redazione il torinese

Due ragazzi di 18 anni muoiono sul colpo nel frontale tra auto

DALLA CAMPANIA – Due ragazzi di 18 anni sono morti nella notte in un incidente stradale a Roccadaspide (Salerno), sulla strada statale 166 degli Alburni. I giovani erano residenti nel comune a sud di Salerno, e viaggiavano a bordo di una Lancia Y che si è scontrata frontalmente con una Bmw:  sono morti sul colpo. Marito e moglie, che viaggiavano invece  nell’altra auto sono stati trasportati all’ospedale di Battipaglia.

La colazione delle mamme

Al Centro Paideia – lo spazio di Fondazione Paideia in Via Moncalvo 1 a Torino che offre attività di assistenza per famiglie con bambini con disabilità, attività sportive, corsi e laboratori aperti a tutti – sono in programma molti percorsi, incontri e momenti dedicati a mamme in attesa e neomamme.“La colazione delle mamme” è l’appuntamento gratuito di lunedì 29 ottobre dalle ore 10 alle ore 12. Un’occasione informale in uno spazio intimo e sereno dove mamme in attesa e neomamme potranno incontrarsi, conoscersi e confrontarsi sul mondo dei neonati e dei bambini e sul significato di essere genitori davanti a una piacevole colazione. Saranno inoltre presenti le professioniste del settore Cecilia Allasina, Lucia Cardellino, Marzia Andretta, Marta Sgambetterra e Alessandra Grigioni, che racconteranno i diversi percorsi proposti al Centro Paideia: aspettando la nascita, gestanti in acqua, il corso di massaggio neonatale, ritrovarsi mamme e ritrovarsi a tavola.Per informazioni su “La colazione delle mamme” e per conoscere tutte le attività del Centro Paideia è possibile chiamare lo 011-0462400 o inviare un’e-mail a info@centropaideia.org

 

Masche e Metamorfosi

Le storie spesso iniziano là dove la Storia finisce

Folletti e satanassi, gnomi e spiriti malvagi, fate e streghe, questi sono i protagonisti delle leggende del folcklore, personaggi grotteschi, nati per incutere paura e per far sorridere, sempre pronti ad impartire qualche lezione. Parlano una lingua tutta loro, il dialetto dei nonni e dei contadini, vivono in posti strani, dove è meglio non avventurarsi, tra bizzarri massi giganti, calderoni e boschi vastissimi. Mettono in atto magie, molestie, fastidi, sgambetti, ci nascondono le cose, sghignazzano alle nostre spalle, cambiano forma e non si fanno vedere, ma ogni tanto, se siamo buoni e risultiamo loro simpatici, ci portano anche dei regali. Gli articoli qui di seguito vogliono soffermarsi su una figura della tradizione popolare in particolare, le masche, le streghe del Piemonte, scontrose e dispettose, mai eccessivamente inique, donne magiche che si perdono nel tempo e nella memoria, di cui pochi ancora raccontano, ma se le loro peripezie paiono svanire nei meandri dei secoli passati, esse, le masche, non se ne andranno mai. Continueranno ad aggirarsi tra noi, non viste, facendoci i dispetti, mentre tutti fingiamo di non crederci, e continuiamo a “toccare ferro” affinchè la sfortuna e le masche, non ci sfiorino. (ac)

***

7  Masche e Metamorfosi

Al ritorno dai campi, due amici di Frave (vicino a Carrù, in provincia di Cuneo), videro delle masche.
“Guarda, ci sono tre pecore!”
“Ma che dici? Qui non c’è nulla”
“Come fai a non vederle? Sono qui, davanti a me”
“Dai, vieni via, qui non c’è nulla”
“Non posso, le pecore non mi fanno muovere”
L’amico che non vedeva nulla si spaventò, si caricò in spalle il compagno immobilizzato e corse veloce, lontano da quelle masche che chissà cosa volevano.


Uno dei poteri delle streghe, e anche delle masche, è quello di potersi tramutare in bestie, le quali ultime assumono una presenza ricorrente e di primo rilievo nelle storie e nelle leggende riguardanti la stregoneria e la magia. In genere gli animali sono gli aiutanti delle serve del Diavolo, giudicati immondi e di indole malvagia, come le loro padrone. Si tratta degli “animali collaboratori”, come il gatto o piuttosto il caprone, usato, quest’ultimo, come cavalcatura per arrivare al luogo del Sabba, ma possono anche essere civette, barbagianni o gufi. Compaiono, poi, gli “animali ingredienti”, utilizzati come prodotti magici da inserire nei calderoni per pozioni e balsami, tra cui i pipistrelli, i rospi o i serpenti. Tra tutti, certamente, il gatto è eletto a fedele compagno delle streghe, anche lui costretto ad un destino di persecuzioni, soprattutto se di colore nero. Questo felino è stato assunto ad emblema del male per moltissimo tempo, tanto che in Francia era usanza rinchiudere un gatto vivo nelle mura delle chiese, a testimonianza simbolica di Dio che blocca, con il peso della sacra struttura, Satana e i suoi poteri malvagi; o ancora, in tutta l’Europa medievale, era prassi seppellire un gatto vivo agli incroci delle strade, o ucciderne uno a sprangate dopo la mietitura: in questo modo si sarebbe eliminato lo spirito (malevolo?) del grano. Gli animali erano centrali anche durante i rituali dei Sabba: i caproni trasportavano sui loro dorsi irti le diaboliche donne, Satana stesso prendeva le sembianze di un capro, si metteva al centro del ballo forsennato e aspettava che le sue adepte gli baciassero le natiche, in segno di eterna devozione; durante la funzione demoniaca venivano battezzate bestie immonde di ogni genere, soprattutto rane e rospi. Al collo e alle zampe di questi ultimi, vestiti di velluto rosso e nero, veniva legato un campanello; una volta battezzati erano donati alle streghe più meritevoli e alle neofite. La superstizione era molto attenta e precisa nell’indicare quali animali avessero contatti con il demonio o con le streghe, e come ci si dovesse comportare nei loro confronti o come essi potessero essere utilizzati.  In Germania, ad esempio, la gallina nera doveva essere cucinata a porte chiuse, e il suo cuore veniva infilzato da molti aghi e infine gettato via prima del sorgere del sole. Della lepre si dice che portasse male incontrarne una di prima mattina, perché, in realtà, si trattava di una strega. L’animale, ucciso, veniva anche fissato all’architrave delle porte, in modo da allontanare gli spiriti maligni. Perfino le farfalle erano ritenute pericolose o di cattivo auspicio: sicuramente si trattava di streghe nascoste sotto tale aspetto al fine di rubare burro e latte. Per proseguire sui cattivi auspici, anche il cane nero non era ritenuto di buon augurio, pur se incontrato solo in sogno, addirittura sul suo collare venivano incisi strani simboli magici. Secondo la tradizione, il cavallo e il caprone rimanevano legati alla figura del Demonio, il primo perché Belzebù ha gli zoccoli al posto dei piedi e il secondo perché questa è la forma che il Signore dell’Inferno assume durante i Sabba. Delle civette la leggenda racconta che, quando il loro stridere si avvertiva nei pressi di una casa, esse volessero annunciare la morte di chi vi abitava; quanto ai corvi, si credeva che avessero il dono della profezia, e il loro sangue e le loro piume venivano usati per stringere patti col Diavolo. Il pipistrello era di certo prediletto dalle streghe: esse, tramutandosi in questo animale, tormentavano i viandanti notturni; invece, se volevano seminare zizzania, assumevano la forma di un maiale, motivo per cui era necessario fare attenzione a quelli senza padrone. E il vostro paffuto e innocuo animale domestico dove sarà stato nella notte, mentre voi dormivate sonni innocenti?

Alessia Cagnotto

 

 

 

Volontari, oppositori, minoranze religiose nella Grande Guerra

Il seminario, organizzato dalla Fondazione Fabretti e dalla Società per la cremazione (SOCREM) di Torino, in collaborazione con Istoreto, si inserisce nell’ambito delle iniziative previste per il centenario della fine della prima guerra mondiale, e approfondirà il rapporto tra la città di Torino e la Grande Guerra

***
Torino, 1915-1918.
Volontari, oppositori, minoranze religiose nella Grande Guerra
presso Istoreto
Sala Memoria delle Alpi
Via del Carmine 13, Torino 

***

Il seminario, organizzato dalla Fondazione Fabretti e dalla Società per la cremazione (SOCREM) di Torino, in collaborazione con Istoreto, si inserisce nell’ambito delle iniziative previste per il centenario della fine della prima guerra mondiale, e approfondirà il rapporto tra la città di Torino e la Grande GuerraNell’analisi delle interrelazioni tra la complessa e dinamica realtà torinese d’inizio Novecento e il primo conflitto mondiale, verrà dato spazio ad alcuni gruppi sociali per così dire ‘minoritari’ – minoranze religiose, movimento femminista e socialismo intransigente, massoneria e associazionismo cremazionista – che incarnano lo spirito e le contraddizioni del paesaggio civile della Torino dell’epoca.Si cercherà di osservare la storia sociale della Grande Guerra da angolature alternativeinconsuete, attraverso le quali restaurare le vicende di uomini e donne, indagare i perché e icome di allora, accertare come la guerra sia stata, a seconda dei casi, voluta o temuta, appoggiata o contestata, celebrata e ricordata.

***

INTRODUCE E MODERA

Giovanni De Luna

RELATORI

Valentina Colombi – Collaboratrice Istoreto
Torino in conflitto: scosse e fratture della città in guerra

Gabriella Ballesio – Direttore Archivio Tavola Valdese
Fedeltà, perseveranza e abnegazione.
Il Comitato di Assistenza ai Militari Evangelici (CAME) di Torino (1915-1918)

Barbara Berruti – Vicedirettrice Istoreto
Emilia Mariani, una donna nella Torino della Grande Guerra 

David Sorani – già insegnante di Storia e Filosofia presso il Liceo Classico e Musicale C. Cavour, assessore alla Cultura della Comunità Ebraica di Torino
Gli ebrei italiani e l’ambigua promessa.
La partecipazione ebraica alla Grande Guerra come culmine dell’identificazione nazionale e la Grande Guerra come premessa al tradimento dello Stato

Marco Novarino – Professore di Storia Contemporanea – Università di Torino
Tra cosmopolitismo e nazionalismo.
La massoneria italiana durante la Grande Guerra

Giacomo Felicioli – Borsista presso Fondazione Fabretti
Archivi e memoria.
La Società per la Cremazione di Torino nella prima guerra mondiale

Ingresso libero e gratuito

Deliziosi dolcetti alle pere 

Un dessert semplice e genuino realizzato con le pere. Un guscio di morbida frolla con un ghiotto ripieno di pere e cioccolato, un connubio davvero irresistibile. 
***
Ingredienti 

300gr. di farina 
80gr. di burro 
80gr. di zucchero 
3 pere Kaiser 
2 uova 
1 bustina di lievito per dolci 
2 cucchiai di cacao in polvere 
1 pizzico di sale 
Zucchero a velo q.b. 
Scorza di limone grattugiata 

***

Impastare nel mixer la farina con il burro a pezzetti, unire 60gr. di zucchero, 2 tuorli, la scorza di limone, lievito, un pizzico di sale. Dividere l’impasto in due parti e con il mattarello, stendere in due sfoglie sottili.  Foderare con una sfoglia una teglia rettangolare imburrata ed infarinata. Distribuire le pere affettate sottilmente, spolverizzate con lo zucchero rimasto e il cacao in polvere. Ricoprire con la seconda sfoglia, spennellare con l’albume rimasto ed infornare a 180 gradi per 50 minuti. Sformare subito e tagliare in piccoli rettangoli. Quando i dolcetti si sono raffreddati, cospargere con zucchero a velo. 

Paperita Patty 

I macchiaioli dalle origini alla modernità

I macchiaioli, i loro antenati, la nascita e la loro stagione più felice saranno i protagonisti della prossima mostra ospitata alla GAM di Torino dal 26 ottobre fino al 24 marzo 2019. L’esposizione, che ripercorrerà il periodo compreso tra la sperimentazione degli anni Cinquanta dell’ Ottocento fino ai capolavori degli anni Sessanta, comprende ottanta opere provenienti dai più importanti musei italiani, enti e collezioni private. L’esposizione concentra la sua attenzione soprattutto intorno al dialogo tra la pittura dei macchiaioli e la prestigiosa collezione ottocentesca della Gam, che risale, nella sua nascita, proprio al 1863, vale a dire agli anni della proclamazione di Torino a capitale del Regno d’Italia, quando la coraggiosa sperimentazione dei frequentatori del caffè Michelangiolo ottenne la sua prima affermazione alla Promotrice di Belle Arti, nel maggio 1861. In questa prospettiva una particolare attenzione viene restituita al pittore Antonio Fontanesi, nel bicentenario della nascita, agli artisti piemontesi della Scuola di Rivara,   quali Carlo Pittara, Ernesto Bertea, Federico Pastoris ed Alfredo d’Andrade, ed ai liguri della Scuola dei Grigi (Serafino de Avendano ed Ernesto Rayper). La mostra individua anche originali elementi di confronto tra questi artisti e la pittura dei protagonisti della cruciale stagione artistica dei macchiaioli, Cristiano Banti, Giovanni Fattori, Telemaco Signorini ed Odoardo Borrani. L’esposizione vede la partecipazione, oltre alle opere dei maestri accademici di gusto romantico o purista, quali Luigi Mussini, Enrico Pollastrini, Antonio Ciseri, Stefano Ussi, anche delle opere scelte alle prime Promotrici di Belle Arti ed alla prima Esposizione nazionale di Firenze del 1861 con, sullo sfondo, la visita all’Esposizione universale di Parigi nel 1855, che rappresento’, per i giovani macchiaioli, un evento fondamentale capace di suscitare grande curiosità. In mostra anche opere degli anni Cinquanta e dei primi anni Sessanta dell’Ottocento, in cui venne affrontata da questi artisti innovatori la sperimentazione della macchia, applicata ad un rinnovamento paesaggistico e dei soggetti, che venivano dipinti spesso da angolature diverse. Quindi vengono proposte le scelte figurative dei macchiaioli negli anni dall’Unità d’Italia a Firenze capitale, con una attenzione particolare agli ambienti in cui nacque il loro linguaggio, quali Castiglioncello, nelle estati trascorse presso la tenuta Martelli, i pacati pomeriggi autunnali e primaverili nella periferia fiorentina a Piagentina, dove i macchiaioli trovavano riparo dalle trasformazioni della Firenze di allora, divenuta capitale dell’Italia unita nel 1865. L’ultima sezione si concentra sull’esperienza cruciale di due riviste, il “Gazzettino delle Arti del disegno”, pubblicato nel 1867 a Firenze, e l’ “Arte in Italia”, fondata due anni dopo a Torino. La prima vide la partecipazione attiva di Martelli, Signorini ed altri critici, che presentarono il loro spirito di lettura nei confronti delle espressioni artistiche contemporanee europee, la seconda contribuì al rinnovamento dell’ambiente artistico piemontese con personalità come Giovanni Camerana. La mostra, curata da Virginia Bertone e Cristina Acidini, promossa dalla Fondazione Torino Musei, Gam e 24 Ore Cultura, con il coordinamento tecnico di Silvestra Bietoletti e Francesca Petrucci, si avvale anche della collaborazione dell’ Istituto Matteucci di Viareggio.

 

Mara Martellotta

“Condizioni inaccettabili degli infermieri nel carcere di Vercelli”

Il Nursing Up: “Ora basta, si è arrivati ad un solo infermiere per 370 detenuti”

A Vercelli si sta trascinando da anni una situazione assurda e inaccettabile che non può più attendere per essere sanata. Si tratta della drammatica carenza di personale infermieristico assegnato alla Sanità Penitenziaria, presso la Casa Circondariale di Vercelli. Stiamo parlando di una realtà in cui, spesso, si ha un solo infermiere per 370 detenuti (quando la capienza massima della struttura dovrebbe essere di 230 unità). Una condizione di lavoro ingestibile, che si somma a gravi carenze strutturali e igienico-sanitarie, climatiche, organizzative e del lavoro in carcere. Tutto ciò senza la minima considerazione da parte della Direzione dell’Asl di tutti gli appelli inviati in passato. “Il Nursing Up denuncia la grave mancanza di risposte della Direzione della ASL di Vercelli nei confronti di questo enorme disagio più volte manifestato, cui costringe quotidianamente gli infermieri – sottolineaClaudio Delli Carri, segretario regionale del Nursing Up, sindacato degli Infermieri -. Nonostante la normativa regionale definisca i requisiti minimi di personale infermieristico stabiliti in rapporto al numero dei ristretti, secondo la DGR n. 29-3386 del 30 maggio 2016, con un organico di almeno due unità per una capienza massima di 230 detenuti. Invece, ed è gravissimo, a Vercelli sono mediamente presenti ben 370 persone e spesso un solo infermiere in servizio. Manca inoltre un coordinatore dedicato che, sempre secondo il modello organizzativo della Regione, dovrebbe fare riferimento al responsabile infermieristico del territorio che non c’è”.

Violenza, 280 uomini e tutti da rieducare

L’assessora regionale ai Diritti Civili, Monica Cerutti, durante il convegno ‘Interventi per gli autori di violenza’ tenutosi a Palazzo Lascaris, ha annunciato la firma di un protocollo che rafforzerà l’azione degli operatori e delle operatrici

Uomini che odiano le donne: la regione li vuole recuperare. Sono 280 in Piemonte quelli presi in carico dagli operatori che si occupano del fenomeno. Qualche mese fa, era stata creata una task force per rieducare gli autori di violenza,e ora  c’è da correggere il tiro: ci sono metodi da condividere e risultati da misurare. Così l’assessora regionale ai Diritti Civili, Monica Cerutti, durante il convegno ‘Interventi per gli autori di violenza’ tenutosi a Palazzo Lascaris, ha annunciato la firma di un protocollo che rafforzerà l’azione degli operatori e delle operatrici, in collegamento con i Centri Antiviolenza e le istituzioni carcerarie, per consolidare il sistema e renderlo più efficace, così come previsto dalla legge regionale 4/2016 pensata proprio per prevenire e contrastare alla violenza di genere. Fino a oggi sul territorio sono stati coinvolti in programmi di rieducazione alcune centinaia di persone. Nel carcere di Torino sono 60 i detenuti  con condanna definitiva a sfondo sessuale che beneficiano di un programma ad hoc. Nel carcere di Vercelli sono ben 45. A Biella sono 15. Fuori dal carcere, invece, le otto associazioni che compongono la task force (Cerchio degli uomini, Consorzio socio-assistenziale cuneese,Spam – Paviol, Consorzio socio-assistenziale Ossola, Medea,Gruppo Abele, Elios Coop e Punto a capo),  hanno oggi in carico circa 162 persone. Di queste, sette su dieci sono italiane. E in 7 casi su dieci si tratta di mariti o conviventi delle vittime. “L’obiettivo è uno: cercare di rendere questi uomini non più un pericolo per le donne che hanno maltrattato. Quando escono dal carcere, spesso, vanno a cercare di nuovo le proprievittime. – racconta Cerutti – E quando sono a piede libero diventano stalker, minacciano, o in qualche modo si accaniscono, nei modi più violenti, contro le compagne che li hanno lasciati. Noi vogliamo cercare di impedire che continuino su questa strada. Vogliamo che le donne possano sentirsi più sicure”. Proseguono anche progetti innovativi come l’allontanamento degli uomini dalla casa che condividono con la compagna. A Verbania, il  Consorzio socio-assistenziale Ossola ha una convenzione con la parrocchia e mette a disposizione, di un uomo allontanato dalla propria famiglia, un posto letto in emergenza temporanea. “Ci piacerebbe estendere questa esperienza a tutto il Piemonte – afferma l’assessora – Il problema principale sono le risorse. Servirebbe un sostegno  dal dipartimento pari opportunità per predisporre risorse specifiche  a favore di quegli operatori che affrontano questo tipo di rieducazione”.

Riapre il Tazzoli e riparte la stagione dell’Ice Club Torino

Nella scorsa stagione gli atleti hanno preso parte ad appuntamenti di altissimo livello come i Giochi Olimpici di Pyeongchang 2018, i Campionati Europei di Mosca, tappe di Grand Prix junior, Mondiali junior
Dopo la metà di ottobre, al termine dei lavori di ristrutturazione che hanno reso inagibile l’impianto per parecchi mesi, riaprirà finalmente il Pala Tazzoli. La chiusura del palazzetto del ghiaccio torinese aveva causato grande preoccupazione alle società sportive, agli atleti, alle famiglie e a tutti gli appassionati degli sport del ghiaccio (dal pattinaggio artistico a quello di velocità fino all’hockey)   che avevano già dovuto fare i conti con la destinazione del Palavela ad altri scopi. L’Ice Club Torino Asd, la società piemontese che, negli ultimi anni, si è maggiormente distinta, rappresentando con i suoi pattinatori l’Italia in molte gare nazionali e internazionali, darà inizio ai corsi per la nuova stagione 2018-2019. Nella scorsa stagione gli atleti dell’Ice Club Torino hanno preso parte ad appuntamenti di altissimo livello come i Giochi Olimpici di Pyeongchang 2018, i Campionati Europei di Mosca, tappe di Grand Prix junior e, infine, ai Mondiali junior, sia nella categoria singolo femminile, sia in quella delle coppie di artistico. Inoltre, l’Ice Club Torino, ai Campionati italiani di Milano dello scorso anno, si è aggiudicata la medaglia d’argento nel singolo femminile categoria senior, la medaglia d’oro nel singolo femminile categoria junior e in quella delle coppie di artistico categoria junior, la medaglia di bronzo nella categoria maschile junior. I pattinatori della società si sono aggiudicati, inoltre, l’oro negli Advanced Novice – singolo maschile e l’argento nei Basic Novice – singolo femminile.  Il club torinese, guidato da Claudia Masoero ed  Edoardo De Bernardis, vanta uno staff tecnico di alto livello con esperienza internazionale.  La   società   si   occupa   di   promuovere   il   pattinaggio   in   Piemonte   e   in   Italia   e   si   dedica all’insegnamento delle specialità di singolo femminile e maschile, artistico di coppia e di danza sul
ghiaccio.
.
Barbara Castellaro