“Luca Leone non è più uno straniero, qui da noi a Sarajevo”, scrive Eldina Pleho,giornalista, sarajevese. E’ qualcosa più che un’affermazione: è la prova di un legame profondo e vero tra uno degli scrittori più attenti alla realtà bosniaca e la “Gerusalemme d’Europa”.“Saluti da Sarajevo” è uno dei libri più belli di Luca Leone e narra la storia della città al crocevia tra l’Oriente e l’Occidente europeo dei Balcani, ne racconta gli scorci e l’essenza straordinaria attraverso splendide immagini a colori e consigli di percorsi di visita, mettendo in luce la sua innata e insopprimibile tolleranza e laicità. Luca Leone ha confezionato con cura e passione un originale omaggio a una città stupenda, straziata fin nel profondo dell’anima dalla barbarie della guerra ma, ciò nonostante, ineguagliabile per la sua capacità di accogliere e di stupire. Seguendo la
scelta fatta con altri suoi libri– ovvero avviare una nuova fase di narrazione sulla Bosnia Erzegovina, che non si occupi più solo del passato e in particolare della guerra ma che invece si concentri sul presente e sulle prospettive future – l’autore di “Saluti da Sarajevo” racconta la capitale bosniaca di oggi. Dalle pagine emergono scorci, percorsi, storia, sviluppo, contraddizioni, proponendo un racconto a metà strada tra il reportage giornalistico, il diario di viaggio e la guida sia per neofiti che per conoscitori della città. Così Luca Leone porta il lettore a “confrontarsi con una Sarajevo inattesa, nuova,
a tratti altera ma sempre accogliente, concentrandosi sui suoi quartieri e luoghi più importanti e unici, che raccontano una storia e mille storie affascinanti e uniche, come unica sa, può e deve essere Sarajevo”. Del resto, di storia, ne è passata molta nella valle tra il monte Igman e il monte Trebević, soprattutto nel “secolo breve”, quel ‘900 che è iniziato e finito proprio a Sarajevo tra gli echi degli spari e l’odore del sangue. E’ una città che non lascia indifferenti: il nome stesso suscita emozioni. Non sarà forse bella come altre città ma il suo fascino sta nella sua stessa essenza, che è davvero qualcosa d’inafferrabile.
M.Tr.
Enrico Corona, giovane esercente monferrino (è titolare del ristorante Kilometro Zero ad Ozzano Monferrato) si è classificato secondo assoluto nel concorso nazionale “Master Barman 2017”,
Le poesie di Alessia Savoini
Il blocco del traffico non migliora la situazione dell’aria. Lo stop dei motori diesel fino alla categoria Euro 4 proseguirà probabilmente per tutta la settimana,
Aveva sette anni la bambina morta per la caduta di un un pezzo di cornicione. Stava giocando in cortile col fratello più grande.
















Mercoledì 22 febbraio dalle ore 14,30 alle 16,30, presso l’aula Biancalana dell’ospedale Molinette della Città della Salute di Torino (ingresso via Genova 3 a sx), si terrà la cerimonia di celebrazione del riconoscimento della Medaglia d’argento al merito della Sanità pubblica
molte regione italiane con una sezione – AITF Bimbi- che si occupa dei trapianti pediatrici. Si propone inoltre di promuovere la ricerca, di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla conoscenza consapevole della donazione degli organi e di sollecitare le autorità sanitarie per la distribuzione dei nuovi farmaci che permetteranno la sparizione di alcune malattie che per ora hanno come unica possibilità di guarigione quella del trapianto. A fondare l’associazione è stato l’ing. Carlo Maffeo (Presidente onorario), operato trent’anni fa a Bruxelles da un giovane chirurgo che sarà poi il fondatore dell’attuale Centro Trapianti di Torino: il prof. Mauro Salizzoni. Il presidente nazionale dell’AITF, il cuneese Marco Borgogno (trapiantato a Torino 16 anni fa) ringrazia: “Il riconoscimento ricevuto va equamente condiviso con tutti coloro, sanitari e paramedici, che hanno fatto di Torino uno dei Centri più importanti a livello europeo del settore. Senza dimenticare tutti i volontari, passati e presenti, che hanno dedicato il loro tempo sia all’assistenza degli ammalati che alla conduzione dell’Associazione in ogni parte d’Italia.”