suo autore. Potremo solo goderne ancora insieme, se tutto va per il meglio, divertendoci fino alle lacrime.
Se proprio posso indirizzare l’attenzione ad un paio di aspetti che mi hanno sempre colpito, vi dirò che cinquecento anni fa creare un personaggio come fra’ Timoteo che, per soldi, si dannerebbe l’anima sua e di tutti i parrocchiani, risultava concretamente pericoloso perché ad imbattersi nell’Inquisizione ci voleva davvero poco. Erano gli anni di Giordano Bruno e lo stesso Machiavelli a causa de ‘Il Principe’ era già  finito nelle segrete fiorentine. Eppure artisti e filosofi indicavano una visione di futuro e toccava loro patire le conseguenze del dono ricevuto con il talento”.

“L’altro aspetto – aggiunge il regista Ferrini – è  secondario perché riguarda solo questa messinscena. Nessuna epoca precisa è raffigurata dagli abiti e dalla non scenografia, perché non aiuterebbero assolutamente l’azione che, bene incarnata dagli interpreti, basta da sola a chiarire quel che di ostico la lingua talvolta può offrire, sempre in modo divertente. Inizia così, con un celebre prologo “Iddio vi salvi, benigni uditori” e in pochi istanti si gela la platea, fino a quando non parte davvero l’azione e poi tutto diventa chiarissimo e spassoso e va in crescendo […].”
La radice della pianta di mandragora ha fatto scaturire infinite leggende, più di tutte quella che potesse risolvere i problemi di sterilità e ha ispirato il titolo di un capolavoro teatrale che è  giunto fino a noi. Il regista Jurij Ferrini enfatizza la complessità morale dei personaggi e il paradosso tra apparenza e realtà.  La tensione tra virtù e malizia emerge con ironia sottile; ancora a distanza di secoli dalla sua composizione,  la commedia di Machiavelli non smette di parlare alla contemporaneità,  dominata da avidità, finzione sociale e manipolazione. La condanna divertente e divertita di un mondo corrotto e privo di valori in cui tutti sono corrotti e corruttori rappresenta la metafora dell’eterno gioco dei potenti verso i più deboli e ignoranti”.
Mara Martellotta

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