

UNA MAREA DI FAZZOLETTI BIANCHI AL CIELO FANNO RIVIVERE LA MAGIA DELLA REGGIA
Neppure il caldo torrido di questi giorni è riuscito a fermare quello che da quattro anni a questa parte sta diventando uno degli eventi più attesi per la città di Torino. Si è tenuta domenica sera, all’interno della suggestiva Reggia di Venaria, la quarta edizione della Unconventional Dinner, più comenunemente conosciuta come la << Cena in Bianco>>. L’evento, ideato e come sempre organizzato dalla spumeggiante Antonella Bentivoglio d’Afflitto (recentemente eletta assessore alla cultura di Venaria), ha visto la partecipazione di oltre 15 mila persone che dalle ore 17 di ieri pomeriggio, hanno cominciato a prendere posto nel Gran Parterre dei giardini della Reggia, preparando ed allestendo “come neve al sole” le proprie tavole.
Intorno alle ore 21.00, le migliaia di persone rigorosamente vestite di bianco, hanno preso posto nei loro candidi tavoli imbanditi a festa e dopo l’ormai consueto rito del fazzoletto alzato verso il cielo, hanno dato il via alla cena tra risate e allegria. Uno scenario unico e suggestivo reso ancora più magico dal fatto che per oltre mezz’ora tutti i commensali hanno mangiato illuminati solo dalla luce di centinaia di candele senza che vi fosse alcuna illuminazione pubblica.Non è mancato nulla a questo straordinario ed incantevole pic-nic sotto le stelle che con l’eleganza, l’ilarità ed il rispetto che da sempre distingue questo evento, ha fatto rivivere la bellezza e la magnificenza della Reggia di Venaria.
Simona Pili Stella


Un suo dipinto “Il vento tra gli ulivi” si trova in permanenza nel museo di Crotone
Bancarelle dei libri usati. Dopo dopo piazza Arbarello, inizio di corso Siccardi. Durante una chiacchierata con il gestore ho scoperto che l’attività è stata aperta nel 1962. Non sapevo. Da quando ho ragione d’essere mi ricordo d’aver visto lì ciò che era ed è. Pochi torinesi non sono passati per quel budello di libri. Freddo penetrante o calura. Avventori e librai sempre lì. Bello perdersi. Dove è talmente “prendente” che non senti il traffico. Polvere, tanta polvere. Ma non potrebbe essere altrimenti. Libri, fumetti accatastati, e in questo continuo cercare, ogni tanto emerge qualcosa che da tanti anni cercavi. Basta aver pazienza. Amo gli anni 60. Nato un po’ prima. Soprattutto le riviste di allora. La crisi ha fatto si che molti, vendendole, si sbarazzassero di raccolte complete. Ammetto, viceversa, uno dei miei vanti: non aver mai venduto alcun libro letto o stazionato nella mia, ne vado fierissimo, ampia biblioteca divisa tra la casa di Torino e quella di campagna. Sono bulimico, forse, un po’ anche collezionista. Dunque, almeno una volta alla settimana sono lì, come in un irrefrenabile bisogno quasi fisico. Ho trovato la collezione di una rivista datata, dal 1963 al 1982. Ogni singolo volume un prezzo. E ho trattato, anzi ho cercato di trattare sul prezzo. Non l’avessi mai fatto. Ho particolarmente indispettito il libraio. “Accidenti, ma non capisce che i costi sono elevatissimi?”. Mi sono schermito. E che sarà mai. La calma è subito tornata. reciproche battute, con qualche risate. …poi…. scusi? che spese avete? “Vuol scherzare? 24.000 euro all’anno di suolo pubblico, più tutte le utenze. Una volta, sì una volta si stava bene ma ora le spese ci ammazzano e ogni giorno che apriamo dobbiamo incassare almeno 150 euro. Abbiamo rincorso il Sindaco per un appuntamento. Abbiamo saputo dall’assessore competente che c’erano tariffe da rispettare. Avuti gli incontri, le promesse che sarebbero cambiate in positivo le condizioni”. Ma non avete dei contratti? “No ogni anno le condizioni cambiano automaticamente in modo esponenziale”. La prima cosa che penso e dico è: ma il Comune non ha più soldi. Mi ricredo capendo che il risanamento non può passare attraverso queste norme. “Ci hanno promesso che cambieranno le aliquote”. Se non le cambiano? “Chiuderemo!” Ogni promessa è debito signor Sindaco. Sono certo che questo pezzo di Torino del 1962 non chiuderà.









