E’ quanto propone Daniela Ruffino (FI), vicepresidente del Consiglio regionale del Piemonte
“Un confronto costante tra Torino, Milano e Genova per individuare strategie comuni nella lotta all’inquinamento atmosferico”.
E’ quanto propone Daniela Ruffino (FI), vicepresidente del Consiglio regionale del Piemonte, anche in relazione alla recente notizia dell’acquisizione, da parte della procura della Repubblica di Torino, per il reato di inquinamento ambientale, delle procedure della Commissione europea nei confronti dell’Italia sugli sforamenti delle polveri sottili Pm 10 nelle regioni del Nord.
“E’ fondamentale il raffronto già esistente tra le Regioni della pianura padana, grazie all’Accordo di bacino padano, per far fronte alle problematiche dello smog, ma i tre grandi capoluoghi di Piemonte, Liguria e Lombardia rappresentano certamente punti cruciali nella produzione di polveri sottili nei territori delle rispettive aree metropolitane. Per
questo motivo – osserva la vicepresidente dell’Assemblea piemontese – sarebbe opportuno che la sindaca Appendino, che ha già visto in passato il sindaco di Milano e nei giorni scorsi quello di Genova – si facesse promotrice di nuovi incontri per discutere in particolare della questione ambientale”.
“Il problema dello smog va infatti affrontato su larga scala territoriale – conclude Ruffino – e la collaborazione tra le tre città metropolitane potrebbe dare positivi riscontri, anche attraverso un confronto sulle misure adottate nelle singole realtà urbane sulla limitazione al traffico. Al di là di quanto previsto dall’Accordo tra Regioni, sarà infatti interessante verificare gli effetti delle misure antismog e mettere a confronto le esperienze delle tre città per ottimizzare i risultati”.
E’ morta Stefania Fiorentino, la mamma di Bea, la ‘bambina di pietra’, colpita da una malattia rarissima che sta trasformando il suo corpo in una struttura rigida
Non sono ancora stati trovati i due detenuti ‘giovani adulti’, cioè già maggiorenni seppur reclusi al minorile ferrante Aporti
mutamenti con il tempo. Nel 2010 il Consorzio di San Luca, in collaborazione con il Comune e la Soprintendenza, decideva di riportare all’originaria veste romanica il catino absidale della chiesa. E i rilievi effettuati sotto la superficie barocca hanno consentito di riportare alla luce uno splendido Cristo Pantocratore a decorazione centrale della volta, unitamente ad altri affreschi, risalente al periodo ottoniano, unico esempio in Piemonte di quel periodo. Per valorizzare questo tesoro artistico è nato nel 2012, inizialmente come gruppo parrocchiale, poi nel 2014 è diventata associazione “La Pulchra
Rada” con l’obiettivo della valorizzazione del patrimonio storico, artistico, socio – culturale e folkloristico di San Mauro Torinese. Presidente ne è Giada Boasso, vice presidente Ginevra Debrevi, segretario Claudio Cericola, tutti giovani dotati di professionalità nei rispettivi settori ed “armati” di grande passione. L’associazione organizza, su prenotazione e seguendo il calendario eventi associativo e comunale (la chiesa, a partire dal periodo napoleonico, è proprietà del Comune di San Mauro Torinese) visite guidate alla scoperta del territorio e della storia dell’antica abbazia benedettina, attività didattiche in collaborazione con gli istituti scolastici cittadini per rendere il patrimonio locale un bene comune per le generazioni future, laboratori con un programma variegato, tenendo conto che Pulcherada è bene bandiera di San Mauro Torinese all’interno della Riserva di Biosfera Mab Unesco.
Il senatore Pd Stefano Esposito e il capogruppo di Forza Italia a Palazzo Civico Osvaldo Napoli avevano sollecitato un intervento e la sindaca Chiara Appendino ora annuncia la convocazione di
Un uomo di 76 anni, di Torino, è morto per un malore accusato nella piscina di Pré-Saint-Didier, in Alta Valle d’Aosta
Cavagnolo festeggia Sant’Eusebio con una patronale che alla base ha danze e gastronomia.
Nella notte cavo del tram si è staccato in piazza Vittorio, ferendo allo zigomo una ragazza di passaggio.
Sindaca riguardano l’anno che intercorre tra giugno 2016 e giugno 2017. Cioè i dati intercorrenti tra l’elezione a Sindaco di Chiara Appendino e la fine di giugno,compresi i 27 giorni successivi ai gravissimi fatti di piazza San Carlo. Si potrebbe dire che sul turismo non ha influito la mancanza di grandi eventi,ma se si guardano più da vicino i dati ci si accorge che invece nel corso dei mesi la mancanza di mostre di richiamo ha pesato sul numero di presenze. In ogni caso la mancanza di grandi eventi ha inciso sull’immagine complessiva della città. E,se consideriamo che questa immagine è stata lesa in modo fortissimo dai fatti di piazza San Carlo,ci rendiamo conto che è necessario mettere in cantiere politiche volte a rendere più attrattiva ed anche più sicura Torino. I dati dal giugno 2017 a giugno 2018 saranno la prova del 9 per la tenuta del turismo torinese. Se, come purtroppo è più che possibile,ci sarà un calo saranno chiare anche le responsabilità.
novembre 1918,disse che la vittoria non andava festeggiata perché troppi erano stati i morti e troppi gli sconvolgimenti provocati,come la fine dell’impero austro-ungarico. Oggi,però,nel deserto di valori storici condivisi,la data del 4 di novembre assume un nuova luce. Bisogna farla conoscere ai giovani e ai meno giovani che non sanno nulla della nostra storia nazionale.Così ragionavo con Pier Paolo Cervone,uno dei massimi storici della Grande Guerra a cui ha dedicato molti volumi,presentando insieme a lui la sua ultima fatica dedicata a Caporetto ,edita da Mursia. Si tratta di un libro molto documentato,frutto di un’intensa e seria ricerca non ideologizzata che ripercorre le gravi responsabilità di Luigi Cadorna,ma anche del generale Badoglio a cui sono da attribuire le conseguenze degli errori che portarono alla rotta di Caporetto. Caporetto è diventata la metafora della sconfitta, della fine. Ugo La Malfa parlava già di Caporetto dell’economia ,quando essa appariva floridissima rispetto ad oggi. La Malfa era considerato una “Cassandra”. Come ha rilevato Cervone, dalla sconfitta di Caporetto rinacque un nuovo Esercito comandato da Armando Diaz che ebbe però come suo vice Badoglio, salvato dalla massoneria. La resistenza sul Piave portò, nel giro di un anno, a Vittorio Veneto. Fu anche una rigenerazione dell’Italia che trovò un’unità mai più conosciuta perché anche chi era contrario alla
guerra,sentì il dovere di parteciparvi nell’opera estrema di difesa del territorio italiano minacciato. Anche Turati e gran parte dei socialisti si sentirono patrioti. A Peschiera Vittorio Emanuele III parve” un titano”-così disse testualmente il premier inglese Lloyd George – nel difendere le ragioni dell’Italia e dell’Esercito italiano di fronte agli Alleati. Sono pagine da ricordare anche oggi. Forse ripristinare nel 2018 la festa della Vittoria il 4 novembre assumerebbe un certo significato. Come nel 2011, quando il 17 marzo fu dichiarato festa nazionale e gli italiani ritrovarono per un giorno l’orgoglio di essere italiani e il valore del tricolore simbolo della Patria,una parola relegata nei solai per decine d’anni. Fu il presidente Ciampi,eletto quasi all’unanimità dal Parlamento,a preparare il terreno. Oggi avremmo più che mai bisogno di ritrovare la nostra identità nazionale.
sulla droga si è dichiarato,essendo lui uomo di sinistra, a favore della liberalizzazione,anche se lui ha detto a favore della liberazione. Anche lui rude montanaro ,politicamente corretto.Colpito negli interessi ,ha reagito come farebbero tanti,si è dichiarato anche contro il disegno di legge sulla legittima difesa, ma poi il richiamo del conformismo ha finito di prevalere. Peccato,l’ho conosciuto e ho passato con lui una piacevole serata al premio letterario “Albingaunum Nino Lamboglia” che presiedevo.Abbiamo anche concordato sulla truffa dei premi letterari e su certi intellettuali di carta pesta che sono da troppi anni sulla scena. C’è chi lo ha definito un finto ribelle nazional-popolare,finto povero,grezzo e prevedibile.Addirittura è stato detto di Corona che è il Vasco Rossi della montagna,meno simpatico e più furbo del cantante. Giudizi certamente esagerati e ingiusti. Io preferisco il Corona che ho conosciuto e che mi ha fatto vivere qualche ora ad alta quota.Con semplicità,senza discorsi politicamente corretti. E senza la tendenza a fare il citazionista, per esibire una cultura che non ha e che nessuno pretende da lui.
irripetibile, amava offrire ai relatori delle conferenze e dei convegni di alto livello che organizzava, una scatola di “baci” acquistati dalla storica pasticceria Sanlorenzo. Lui diceva che era il primo e l’unico produttore di “baci” e mi fece vedere anche la pubblicità dei primi del Novecento che lo attestava. Un benvenuto della Città,un po’ come il sindaco Castellani faceva regalando i gianduiotti di Giordano,fatti a mano. Il cioccolato che lega Torino con Alassio, una laison che non è casuale perché quello alassino è il mare dei torinesi per antonomasia. Sono infatti piccoli dolcetti al cioccolato con un eccezionale cuore morbido di ganache di cioccolato. Molti hanno cercato di imitarli, ma solo Sanlorenzo sa realizzarli nel modo giusto.Ho assaggiato altri “baci” molto reclamizzati, ma non c’è paragone. Per anni li ho regalati, ma non li ho quasi mai mangiati. Mi sembrava che non mi piacessero perché da bambino mangiavo quelli prodotti da altri pasticceri alassini. Adesso che non posso più per ragioni di dieta, ho scoperto che mi piacciono molto e qualche volta trasgredisco gustandone uno. Stranezze della vita.
Attacchi giacobini a cui Boeti risponde, altri tacciono
che il vecchio prof. chiese a me un parere su di lui che non aveva nessuno che garantisse per lui. Io glielo nascosi , per lasciargli gustare la conquista fatta. FIni’ , che dopo avermi considerato impropriamente un maestro quando non lo ero, ed essersi proposto di tenere lezioni al Centro Pannunzio, assunse una boria intollerabile. Non volle neppure dirmi dove si era trasferito ,dando l’indirizzo di un hotel di Napoli dove spedire la corrispondenza. Un fermo posta mascherato.Ovviamente non per sfiducia ,ma per privacy, disse lui, perché gli studiosi non devono essere disturbati nei loro studi. Adesso è un vecchio e continua, a maggior ragione, a ritenersi un maestro, magari con la m maiuscola, ma nessuna Università l’ha visto docente e i suoi giri di lezione in Italia sono inesistenti . A Torino lo feci parlare una volta all’Università davanti a 20 persone . Una cosa imbarazzante .Un fallimento. Peccato, sapeva spiegare la letteratura alle signore che volevano darsi un atteggiamento intellettuale, venendo al Centro Pannunzio , prima di trasferirsi al più snob circolo di via Bogino dove coniugare anche lo scopone ,un bicchiere di birra e quattro pettegolezzi tipicamente torinesi.
Lettere
persino di una vita principesca. Bettiza era anche molto amico di Alberto Ronchey che aveva fatto il corrispondente da Mosca come Bettiza. Ho evitato di citare Jas Gawronski a cui devo, se non l’amicizia con Bettiza, almeno il suo,diciamo così, rafforzamento. Non l’ho fatto perchè Jas ,quando mancò Gianni Agnelli, suo storico amico,non volle dire nulla. Si chiuse nel dolore e nella riservatezza più assoluta. Gawronski appartiene ad una famiglia di principi polacchi ed ha un grande stile.Tirarlo in ballo non mi sarebbe apparso di buon gusto. Non ho invece apprezzato il “coccodrillo” di Ferrara , anche se sicuramente rimaneggiato e rivitalizzato da nuove citazioni. Ferrara e Gawronski sono molto amici,non ho mai capito il perché. Sono tanto differenti,direi incompatibili. Io ,in ogni caso, non ridurrei ,come fa lei, Bettiza ad un satellite di Craxi. Era molto di più. Era un uomo libero da ogni costrizione,come ho cercato di dimostrare nell’articolo.
La Libia, Gheddafi e Macron
L’Arpa, l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale, prevede temporali sparsi, che dal nord del Piemonte si sposteranno verso le pianure