redazione il torinese

Riapre il Tazzoli e riparte la stagione dell’Ice Club Torino

Nella scorsa stagione gli atleti hanno preso parte ad appuntamenti di altissimo livello come i Giochi Olimpici di Pyeongchang 2018, i Campionati Europei di Mosca, tappe di Grand Prix junior, Mondiali junior
Dopo la metà di ottobre, al termine dei lavori di ristrutturazione che hanno reso inagibile l’impianto per parecchi mesi, riaprirà finalmente il Pala Tazzoli. La chiusura del palazzetto del ghiaccio torinese aveva causato grande preoccupazione alle società sportive, agli atleti, alle famiglie e a tutti gli appassionati degli sport del ghiaccio (dal pattinaggio artistico a quello di velocità fino all’hockey)   che avevano già dovuto fare i conti con la destinazione del Palavela ad altri scopi. L’Ice Club Torino Asd, la società piemontese che, negli ultimi anni, si è maggiormente distinta, rappresentando con i suoi pattinatori l’Italia in molte gare nazionali e internazionali, darà inizio ai corsi per la nuova stagione 2018-2019. Nella scorsa stagione gli atleti dell’Ice Club Torino hanno preso parte ad appuntamenti di altissimo livello come i Giochi Olimpici di Pyeongchang 2018, i Campionati Europei di Mosca, tappe di Grand Prix junior e, infine, ai Mondiali junior, sia nella categoria singolo femminile, sia in quella delle coppie di artistico. Inoltre, l’Ice Club Torino, ai Campionati italiani di Milano dello scorso anno, si è aggiudicata la medaglia d’argento nel singolo femminile categoria senior, la medaglia d’oro nel singolo femminile categoria junior e in quella delle coppie di artistico categoria junior, la medaglia di bronzo nella categoria maschile junior. I pattinatori della società si sono aggiudicati, inoltre, l’oro negli Advanced Novice – singolo maschile e l’argento nei Basic Novice – singolo femminile.  Il club torinese, guidato da Claudia Masoero ed  Edoardo De Bernardis, vanta uno staff tecnico di alto livello con esperienza internazionale.  La   società   si   occupa   di   promuovere   il   pattinaggio   in   Piemonte   e   in   Italia   e   si   dedica all’insegnamento delle specialità di singolo femminile e maschile, artistico di coppia e di danza sul
ghiaccio.
.
Barbara Castellaro

Gendarmeria con armi da guerra in territorio italiano

Un ordine di investigazione europeo sarà emesso dalla procura di Torino per l’episodio del 2 agosto avvenuto a Gimont – Claviere, quando  due italiani  denunciarono di essere stati controllati da quattro uomini armati, presumibilmente militari francesi. Il procuratore Armando Spataro afferma di disporre di  elementi che consentono di  ritenere i soldati in questione appartenenti ai corpi speciali della gendarmeria d’oltralpe. Il fascicolo è a carico di ignoti e  ipotizza  reati quali il porto illegale di armi da guerra in territorio italiano e la minaccia aggravata dall’uso delle armi a danno di cittadini italiani. Uno di questi  aveva detto  ai carabinieri  che i quattro soldati  gli avevano  intimato di non dire nulla della loro presenza.

Si butta dal treno in corsa per evitare controlli e muore

Un passeggero del treno regionale 20013 Chivasso-Novara  si è lanciato dal convoglio in corsa. La notizia è stata resa nota dal  118. Sembrerebbe trattarsi di un uomo di colore che, secondo le prime informazioni, scrive l’Ansa, si sarebbe lanciato dal treno per evitare controlli. Sospesa e poi riattivata la circolazione ferroviaria, interrotta tra Santhià e Vercelli. I treni ad Alta Velocità non hanno invece subito ritardi.

 

(foto: il Torinese)

Linea 2 Metro? “Lavori conclusi entro il 2028”

Il progetto preliminare della linea 2 della metropolitana torinese  sarà presentato entro maggio del 2019, così da accedere al finanziamento statale. Secondo l’assessore comunale  Maria La Pietra, ascoltata oggi in audizione dai componenti della Commissione Trasporti del Consiglio regionale, i lavori dovrebbero partire entro il 2021 ed il completamento dell’opera è previsto per il 2028.  Il progetto illustrato in Commissione ha evidenziato diversi aspetti della nuova linea che si estenderà da San Mauro e Orbassano, connettendosi con la linea 1 in piazza Bengasi. Il possibile tracciato sarà lungo circa 30 chilometri, particolare attenzione è stata posta dai progettisti alla zona centrale della città che potrebbe custodire resti archeologici. Lungo il percorso saranno predisposti parcheggi di interscambio auto-metro mentre ci saranno due depositi principali: uno a nord a San Mauro – Pescarito e uno a sud fino al centro di Orbassano. Verrà valutato in seguito se i lavori per la realizzazione della nuova linea di metropolitana partiranno dalla zona nord o da sud della città.

 

(foto: il Torinese)

Astrosamantha atterra al Poli

Diario di un’apprendista astronauta

Politecnico di Torino

Aula Magna, C.so Duca degli Abruzzi, 24 – Torino

Sabato 27 ottobre 2018  – ore 17.00

“Quando i motori del razzo si sono accesi, si è realizzato il grande sogno della mia vita”. Per quasi sette mesi Samantha Cristoforetti è stata in orbita attorno alla Terra sulla Stazione Spaziale Internazionale. Nel suo libro “Diario di un’apprendista astronauta” racconta l’intensa vita di bordo con gli occhi meravigliati di chi diviene, giorno dopo giorno, un essere umano spaziale: dalla scienza alla riparazione della toilette, dall’arrivo di astronavi cargo alle passeggiate nello spazio dei colleghi, dagli allarmi alla routine, dai grandi avvenimenti alle piccole scoperte, dai rituali al taglio dei capelli. Ma il viaggio per arrivare fin lassù è stato lungo. Anni di dedizione assoluta nati dal suo sogno di bambina, anni passati con le valigie in mano fra tre continenti, tra circostanze fortuite e altre ostinatamente cercate, tra incontri, lingue e culture, natura e tecnologia, fatiche e attese, gioie e delusioni: tutto per imparare a essere un’astronauta. Samantha Cristoforetti racconterà la storia della lunga strada che l’ha portata alla rampa di lancio e dei giorni trascorsi a bordo delle Stazione Spaziale. L’incontro è organizzato da Politecnico di Torino e Unione Industriale di Torino, in collaborazione con ASI, ESA e con la casa editrice La nave di Teseo.

***

Samantha Cristoforetti, nata a Milano nel 1977 e cresciuta a Malé (TN), ha conseguito una laurea magistrale in Ingegneria meccanica con indirizzo aerospaziale all’Università Tecnica di Monaco di Baviera, dopo un periodo di studio Erasmus a Tolosa e un anno di ricerca per la tesi a Mosca. Dal 2001 ha frequentato l’Accademia Aeronautica, conseguendo una laurea di primo livello in Scienze aeronautiche. Ha ottenuto il Brevetto di Pilota Militare negli Stati Uniti ed è poi stata assegnata al 51° Stormo di Istrana su velivolo AM-X. È un ufficiale dell’Aeronautica Militare con il grado di Capitano. Nel 2009 è entrata a far parte del Corpo Astronauti dell’Agenzia Spaziale Europea e nel 2012 è stata assegnata alla Spedizione 42/43 sulla Stazione Spaziale Internazionale, una missione di lunga durata a disposizione dell’Agenzia Spaziale Italiana. Il lancio con il veicolo spaziale Soyuz è avvenuto il 23 novembre 2014 dal cosmodromo di Baikonur, in Kazakistan. Samantha ha trascorso 200 giorni nello spazio, condividendo la sua esperienza attraverso il suo Diario di bordo e su Twitter come @Astrosamantha.

 ***

Per questioni organizzative, l’accredito è obbligatorio entro le ore 12.00 del 26 ottobre prossimo all’indirizzo: relazioni.media@polito.it

Banda dello spray, chiuse le indagini

Sono chiuse  le indagini sui fatti di piazza San Carlo, in relazione alla banda dello spray al peperoncino accusata di avere compiuto diversi furti e rapine, sia in Italia sia all’estero. Tra questi anche quelli nella piazza torinese la sera del 3 giugno 2017, quando lo scatenarsi del panico causò più di 1.500 feriti e la morte della 38enne Erika Pioletti. L’inchiesta, coordinata dai pm Roberto Sparagna e Paolo Scafi, coinvolge 11 indagati, ragazzi di origine marocchina, quattro dei quali sono accusati anche per le vicende di piazza San Carlo. I reati loro contestati sono omicidio preterintenzionale, rapina aggravata in concorso, lesioni plurime dolose e associazione a delinquere.

 

(foto: il Torinese)

Arabia Saudita tra repressione e business

FOCUS INTERNAZIONALE  di Filippo Re

Che differenza c’è la brutalità del regime saudita e la ferocia dei miliziani jihadisti dell’Isis? Tra i tagliagole del califfo Al Baghdadi e lo spezzatino Khashoggi in salsa turca ordinato da Riad?

Un gruppo di hacker del web è riuscito a inserirsi nel sito ufficiale del Forum economico “Davos nel deserto” in terra saudita postando un’immagine del principe ereditario Mohammed bin Salman, figlio del monarca, ritenuto il mandante dell’omicidio Khashoggi, con la bandiera dell’Isis mentre è sul punto di decapitare il giornalista saudita con le sue mani. C’è da stupirsi? Forse neanche tanto. In fondo, anche il governo saudita, insieme ai turchi, finanziò e armò l’ex Stato islamico, almeno nella sua fase iniziale. Una cosa è certa, quando si va all’estero, è sempre meglio stare ben lontani da consolati e ambasciate arabe e musulmane in genere. Non si sa mai. Naturalmente quello che fanno i sauditi è tipico di ogni dittatura che deve far sparire in qualche modo oppositori e dissidenti sgraditi. Così accade da sempre. In Turchia, per esempio, i giornalisti finiti in carcere con accuse molto pesanti sono molti di più di quelli arrestati da Bin Salman. Ma fare uno spezzatino di una persona scomoda è da film dell’orrore o forse di più. Non si sa con certezza se per il povero Khasoggi è andata proprio così ma, segaossa o non segaossa, deve essere finito proprio male. La verità è che il regime di Riad perseguita e terrorizza sistematicamente anche i dissidenti riparati all’estero. Chi è riuscito a fuggire in tempo ha fatto sapere in questi giorni che quest’anno ci sono stati almeno tre casi simili a quello del giornalista eliminato nel consolato di Istanbul. Agenti segreti sauditi hanno avvicinato alcuni oppositori cercando di farli entrare con un pretesto nelle locali rappresentanze diplomatiche. È accaduto in Canada, negli Stati Uniti e in Australia. La loro sorte sarebbe stata molto simile a quella di Khashoggi. È questa la conferma che il principe ereditario Mohammed bin Salman ha messo nel mirino i dissidenti con l’obiettivo di farli tacere e ci sarebbe un piano del governo per far rimpatriare nel regno tutti gli oppositori. Nel suo ultimo articolo scritto per il Washington Post, Khashoggi, osteggiato da Riad per i suoi articoli critici verso il governo e per la sua vicinanza ai Fratelli Musulmani, sottolineava l’importanza della libertà di stampa in Medio Oriente. L’Arabia Saudita è, secondo Reporter senza frontiere, 169esima su 180 Stati al mondo per la libertà di stampa. Da quando il giovane Bin Salman è diventato il numero due della Casa Reale ma di fatto l’uomo forte di Riad, le richieste di asilo politico di sauditi all’estero sono più che raddoppiate. Come conferma un rapporto dell’Agenzia Onu per i rifugiati, da 600 casi nel 2015 si è passati a 1250 casi nel 2017. La violazione dei diritti umani non si ferma. Con Bin Salman arresti ed esecuzioni si sono moltiplicati e almeno 4000 oppositori sono stati incarcerati. Secondo Amnesty international nel 2018 le esecuzioni supereranno quota 200. Chi imporrà davvero sanzioni a Riad? Nonostante le critiche rivolte ai sauditi gli Stati Uniti hanno di fatto blindato l’Arabia Saudita, gendarme del Golfo, alleato storico ed essenziale in funzione anti-iraniana. Proprio nel giorno della visita del segretario di Stato Usa Mike Pompeo il 16 ottobre, Riad ha versato agli americani 100 milioni di dollari da investire “per normalizzare la situazione in Siria”, in sostanza un primo risarcimento per l’omicidio Khashoggi. Gli affari sono affari. Trump, che non può danneggiare gli interessi del suo Paese, ha affermato: “L’Arabia Saudita è un grande alleato, ma quanto è accaduto è inaccettabile. Ma preferirei che non usassimo come misura punitiva la cancellazione di un lavoro di 110 miliardi di dollari che comporterebbe la perdita di 600.000 posti di lavoro”, con riferimento all’accordo firmato per la vendita di armi al regno saudita. Continueranno a rispettare i contratti di natura militare con l’Arabia Saudita anche la Spagna e il Canada. La Germania ha invece bloccato, sull’onda dello sdegno per quanto accaduto, la vendita di armi a Riad facendo però capire che la sospensione sarà temporanea. D’altronde Berlino ha già venduto al regno saudita armamenti per centinaia di milioni. 

 

75enne abusa di bimba di 8 anni

DALLA CALABRIA Un 75enne di Reggio calabria è stato arrestato dalla squadra mobile e messo ai domiciliari  con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di  una bimba di 8 anni.Risulta dalle indagini che la piccola, nel mese di settembre, è stata costretta con forza dall’uomo, approfittando della distrazione dei familiari, a compiere atti sessuali all’interno della sua abitazione. Le indagini sono partite dalla denuncia dei familiari della bambina piccola che hanno raccontato agli agenti le confidenze raccontate dalla bambina nell’immediatezza dei fatti, poi confermati dalla stessa minore, a distanza di pochi giorni.

Caporetto, 1917. Erano gli ultimi giorni di ottobre

ACCADDE OGGI / di Marco Travaglini

.

Ponte de Priula l’è un Piave streto / i ferma chi vién da Caporeto; Ponte de Priula l’è un Piave streto / i copa chi che no ga ‘l moscheto. Ponte de Priula l’è un Piave mosso / el sangue italiàn l’ha fatto rosso…”

 Massimo Bubola,  autorevole interprete della canzone d’autore italiana, descrive così, in una struggente canzone,  la ritirata italiana da Caporetto al Piave, dove si trovava il ponte. Dopo la sconfitta nella 12° battaglia dell’Isonzo, l’esercito italiano si assestò sulla linea del Piave. Furono giorni di confusione e di tensione, anche tra i vertici militari e le truppe. Non c’è bisogno di tradurre il testo dal veneto per capirne il significato, legato al dramma della ritirata, con molti soldati italiani “giustiziati” come disertori. Erano gli ultimi giorni di ottobre del 1917 e la rotta di Caporetto portò alla sostituzione del generale Luigi Cadorna (che cercò di nascondere i suoi gravi errori tattici imputando le responsabilità alla presunta viltà di alcuni reparti) con Armando Diaz.

 

Kobarid/Caporetto…oggi

Il Kobariški muzej, il museo di Caporetto si trova al numero 10 di Gregorčičeva ulica a Kobarid, in Slovenia, nello stesso edificio che ospitava la sede del tribunale militare italiano durante la Grande guerra.  Nelle sue sale si può visitare la mostra permanente corredata di carte geografiche che rappresentano i fronti aperti in Europa durante la prima guerra mondiale e le modifiche dei confini politici apportate a guerra finita. Ci sono le bandiere, i ritratti di combattenti delle diverse nazionalità, persino  le pietre tombali recuperate nei cimiteri militari dell’Alto Isonzo. Caporetto, circa quattromila abitanti,  sorto all’incrocio delle due vallate dell’Isonzo e del Natisone che mettono in comunicazione il Friuli con la Carinzia, proprio per questa sua posizione  fu teatro di molteplici scontri. Nella sua piazza , durante l’ultimo secolo, vennero issate dieci bandiere diverse. Caporetto (Kobarid in sloveno, Cjaurêt in friulano, Karfreit in tedesco), oggi è territorio sloveno ma  le distanze dal confine italiano non sono grandi: 27 chilometri da Cividale, 44 da Udine, 50 da Gorizia e Tarvisio.

.

Caporetto, sinonimo di catastrofe

La località principale, Caporetto, sede comunale, conta poco più di mille abitanti ma il  comune è formato da ben  22 località: la più popolata è  il centro omonimo, mentre quella con meno persone residenti è Magosti (Magozd) ,dove vivono in una sessantina.  Caporetto forse sarebbe rimasta un’anonima località se non si fosse combattuta la più cruenta e decisiva delle battaglia sull’Isonzo, tra il 24 ottobre e il 26 ottobre del  1917. Un disastro per le truppe italiane che si dovettero ritirare fino al Piave perché erano naufragati i piani per la difesa delle posizioni, essendo la strategia del Regio Esercito basata esclusivamente sull’offensiva. Caporetto, da allora, è diventato sinonimo di catastrofe. L’immagine che balza in mente è quella di una disfatta dai costi umani altissimi: 10.000 morti, 30.000 feriti, 300.000 prigionieri, 350.000 sbandati e disertori. Furono abbandonati o persi nella ritirata due terzi dei grossi calibri d’artiglieria, metà dei medi e due quinti dei pezzi leggeri. Non solo: sul campo restarono 1700 bombarde, 3000 mitragliatrici e un’enorme quantità di munizioni, viveri e rifornimenti di ogni genere. Il tutto avvenne in una situazione dominata dal caos, con diserzioni e fughe che sfociarono nelle già citate fucilazioni. Un vero e proprio macello. Basta recarsi sul Colle di Sant’Antonio che domina la conca di Caporetto per vederne le tracce indelebili. Lì c’è il sacrario dei militari italiani. In quell’ossario furono traslate le salme di 7014 soldati italiani, noti ed ignoti, caduti in quelle battaglie. I loro nomi sono incisi in lastre di serpentina verde. Ai fianchi della scalinata centrale sono disposti i loculi contenenti i resti di 1748 militi ignoti.

Sul Carso, “spazzato dai venti..”

La visita al Museo ci accompagna in questa storia , esposta in quattro grandi sale  ( quella del Monte Nero, la sala Bianca, quella delle retrovie e la sala Nera)  e, al secondo piano,  nella caverna. Nella sala Monte Nero si incontra il periodo iniziale degli scontri lungo l’Isonzo avvenuti dopo l’entrata in guerra dell’Italia, il 24 maggio del 1915. Gli alpini italiani conseguirono la prima brillante vittoria del fronte isontino con la conquista della cima del Monte Nero (2244 m) strappato ai difensori ungheresi. Al centro di questa sala è collocata una riproduzione plastica su scala 1:1000 del Krn (il Monte Nero), della Batognica (il Monte Rosso) e delle cime limitrofe. Proseguendo nella sala Bianca prendono corpo le indicibili sofferenze patite dai soldati che si scontrarono su queste montagne per ventinove lunghi mesi. Il Carso, “fatto di roccia che riflette il calore, spazzato dai venti, privo d’acqua quando non allagato, difficile da percorrere camminando e ancor più correndo, era l’ultimo posto del pianeta dove andare a combattere una guerra di trincea”, viene descritto dallo storico inglese Mark Thompson nel suo libro “La guerra bianca”, come un vero e proprio luogo infernale.

.

“Retrovie”, parola magica

La sala delle Retrovie descrive la realtà della zona a ridosso del fronte: un vero e proprio formicaio di centinaia di migliaia di soldati e operai dislocati lungo la linea compresa tra il Rombon e il golfo di Trieste. Del resto il congegno militare di ambedue gli eserciti  richiedeva una ragnatela di postazioni, strade, acquedotti, funicolari, ospedali, cimiteri, officine, case di tolleranza e tanto altro ancora. “Retrovie” era quasi una parola magica che equivaleva a  riprender fiato, dormire, bere acqua pulita, disporre di cibo, di godere una pausa  dalla paura. E tutto in attesa di ritornare nel fango e nel fuoco delle trincee. Nella sala Nera – la sala del monito –  si conclude la descrizione di questa guerra assurda  con i ritratti degli alpini che pregano prima di andare in battaglia, dalla porta d’ingresso di una prigione militare italiana, dall’affusto di un cannone abbandonato su una rovina di sassi e rottami di ferro e dalle fotografie disposte nella parte superiore a rappresentare gli orrori di questa assurda carneficina.

.

”Se tu verrai quassù fra le rocce..”

Al secondo piano è esposto il materiale riguardante l’evento conclusivo della 12° battaglia dell’Isonzo, consumatosi a Caporetto nello spazio di meno di quindici giorni , tra il  24 ottobre  e il  9 novembre di cent’anni fa. Da parte austro-ungarica fu il primo successo di una guerra-lampo (blitzkreig) nella storia bellica e l’azione di sfondamento meglio riuscita del primo conflitto mondiale. Una riproduzione plastica di 27 metri quadri rappresenta l’Alto Isonzo su scala 1:5ooo, illustrando ai visitatori del museo la portata di quest’operazione mentre gli spostamenti e gli schieramenti delle unità combattenti sono riprodotti su grandi carte geografiche, accompagnate  da una ricca collezione di fotografie  che illustrano i preparativi e lo svolgimento della battaglia. Si tratta per lo più di fotogrammi originali scattati  nella seconda metà dell’ottobre del ‘17 e nei primi giorni della battaglia. C’è anche un filmato di una ventina di minuti,  disponibile in undici lingue mentre è particolarmente toccante la riproduzione sonora della lettera scritta al padre da un soldato collocato nella “caverna italiana” scavata sul massiccio del monte Nero. Il contenuto della lettera e l’accompagnamento musicale ( la popolare canzone friulana “Stelutis alpinis”, stelle alpine) non lasciano indifferenti , inducendo a meditare sulle angustie e le sofferenze umane vissute dai soldati di ambedue gli schieramenti. Ascoltiamo in silenzio le prime strofe della canzone che recitano:”Se tu verrai quassù fra le rocce,dove fui sotterrato,troverai uno spiazzo di stelle alpine bagnate del mio sangue. Una piccola croce è scolpita nel masso; in mezzo alle stelle ora cresce l’erba; sotto l’erba io dormo tranquillo”.

 Non un museo di guerra ma dell’uomo..

Il prof.Branko Marusic, storico sloveno,conosce le vicende del ‘900 in queste terre come le sue tasche. Per ventidue anni ha diretto il  Goriški muzej di Nova Gorica e ha contribuito all’allestimento delle sale storiche di Kobarid. Il museo di Caporetto non è un museo di guerra, bensì dell’uomo e delle sue angustie”, ha scritto. Aggiungendo:”Non è un museo della vittoria e della gloria, delle bandiere liberate o calpestate, della conquista e della vendetta, del revanscismo o dell’orgoglio nazionalistico. In prima fila sta l’uomo, colui che ripete ad alta voce oppure tra sé e sé, a se stesso oppure ai compagni di sventura esprimendosi nelle diverse lingue del mondo: “Maledetta guerra!” In questa concisa imprecazione sta la fondamentale testimonianza del museo di Caporetto, il suo successo ed il suo diritto e la necessità di esistere e progredire”. Fuori dal Kobariski muzej il cielo ci accoglie con il suo volto peggiore, rovesciandoci addosso una pioggia fredda e intensa. Tutt’attorno la vita scorre tranquilla all’ombra delle cime del Monte Nero, del Matajur e dello Stol, mentre scorrono le acque verde cupo dell’Isonzo e quelle un po’ torbide del Natisone  nello stupendo paesaggio delle Alpi Giulie . Questa località oggi attira i turisti che rifuggono dagli affollati centri turistici , alal ricerca di un ambiente tranquillo che offra possibilità di passeggiate o di attività sportive per il tempo libero.  E ciò avviene all’ombra dei rilievi montuosi  che furono taciti testimoni degli eventi di cent’anni fa che resero noto nel mondo il nome di Kobarid – Caporetto – Karfreit.

 

 

“Dalla parte opposta”

“Dalla parte opposta. L’amore, l’immortalità e l’altrove”, romanzo d’esordio del torinese Valerio Vigliaturo, narra le vicende esistenziali di un uomo antipatico ai più, simpatico a pochi ma buoni. Un outsider, da sempre considerato divergente, alla ricerca di conferme, una meta e un senso, tra le alterne fortune delle sue vicende amorose, il suo essere incompreso, gli interessi per le nuove tecnologie, le religioni, i viaggi, ma anche le esperienze con le droghe e il sesso, attraverso una trasgressione consapevole. Connesso con l’infinito, catapultato sulla terra come un “reporter onnisciente venuto dallo spazio” (Ferlinghetti), fatica a vivere secondo le regole dei mortali e attende di essere trasferito nella redazione stellare di un altro pianeta. La scoperta del progetto Global Future 2045 gli consente finalmente di cambiare vita, abbandonando il proprio corpo per smaterializzarsi in una macchina o in un robot. E solo l’incontro con una donna ideale potrà proiettarlo verso il romanticismo di una nuova esistenza. “L’autore dimostra di possedere, anche se alla sua prima prova di scrittura narrativa, la capacità di cristallizzare con una certa sobrietà una materia schiettamente autobiografica, solitamente difficile da padroneggiare, con naturalezza e con la capacità di raccontarsi senza che la materia rischi continuamente di sfuggire” (Valentino Fossati, poeta, critico letterario). Valerio Vigliaturo, cantante, scrittore, giornalista e operatore culturale dal 2004 è direttore del Premio InediTO – Colline di Torino organizzato dall’associazione Il Camaleonte di Chieri (TO) con cui ha fondato nel 2009 il giornale «CHierioggi». Ha collaborato con «Il Giornale del Piemonte», «La Nuova» e «Torino CronacaQui».  Il romanzo è stato presentato al Salone del Libro di Torino, al Festival Internazionale di Poesia “Parole Spalancate” di Genova, ad Area – Festival Internazionale dei beni comuni di Chieri (TO), al Circolo dei Lettori di Torino, a Firenze, Libro Aperto, alla Fiera delle Parole di Padova, al ciclo di incontri “Martini on the Books” di Chieri, e sarà presentato il 17 novembre a BookCity Milano, a dicembre in occasione della fiera Più Libri, Più Liberi di Roma, a gennaio al Festival “I Luoghi delle Parole” di Chivasso (TO), e in diverse librerie e rassegne. Inoltre Dalla parte opposta è stato selezionato tra i 10 prefinalisti del Premio Carver la cui finale di premiazione si svolgerà a Lucca a novembre.