AVS presenta la legge regionale sul clima

Neutralità climatica entro il 2050, responsabilità diretta del Presidente della Regione, revisione dei principali piani regionali, sostegno a Comuni, imprese e agricoltori, un Comitato scientifico indipendente e un Forum permanente della società piemontese. Alleanza Verdi Sinistra presenta una proposta organica per fare della crisi climatica una priorità dell’intera azione regionale.

Torino, 10 settembre 2026. Alleanza Verdi Sinistra presenta in Consiglio regionale la proposta di legge “Disciplina in materia di contrasto al cambiamento climatico e per il conseguimento degli obiettivi di neutralità climatica nella Regione Piemonte”, così come già avvenuto in Emilia Romagna e Toscana. Non un provvedimento settoriale, né l’ennesimo piano destinato a rimanere isolato, ma una grande riforma della governance regionale, costruita per integrare il clima in tutte le principali decisioni pubbliche.
La proposta riconosce il riscaldamento globale come una minaccia per gli ecosistemi, la vita e la salute delle persone e stabilisce l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050, accompagnato da una riduzione delle emissioni di gas a effetto serra di almeno il 55 per cento entro il 2030. Introduce inoltre obiettivi di decarbonizzazione dei consumi energetici, economia circolare, contenimento del consumo di suolo e rafforzamento della resilienza di città, infrastrutture e territori.
«Con questa legge vogliamo cambiare radicalmente il modo in cui il Piemonte affronta la crisi climatica. Non possiamo continuare ad aspettare la prossima siccità, la prossima alluvione o la prossima ondata di calore per intervenire con misure tardive e frammentarie. I precedenti programmi sono rimasti lettera morta: basti pensare che l’Osservatorio Regionale sul clima, previsto già da provvedimenti del 2020, ha cominciato ad essere istituto solo negli scorsi mesi. Il clima deve diventare un criterio permanente delle decisioni regionali, dalla sanità ai trasporti, dall’agricoltura all’urbanistica, dall’energia al bilancio», dichiarano Alice Ravinale, Valentina Cera e Giulia Marro.
Il primo cambiamento riguarda la responsabilità politica. La proposta istituisce presso il Gabinetto del Presidente un Ufficio per il clima e la transizione giusta, incaricato di predisporre la Strategia e il Piano climatico, verificarne l’attuazione e controllare la coerenza dei programmi settoriali. Collocare questa funzione presso la Presidenza significa superare la frammentazione delle competenze tra assessorati e affermare che la politica climatica non è una delega marginale dell’Assessorato all’Ambiente, ma una responsabilità primaria del Presidente della Regione.
La proposta prevede una Strategia regionale di mitigazione e adattamento, aggiornata ogni cinque anni e accompagnata da un carbon budget regionale e da budget settoriali. Per energia, servizio idrico, edilizia, mobilità, agricoltura, foreste, rifiuti, industria e servizi saranno definiti obiettivi, azioni e traguardi intermedi al 2030, 2040 e 2050. In caso di scostamenti, la Giunta dovrà presentare misure correttive al Consiglio regionale.
La riforma impone inoltre di integrare mitigazione e adattamento nei principali strumenti regionali: Piano energetico ambientale, Piano per la qualità dell’aria, Piano territoriale e paesaggistico, programmazione dello sviluppo rurale, mobilità e trasporti, strategia forestale, tutela delle acque, gestione dei rifiuti e pianificazione socio-sanitaria. Le grandi scelte pubbliche saranno sottoposte a una valutazione di coerenza climatica, considerando emissioni, carbon budget, resilienza, qualità dell’aria e salute. Viene introdotto il principio di non regressione climatica, che porterà ad evitare che interventi fatti o autorizzati dalla Regione contribuiscano a peggiorare la situazione, e quello di green budgeting, che renderà la valutazione di impatto climatico un criterio da tenere in considerazione anche nella formazione del bilancio regionale.
«Questa è la differenza tra governare e tamponare. La Giunta Cirio ha trattato troppo a lungo il cambiamento climatico come un tema accessorio, ricorrendo a rassicurazioni, rinvii e interventi emergenziali. Oggi prova a presentarsi come pragmatica, ma continua a subordinare gli obiettivi climatici alle convenienze del momento. È un negazionismo operativo: non sempre nega a parole l’esistenza del problema, ma nega nei fatti la necessità di cambiare le politiche pubbliche».
Un esempio recente è rappresentato dalla posizione attribuita all’assessore Matteo Marnati sullo sviluppo dei data center. Secondo quanto riportato il 7 settembre 2026, l’assessore intenderebbe chiedere al Governo di escludere l’energia consumata dai data center dal computo degli obiettivi di decarbonizzazione, sostenendo che il loro fabbisogno non potrebbe essere soddisfatto soltanto dal fotovoltaico. Per AVS è l’emblema di un approccio che, anziché valutare preventivamente carichi energetici, alternative e coerenza degli investimenti, propone di cambiare il metro quando gli obiettivi diventano scomodi.
La legge attribuisce un ruolo centrale ai Comuni, ai quali la Regione dovrà assicurare contributi, banche dati, piattaforme interoperabili e assistenza tecnica per predisporre e monitorare i Piani d’azione per l’energia sostenibile e il clima. Sono inoltre previste linee guida per integrare mitigazione, adattamento e resilienza nei piani regolatori e nei regolamenti edilizi, intervenendo su consumo di suolo, rigenerazione urbana, isole di calore, permeabilità dei terreni, gestione delle acque meteoriche, infrastrutture verdi e blu e protezione delle persone più vulnerabili.
La proposta rafforza anche il rapporto tra politica e conoscenza. Un Comitato scientifico indipendente, composto da esperti designati da università ed enti di ricerca e dotato di una presidenza eletta al proprio interno, esprimerà pareri sulla Strategia e sul Piano e presenterà ogni anno una relazione pubblica sullo stato di attuazione della legge. La scienza non sarà chiamata a ratificare decisioni già prese, ma a valutare con autonomia risultati e ritardi.
Accanto al Comitato nascerà un Forum regionale permanente per il clima, nel quale enti locali, associazioni di categoria, sindacati, ordini professionali e terzo settore saranno consultati sui principali atti climatici regionali. La transizione non può essere decisa in stanze chiuse: deve coinvolgere la società civile, il mondo del lavoro e il sistema economico piemontese. La proposta istituisce inoltre un’Assemblea dei giovani per il clima, con funzioni consultive e propositive.
Per le imprese vengono introdotti strumenti volontari e incentivi concreti. I Piani aziendali di mitigazione e adattamento aiuteranno gli operatori economici a misurare le emissioni, definire obiettivi di riduzione, valutare i rischi climatici fisici e di transizione e proteggere processi produttivi, infrastrutture e catene di approvvigionamento. Le micro e piccole imprese potranno beneficiare di moduli semplificati, voucher, assistenza tecnica e premialità nell’accesso a contributi, incentivi, bandi e gare regionali.
«La transizione climatica non è un ostacolo alla competitività. È la condizione per evitare che le imprese piemontesi arrivino impreparate davanti ai costi dell’energia, ai danni degli eventi estremi, alle nuove regole europee e alla trasformazione dei mercati. La politica deve accompagnare le aziende, in particolare quelle più piccole, non proteggerle illusoriamente dal cambiamento».
Un capitolo specifico riguarda l’agroecologia e la resilienza del sistema agroalimentare. Il programma regionale previsto dalla legge sosterrà le pratiche capaci di tutelare suolo, biodiversità e risorse idriche, affrontare siccità, ondate di calore e precipitazioni intense, migliorare la sostenibilità della zootecnia e sviluppare reti tra imprese agricole, ricerca e istituzioni. I bandi agricoli regionali dovranno riconoscere premialità alle aziende che proteggono il territorio e contribuiscono alla transizione.
Il programma per l’agroecologia integra il legame tra politiche climatiche e protezione della natura: foreste, aree agricole, zone umide ed ecosistemi fluviali non sono spazi residuali, ma infrastrutture naturali essenziali contro il dissesto, il caldo, la perdita di biodiversità e la scarsità d’acqua.
«Il Piemonte ha bisogno di una legge che guardi ai prossimi decenni, non al prossimo titolo di giornale. Al Presidente Alberto Cirio e all’assessore Matteo Marnati chiediamo di abbandonare la propaganda rassicurante e di confrontarsi nel merito. Continuare a inseguire le emergenze costa di più alle famiglie, alle imprese, ai Comuni e agli agricoltori. Con questa proposta AVS mette sul tavolo una strada diversa: responsabilità politica, scienza indipendente, partecipazione, prevenzione e giustizia sociale. Il clima entra finalmente nel cuore del governo regionale».
cs
Leggi qui le ultime notizie: IL TORINESE

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Articolo Precedente

I Presìdi di bellezza di Fondazione CRT per il rilancio di Aurora-Porta Palazzo, Barriera di Milano e la Bassa Val di Susa

Recenti:

IL METEO E' OFFERTO DA

vialattea