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Concorsi senza mobilità: il paradosso che svuota i reparti

 

Delli Carri (Nursing Up): «Così si perde un’intera generazione di infermieri e professionisti sanitari»

Torino, 10 febbraio 2026 – La sanità assume senza trattenere, recluta senza valorizzare. Ennesimo paradosso del sistema sanitario: mentre si bandiscono nuovi concorsi per infermieri e professionisti sanitari, la mobilità resta bloccata o fortemente limitata. Il risultato? Professionisti costretti a lavorare a centinaia di chilometri da casa, reparti che restano scoperti e una sanità sempre meno attrattiva.

«È una scelta incomprensibile – dichiara Claudio Delli Carri, segretario regionale Nursing Up Piemonte e Valle d’Aosta – continuare a fare concorsi senza prima sbloccare seriamente la mobilità. Abbiamo infermieri e professionisti sanitari che lavorano lontano dalle loro famiglie e che vorrebbero rientrare nei propri territori, ma non possono farlo, alimentando un circolo vizioso che non risolve nulla».

Sempre più professionisti sanitari rinunciano o cambiano strada perché costretti a una vita fatta di trasferimenti forzati, tutti massacranti e distanza dagli affetti.

«Così si sacrifica la motivazione -. prosegue Delli Carri – Non si può pretendere qualità dell’assistenza se si trattano gli infermieri e professionisti sanitari come pedine da spostare senza criterio. Questo è uno dei motivi della crisi vocazionale che tutti fingono di non vedere».

Il sindacato ribadisce la necessità di un cambio di rotta immediato: prima la mobilità, poi i concorsi.

«Gli infermieri, ma in generale tutto il personale sanitario, ha bisogno di un piano serio che permetta loro di rientrare a casa e che valorizzi chi già lavora nel servizio sanitario, invece di costringerlo a scegliere tra lavoro e vita privata. La sanità pubblica non si salva con i proclami ma con scelte concrete -. conclude Delli Carri – La prima è proprio rispettare chi ogni giorno manda avanti gli ospedali senza infermieri e professionisti motivati, il sistema semplicemente non regge».

Nursing Up

Dal partito dei lavoratori di Berlinguer ai lavoratori senza partito?

Mercoledì 11 febbraio ore 17.00 Museo Ettore Fico MEF via Cigna 114

Pier Luigi Bersani

Dal partito dei lavoratori di Berlinguer ai lavoratori senza partito?

modera Carmine Festa
caporedattore de «Il Corriere della Sera Torino»

giovedì 12 febbraio ore 17.00

Andrea Orlando, Marco Revelli,
Chiara Appendino, Filippo Barbera, Gavino Angius

La crisi del sistema politico. Dall’intervista a Scalfari del 1981 al populismo di oggi

modera Andrea Malaguti
direttore de «La Stampa Torino»

sabato 14 febbraio ore 17.00

Rocco Larizza, Antonio Giallara,
Julia Vermena, Nina Leone

Gli operai di Berlinguer in dialogo con Niccolò Zancan

domenica 15 febbraio ore 17.00

Federico Fornaro, Cecilia Guerra, Igor Piotto,
Gregorio Sorgonà, Laura Pennacchi

La democrazia economica nella proposta del PCI,

quali interrogativi per il presente

Gruppo Pd: “Legalità, centrosinistra attivo e destra assente”

Ieri si è riunita in Consiglio regionale la Commissione permanente per la promozione della cultura della legalità e il contrasto ai fenomeni mafiosi, con un programma di lavoro particolarmente significativo e attuale.

La seduta ha, infatti, previsto l’audizione dell’Associazione Libera Piemonte per un approfondimento del dossier “Azzardomafie”, dedicato ai legami tra gioco d’azzardo e criminalità organizzata, e un incontro di approfondimento sul tema dello sfruttamento lavorativo, con particolare attenzione al settore agricolo, insieme a Legacoop Piemonte e Confcooperative. Un lavoro importante e concreto che affronta due temi di grande rilevanza: la penetrazione mafiosa nell’economia legale e le forme di caporalato e abuso che colpiscono i lavoratori più fragili.

“Di fronte all’importanza del confronto colpisce, negativamente, la presenza di due soli Consiglieri regionali della maggioranza che contrasta con la nutrita presenza delle minoranze di centrosinistra. Questa assenza parla da sola” dichiarano i consiglieri del Gruppo PD.

“La destra – prosegue la nota – brilla ancora una volta per la propria incoerenza: quando si tratta di affrontare veramente, nelle sedi preposte, legalità e sfruttamento evita il confronto e si dimostra distratta e poco presente”.

Il Partito Democratico ribadisce il proprio impegno per una Regione che non abbassi la guardia: “Non può esserci sicurezza senza legalità, altrimenti diventa uno slogan vuoto. Colpire la malavita organizzata significa garantire la sicurezza ai cittadini dei nostri territori e, soprattutto, alle fasce più fragili della popolazione, come gli anziani. Il gioco d’azzardo consente alle mafie di riciclare i proventi del traffico di droga e di tenere sotto controllo i territori, dove esercitano i loro traffici illegali”.

“Continueremo a essere in prima linea – conclude il Gruppo PD – perché la lotta alle mafie e la difesa della dignità del lavoro non possono essere lasciate alla buona volontà di pochi, ma devono diventare una priorità vera della politica piemontese”.

“Riforma della Giustizia: si o no?”

Martedì 10 febbraio, alle ore 18, presso il  Teatro Sant’Anna, in via Brione 40, a Torino (raggiungibile con M1, fermata racconigi), si svolgerà un incontro dal titolo “Riforma della Giustizia: si o no?”.

All’evento, organizzato da Avviso Pubblico in collaborazione con il comitato per il sì “Separare le carriere: perché si” e dal comitato per il no “Giusto dire no”, interverranno:

  • Avv. Mauro Anetrini;
  • Dott. Paolo Toso, Sostituto Procuratore.

Modera l’incontro: Giuseppe Salvaggiulo, responsabile della Cronaca di Torino de “La Stampa”

Sarà possibile seguire l’evento anche in diretta streaming sul canale YouTube di Avviso Pubblico, al seguente link:
youtube.com/live/6Uq6DzstJMs

Vannacci e l’esaltazione della sinistra

LO SCENARIO POLITICO DI GIORGIO MERLO

Certo, effettivamente fa un certo effetto registrare l’esaltazione del “razzista” o fascista” o
“estremista”- questi sono i termini più frequenti quando si parla del generale Vannacci da parte
della stampa e della politica progressista e di sinistra – da parte dello schieramento della sinistra
italiana. Da Gruber a Floris in attesa di Formigli, Gramellini, Augias e la solita compagnia, dalla
Schlein a Renzi c’è una gioia immensa nel valutare le futura gesta di questo generale dopo la
scelta di rompere con il suo partito, la Lega, e di dare vita ad un partito ispirato alla destra
estremista e radicale.
Ora, su questo tema si presenta un doppio problema per la sinistra poltica, culturale, giornalistica,
televisiva ed accademica ed universitaria.
Il primo problema è come continuare a sostenere, come si è fatto sino ad oggi, che l’attuale
governo è l’espressione più autentica di una cultura para fascista, illiberale, autoritaria e
repressiva quando, adesso, alla sua destra nasce un partito che non disdegna affatto quei
richiami politici e culturali. Anzi, almeno così pare, li cavalcherà sino in fondo. E quindi, saranno
ancora tutti para fascisti, autoritari ed illiberali o ci sarà una gradazione di questi rischi drammatici
nel giudizio della sinistra italiana? E cioè, l’odio implacabile nei confronti di Giorgia Meloni come
sarà declinato dopo la formazione di una forza politica che si ispira chiaramente e nettamente alla
destra estrema?
In secondo luogo, e questo è indubbiamente l’aspetto più comico e più divertente, sarà curioso
verificare come la politica e l’informazione quotidiana di sinistra supporteranno ed esalteranno le
gesta di Vannacci che, almeno secondo i loro giudizi, saranno decisivi per cercare di danneggiare
la coalizione guidata da Giorgia Meloni. Un’operazione certamente nè facile e nè semplice perchè
mentre con l’esperienza politica di Gianfranco Fini di tanti anni fa l’appoggio politico e mediatico
immediato della sinistra era del tutto naturale e non creava problemi di sorta, con Vannacci si
tratta di valutare un progetto politico che, francamente, è del tutto alternativo e agli antipodi
rispetto alla scala valoriale e politica della sinistra ex e post comunista.
Ora, al di là dei giudizi o dei consigli – veri o inventati che siano fa poca differenza – che sono
arrivati a Vannacci da parte di esponenti della sinistra, un dato è certo. D’ora in poi, al di là dei
compagni – pardon, dei camerati – che seguiranno Vannacci nel suo percorso politico, l’aspetto
più divertente sarà proprio quello di verificare passo passo come la grancassa mediatica della
sinistra esalterà il progetto di Vannacci a danno del nemico politico giurato, cioè Giorgia Meloni.
Perchè si tratterà di un’operazione politica, spacciata ovviamente per giornalistica, che deve
tentare di mettere in crisi Meloni attraverso il partito di Vannacci ma senza condividere nulla di ciò
che dice e di ciò che fa l’ormai celebre e famoso generale della Folgore. Un’acrobazia a cui non
potremmo non prestare una forte attenzione perchè, appunto, rappresenta un fatto del tutto
originale nell’informazione politica di sinistra del nostro paese.
Giorgio Merlo

Lega: “Noi con i poliziotti”

“Oggi siamo a Torino per esprimere, in modo chiaro e concreto, la nostra solidarietà e vicinanza alle forze dell’ordine, che quotidianamente operano con professionalità e senso del dovere a tutela della sicurezza dei cittadini, spesso in contesti complessi e delicati.


La Regione Piemonte è al loro fianco non solo con parole di sostegno, ma con scelte e atti concreti. In questa direzione va lo stanziamento recente di 1,3 milioni di euro destinati al Patto per la Sicurezza, uno strumento fondamentale di collaborazione istituzionale che rafforza il presidio del territorio e il coordinamento tra gli enti e le forze di polizia.

La sicurezza è una priorità e continuerà a esserlo. Proseguiremo su questa strada, lavorando per individuare ulteriori risorse e strumenti utili a sostenere chi garantisce ogni giorno legalità, ordine pubblico e tranquillità alle nostre comunità”. Hanno dichiarato l’assessore regionale alla Sicurezza Enrico Bussalino e il capogruppo della Lega in Consiglio regionale Fabrizio Ricca, durante l’iniziativa organizzata dalla Lega a Torino “Io sto col poliziotto”.

Messaggio di Nicco ai giovani: “No al bullismo”

“NESSUNO DI VOI È INVISIBILE” 

In occasione della Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo, il Presidente del Consiglio regionale del Piemonte Davide Nicco rivolge, attraverso un video, un messaggio diretto e sentito alle ragazze e ai ragazzi piemontesi, “non solo come rappresentante delle istituzioni – spiega – ma come adulto che vi guarda e che crede profondamente in voi”.
Il bullismo e il cyberbullismo, ha sottolineato il Presidente, non sono fenomeni lontani o astratti, ma realtà che molti giovani vivono ogni giorno, tra i banchi di scuola, nei gruppi e sui social network. “Crescere non è semplice – sottolinea Nicco – e una parola detta per scherzo, una foto condivisa o un commento scritto di fretta possono ferire molto più di quanto si immagini. Le parole pesano. E a volte anche i silenzi pesano”.
Il Presidente vuole richiamare l’attenzione sulle tante forme di sofferenza silenziosa che colpiscono i più giovani: ragazzi che ridono con gli altri ma che, una volta soli, si sentono sbagliati; che entrano in classe con lo stomaco chiuso; che fingono che vada tutto bene mentre dentro si sentono soli; che guardano il telefono con paura.
Da qui l’invito chiaro a non restare soli e a chiedere aiuto: “Parlarne non è una debolezza, è un atto di coraggio. Significa dire ‘io valgo e merito rispetto’. Un insegnante, un genitore, un allenatore, un adulto di cui fidarsi possono fare la differenza”.
Un messaggio altrettanto netto viene rivolto a chi prende in giro, esclude o umilia: “La forza non è far sentire qualcuno più piccolo. La vera forza è proteggere chi è più fragile. La vera popolarità non sono i ‘like’, ma la fiducia degli altri”.
Davide Nicco infine ricorda il ruolo attivo che ciascun ragazzo e ragazza può avere nel contrasto al bullismo: fermare una presa in giro, non condividere contenuti offensivi, stare accanto a chi è solo, avere il coraggio di dire “basta”. “A volte – conclude – basta una voce per cambiare il clima di una classe. Basta una persona per far sentire qualcuno meno solo. Nessuno di voi è invisibile. Ognuno merita di sentirsi al sicuro, accolto e rispettato. Scegliere di difendere, ascoltare e tendere la mano significa diventare la parte migliore del mondo che verrà”.

Sap: “Fare il nostro dovere non è reato”

PAOLONI (SAP): FINALMENTE NON FINIREMO PIÙ SOTTO PROCESSO PER AVERE FATTO IL NOSTRO DOVERE

‘Nel Decreto legge varato ieri presenti numerose istanze promosse dal SAP’

“Fare il nostro dovere non è reato. Finalmente con il Decreto Legge varato ieri dal Consiglio dei Ministri è stato previsto che gli operatori delle forze dell’ordine nello svolgimento delle loro funzioni, qualora sussistano cause di giustificazioni del reato, quali la legittima difesa, l’adempimento di un dovere o lo stato di necessità, non riceveranno più l’avviso di garanzia. Da adesso, come da tempo richiesto dal nostro sindacato, saranno sottoposti solo a verifiche di garanzia, mantenendo comunque la possibilità di accedere alle prerogative previste per l’indagato, ossia la partecipazione con  propri delegati ad eventuali accertamenti tecnici o incidenti probatori”. Lo ha affermato il Segretario Generale del SAP, Stefano Paoloni, all’indomani del via libera al nuovo pacchetto sicurezza varato dal Governo.

“Effettuate le verifiche di garanzia – ha proseguito Paoloni – trascorsi 120 giorni, il pm dovrà proporre la richiesta di archiviazione oppure, se individuate delle responsabilità, contestare il capo di imputazione. È un grandissimo risultato che consentirà agli operatori delle forze dell’ordine di non essere più messi sotto processo per avere svolto il loro dovere. Sono numerosi i casi negli ultimi tempi dove nostri colleghi hanno rischiato la vita nell’adempiere al loro dovere e si sono trovati poi sotto processo: dai colleghi coinvolti nelle scorse settimane nelle sparatorie di Rogoredo al Maresciallo di Villa Verucchio, senza dimenticare la tragedia in cui ha perso la vita il Brigadiere capo dei Carabinieri Carlo Legrottaglie”.

“Inoltre – ha precisato il Segretario Generale del SAP – in questo nuovo Decreto hanno trovato posto importanti novità in merito alla tutela dell’ordine pubblico per contrastare i professionisti del disordine. Non solo, vengono forniti agli operatori delle forze dell’ordine strumenti essenziali anche per il contrasto delle baby gang e dell’immigrazione clandestina. Altrettanto essenziale adesso sarà la concreta applicazione di tali norme e l’effettività delle sanzioni a queste collegate”.

“In questo Decreto – ha ricordato Paoloni – sono state accolte numerose delle istanze promosse dal SAP a tutela dei colleghi e di tutti i cittadini. Importanti sono anche la vicinanza dimostrata verso le donne e gli uomini delle forze dell’ordine, nonché la tempestività delle risposte date dal Governo Meloni e, in particolare, dal Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, in merito alle impellenti e urgenti necessità di sicurezza del Paese”.

Giachino: Torino sta peggio di 4 anni e 4 mesi fa

Ecco perché bisogna cambiare Amministrazione. Abbiamo bisogno di forze nuove nei candidati nelle Circoscrizioni e in Comune.

 

Caro Direttore,
Dopo il secondo terribile sabato vissuto da Torino chi ha deciso di impegnarsi per il bene comune deve interrogarsi su Torino, come sta e dove potrebbe andare. Ieri sera su una TV nazionale è’ stato detto che Torino è’ una Città depressa. Che si amministri una Città o una azienda, la domandona che periodicamente le persone e gli amministratori seri dovrebbero  farsi e’  “Torino sta meglio di 4 anni e 4 mesi fa quando si tennero le ultime elezioni comunali?  Purtroppo no! Ieri il Segretario della UIL ci spiegava che Torino consolida la sua posizione di Capitale  della Cassaintegrazione. Io non mi stupisco perché nel 2008 sono stato il primo a denunciavo che la nostra economia cresceva meno della media nazionale e che il PIL procapite si stava abbassando, senza che la Bresso e Chiamparino si scomponessero. Castellani continua a dare interviste entusiaste e nessun giornalista gli fa notare il forte impoverimento di meta’ dei cittadini torinesi. Per capirci , nel 2003 il PIL procapite del Piemonte era 120 sulla media europea di 100. Oggi siamo sotto i cento , quindi siamo sotto la media europea pur essendo la economia italiana la terza economia d’Europa. Se la media è 100 vuol dire che in Barriera di Milano siamo a 50. Eppure in questi anni in Barriera non è arrivato nessun intervento che invertisse la tendenza economia. Ciò malgrado gli importanti interventi assistenziali delle Parrocchie, delle Fondazioni bancarie. Ho incontrato sul treno una Signora della Fondazione Sanpaolo e mi ha elencato tanti importanti  interventi e io ringrazio. Il punto però è che la assistenza, anche quella migliore, non cambia strutturalmente la vita delle famiglie.  Nessuno che si pone la domanda su come possa vivere il 45-47% dei torinesi che non riesce a risparmiare. La politica a differenza delle Istituzioni di carità deve cercare di migliorare strutturalmente la condizione di vita dei più deboli. Ecco perché Paolo VI diceva che la politica è il più grande gesto di carità. Solo l’arrivo di nuovi posti di lavoro cambia strutturalmente la condizione delle persone e delle famiglie. La precarietà molte volte denunciata dalla Fondazione Rota, zittita perché elencando i problemi dava fastidio ai Sindaci , o dalla Chiesa e la cassa integrazione che interessa alcune decine di migliaia di famiglie da anni e anni hanno ridotto gli introiti in modo considerevole. La metà della Città che stava male quando nel 2012 per la prima volta lo denunciò Mons. Cesare Nosiglia, oggi sta peggio. Lo dico a tante anime belle progressiste che continuano a votare amministrazioni che non riescono a migliorare la vita per la metà della Città che fa fatica.  Chi nelle amministrazioni e nel sindacato non ha difeso come hanno fatto gli spagnoli il nostro settore industriale, la più grande filiera industriale italiana e europea,  ha contribuito al declino economico di Torino. Un declino soffice e morbido nei maglioni di cachemire della “gauche caviar” ma molto difficile e problematico per chi abita nei Quartieri svantaggiati. Eppure non passa giorno che non venga fuori qualche notizia sulle difficoltà in Barriera e Aurora. Il turismo va benissimo ma dà alla economia cittadina un valore aggiunto di un terzo rispetto alla industria. Occorre cambiare obiettivi e priorità . Occorre puntare sui settori dove c’è più innovazione per riuscire a convincere i ragazzi che arrivano da fuori a studiare al nostro Politecnico a fermarsi qui a costruirsi un futuro. Sarebbe il più bel modo di ringiovanire la nostra Città come si fece negli anni sessanta quando arrivavano dal Sud e dal Nord est a cercare lavoro e benessere e grazie a Dio lo trovarono. Ecco perché a un anno dalle prossime elezioni amministrative il tema è come cambiare la musica in Municipio, per difendere l’industria , per spingere sulla innovazione che la IA apporterà” alla industria della mobilità. Perche’ la domanda di mobilità aumenterà ancora, sarà diversa , ma crescerà e nessuno al mondo pensa come qualcuno pensa a Torino che l’industria dell’auto si finita. Occorre puntare sulla informatica e sulla digitalizzazione  e sul settore aerospaziale. L’aria nuova del cambiamento in Comune porterà una spinta e entusiasmo. La sinistra, è ora che i giornali torinesi lo capiscano, ha finito da tempo la sua spinta propulsiva e in più ora ha a sinistra un componente, AVS,  troppo vicina all’estremismo violento. La lista ispirata dal sistema Torino potrà appoggiare un Giunta dove i voti di AVS sono determinanti?  L’ UDC vuole recuperare la migliore tradizione di governo che a livello nazionale porto’ al Boom economico e a Torino con Peyron e il prof. Grosso portò alla rinascita della Città più bombardata. La stagione di Italia  61 non ha avuto eguali a Torino perché portò lavoro vero e benessere e ciò è talmente vero se pensiamo come gli ultimi Sindaci abbiano assistito al degrado del Palazzo del Lavoro senza far nulla. Le Olimpiadi del 2006 certo hanno dato una notorietà internazionale nuova e importante ma il contributo alla crescita economica della Città è’ stato decisamente inferiore. L’Aria nuova porta freschezza di idee e sogni nuovi. Noi UDC abbiamo la sensibilità umana e sociale che ci fa sentire nostre le difficoltà della metà della Città che sta male (ecco perché avevamo proposto di portare il Centro della IA in Barriera), ecco perché il nostro impegno e il nostro programma verrà’  discussi nei Quartieri dove cercheremo forze nuove per rilanciare la Città cui l ‘Italia deve la sua Unità e deve l’industria del 900. Ci rivolgiamo ai quarantamila della grande Piazza Castello SITAV che quel giorno dissero NO alla Decrescita.
Mino GIACHINO 
Commissario cittadino UDC