SPETTACOLI- Pagina 5

Auditorium Rai, “Cratere”, una prima assoluta di Leonardo Marino

Con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai e il suo direttore principale Orozco-Estrada, il 28 maggio

Il poema sinfonico “Also sprach Zarathustra”(Così parlò Zarathustra), op.30 di Richard Strauss, viene proposto per la chiusura del concerto di giovedì 28 maggio, alle 20.30, presso l’Auditorium Rai Arturo Toscanini di Torino, con trasmissione in live streaming sul portale di Rai Cultura e in replica venerdì 29 maggio alle ore 20. Protagonista l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai e il direttore principale Andrés Orozco-Estrada. La serata si aprirà con la prima esecuzione assoluta di “Cratere” per Grand’Orchestra di Leonardo Marino, classe 1992, formatosi al Conservatorio di Milano e Ginevra con maestri del calibro di Alessandro Solbiati e Michael Jarrel.

“Sono cresciuto alle pendici di un vulcano – afferma il compositore – e fin da piccolo, come tutti gli abitanti dell’etneo ho convissuto con lo stupore per la bellezza della montagna e con il timore della sua forza distruttrice, con lo spettacolo delle eruzioni che illuminano il cielo notturno, togliendo il fiato, anche quando se ne conoscono le possibili conseguenze; con la consapevolezza della fertilità della terra vulcanica e della inesorabili della lava; con le immagini del cratere come entità apparentemente immobile e silenziosa, ma anche come bocca dell’inferno, come concavità e al tempo stesso convessità. In ‘Cratere’ risuonano queste contraddizioni: il brano non parla dell’Etna come fenomeno naturale, bensì della sua carica simbolica e paradossale, e della reazione, altrettanto paradossale, che gli spettatori provano di fronte ad essa. ‘Cratere’ è un brano sonoro, a tratti inquietante e rassicurante, statico ed esplosivo”.

Segue poi il concerto n.22 in mi bemolle maggiore per pianoforte e orchestra K 482 di Mozart, scritto nel 1785 ed eseguito per la prima volta a Vienna il 23 dicembre del medesimo anno. Il brano si distingue per l’uso pionieristico dei clarinetti, capaci di conferire all’orchestra una profondità timbrica dal respiro squisitamente operistico. L’opera è stata resa celebre per il suo tragico andante in do minore, un’architettura monumentale che bilancia la grandiosità solare e la malinconia profonda, una sintesi del Mozart della maturità.

A interpretare il concerto sarà Emanuel Ax, polacco di origine, nato in Ucraina, a Leopoli, ma cresciuto in Canada e formatosi negli Stati Uniti e in Francia, vincitore del concorso pianistico internazionale “Arthur Rubinstein” di Tel Aviv nel 1974, a 25 anni.

Auditorium Rai Arturo Toscanini – piazza Rossaro – tel: 011 8104996 – biglietti in vendita online sul sito dell’OSN Rai e presso la biglietteria dell’Auditorium – 011 8104653 – biglietteria.osn@rai.it

Mara Martellotta

Tosca, eroina tragica, in scena al Teatro Regio di Torino

In scena al Teatro Regio di Torino il nuovo allestimento del capolavoro di Giacomo Puccini, “Tosca”, per la regia di Stefano Poda, con il direttore musicale Andrea Battistoni sul podio per l’ultima produzione della stagione

Al Teatro Regio, da venerdì 12 a domenica 21 giugno, sarà in scena Tosca, con la visione totale di Stefano Poda per il nuovo allestimento del capolavoro di Giacomo Puccini. Stefano Poda firmerà regia scene, luci, costumi e coreografia. Sul podio dell’Orchestra, del Coro e del Coro di Voci Bianche del Regio sarà il Direttore Andrea Battistoni. Protagonisti saranno tre solisti di fama internazionale: Chiara Isotton, Martin Muehle e Roberto Frontali. I cori saranno istruiti da Gea Geratti Ansini e da Claudio Fenoglio. Collaboratore alla regia sarà Paolo Giani Cei.

Dopo il recente successo de “La Juive”, che ha ottenuto il Premio Abbiati 2023, Stefano Poda ritorna il palcoscenico del Regio, sugellando un legame artistico profpmdomche ha dato vita a produzioni oniriche memorabili come il Thaïs del 2008, Leggenda del 2011, Fausto del 2015 e Turandot del 2018. In questa nuova coproduzione con l’Abay, Kazach, National Opera, il,regista firma uno spettacolare allestimento capace di meravigliare per la forza simbolica e l’inconfondibile estetica visionaria, compiendo un’opera radicale spogliando il capolavoro di Puccini dai clichè storici per restituirlo alla sua dimensione di dramma universale e rito collettivo.

Tosca viene concepita come una grande installazione contemporanea dedicata alla romanità; la scena è dominata da una materia imponente di marmo e simboli, arricchita da reperti trasformati in ologrammi, in un dialogo costante tra archeologia e contemporaneità.

“Il mondo visivo dello spettacolo si fonda su un forte dualismo storico e simbolico – dichiara il regista Stefano Poda – da un lato il Settecento, l’universo dell’Ancien Regime, con le sue gerarchie e il suo splendore ormai corroso, rappresentato da Scarpia, figura di potere decadente, di in mondo destinato a dissolversi. Dall’altro lato c’è l’Ottocento nascente, portatore di nuove idee politiche, modernità e cambiamento, incarnato simbolicamente da Cavaradossi”.

Floria Tosca compie la sua parabola di eroina tragica, e la sua vicenda privata viene stimolata da un meccanismo di potere che Puccini traduce in una partitura di spietata modernità. Si tratta dello scontro tra la brama del vecchio mondo e l’anelito di una modernità nascente, che si risolve in un finale dirompente.

“Per restituire Tosca alla sua vera universalità – spiega Stefano Poda -il regista dal palcoscenico deve imparare a disimparare, cosiccome lo spettatore non deve solo vedere, ma ascoltarsi e vedersi”.

Per il direttore musicale Andrea Battistoni, Tosca costituisce un vertice musicale italiano, capace di anticipare logiche narrative moderne attraverso una perfetta fusione tra musica, parola e ritmo teatrale.

“Si tratta di un’opera che sento visceralmente – dichiara Andrea Battistoni, sottolineando come la capacità di Puccini di reinventare il genere per il nuovo secolo provochi una tensione emotiva inesorabile”.

Chiara Isotton, che interpreta il personaggio di Tosca, è un soprano di autentica scuola italiana che padroneggia il ruolo con vocalità morbida e presenza scenica magnetica, fondendo temperamento e raffinata sensibilità. Martin Muehle, nel ruolo di Cavaradossi, è interprete di riferimento per il repertorio drammatico spinto. Presta la sua voce brunita a un pittore rivoluzionario di nobile intensità. Il vertice del ruolo baritonale è rappresentato da Roberto Frontali, nel ruolo di Scarpia, che domina la scena con autorevolezza, rendendo il personaggio impeccabile e dalla gelida eleganza . L’opera sarà presentata mercoledì 3 giugno, alle ore 18, presso il Piccolo Regio Puccini nel corso della conferenza-concerto condotta dalla giornalista Susanna Franchi, a cui interverranno il direttore musicale Andrea Battistoni e il regista Stefano Poda. In questa occasione, il Polo Culturale di Marengo, insieme all’Unione Giornalisti e Comunicatori Europei, consegnerà ai due artisti la medaglia di Marengo, che celebra la loro interpretazione del capolavoro pucciniano evidenziando il legame profondo tra la vittoria di Napoleone del 14 giugno 1800 e il libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa.

Ingresso libero

Info: www.teatroregio.torino.it – biglietteria@teatroregio.torino.it – info@teatroregio.torino.it – 011 8815241

Orari da lunedì a sabato ore 11-19 / domenica ore 10.30-15.30 e un’ora prima degli spettacoli.

Mara Martellotta

Il Premio Gian Mesturino assegnato a Giulio Base, direttore del TFF

Al Colosseo, giovedì 28 maggio

Giovedì 28 maggio, alle 20,30, serata di musical, danza e teatro, il palcoscenico è quello del Colosseo, in scena 130 giovani artisti, un nuovo appuntamento del “Galà dei G.E.T.” ovvero dei Germana Erba’s Talents, una messa in scena, ormai ricorrente a mostrare simpatia e grande professionalità e definitiva bravura, che spazia dal grande repertorio del balletto classico alla prosa, da quadri che tra coreografie e canzoni riportano lo spettatore a quel magico mondo dei musical che ha accompagnato molti di noi per tutta la vita. Una vetrina per proporre ancora una volta il lavoro e i risultati dei tanti studenti del Liceo Germana Erba Coreutico e Teatrale, molti dei quali, come i tanti colleghi che li hanno preceduti, andranno domani a conquistare palcoscenici anche internazionali. Passi a due e balletti di insieme, virtuosismi classici come “Il ballo dei Cadetti” su musiche di Johann Strauss o creazioni contemporanee come “Somewhere in Between” condotto con estrema eleganza sulle musiche di Vivaldi.

Alla voce musical, si allineano titoli tra i più famosi e amati, da “Peter Pan” a “Mary Poppins” (ascolteremo “Cancaminì” e Step in time”), da “Aladdin” all’intramontabile “West Side Story” a “Greatest ShowMan”; mentre a saggiare il mondo della prosa, sono previsti, oltre i piacevoli ricordi shakespeariani, brani di “Una stanza tutta per sé” dalle pagine di Virginia Woolf, “Il gatto e il diavolo” di James Joyce e, nel cuore e nella mente di moltissimi dopo il capolavoro di Peter Weir interpretato dallo scomparso Robin Williams, “Capitano mio Capitano”, meditando sulle parole di Walt Whitman all’indomani dell’uccisione di Abraham Lincoln. La serata è firmata dai docenti, coreografi e registi, Niurka Naranjo De Saà, Gianni Mancini, Laura Boltri, Laura Fonte, Silvia Iannoli, Isabella Legato, Andrea Beltramo, Stefano Fiorillo, Elia Tedesco e dai vocal coach Simone Gullì e Gabriele Bolletta, Presidente della Fondazione Germana Erba, con il coordinamento di Girolamo Angione, direttore artistico del Liceo.

Durante il corso della serata, verrà consegnato il Premio Gian Mesturino 2026, un riconoscimento destinato ai protagonisti dello spettacolo in memoria di un uomo e di una straordinaria figura di autentico “teatrante” che ha – con la sua passione, con le idee, con le tante scommesse vinte, con quell’aiuto di Germana che non gli è mai venuto a mancare – dato vita al Liceo e alla formazione degli artisti di domani. Il premio è quest’anno assegnato a Giulio Base, attore e sceneggiatore e regista che ha attraversato teatro, cinema (tra gli ultimi titoli, “À la recherche” e “Il vangelo di Giuda”) e tv (“San Pietro” e una rivisitazione per il piccolo schermo della “Donna della domenica”), torinese di nascita, appena tornato dalla Croisette dove ha vissuto l’atmosfera del Festival e da dove ha con ogni probabilità ricavato ottimi titoli e idee per il “suo” prossimo Torino Film Festival di cui per il terzo anno sarà, in novembre, il direttore. Sottolinea Irene Mesturino, che continua a essere l’anima del lungo progetto portato avanti per anni dai genitori (come sarebbe necessario che nessuno dimenticasse il nonno, Giuseppe Erba): “Ricordo una frase che Giulio Base mi disse a qualche metro da mio padre Gian mentre stava visitando il Liceo insieme a lui: ‘Sai, Irene, quest’uomo illuminato e intelligente ha sostenuto sempre il progetto formativo di Germana con stima e amore, stando un passo indietro. Un uomo modernissimo’”. E anche noi lo ricordiamo così, fattivo e lungimirante: ma con quel passo indietro che ha pur continuato a immaginare, a proporre, a costruire sulla scena e fuori.

e.rb.

Nell’immagine, Giulio Base tra Gian Mesturino e Irene Mesturino, con Elia Tedesco, durante una visita al Liceo Coreutico.  “Foto archivio Torino Spettacoli”

Prevale il “già detto” nelle storie intrecciate di Almodòvar

Da Cannes sugli schermi “Amarga Navidad”

PIANETA CINEMA a cura di Elio Rabbione

Sull’asticella dei lungometraggi firmati da Pedro Almodòvar – o semplicemente Almodòvar come si legge da tempo nei titoli di testa – “Amarga Navidad” è al numero venticinque, un percorso di anni del ragazzo della Mancia approdato nella capitale spagnola con la passione dei fumetti e del teatro d’avanguardia e del cinema, una ribellione nella testa, corrosivo e disturbante, il coperchio da risollevare del dopo Franco e da far esplodere. Iniziava trentenne e le “ragazze del mucchio” con Pepi, Luci e Bom facevano da apripista alla rivoluzione. Ce lo hanno fatto amare le storie, lo stile, l’elogio della diversità, la magnifica libertà nell’esprimersi, la commozione e lo sberleffo, quel tanto di autoironia disseminata, sempre più le tematiche, man mano che gli anni passavano e i cappelli gli s’imbiancavano. L’esplosione a Cannes con “Donne sull’orlo di una crisi di nervi”, che avrebbe guardato agli Oscar, poi quell’infilata sequenza di capolavori a cavallo del millennio con “Tutto su mia madre” (1999) e “Parla con lei” (2002) – vogliamo definirli i film più “belli” dell’intera filmografia? -, con “La mala educaciòn” e “Volver” sino a “Dolor y gloria” e la “Stanza accanto” che gli fece meritare il Leone d’oro a Venezia due anni fa. Lo sguardo rivolto al cinema, alla stesura di una sceneggiatura e alla realizzazione di un film, agli amori e alla disperazione, alla figura della madre e al senso di colpa, all’abbandono delle persone care e alla morte, all’eterno dualismo di arte e vita, di realtà e finzione che da quella sera del maggio 1921, complice Pirandello e i suoi personaggi alla ricerca di un autore che li rappresenti vivi sulla scena, con tanto di realissimo sparo mortale e lo sgomento di ognuno, ci perseguita. È, per un autore, il mettersi al computer, ai battiti (anche del cuore) incessanti della tastiera per catturare la vita degli altri.

Ci porta qualcosa di nuovo “Amarga Navidad” (mentre da Cannes il regista ci ha fatto sapere che un’altra sceneggiatura è già pronta, con il suo titolo ben preciso)? Siamo nel 2004, crisi di panico e un gran mal di testa Elsa, una sera, regista di spot pubblicitari con due film all’attivo che pochi hanno visto ma che proprio per questo, forti della presenza di uno sparuto gruppo di fan, sono divenuti “di culto” – e cosa voglia dire “di culto” lei lo spiega in modo didascalico a una dottoressa che per il pronto ricovero l’ha messa sotto osservazione, dottoressa che non ha dimestichezza con il mondo del cinema ma vista la sua semplicità intellettuale semplicemente sbalorditiva si è tentati di pensare anche con altro che la riguardi più da vicino. Ricovero a cui l’ha condotta il suo prestante boy, Beau o Bonifacio, pompiere di professione ma pronto ad arrotondare nelle pause in un locale di stripper e a divertire le festeggiate e amiche del cuore che sono lì per gli addii al nubilato – e ci accorgeremo dopo come siano mutati quei locali con il passar degli anni, con il pubblico che ci va per osservare o per toccare con mano il punto finale dell’eros -, intercettato per una pubblicità di mutande, muto e con lo sguardo perso nel vuoto. Srotolandosi la storia -, in una sorta di horror vacui che dovrebbe già spaventare lo spettatore, in quell’affastellarsi di personaggi e di giravolte e di incastri, che il montaggio solletica sfrenato, in quegli script che guardano da lontanissimo a un punto di raccolta finale e preciso, che non fanno che confermarci come già in altre occasioni Almodòvar abbia più o meno peccato di quel barocchismo cinematografico tutto volute e ridondanze che forse era divertente e accettato negli anni dello sfrenato divertimento ma che in questo adottato rinchiudersi su se stesso andrebbe tenuto più sotto una campana di vetro o maneggiato con più attenzione – ci si fa la conoscenza di una di lei sorella, Patricia, che sottrae il figlio a un marito che con tutta probabilità la tradisce ma che altresì, a seguito di una telefonata zuccherina soltanto, riallaccia i rapporti, toccata e fuga di un personaggio – come altri, presi e abbandonati – che non ha il tempo di concretizzarsi; e di un’amica, Natalia, sbocciata nelle fasi finali, che cova il dolore della perdita di un figlio morto in un incidente, di cui avverte la responsabilità, con cui trascorrere le feste di Natale nel nero deserto di Lanzarote (mentre Beau si sente messo da parte, mentre avrebbe voglia di partire pure lui), gli stessi paesaggi già richiamati negli “Abbracci spezzati” del 2009. Fatti e persone che Elsa – “ho di nuovo voglia di scrivere”, ripete – intende far entrare in una sua nuova sceneggiatura: e si risente il ticchettìo dei tasti. Interminabile.

Come un rivelarsi – mal riuscito – di scatole cinesi, realtà che s’alterna a quella finzione, tutto questo spigoloso racconto altro non è che la faticosa sceneggiatura, il difficile iter creativo – nell’anno di grazia 2024 – di Raùl, immediatamente immaginabile alter ego del regista, che da cinque anni non s’avvicina all’arte che ha sempre inseguito, che coltiva con il suo compagno Santi (un’immagine che riflette Beau) una liaison che ha qualche ombra di stagno, con i silenzi e i servizi di quest’ultimo, che ha un culto per la segretaria Monica (“tu sei la mia miglior lettrice”), non soltanto chi ricorda gli appuntamenti o gli inviti strapagati o le retrospettive da presentare o i premi che continueranno a dargli lustro e successo, a farlo decretare come un maestro, ma anche la confidente: che ad un certo punto le confesserà il desiderio di licenziarsi, di staccarsi un poco da lui, per stare accanto alla sua compagna che accudisce al figlio colpito da un tumore. Uno specchio continuo, ridondante, infarcito di sguardi sin troppo espliciti. Sino a quando una summa di spiegazioni rancorose non metteranno di fronte Raùl e Monica, tra le luci di un parco che si stanno accendendo, accuse di lei sull’uso sfacciato che lui ha fatto di quella sua storia privata di unione e di dolore. Almodòvar parla e corre in propria difesa per bocca di Raùl e i titoli di testa scorreranno sulla nuova fatica di entrambi. E forse è anche lo spettatore a parlare al regista (o una parte del suo pubblico, chissà) quando Monica gli butta in faccia che lui i suoi film migliori li ha già fatti (“Dolor y gloria” non starebbe lì a dimostrarcelo?), che cancelli il personaggio di Natalia, che faccia magari un’opera assai più breve (“The Human Voice” e “Strange Way of Life” sono i recenti esempi il cui Almodòvar ci ha avvicinato) e la consegni a una piattaforma, pagano bene e Netflix non aspetta altro, “i tuoi fan vedrai che lo apprezzeranno come oggi apprezzano i film minori di Bergman e di Fellini”. Almodòvar mette in discussione il linguaggio del cinema, del suo cinema, rivendica la propria libertà autoriale, anche il blocco di scrittura che approderà magari ad altre prove, altresì convincenti e autorevoli, il continuare a perseguire (a perseguitare?) quegli stessi temi che già ci ha raccontato. Ma oggi vediamo in “Amarga Navidad” il prevalere del già detto – tanto della storia di Elsa pare girare a vuoto, persino il cameo di Rossy De Palma suona stonato -, l’insistenza nel voler affrontare ancora una volta quanto un tempo aveva il piacevole sapore della scoperta, della novità. Certo Almodòvar continua a contare, e a convincere, sulla sua sincerità, sulle sue musiche e sulle canzoni struggenti, sui colori fiammeggianti di cui inonda i suoi film, gli abbigliamenti delle attrici, scambiabili, tra il rosso e il verde, le ondate di giallo e di blu, le ambientazioni e gli esterni – la villa rifugio di Lanzarote è una vera favola -: ma tutto ci appare oggi sospeso e confuso, manca il colpo o i tanti colpi di genialità dell’”8 e mezzo” felliniano e noi, questa volta, come quegli artisti del circo del vecchio film di Alexander Kluge siamo “perplessi”.


Il Festival Narrazioni Parallele tra città e montagna

 

Dal 25 maggio al 15 agosto, nei comuni di Torino, Bardonecchia e Fenestrelle

Musica, danza, teatro e circo contemporaneo si fondono in un unico linguaggio multisensoriale ed invadono la città e la montagna con la nuova edizione di “Narrazioni Parallele Festival”. Dal 25 maggio al 15 agosto tornerà il festival che trasformerà i luoghi e le esperienze immersive, costruendo un sistema di Narrazioni Parallele capaci di mettere in relazione dimensioni apparentemente distanti, come la storia e il futuro, la tradizione e l’innovazione, la persona e la natura. Al centro del progetto è presente la contaminazione tra diversi linguaggi artistici: musicisti di formazione classica dialogano con artisti delle nuove tecnologie, mentre la danza contemporanea e i nuovi linguaggi scenici superano la quarta parete, coinvolgendo attivamente il pubblico. Gli spettatori sono parte di un’esperienza che si costruisce nel tempo e nello spazio. Narrazioni Parallele Festival si distingue per un approccio profondamente site specific. I luoghi, spesso lontani dal concetto di palcoscenico, diventano parte integrante di una narrazione e il pubblico è invitato a esplorarli in modo non convenzionale attraverso un’esperienza “a safari”, un percorso libero in cui cercare, scoprire, ascoltare e interagire.

Il Festival si svolge a Bardonecchia, a La Tur d’Amun e nella borgata di Rochemolles, al Forte di Fenestrelle, con appuntamenti alla Fondazione Merz e al Politecnico Campus Grapes. Sarà proprio in quest’ultimo, nella prima vigna itech al mondo, ideata da City Culture, all’interno del Politecnico di Torino, che il 25 maggio alle ore 20 si terrà l’evento inaugurale. Si tratterà di una serata i solita e affascinante, che vedrà la prima assoluta di “Metamorfosi-sentieri del mistero” con la collaborazione inedita tra il giovane oboista portoghese Pedro Pereira De Sá, primo oboe alla Scala di Milano e talento emergente, la compagnia EgriBiancoDanza e la musicista elettronica e sound designer Cristina Mercuri: una performance che unisce movimento, musica e tecnologie. Nello spazio di Campus Grapes, sospeso tra natura e innovazione, lo spettatore sceglierà, si muoverà e ascolterà, costruirà il proprio racconto attraverso la possibilità di utilizzare in maniera attiva il proprio smartphone per integrare i suoni dal vivo con un’ambientazione ascoltata attraverso un qrcode.

Il festival, dopo l’anteprima di maggio, entrerà nel vivo dal 1⁰ luglio al 15 agosto con un calendario di eventi diffuso. Tanti saranno gli artisti coinvolti, tra cui le Farfadais, la celebre compagnia di Nouveau Cirque francese, che porta in anteprima mondiale il suo nuovo show, Giuseppe Cederna, attore di cinema e teatro da sempre vicino aintemi deo viaggio e della montagna, Richard Galliano, fisarmonicista di fama internazionale; la compagnia EgriBiancoDanza con un nuovo spettacolo site specific creato appositamente per il festival; Andraz Golob dei Berliner Filarmoniker; Ainot Marvegliu, l’orchestra Sinfonica di Asti, Rosanna Biribò, percussionista, e tanti altri ospiti. La direzione artistica è affidata a Willy Merz, compositore e direttore d’orchestra svizzero, figura di rilievo nel panorama contemporaneo internazionale. Sotto la sua guida, con la collaborazione di Claudia Lupo, il festival si propone come un incubatore di innovazione nelle performing arts, con un respiro già internazionale.

“Con Parallele Festival, i luoghi raccontano attraverso le performance arts, il suono e il gesto si fanno narrazione – dichiara Roberto  e caria, direttore del Festival, già ideatore di Scenario Montagna – l’aspetto distintivo del festival è rappresentato dal fatto che si tratta di qualcosa di unico”.

“Gli spettacoli del Festival non sono solo site specific ma costruiti per le comunità che li abitano: è una sfida, una cosa diversa dal consueto – prosegue Willy Merz”.

“Ci divertiamo ad abbattere le barriere – conclude Claudia Lupo – presenti tra musica classica, contemporanea ed elettronica, tra linguaggi performativi, tra artisti e pubblico. Narrazioni Parallele è un’esperienza diversa da tutte le altre”.

Il Festival è sponsorizzato da Birra Metzger 1848, sostenuto dal Ministero della Cultura, Regione Piemonte, comune di Bardonecchia, Camera di Commercio di Torino, Fondazione CRT e vanta il patrocinio della Città di Torino, Città metropolitana di Torino, Politecnico di Torino e Regione Piemonte.

MM

Rock Jazz e dintorni a Torino: The Aristocrats

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GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA SETTIMANA

Martedì. Al Milk suonano i The Aristocrats. Al Cafè Neruda si esibisce il Bhinnashadaj Music Trio. Al Blah Blah sono di scena i D!ps + GTT.

Mercoledì. Al Blah Blah suonano i Katana Koale Kiwi.

Giovedì. Al Blah Blah si esibiscono i Zzanne + Spaghettin Spezzati. Allo Spazio 211 suonano i Dlemma.

Venerdì. Al Blah Blah sono di scena i Newhvn +Guest T.B.A. Allo Spazio 211 si esibiscono i Dirty Noise + Wayloz. All’Hiroshima Mon Amour suona la Rino Gaetano Band. Al Circolino è di scena il Generation Quartet

Sabato. Allo Ziggy suona Pier Gonella + Rock N’plug + Alternativa DJSet By Turymegazeta. Al Blah Blah sono di scena gli Into My Plastic Bones +Gordonzola. Allo Spazio 211 suonano i Kahlumet + Mars On Suicide

Domenica. Alla Divina Commedia si esibiscono gli Yourmother. Al Blah Blah suonano i Total Chaos .

Pier Luigi Fuggetta

Al teatro Erba si festeggiano i 26 anni di repliche di “Forbici Follia”

Dal 22 al 24 maggio prossimo, presso il teatro Erba di Torino, a grande richiesta tornerà in scena “Forbici Follia” con una produzione di Torino Spettacoli e per la regia di Gianni Williams.

Uno spettacolo esilarante, divertente e interattivo, capace di fondere generi apparentemente lontani, come il giallo e il comico, e adatto ai pubblici più diversi, ai grandi e ai bambini. Il teatro Erba festeggia così i 26 anni di repliche di “Forbici Follia”, nato dal genio di Paul Portner, psicologo svizzero che negli anni Sessanta scrisse il testo teatrale “Scherenschnitt” (termine per indicare l’arte del tagliare la carta con le forbici) e proposto nell’allestimento originale di Bruce Jordan e Marilyn Abrams.

L’azione si svolge in tempo reale nel salone di parrucchiere “Forbici Follia”, nel quale si fanno realmente shampoo, permanenti e messe in piega. Un omicidio viene commesso al piano di sopra e, dopo il tempestivo intervento di un commissario e di un agente speciale, quattro sospettati sono costretti a difendersi dall’accusa di omicidio. Da questo momento il commissario chiederà aiuto agli spettatori, unici testimoni del delitto, e risolvere il caso attraverso la soluzione proposta dal pubblico stesso. I personaggi sono disegnati magnificamente e divertono per la loro caratterizzazione, dalla parrucchiera Alina all’agente di polizia Lo Sordo, da Giampy, esuberante proprietario del salone, al commissario Montalbino, fino all’antiquario Giulio Vàlleri  e all’impossibile signora Ravagliati.

Teatro Erba, corso Moncalieri 241, Torino – dal 22 al 24 maggio 2026

Mara Martellotta

Al Teatro Gobetti la Mandragola di Machiavelli, regia di Jurij Ferrini

Debutto al teatro Gobetti, giovedì 28 maggio, alle ore 19.30, della Mandragola di Niccolò Machiavelli per la regia di Jurij Ferrini, che sarà in scena insieme a Matteo Alì, Alessandra Frabetti, Raffaele Musella, Federica Quartana, Michele Schiano Di Cola, Angelo Tronca.
Lo spettacolo, prodotto dal Teatro Stabile di Torino, Teatro Nazionale, resterà in scena per la stagione in abbonamento fino a domenica 14 giugno prossimo.

“Non so perché,  ma almeno da un paio di decenni – spiega il regista Jurij Ferrini – mi pare che da queste latitudini non provenga più un buon vero teatro comico. Disaccoppiare le due maschere iconiche del teatro, quella tragica e quella comica, risulta pericoloso oltre che sbagliato. Perché  chi sta in alto e bene in vista, necessita di qualche graffio dagli artigli della satira, della comicità, della commedia. Essere in vista ha questo prezzo e se non s’intende pagarlo si corre il rischio di imporre poi una subdola censura. Imporre eccessiva serietà in Teatro e rendere pesante la riflessione culturale, come se cultura e divertimento fossero antitetici, non giova al pubblico, che è e deve restare il fine ultimo dell’evento unico e irripetibile dello spettacolo teatrale. Questo è il propellente che mi ha spinto per la terza volta , in poco più di trent’anni, a riallestire Mandragola di Niccolò Machiavelli per il Teatro Stabile di Torino.
La trama è celebre, l’autore ancora di più, non credo di poter aggiungere nulla di intelligente alle migliaia di pagine scritte su quest’opera e sul genio del suo autore. Potremo solo goderne ancora insieme, se tutto va per il meglio, divertendoci fino alle lacrime.
Se proprio posso indirizzare l’attenzione ad un paio di aspetti che mi hanno sempre colpito, vi dirò che cinquecento anni fa creare un personaggio come fra’ Timoteo che, per soldi, si dannerebbe l’anima sua e di tutti i parrocchiani, risultava concretamente pericoloso perché ad imbattersi nell’Inquisizione ci voleva davvero poco. Erano gli anni di Giordano Bruno e lo stesso Machiavelli a causa de ‘Il Principe’ era già  finito nelle segrete fiorentine. Eppure artisti e filosofi indicavano una visione di futuro e toccava loro patire le conseguenze del dono ricevuto con il talento”.

“L’altro aspetto – aggiunge il regista Ferrini – è  secondario perché riguarda solo questa messinscena. Nessuna epoca precisa è raffigurata dagli abiti e dalla non scenografia, perché non aiuterebbero assolutamente l’azione che, bene incarnata dagli interpreti, basta da sola a chiarire quel che di ostico la lingua talvolta può offrire, sempre in modo divertente. Inizia così, con un celebre prologo “Iddio vi salvi, benigni uditori” e in pochi istanti si gela la platea, fino a quando non parte davvero l’azione e poi tutto diventa chiarissimo e spassoso e va in crescendo […].”
La radice della pianta di mandragora ha fatto scaturire infinite leggende, più di tutte quella che potesse risolvere i problemi di sterilità e ha ispirato il titolo di un capolavoro teatrale che è  giunto fino a noi. Il regista Jurij Ferrini enfatizza la complessità morale dei personaggi e il paradosso tra apparenza e realtà.  La tensione tra virtù e malizia emerge con ironia sottile; ancora a distanza di secoli dalla sua composizione,  la commedia di Machiavelli non smette di parlare alla contemporaneità,  dominata da avidità, finzione sociale e manipolazione. La condanna divertente e divertita di un mondo corrotto e privo di valori in cui tutti sono corrotti e corruttori rappresenta la metafora dell’eterno gioco dei potenti verso i più deboli e ignoranti”.
Mara Martellotta

Inviato dall’app Tiscali Mail.

Il 46esimo Concerto di Ferragosto si terrà a Rucas

 Nel territorio di Bagnolo Piemonte

Sarà la località Rucas, nel territorio di Bagnolo Piemonte, ad ospitare la 46ª edizione del Concerto sinfonico di Ferragosto, l’appuntamento che ogni anno porta la grande musica d’autore sulle vette delle Alpi piemontesi.

La decisione è stata assunta ufficialmente dalla Cabina di Regia, composta da Regione Piemonte, Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, Camera di Commercio di Cuneo, Provincia di Cuneo e ATL del Cuneese.

Anche quest’anno l’evento sarà trasmesso in diretta nazionale su Rai3 con uno speciale Tgr a cura della redazione del Piemonte e del Centro di Produzione Rai “Piero Angela” di Torino.

«Il Concerto di Ferragosto è ormai molto più di un evento: è un simbolo della nostra terra e un appuntamento atteso da migliaia di persone che amano la montagna e la grande musica – afferma l’assessore regionale alla Montagna Marco Gallo – Siamo felici di annunciare che sarà Rucas ad ospitare questa nuova edizione, offrendo un palcoscenico naturale straordinario all’Orchestra Bruni. È un momento di comunità e di orgoglio identitario che ci permette di far conoscere le nostre valli a un pubblico sempre più vasto. Grazie alla vetrina della Rai, la bellezza e la magia delle nostre montagne entreranno ancora una volta nelle case di tutti gli italiani, confermando quanto sia unico il patrimonio delle terre alte e quanto sia importante continuare a valorizzarlo insieme. Ringrazio i membri della Cabina di Regia istituzionale, coordinata dalla Regione, che anche quest’anno accompagnano questo appuntamento con il proprio fondamentale contributo».

L’evento, che vedrà protagonista l’Orchestra “Bartolomeo Bruni” di Cuneo, si conferma come uno dei momenti più iconici dell’estate piemontese, in grado di richiamare migliaia di escursionisti in quota e di connettere milioni di telespettatori attraverso il piccolo schermo. La manifestazione, che ha attraversato oltre quattro decenni di storia, rappresenta ogni anno un’occasione di promozione straordinaria per le valli cuneesi e per l’intero sistema montagna piemontese.

Con l’ufficializzazione della sede, la macchina organizzativa entra ora nella sua fase operativa per definire gli aspetti logistici e il programma artistico dell’evento, che saranno illustrati nel dettaglio nei prossimi mesi nel corso della conferenza stampa di presentazione.