Alleanze e schermaglie, la politica allo sbando
Cucciola la Ministra Laura Castelli. Ora pure condannata per diffamazione. Che cattivi questi magistrati e soprattutto cattivo Piero Fassino che si è sentito offeso dalle sue affermazioni. La più arrabbiata è Lidia Loredana Roscaneanu. Altra, se non principale parte offesa.
Castelli se la cava, per ora, con 10 mila euro tra costi processuali e parte civile da risarcire. Noccioline per lei che da tre anni percepisce lauti stipendi. Di dimissioni non se ne parla nemmeno e di chiedere scusa manco a parlarne. Chi tiene botta ( sembrerebbe) è Conte che chiede ai Grillini di scegliere tra lui e Grillo. Grillo, che una volta tanto ha le idee chiare: cari cinque stelle, io vi ho creato ed io vi distruggo.
Delirante dice che Giggino è stato il miglior ministro degli Esteri. E i due con i cinesi sono nel marasma totale. Chi si aggiunge nel delirio è l’ inafferrabile Toninelli che sostiene che da quando la Raggi è Sindachessa Roma è più pulita ed ordinata. Follia allo stato puro. Sicuramente gli antropologi avranno da studiare sui pentastellati. Cucciolo anche il prof Ugo Mattei. Tante parole rivoluzionarie e dopo un nulla di fatto. La sua lista non decolla e il ritiro è imminente. Pazienza, ce ne faremo una ragione. La notizia “piccante” è questa : Chiampa porta Lo Russo alla sezione di Rifondazione di Barriera di Milano. Via Baltea. Addirittura 15 persone, decisamente attempate, ma votano anche loro. E poi la destra incombe anche se, sembra, che Fratelli d’ Italia non sfondi. Del resto Torino è la città, o perlomeno è stata la città più antifascista d’Italia. Qualche ricordo, forse ‘c è ancora. Il capitano (Matteo Salvini) rilancia: sono un moderato, altro che camicie verdi di bossiana memoria. C’ è anche il bel gesto di Bartolomeo Giachino del ritiro dalla corsa a Sindaco nel nome di un centrodestra unito. Intanto, nei sondaggi Damilano è primo con oltre il 44 %, con più voti personali che della coalizione. Matteo Renzi deve ancora scegliere e Calenda gliela vuol far pagare al Pd sia a Roma che a Torino. Ma l’ altra notizia è che il Pd in città è il primo partito con oltre il 30 % . Però, niente male per la pattuglia di 1800 iscritti. Sui pentastellati non pervenuta alcuna notizia su che cosa faranno. Unica certezza l’odio puro per il Pd. Eppure nei sondaggi tra gli elettori dem, il 75% vorrebbe un accordo con loro. Direi quasi ovvio, visto che si giocherà tutto al secondo turno , a Torino come in tutta Italia. Il centro destra è certo del risultato finale: cappotto al Pd e cinquestelle. Possibile, al limite del molto probabile. Ma non è tutto. Le varie percentuali dei vari partiti faranno la differenza. Anche la singola tenuta dei vari leader nazionali. Non è un segreto che Meloni e Salvini si giocano chi fa il primo. E qui, diciamocelo, non bastano i numeri. Ci possono essere fattori esterni , in tutti i sensi. Si pensi all’amore di Salvini per Putin e a quello della Meloni per l’Ungherese Orban. Dunque sbagliato dare tutto per scontato. Un po’ come in Francia, dove la prevista vittoria della La Pen non è stata confermata dai fatti. Si vedrà, indubbiamente. Chi tiene duro è Mario Draghi. Ed ora facciamo i conti con un’ Italia interamente bianca, da quello che si vede due Italie. Una ancora preoccupata ed una che si sente e si comporta da liberata. Forse due facce della stessa medaglia ? Francamente non mi pare. La nostra solita divisione, un po’ manichea tra due fazioni. La solita divisione tra ” Guelfi e Ghibellini “. Tra chi va tutto bene e tra chi va tutto male. Ora, che le divisioni e dialettica sono il sale per la democrazia è indubbio. Come le elezioni amministrative. Con il ballottaggio, di fatto, si formano due schieramenti uguali e contrari. Ma è il dopo che preoccupa. Torino ha bisogno di ricomposizione ed unità della classe politica per rinascere. Facile nel dirsi e molto difficile nel realizzarsi. In politica ci dovrebbero essere avversari , non nemici. Grillo e la Castelli hanno fomentato odio e disprezzo, e ora ne pagano per primi le negative conseguenze. Piaccia o non piaccia di quel famoso 33 % c’ è rimasto ben poco. Tutto sta nel capire che fine faranno gli ex votanti dei 5 stelle. A Torino come in Italia. Insomma , magari mi sbaglio, ma la partita ritorna ad essere tra centro destra e centro sinistra. Come al solito, non ci rimane che dire, vedremo.
Patrizio Tosetto
PIAZZA CARIGNANO ALLE 18 PER RADICALI: 100 ANNI DI PARTITO COMUNISTA CINESE, 100 ANNI DI VITTIME. IL 1° LUGLIO IN PIAZZA CARIGNANO ALLE 18 PER IL CENTENARIO DEL PCC
Otto direttori lavori della manutenzione ordinaria del suolo pubblico circoscrizionale hanno appena presentato le dimissioni a fronte dell’impossibilità ad adempiere alla propria mansione con le scarse risorse fornite dall’amministrazione centrale:
soltanto 50mila euro all’anno per la sistemazione di strade e marciapiedi. Un importo troppo basso per poter gestire efficacemente il territorio che ha creato forti stress ai dipendenti delle otto Circoscrizioni che si trovano a far fronte a continue denunce penali e sopportare, da tempo, pesanti tensioni lavorative dettate anche dalle non chiare responsabilità sul suolo pubblico.
Al caso si è interessato il consigliere PD Angelo Catanzaro che a breve depositerà un documento e che aveva già presentato un’interpellanza approvata in Circoscrizione 1 in cui evidenziava la carenza del 60% del personale tecnico e amministrativo e la mancanza di assunzioni da parte del Comune dopo i pensionamenti.
«Le dimissioni dei direttori lavori circoscrizionali sono un segnale importante che mette in evidenza la totale incapacità dell’amministrazione di prendersi cura del suolo pubblico – dichiara Catanzaro -. Le strade e i marciapiedi di Torino sono piene di buche, i cittadini continuano a cadere e a farsi male, e a pagare il prezzo di questa situazione, oltre ai cittadini stessi, sono ingiustamente i direttori lavori e operativi decentrati che, anche volendo, non potrebbero far fronte alla mancanza di risorse. In tal senso il decentramento che tanto piace al Comune è stato un disastro e ha avuto la sola funzione di mettere in cattiva luce le Circoscrizioni ed il loro operato».
Il consigliere PD, ascoltando le richieste dei suddetti direttori lavori che attendono risposta alla loro azione, propone pertanto: «la discussione del modello “decentrato” adottato dal Comune e una “turnazione” dei funzionari addetti alla direzione lavori del suolo pubblico circoscrizionale, in modo da ridurre lo stress continuativo di questi dipendenti che, a queste condizioni, può pesantemente influire su varie patologie o crearne».
I dati delle vaccinazioni ci mostrano la necessità di raggiungere e convincere ancora settori importanti della popolazione per portare avanti una campagna vaccinale efficace: oltre 200.000 over 60, migliaia di insegnanti e sanitari. C’è poi il mondo degli invisibili: senza fissa dimora e persone non iscritte al servizio sanitario nazionale presenti sul nostro territorio.
Ma dai centri vaccinali arrivano numerose segnalazioni di una nuova problematica: cominciano a fioccare le mancate presentazioni per la seconda dose. In parte si può spiegare con la confusione sui richiami e le marche, che hanno portato a diffidenza, in parte con la disponibilità immediata del green pass, che si ottiene con la prima dose. Sicuramente costituisce un problema la mancata comunicazione della data del richiamo al momento della prenotazione del vaccino, data che a volte non viene comunicata neanche al momento della somministrazione della prima dose.
I dati lo confermano: il Piemonte, undicesimo in Italia per prime dosi somministrate rispetto alla popolazione, sta scivolando progressivamente più in basso sui cicli completati: oggi siamo quindicesimi in Italia secondo i dati GIMBE.
Occorre che la Regione potenzi le iniziative di comunicazione e sensibilizzazione, ma serve anche approntare quei correttivi organizzativi, a partire dall’applicativo, che possono rispondere più efficacemente alle esigenze della popolazione.
Daniele Valle – Coordinatore del Gruppo di lavoro Covid
“Moratoria licenziamenti,: anche la formazione per un Paese più competitivo”
Casolati: “Con Damilano per far ripartire Torino”
Ieri il nostro segretario Matteo Salvini e il segretario regionale Riccardo Molinari hanno presentato il candidato sindaco del centrodestra a Torino Paolo Damilano.

Una delegazione degli eletti della Lega in Consiglio regionale, con il Presidente Stefano Allasia, l’assessore a Sport e Sicurezza Fabrizio Ricca, il vicepresidente del gruppo Lega Salvini Piemonte Andrea Cerutti e i consiglieri Sara Zambaia e Valter Marin, ha partecipato alla visita di Matteo Salvini al cantiere della Tav a Chiomonte.
“Ringraziamo il nostro leader Matteo Salvini, il nostro segretario Riccardo Molinari, i nostri parlamentari Elena Maccanti, Alessandro Benvenuto, Gualtiero Caffaratto, Marzia Casolati e Roberta Ferrero e il candidato sindaco di Torino Paolo Damilano – commenta il presidente del gruppo Lega Salvini Piemonte Alberto Preioni insieme con gli altri consiglieri – per la loro visita al cantiere di Chiomonte, un gesto che ribadisce la loro attenzione e quella di tutta la Lega per un’opera tanto strategica per lo sviluppo del Piemonte e dell’Italia. La Torino-Lione significa innanzitutto lavoro per superare le conseguenze della pandemia e ricadute positive sui nostri territori che, grazie a questo fondamentale asse infrastrutturale, saranno sempre più al centro dell’Europa. Un collegamento per il quale ci siamo sempre battuti e che grazie all’impegno della Lega, a ogni livello istituzionale, oggi non è più in discussione. La nostra riconoscenza va quindi agli operai che lavorano al cantiere e alle forze dell’ordine che lo difendono. La Tav sarà presto realtà, con buona pace dei violenti che continuano a giocare alla rivoluzione nei boschi della Valsusa e di certe forze politiche che, pur sedendo in Consiglio regionale, ancora non si sono arrese all’evidenza dei fatti e della storia”.
“Il candidato Damilano sostiene che Salvini abbia ‘rinunciato alla politica’, fatto ‘un passo indietro’ per sostenere a Torino il suo progetto civico, ma è ben consapevole che, se mai fosse eletto Sindaco, la maggioranza dei suoi eletti sarebbe leghista o ancora più nera.
Damilano non è certo il primo a voler fare la guerra parlando di pace, o a voler fare l’amore parlando di verginità. Da buon uomo di marketing proprio come Cirio, vuole vincere con i voti di Salvini ma senza che si sappia troppo” – dichiara il Capogruppo di Liberi Uguali Verdi, Marco Grimaldi, a proposito delle recenti dichiarazioni di Paolo Damilano.
“A ‘Tele Cirio’ non basta stare in onda tutto il giorno per nascondere la sua Giunta a trazione leghista dalla sanità al welfare, che fa e disfa leggi sulla pelle dei più deboli come sta avvenendo sul gioco d’azzardo” – prosegue Grimaldi. – “Gli assessori regionali della Lega sono quelli che annunciano transizione ecologica e poi portano avanti il progetto della Tangenziale Est di Torino, i deputati leghisti sono quelli che vanno in tour al Museo Egizio per chiedere la testa del direttore e contestare gli sconti a chi parla in lingua araba. Nessun leghista ha mai rinunciato alla politica, o meglio, a quella che loro considerano politica: una cosa che comincia sempre con il tormentone ‘prima gli italiani’, che una volta era ‘prima il Nord’ e all’occorrenza diventa ‘prima i piemontesi’ o ‘prima i torinesi’. Damilano lo sa benissimo, lo sappiamo anche noi. Ma chi vive, studia e lavora a Torino non è così stolto da non vedere la sua ipocrisia”.