Ospitiamo una nuova riflessione del giornalista e opinionista de ‘La Zanzara’ di ‘Radio24’ sul destino di uno dei maggiori istituti di credito italiano prossimo al rinnovo dei vertici.
Di Maurizio Scandurra
Mi sono sempre chiesto perché, in Italia, c’è sempre la pessima abitudine di voler toccare ciò che già funziona benissimo. Il prossimo 27 aprile 2026 parrebbe indetta l’Assemblea dei Soci di ‘Banca di Asti’ chiamata al rinnovo delle cariche dell’Istituto. Tra essi ve n’è uno per cui, a tutti i costi, sembra valere il concetto del tabula rasa col passato. Del cambiare per forza.
Stupisce – e sorprende – che a tenere (e dettare) questa linea sia non un socio minoritario quale Fondazione CR Vercelli (4,20%), ‘Fondazione Crt’ (6%), ‘Fondazione CR Biella’ (12,91%), ‘Banco BPM? (9,99%), ma la ‘Fondazione CrAsti’: proprio l’azionista di maggioranza relativa con il 31,80% delle quote. Solitamente le fondazioni bancarie sono per proteggere le banche di territorio e prossimità. Sono per l’unità, conservazione e continuità delle proprie controllate.
Secondo punto. La Governance di ‘Fondazione CrAsti’, espressa in gran parte su proposta del Sindaco di Asti e Presidente dell’omonima Provincia in persona di Maurizio Rasero nell’aprile del 2024 secondo regolamenti vigenti, si è formalmente insediata a luglio del medesimo anno, con la nomina di Livio Negro a Presidente: che doverosamente rispetto, pur avendo chi scrive una diversa visione analitica sulla vexata quaestio della storica Cassa astigiana.
Il Quale, spesso da quanto leggo sui media tradizionali e digitali, sembrerebbe apprezzare poco o nulla i risultati positivi conseguiti – da bilancio 2024 – da ‘Banca di Asti’ in termini di patrimonio, capitalizzazione e solidità. In parole povere, un’azienda capace di autofinanziarsi autonomamente senza dover ricorrere a risorse esterne o aumenti di capitale e/o prelievi a soci e correntisti.

Perché AD e Cda di ‘Banca di Asti’ meritano ancora fiducia
Il problema, per il Presidente Negro, parrebbe essere per lo più uno: il valore nominale del titolo. Della singola azione, che al momento si attesa attorno agli 8 euro.
Questa sarebbe la leva per cui quest’ultimo vorrebbe licenziare Ad e consiglieri introducendo in compagine, così come spesso dichiara, un “partner industriale forte”? E ciò in nome di una non meglio precisata riduzione della presenza della ‘Fondazione CrAsti’, che attribuirebbe al ‘Protocollo Acri-Mef’: il quale, tecnicamente, è un puro consiglio operativo. Conta dunque come un’opinione, mica una prescrizione perentoria o un obbligo ordinatorio.
Terzo. Per sostituire un bravo Amministratore Delegato quale quello in carica occorrerebbe un Capo Azienda pari grado che abbia gestito un contesto di almeno eguali dimensioni. E i nomi circolati sinora parrebbero tutti sprovvisti di entrambi i succitati requisiti.
Non ci sarebbe, insomma, un’alternativa spendibile. Come dire, il Rainer Masera della situazione, banchiere di fama internazionale già AD e Presidente del ‘Gruppo SanPaoloIMI’. Che nel suo saggio “Community banks e banche del territorio” con prefazione di Ignazio Visco, conferma l’importanza di “mantenere un sistema bancario diversificato e per favorire il sostegno creditizio alle imprese medie e piccole”: servono entrambi, istituti di credito piccoli e grandi, ma disgiunti, per assicurare “un sistema veramente proporzionale di regolazione bancaria nell’Euroarea”.
‘Banca di Asti’, patrimonio record grazie a riuscita diversificazione
Sempre il Presidente Negro afferma che la protezione del patrimonio della Sua Fondazione deve passare attraverso una plausibile diversificazione: in nome di una maggior tutela delle erogazioni che essa destina all’Astigiano. Che è proprio quanto sta già ottimamente facendo da tempo ‘Banca di Asti’: primissima a debuttare nel panorama assicurativo. Abile nell’acquisire il controllo di ‘Pitagora Spa’, leader italiano di settore nel credito al consumo per privati e dipendenti. Idem per la maggioranza di ‘Credit Data Research’ potenziando l’offerta dei servizi alle imprese, tanto per citare alcune operazioni che hanno portato l’Istituto a crearsi un patrimonio primario mai così alto in tutta la sua storia. Senza dimenticare l’incorporazione di ‘Biver’ Biella e Vercelli, fatta mantenendo in quelle zone le insegne quale atto di rispetto alla tradizione e continuità-
Credo che il Presidente Negro dovrebbe gioire di tali risultanze, avendo circa l’80% delle risorse patrimoniali di ‘Fondazione CrAsti’ investite all’interno di una banca che è una macchina da guerra rodata. Efficace ed efficiente per margini, rendimento e solidità. Con ben oltre 2mila dipendenti che tutto vogliono tranne che subire destabilizzazioni, esuberi e tagli: vero, Sindacati dei bancari Fabi-Cgil-Cisl al momento silenti? Perché il rischio di una cessione esterna è questo e soltanto questo. Punto. E i lavoratori autoctoni rischiano di essere sempre i primi a rimetterci e a trasformarsi in esuli, o alla meglio in pendolari.
Egregio Presidente Negro,non bisogna correre il rischio di allontanare anche partners strategici importanti, oltre che far crollare le rendite di chi in Banca ha investito da generazioni con fatica? Lei, questo, lo considera?

‘Banca di Asti’ tra valore nominale delle azioni e ruolo dei media
Proverò dunque a spiegare perché Lei ritiene che le Sue azioni valgono al momento 8 euro cadauna. Credo sappia che per la prima volta la Banca ha erogato agli Azionisti (quindi, la Sua Fondazione per prima!) un maxidividendo importo pari a 11 milioni di euro soltanto per le quote di competenza Fondazione. Pertanto, se nonostante ciò il titolo è nominalmente così basso, vuol dire che qualcuno potrebbe aver, magari involontariamente, azionato un possibile cortocircuito mediatico.
Lei, Signor Presidente, sul valore e gli obiettivi conseguiti dalla Sua Azienda ‘Banca di Asti’ il 6 novembre 2024, all’interno dell’aula magna di ‘Astiss’ in un Convegno ad Asti, come documenta ‘La Stampa’, disse che la nota dolente sarebbero le azioni della Banca, stando a quanto scrive il Collega Paolo Viarengo.
Perché? Se io fossi il potenziale “partner industriale forte” interessato a comprare o partecipare l’istituto, difficilmente intavolerei una trattativa con chiunque voglia vendermi qualcosa di suo senza apprezzarlo adeguatamente. Al punto da essermi personalmente contrapposto a Lei in rilevanti contesti di giornalismo economico che hanno ospitato, in perfetto pluralismo, le analisi e i pareri di Entrambi, nel reciproco rispetto di una dialettica professionale e garbata, come sinora è sempre stato e continua civilmente a essere.
Forse Lei, Presidente, che nel Suo Curriculum Vitae accessibile sul sito della ‘Fondazione CrAsti’ dà personalmente atto di essere un imprenditore e altresì aver studiato informatica ma non economia e finanza, certamente immagino sappia benissimo che il mercato su cui il titolo di ‘Banca di Asti’ è quotato è il ‘Vorvel’. Un mercato tecnicamente detto ‘sottile’, con più regole rigide e meno reattivo rispetto alla tradizionale ‘Borsa’, ma sensibilissimo alle sollecitazioni, anche negative, in capo agli umori dei media. Specie se esse provengono a maggior ragione per voce del Vertice del Maggior Azionista di una Banca. Ancor più se di un’ottima Banca di Territorio e Prossimità, come caso di specie vuole. Lei, Presidente, senza dubbio è consapevole che ogni mercato vive comunque l’emotività del contesto. Ampliando l’indagine, il titolo è sceso anche per via del calo strutturale del mercato di riferimento. In più ‘Banca di Asti’ ha risentito del contraccolpo giudiziario risoltosi in un nulla di fatto (proprio perché i fatti mai sono sussistiti) che ha investito Istituto e AD per ben sette lunghi anni.
Aggiungo che il titolo ha poi ripreso un minimo di quota tra marzo e aprile 2024 per via dell’incremento di domanda da parte di ‘Fondazione CRT’. Era il tempo dei cosiddetti ‘Patti Parasociali’ firmati da tutte le Fondazioni Bancarie Piemontesi. Patti trasmessi ad autorità di vigilanza e mercato e pure alla stampa, con obiettivo la creazione di una Governance più estesa di quella regionale e multitasking. Il fondamento per la nascita di una Maxi-Banca pluriregionale con sede ad Asti, allo scopo di sviluppare una realtà creditizia di prossimità nel Nord Italia con un controllo piemontese.
Questo accadeva anche per l’ottima visione di una personalità economica di primo piano, competente e capace quale il Dottor Fabrizio Palenzona (tutt’altro che un camionista seppur di Tortona, appellativo simpatico e storico che Lo accompagna e che sembra più, questa sì, una battuta da ‘La Zanzara’ di ‘Radio24). Un progetto azzeccato, ambizioso, fattibile. Che avrebbe incrementato centralità e visibilità nazionale sia di Asti che della Sua Banca. Ben accolto dal mercato. Quindi, sarebbe stato davvero tutto di guadagnato anche per ‘Fondazione CrAsti’. Al tempo dei fatti (primavera 2024, lo ripeto, dato oggettivo), Lei doveva ancora essere nominato Chairman.
Potrebbe cortesemente motivarmi come può un titolo riprendersi senza una valorizzazione di tipo mediatico-pubblico? Il fatto che poi la Sua Fondazione abbia esternalizzato a ‘Spencer Stuart’ la ricerca dei profili per il nuovo Cda della Banca, potrebbe essere letta dall’esterno – e anche da chi scrive – come impossibilità della Fondazione stessa ad autodeterminarsi?
Perché un’azione di ‘Banca di Asti’ vale più di 8 euro
Sa perché per l’autore di questa lettera aperta il Suo titolo vale ben più di 8 euro? Glielo motivo con piacere.
Il patrimonio netto di ‘Banca di Asti’ consta al momento di 1 miliardo e 100 milioni di euro. Che, diviso per 70 milioni tante quante sono le azioni in capo ai soci, equivale a ben 15,5 euro a singola sottoscrizione. Questo sarebbe dunque il valore reale effettivo del titolo: quasi il doppio di ciò che Lei afferma. Matematica, mica opinione. Ed è singolare che a dare i numeri sia un semplicissimo giornalista neanche economista, che invece dovrebbe fare soltanto ed esclusivamente opinione. A volte, i ruoli si scambiano senza un apparente perché. Ma tant’è. Omnia munda mundis, tutto è puro per i puri dicevano secoli addietro a Roma.
Presidente Negro, mi consenta. Se si vendesse la Banca a 8 euro per azione equivarrebbe per chi compra a mettersi in tasca – subito – ben 7 euro per singolo titolo: il che, calcolatrice alla mano, fa 500 milioni di euro di sopravvenienza letteralmente elargita a chi potrebbe acquistare quote ad un ‘prezzo di favore’ di circa il 50%. Quale vantaggio per i correntisti? Per i Soci? Per la Sua Fondazione? Per chi? Lo chiedo garbatamente, prima di tutti e tutto, a Lei. E, per il momento, Santa Buona Pasqua Cristiana.
MAURIZIO SCANDURRA
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