Marcello Pasquali, stimato crooner torinese con un passato di spicco anche nella dance – già opinionista per Sanremo 2018 di Sanremonews.it – prossimo al lancio del nuovo album per l’etichetta indipendente ‘Capogiro Records’ nata nel lontano 1986 sotto la Mole e che vanta collaborazioni illustri a vario titolo con artisti del calibro di Rita Pavone, Piero Chiambretti, Mario Lavezzi, Gerardina Trovato e Franco Tozzi, ricorda con affetto il caro e indimenticato Fabrizio Frizzi. “Un uomo e un artista perbene – dichiara l’artista – icona del sorriso genuino e schietto sul piccolo schermo per milioni di italiani. Cresciuto alla scuola del valente regista e produttore Michele Guardì, avrebbe meritato di più per il garbo e la cortesia che hanno sempre contraddistinto uno stile di conduzione raffinato e d’altri tempi. Lo avrei visto benissimo, per esempio, al timone del ‘Festival di Sanremo’, traguardo più volte sfiorato per un soffio”. Per poi concludere: “Riempie di tristezza la sua precoce scomparsa, l’Italia perde per sempre un campione del buongusto, alieno e lontano dagli schiamazzi di una tv spazzatura che oggi la fa da padrona. Memorabili i suoi siparietti canori con il grande Andrea Mingardi, tra i suoi cantanti più amati da sempre, con cui ha spesso duettato davanti alle telecamere, anche seduto al pianoforte”.
Accusato di “partecipazione all’associazione terroristica dello Stato Islamico” un italo-marocchino è stato arrestato questa mattina dalla Polizia a seguito di un’indagine dell’Antiterrorismo
FINO AL 21 APRILE
lavorare con certosina maniacalità di segno e colore, ma anche di straniarsi dai vincoli del quotidiano per depurarlo dai limiti del contingente, giocando, fantasticando e pur anche ironizzando con sogni, memorie e magie di libertà interpretativa di grande fascino e suggestione. A dirla lunga sul peso e sul singolare significato che nell’arte del Novecento ebbe l’opera del Maestro astigiano, basti citarne la presenza a ben cinque Biennali di Venezia e alle Quadriennali di Roma, senza dimenticare il primo premio “Città di Torino” conquistato nel ’50 alla Promotrice e la partecipazione a svariate mostre (la prima importante a “La Bussola” di Torino nel ’52 con presentazione di Italo Cremona), tutte corredate da un gran successo di pubblico e di critica.
Immagini” di Torino e nel ’91 un’antologica a “La Finestrella” di Canelli, seguita da altre due, nel 2001 e nel 2012, organizzate al “Palazzo Crova” di Nizza Monferrato e alla “Casa del Conte Verde” di Rivoli. Da allora, ci pare che, soprattutto a livello pubblico – torinese e piemontese – qualcosina in più si sarebbe potuto e dovuto fare per tenere viva la memoria del “nostro” Terzolo. Un plauso, dunque, all’iniziativa della Fondazione Bottari-Lattes di omaggiare l’artista con una contenuta ma significativa mostra organizzata allo “Spazio Don Chisciotte”, in via della Rocca, fino al prossimo 21 aprile. Perfetto quel titolo allusivo alla “realtà immaginata”, la retrospettiva è amorevolmente curata dai figli Luca e Paolo, in collaborazione con Vincenzo Gatti, e presenta sedici opere (in prevalenza oli su tela) accanto a una dozzina di disegni, schizzi rapidi e bozzetti preparatori realizzati “al volo” su taccuini o fogli sparsi per essere poi analizzati e ricomposti in studio sotto forma di opere ben definite e compiute. Visioni di una realtà sempre occhieggiante ad “altro”, in cui la narrazione “viene scissa e ricomposta – scrivono i curatori – secondo logiche interne solo alla logica dell’opera stessa”. Fatto
salvo un rigorosissimo dipinto del ’24, “I pini di Natale” appartenente alla collezione di Mario Lattes, tutti gli altri sono stati realizzati dai primi anni Sessanta e scelti attraverso una scrupolosa selezione tematica che ha imposto il sacrificio di opere iconiche, come quelle dei grandi paesaggi, delle cascine o delle fornaci. Al posto d’onore (solo per disposizione dei quadri) l’“Interno” del ’59: un tavolino in primo piano su cui poggiano un cono, una trottola e uno specchio che riflette una “realtà immaginata”, il fiume e la collina torinese che proprio non si vedevano dallo studio del pittore (già di Umberto Mastroianni), al civico 4 di via Perrone. Dietro appare a metà anche una figura femminile che sembra restia (o infastidita?) a rinunciare alla propria privacy. Ironia. Curiosità. Voglia di gioco e di evasione. Tutto ciò che troviamo anche nella “Ragazza con le galline” del ’75, unica opera in mostra senza firma. L’artista morì prima di ultimarla. E chissà se a quella fanciulla che corre impacciata nel tentativo d’acchiappare il pennuto ribelle, sotto gli occhi di un
bimbo con la palla in mano e l’indifferenza di un micio che si crogiola e si stiracchia sul muretto, Terzolo avrebbe voluto aggiungere qualcosa in più? Resta il dubbio, che non sminuisce la briosità dell’atmosfera. Come nel delizioso “La scelta della cartolina” del ’69, con tanto di cartoline realmente illustrate una a una, l’uomo con giacca a spalla e bretelle indeciso nella scelta, il cagnolino paziente in attesa e, sullo sfondo di un angolo della riviera ligure che parrebbe Noli, il roccioso isolotto che parrebbe l’isolotto di Bergeggi. Flash visivi. Piacevolissimi. Ma anche scombussolamenti della memoria. Di quell’antica infanzia rurale – con i carradori, i pozzi a bricola, le ruote, i tricicli da trasporto, lo schiacciasassi, le scale nell’aia sempre pronte all’uso e la vecchia bicicletta appoggiata al muro del cascinale – che tanto l’avrà legato all’amico Cesare Pavese, conosciuto nell’adolescenza a Reaglie, dove le famiglie furono per un buon periodo vicine di casa.
attraverso algoritmi che si svilupperanno seguendo tre grandi filoni di ricerca: quello riguardante i modelli statistici, i Data Analytics, che prevedono un processo di raccolta e analisi di grandi volumi di dati per estrarre informazioni nascoste e il Machine Learning, l’apprendimento automatico; il secondo riguarda invece la Feature Extraction e la Image Processing for Computer Vision, che lavora su funzioni di elaborazione di immagini e, in un secondo momento, permette al macchinario di prendere “decisioni” in base all’immagine elaborata; ed infine il terzo filone di ricerca riguarderà il Fog Computing e Opportunistic Networking, utili a distribuire senza soluzione di continuità risorse e servizi di calcolo, immagazzinamento di dati, controllo e funzionalità di rete sull’infrastruttura che connette il Cloud all’Internet of Things (IoT). L’esperienza pluridecennale di Tierra nella telematica offre un’opportunità unica di testare questi sistemi per una grande varietà di dispositivi, con milioni di unità già rilasciate in tutto il mondo. Oltre alla collaborazione sul piano della ricerca, dalla partnership nasce anche una possibilità sul piano dell’impiego lavorativo: è prevista infatti la possibilità di attivare progetti di tesi e tirocini in azienda su argomenti inerenti l’accordo. “La collaborazione con Tierra Spa è estremamente interessante per il nostro Ateneo, tanto che l’azienda ha deciso di portare a Torino il suo nuovo centro di ricerca, grazie al quale sicuramente avremo modo di condurre nuovi progetti comuni”, dichiara Emilio Paolucci, Vice Rettore al Trasferimento Tecnologico del Politecnico di Torino.



Galbiati, non attacchiamoci agli episodi, anche se… In ogni caso “Torino sprecona, domina per tre quarti e cede nel finale. Vander Blue ancora non pervenuto e questo è preoccupante. Ora la situazione si complica ma ci crediamo sempre!!! Go Aux! Continuo a ribadire che il nostro miglior acquisto sia stato tenere Deron (Washington, ndr)!” e questo è il messaggio del nostro super Simone dai Rude Boys (a proposito, grazie delle foto e della tua presenza con splendida parrucca gialla!), e purtroppo bisogna in effetti constatare l’assenza quasi totale di Blue dal tabellino e tra i protagonisti della Fiat Torino. In una squadra che già ha tra le sue assenze quella pesante per motivi di salute del giovane Okeke, regalare ancora un giocatore importante agli avversari non è cosa da poco, purtroppo e speriamo che qualcosa di meglio esca dal giocatore che fino ad oggi sembra una meteora e non una stella permanente.


E sappiamo che tutto il settore tifosi dai Rude Boys al Settore 208 (che ringraziamo per le molte foto inviateci) sarà pronto a tifare per i colori della nostra città: a voi ragazzi, che giocate per la maglia gialloblù di Torino arrivino tutte le energie per condurre la squadra della nostra città verso nuovi traguardi. Il basket in Piemonte c’è stato e ad alto livello. Ora è tornata Torino, e sarebbe bello vederlo volare stabilmente verso i livelli più alti anche nel periodo di maggio e giugno… .

Stupisce fino all’irritazione politica questo “Aventino” del Pd. Si tirano fuori visto che “abbiamo perso e tocca a voi governare”. Con la speranza che i reciproci veti rendano impossibile la formazione di un governo. Rendano inutile l’aver votato
approdare. Forse pretendo troppo. Per “navigare” bisogna avere una rotta che si chiama linea politica. Ed anche qui pretendo troppo. Una volta si diceva: studiare e fare la gavetta. Poi è arrivata la rottamazione e ci sono state le new entries, diciamocelo, molto ma molto deludenti. Da dove partire? Ricostruire il partito? Degnissima affermazione che non fa i conti con la sua esistenza. Almeno potenziale. Ora con la moria di deputati e senatori le dissanguate casse del partito avranno meno entrate. La bancarotta del Pd non sarebbe solo politica. Partire dal popolo delle primarie? Renzi ha stravinto alle primarie e straperso le politiche. Qualcosa del meccanismo non torna. Gli iscritti? Con tutto rispetto per il singolo il più delle volte sono truppe “cammellate”. E i dirigenti? Qui si fa articolata l’analisi. Il più delle volte all’incarico politico nel partito si abbina un incarico nelle istituzioni. . A tal proposito in Piemonte e Torino il tutto é emblematico. Ho
incontrato ex parlamentari del Pd. Palese la delusione. Chi dice che smette di fare politica. Chi viceversa intensifica il suo impegno politico sul territorio. Un ritorno alle origini. Davide Gariglio si è dimesso, atto forzatamente dovuto. La vecchia quercia di Giancarlo Quagliotti non gli ha fatto sconti e con lo stile comunista gli ha fatto gli auguri per il nuovo incarico romano. Solo Davide Ricca sodale del democristiano Gariglio parla di normalità delle dimissioni. Lui ” turista per caso” continua nel suo lavoro di Presidente di quartiere, eletto perché sodale dell’altro Davide, storico sodale del Matteo fiorentino. Ed ecco la zampata di Nadia Conticelli e dell’arrabbiato Stefano Esposito. Due garanti : Chiampa e la novarese Giuliana Manica. Entrambi da 50 anni in politica.
anche, pur momentanea Quello ideologicamente più affine a te é sempre il nemico più prossimo. Oggi più che sperare si dovrebbe tornare alla politica. E l’Aventino non é un modo d’agire politicamente. O forse con questo voto si è veramente passati alla terza repubblica. Mi ha particolarmente colpito una affermazione di Beppe Grillo: il sistema é ed era in crisi. Noi Pentastellati ci siamo solo assunti l’onere di dare l’ultima spallata. Se ha ragione, ciò che c’era nella seconda repubblica é superato. Nella prima la sostanziale dicotomia tra Dc e Pci. Con la discesa in campo del Berlusca che contrastava i “comunisti” rappresentati dal centrosinistra. Ora la terza dove si ” affaccia” la dicotomia tra Salvini e Di Maio. Tra la Lega non più Lega Nord e i pentastellati rappresentanti di un Sud apoteosi dell’ evasione fiscale e della precarietà. Con un centro Italia terra di conquista per entrambi. Si dice che la Storia non si ripete. A Torino nelle votazioni dopo la divisione dal Pci Rifondazione ebbe più voti del Pds. Ora Rifondazione é un gruppetto extraparlamentare e il Pds ottenne più voti dell attuale Pd… 