redazione il torinese

Gassino per il controllo del vicinato

IARIS VICINATOGassino ha ospitato, giovedì 20 ottobre, il primo incontro tra i gruppi del Controllo del Vicinato della Città Metropolitana di Torino. L’incontro era stato convocato dal referente per la Città Metropolitana e vice responsabile della Sezione Piemonte dell’Associazione Controllo del Vicinato, Ferdinando Raffero, d’intesa con il referente per il Piemonte e responsabile della Sezione Piemonte, Massimo Iaretti. Sono intervenuti i gruppi di Andezeno, Castiglione Torinese, Chieri/ Cambiano “Madonna della Scala”, Gassino, San Mauro Torinese, San Raffaele Cimena, Sciolze. All’incontro aveva anche aderito il gruppo di Givoletto. Ferdinando Raffero nella sua introduzione ha evidenziato come il controllo del vicinato sia ormai una ben presente ed attiva nella Città Metropolitana in quanto oltre ai comuni intervenuti è anche presente a Pinerolo, Vinovo con propri coordinatori, mentre in altre realtà comunali le amministrazioni hanno già deciso di condividere il progetto o sono in via di formazione dei gruppi, come a Cavagnolo, Monteu da Po, Moriondo Torinese, Pino Torinese e Valperga. Il vice responsabile della Sezione Piemonte ha anche annunciato la creazione, attraverso i social, di un gruppo di dialogo e di coordinamento tra le diverse realtà comunali, allargato anche ad alcuni centri adiacenti la Città Metropolitana di Torino, ma ad essa strettamente collegati. Commenta il responsabile della Sezione locale Piemonte, Massimo Iaretti: “Ormai il Controllo del Vicinato è una realtà matura, che deve sempre essere uno stimolo per i cittadini a creare le condizioni di una desistenza per la microcriminalità, grazie alla solidarietà del tessuto sociale”. Nel corso della serata Iaretti ha insistito sul concetto di doppia dorsale, nel senso di avere la massima adesione di comuni e comunità locali tra San Mauro Torinese e Ozzano Monferrato, attraverso la Valcerrina e di creare una “T” tra San Mauro e Chieri attraverso la collina. I rappresentanti dei diversi gruppi hanno dato il loro apporto costruttivo in una serata nella quale è stata anche annunciata la posa dei cartelli di Controllo del Vicinato in una borgata di Andezeno.

 

Toulouse Lautrec e le meraviglie parigine fine secolo

toulouse-lautrec-torinoApre la mostra ‘La Belle Epoque’, con 170 opere di Toulouse Lautrec provenienti dall’Herakleidon Museum di Atene: dal 22 ottobre al 5 marzo a Palazzo Chiablese di Torino. L’esposizione è promossa dai Musei Reali di Torino e Arthemisia Group, ed è organizzata per temi proprio per offrire una panoramica della vita di Lautrec e dell’atmosfera bohemienne  della Parigi di fine secolo. Nell’allestimento anche alcuni tavolini da bistrot per rendere il clima. Le prime 4 sezioni sono dedicate alle Notti parigine, poi le stanze dedicate ai Cavalli, animali amati e dipinti da Lautrec, I disegni, Le collaborazioni editoriali, Gli amici intellettuali.

Inchiesta sui conti del Comune, aumenta il numero dei pm

tribunaleSarà forse ampliato il pool di magistrati che si occupano dell’inchiesta sul presunto disallineamento dei conti del Comune di Torino. I due coordinatori dei gruppi di lavoro sul “diritto penale dell’economia” e dei “reati contro la pubblica amministrazione” si sono incontrati per organizzare il lavoro, dopo che la guardia di finanza ha acquisito documenti a Palazzo Civico e nelle sedi delle società partecipate dal Comune, Infra.To e Gtt. Seguiranno  gli interrogatori di funzionari e dirigenti, che dovranno dare spiegazioni sulla predisposizione dei vari bilanci da parte dei funzionari municipali.

(foto: il Torinese)

“Matematica e codici segreti”

numeri“Matematica e codici segreti” è il titolo della serata che si terrà sabato 22 ottobre, nel salone comunale di via Roma 2 a Sciolze. Sarà un breve viaggio nelle tecniche di codifica e decodifica di messaggi e come essi possano fornire strumenti preziosi per garantire la sicurezza. A tenere la conferenza sarà Lea Terracini, docente di matematica dell’Università di Torino. L’incontro è organizzato dalle associazioni Montaldo Cultura e Sapori di Sciolze all’interno di un ciclo di appuntamenti in cui sono trattati i temi più disparati e che si concluderà a metà novembre con l’ultima serata dell’anno 2016.

Massimo Iaretti

A lezione di anestesia

inversiQualche informazione in più dalla dottoressa Tiziana Inversi, anestesista all’ospedale Molinette di Torino

La parola Anestesia deriva dal greco “anaistèsia”, insensibilità, derivato di “aistesis”, sensazione. Secondo l’etimologia, questa parola significa la mancanza o la soppressione della facoltà di sentire. Perché è necessario fare l’anestesia ed in genere questo si verifica ai fini di un intervento chirurgico? Per il semplice fatto che con l’Anestesia si evita di sentire il dolore necessariamente legato all’atto chirurgico che può essere invasivo e demolitivo oppure invasivo ma ricostruttivo. Il termine Anestesia può, quindi, essere utilizzato in modo molto ampio in quanto si può anche riferire alle funzioni organiche e alla vita di relazione nel senso che l’essere umano, a seconda del tipo di Anestesia a cui può venir sottoposto, può essere in grado di relazionarsi con l’ambiente che lo circonda ( medici e personale infermieristico) oppure no. A questo punto quindi possiamo differenziare i diversi tipi di anestesia . Approfondiamo prima la nostra conoscenza sull’Anestesia Generale detta anche Narcosi. Il termine “Narcosi” deriva dal greco “vàpkwonc”, ovvero torpore nel linguaggio medico. In effetti, a seconda del dosaggio dei farmaci utilizzati a tale scopo, l’Anestesista puo’ indurre nel soggetto o uno stato di “sedazione” più o meno profonda cioè di torpore …intorpidimento dei sensi e dello stato di coscienza, oppure un vero e proprio stato di incoscienza da “coma farmacologico”, nel senso che la narcosi non è altro che uno stato di coma indotto dai farmaci somministrati, e da questo tipo di coma ci si risveglia sempre con la sospensione dei farmaci somministrati, tranne in rarissimi casi in cui delle complicanze improvvise possono arrecare danni irreparabili all’encefalo. Fin qui abbiamo parlato di Anestesia totale o generale o con termine più appropriato narcosi. Vediamo quali altri tipi di Anestsia ci possono essere. Innanzitutto entriamo nel merito dell’anestesia in cui non c’è perdita dello stato di coscienza, quindi il soggetto rimane sveglio, lucido ed è in grado di relazionare con l’ambiente che lo circonda; si tratta delle anestesie effettuate con l’uso di anestetici locali: Anestesia Neurassiale molinetteviene anche definita Subaracnoidea o Spinale, il termine corretto è il primo. Questo tipo di anestesia si effettua somministrando l’anestetico nel liquido cefalo-rachidiano o liquor.Con questo tipo di anestesia il soggetto rimane sveglio e lucido ma l’ARTO o i 2 ARTI INFERIORI PERDONO COMPLETAMENTE LA POSSIBILITA’ DI MUOVERSI E DI PERCEPIRE IL DOLORE perché l’anestetico locale somministrato nel liquor blocca i motoneuroni cioè i neuroni che controllano il movimento nonché la sensibilità dolorifica,quindi non si sente il dolore durante l’intervento …le altre sensazioni restano (e cioè la sensibilità tattile.. quindi si ha la percezione di essere toccati, nonché la percezione del nostro corpo nello spazio cioè sensibilità propriocettiva). Anestesia Peridurale è simile all’anestesia Neurassiale, ma in questo tipo di anestesia manteniamo il movimento degli arti perché l’anestetico locale non blocca la funzione dei motoneuroni. Anestesia Locale o locoregionale viene effettuata quando si vuol eliminare il dolore in una parte più o meno piccola del nostro corpo. Tutte queste Anestesie vengono effettuate da un Medico Specializzato che è l’Anestesista che in genere lavora anche in Pronto soccorso e in Rianimazione. L’unica variante è l’anestesia locale in quanto sempre più spesso è il chirurgo stesso ad effettuarla, in questo caso l’Anestesista spesso provvede a sedare il soggetto tenendolo in uno stato di torpore piùo meno profondo.

Aumento ai manager della sanità: prove di “Chiappendino”?

medico sanitaL’Italia è un Paese davvero strano. Quando si tratta di stare sulle generali in materia di indennità di politici o di emolumenti di manager pubblici tutti sono pronti a puntare il dito. Ma quando, realmente, si cerca di incidere nel merito succede il finimondo ed inizia il valzer del tutto cambi perché niente cambi. Dal 1 gennaio 2017 entrerà in vigore l’aumento degli stipendi dei direttori generali delle Asl e delle Aso piemontesi. Tutto bene, peccato che la sanità subalpina, in virtù di una serie di ragioni che risalgono al passato, sia oggetto di tagli dei servizi da anni e del progressivo depotenziamento di alcune strutture sanitarie, soprattutto in Provincia. Il caso dell’ospedale Santo Spirito di Casale Monferrato potrebbe esserne la controprova. Le due cose sono ovviamente all’opposto ma della delibera in questione non si è mai parlato molto. Ne parla, invece il segretario regionale del sindaco degli infermieri Nursing Up che spiega come “In un contesto in cui in tutti gli ambiti della sanità si chiedono enormi sacrifici, in cui l’unica strategia pare quella di dover tirare la cinghia, in cui a causa della mancanza di fondi non si assumono gli infermieri in numero adeguato per sottostare al piano di rientro dai debiti, e si costringono i colleghi in organico alle aziende a turni massacranti per coprire le necessità di cura dei pazienti, l’aumento dello stipendio dei manager della sanità appare quanto mai inopportuno e impone che noi tutti si chieda alla Regione di rivedere immediatamente le sue posizioni”. E segue l’annuncio di iniziative di informazione a tutti di dipendenti delle aziende sanitarie affinché comprendano “l’arroganza dell’iniziativa intrapresa dalla Regione”. Ma c’è un altro argomento che, collegato con l’aumento degli stipendi, fa “saltare la mosca al naso” di Delli Carri: “Apprendiamo dagli organi di stampa che un gruppo politico di opposizione in Consiglio regionale vorrebbe proporre, come reazione all’indecoroso aumento di stipendio dei manager in sanità deciso dalla Regione, di mettere un tetto al guadagno dei manager pubblici in Piemonte a 150mila euro. Spero di tratti di uno scherzo. È, infatti, proprio a 150mila euro l’aumento previsto per il Direttore generale della Città della Salute e per le strutture simili. In pratica questo gruppo di opposizione, che esprime il Sindaco di Torino, avvalla la decisione della Regione spacciandola per una protesta. Incredibile”. In pratica, tradotto sul quadro politico, sarebbe come dire che il Movimento 5 Stelle, che esprime appunto il sindaco di Torino, Chiara Appendino lancia un salvagente, pilotato, al presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino. Saranno mica prove di “Chiappendino” ?

Massimo Iaretti

Sciopero, 60% di adesioni a Torino

sciopero2Secondo le organizzazioni sindacali di base l’adesione allo sciopero del trasporto pubblico a Torino, ha superato il 60% per bus e tram nella prima fascia, da inizio servizio alle 6. Lo sciopero è ripreso alle 9 e funziona regolarmente la metropolitana. Si è svolto un corteo da piazza Solferino fino la sede della Rai in via Verdi, con  studenti, vigili del fuoco e pensionati. Lo sciopero generale di 24 ore interessa trasporti, scuola e  uffici pubblici. E’ stato indetto per protestare “contro le politiche economiche del governo Renzi dettate dalla Ue e per la difesa e l’attuazione della Costituzione e il NO al referendum”.

(foto: archivio)

Officinamagazine.com, oltre il quotidiano

Nell’aprile del 2015, tra i banchi del Liceo Classico Massimo D’Azeglio, io e alcuni miei compagni fondiamo una rivista cartacea dal nome Officina. Abbiamo iniziato a distribuirla in 3 scuole di Torino e abbiamo raccolto diversi studenti in tutto il Piemonte disposti a scrivere per noi…

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 Dopo 6 numeri pubblicati abbiamo iniziato a domandarci che fine avrebbe fatto Officina una volta che saremmo usciti dal Liceo. Sarebbe stato troppo dispendioso e dispersivo distribuire la rivisita nelle università e continuare nel licei torinesi senza agganci concreti era impossibile. Proprio per questo nel settembre del 2016 abbiamo lanciato il nuovo sito: officinamagazine.com. Officina ragazzi-seitta-3Magazine è un sito di approfondimento culturale gestito a scritto da studenti liceali e universitari di tutta Italia. Il nostro motto è “oltre il quotidiano” e proprio per questo andiamo a trattare di notizie non comunemente reperibili sui principali quotidiani, ma scriviamo di qualcosa che possa incuriosire e lasciare un segno positivo nei nostri lettori. La forza e l’innovazione di Officina Magazine sta nel fatto che sia a livello nazionale. Gli autori sono più di 30 e provengono da Napoli, Milano, Roma, Torino e tante altre città. Sono tutti studenti liceali o universitari con la semplice passione per la scrittura o per l’attualità. Il sito in un mese ha subito totalizzato quasi 10.000 visite da oltre 6000 persone diverse. Hanno parlato di noi Alessandro Baricco, la Scuola Holden, moltissime pagine di Facebook e La Stampa. Tutt’ora siamo ancora alla ricerca di autori provenienti da tutta Italia. Se vuoi scrivere per noi visita il sito nella sezione “Entra in Officina”

 

Tommaso Seita

www.officinamagazine.com

La dama in rosso:il delitto che ha smosso il perbenismo sabaudo

CRIMINI & MISFATTI ALL’OMBRA DELLA MOLE

A tutti affascina l’oscuro. C’è chi lo insegue, lo rincorre e chi, invece, ne ha paura e lo guarda da lontano, ma come un magnete si sente attratto e combatte con tutte le sue forze per non caderci dentro.

L’oscuro è l’altra parte di noi, quella che ci spinge verso il basso, verso la distruzione. Qualsiasi sia la nostra posizione a riguardo, quella parte di noi esiste. Ed proprio quella parte che aveva preso il sopravvento nella quotidianità di Franca Demichela. Quarantotto anni, il portafogli pieno di carte di credito, un cognome tanto altisonante quanto ingombrante. Una vita di eccessi, intervallati da una routine grigia e poco soddisfacente. Il suo corpo senza vita fu ritrovato in una discarica, sulla strada che porta a Moncalieri, una domenica pomeriggio di fine estate. Il medico legale dirà che la causa della morte è “un’asfissia polmonare dovuta a strangolamento”. Torino la ricorda come “la dama in rosso”, per quell’abito di seta a balze che indossava quando, pallida e ormai senza vita, fu ritrovata da un barbone. Non è mai stato trovato un colpevole per quest’omicidio e, stranamente, anche sfogliando le pagine dei giornali, non si riesce a trovare molto su questa vicenda, se non qualche riga sulle insolite abitudini della bella signora della collina. Eh già, perché Franca Demichela conosceva i piani alti della società torinese, ma altrettanto bene conosceva quelli bassi. Amava stupire e creare scompiglio. Amava alimentare il chiacchiericcio, ma soprattutto amava sapere che, fin quando quel chiacchiericcio esisteva, voleva significare che la sua piccola e personale lotta al perbenismo si stava compiendo. Girava per i bar, per i locali notturni, per le boutique con accompagnatori insoliti, nomadi, slavi. Era spesso in compagnia di prostitute. Niente che ci si aspetti dalla figlia di uno dei più grandi dirigenti della Fiat. Il bipolarismo della sua vita si è andato via via scontrando con la sua irrequietezza d’animo, e quelle due facce di sé, prima energicamente tenute distanti, ora si stavano confondendo e fondendo. Probabilmente questi eccessi non si limitavano a qualche passeggiata sotto i portici della città con persone poco raccomandabili; probabilmente la trasgressione della notte aveva preso il sopravvento. Lei stessa diceva di sé “sono magica e immortale, la reincarnazione di Nefertiti, la dea Egizia”. Si definiva quindi la regina della notte, ma quella notte l’ha pian piano inghiottita. Dalle poche informazioni che si hanno su quest’evento tanto tragico, quanto misterioso di sicuro si possono dedurre i conflitti, prima di tutto interiori, vissuti dalla donna. L’eccesso, in tutte le sue forme, nasconde l’instabilità. Alcune volte nella sua forma sana, quella necessaria all’uomo per darsi una scossa e promuovere un cambiamento personale, altre volte nella sua forma malata, patologica, quella che lo porta ad essere sempre “di più”, sempre più beffardo della vita, sempre più oltre il limite. E così la droga, l’alcol, il sesso con uno sconosciuto e a pagamento divengono un modo per sentirsi liberi. Nefertiti si sentiva oppressa in un ruolo non suo, la sua mente, ormai, sembrava vagasse nella fantasia di una vita senza catene. Da donna e nel rispetto di una donna non credo sia questa la sede dove potersi dilungare in diagnosi psicologiche fittizie e post mortem, mi sento, però, di riconoscere che quella “vita” così ostentata probabilmente nascondeva un vuoto abissale in cui non era difficile perdersi. E probabilmente di fronte a questo vuoto così magicamente camuffato si sentiva inerme anche Giorgio Capra, marito sulla carta, estraneo nella quotidianità. Dal 1977 i due erano legati da questo sacramento che di sacro aveva ben poco. La donna lo maltrattava di continuo, incurante della gente che poteva ascoltare, lo sbeffeggiava e derideva. Lui, uomo mite, contabile della stessa azienda di cui il suocero gestiva i piani superiori, quegli stessi piani di cui la moglie conosceva ogni segreto e chiave d’accesso e che lui guardava da lontano. Succube di un amore che lo ha travolto. Succube di una donna che lo ha travolto anche morendo. Lui il giorno, piovoso, grigio e freddo, lei la notte magica, misteriosa, passionale. Passione, che non li ha mai visti complici. Probabilmente una coppia con istinti capaci di intrecciarsi in un modo tutto loro, dove il vittimismo e la sudditanza da un lato e il sadismo e la violenza dall’altro, diventano l’unica forma di piacere.

Quando ci si trova dinnanzi ad una personalità così tanto variegata è facile immaginare i moventi plausibili che possano aver condotto all’omicidio. Ma perché il colpevole non è mai stato trovato? Era il 1991, la polizia non possedeva ancora gli strumenti tecnologici adatti per analizzare le prove e probabilmente è stata anche un po’ sfortunata. Perché in un’indagine non bastano i sospetti e quando le poche prove che si hanno si dirigono tutte in un’unica direzione è facile perdere di vista le altre mille esistenti. Cerchiamo ora di ricostruire insieme gli ultimi momenti di vita della donna. Era sabato sera, un altro sabato sera di divertimento. Una volante della polizia sostiene di aver visto, intorno alle 23.30, la donna in macchina accompagnata da tre slavi. Questi tre uomini (uno dei quali allora minorenne) hanno riferito, poi, di aver lasciato la donna in piazza San Carlo intorno all’una perché lei aveva un appuntamento con una persona di cui non conoscevano l’identità. La versione è stata confermata dal cameriere del bar della piazza il quale ha riferito che intorno allo stesso orario la donna avrebbe salutato gli amici e sarebbe salita sulla sua auto, una 126. Intorno alle due di notte una vicina di casa della donna riferirà poi di aver sentito le urla provenire dal portone di casa. Era un litigio. La voce della donna gridava:“Bastardo, ti faccio vedere io!” e una voce maschile replicava: “Ma io ti faccio interdire!”. Furono, nei giorni a seguire, immediatamente fermati i tre slavi rilasciati poi per insufficienza di prove. Il marito per quella sera aveva un alibi: dormiva dai suoi genitori. Quest’alibi verrà poi scardinato e messo in discussione, ma anche il ritrovamento dei gioielli della donna all’interno della macchina del marito non fu ritenuta una prova valida per convalidare il fermo. Era, infatti, plausibilmente vera la versione data dall’uomo, e cioè quella di tutelare la famiglia ed evitare che la moglie spendesse e continuasse a vendere, per il suo divertimento, tutti beni da loro posseduti.

Nessun colpevole, ma una donna strangolata. La testimonianza della vicina di casa, probabilmente l’indizio più importante, venne ritenuta attendibile ed è su quest’attendibilità che si dovrebbe far convergere l’attenzione. Il linguaggio usato nella lite era un linguaggio confidenziale, entrambi erano nel portone di casa della vittima quindi si presume che la donna conoscesse l’assassino. Si potrebbe a questo punto controbattere che la Signora era solita far salire anche sconosciuti a casa sua per pagarsi le sue ore di piacere, ma le parole usate dall’uomo indicano un legame. Quale sconosciuto userebbe la parola “interdire”? L’interdizione implica anche un tornaconto. Se una persona è pazza, posso chiedere l’interdizione per evitare che faccia qualche danno, a se stessa, agli altri e a me. Ad esempio se la vittima, con i suoi comportamenti, a tratti psicotici e deliranti, stava sperperando un patrimonio, qualcuno che l’amava magari voleva evitare che cadesse in rovina. La parola “interdizione”, inoltre, implica, una buona conoscenza della lingua, di conseguenza risulta difficile attribuirla a persone extracomunitarie. Lo strangolamento, come scelta per uccidere, nasconde sentimenti irrisolti di rabbia e rancore. È un omicidio non premeditato, impulsivo, fatto sulla scia di uno stato di coscienza presumibilmente alterato. Cosa poteva aver fatto la vittima per generare una reazione così tanto violenta? Di sicuro tale violenza non è legata ad una singola azione o gesto; con molta probabilità l’assassino covava questo sentimento già da tempo. Del resto anche gli inquirenti sospettavano che i vari soprusi subiti dal marito fossero il motivo per cui, esasperato, poteva esser giunto alla messa in atto di un reato. Non si vuole qui accusare nessuno né ipotizzarne il coinvolgimento in questa vicenda, ma credo che un possibile motivo per cui non è mai stato trovato un colpevole, sia riconducibile al fatto che le indagini non sono mai state, “allargate” al resto delle persone con cui la donna aveva un legame. Un legame di sangue, o di affetto o di lavoro. Ma un vero legame. Un legame così forte da giustificare tanta rabbia. Non per niente si definisce l’omicidio“il reato più intimo”. Erano così tanti gli intrecci possibili, i contatti e le conoscenze che la donna aveva, che i poliziotti si sono trovati di fronte ad un mare di sospetti che si dissolsero tragicamente nel nulla,perché erano così tanti quanto confusi e vaghi. Nefertiti vagava per le strade di notte, faceva nascere sorrisi, dispensava sogni. Di giorno, invece, erano tutti un po’ più adirati con lei.

Teresa De Magistris

Uccide la moglie a martellate e si impicca

soccorsi 118Una terribile vicenda, un omicidio-suicidio avvenuto questa mattina in un palazzo al numero civico 376 di corso Orbassano. Il marito di 65 anni ha ucciso a martellate la moglie di 72  e poi si è impiccato. Sono ancora da chiarire le motivazioni del gesto, mentre sul posto è intervenuta la la polizia. POLIZIA CROCETTASuccessivamente pubblicheremo gli aggiornamenti.

(foto: archivio)