
Nella baraonda che può travolgerci, in cui la demagogia più imbelle ha avuto modo di scalmanarsi dappertutto, si sente la mancanza di un vero non- violento liberale come Marco Pannella. Anche Pannella commise come tutti i suoi errori, ma Pannella riuscì a coniugare l’utopia della pace con il realismo della politica. I resti di quelli che furono la parte deteriore del partito radicale, risalgono le valli che non avevano mai disceso limitandosi ad accodarsi ai funamboli dell’antisemitismo becero e truculento che evoca la Shoah. L’orgogliosa sicurezza non l’hanno mai avuta se non nella ricerca di scranni parlamentari sicuri. Pannella nella crisi mediorientale, lui che voleva Israele nella Eu , avrebbe saputo giocare un ruolo politico di primo piano, concreto e non ideologico. E’ stato l’uomo delle grandi visioni, l’esatto opposto dei nuovi d’annunziani di oggi che si credono eroi. Pannella avrebbe saputo dialogare con tutti perché di fronte ad una guerra occorrono dei pacificatori, non dei personaggini da operetta.
I nemici di Israele sono sempre stati molti. E’ un’inimicizia che che va ben oltre l’antisemitismo, se è vero che molti ebrei del passato e del presente sono contro Israele. E’ il caso di ricordare quanto è accaduto il 7 ottobre 2023 perché questo gravissimo episodio di belluina violenza sembra essersi appannato nella memoria. Anzi, c’è chi tende a giustificare Hamas che trova interlocutori impensati. Netanyahu oggi è considerato un genocida e la sua appartenenza alla destra estrema lo rende odioso ai più. La ritorsione, meglio la guerra senza quartieri che ha condotto contro Hamas, è considerata sproporzionata ai fini, anche se in materia di terrore è difficile, se non impossibile, stabilire dei limiti. Quando esso prevale, i criteri umanitari diventano labili se non inesistenti. La storia è così, sempre. Hegel parlava di essa come di un “mattatoio”. E le vicende antiche e recenti dimostrano che le guerre e in particolare certe guerre sono davvero un mattatoio. Il genocidio è stato uno solo, quello degli ebrei che Bobbio giudicava un unicum.











Infatti ha di fatto giustificato l’uccisione in base alle idee politiche del morto, dicendo cinicamente che “chi semina vento raccoglie tempesta“. Per Odifreddi forse esistono i morti buoni e quelli cattivi e la violenza contro la destra è cosa diversa di quella contro la sinistra. Ecco un modo illiberale di concepire la lotta politica, giustificando la morte di chi non la pensa come noi. Voltaire diceva che avrebbe lottato fino alla morte per garantire la libertà di esprimere idee contrastanti con le sue. Odifreddi sembrerebbe giustificare chi uccide in base alla diversità di concezione politica. E’ una versione della violenza propria dei giacobini francesi e dei rivoluzionari comunisti russi, riproposta nel 2025 . Meriterebbe un Nobel. Magari per la scienza come venne dato quello per la letteratura a Fo, repubblichino della X Mas di Salò, diventato fiancheggiatore dei terroristi rossi.







Tante volte uno dei miei più cari ed autorevoli amici, Jas Gawronski ,mi ha parlato dello straordinario zio. Si ricordava anche Papa Francesco di Frassati perché suo padre era nell’Azione Cattolica torinese insieme a Pier Giorgio. Non vedo affinità politiche tra i due torinesi e anche affinità intellettuali perché Gobetti, oltre ad essere un agitatore politico (oggi si definirebbe un attivista), era un uomo di cultura e un editore, mentre Frassati si era iscritto al Politecnico ad ingegneria mineraria per poter aiutare in concreto una delle categorie di operai più disagiata, quella appunto dei minatori.




Al festival del cinema di Venezia viene presentata la serie Tv in 6 episodi “Portobello” diretta da Marco Bellocchio. Appare un buon segno che “Portobello“ si riferisca in primis alle lettere dal carcere di Enzo Tortora – lo storico conduttore della trasmissione televisiva – inviate alla compagna Francesca Scopelliti. Aprendo il “Corriere della Ser “ che ha dato la notizia con il dovuto risalto, ho chiesto ad una ventenne al bar della spiaggia se sapesse chi fosse stato Tortora. Mi ha detto subito che non sapeva nulla neppure di “Portobello“, la celebre trasmissione di Enzo in Rai. Che i giovani non sappiano nulla di Tortora è un male (a volte dimenticare può anche essere un bene che significa che alcuni fatti negativi del passato sono stati rimossi e archiviati da un presente migliore), è un male, ripeto, perché la vicenda giudiziaria, mediatica, umana e civile di Enzo arrestato e ammanettato in diretta televisiva è una pagina di storia che non si può dimenticare, come l’affaire Dreyfus dell’ Ottocento, il capitano ebreo (e’ il caso di ricordalo oggi più che mai) accusato ingiustamente e difeso da Zola. Pannella che difese Tortora, fu lo Zola solitario del Novecento. Ho provato a chiedere alla giovane interlocutrice se sapesse almeno di Dreyfus, ma mi confessato di non sapere di cosa si stesse parlando. Forse è il caso di una bella ma ignorante ragazzina che non fa testo , ma forse è l’esempio di una gioventù che non ha studiato a scuola , non ha mai letto un giornale , legge pochi libri futili ed è incollata al telefonino per ore. E ‘ il segno nefasto dei tempi che viviamo che si sappia tutto di Pippo Baudo e nulla di Enzo Tortora perché il suo caso fa da pietra di paragone in termini di civiltà per non dimenticare mai i danni mortali provocati da una giustizia ingiusta. Tortora fu accusato senza prove da pentiti pluriomicidi. Un vero pentito fu Maurizio Peci ucciso dalle Br per il suo “ tradimento“.