redazione il torinese

Incidente sul Moncenisio: precipita ultraleggero

Quattro i feriti di cui due versano in condizioni gravissime

Poco dopo le ore 14 di questo pomeriggio un ultraleggero è precipitato sul Moncenisio, vicino alla diga, al confine tra Italia e Francia. Quattro sono le persone rimaste ferite nell’incidente di cui due versano in condizioni gravissime. I soccorritori, tra cui vigili del fuoco e gli uomini del Soccorso Alpino sia Italiano che Francese, sono giunti immediatamente sul luogo dell’impatto e sono ancora impegnati nelle operazioni di soccorso per liberare i passeggeri. Due delle quattro persone che viaggiavano a bordo del piccolo aereo, sono state trasportate d’urgenza all’ospedale più vicino perchè presentano ustioni gravi su tutto il corpo, mentre un altro sarebbe ancora incastrato tra le lamiere del velivolo ma sembrerebbe non versare in gravi condizioni.

Caso Piazza San Carlo, Lo Russo: “Agghiacciante sciatteria politica”

Dalla commissione comunale di indagine sui fatti di piazza San Carlo accaduti in quella drammatica notte del 3 giugno emerge una fotografia “agghiacciante, il peggior esempio di sciatteria politica e amministrativa”, secondo il capogruppo del Pd in Consiglio comunale di Torino, Stefano Lo Russo. L’ex assessore comunale attraverso  mozione firmata anche da Moderati e Direzione Italia chiede all’amministrazione che si provveda a ” una nuova riorganizzazione della macchina municipale degli uffici che si occupano dei grandi eventi”. Alla mozione è allegata la relazione di minoranza alla commissione di indagine, vi si chiede anche di predisporre in via prudenziale nel bilancio di previsione un opportuno stanziamento di risorse “per far fronte alle possibili richieste di risarcimento danni”. E di “provvedere a verificare e ad integrare le condizioni assicurative della Città e degli Enti strumentali”. Tra le richieste anche quella di pubblicizzare le modalità per acquisire gli atti della commissione e di effettuare una ricognizione annuale sugli eventi potenzialmente pericolosi. Intanto i Radicali chiedono a sindaca, presidente consiglio comunale e capigruppo di pubblicare la documentazione della commissione di indagine sul sito del Comune. Manfredi: “quello che è a disposizione di alcuni giornali deve essere a disposizione di tutti i cittadini”.

 

(foto: il Torinese)

Domenica “nera” per i motociclisti piemontesi: 5 le vittime in un solo giorno

L’ultimo incidente ieri nel tardo pomeriggio in prossimità di una curva tra Dego e Piana Crixia, provincia di Savona.

Terribile weekend sulle cosiddette “strade della domenica” per i motociclisti piemontesi. L’ultimo incidente è avvenuto ieri nel tardo pomeriggio e ha come vittima Giovanni Mannarino, 55 anni e residente a Nichelino. Giovanni stava tornando a casa da una domenica passata al mare quando, in prossimità di una curva nei pressi di Dego (provincia di Savona), ha perso il controllo della moto finendo a terra e sbattendo violentemente la testa sull’asfalto. A nulla è servito l’intervento degli operatori del 118, l’uomo è morto durante il trasporto in ospedale. Un incidente simile ha tolto la vita a Sebastiano Caruso, un parrucchiere di 55 anni, abitante a Vercelli. L’uomo avrebbe perso il controllo della sua due ruote in prossimità di una rotonda sulla strada per Trino, mentre rientrava a casa dopo essere stato ad un raduno di moto. L’incidente con il bilancio più grave è avvenuto invece a Borgo San Dalmazzo, nel Cunese, sulla statale che porta al Colle della Maddalena. Nel primo pomeriggio di ieri, Cesare Forneris di 55 anni e la sua compagna Maria Angela Tassoni, 59 anni, hanno perso la vita nel violento scontro avvenuto tra la loro Ducati e un’auto che viaggiava nella direzione opposta. L’impatto è stato talmente violento che entrambi sono morti sul colpo. Il primo incidente che purtroppo sembra aver dato via a questa macabra domenica di morte, è avvenuto invece nella tarda mattina di ieri sul tratto di strada tra Verbania e Canobbio, lungo la statale del Lago Maggiore. Per cause ancora da accertare, la Kawasaki guidata da Antonio Sancio e su cui era in sella anche la sua fidanzata ventiseienne, Alessandra Lupano, ha tamponato l’auto che la precedeva, fermatasi per dare la precedenza ad un furgone che stava svoltando. A causa dell’impatto, la moto è finita nell’altra corsia dove in quel preciso momento stava sopraggiungendo una vettura. Alessandra, prima di cadere sull’asfalto, ha sbattuto violentemente il corpo e la testa contro lo spigolo anteriore del veicolo. L’impatto è stato talmente violento che la ragazza è purtroppo morta poco prima che giungessero i soccorsi.

Simona Pili Stella

Laureati con le stellette

Ha avuto luogo nell’Aula Magna di Palazzo Arsenale la cerimonia di consegna dei diplomi di Laurea Interateneo in Scienze Strategiche agli Ufficiali frequentatori del 194° corso “Coraggio” ed agli studenti civili del corso di Laurea in Scienze Strategiche che hanno completato l’iter formativo presso il Comando per la Formazione e Scuola di Applicazione dell’Esercito. L’evento, presieduto dal Comandante dell’ Istituto Generale di Corpo d’Armata Claudio Berto e dal Professor Edoardo Greppi, Presidente della Struttura Universitaria Interfacoltà di Scienze Strategiche dell’Università degli Studi di Torino, ha visto la consegna di Centoventuno pergamene di laurea. Tra i neo laureati 10 donne e 111 uomini di cui 4 di nazionalità straniera provenienti da Armenia, Thailandia e Niger. Presenti alla cerimonia la Consigliera della Città di Torino Viviana Ferrero, il Presidente del Tribunale Amministrativo Regionale del Piemonte Dott. Domenico Giordano, il Corpo degli insegnanti civili, i docenti militari e numerosi familiari ed amici dei neo laureati. Nel corso della cerimonia è stato conferito il titolo di “Benemerito della Scuola” al professor Luigi Bonanate, professore emerito, già ordinario di Relazioni internazionali nell’Università di Torino. Il professore Edoardo Greppi nella sua introduzione ha messo in luce l’unicità del sistema formativo torinese nel quale Esercito ed istituzioni Accademiche operano in stretta sinergia garantendo una proposta didattica moderna, flessibile e come tale di grande interesse anche per i numerosi studenti civili attratti da possibili sbocchi professionali nei settori della sicurezza, difesa e cooperazione internazionale. Il Generale Berto ha invece sottolineato l’importanza del servizio al Paese che sottintende la completa e generosa disponibilità dei giovani ufficiali nell’affrontare le emergenze in Patria ed all’estero. I risultati ottenuti sono stati eccellenti, 13 studenti hanno conseguito il punteggio di 110 su 110 “cum laude”, di questi, 4 hanno ricevuto la “menzione”. Il migliore degli studenti militari si è rivelato il Tenente delle trasmissioni Virgilio Zupancich, originario di Roma. Ad ottenere il miglior risultato tra gli studenti civili è stata Giulia Coppola, piemontese, di Saluzzo. La Scuola di Applicazione di Torino, rappresenta un polo culturale essenziale in grado di coniugare aspetti quali rispetto per le tradizioni, innovazione didattica ed in primis l’internazionalizzazione degli studi.

#PARCO DORA LIVE che successo la prima edizione!

Due mesi di grande cabaret e musica di qualità e altrettanti sold-out per gli artisti in calendario

 

Gran finale col botto – in termini di successo di critica e grande, costante affluenza di pubblico – per la prima edizione 2017 della rassegna nazionale di spettacolo ‘#Parco Dora Live’ a Torino.

Promossa dal Centro Commerciale ‘Parco Dora’ nell’omonima piazzetta antistante, la kermesse ha visto sfilare per due mesi – giugno luglio – ogni venerdì e domenica sera nomi di primo piano del cabaret e della musica quali, tra gli altri, Enzo Iacchetti, Gabriele Cirilli, Marco & Mauro, Marco Berry, Paolo Migone, i Panpers, Max Cavallari dei Fichi D’India, Marco ‘Baz’ Bazzoni e cantanti di primo piano quali Mario Venuti, Francesco Baccini, Silvia Mezzanotte, Alexia, Alan Sorrenti, Marco Ferradini, Donatella Rettore e Paolo Vallesi. Il tutto con la conduzione di Gianpiero Perone, noto attore comico torinese, e della coppia Carlotta Iossetti (celebre volto della ‘Melevisione’ di Raitre) e Gino Latino, dj e speaker di Radio ‘GRP’, prima radio del Piemonte, media partner dell’intero evento.

Vivamente soddisfatto Emanuele Manca, Manager di ‘Parco Dora’: “La rassegna ‘#Parco Dora Live’ è stata un’occasione per la Città di Torino e per i nostri clienti di poter vivere un ricco calendario di spettacoli gratuiti di musica italiana di alto livello: per offrire un’occasione culturale importante anche a chi, vista la crisi in atto, non può permettersi di assistere a un concerto a pagamento. Un risultato importante, conseguito con l’ottimo gioco di squadra del Comune di Torino e delle Forze dell’Ordine – Polizia di Stato, Carabinieri e Polizia Municipale -, che ringrazio per il prezioso supporto e l’altrettanto importante servizio di presidio di sicurezza svolto con cura, garbo e professionalità costanti”.  E aggiunge: “Abbiamo puntato, a livello artistico, su nomi di primo piano degli anni ’80, ’90 e 2000, inaugurando una tendenza nuova nel capoluogo piemontese, solitamente avvezzo a ospitare invece per lo più Festival d’avanguardia e di musica alternativa. Fare numeri su nomi attuali è abbastanza scontato: la nostra scommessa, felicemente vinta grazie alla notevole partecipazione della cittadinanza, è di aver puntato su una tipologia di cast di voci che hanno fatto e scritto pagine memorabili e altrettanto storiche della nostra canzone”. Per poi concludere: “Il fatto che teatro di questo evento sia stato il ‘Parco Dora’, area di riconversione industriale e abitativa perfettamente riuscita a Torino, è un altro punto a favore della piena rinascita del quartiere storico e popolare che ci ospita e a cui, come Centro Commerciale, siamo fieri di appartenere da quindici anni a questa parte. Appuntamento, dunque, al 2018 con tante altre novità”, rilancia Emanuele Manca.

 

Torna il grande jazz all’Imbarco Perosino

Luigi Tessarollo Chitarra, Mario Tavella Contrabbasso, Riccardo Ruggieri Batteria

 

 

 

 

 

 

Ritorna il grande jazz al Ristorante Imbarco Perosino con una serata di gran classe in compagnia dei tre artisti che diletteranno il pubblico e gli ospiti della cena del pregiato Ristorante in riva al Po con il loro accattivante e coinvolgente repertorio di brani scelti con cura tra i più noti compositori della letteratura jazzistica

 

300 ATLETI AI CAMPIONATI EUROPEI DI SPEED DOWN

Viù e le valli di Lanzo hanno ospitato dal 28 al 30 luglio la 35a. edizione dei campionati europei di Speed down, patrocinati e sostenuti dalla Regione Piemonte: 10 categorie in gara, 200 equipaggi con oltre 300 atleti ai nastri di partenza, migliaia tra tecnici e visitatori.
Una tre giorni inaugurata dalla cerimonia di venerdì pomeriggio, con la sfilata per le vie del paese a cui hanno preso parte atleti, rappresentanti della Federazione internazionale, tanti curiosi, appassionati, numerosi sindaci della Comunità montana e autorità, tra cui l’assessore regionale allo Sport, Giovanni Maria Ferraris, che ha dichiarato che “l’idea di ospitare a Viù questo particolare evento mi ha convinto subito e la coloratissima folla internazionale presente ha dimostrato che abbiamo fatto centro. Con lo Speed down abbiamo offerto un’occasione in più per far conoscere a livello nazionale e internazionale la straordinaria bellezza del nostro territorio montano e delle Alpi Graie”. Ed è proprio su queste montagne, sui 1.864 metri di pista tra le località Pianlento e Pavaglione, che i migliori driver provenienti da Belgio, Francia, Germania, Lettonia, Repubblica Ceca, Spagna, Svizzera e Italia si sono dati battaglia per aggiudicarsi il titolo continentale. Una competizione in cui gli atleti della nazionale hanno saputo dimostrare il loro valore, conquistando ben 17 medaglie, di cui 10 ori e tre podi completi.

www.regione.piemonte.it

Il signor Brusa e il Duomo di Milano

A monte della frazione di Candoglia, nel comune di Mergozzo, sulla sinistra del fiume Toce, proprio all’imbocco della Val d’Ossola, si trovano le cave dalle quali proviene il marmo del Duomo di Milano. L’idea di usare quella pietra bianca, screziata di rosa, al posto del mattone per la costruzione della cattedrale fu di Gian Galeazzo Visconti che, per rifornirsi della materia prima, fondò la “Veneranda Fabbrica del Duomo”. Il Signore di Milano, affascinato dalla bellezza cristallina del marmo, cedette in uso alla Fabbrica le cave di Candoglia, concedendo altresì il trasporto gratuito dei marmi fino al capoluogo lombardo,  attraverso le strade d’acqua. Era il 24 ottobre 1387. E, da allora, per secoli, da quelle cave si è estratto il marmo che è servito a costruire il monumento simbolo del capoluogo lombardo, dedicato a Santa Maria Nascente, sormontato dalla madonnina che venne innalzata sulla guglia maggiore del Duomo negli ultimi giorni di dicembre del 1774. Si trattava di un lavoro faticoso, ritmato da picconi, mazze, punte, cunei e palanchini. Così, partendo dall’impressionante caverna della cava Madre, la montagna è stata risalita, scavandola nel ventre, tagliando i blocchi di pietra con il filo in metallo. Il trasporto via acqua del materiale avveniva dal Toce al Lago Maggiore, lungo il Ticino e il Naviglio Grande per finire nel cuore della  città fino alla darsena di S. Eustorgio, a Porta Ticinese. Così, grazie ad un ingegnoso sistema di chiuse, realizzato dalla “Veneranda Fabbrica”, il prezioso carico arrivava fino a poche centinaia di metri dal cantiere della Cattedrale. I barcaioli, per entrare in città senza pagare il dazio, utilizzavano una parola d’ordine – “Auf” – che in realtà era l’abbreviazione di Ad usum fabricae, cioè ad uso della Fabbrica, con la quale potevano passare senza versare il tributo imposto. In Lombardia, e non solo, è rimasta traccia di quell’usanza nell’espressione “A ufo” , intesa come “gratuitamente”. Chissà, poi, perché, a differenza del “gratis”, si è sempre più connotata con un profilo negativo, ma questa è un’altra storia… Il Cavalier Agenore Brusa, grossista di legname, proveniva da una delle famiglie che avevano, per intere generazioni, fornito il materiale alla Veneranda, un fatto che lo rendeva oltremodo orgoglioso. “Bei tempi quelli, caro Giovanni. Mio nonno, prima, e mio padre poi hanno lavorato per la Fabbrica di Candoglia tutta la vita. E ora, dopo che anch’io ho fatto la mia parte, tocca al mio Giulio tenere alto il buon nome dei Brusa” era solito ripetere all’amico Ambrogini. Il ragionier Giovanni Ambrogini era il braccio destro del signor Brusa. Da oltre trent’anni, senza mancare un giorno dall’ufficio, teneva con scrupolo la contabilità della “Brusa & Figli”. Era diventato, per Agenore, quasi un fratello. E come tale lo trattava, chiedendo consigli e ascoltandone i punti di vista che, immancabilmente, teneva in gran considerazione. Per il resto, grazie all’impegno di tutti, la “Brusa & Figli” era un’azienda più che solida e al fidatissimo contabile l’anziano titolare garantiva un adeguato stipendio, commisurato ai suoi servigi. Da troppo tempo, per mille ragioni, il signor Agenore non si recava a Milano, in visita al Duomo. L’ultima volta, con uno sforzo di memoria, immaginò fosse stata quand’era nato il piccolo Giulio. Ma da allora, di anni n’erano passati ben trentadue. “Occorre andarci, a Milano”, comunicò al ragioniere. “E ci andremo insieme, caro Giovanni. Così vedrai anche tu come sono conosciuto in quella città. Devi sapere che è proprio grazie alla mia attività al servizio della Fabbrica del Duomo che mi hanno insignito del titolo di Cavaliere del Lavoro”. Agenore teneva moltissimo a quel titolo e amava, come lui stesso affermava, “vestirsi con l’abito giusto”, quello “da Cavaliere”, una divisa che, per l’imprenditore, equivaleva a pantaloni e giacca di fustagno scuro, camicia bianca e corto cravattino nero, scarpe comode e, in testa, un vecchio “Panizza” di feltro al quale teneva molto, regalatogli dal padre Igino. I due partirono dalla stazione di Verbania-Fondotoce con il treno delle 6,29. Era un sabato e non faticarono a trovare posto a sedere sul treno mezzo vuoto, dato che gran parte dei pendolari che si recavano ogni giorno a Milano per lavoro avevano terminato la loro settimana. A Porta Garibaldi presero la linea verde della metropolitana fino a Cadorna e da lì, con la linea rossa, giunsero a destinazione alla fermata “Duomo”. Uscendo dalla metropolitana, in cime alle scale, si trovarono davanti l’imponente e gotica sagoma del Duomo. “Ah, che meraviglia”, esclamò estasiato il Cavalier Brusa, agitando la mano destra dove, tra indice e medio, teneva l’immancabile sigaro toscano. Il ragionier Ambrogini, estrasse dalla tasca un piccolo bloc-notes , leggendo i suoi appunti. “La quarta chiesa in Europa per superficie, dopo San Pietro in Vaticano, l’anglicana Saint Paul di Londra e la cattedrale di Siviglia ;la più importante dell’arcidiocesi milanese, sede della parrocchia di Santa Tecla..”. Il buon Giovanni, preciso come un ferroviere svizzero, si era documentato ben bene. Al Cavaliere quell’accuratezza, diligente e meticolosa, piaceva molto. In molti consideravano l’Ambrogini un pignolo, persino un po’ pedante, ma ciò che i più consideravano un difetto, per Agenore Brusa rappresentava una qualità. E che qualità: cura, scrupolo e rigore! Il massimo che potesse desiderare dal suo più stretto e fidato collaboratore. Lo ascoltava, ammaliato, senza dimenticarsi di ricambiare – con un cenno di capo – al saluto che gli avevano rivolto alcuni passanti. “Ci sono voluti cinque secoli per costruirlo, durante i quali  si sono avvicendati nella Fabbrica del Duomo architetti, scultori, artisti e maestranze, provenienti da tutta Europa. Il risultato è un’architettura unica, una felice fusione tra lo stile gotico d’oltralpe e la tradizione lombarda. Con una decorazione impressionante di guglie, pinnacoli, cornici  e un patrimonio immenso di oltre tremila statue. E sulla più alta delle 145 guglie, la celeberrima Madonnina che non è d’oro, ma ricoperta di fogli d’oro”. Il ragioniere era, come sempre, sintetico ed esauriente. A quel punto il Cavalier Brusa lo esortò a varcare il doppio portale in bronzo.“Forza, Giovanni. Andiamo a vedere anche all’interno com’è stato magistralmente lavorato il nostro marmo! A proposito, hai visto che persone ben educate? Salutano, cortesemente. Si vede che anche qui conoscono i Brusa, con tutto quello che abbiamo fatto per Milano, eh?”. Spento il toscano sotto la suola della scarpa e riposto in tasca il resto del sigaro (Brusa era un parsimonioso e il suo motto era “non si butta via niente”), entrarono in Duomo, rimanendo a bocca aperta davanti alle cinque navate. Quella centrale, poi, era davvero ampia e alta e ai lati si potevano ammirare magnifiche vetrate istoriate che raffiguravano scene religiose. Una di esse, superba, rappresentava il Giudizio Universale. Il Cavalier Brusa, informato dal fedele Giovanni, di ciò che conteneva la teca sopra il coro, voleva a tutti i costi ammirare quel chiodo che si riteneva provenisse della croce di Gesù e si avviò in quella direzione con ampie falcate. Mentre camminava, s’accorse di essere oggetto di insistenti sguardi da parte delle persone che incontrava. Alcuni sgranavano gli occhi, altri si davano di gomito. Mentre avanzava impettito, gli venne incontro un sacerdote in chiaro stato d’ansia, visibilmente affannato. Il prelato , rivolto al Cavaliere, ripeteva concitato la stessa breve frase, in milanese: “  Sciur, al Brüsa”, “Sciur, al Brüsa”, “Sciur, al Brüsa”, … Agenore Brusa, voltandosi verso il ragionier Ambrogini, disse soddisfatto: “Vedi, Giovanni. Qui mi conoscono tutti”. E solo in quel momento il povero ragioniere s’accorse che la marsina del suo principale stava andando in fiamme. Evidentemente il toscano non era stato spento bene e si era ravvivato nella tasca. Il prete, sicuramente lombardo e certamente alterato, aveva lanciato l’allarme rivolgendosi al Cavaliere in dialetto meneghino e quel “Sciur, al Brüsa”, più che ad una individuazione dell’identità del signor Agenore equivaleva all’allarmante fumo che proveniva dal vestito del medesimo, ignaro, visitatore del Duomo. Così, spento l’incendio, i due lasciarono la cattedrale e Milano, frastornato e ammutolito, Giovanni Ambrogini, contrariato e scuro in volto, il Cavaliere che, una volta tanto e suo malgrado, era stato costretto a venir meno al suo principio del “non buttar via niente”, lasciando in un bidone della spazzatura la giacca bruciacchiata e quel resto di sigaro che aveva tenuto per il viaggio di ritorno.

Marco Travaglini

TORINO GUARDA ALLA RUSSIA NEL SETTORE DEL PETROLIO E GAS NATURALE

A poco più di un mese dalla sottoscrizione dell’accordo di partnership siglato a inizio giugno tra il Politecnico di Torino e la compagnia petrolifera russa Gazprom Neft, le attività di collaborazione entrano nel vivo con il primo momento di condivisione di progetti e iniziative di ricerca e formazione, che si sono tenute nei giorni scorsi a Torino.

La delegazione di Gazprom Neft, il quarto produttore russo di petrolio, con a capo il Vice CEO Vladislav Baryshnikov, ha incontrato il Rettore del Politecnico Marco Gilli, il Vice Rettore per la Ricerca Stefano Corgnati, il Vice Rettore per l’internazionalizzazione Bernardino Chiaia e il professor Stefano Lo Russo, responsabile dell’accordo, per conoscere più direttamente le strutture di ricerca e didattica dell’Ateneo, tra le quali l’Energy Center del Politecnico, e avviare alcune iniziative condivise.

 

L’accordo integra infatti attività di formazione avanzata e di ricerca congiunte. Le attività di ricerca riguarderanno vari aspetti della tecnologia e dell’innovazione nel settore del petrolio e del gas naturale. In particolare, verranno messe a sistema le competenze nei settori della geologia e dello studio di pozzi e riserve di gas e petrolio, delle tecnologie di scavo e costruzione delle infrastrutture, fino allo studio dello sfruttamento delle riserve tradizionalmente non sfruttate e delle risorse off shore; altri temi di collaborazione saranno gli aspetti di automazione e applicazione della robotica all’industria petrolifera, la sensoristica, fino alle tematiche di tutela dell’ambiente e della sicurezza dei lavoratori e degli impianti.

 

Per quanto riguarda la formazione, la convenzione prevede attività didattiche riservata a quadri e addetti della compagnia petrolifera russa al Politecnico, ma anche lezioni e incontri con dirigenti della Gazprom Neft a Torino, per illustrare le attività della compagnia e presentare proposte di collaborazione tra i due enti, allargando il campo al sistema socio-economico del territorio piemontese. A questo proposito è previsto domani presso l’Unione Industriale di Torino un incontro con i principali stakeholder del territorio, rivolta proprio al sistema delle aziende torinesi e piemontesi che operano a vario titolo nel settore e che potrebbero essere interessate a collaborazioni in Russia, organizzato in collaborazione con i principali attori del sistema territoriale: Unione IndustrialeCamera di Commercio di Torino e Ceipiemonte.

Rapporti commerciali Piemonte – Russia

Secondo i dati elaborati dalla Camera di commercio di Torino, nel 2016 le esportazioni piemontesi verso la Russia sono state pari a circa 537 milioni di euro, praticamente invariate rispetto al 2015; le importazioni valgono invece 45 milioni, per un interscambio complessivo pari a 582 milioni. Le esportazioni piemontesi rappresentano l’8% del totale italiano destinato alla Russia, mentre in Piemonte converge solo lo 0,4% dell’import russo in Italia. Per quanto riguarda il primo trimestre 2017, il Piemonte ha venduto in Russia merci per 137 milioni di euro, registrando un aumento del 36,8% nei confronti del corrispondente periodo dello scorso anno. Torino pesa per oltre il 39% sull’export piemontese diretto in Russia e riceve il 23% delle importazioni russe destinate al Piemonte.

 

I rapporti tra Piemonte e Russia sono molto intensi, con un interscambio di oltre 580 milioni di euro nel 2016. Per questo come Camera di commercio offriamo agli imprenditori numerosi servizi per valutare le opportunità di affari nel paese: analisi di mercato, ricerca partner commerciali, informazioni su certificazioni, dazi, dogane, fisco, contratti e logistica, organizzazione di visite in loco, mentre in ottobre abbiamo in programma qui a Torino un Business Forum con l’organizzazione di incontri con esperti e appuntamenti btob”, ricorda Guido Bolatto, Segretario Generale della Camera di commercio di Torino.

 

“La Russia è un mercato con grandi potenzialità con  un ruolo di rilevante importanza per l’Europa e per  l’Italia. Noi abbiamo sempre  mantenuto un dialogo aperto col Paese sia grazie all’impegno dei nostri rispettivi Governi ma anche in virtù dei nostri solidi rapporti economico-commerciali. Con la Russia, Torino ed il Piemonte hanno una lunga tradizione di collaborazioni  soprattutto con le nostre molte imprese ad alta tecnologia, dalla meccatronica all’impiantistica alla componentistica.  Alla base di queste relazioni ci sono rapporti di fiducia e apprezzamento per le reciproche competenze  e per i positivi risultati che le partnership hanno prodotto nel tempo:  auspico perciò un ulteriore riavvicinamento ed una intensificazione dei rapporti”, commenta Dario Gallina, presidente dell’Unione Industriale di Torino.

Miraggio dei migranti: raggiungere la Francia dal tunnel del Fréjus rischiando la vita

Un passaggio molto pericoloso, di 10 km, con una dozzina di treni che transitano ogni notte, con il rischio di essere risucchiati dai convogli che viaggiano a 100 all’ora

Non solo Ventimiglia: mentre il presidente macron dà uno schiaffo al giorno all’Italia, per i migranti esiste un’altra via per abbandonare  il nostro Paese ed entrare in Francia, il tunnel del Fréjus. Un passaggio molto pericoloso, di 10 km, con una dozzina di treni che passano ogni notte, con il rischio di essere risucchiati dai convogli che viaggiano a 100 all’ora. Una pericolosa e inutile camminata, dato che oltre confine , a Modane, la Gendarmeria francese bloccherà i fuggiaschi. La prefettura e la questura di Torino, competenti per  Bardonecchia, ingresso del traforo, hanno chiesto a Rfi di disporre sensori termici e un impianto acustico nel tratto italiano della galleria, come già è stato fatto in Francia. In queste ore gli alpini della brigata Taurinense iniziano il presidio dell’imbocco del tunnel, mentre le  forze dell’ordine italo-francesi hanno iniziato a controllare  anche i valichi alpini minori:  il Colle della Scala e il Colle della Rho.