redazione il torinese

Il cantiere dell’arte al Sant’Anna

toscano-santannaLunedì 12 dicembre presso l’ospedale S.Anna la Fondazione Medicina a Misura di Donna Onlus presieduta dalla Prof.ssa Chiara Benedetto, Primario della Divisione di Ostetricia e Ginecologia, ha organizzato, con la regia del Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli, una nuova tappa del “Cantiere dell’Arte”. Il progetto prevede la graduale trasformazione dei luoghi di transito, attesa e degenza dell’ Ospedale S.Anna di Torino, tra i più grandi d’Europa per la Ginecologia e Otoscano-colori-s-annastetricia, allo scopo di renderli più accoglienti. Concepito di concerto con la Città della Salute di Torino, il progetto contribuisce alla qualità delle relazioni all’interno dell’ospedale con colori scelti in base alla cromoterapia ed ai linguaggi delle Arti. Al lavoro ieri mattina gli studenti dell’ I.I.S. Amedeo Avogadro, 24 ragazzi e 2 ragazze, che si sono cimentati in un evento formativo di “wall painting”. Con pennelli e colori sono intervenuti nell’area di attesa del Pronto Soccorso e nell’area di ingresso di via Ventimiglia.

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Altra novità nell’operazione di “umanizzazione”dell’ospedale è il pianoforte , donato dall’Associazione Volontari Ospedalieri (AVO), sistemato all’ingresso dell’ospedale. Per l’occasione si è esibito il Maestro Mario C.V. Calisi con un repertorio che ha spaziato da Mozart a Brahams, da Chopin a Satie e Piazzolla. Alle ore 12, a conclusione dell’evento, nell’Aula Dellepiane, alla presenza dell’Avv. Gian Paolo Zanetta, Direttore Generale della Città della Salute e della Scienza, dell’Assessore pecchio-toscanoalle Politiche Giovanili e alle Pari Opportunità della Regione Piemonte Monica Cerutti e della Presidente della Consulta Regionale Femminile del Piemonte Cinzia Pecchio la Prof.ssa Chiara Benedetto ha ripercorso le tappe fondamentali di un anno particolarmente proficuo per una serie di progetti e iniziative davvero molto importanti per l’Ospedale S.Anna, anticipandone di nuovi per il prossimo 2017.

Helen Alterio

(foto Roberta Toscano)

 

Torino di notte all’epoca olimpica

In esposizione da giovedì 15 dicembre ore 18 a domenica 15 gennaio 2017

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Torino 2006 è rimasta nei cuori di tutti gli abitanti della Città e non solo. L’arrivo dei turisti, degli atleti e di tutte le delegazioni, la voglia di uscire e di godersi una città ricca di eventi, illuminata come non mai e che così vitale non si era mai vista: chi ha vissuto quel periodo non può dimenticarlo. Oggi, a 10 anni dalle Olimpiadi Invernali di Torino, la magia che si creò in città viene rievocata nella suggestiva mostra fotografica intitolata Torino di notte all’epoca Olimpica di Gianfranco Avallone, allestita dal 15 dicembre 2016 al 15 gennaio 2017 alla Mirafiori Galerie.

Fotografo professionista e grande appassionato di motori, che dal 2000 segue il mondo delle corse a tutto tondo, questa volta Avallone non espone gli scatti frutto della sua grande passione sportiva, ma porta in piazza Riccardo Cattaneo un progetto diverso, nato da un’idea condivisa con il padre Giuseppe Avallone che lo invitò a testimoniare con la macchina fotografica la trasformazione che stava vivendo Torino in quelle settimane.

Le foto in mostra, una trentina di diverse misure (dal formato 40×60 cm al 70×100 cm) restituiscono il fascino notturno dei monumenti più rappresentativi di Torino, come il Castello del Valentino e il Borgo Medievale, l’Arco di Trionfo di Corso Vittorio Emanuele e la Chiesa della Gran Madre di Dio, la Basilica di Superga e, naturalmente, il Braciere Olimpico.

Le immagini sono state realizzate con apparecchiatura digitale e cavalletto treppiedi e trattate con filtro cross screen che potenzia l’effetto artistico delle luci. Le foto di Torino rappresentano il primo tassello di un progetto più ampio, City Night, che Gianfranco Avallone ha continuato negli anni, dedicandosi a immortalare il fascino notturno anche di altre città, come Roma per esempio.

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 INGRESSO LIBERO

Mirafiori Galerie – Mirafiori Motor Village

Piazza Riccardo Cattaneo, Torino | fca.motorvillageitalia.it/MVTorino

Lunedì-venerdì 9-20 | sabato 9 – 19.30 | domenica 9.30-13 / 15-19.30

Brucia una casa, morto il proprietario

incendioAveva  78 anni l’uomo che ha perso la vita intossicato dal fumo sprigionato dall’incendio scoppiato questa notte nella sua abitazione, una piccola villa in strada Castelnuovo Nigra, a Castellamonte. I  vigili del fuoco intervenuti hanno trovato la casa invasa dalle fiamme, forse sprigionate da un caminetto, e il corpo ormai  senza vita dell’anziano. Sono da ricostruire le modalità della tragedia.

 

(Foto archivio)

Semaforo antismog, a Torino è scattato il blocco dei veicoli diesel Euro 3 dalle 8 alle 19

NEBBIA1Scatta domani, Mercoledì 14 a Torino, per contrastare l’inquinamento atmosferico, il blocco dei veicoli privati diesel Euro 3. La fascia oraria è dalle 8 alle 19 festivi compresi, e dalle 8.30 alle 14 e dalle 16 alle 19 per il trasporto merci. Come si prevedeva, la giunta comunale ha deliberato il provvedimento, adottato in base al protocollo NEBBIA3regionale antismog, che prevede lo stop ai veicoli diesel euro 3 al superamento dei 50mg/m3 per più di 7 giorni consecutivi. I veicoli Euro 0, 1 e 2, invece, saranno interessati dall’estensione del blocco nella fascia dalle 8 alle 19 e non dale 9 alle 17 come previsto in un primo momento. Il provvedimento è revocato in caso di sciopero dei mezzi pubblici. Quindi non sarà in vigore venerdì.

 

(foto: il Torinese)

“Giulietta e Romeo” per “Terra e Laghi” al Murialdo

“Giulietta e Romeo” è lo spettacolo che Teatro Blu porterà in scena Giovedì 15 dicembre alle ore 21 al Teatro Murialdo di Torino,  parte integrante del programma di Terra e Laghi, Festival di Teatro nell’Insubria e nella Macroregione Alpina che quest’anno festeggia la X edizione aprendosi ad Eusalp .

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Si è  appena conclusa la prima fase del progetto, inaugurata il 23 Maggio al Bozar di Bruxelles con uno spettacolo per le delegazioni europee e che prevedeva più di 70 spettacoli in 50 comuni dell’Insubria.  Terra e Laghi nasce nel 2007, ideato e fortemente voluto da Silvia Priori, presidente e direttrice artistica di Teatro Blu e del Festival stesso, che ha da subito individuato nella promozione culturale e turistica del territorio il suo obiettivo principale. Supportato da una rete di oltre 100 enti pubblici e privati con capofila istituzionale Regione Lombardia, ha coinvolto in questa prima parte più di 300 artisti provenienti da tutto il mondo e 25.000 spettatori internazionali entusiasti ed estremamente partecipi. La seconda parte del progetto prevede appunto una lunga tournée internazionale dello spettacolo “Giulietta e Romeo” che toccherà le 7 Regioni italiane e 5 Stati  della Macroregione Alpina e che, partita il 10 novembre dal Teatro Sociale di Rovigo, ha proseguito con  Trento, Genova, Lubiana, Capodistria, Trieste, Nizza, Monaco, Berna e farà tappa il 14 ad Aosta per concludersi a Torino il 15 dicembre.

Governo Gentiloni, sotto l’albero non c’è Fassino. Peccato

tosettoSTORIE DI CITTA’

di Patrizio Tosetto

Avremmo voluto  Piero Fassino ministro della Repubblica,  perché politico capace con una pluridecennale esperienza . Per l’ennesima volta siamo stati intempestivi. Ed abbiamo sbagliato nell’essere speranzosi .  La mia intempestività si è spinta oltre facendo gli auguri di buon lavoro a Piero .  NadiaFASSINO BABBO NATALE con la sua cortesia mi ha messo sul chi vive . Attento Patrizio,  mi sa che prudenza e pessimismo sono d’obbligo . Perché sono scattatati veti incrociati soprattutto della vecchia guardia del PD . Insistevo: ma Piero è capace , anzi è proprio il suo lavoro .  Patrizio mi sorprendi : proprio tu che sei di lungo corso ti stupisci. Le cose  vanno diversamente rispetto alla meritocrazia .  Alfano agli Esteri

ETTORE FERRARI
Foto Ettore Ferrari

conferma questa elementare verità .  Alcuni commentatori sottolineavano che un ministro degli Esteri dovrebbe conoscere  tre lingue oltre la nostra .  Alfano (forse) conosce solo la nostra . Non sono d’accordo, non è un governo fotocopia .  Lo testimonia la Boschi che perdendo il referendum e dicendo che si ritirava dalla vita politica è stata premiata diventando sottosegretaria alla Presidenza . Auguri ai senatori e parlamentari del PD nel votare la fiducia a questo governo.  A noi rimane la convinzione che non nominando Piero Fassino hanno perso , anche questa volta, un’occasione. 

Torna la fiabesca giostra dei cavalli

45° NORD Entertainment Center – Via Postiglione 1 – Moncalieri 

giostra

Dicembre 2016, Moncalieri (TO)Fino all’8 gennaio una fiabesca Giostra di Cavalli ad ingresso libero impreziosirà l’allestimento natalizio del 45° NORD e diletterà i più piccini. Per accedere gratuitamente ai colorati cavali o alle dorate carrozze della giostra basterà presentarsi con uno scontrino di uno degli esercizi del 45° NORD.

 

Gli orari della giostra dei cavalli sono:

  • – Giorni feriali dalle 16.00 alle 20.00;
  • – Giorni festivi dalle 11.00 alle 21.00.

Champions, Allegri su Twitter: “A questi livelli non esistono partite semplici”

logo-juventusL’esito del sorteggio degli ottavi di Champions ispira prudenza al tecnico bianconero: è vero che dall’urna dei sorteggi è uscito il Porto e non avversari temibili come Real Madrid, Bayern e Manchester City. Ma Massimiliano Allegri scrive su Twitter: “Non avevo ansie particolari oggi perché so che questa Juve può giocarsela con chiunque: a questo livello non esistono, però, partite semplici”.

L’anticiclone porta nebbia e smog in Piemonte per tutta la settimana

NEBBIAL’anticiclone dominerà anche in Piemonte come del resto su buona parte dell’Italia e dell’Europa, ancora per diversi giorni. Il risultato saranno nebbie estese e persistenti nelle pianure, almeno fino a venerdì. Lo stimano le previsioni della Smi – Società Meteorologica Italiana. Purtroppo una conseguenza sarà l’aumento dello smog. Si respirerà  “aria pessima”, scrive 3bmeteo. E  il 16-17 l’anticiclone delle Azzorre sarà ancora più forte.

 

(foto: il Torinese)

Province e Città Metropolitana

provinciaA poco più di un anno dall’approvazione della legge regionale n.23/2015, che ha riordinato le funzioni amministrative conferite alle Province e alla Città Metropolitana in applicazione della Legge Delrio, si è tenuto a Palazzo Lascaris, su iniziativa dell’Ufficio di presidenza dell’Assemblea legislativa, un seminario sul tema: “Lo stato di applicazione della legge regionale 29 ottobre 2015, n.23 – Riordino delle funzioni amministrative conferite alle Province in attuazione della legge 7 aprile 2014,n.56 -Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province sulle unioni e fusioni di comuni, ad una anno dalla sua approvazione”. “Con l’approvazione della legge regionale – ha aperto i lavori Gabriele Molinari, consigliere segretario, che ha portato i saluti del presidente del Consiglio regionale Mauro Laus e dell’intero Ufficio di presidenza – la Regione Piemonte ha aperto un cantiere di riforme, disegnando enti di area vasta così come previsto dalla legge Delrio e costruendo una pista di atterraggio per la riforma costituzionale che proprio in quei giorni veniva approvata dal Parlamento. A maggior ragione oggi, alla luce dell’esito referendario, è necessario questo confronto per ragionare insieme, a partire dallo stato di attuazione della legge, e riprendere il percorso legislativo già intrapreso, un modello di confronto che potremo replicare anche sui territori”.

“La legge regionale piemontese – ha spiegato Rosario Ferrara, docente di Diritto con reg lascarisamministrativo del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Torino – è una buona legge, che si basa su alcuni importanti elementi, tra cui la scelta di riallocare alcune funzioni in capo alla Regione e l’enfatizzazione del ruolo giocato dalla Città metropolitana, prevista in Costituzione dal 2011, collocata al centro di un processo di riorganizzazione dei poteri locali, con funzioni vitali come ambiente, trasporti e servizi. Vi è poi un terzo aspetto, molto importante, che riguarda le relazioni tra Regione, Comuni e Città metropolitane, che apre la strada a modelli di accordi e intese, grazie ai quali si creano soluzioni non vincolanti che possono portare a soluzioni vincolanti. La politica e le scelte che si compiranno diranno se il modello è quello giusto, l’importante è che sia chiaro chi fa che cosa”.

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“L’esito referendario – è intervenuta Anna Maria Poggi, docente di Diritto pubblico alla facoltà di Giurisprudenza Università di Torino – apre molti scenari di riflessione sia a livello nazionale che locale, che la poltica dovrà sciogliere tenendo conto di molti elementi. Il primo: lo scenario costituzionale su cui ragioniamo è il titolo V, e segnatamente l’articolo 117, primo comma, che assegna allo Stato la competenza esclusiva sulla legislazione elettorale e sulle funzioni degli enti locali. Quindi, se lo scenario immaginato era quello di una Regione con funzioni più amministrative che legislative, quella che noi oggi continuiamo ad avere è invece una regione a forte competenza legislativa, che permane come elemento di governo, di snodo e di coordinamento. Secondo: la sentenza della Corte costituzionale che ha salvato la legge comune municipioDelrio dai numerosi rilievi di legittimità costituzionale è stata condizionata dall’esistenza della legge di revisione costituzionale, che aboliva le Province e alleggeriva le Regioni. Il governo che si sta formando in queste ore non credo sia così forte da poter rimettere mano alla legge Delrio, quindi bisogna capire cosa si può fare a livello locale, partendo da due riflessioni: se questa Città metropolitana sta funzionando dal punto vista dell’impalcatura della governance, e se strumenti come le Città metropolitane, inserite in Regioni come il Piemonte, possono servire, ricordando che tutte le altre Province non hanno più organi politici di indirizzo, fondamentali per lo sviluppo economico e produttivo”.

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Dopo le relazioni dei due giuristi, sono stati numerosi gli interventi dei presenti in sala, a partire dai consiglieri regionali. Andrea Appiano (Pd) ha sottolineato alcune perplessità rispetto alla legge Delrio, anche alla luce dei primi passi mossi dalla riforma e dai segnali che sono arrivati. “Ad esempio – ha evidenziato – uno dei temi su cui riflettere riguarda la coincidenza tra il presidente della Città metropolitana e il sindaco del comune capoluogo. Il rischio è che in questo modo i territori, indipendentemente dal colore politico, non si sentano coinvolti”. Per Mauro Campo (M5S) è necessario un quadro reale dello stato di attuazione della legge. “Quello che sappiamo – ha detto – è che siamo in ritardo, ad esempio, sulla stipula delle convenzioni e sulla definizione della legge per la gestione dei rifiuti. In più si sono ristretti gli spazi di democrazia per i cittadini a causa di una pessima legge nazionale, che la Regione ha dovuto approvare obtorto collo per salvare il personale e le importanti funzioni che le Province svolgevano” . Per il consigliere regionale Domenico Rossi (Pd) “si apre l’opportunità di una riflessione nuova. Se è vero che la Città metropolitana, nel nuovo disegno della Delrio e della 23, fa passi avanti nella logica europea, per gli altri territori, quelli che sono lontani da Torino, le difficoltà sono moltissime. La 23 è stata una buona legge ma è chiaro che qualunque disegno, senza risorse e personale, non sta in piedi”. Rossiha poi invitato a riflettere sul tema della gratuità delle cariche provinciali.

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Al seminario, hanno partecipato, oltre ad Appiano, Campo e Rossi, i consiglieri regionali Silvana Accossato, Paolo Allemano, Giorgio Bertola, Valentina Caputo, Giovanni Corgnati Francesca Frediani, Domenico Ravetti. Presenti in sala anche molti rappresentanti delle Province e delle autonomie locali. Il primo a prendere la parola è stato Stefano Costa, presidente del Cal, il Consiglio delle autonomie locali, e della provincia del Verbano Cusio Ossola, il quale ha ricordato che la legge regionale è stata pesantemente condizionata dalla necessità di adeguarsi a quella nazionale, pena gravi sanzioni, tra cui il commissariamento delle Regioni inadempienti e consiglio lascarisl’obbligo di coprire il costo delle funzioni non fondamentali. “La radicalizzazione – ha ragionato – ha costretto a un riordino incompleto e non paragonabile a passate stagioni di riforme. Dal canto suo, la Regione si è caricata sulle spalle il disagio causato dalla riduzione progressiva dei trasferimenti statali con tagli lineari e prelievi forzosi di tributi propri degli enti locali.  Ci siamo concentrati sulla difesa dei livelli occupazionali e sulla tenuta dei servizi minimi essenziali. Oggi dobbiamo cercare una soluzione nella logica di continuare a garantire i servizi ai cittadini”. Franca Biglio presidente di Anpci, associazione nazionale dei piccoli comuni, sindaco di Marsaglia (CN), ha invece criticato aspramente la legge Delrio, “che – ha detto – non ha tenuto conto della storia millenaria italiana fatta di tanti piccoli comuni, sentinelle del territorio, e neanche della geografia italiana, un territorio difficile che ha bisogno dei presidi comunali. È stata un errore gravissimo, che i cittadini hanno bocciato con il voto referendario. Adesso abbiamo bisogno di una legge organica, che però sia condivisa da tutte le organizzazioni dei comuni, non solo da Anci”. Marco Bussone (Uncem) ha invece posto l’accento sul fatto che la legge regionale è il frutto di una lunga concertazione in un tavolo che continua e che ha prodotto buoni risultati. “La nascita della Città metropolitana – ha aggiunto – può realizzare una felice sperimentazione di sinergie fra le aree urbane, la città, e quello che c’è fuori, le aree rurali e montane”. Critico l’intervento di Carlo Riva Vercellotti, presidente della Provincia di Vercelli, il quale ha affermato che “In Italia è avvenuto un fatto che è un pericoloso precedente, e cioè si è stravolto l’assetto istituzionale del paese sulla presunzione che la Costituzione sarebbe stata cambiata, un fatto certamente anomalo”. Riva Vercellotti ha sottolineato poi il problema del personale: “per quanto riguarda le funzioni delegate alle Province – ha spiegato – non c’è più il personale che le può gestire, e, contestualmente, il personale che dalle Province è passato alle Regione ha carichi di lavoro molto diversi e una professionalità che non è più ben spesa”. Cruciale anche il nodo dei finanziamenti: “non è chiaro – ha concluso – il finanziamento delle funzioni delegate e trasferite, così come non è chiaro a quanto ammonti il reale risparmio di questa riforma”. 

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Alberto Avetta, vicepresidente della Città metropolitana, ha poi sottolineato che la legge Delrio aveva due obiettivi, proiettare il sistema di governo degli enti locali nel contesto europeo e accorciare la catena di comando, mettendo nelle mani dei sindaci il governo degli enti locali. “Adesso – ha detto – sarebbe folle buttare tutto a mare. Il problema delle risorse esiste, oggi come ieri, quando c’erano le Province. Il lavoro fatto REGIONE PALAZZOin questi tre anni va riconosciuto e preservato per capire se i due obiettivi di partenza sono ancora validi”. Per Mauro Barisone, vicepresidente vicario di Anci, infine, “l’esito del referendum ha cambiato le carte ma noi dobbiamo guardare in casa nostra, in Piemonte, che è un territorio con oltre 1200 comuni. La Delrio è una buona legge, che può essere migliorata, ma non possiamo buttare via il bambino insieme all’acqua sporca”.Al seminario hanno partecipato anche le organizzazioni sindacali. Francesco Lo Grasso, della Uil Piemonte, ha sottolineato come la riforma delle Province non abbia ridotto i costi della politica ma il finanziamento delle strutture, evidenziando innanzitutto il problema delle risorse stanziate e dell’assenza di organi di governo. Francesco Candido (Cgil Città metropolitana) ha evidenziato i problemi dei centri per l’impiego, “la cui competenza – ha detto – è della Città metropolitana ma le cui funzioni sono state assegnate all’Agenzia Piemonte Lavoro. Esiste un problema di tenuta del sistema, solo l’anno scorso abbiamo vissuto il dramma occupazionale di venti precari ma i centri per l’impiego sono destinati a chiudere se non hanno il personale”. “La Regione Piemonte – ha aggiunto – deve essere in prima fila nel chiedere al governo di restituire le risorse a Regioni, Province e Città metropolitane”. Per Graziella Rogolino (Cgil) ”l’abolizione delle province era nei programmi elettorali di tutti i partiti, del resto avevamo troppi centri decisionali. La legge 23 è stata concertata in sede regionale e ha tutelato tutto il personale delle Province, adesso non si può pensare di smontare tutto”.

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Ha concluso i lavori il vicepresidente della Giunta regionale con delega agli Enti Locali Aldo Reschigna, il quale ha spiegato che “stiamo parlando di un sistema che faceva fatica da molti anni. Prima della legge regionale e dopo la riforma Delrio, le Province erano allo stremo, tanto è vero che tutti gli enti hanno adottato provvedimenti di riduzione del personale ben oltre la percentuale imposta dalla legge di stabilità del 2015, e questo ha certamente provocato la progressiva diminuzione della capacità tecnico professionale, uno dei problemi più grandi. In quel contesto, l’operazione della Regione non è stata centralista. Abbiamo sottoposto tutte le funzioni a una verifica di efficacia ed efficienza, stabilendo anche chi faceva che cosa ed eliminando le sovrapposizioni. Con la legge 23 abbiamo disegnato le aree vaste, attraverso le convenzioni, un obiettivo che rimane anche oggi, abbiamo valorizzato la Città metropolitana come vero motore di sviluppo di un’area, abbiamo riconosciuto la regione giuntaspecificità montana del Verbano Cusio Ossola e rivisitato le funzioni, riportandone in casa alcune su cui c’era una domanda forte da parte dei territori. La mancata modifica della Costituzione non impedisce che la Regione, nella sua attività di programmazione, individui ambiti territoriali ottimali per l’esercizio di alcune funzioni, e su questo stiamo lavorando. Penso che la scelta delle aree vaste e della gestione associata delle funzioni fosse una risposta a quella crisi e mantenga pienamente la sua utilità anche dopo la consultazione referendaria. Rimarranno dunque le Province, ma l’area vasta permetterà anche la costituzione di strutture tecnico-professionali efficaci, in grado di migliorare l’esercizio delle funzioni proprie. In questi giorni abbiamo definito di concerto con le Province un testo di convenzione per la gestione associata delle attività estrattive, della caccia e della pesca, e contiamo di concludere l’iter entro l’anno. E stiamo procedendo anche con la Provincia montana del  VCO alla definizione di una convenzione”. “Certo – ha concluso – ora restano aperti alcuni problemi. Primo fra tutti garantire alle Province, che sono rimaste in Costituzione, le risorse sulle funzioni fondamentali, definendone anche i costi di esercizio, per non tornare a un passato di sperequazioni. Resta aperto anche il tema delle funzioni, là dove sono state gestite centralmente in modo confuso, come nel caso dei centri per l’impiego e delle politiche attive sul lavoro, o sulla viabilità. L’esito referendario – ha concluso – non deve essere affrontato come un ritorno al passato, ma spingerci a trovare soluzioni per la nostra regione in un percorso che richiede costante confronto e aggiornamento“.

EM – www.cr.piemonte.it

(foto: il Torinese)