redazione il torinese

Il vino bio conquista i consumatori europei

VINO BIOGARAU2IL MONDO DEL BIO /

di Ignazio Garau*

 

Quasi il 35% degli Europei beve vini bio. Il 50,5% dei consumatori regolari di vini bio sono donne, il 23% dei consumatori hanno meno di 35 anni, mentre il 59,6% dei consumatori considerano l’ambiente come una priorità e l’86,9% dei francesi che comprano vini bio sono disposti a spendere di più pur di preservare l’ambiente.

 

Lo rivela un’indagine di Sudvinbio, l’associazione nata dai produttori bio della Languedoc-Roussillon nel 1991, oggi in prima fila nella promozione dei vini bio con il salone Millésime Bio (che si svolgerà a Montpellier dal 25 al 27 gennaio prossimi). Il sondaggio ha interessato 4 paesi: la Francia, la Germania, il Regno Unito e la Svezia.

 

Nello studio Sudvinbio mancano dati sui consumi italiani, ma possiamo affermare che quelli registrati nei quattro paesi interessati dalla ricerca evidenziano una tendenza generale che si riscontra un po’ in ogni dove, pur se con percentuali diverse: dall’Europa, agli Stati Uniti, all’Asia, dove il Giappone in particolare da molti anni è un mercato di sicuro interesse per i vini bio italiani, ma anche la Cina, da un po’ di tempo a questa parte, è diventata curiosa delle nostre produzioni biologiche e non è raro trovare i vini dei nostri produttori sugli scaffali dei negozi in molte città.

 

In un’analisi Wine Monitor – Nomisma su dati FIBL – predisposta in occasione di Vinitaly 2015 – emergeva, infatti, uno sviluppo della viticultura biologica pari a +235% in Europa e +273% nel mondo, nel periodo 2002/2013. Nel 2015 in Italia, sempre secondo Wine Monitor – Nomisma, il tasso di penetrazione del vino bio è stato in netta crescita: il 16,8% degli italiani (18-65 anni) ha consumato, in almeno una occasione un vino a marchio bio. Balzo importante se si pensa che nel 2013 il consumo di vino bio coinvolgeva il 2% della popolazione e nel 2014 l’11,6%.

 

Lo studio Sudvinbio 2015 conferma che il vino biologico esce dal consumo di nicchia e conquista l’interesse dei consumatori in Europa, dove il 34,9% dei wine lover dichiara di aver bevuto almeno una volta una bottiglia di buon vino bio, incontrando il maggior gradimento tra le donne e tra i giovani. Emerge anche un altro dato interessante: in Europa il paese in cui il vino è più popolare  non è la Francia, come in tanti avrebbero pensato, ma bensì la Svezia, dove il vino è apprezzato dal 72,5% della popolazione, mentre in UK la percentuale é del 71%. In Francia la percentuale si attesta al 69,5%.

 

Il 51,2% degli svedesi consuma vino biologico, contro il 35,8% dei francesi, il 31,5% dei tedeschi ed il 21% degli inglesi, ma le percentuali sono ben diverse se si considerano solo i consumatori abituali, con i vini bio scelti dal 40,4% dei francesi, dal 35,1% degli inglesi, dal 26,7% degli svedesi e dal 23% dei tedeschi.

 

Il 59,6% degli appassionati considerano l’ambiente come una priorità, con i picchi di Francia e Svezia e le eccezioni di Germania e Regno Unito, dove la scelta del vino bio è legata principalmente a una questione di palato. I consumatori abituali di vini bio, infine, sono disposti (86,9% in Europa) a pagare fino a 1,20 euro in più per una bottiglia di vino bio ed è proprio il prezzo il limite principale indicato dai wine lover francesi, mentre nel resto del Continente il vero ostacolo è la scarsa conoscenza dei vini bio.

 

In ciascuno dei paesi oggetto dello studio, la preoccupazione per la tracciabilità alimentare riguarda la grande maggioranza degli intervistati (77,8% degli europei). Inoltre, il 69,4% degli europei sono preoccupati per il futuro del pianeta e il 60,4% ritiene che il biologico è la soluzione migliore per la salute.

 

I consumatori, in generale, sentono l’esigenza di avere maggiori informazioni sul vino biologico e di essere sicuri sulla qualità e l’origine del loro cibo.Per ritornare all’Italia, Il concorso Biodivino, che nel 20015 è giunto alla sua XII edizione, è un osservatorio dal quale si è potuto assistere alla crescita costante sia del numero delle aziende certificate, sia della qualità dei vini bio.

 

Il nostro paese è ai primi posti nel mondo per la produzione di vino bio, al secondo posto per superficie vitata in Europa, dopo la Spagna, con dati e numeri, appunto, in costante aumento: crescita di aziende e di superfici, ma soprattutto crescita di attenzione da parte dei consumatori. Il successo e l’interesse nei confronti del vino bio sono legati all’ottimo posizionamento in termini di qualità, percepita superiore rispetto ai vini convenzionali dal 49% dei consumatori (un ulteriore 45% giudica la qualità dei 2 prodotti identica). Tale valutazione diventa ancor più forte tra chi consuma vino bio: il 68% degli user considera superiore la qualità dei vini a marchio bio.

 

I dati del 2014 ci dicono che gli ettari destinati alla viticoltura bio in Italia ammontano a oltre 72 mila ettari, aumentati del 6,5% rispetto al 2013, La superficie vitata biologica è arrivata a toccare l’11% di quella totale. Le cantine biologiche certificate in Italia sono circa 1.300 che vinificano, secondo metodiche definite dal Regolamento europeo sul vino biologico 203/2012, con una produzione di circa 4,5 milioni di ettolitri di vino bio.

La scelta della produzione biologica si conferma una carta vincente da giocare per il futuro della viticoltura.

 

 

* Presidente Italiabio

ciao@italiabio.net

 

JUVENTUS-ROMA 1-0: PERLA DI DYBALA. I BIANCONERI SI RIPORTANO A -2 DAL NAPOLI

juve romajuve bandiereRETE: st 32’ Dybala.

 

JUVENTUS (3-5-2): Buffon; Barzagli, Bonucci, Chiellini; Lichtsteiner ( 21’ st Cuadrado), Khedira, Marchisio, Pogba, Evra; Dybala ( 40’ st Morata), Mandzukic. A disp. Neto, Audero, Caceres, Rugani, Sturaro, Alex Sandro, Padoin, Asamoah, Hernanes, Zaza. All. Allegri.

 

ROMA (3-4-2-1): Szczesny; Manolas, De Rossi, Ruediger; Florenzi (dal 48’ st Torosidis), Pjanic, Vainqueur (26’ S. Keita), Digne; Salah ( 45’ st Sadiq), Nainggolan; Dzeko. A disp. De Sanctis, Lobont, Castan, Gyomber, Totti, Iago Falque, Emerson. All. Spalletti

 

Il grande appuntamento tra Juve e Roma non delude. Una partita molto tattica e senza tante occasioni da gol. Solo nel secondo tempo Dybala, con una splendida giocata manovrata da Pogba, sblocca il risultato. La Juventus si è ben ripresa e resta piantata dietro il Napoli in lotta per lo scudetto, mentre la Roma sprofonda al quinto posto con 35 punti.

 

L’avvio è piuttosto blando, Spalletti stravolge la Roma in modo da limitare gli attacchi bianconeri il più possibile, ma già al decimo arriva il primo sussulto da parte della squadra di Allegri. Con una punizione dal limite, Dybala calcia di potenza ma non mette in difficoltà Szczesny. Per oltre un quarto d’ora la Roma resta schiacciata nella propria metà campo, Florenzi prova a smuoversi affacciandosi dalle parti di Buffon con una conclusione personale, ma il numero uno della Juventus blocca senza grossi problemi. La vecchia signora continua a spingere; prima con Evra, che ci prova due volte con il sinistro ma senza precisione e poi con Pogba, che non centra la porta ma alza di troppo il colpo di testa. Si va così al riposo sullo 0-0, senza grandi emozioni se non con qualche nervo teso tra Mandzukic e De Rossi. Nella ripresa i giallorossi sembrano scendere in campo con il giusto spirito, ma il ritmo non sembra cambiare. Allegri decide di inserire Cuadrado al posto di Lichtsteiner che subito prova un rasoterra non proprio irresistibile. Al 28’ arriva una ghiotta occasione per i bianconeri: Cuadrado crossa per Pogba, tacco al volo per Mandzukic bravo a vedere l’inserimento di Evra che praticamente solo davanti la porta spinge addosso a Szczesny. Ormai è solo la Juventus a farsi sentire e, alla mezz’ora del secondo tempo, gli sforzi vengono premiati: l’argentino coglie benissimo l’azione manovrata da Pogba, assist perfetto del francese e Dybala trafigge Szczesny con una stoccata che si infila nell’angolino basso. Risuona l’undicesima vittoria consecutiva per la vecchia signora, mentre Spalletti, appena rientrato nella capitale, sembra confermare il tabù che non lo vede mai vincente contro la Juventus.

 

Roberta Perna

NASCE EUSALP, LA MACROAREA ALPINA DI 48 REGIONI

montagneE’ la prima volta che i temi della montagna e delle Alpi entrano nel ‘software’ europeo

 

Nasce a Brdo, in Slovenia, la macroregione alpina Eusalp. Ne fanno parte 48 Regioni di 7 stati con 70 milioni di abitanti. Secondo il presidente Uncem, Borghi, si tratta della prima volta che i temi della montagna e delle Alpi “entrano nel ‘software’ europeo, e in omaggio al principio di sussidiarietà molta responsabilità verrà data alle Regioni per attuare misure nel campo dello sviluppo sostenibile, della connettività, della tutela culturale e ambientale”.
  

(Foto: il Torinese)
   

"Il labirinto del silenzio" al cinema per il Giorno della Memoria

LABIRINTO SILENZIOUn film intenso sui giorni in cui i tedeschi hanno scoperto gli orrori dei lager nazisti e hanno dovuto iniziare davvero a fare i conti con la propria storia più recente. Il giovane protagonista, il procuratore Johann Radmann, scopre che alcune istituzioni di primo piano e dei rami del governo sono immischiati in un complotto per coprire i crimini dei nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale

 

Mercoledì 27 gennaio, in occasione delle celebrazioni dei  Giorno della Memoria, in dieci sale cinematografiche piemontesi verrà proiettato in contemporanea – alle 10,30 –  il film “Il labirinto del silenzio” di Giulio Ricciarelli.  Due le sale in città a Torino: il cinema Ambrosio (Corso Vittorio Emanuele II) e la Multisala Reposi (Via XX Settembre). L’iniziativa, gratuita e riservata agli studenti delle scuole secondarie, è promossa dal Comitato Resistenza e Costituzione del Consiglio regionale del Piemonte in collaborazione con Agiscuola. Il film sarà preceduto da un breve messaggio in streaming del Presidente del Consiglio, Mauro Laus, e del Vicepresidente Nino Boeti che parleranno dell’importanza della ricorrenza del 27 gennaio, data destinata a cambiare la storia del Novecento, che ricorda il giorno del 1945 in cui le  truppe sovietiche dell’Armata Rossa, nel corso dell’offensiva in direzione di Berlino, arrivarono a Oświęcim (in tedesco Auschwitz), abbattendo i cancelli del campo di concentramento nazista, sormontati dalla scritta “Arbeit macht frei”(Il lavoro rende liberi). Candidato tedesco ai prossimi Oscar nella categoria Miglior Film in lingua straniera, “Il labirinto del silenzio” è satto girato in Germania dal regista italiano naturalizzato tedesco, Giulio Ricciarelli. Un film intenso sui giorni in cui i tedeschi hanno scoperto gli orrori dei lager nazisti e hanno dovuto iniziare davvero a fare i conti con la propria storia più recente. Il giovane protagonista, il procuratore Johann Radmann, scopre che alcune istituzioni di primo piano e dei rami del governo sono immischiati in un complotto per coprire i crimini dei nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. Il film si ispira a fatti realmente accaduti, ma poco noti come quelli che portarono la Germania alla scoperta della vera realtà di Auschwitz, ricostruiti accuratamente dal punto di vista storico, ma anche con una maestria che genera una narrazione potente, emozionante, profondamente coinvolgente.

 

Marco Travaglini

Ciclista investito da auto muore in corso Dante

polizia munL’uomo, di origine cinese,  è stato investito mentre era in bici dalla Jeep guidata da un  italiano

 

Un uomo di origine  cinese, Dai Shen Shu, di 51 anni, è morto in un incidente stradale in corso Dante. E’ stato investito mentre era in bici dalla Jeep guidata da un  italiano. I vigili urbani, informa l’agenzia Ansa, hanno detto che il ciclista è stato sbalzato di diversi metri dalla bicicletta: è morto sul colpo. L’automobilista si è fermato per cercare di soccorrerlo.

 

(Foto: il Torinese)

Anche Rifondazione a SvegliatiItalia

famiglia corteo svegliaitaliaIl Partito della Rifondazione Comunista Torino ha aderito  e partecipato  alla mobilitazione nazionale promossa dalle associazioni GLBT sabato 23 gennaio

 

“ E’ORA DI ESSERE CIVILI.. #SVEGLIATIITALIA” è lo slogan delle iniziative  organizzate in tutte le principali città italiane, chiedendo al Parlamento di legiferare affinchè venga riconosciuta la piena dignità e pieni diritti alle coppie dello stesso sesso. E’ fondamentale garantire pari diritti all’autodeterminazione, alla salute, alla genitorialità, libertà di orientamento sessuale e di genere. Siamo rimasti l’unico paese dell’Europa occidentale a non riconoscere le unioni omosessuali. Occorre un’ inversione di tendenza a livello istituzionale.

E' tornata la farmacia a Riva di Pinerolo

farmaciaNel piccolo borgo ha  visto finalmente la luce il nuovo ed elegante esercizio in pieno centro

 

Dal 16 gennaio la frazione Riva di Pinerolo ha nuovamente una farmacia. In quella data la popolazione di Riva di Pinerolo si è raccolta felicemente in occasione dell’inaugurazione della nuova farmacia “Farmacia Riva”. Era almeno dal 2007 che i residenti della frazione pinerolese, anche grazie all’impegno del locale Comitato Spontaneo Rivese attraverso raccolte firme e diverse riunioni con l’amministrazione, ne chiedevano l’apertura.

 

Nel piccolo borgo ha quindi visto finalmente la luce il nuovo ed elegante esercizio in pieno centro, dando nuova linfa alla “vita”  comunitaria non solo a quello che oggi risulta essere un quartiere della città, ma anche alle frazioni vicine come Pascaretto, e agli abitanti della campagna circostante. Utilissimo a quegli anziani che non dovranno necessariamente spostarsi in macchina per effettuare piccoli esami o semplicemente per acquistare un farmaco.

 

Così a Riva si sollolinea che “Sicuramente è grazie al cambiamento delle leggi regionali e alla forte volontà di due medici intraprendenti che tutto questo ora è possibile. Un po’ di merito, va però dato anche ai quei cittadini che in modo volontario regalano parte del proprio tempo libero per il benessere di tutti.”

 

Massimo Iaretti

Banche in Italia: qualcosa è cambiato

moneyferrareseL’angolo del Private Banker /

 

di Fabio Ferrarese

 

Dal primo di gennaio di quest’anno un’importante riforma, che riguarda il sistema bancario ed in particolare gli eventuali futuri fallimenti degli istituti di credito, è entrata in vigore in Italia: la così detta “bail-in”. L’espressione inglese significa letteralmente salvataggio interno e si contrappone alla precedente logica del bail-out che veniva applicata in precedenza nel nostro Paese e che faceva ricadere sulle finanze pubbliche il costo delle ristrutturazioni bancarie.

 

Il bail-in permette, alla Banca d’Italia, di disporre la riduzione del valore delle azioni e di alcune passività, o la conversione di queste ultime in azioni, per assorbire le perdite e ricapitalizzare la banca in difficoltà in misura tale da ripristinare un’adeguata capitalizzazione, mantenendo così la fiducia del Mercato.Il provvedimento fa parte di una Direttiva europea che è stata recepita in Italia il 16 novembre 2015 e che è conosciuta sotto l’acronimo BRRD (Bank Recovery and Resolution Directive), la quale introduce in tutti i Paesi Europei regole armonizzate, per prevenire e gestire le crisi delle banche e delle imprese di investimento.

 

La Direttiva fa parte di un più vasto sistema di riforme promosso a livello internazionale, al fine di consentire una gestione ordinata delle crisi attraverso l’utilizzo di risorse del settore privato, riducendo così gli effetti negativi sul sistema economico ed evitando che il costo dei salvataggi gravi sui contribuenti. Che cosa cambia per i clienti delle banche coinvolte?

 

Il regime di bail-in, secondo una precisa gerarchia, coinvolge azionisti e creditori non garantiti, sino al soddisfacimento degli importi necessari per ripianare l’eventuale disavanzo patrimoniale della banca. Tale gerarchia prevede che i primi ad essere coinvolti siano gli azionisti, seguiti dai detentori di obbligazioni subordinate e poi dagli altri obbligazionisti (che in molti casi sono clienti della banca che hanno investito in questi strumenti finanziari i loro risparmi). I depositi ed i saldi di conto corrente potrebbero inoltre essere aggrediti per la parte che eccede i centomila euro per ogni nominativo intestatario degli stessi. In nessun caso gli azionisti ed i creditori potranno però subire perdite maggiori di quelle che avrebbero sopportato nell’eventualità di liquidazione della Banca, secondo le procedure di tipo ordinario (principio del no creditor worse off). 

 

L’argomento è certamente di grande attualità, basti pensare a quanto accaduto nelle ultime settimane a Banca Marche, Carichieti, Popolare Etruria e Carife (azzeramento del valore delle azioni e annullamento delle obbligazioni subordinate) con centinaia di clienti traditi ed impoveriti. Un esempio significativo è quello di Banca Marche, dove la metà dei circa 400 milioni di euro di obbligazioni subordinate sono in mano a clienti privati con scenari devastanti per le famiglie coinvolte.

 

L’applicazione del nuovo regime di bail-in avrà impatti su tutto il sistema bancario italiano e certamente rafforzerà ulteriormente il principio secondo cui la solidità patrimoniale rappresenta un elemento fondamentale nella scelta della banca da parte dei clienti depositanti. Negli ultimi anni alcune realtà hanno attratto i risparmiatori della nostra Penisola con offerte apparentemente vantaggiose, ma che alla fine si sono rivelate per quello che erano.

 

I clienti che intendono depositare i propri danari devono oggi più che mai abituarsi a cercare quegli interlocutori di mercato in grado di dare loro una tutela maggiore. E questa può essere ricercata solo nella capitalizzazione e solidità degli interlocutori. Ma come può un semplice risparmiatore venire a conoscenza della solidità della propria banca? Semplice, basta chiedere di conoscere un coefficiente indicativo di patrimonializzazione e liquidità chiamato common equity Tier 1 Ratio (in sigla CET1). Un consiglio attuale: scegliete sempre banche che abbiamo CET1 molto alti, ne va della vostra serenità futura.

 

Per curiosità ed approfondimenti potete scrivere a fabio.ferrarese@yahoo.it

Pascual Chavez, il successore di don Bosco parla alla Scuola di Applicazione

Animatore e fondatore di numerosi oratori, dopo aver guidato quattordici ispettorie salesiane nel continente americano, nel 2002 è stato nominato Rettore Maggiore dei Salesiani. Una conferenza sul tema della leadership

 

chavez esercito 2L’attualità della leadership di don Bosco è stato il tema conduttore della conferenza tenutasi a Palazzo Arsenale da don Pascual Chavez di Villanueva, già Rettore Maggiore dei Salesiani. Dopo il saluto e l’introduzione del Comandante per la Formazione e Scuola di Applicazione, Generale di Divisione Claudio Berto, don Chavez ha approfondito la figura di Don Bosco mettendone in luce modernità e lungimiranza di pensiero. Protagonista di un momento storico caratterizzato da profondi mutamenti sociali, San Giovanni Bosco si dedica all’educazione delle fasce più deboli ed emarginate gettando il seme di una missione ancora oggi straordinariamente vitale. Nel suo intervento dinanzi ai frequentatori dell’Istituto di studi militari don Chavez ha ricordato come nel pensiero salesiano il processo educativo consista nell’arte di trasmettere ai giovani i saperi e i valori necessari al lorochavez esercito futuro di cittadini del mondo. Alla domanda sulla validità della leadership di Don Bosco in un contesto militare, padre Chavez ha risposto ricordando il principio dell’amorevolezza intesa come capacità di conquistare la fiducia dei propri gregari indicando loro alti ideali alternativa alla mediocrità e sollecitando l’impegno individuale per il bene comune. Una proposta educativa universale, ha proseguito don Chavez, la cui validità prescinde da cultura e credo religioso. Ordinato sacerdote a Guadalajara nel 1973 don Pascual Chavez ha intrapreso la propria missione nelle zone più povere del Messico. Animatore e fondatore di numerosi oratori, dopo aver guidato quattordici ispettorie salesiane nel continente americano, nel 2002 è stato nominato Rettore Maggiore dei Salesiani, divenendo il nono successore di don Bosco. Autore di numerosi saggi di carattere religioso, antropologico e sociologico, don Chavez è rimasto alla guida dei Salesiani di don Bosco sino al 2014. Il suo intervento a Palazzo Arsenale si colloca nell’ambito dei “giovedì culturali”, appuntamenti mensili il cui obiettivo è allargare le conoscenze e gli orizzonti di pensiero dei futuri dirigenti militari.

La banalità del male

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Untitled (la banalità del male) è il lavoro di Pietro Barone visual designer con il contributo di Francesca Petrone scrittrice

 

In occasione della ricorrenza internazionale del Giorno della Memoria, 27 Gennaio 2016. Le illustrazioni che rispondono a domande universali sul tema dell’Olocausto. Untitled (la banalità del male) è il lavoro di Pietro Barone visual designer con il contributo di Francesca Petrone scrittrice. La serie di figure rappresenta uomini complici di un male perpetrato contro gli ebrei e contro l’umanità. Ci si chiede: Erano inconsapevoli? Maligni? O banalmente svolgevano il proprio lavoro, anche se ciò coincideva con un crimine? Il focus del lavoro ha un’espressione grottesca e un tono sarcastico, quasi si prende gioco dei soggetti illustrati.

Untitled (la banalità del male) è il lavoro di Pietro Barone visual designer con il contributo di Francesca Petrone scrittrice.