

Un suo dipinto “Il vento tra gli ulivi” si trova in permanenza nel museo di Crotone
Calabrese di nascita, trapiantato in Piemonte poco più che ventenne, pur memore della propria terra d’origine di cui dipinge spesso visioni nostalgiche del mitico mare, della selvaggia vegetazione, degli ulivi contorti e antropomorfi, Mario Mazza è altrettanto affascinato dal paesaggio in cui vive. Fedele al figurativo, genere a lui congeniale, l’artista. che si può considerare uno dei più attivi e costanti nel tema paesaggistico, non si è lasciato distrarre da facili soluzioni ripetitive di avanguardie tenendo sempre presente che c’è arte qualora ci sia sincerità d’animo che porta a stile personale. Per Mazza stile è unione di ispirazione e capacità tecnica che ha raggiunto dapprima seguendo le lezioni di due dei più importanti artisti casalesi del secondo novecento, Alberto Bertazzi e Giuseppe Campese per poi proseguire in solitaria con lo studio appassionato dei grandi paesaggisti del passato.
Hobbema, Poussin, Lorrain, Fontanesi, i Barbizonniers e gli Impressionisti lo hanno virtualmente accompagnato, di tutti ha fatto tesoro, cercando di coglierne i segreti senza mai imitarli conscio che l’arte passata deve essere conservata come base e stimolo per nuove soluzioni. L’affinità con l’Impressionismo si rivela nell’attenzione del plein air, delle ombre colorate, del palpitare dei riverberi in controluce così come un’attenta rifinitura in studio lo accosta ai dettami del Divisionismo inteso come neo-impressionismo scientifico.
Ne scaturisce quindi una visione del paesaggio non effimera e fuggitiva, al contrario gli fa assumere un valore non transitorio: i campi di grano e papaveri, le pinete, le colline con i vigneti non sono rappresentazioni di momenti particolari bensì l’idea, l’universalizzazione di quei temi e soggetti che appartengono ad archetipi. Molte le mostre prestigiose a Milano, Genova, Roma, Casale Monferrato (in particolare nel 2013 nel Castello, antico forte Paleologo e Gonzaghesco). Tanti i riconoscimenti basti pensare al premio “Campidoglio d’oro Internazionale Burkhardl 1996” a Roma. Un suo dipinto “Il vento tra gli ulivi” si trova in permanenza nel museo di Crotone.
Giuliana Romano Bussola
Bancarelle dei libri usati. Dopo dopo piazza Arbarello, inizio di corso Siccardi. Durante una chiacchierata con il gestore ho scoperto che l’attività è stata aperta nel 1962. Non sapevo. Da quando ho ragione d’essere mi ricordo d’aver visto lì ciò che era ed è. Pochi torinesi non sono passati per quel budello di libri. Freddo penetrante o calura. Avventori e librai sempre lì. Bello perdersi. Dove è talmente “prendente” che non senti il traffico. Polvere, tanta polvere. Ma non potrebbe essere altrimenti. Libri, fumetti accatastati, e in questo continuo cercare, ogni tanto emerge qualcosa che da tanti anni cercavi. Basta aver pazienza. Amo gli anni 60. Nato un po’ prima. Soprattutto le riviste di allora. La crisi ha fatto si che molti, vendendole, si sbarazzassero di raccolte complete. Ammetto, viceversa, uno dei miei vanti: non aver mai venduto alcun libro letto o stazionato nella mia, ne vado fierissimo, ampia biblioteca divisa tra la casa di Torino e quella di campagna. Sono bulimico, forse, un po’ anche collezionista. Dunque, almeno una volta alla settimana sono lì, come in un irrefrenabile bisogno quasi fisico. Ho trovato la collezione di una rivista datata, dal 1963 al 1982. Ogni singolo volume un prezzo. E ho trattato, anzi ho cercato di trattare sul prezzo. Non l’avessi mai fatto. Ho particolarmente indispettito il libraio. “Accidenti, ma non capisce che i costi sono elevatissimi?”. Mi sono schermito. E che sarà mai. La calma è subito tornata. reciproche battute, con qualche risate. …poi…. scusi? che spese avete? “Vuol scherzare? 24.000 euro all’anno di suolo pubblico, più tutte le utenze. Una volta, sì una volta si stava bene ma ora le spese ci ammazzano e ogni giorno che apriamo dobbiamo incassare almeno 150 euro. Abbiamo rincorso il Sindaco per un appuntamento. Abbiamo saputo dall’assessore competente che c’erano tariffe da rispettare. Avuti gli incontri, le promesse che sarebbero cambiate in positivo le condizioni”. Ma non avete dei contratti? “No ogni anno le condizioni cambiano automaticamente in modo esponenziale”. La prima cosa che penso e dico è: ma il Comune non ha più soldi. Mi ricredo capendo che il risanamento non può passare attraverso queste norme. “Ci hanno promesso che cambieranno le aliquote”. Se non le cambiano? “Chiuderemo!” Ogni promessa è debito signor Sindaco. Sono certo che questo pezzo di Torino del 1962 non chiuderà.











“Se per le detrazioni fiscali si dovrà dare battaglia di anno in anno, c’è da credere che le categorie più deboli avranno la peggio. E fra queste ultime rischiano di rientrare i proprietari di animali che già oggi subiscono costi fiscali altissimi per curare i 10 milioni di animali da compagnia che vivono nelle case italiane”. Lo denuncia in una nota l’Associazione nazionale medici veterinari italiani (Anmvi), che si dice “molto perplessa” sullo schema di decreto approvato dal Consiglio dei ministri, che prevede un monitoraggio annuale delle spese fiscali (detrazioni) che vanno ridotte o eliminate in quanto “ingiustificate o sorpassate”. “Sarà battaglia ogni anno in Parlamento fra cittadini già vessati dal fisco, per garantirsi un beneficio fiscale che premia proprio i cittadini più virtuosi – aggiunge l’Anmvi – quelli che non fanno mancare le cure ai loro animali da compagnia e che non evadono il fisco. Infatti, il Governo sembra dimenticare il ruolo delle detrazioni fiscali nella lotta contro l’evasione. I proprietari stanno pagando sulle cure veterinarie l’Iva più alta di tutti i tempi, al 22%, e adesso corrono il rischio che aumenti ancora. In sede di dichiarazione dei redditi i proprietari possono recuperare somme irrisorie (49 euro al massimo) e adesso dovranno combattere ogni anno affinché il Governo non consideri quelle detrazioni ‘ingiustificate'”. L’Anmvi, dunque, chiede fin da ora al ministero dell’Economia e Finanze “di far parte della Commissione addetta al monitoraggio e insiste sull’importanza della detraibilità fiscale delle spese veterinarie, proprio alla luce di quelle ‘mutate esigenze sociali ed economiche’ citate nel decreto-Renzi, che fanno degli animali da compagnia del nostro Paese un affermato valore affettivo, sociale, familiare e terapeutico (si pensi alla pet therapy)”.