“casa, ambiente, diritto allo studio, cultura, niente si salva dai tagli della Giunta, capace solo di mettere il cappello sugli aiuti statali al comparto neve”.
“Il dibattito vero e proprio sul bilancio regionale è ancora rinviato a mercoledì prossimo, quando finalmente la Giunta ci presenterà il dettaglio del suo maxi emendamento, ma possiamo già dire che ci sono troppi segni ‘meno’ davanti a settori che crediamo invece vadano maggiormente aiutati. Sono diminuiti i tagli alla cultura rispetto alla prima ipotesi di un mese fa, noi crediamo ci siano ancora dieci milioni in meno per quel settore anche se la Giunta assicura siano ‘solo’ tre: in ogni caso sono troppi, specie per un settore che ha conosciuto la crisi economica più grande di sempre, che ha chiuso i battenti un anno fa senza riaprire neppure per un giorno” – è il commento di Marco Grimaldi, capogruppo di Liberi Uguali Verdi in Piemonte, alla prima lettura delle proposte di bilancio della maggioranza.
“Lo stesso discorso vale per il diritto allo studio – prosegue Grimaldi – a fronte di timide rassicurazioni noi crediamo che all’orizzonte ci saranno nuovi tagli: ricordiamo ad esempio che ci sono decine di migliaia di famiglie ancora senza aiuto, ma la verità è che niente appare salvo. Casa, ambiente, investimenti, il maxi emendamento non risolve nessuno dei molti problemi che soffocano il Piemonte. L’unica timida apertura c’è stata sul tema del finanziamento ai cd. ‘snodi’ per gli aiuti alle persone indigenti – commenta Grimaldi: è un tema a cui siamo molto sensibili e su cui avevamo chiesto, già dall’aprile scorso, un interessamento del Presidente Cirio in persona. Per il resto, l’assessore Tronzano ci chiede di evitare una discussione in Aula, di limitare i nostri emendamenti alla Commissione e chiudere lì la partita del bilancio 2021 ma questo certamente non sarà possibile, almeno finché rimarranno dei segni meno in capitoli che riteniamo strategici per la nostra Regione”
“Anche perché – attacca Grimaldi – mentre da un lato la Lega ci chiede collaborazione, dall’altro inquina i social network propagandando l’idea che gli aiuti al comparto sci provengano dalla regione Piemonte: niente di più sbagliato, quelli sono soldi statali, arrivano da Roma e, se vogliamo dire tutta la verità, arrivano proprio del Governo Conte. Questa Giunta non ci ha messo un euro; quando tocca a loro, i fondi li tolgono”.
Quello di Riba è davvero “un lungo viaggio” nell’impegno sociale e politico, dall’infanzia nei primi anni ‘50 ai nostri giorni, attraverso vicende conosciute e vissute dall’autore dalla vita nella borgata di Caraglio (nel fondovalle cuneese della valle Grana, dove è nato il 31 maggio del 1944, durante l’ultima guerra) alla conoscenza del mondo rurale, dalla trasformazione del territorio montano allo sviluppo economico e alle tante battaglie del movimento operaio e nelle file del Pci. Buona parte del libro è dedicata alla montagna, a quelle “terre alte” che sono sempre state un mondo caro a Lido Riba, occitano per nascita e per cultura: Un mondo ricco di risorse economiche e ambientali un tempo fondamentali per la sopravvivenza di intere popolazioni e oggi una possibilità di sviluppo per il Paese tutta da scoprire. Nelle trecento pagine di questo percorso autobiografico ci sono i viaggi – in Danimarca, Sudamerica, Africa -, le tante battaglie per valorizzare le filiere agroalimentari, quelle vitivinicole e del legno. Ci sono le storie e i volti di amici e compagni che l’hanno accompagnata e spesso condivisa. Molti non ci sono più. Alcuni li ho conosciuti e frequentati come Mario Riu e Osvaldo Giordanino. Con altri ci siamo equamente divisi impegni e lotte per la dignità e il futuro delle comunità di montagna come Alberto Buzio, Enrico Borghi, Bruna Sibille, Giorgio Ferraris, Ugo Boccacci, Marco Bussone, Bruno Mandosso e tanti altri. Talvolta si legge tra le righe un poco di amarezza per quanto era necessario e giusto fare ma le condizioni avverse non l’hanno consentito, forse ritardato, a volte decisamente impedito. La montagna è le sue genti, è il paesaggio agreste e quel grumo di fatiche e lavoro per creare le condizioni minime di una economia magari frugale ma dignitosamente orgogliosa. La politica, quella con la pi maiuscola, quella che ambisce a cambiare l’ordine delle cose è stata a volte matrigna e poco attenta, lasciando il compito a una schiera di appassionati e testardi combattenti che hanno impedito che questi temi finissero dimenticati come analisi storiche e sociologiche in qualche faldone d’archivio destinato a impolverarsi.
amministrativo) di un importante istituto scolastico e poi come funzionario direttivo del Provveditorato agli studi. Il racconto fluisce agevolmente, mescolando piacevolmente i momenti di vita personale e famigliare e le tante vite vissute dell’autore: militante politico, sindacalista del mondo contadino, segretario della Federazione del PCI cuneese e dirigente politico del PDS e dei DS a livello piemontese. “Il partito, oggi, non è più quello rievocato in molti capitoli del libro, ma merita di essere ricordato come parte importante e viva della storia della provincia cuneese e del Piemonte”, confessa lui stesso. Ed è proprio così. La democrazia non si nutre di nostalgia, ma deve sempre trovare alimento nella capacità di offrire soluzioni all’esistenza delle persone. Ma non vi è dubbio che quella comunità politica rappresentò un’esperienza importante e non solo per Lido Riba. Nella passione politica si riversavano traguardi percepiti come realistici ed era qualcosa che contava moltissimo. C’era il fuoco del conflitto, delle idee, dell’appartenenza ad un campo. Non si indulge, giustamente, in nostalgia nelle pagine del libro di Lido. Non sarebbe il caso e non è nella personalità dell’autore.