L’8 maggio 2026, alle ore 17, presso il Teatro di Rete 7 Piemonte – Theatrum Sabaudiae, in Corso Regio Parco 146, nell’ambito degli eventi collaterali del Salone Internazionale del Libro, Salone Off, torna, alla sua terza edizione, Next Generation Kids con l’evento “Barriera”, una celebrazione del territorio sentita e fortemente voluta dall’organizzazione Caliel Next Generation.
Protagonista dell’evento sarà il neonato Coro Barriera costituito da bambini provenienti da diversi plessi di scuola primaria e secondaria di primo grado degli istituti comprensivi Aristide Gabelli, Giovanni Cena e Bobbio Novaro, che si avvicenderanno sul palco portando in scena un repertorio composto da brani originali scritti da loro all’interno dei laboratori creativo-musicali “Ti scrivo una canzone” e qualche cover di brani amati dai più piccoli.
Lo spettacolo rappresenta un momento di restituzione artistica e sociale: attraverso la musica, la creatività e la cultura, i bambini diventano protagonisti di un cambiamento di sguardo su un quartiere fragile, contribuendo ad abbattere il pregiudizio e a restituire valore, bellezza e dignità a Barriera diMilano.
Cos’è “Barriera”
“Barriera” è un progetto artistico, educativo e sociale che nasce con l’obiettivo di restituire voce, dignità, valore e identità a un territorio spesso raccontato solo attraverso stereotipi.
Attraverso il Coro Barriera e le attività musicali collegate, il progetto coinvolge bambini e ragazzi in un percorso di espressione, appartenenza e consapevolezza, trasformando la musica in uno strumento di riscatto e di costruzione di uno sguardo nuovo sul quartiere.
“Barriera” non è solo il nome di un quartiere, ma un gesto simbolico: superare le barriere del pregiudizio e riscrivere, attraverso la bellezza e la creatività, il racconto di un territorio.
Cos’è “Ti scrivo una canzone”
“Ti scrivo una canzone” è un metodo sperimentale di creatività musicale rivolto ai bambini della scuola primaria e secondaria di primo grado. Ispirato alla pedagogia steineriana, il metodo si fonda su un approccio ludico e su una tecnica di apprendimento esperienziale ed emotivo, di tipo olistico, a base vibrazionale e immaginativa.
Attraverso l’integrazione di suono, immaginazione e percezione interiore, il percorso stimola l’attivazione emotiva e creativa del bambino, favorendo la crescita personale, l’espressione creativa e l’espressione emotiva.
Il metodo si inserisce all’interno del progetto Next Generation Kids, coinvolgendo i bambini in un’esperienza partecipata e profondamente formativa. Partner del progetto “Barriera” sono: Rete 7 Piemonte, Associazione Musicale CETRA, Associazione Nobis Futura.


Dove nemmeno ci si dovrebbe impegnare, alla luce di quella effervescenza, a racchiudere in 90’, a rotta di collo, facendola rotolare giù per le scale, la vicenda del povero Ciampa, “strapieno di tragica umanità, non vivo ma arcivivo”, pianamente loico e meditabondo parola dopo parola, filosofeggiante della sua tranquilla quotidianità, al riparo di ogni sua pausa nell’esposizione di fatti e conseguenze. Che gli viene tellurizzata, questa sua benedetta quotidianità, dal comportamento di donna Beatrice, consorte tradita, lei ne è sicura, del cavalier Fiorica, di cui Ciampa è l’umile scrivano. Lei sa e io conosco, ma ogni cosa va richiusa dentro le mura domestiche e lì rimanervi. Finché Beatrice sprigiona il vaso di Pandora e ogni vipera se ne esce fuori, inondando una doppia famiglia e una intera città soprattutto, sino a decretare un probabilissimo scandalo che va immediatamente soffocato. La paura del ridicolo, l’abitudine del protagonista a mettere le mani avanti, sempre e per ogni cosa, quell’iniziare a vedersi sacrificabile (“che significa che io sono più che di famiglia…, sissignora, per la devozione… e lei rincalza “per la devozione e per tutto!”), quel constatare che “lo strumento è scordato” e che “la corda civile”, quella della società, quella delle convenienze, quella del saper stare al mondo, va subito rimessa a posto. Con questa ci sono “la corda seria” e “la corda pazza”, ecco, si darà la carica a quest’ultima, a Beatrice non resterà, non potendosi zittire i mormorii che già circolano, non potendo neppur più contare sugli appoggi dei notabili e del delegato Spanò, non valendo nulla il verbale e la sua testimonianza con cui s’andrebbe tutti quanti tranquilli, che “mostrarsi” pazza, l’esserlo con quei tanti “beee…!” ripetuti in faccia all’uno e all’altro, via per la strada del manicomio (tre mesi almeno finché non si saranno calmate le acque, una vacanza; “La villeggiatura” avrebbe intitolato Marco Leto il suo film del ’73: ecco, qualcosa di simile). Mantenendoci tutti ben stretto quel “pirandellismo” da cui si voleva scappare, da quell’intreccio di maschere e finzioni, da quella benpensante realtà dentro cui ancora oggi ci troviamo immersi. Mentre Ciampa “si butta a sedere su una seggiola in mezzo alla scena, scoppiando in un’orribile risata” che qui si fa anonima come molta parte della messinscena, laddove gli antichi “di rabbia, di selvaggio piacere e di disperazione” lasciano il posto a un rantolo che allo scrivano si soffoca in gola. La rabbia ha preceduto, durante i lunghi ragionamenti finali, la disperazione non la vediamo.

Chiara Noschese, come sempre, la butta in simpatia e questa volta non si risparmia anche dal filosofeggiare nelle vesti della collaboratrice che spera nella nuova legge del presidente, oltre a firmare una regia che non conosce soste, liberissima, divertita e assolutamente divertente, capace di cucinare a dovere tutta la sua squadra. Dice: “November è un circo a tre piste dove tutto è lecito pur di continuare ad avere soldi e potere. Il protagonista è un equilibrista di professione, feroce ma buffo, vulnerabile e capriccioso, tenero e impietoso, al centro di quel circo di spudorata venalità, dove tutto è concesso”. E lo spettatore vede con quanta sicurezza, con quanta sfacciata bravura Barbareschi stia su quel filo sospeso per aria, quanto si destreggi – da grande, gigionesco attore di razza: gesti, balletti, facce, parole parole parole, tutto una gran meraviglia – all’interno di quel circo che sta perdendo i pezzi (con il sospetto da parte nostra, ben venga!, che abbia lavorato di suo, nell’attualizzazione, in una Storia che cambia giorno dopo giorno). Simone Colombari, Nico Di Crescenzo, come esagitato rappresentante associazione nazionale produttori tacchini, speso a tutto pur di salvare le sue creature da una presunta aviaria e dalle luci della tivù troppo forti e infette che dovrebbero accompagnare l’intervista, e Brian Boccuni come grande capo indiano Dwight Grackle offeso nell’onore della moglie, completano il successone della serata.






