E’ una piccola “Casa dei clochard” e verrà consegnata a dieci senzatetto come dono da Vittorio Sgarbi e dal giornalista Ferruccio De Bortoli, presidente della Fondazione “Memoriale della Shoah”, La consegna avviene il 14 febbraio alla Stazione Centrale, con Sergio Castelli, in rappresentanza dei City Angels, e l’artista Maurizio Orrico, che ha disegnato la casa in collaborazione con Fine Arts. La casetta è costruita in cartone pressato, si monta e si smonta in appena tre minuti ed è facilmente trasportabile. Dieci casette verranno consegnate il 15 febbraio anche a Torino nel corso di una cerimonia in Comune nel corso di una iniziativa che vede insieme associazioni di volontariato e l’amministrazione.
Lunedì 13 febbraio, alle 15 nell’Aula Magna della Cavallerizza (via Giuseppe Verdi 9 – Torino), Liliana Segre incontra un gruppo di studenti torinesi, nell’ambito delle iniziative per il Giorno della memoria. Partecipa il vicepresidente del Consiglio regionale Nino Boeti.
Liliana Segre, 86 anni, è una dei 25 sopravvissuti dei 776 bambini italiani di età inferiore ai quattordici anni deportati ad Auschwitz, il campo di sterminio nazista in cui trovarono la morte suo padre e i nonni paterni.
Il 30 gennaio 1944, a 13 anni, Liliana venne deportata dal Binario 21 della stazione di Milano Centrale al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau in Polonia, che raggiunse sette giorni dopo.
Venne subito separata dal padre, che non rivedrà mai più, morto ad Auschwitz il 27 aprile 1944. Nel giugno del 1944 anche i suoi nonni paterni, arrestati a Inverigo (Como) il 18 maggio 1944, furono deportati e uccisi al loro arrivo ad Auschwitz, il 30 giugno.
Al momento della prima selezione Liliana Segre ricevette il numero di matricola 75190 che le venne tatuato sull’avambraccio. Fu avviata al lavoro forzato nella fabbrica di munizioni Union (che apparteneva alla Siemens), e svolse quel lavoro per circa un anno. Durante la prigionia subì ancora altre tre selezioni. Alla fine di gennaio del 1945 affrontò la ‘marcia della morte’ verso la Germania, dopo la liberazione del campo.
Liliana venne liberata il 1° maggio 1945 a Malchow, un sottocampo di Ravensbruk, vicino a Berlino.
Per molti anni Liliana Segre non ha voluto parlare pubblicamente della sua terribile esperienza. Soltanto all’inizio degli anni ’90 ha deciso di interrompere il suo silenzio e da allora partecipa ad incontri con gli studenti e a convegni per raccontare, soprattutto ai giovani, la sua storia.
L’incontro di lunedì 13 febbraio nell’Aula Magna della Cavallerizza, è stato organizzato dal Museo Diffuso della Resistenza, in collaborazione con l’Università di Torino e con il sostegno del Comitato Resistenza e Costituzione del Consiglio regionale del Piemonte.
Azioni di cooperazione nei Paesi d’origine
Mentre il Governo stabilisce che le procedure d’asilo per chi ne fa richiesta debbano essere più celeri, la Giunta regionale annuncia che “a poco più di trenta mesi di distanza dall’insediamento della Giunta regionale del Piemonte presieduta da Sergio Chiamparino la gestione dell’accoglienza profughi in Piemonte e in Italia è gradualmente cambiata” con il lavoro coordinato tra Governo, Regioni, Prefetture, Comuni e operatori/trici del settore “il sistema si sta a piccoli passi trasformando da emergenziale a strutturale”.
La Regione Piemonte in questi anni ha intrapreso un percorso grazie al quale “è stato possibile costruire politiche volte ad affrontare l’accoglienza con un approccio di sistema. Un processo che ha messo al centro gli operatori e le operatrici delle numerose organizzazioni del privato sociale che, oltre al cibo e
a un tetto, provvedono ogni giorno alla formazione civico linguistica, alla definizione di un percorso di inserimento socio lavorativo, che possa anche prevedere l’avviamento al lavoro dei migranti”.
«I progetti messi in campo hanno l’obiettivo di rendere strutturale il sistema dell’accoglienza in Piemonte. Con il progetto VE.S.T.A per esempio abbiamo l’ambizione di migliorare i servizi pubblici che si relazionano con la popolazione straniera formando e aggiornando gli operator e le operattrici sulle diverse normative. Il progetto Petrarca, giunto alla sue quinta edizione, si occupa di realizzare un piano regionale per la formazione civico linguistica dei cittadini/e di Paesi
Terzi. Non solo dunque accoglienza intesa in senso stretto, ma anche percorsi di inclusione e informazione volta a prevenire possibili discriminazioni anche tramite il progetto “Piemonte contro le discriminazioni”» – ha dichiarato Monica Cerutti, assessora all’Immigrazione della Regione Piemonte.
«Regione Piemonte ha anche firmato un protocollo di collaborazione con i cinque Centri Servizi per il Volontariato piemontesi. L’obiettivo è di approfondire la conoscenza del livello di partecipazione
attiva alla vita sociale e civile degli stranieri/e e attivare processi di inclusione attraverso lo svolgimento di attività di volontariato che consentano allo straniero/a di acquisire e svolgere un ruolo attivo e partecipe» – ha dichiarato Monica Cerutti, assessora all’Immigrazione della Regione Piemonte che poi ha concluso dicendo – «Dobbiamo anche comprendere le ragioni che spingono i cittadini stranieri a migrare. La Costa d’Avorio per esempio è la seconda nazione in questo periodo dalla quale provengono il maggior numero di migranti. La nostra amministrazione regionale ha attivato un progetto insieme al Ministero dell’Interno – Dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione con l’obiettivo di favorire lo sviluppo delle economie locali sostenendo politiche pubbliche rivolte ai giovani ivoriani e senegalesi».
No al blocco indiscriminato dei veicoli diesel Euro 3 ed Euro 4, che verrà effettuato solo nel caso i dati del Pm10 oltrepassino i limiti per sette giorni consecutivi. Questo il tema che verrà affrontato dalla giunta di Torino martedì prossimo, per contrastare l’emergenza smog. Sarà anche creato un tavolo tecnico aperto alle associazioni datoriali e a gli esperti dell’Arpa, per definire una serie di misure efficaci dal prossimo autunno. L’assessore al Commercio, Alberto Sacco, ha anticipato le decisioni del Comune alle associazioni dei commercianti e artigiani durante un incontro all’assessorato. Cna ringrazia l’amministrazione e chiede che le misure siano applicate all’intera Città metropolitana e non solo a Torino.
(foto: il Torinese)
Lunedì 13 febbraio 2017, ore 15. A cura di Fabiola Palmeri. MAO Museo d’Arte Orientale. Via San Domenico 11, Torino

Il MAO ha aperto al pubblico i propri giardini giapponesi per appuntamenti esclusivi. Il lunedì, giorno di chiusura settimanale del Museo, è divenuto un giorno speciale per vivere la serenità e la bellezza di uno degli ambienti più suggestivi dei musei cittadini.
Fabiola Palmeri –giornalista e scrittrice grande conoscitrice del Giappone, Paese nel quale ha vissuto e lavorato diversi anni- cura il primo ciclo di incontri dedicato alla lettura di autori giapponesi contemporanei. Ogni secondo lunedì del mese l’appuntamento al MAO sarà dedicato ad un diverso autore, autori che con le loro opere, descrivono il Giappone di oggi o degli anni a noi molto vicini. Leggere è un piacere e farlo insieme ad altre persone in un giardino giapponese, confrontando idee, sensazioni, opinioni sarà ancora più stimolante e arricchente.
L’appuntamento del 13 febbraio 2017 è alle ore 15 (tutto esaurito l’incontro delle 16.30) ha come protagonisti la scrittrice Mistuyo Kakuta e il suo libro del 2013, uscito nel 2014 per Neri Pozza, intitolato La cicala dell’ottavo giorno (Yōkame no semi) tradotto in italiano da Gianluca Coci.

Mitsuyo Kakuta è nata nel 1967 a Yokohama, in Giappone. Laureata all’Università Waseda e specializzata in letteratura, ha vinto i più importanti premi letterari giapponesi. La cicala dell’ottavo giorno (Premio Chuo Koron), da cui sono stati tratti un film e una serie tv, ha venduto oltre un milione di copie in Giappone.
I GIARDINI DEL MAO. Il muschio e la sabbia:
letture di autori giapponesi contemporanei
Costo singolo appuntamento € 5.
Massimo 25 partecipanti. Prenotazione consigliata.
INFO e prenotazioni 011.4436927/8
Fabiola Palmeri è giornalista professionista free lance, professione iniziata a Radio Flash e a La Stampa coprendo i settori di spettacolo, arte e società. Dopo la laurea in Filosofia conseguita all’Università degli Studi di Torino parte per il Giappone dove inizia a lavorare come reporter e news caster presso la redazione in lingua italiana della NHK (Radio Televisione Giapponese) oltre ad inviare corrispondenze dal Giappone per La Stampa e riviste italiane. Rientrata in Italia i suoi articoli si leggono su Marie Claire, Slow Food Magazine, La Repubblica, Elle, D, Il Venerdì, il Gambero Rosso.
Ha pubblicato un libro di fiabe tradizionali giapponesi “Fiabe del Sole più a Est” Effatà, saggi sul Giappone presenti in cataloghi di mostre, collabora a eventi, presentazioni e incontri culturali particolarmente concernenti la contemporaneità nipponica.
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MAO Museo d’Arte Orientale Via San Domenico 11, Torino
Info t. 011.4436927 – e-mail mao@fondazionetorinomusei.it – sito www.maotorino.it
Facebook MAO. Museo d’Arte Orientale | Twitter @maotorino
Di Pier Franco Quaglieni
Il Giorno del Ricordo a Torino nella Sala Rossa del Consiglio Comunale è stato dominato dall’intervento del Prefetto di Torino Renato Saccone che con poche parole meditate ha evidenziato come, a 70 anni dalla firma a Parigi del Trattato di pace successivo alla II Guerra mondiale, il 10 febbraio 1947, si debbano storicizzare le vicende drammatiche delle foibe e dell’esodo giuliano, dalmata ed istriano , andando oltre gli oblii interessati e i rancori inevitabilmente generati dall’orrore. Soprattutto il Prefetto ha posto in evidenza come sia indispensabile una lettura condivisa dei fatti ,attraverso la ricerca della verità storica e ha parlato di “fratelli italiani dell’esodo”.
Le tragedie successive all’armistizio dell’8 settembre e al Trattato di pace
vanno rivissute come italiani appartenenti alla stessa comunità nazionale e da europei che superano le ferite lasciate dalla II Guerra mondiale, vedendo nel ricordo “un seme di concordia” che ci consenta di guardare al futuro. Chi scrive ha partecipato ,anche parlando in prima persona ,a tanti eventi del Giorno del Ricordo, a partire dal primo, nel 2005,a Palazzo Carignano, quando si tenne il più rilevante convegno torinese in cui si confrontarono politici come Luciano Violante e storici come Aldo Visalberghi, moderati da Alberto Sinigaglia, con la partecipazione delle massime autorità.
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A quell’evento partecipò anche il grande Ottavio Missoni ,sindaco del Comune di Zara in esilio.
Ma questa edizione del Giorno del Ricordo ha assunto un rilievo speciale con l’intervento del Prefetto di Torino per il taglio che ha impresso alla cerimonia. Sono state importanti le parole del presidente del Consiglio Comunale Fabio Versaci che ha dimostrato coraggio nel parlare di” odio politico e ideologico”,della Sindaca Appendino che ha ricordato gli 8.000 profughi istriani e dalmati arrivati a Torino,del Presidente del Comitato regionale per la Resistenza e la Costituzione Boeti che ha fatto un excursus storico particolarmente penetrante,denunciando anche il “disinteresse delle nuove generazioni” verso questi temi,del presidente dell’ANVGD Antonio Vatta che visse in prima persona il dolore del profugo e poi dell’”esule in Patria”. L’intervento del Prefetto ha segnato però la differenza tra le edizioni precedenti e quella del 2017. Una linea di continuità del 10 febbraio è stata data invece dall’assenza delle istituzioni scolastiche(docenti e soprattutto allievi) alle manifestazioni. C’è da domandarsi il perché la scuola torinese,dopo un buon inizio negli anni 2005/7 (all’istituto Avogadro venivano promossi incontri in orario di lezione con allievi di quasi tutte le scuole torinesi)sia rimasta inspiegabilmente ferma nel sottovalutare gli eventi del nostro confine orientale, limitandosi alla Giornata della Memoria il 27 gennaio che pure è importantissima ed irrinunciabile.
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Forse certi professorini di storia sono rimasti vittime delle loro radicata faziosità ideologica e neppure sanno che la legge n.42 del 2004 prescrive la promozione di iniziative anche nelle scuole, il 10 febbraio di ogni anno. Così purtroppo accade in quasi tutta Italia, ma il vizio dell’oblìo è un dato precipuo di buona parte della scuola torinese. Soprattutto ci sarebbe da ridire sulla scarsa coscienza
professionale di certi prof. saccenti e intolleranti, epigoni di un sessantottismo invecchiato male, se, alla fine, essi, magari senza dichiararlo esplicitamente, preferiscono occultare alcune verità storiche, per non fare i conti con esse e soprattutto con sé stessi. Luciano Violante e Piero Fassino quei conti seppero invece farli fino in fondo e, se la legge del 2004 venne approvata con il solo voto contrario di Rifondazione, è anche merito loro, oltre che dei parlamentari di AN promotori della legge approvata nel 2004. Tra i tanti aggiornamenti a cui il corpo docente dovrebbe sottoporsi, ci sarebbe sicuramente anche un ciclo di incontri storici sulle foibe e sull’esodo. Farebbe loro assai bene, magari in alternativa al pedagogismo infruttuoso che predomina nella scuola d’oggi e che ha portato 600 professori universitari italiani(in verità, pochi i docenti torinesi e solo una ricercatrice dell’Università del Piemonte orientale ) a denunciare i livelli inaccettabili di impreparazione che la scuola offre oggi ai suoi utenti.

A Ivrea è iniziato il processo per l’omicidio dell’insegnante di Castellamonte, Gloria Rosboch. Sono comparsi dinanzi al gup Alessandro Scialabba Gabriele Defilippi, 22 anni, e Roberto Obert, 55 anni di Forno Canavese, i rei confessi del delitto. Presente anche Caterina Abbattista, 49 anni di Gassino, la madre di Defilippi, imputata per concorso in omicidio, ed Efisia Rossignoli, 49 anni di San Giorgio Canavese, accusata di truffa.
In aula c’erano anche gli anziani genitori di Gloria Rosboch: Marisa Mores ed Ettore.
LE SCUSE DI GABRIELE
“Vorrei riavvolgere il nastro e tornare indietro. Chiedo scusa a tutti”: così l’agenzia Ansa riporta le parole di Gabriele Defilippi, in aula in jeans e maglione blu. Anche sua madre ha chiesto scusa leggendo un testo.
I GENITORI DI GLORIA: “NON POSSIAMO PERDONARE”
“Sapevo che sarebbe stata dura, Me lo aspettavo. Perdonare? Noi non possiamo perdonare”. E’ il
commento di Marisa Mores, mamma di Gloria Rosboch . “Mi hanno dato fastidio gli sguardi di quella donna, continuava a fissarmi”, ha aggiunto.
Ettore Rosboch: “Per me sono tutti assassini. Ho detto grazie a Gabriele per quello che ci ha fatto. Solo questo…”
Il Comune di Torino confermi anche per il 2017 la riduzione delle aliquote Imu per i proprietari di locali commerciali che, per andare incontro alle richieste degli affittuari, decideranno di ricontrattare e abbassare l’importo del canone di locazione: è questa la richiesta che Ape Torino Confedilizia con il sostegno di Confesercenti rivolge all’Amministrazione comunale. Si tratta di uno sconto sull’aliquota Imu dal 10,6 al 9,6 per mille, nel caso di una riduzione del canone annuo compreso tra il 10 e il 20 per cento, che sale a due punti percentuali, dal 10,6 all’8,6 per mille, se la riduzione del canone è superiore al 20%; tale sconto dovrebbe essere riconosciuto per l’intero periodo di riduzione del canone concordata fra le parti. Secondo le due associazioni, questa misura contribuirebbe a rilanciare entrambi i settori, particolarmente colpiti in questi anni di crisi economica.“ Ape Torino Confedilizia ha ottenuto – evidenzia Erasmo Besostri presidente Ape
Confedilizia Torino – che l’Amministrazione comunale nel 2016 abbia ridotto l’Imu, per i contratti commerciali e abitativi (4+4) per quei proprietari che abbiano diminuito il canone agli inquilini in difficoltà. Analoga riduzione si chiede per il 2017,; la misura favorisce non soltanto la proprietà immobiliare, ma anche tutto il sistema che ruota attorno alla casa” “Dal punto di vista dei commercianti – dice Giancarlo Banchieri presidente di Confesercenti – la riduzione del canone rappresenterebbe una boccata d’ossigeno non indifferente: in un periodo di riduzione dei consumi come questo, il costo fisso rappresentato dall’affitto pesa sempre di più per chi è già in attività e rappresenta una barriera d’ingresso talvolta insormontabile per chi intende iniziare. In questi anni il commercio ha perso posizioni, con la chiusura di migliaia di aziende (oltre il 6% fra il 2009 e il 2016) e alcune zone specialmente periferiche rischiano la desertificazione dal punto di vista commerciale. Il commercio svolge anche una funzione sociale di contribuire alla vivacità e alla sicurezza di vie e quartieri; evitare o limitare altre chiusure, inoltre, significa inoltre garantire posti di lavoro. Dunque, il valore della misura che chiediamo al comune di confermare ha un significato non solo settoriale”.
(foto: il Torinese)
Legambiente va dritta al punto: “I dati di inizio 2017 non lasciano spazio ad interpretazioni: siamo di fronte ai peggiori livelli di smog degli ultimi 4 anni. Le famigerate polveri sottili e ultra sottili, PM10 e PM2.5, hanno raggiunto nei capoluoghi piemontesi valori non solo oltre i limiti di legge ma superiori anche di due o tre volte”. Una situazione che riguarda Torino, Asti, Alessandria, Vercelli e Novara, ma anche le tradizionalmente meno critiche Cuneo, Biella e Verbania dove i valori hanno segnato comunque un’inversione di tendenza negativa.
A Torino la centralina Arpa che ha fatto registrare a gennaio le peggiori prestazioni per le PM10 è Grassi, all’incrocio tra via Reiss Romoli e via Veronese, con 26 superamenti
giornalieri, consumando così in appena un mese i due terzi del “bonus annuale” di 35 giornate previsto per legge. Allarmanti anche il valore medio di 82 mg/mc e il picco registrato il 9 gennaio di 151 mg/mc, a fronte dei 50 mg/mc di media giornaliera consentiti e dei 20 mg/mc indicati dall’OMS come riferimento per la tutela della salute pubblica. Confrontando questi valori con quelli registrati negli ultimi anni è evidente l’inversione di tendenza: nel 2014 i superamenti erano 23, 10 nel 2015 e 20 nel 2016, il valore medio si attestava invece a 67 mg/mc nel 2014, 57 mg/mc nel 2015 e 69 mg/mc nel 2016. In netta crescita anche le polveri PM2.5 misurate dalla stazione di piazza Rebaudengo che nel giro di 4 anni passano da 30 mg/mc a 70 mg/mc.
Secondo l’associazione ambientalista “L’evidente inversione di tendenza negativa mette in luce come negli anni non siano state adottate politiche strutturali efficaci per combattere l’inquinamento, soprattutto quello causato dal traffico. Quest’anno è stato sufficiente il mese di gennaio a far bruciare
a gran parte delle città della nostra regione i due terzi del bonus annuale dei 35 giorni previsto per le PM10, con valori superiori anche di due o tre volte ai limiti di legge, tutto ciò con pesanti conseguenze sulla salute pubblica”, afferma Fabio Dovana, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta. I valori registrati non fanno altro che confermare l’urgenza di importanti politiche antismog su cui Regione e Comuni non possono più prendere tempo. Il blocco generalizzato dei diesel Euro3, già adottato dall’Emilia Romagna, non è più rinviabile e deve essere solo il primo di una serie di provvedimenti che puntino ad una forte riduzione del traffico privato nei centri urbani, che vada oltre le categorie d’omologazione delle auto, e che sappia offrire alternative competitive nel trasporto pubblico e nella mobilità non motorizzata. Una strada segnata, intrapresa da gran parte delle città europee che si sono poste l’obiettivo di liberare le città dalle automobili”.
Prosegue Legambiente: “per limitare l’ingresso nei centri abitati di veicoli inquinanti e per favorire la mobilità dolce e l’uso di veicoli più efficienti e a zero emissioni, per Legambiente è fondamentale istituire zone a pedaggio urbano (sul modello dell’AreaC milanese) e implementare una differente politica tariffaria sulla sosta. I ricavi ottenuti devono essere interamente vincolati all’efficientamento del trasporto pubblico locale e di forme sostenibili di mobilità. Bisogna rendere così le auto l’ultima
delle soluzioni possibili per gli spostamenti dei cittadini. Oggi il Piemonte continua ad avere invece il record di auto per numero di abitanti: il tasso di motorizzazione arriva a 62 auto ogni 100 abitanti a Torino o ai 69 di Cuneo e Biella, contro le 25 auto ogni 100 abitanti di Amsterdam e Parigi o le 31 di Londra”. Per l’associazione ambientalista occorre ridisegnare strade, piazze e spazi pubblici e moltiplicare le zone 30, in cui imporre il limite di velocità massimo di 30 km/h. Centri urbani completamente sicuri e rinnovati, in grado di tornare a respirare anche grazie alla creazione di nuovi spazi verdi e alla piantumazione di nuovi alberi in città, nelle vie del centro e delle periferie, ma anche sugli edifici e sui tetti perché le alberate svolgono un’altra funzione importante: riparano gli edifici dal calore e dal freddo con un risparmio stimato del 10% dell’energia necessaria per regolare la temperatura di un edificio e quindi di emissioni. Tutte misure che per Legambiente devono essere portate avanti dai Comuni e trovare spazio nel nuovo Piano antismog regionale promesso dall’assessore all’Ambiente Valmaggia per la prossima primavera.
(foto: il Toriense)
Oggi al Cinema
Le trame dei film nelle sale di Torino
A cura di Elio Rabbione
Allied – Un’ombra nascosta – Drammatico. Regia di Robert Zemeckis, con Brad Pitt e Marion Cotillard. Nella Casablanca in pieno conflitto mondiale, già tanto cara a Ingrid Bergman e a Humphrey Bogart, s’incrociano Marianne Beausejour, legata alla resistenza francese e avvenente spia pronta a fare l’occhio dolce al perfido tedesco, e Max Vatan, comandante d’aviazione di origine canadese e al servizio dell’Intelligence inglese.

Avventure e amore tra i due, il trasferimento a Londra, un matrimonio e una bambina partorita sotto i bombardamenti. Ma ad un certo punto della storia iniziano gli indizi e i dubbi e forse non tutto è come sembra. Film perfetto, secondo i sacrosanti canoni dello spionaggio, tensioni e necessità di indagare (anche da parte dello spettatore), il Brad che comincia a far intravedere le rughe e gli anni, la Cotillard magnifica come sua abitudine. Durata 124 minuti. (Classico, Lux sala 3, Reposi, Uci)
Arrival – Fantascienza. Regia di Denis Villeneuve, con Amy Adams e Jeremy Renner. Louise Banks, linguista di chiara fama, guida con il fisico Donnelly un gruppo di studiosi per instaurare un linguaggio, attraverso simboli scritti, e un rapporto con gli alieni occupanti di un oggetto misterioso proveniente dall’universo e atterrato nel Montana. Successo a Venezia, la Adams in odore di Oscar: e il regista è uno dei migliori nomi in circolazione nel panorama cinematografico di oggi, qualsiasi generi tocchi (“La donna che canta”, “Prisoners”, “Sicario”, in attesa di “Blade Runner 2049”). Insomma, una garanzia. Durata 116 minuti. (F.lli Marx sala Harpo, Ideal, Nazionale, Uci)
A united kingdom – L’amore che ha cambiato la storia – Drammatico. Regia di Amma Asante, con David Eyelowo e Rosamund Pike. Già compagno di Nelson Mandela negli studi universitari compiuti a Johannesburg, poi proseguiti in Inghilterra, Seretse Khama, principe del futuro Botswana, incontrò sposò a Londra alcuni anni dopo la fine della guerra Ruth Williams, una donna bianca. In un periodo di dieci anni, dal ’47 al ’57, che vede la perdita dell’India e il Ghana diventare il primo stato indipendente dell’Africa britannica, è facile pensare come questa unione provocasse scandalo, quanto i disegni di un Regno Unito che non voleva inimicarsi un Sudafrica e una Rodhesia segregazionisti e chiaramente le opposizioni interne al giovane pretendente al trono abbiano fatto tutto quanto in loro possesso per far naufragare ogni cosa. Durata 111 minuti. (Romano sala 2, Uci)
La Battaglia di Hacksaw Ridge – Drammatico. Regia di Mel Gibson, con Andrew Garfield, Sam
Worthington e Vince Vaughn. Tornando dopo dieci anni dietro la macchina da presa dall’ultimo “Apocalypto”, Gibson narra la vicenda pacifista di Desmond Doss, cresciuto secondo la fede degli Avventisti del Settimo Giorno, che all’indomani di Pearl Harbor decise di arruolarsi, con il netto rifiutare di imbracciare le armi. Insultato e osteggiato e umiliato fisicamente e moralmente dall’opinione pubblica come dai propri compagni, Doss riuscì sulle scogliere di Okinawa a far prevalere le proprie convinzioni, mettendo in salvo in una sola notte 75 tra i suoi commilitoni. Grandi emozioni, un credo senza se e senza ma, guardando a Hawks e a Kubrick, a Eastwood e a Malick. Sei candidature che guardano agli Oscar, in primo luogo al Garfield già ammirato in “Silence” di Scorsese. Durata 131 minuti. (Ambrosio sala 2, Massaua, Due Giardini sala Ombrerosse, Ideal, Lux sala 2, Reposi, The Space, Uci)
150 milligrammi – Drammatico. Regia di Emmanuelle Bercot, con Side Babett Knudsen e Benoit Magimel. Tratto da una storia vera. Nell’ospedale di Brest dove presta servizio, una pneumologia scopre che tra le morti sospette di alcuni pazienti e l’impiego di un farmaco commercializzato da oltre trent’anni ci sarebbero dei legami. È una lotta sempre più in crescita, da sostenere ogni giorno da parte di un gruppo di medici contro il Ministero della Salute francese e contro la casa farmaceutica che ha prodotto il farmaco. Durata 128 minuti. (Romano sala 1)
Cinquanta sfumature di nero – Erotico. Regia di James Fooley, con Jamie Dornan, Dakota Johnson e Kim Basinger. Sono cambiati sceneggiatore e regista per questo secondo capitolo della
saga erotica inventata ad onor del proprio portafoglio dalla signora E.L. James, continua la ginnastica erotica di Christian e Anastasia, si preannuncia un nuovo grande successo grazie alle resse degli aficionados, tutto un gran mercato assai redditizio sulla scia dell’exploit dei 125 milioni di copie vendute del romanzo. In attesa delle sfumature di rosso. Durata 115 minuti. (Massaua, Ideal, Lux sala 1, Reposi, The Space, Uci)
Il cittadino illustre – Commedia. Regia di Gaston Duprat e Mariano Cohn, con Oscar Martinez. Daniel Mantovani è uno scrittore, vincitore del Nobel, in piena crisi creativa. Da Barcellona, dove da anni si è stabilito, accettando l’invito che i cittadini di Salas dove lui è nato e cresciuto gli hanno inviato, si reca in Argentina. L’accoglienza è entusiasmante, è anche l’occasione per rivedere il primo amore, tutto sembra trascorrere all’insegna della felicità: poi, poco a poco, prende piede il malumore come pure una strisciante violenza, rinfacciando tutti i cittadini di Salas i peccati giovanili, le aspre critiche che lo scrittore ha rivolto al proprio paese. Uno spunto interessante, uno svolgimento condotto con partecipazione: spiace per la grande povertà della forma, la regia scarna, i luoghi comuni, e il presepe di piccoli personaggi chiusi in macchiette in troppe occasioni. Coppa Volpi veneziana al protagonista (di certo sopravvalutata). Durata 118 minuti. (Classico)
Il cliente – Drammatico. Regia di Asghar Farhadi, con Shahab Hosseini e Taraneh Alidoosti. Due coniugi, Emad e Rana, sono costretti a abbandonare il loro appartamento a causa di un cedimento strutturale dell’edificio. Nella ricerca di una nuova abitazione, vengono aiutati da un collega che con loro recita in una messa in scena di “Morte di un commesso viaggiatore” di Miller, un dramma di sogni e di disfacimenti morali e familiari. Nel nuovo alloggio, in precedenza abitato da una donna di dubbia reputazione, Rana subisce un’aggressione: se la donna ne esce duramente colpita non soltanto nel corpo ma soprattutto nello spirito per poi poco a poco quietamente rappacificarsi, da quel momento per Emad inizia una ricerca dell’aggressore, una esplicita vendetta in cui non vuole coinvolgere la polizia. Un capolavoro di ferma scrittura, di analisi, di descrizione dei piccoli, impercettibili fatti quotidiani, delle emozioni positive e negative che possono attraversare l’animo umano. Premiato a Cannes per la miglior sceneggiatura e l’interpretazione maschile. Durata 124 minuti. (Nazionale sala 1)
Dopo l’amore – Drammatico. Regia di Joachim Lafosse, con Berenice Bejo e Cédric Kahn. Dopo 15 anni di vita in comune, Marie e Boris si stanno separando. La casa dove vivono con le loro due bambine è stata acquistata da lei, ma è lui che l’ha interamente ristrutturata. Sono costretti alla convivenza, dal momento che Boris non può permettersi un’altra sistemazione. E quando arriva la resa dei conti, nessuno dei due è disposto a mediare sul contributo che ritiene di aver dato alla vita coniugale. Durata 100 minuti. (F.lli Marx sala Harpo)
Fallen – Fantasy. Regia di Scott Hicks, con Addison Timlin, Harrison Gilbertson e Jeremy Irvine. La diciassettenne Lucinda è accusata di un crimine che non ha commesso e per questo è rinchiusa in riformatorio. Qui incontra due giovani mentre inizia ad avere strane visioni che le faranno scoprire il suo passato e la vera natura dei due ragazzi. Durata 91 minuti. (Massaua, Uci)
Florence – Commedia. Regia di Stephen Frears, con Meryl Streep e Hugh Grant. Nella New York anni Quaranta, la storia vera di Florence Foster Jenkins, del suo appartenere all’altoborghesia americana, delle sue ricchezze, della sua passione per il bel canto. Ma la signora era alquanto stonata: tuttavia gli amici fidati presenziavano ai suoi concerti in stato di estasi, i critici venivano zittiti dal marito-manager. L’apoteosi avvenne al Carnagie Hall, con un pubblico in visibilio. Sguardo del cinema hollywoodiano su un personaggio toccato con (ben altra) grazia e humour da quello francese, con “Marguerite”, nella scorsa stagione. Dal regista di “Philomena” e “The Queen”. Prodotto di tutto rispetto, con qualche pennellata di limpido divertimento, gradevole nella descrizione di una società immersa nei tanti vizi e nelle piccole virtù: ma ogni cosa sembra essere presentata e detta sopra le righe, a cominciare dall’interpretazione della Streep, per una volta priva di certe minime sfaccettature che l’hanno sempre resa grande, donna affetta senza mezze misure da protagonismo, macchietta a tutto tondo, folle ed eccessivamente sognatrice. Se dovessimo scegliere la punta di diamante dell’intero film indicheremmo senz’altro il ritrattino del suo accompagnatore al pianoforte, l’eccellente, sbalordito e divertito Simon Helberg, dimenticato dalla cinquina degli Oscar. Durata 111 minuti. (Greenwich sala 3)
Incarnate – Horror. Regia di Brad Peyton, con Aaron Eckhart e David Mazou. Il dottor Seth Ember possiede la capacità di esorcizzare le menti di persone possedute. Quando gli è affidato il caso di un ragazzo posseduto, comprende che dentro di lui si nasconde lo stesso spirito maligno che ha causato la morte di suo figlio e di sua moglie. Durata 91 minuti. (Ideal, Reposi, The Space, Uci)
La La Land – Musical. Regia di Damien Chazelle, con Ryan Gosling e Emma Stone. La storia di due
ragazzi in cerca di sogni realizzati e di successo, lui, Sebastian, è un pianista jazz, lei, Mia, un’aspirante attrice che continua a fare provini. Si incontrano nella Mecca del Cinema e si innamorano. Musica e canzoni, uno sguardo al passato, al cinema di Stanley Donen e Vincent Minnelli senza tener fuori il francese Jacques Demy, troppo presto dimenticato. E’ già stato un grande successo ai Globe, sette nomination sette premi, due canzoni indimenticabili e due attori in stato di grazia, e adesso c’è la grande corsa agli Oscar, dove la storia fortemente voluta e inseguita dall’autore di “Whiplash” rischia di sbaragliare alla grande torri gli avversari: 14 candidature. Durata128 minuti. (Ambrosio sala 1, Centrale (V.O.), Due Giardini sala Nirvana, Eliseo Grande, F.lli Marx sala Groucho e Chico, Massimo sala 2, Reposi, The Space, Uci)
Lego Batman – Il film – Animazione. Regia di Chris McKay. I mattoncini famosi in tutto il mondo si uniscono in questo film, tra citazioni cinematografiche e precisi riferimenti, da Robin al maggiordomo Alfred, da Batgirl al prode Batman che imparerà a valorizzare i rapporti affettivi cancellando il trauma che ha determinato la sua vita. Durata 104 minuti. (Massaua, Greenwich sala 1, Ideal, Reposi, The Space, Uci anche in 3D)
Life, animated – Drammatico. Regia di Roger Ross Williams, con Ron e Owen Suskind. All’origine è un libro che ripercorre i fatti, le ansie, i dolori, i miglioramenti di una malattia, pubblicato negli Stati Uniti tre anni fa. Ron è un giornalista del Wall Street Journal, sposato, due figli. Felice. Un giorno, all’età di tre anni, il secondogenito Owen cessa all’improvviso di parlare. È autistico. Ci vorrà del tempo perché il bambino riprenda a riformare parole e frasi, questo grazie ai personaggi dei cartoni della Disney e ai loro dialoghi, in primis grazie a Iago, il pappagallo di Iafar di “Aladin”, e poi ad altri con cui un giorno Ron tentò di ricostruire un suono. Durata 92 minuti. (F.lli Marx sala Chico)
Lion – La strada verso casa – Drammatico. Regia di Garth Davis, con Dev Patel, Rooney Mara e Nicole Kidman. Il piccolo Saroo, disubbidendo alla madre e cercando di seguire il fratello più grande, si addormenta su di un treno, nel buio della notte, e si ritrova a Calcutta, solo e incapace di spiegare da dove venga e quel che gli è successo. L’adozione da parte di una coppia australiana gli risparmia l’orfanotrofio: ma una volta arrivati i venticinque anni, il desiderio di rintracciare la sua vera famiglia lo condurrà ad una lunga ricerca. Tratto da una storia vera. Durata 120 minuti. (Eliseo Rosso, Romano sala 3)
Oceania – Animazione. Regia di John Musker e Ron Clements. Coraggiosa, femminista che la metà basta, non certo alla ricerca del principe azzurro, la principessa Vaiana sogna di poter andare ben oltre la barriera corallina per avventurarsi nell’oceano. La sua prima sfida è salvare il suo popolo dalle malefatte del vanitosissime semidio Maui che per avere un giorno rubato il cuore di una dea rischia ora di portare quel paradiso terrestre all’aridità. Ma l’eroina è pronta combattere e a vincere. Durata 127 minuti. (Massaua, Uci)
L’ora legale – Commedia. Interpretazione e regia di Ficarra e Picone, con Leo Gullotta e Tony Sperandeo. Votazioni per l’elezione del sindaco a Pietrammare. Ma le cose vanno davvero male se
quello in carica è maneggione e colluso e quello candidato i comizi li pronuncia al grido di “Onestà, onestà”. Persino il parroco, prima convinto di un cambiamento radicale, diviene avversario senza se e senza ma quando il vincitore gli impone di pagare l’IMU sulla chiesa che lui ha trasformato in albergo. Durata 90 minuti. (Massaua, Reposi, The Space, Uci)
Qua la zampa! – Commedia. Regia di Lasse Hallstrom, con Dennis Quaid. Tratto dal romanzo di W. Bruce Cameron “Dalla parte di Bailey”, il mondo e gli umani visti dall’universo canino, ovvero attraverso una serie di reincarnazione un cane viene in contatto con più persone riuscendo a migliorare il loro sguardo sulla vita. Nell’edizione sui nostri schermi la voce del simpatico amico dell’uomo è di Gerry Scotti. Durata 120 minuti. (Uci)
Sing – Animazione. Regia di Garth Jennings. Una esausta porcellina, madre di 25 maialini, un gorilla, un topo, un timidissimo elefante, tutti partecipano ad un debuttanti allo sbaraglio, un nostrano X Factor per intenderci, messo in piedi dal koala Buster Moon al fine di mettere in salvo dal fallimento il proprio teatro. Durata 110 minuti. (Massaua, Ideal, Uci)
Sleepless – Il giustiziere – Trhiller. Regia di Baran Ob Odar, con Jamie Foxx e Michelle Monaghan.
Vincent Downs, poliziotto sotto copertura a Las Vegas, è coinvolto nella sparizione di una partita di droga ai danni del proprietario di uno dei tanti casinò. Il quale per accelerare decisioni e tempi gli rapisce il figlio mentre un’agente degli Affari Interni è convinta che il nostro protagonista stia facendo il doppio gioco. Rifacimento del franco-belga “Notte bianca” firmato bel 2011 da Frédéric Jardin. Durata 95 minuti. (The Space, Uci)
Smetto quando voglio – Masterclass – Commedia. Regia di Sidney Sibilia, con Edoardo Leo, Lorenzo Lavia, Valeria Solarino e Pietro Sermonti. Seconda puntata per le avventure della banda di precari universitari volti per necessità alla produzione della droga. In attesa di una terza già messa in cantiere a furor di popolo, per adesso il gruppo di antropologi, latinisti, archeologi, chimici e quant’altro stringe un patto con una ispettrice di polizia al fine di stroncare il traffico di smart drug, non ancora illegali e non ancora perseguibili. Durata 118 minuti. (Massaua, Eliseo Blu, Greenwich sala 2, Reposi, The Space, Uci)
Split – Thriller. Regia di M. Night Shyamalan, con James McAvoy. La storia di Kevin, uno psicopatico che unisce in sé 23 diverse personalità, che si alternano nella mente e nel corpo, in cura da una psicologa che non ha compreso come in lui stia sempre più prendendo importanza la ventiquattresima, la Bestia, la più pericolosa, che tende a sovrastare ogni altra. Un giorno Kevin rapisce tre ragazze. L’autore del “Sesto senso” e di “The village” gioca con i differenti generi, dal thriller al soprannaturale, dal dramma psicologico allo studio medico, non dimenticando Lynch o il viso e la risata del Nicholson di “Shining”. Durata 116 minuti. (Massaua, Ideal, Reposi, The Space, Uci)
The Founder – Commedia. Regia di John Lee Hancock, con Michael Keaton e Laura Dern. Con un passato di commesso viaggiatore di scarso successo, nel 1954, di fronte alla ristretta attività dei fratelli Dick e Mac McDonald a San Bernardino in California, un povero chiosco di hamburger
confezionatore di spuntini veloci per altrettanto pubblico frettoloso e dal poco spendere, il signor Ray Kroc pensa di allargare, in qualità di socio, l’attività dei pionieri su scala nazionale. Sappiamo tutti com’è andata a finire, successo successo successo, unendo artigianato e voglia di sperimentazione unita a una fragorosa mania di grandezza. Un avventura americana, una sfida e il sogno sempre ricercato, un’altra bella prova per il resuscitato Keaton, già pedina vincente di titoli quali “Birdman” e “Il caso Spotlight”. Durata 115 minuti. (Ambrosio sala 3)
Un re allo sbando – Commedia. Regia di Peter Brosens e Jessica Woodworth, con Peter van de Begin, Lucie Debay e Titus de Voogdt. Le avventure di un immaginario sovrano del Belgio che, in visita ufficiale in Turchia, apprende come la Vallonia abbia dichiarato la propria indipendenza. Il viaggio di ritorno in patria svelerà a tutti la sua vera personalità e a lui il piacere di vivere. Durata 94 minuti. (Massimo sala 1 anche V.O.)