Nato in una stanzetta affittata a Torino ad una studentessa universitaria, Lettura d’Emergenza ha l’obiettivo di regalare eBook più o meno inediti ad ogni italiano
“Stiamo cercando autori disposti a fornire gratuitamente alla collettività i propri ‘libri nel cassetto’, quelle opere scritte e mai fatte vedere a nessuno”, racconta Chiara Venuto, una delle fondatrici del progetto, “per ringraziare la comunità che ci ha cresciuti e che oggi sta lottando dando loro qualcosa con cui sognare, per guardare insieme verso un futuro migliore”. A breve sarà pubblicato il primo libro, “Quello che sento”, di Chiara Venuto con illustrazioni di Eugenia Lo Porto.
Spiegano i promotori dell’iniziativa:
“Lettura d’Emergenza è un progetto dal sangue tutto italiano, ma ha un’anima cosmopolita. Nasce dal bisogno di leggere, specialmente nel corso del confinamento dovuto al Coronavirus, e vuole fornire un libro a chiunque ne abbia bisogno, indipendentemente da dove si trovi e quale sia la sua lingua”.
Per fare ciò, pubblica gratuitamente i “libri nel cassetto” di chiunque voglia condividerli. Iniziando proprio da quelli della sua fondatrice Chiara Venuto.
Perché gratis?
“Il motivo è semplice: il libro non è scritto (solo) dal suo autore, – aggiungono -ma da tutta la comunità che sta attorno a lui, e che lo influenza in modo determinante. Un nostro libro, quindi, non è scritto da un nostro autore, ma da tutti voi. Ed è anche per questo che i libri di Lettura d’Emergenza sono forniti gratuitamente: nascono dalla comunità, ed è per questo che tornano ad essa. Perché è soprattutto nei momenti di difficoltà che bisogna ringraziare chi ci ha sostenuti e “costruiti”.
In tempi di emergenza Covid 19 le letture umoristiche, come quelle che lo scrittore torinese Gianluigi De Marchi propone attraverso i suoi recenti volumi, sicuramente costituiscono un valido supporto per vivere in modo più sereno fasi emergenziali come quella che stiamo attraversando, non soltanto di natura sanitaria (dovuta alla pandemia da Covid 19), ma spesso complicate anche da difficoltà psicologiche.
comprende i titoli dei capolavori dello schermo rivisitati e corretti, e l’ultima parte, che tocca diversi argomenti, tra cui l'”umorismo a tema”, vale a dire una sezione variegata capace di includere oroscopi, il festival di Sanremo e personaggi come i Sette nani di Biancaneve, gli eroi del Risorgimento, i “nostri amici stranieri”, la finanza, i proverbi ed i quiz d’intelligenza.
Questo il contenuto e l’idea di base che stanno dietro all’iniziativa lanciata da Arci Torino e da Comunet – Officine Corsare (associazione mutualistica non profit, con sede in via Pallavicino a Torino) di una manifestazione di piazza digitale lunga un giorno, che parte con i comizi dei lavoratori per proseguire con dibattiti vari fino a giungere all’immancabile concertone. Il tutto,ovviamente, in chiave virtuale e alla vigilia dell’incombente “Fase 2” (tappa di mezzo per l’uscita graduale – si spera – dall’attuale drammatica crisi pandemica) e con il Paese più o meno pronto alla ripartenza: ma, si chiedono gli organizzatori, “per andare dove?”. La pandemia, che da più di due mesi ha sconvolto il Paese, ha messo a nudo contraddizioni dell’attuale modello di sviluppo, giudicato insostenibile da un punto di vista sociale, ecologico, economico, culturale e politico.
I sindacati hanno lanciato a Torino lo slogan #ripartiamodallavoro postato sui profili social. E sul sito dell’Ismel (Istituto per la memoria e la cultura del lavoro) sono pubblicate le video interviste a lavoratori e lavoratrici. Venerdì alle 11 diretta Facebook con interviste ai segretari generali dei sindacati e ai rappresentanti delle istituzioni.
Per lei l’alternativa del 22 giugno, quando scadono i tempi per la carcerazione preventiva. Una lettera sicuramente dai toni duri che, mi sembra, stia nei limiti del civismo di una protesta comunque contenuta. Eppure la loro situazione appare preoccupante. Una delle firmatarie ha la febbre, è preoccupatissima e ha chiamato la guardia medica. Notizia preoccupante come lo è, ancora la lentezza nella nostra Regione nel fare i tamponi. Il Garante dei diritti dei detenuti del Piemonte ammonisce. Stanno aumentando i contagi in tutte le carceri piemontesi. Fuori controllo Alessandria, Saluzzo e soprattutto Torino. Concretamente: o intervenite subito, cioè oggi, o sarà troppo tardi domani. E francamente non si capisce perchè la macchina della giustizia perché non intervenga .Sempre Enza Colavito cerca di trasformare la sua disperazione in speranza appellandosi alla Costituzione: la presunzione d’ innocenza è, per l’appunto un diritto fondamentale. Essere arrestati perché si è indagati non è indice di colpevolezza. Purtroppo siamo un paese di forcaioli che vedono, anzi il più delle volte vogliono vedere la colpevolezza nell’arresto. Va bene tutto fin tanto che non ci riguarda da vicino. Se riguarda gli altri peggio per loro. Ma i diritti sono di tutti e per tutti. La Colavito – incarcerata per le presunte connivenze con la criminalità organizzata che hanno portato alle Vallette anche l’ex assessore regionale Rosso – potrebbe inquinare le prove o fuggire? La vedo dura, viste le condizioni generali e la meticolosità delle indagini. Poi l’ ultima richiesta (respinta) degli arresti domiciliari era esclusivamente motivata per problemi di salute aggravati dal pericolo del coronavirus. Un atto umanitario che nulla ha che vedere con la colpevolezza. Verissimo che i reati contestati sono gravissimi. Ma è altrettanto vero che i diritti si applicano a chiunque. L’ umanità fa (o dovrebbe fare) parte della giustizia. Altra cosa è la cosiddetta clemenza della corte. Battuta sentita in più film degli anni cinquanta, fatta da difensori d’ufficio svogliati e distratti. Altra cosa è il diritto alla difesa. Ho avuto modo di sentire il Presidente dell’ Ordine degli avvocati quando mia figlia è diventata avvocato. Significando questo diritto ha raccontato un fatto storico a me totalmente sconosciuto. Un importante e famoso avvocato francese ha accettato la difesa di Luigi XVI nel processo che lo condannava alla ghigliottina. Ha accettato pur sapendo che sarebbe stato a sua volta ghigliottinato. Paradossi? Forse, probabile, ma serve a spiegare che nessuno, appunto, deve soprassedere ai fondamentali diritti degli individui.