Due conferenze a ingresso libero per fornire due letture parallele sul tema in occasione dei dieci anni di attività della Fondazione Franco e Marilisa Caligara In occasione dei dieci anni di attività, la Fondazione Franco e Marilisa Caligara insieme al Collegio Einaudi presenta il nuovo ciclo di Caligara Lectures 2018 con due conferenze a ingresso libero dal titolo “Fede e Ragione” e “Ragione e Fede”,
per fornire due letture parallele su un tema sempre attuale e profondo, nelle diverse angolazioni in cui viene affrontato il rapporto tra queste due forze apparentemente in contrasto tra loro. La prima conferenza, dal titolo “Fede e Ragione”, di ispirazione più umanistica e spirituale, sarà tenuta dal Cardinale Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, e avrà luogo martedì 10 aprile alle ore 17:30 nell’Aula Magna della Cavallerizza Reale dell’Università degli Studi di Torino. La seconda conferenza, dal titolo “Ragione e Fede”, è in programma lunedì 14 maggio alle ore 17:30 nella cornice della settecentesca Sala dei Mappamondi dell’Accademia delle Scienze di Torino e intende riflettere su una dimensione più tecnico-scientifica dell’argomento con il prof. Alberto Piazza, Presidente dell’Accademia delle Scienze di Torino. Due importanti partecipazioni che si integrano perfettamente tra loro in questo nuovo ciclo delle Caligara Lectures, promosso dalla Fondazione Franco e Marilisa Caligara e dal Collegio Einaudi. Con questi incontri e con la costante attività di erogazione di borse di studio e di ricerca per giovani studiosi, la Fondazione Caligara, nel decimo anno di attività, si conferma come punto di riferimento all’interno del panorama culturale torinese nell’ambito della promozione del dialogo tra le diverse culture. L’ingresso alle conferenze è libero.
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Per maggiori informazioni: info@fondazionecaligara.it Fede e Ragione Gianfranco Ravasi, Presidente Pontificio Consiglio della Cultura Martedì 10 aprile 2018, ore 17:30 Aula Magna della Cavallerizza Reale, Università degli Studi di Torino Via Verdi 9, Torino


apparecchiature biomedicali, ma anche la gestione delle stesse con personale “a noleggio”, al posto di dipendenti Asl. Un esempio eclatante è quello dell’apertura del punto di prenotazione esami e ritiro referti nel centro commerciale “Le Gru”: al posto di rinforzare i Cup dell’Asl To3, il servizio è stato esternalizzato, affidando a personale messo a diposizione dal centro commerciale il trattamento di dati sensibili. Infine, è stato denunciato il mancato confronto con la direzione aziendale sulla riorganizzazione dei servizi territoriali, in particolare le Case della Salute: l’unico incontro si è svolto nel febbraio 2017. Vorrebbero chiarezza sugli accordi con i medici di famiglia, le risorse, il personale, i servizi. In attesa dell’audizione in Commissione, su mia richiesta, del direttore generale dell’Asl To3, esprimo forte preoccupazione per la progressiva privatizzazione dei servizi sanitari, che devono rimanere pubblici: il privato può essere integrativo ma non sostitutivo.
La mattina di mercoledì 18 aprile 1945, con lo sciopero generale, ebbe inizio la lunga battaglia per la liberazione di Torino.
Resistenza Pop (del quale è disponibile anche il Cd-Dvd) è dedicato alle Liberazioni di ieri e di oggi e contiene canzoni d’autore rivisitate, testi inediti, melodie partigiane riscoperte, emozionanti monologhi e video testimonianze dei protagonisti, partigiani piemontesi e liguri. Durante lo spettacolo riservato alle scuole, gli studenti saranno invitati a preparare degli aeroplanini di carta con i loro messaggi, disegnati o scritti, sul tema della Resistenza e delle esperienze di libertà di ieri e di oggi. Gli aeroplanini saranno raccolti e lanciati nel corso dello spettacolo serale in una performance ribattezzata “Bombardamenti Intelligentissimi”.
Tragedia tra le mura di casa, vittima un dodicenne che è morto all’ospedale Maria Vittoria
Di Giorgio Merlo
eccellenza, Il Pd, subisce una debacle di dimensione epocale, forse è arrivato anche il momento per riscoprire, seppur aggiornandole, le culture politiche del passato. Intendo quelle culture politiche costituzionali che hanno contribuito alla costruzione e al consolidamento della nostra democrazia. E questo non per un richiamo del passato o, peggio ancora, per una tentazione nostalgica. Ma per la semplice ragione che solo attraverso la riscoperta delle nostre radici culturali sarà possibile ridare dignità e qualità alla stessa politica. Uscendo dagli slogan, dalla pura demagogia e dal becero qualunquismo in cui siamo precipitati. A cominciare, appunto, dalla riscoperta della cultura “popolare di ispirazione cristiana”. Tocca ai cattolici democratici, ai cattolici popolari e ai cattolici sociali contemporanei il compito di non contribuire, seppur inconsapevolmente, ad archiviare un pezzo significativo della storia democratica del nostro paese. E questo non attraverso la riproposizione di un ennesimo partitino ma, al contrario, dando vita ad un movimento culturale che abbia come “ragione sociale” la riattualizzazione di un “pensiero” andato smarrito in questi anni di qualunquismo politico, di spietata personalizzazione della politica e di cancellazione radicale di tutto ciò che si richiamava al passato. Certo, poi verrà, e quasi sicuramente, il tempo della presenza politica organizzata. Del resto, le mode politiche nel nostro paese non durano a lungo. La stella renziana, per fermarsi al solo Pd, sembrava inarrestabile e
destinata a durare per almeno 20 anni. Dominava incontrastato il partito di riferimento e il paese. Nell’arco di un biennio questo dominio si è trasformato in un disastro elettorale prima e in una sconfitta storica e politica poi. Al punto che oggi in quel partito si parla già apertamente di “derenzizzazione”. E, come sempre capita in politica quando domina il contingente e il solo potere, i più scatenati in questa rimozione politica e personale sono proprio coloro che per 2/3 anni si spellavano le mani con un tifo da stadio in ogni pubblica occasione in cui appariva e parlava il “capo”. Ecco perché, forse, si tratta adesso di voltare pagina. Almeno da parte di coloro che non si sono mai rassegnati ad una semplice politica spettacolo e al partito del “capo” e, soprattutto, da parte di quelle persone che continuano a pensare che non esiste la politica senza un “pensiero”. Cioè senza una cultura politica di riferimento. Il tutto anche in un contesto dominato dal qualunquismo e dalla più squallida demagogia . Tocca, quindi, ai cattolici popolari e ai cattolici democratici adesso battere un colpo. E sono convinto che nelle prossime settimane partirà un segnale forse, coraggioso e determinato in questa direzione.


