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Donne Imprenditrici: “Pericolosa radicalizzazione del clima politico”

 “A essere colpita è la democrazia”

Le presidenti di Aidda nazionale e Piemonte Giachetti e Panini: “Solidarietà al poliziotto ferito e agli altri agenti coinvolti, la legge del più forte non può diventare la regola della vita pubblica”

Torino, 2 febbraio 2026 – “Quanto accaduto a Torino è di una gravità estrema e segna un punto di non ritorno nel clima di radicalizzazione che stiamo vivendo. Quando il dissenso rinuncia al confronto e sceglie la violenza, non è più protesta ma negazione delle regole democratiche e del vivere comune”.

A dirlo è Antonella Giachetti, presidente nazionale dell’Associazione Imprenditrici e Donne Dirigenti d’Azienda, intervenendo sulla brutale aggressione subita da un poliziotto durante la manifestazione di sabato scorso a Torino.

“Esprimiamo la nostra piena vicinanza all’agente brutalmente aggredito e a tutti i poliziotti feriti nonché al corpo tutto di polizia. Colpire chi indossa una divisa – sottolinea Giachetti – significa colpire le istituzioni che garantiscono la sicurezza e la libertà di tutti. Episodi di questo tipo sono il riflesso di una modalità di pensiero di contrapposizione sempre più esasperata, in cui la legge del più forte tende a sostituirsi al rispetto delle regole e delle persone e alla realizzazione di un effettivo dialogo. È una deriva pericolosa che svuota il confronto democratico e alimenta un clima di conflitto permanente”.

Sulla stessa linea Valeria Panini, presidente di Aidda Delegazione Piemonte.

“Torino ha vissuto una giornata che lascia ferite profonde. La violenza organizzata non solo mette a rischio l’incolumità delle persone, ma cancella il senso stesso delle istituzioni create per regolare la vita comune della società. Come imprenditrici e manager – conclude Panini – sappiamo che senza rispetto, responsabilità e dialogo non esiste crescita possibile. Difendere il confronto civile oggi significa difendere il futuro della nostra comunità”.

 

Pompeo (PD): “Gravissima la campagna intimidatoria contro i docenti”

“Mi sarei aspettata una risposta al mio question time che, invece, non è stato ammesso”

 

 “La comparsa, davanti a diversi istituti scolastici piemontesi, di volantini con un QR code per ‘segnalare’ docenti ritenuti politicamente sgraditi è un fatto di una gravità inaudita. Siamo di fronte a un tentativo di intimidazione che nulla ha a che vedere con il confronto democratico e che richiama metodi che pensavamo consegnati alla storia. Avrei voluto approfondire il tema, oggi, in Consiglio regionale e, per questo motivo, avevo presentato un’interrogazione a risposta immediata con la quale chiedevo quali azioni urgenti intendesse assumere per porre rimedio a tale iniziativa politica intimidatoria e tesa al controllo ideologico all’interno degli istituti scolastici piemontesi. Purtroppo, la mia interrogazione non è stata ammessa e mi dispiace: abbiamo perso un’occasione per affrontare un tema serio che ha creato profonda inquietudine nel mondo della scuola” afferma la Consigliera regionale del Partito Democratico Laura Pompeo.

“La campagna, condotta su scala nazionale, che sembrerebbe riconducibile al movimento di estrema destra Azione Studentesca, non solo mina la libertà di insegnamento, ma rischia di alimentare un clima di sospetto e controllo ideologico all’interno delle scuole, luoghi che dovrebbero essere presidio di pluralismo, dialogo e crescita civile. E’ molto grave che questi volantini siano comparsi proprio nei giorni delle celebrazioni del Giorno della Memoria, istituito per ricordare le vittime delle persecuzioni e degli stermini nazisti. È un accostamento inquietante, che rende ancora più urgente una presa di posizione chiara e netta da parte delle istituzioni” prosegue la Consigliera regionale Pd.

“Mi sarei aspettata da una Giunta che non esita a prendere posizione sui temi che le interessano, una risposta e una netta condanna di una campagna riprovevole dal momento che la scuola non può diventare terreno di caccia alle opinioni e la Regione ha il dovere di difendere la libertà di pensiero e il rispetto reciproco, valori fondanti della nostra democrazia. La scuola deve essere libera!” conclude Laura Pompeo.

Cosa c’è nel bilancio di previsione: dalla Regione sostegno a imprese e territori

Il Bilancio di previsione 2026-2028 della Regione Piemonte, approvato dal Consiglio regionale, conferma secondo la Giunta regionale guidata da ALberto Cirio “una linea di rigore e responsabilità finanziaria, assicurando stabilità dei conti, sostegno a imprese e territori e tutela dei servizi essenziali”.

«È un bilancio di buon senso, di equilibrio e di serietà. Quella serietà che ha fatto sì che dal 2019 a oggi la Corte dei Conti abbia sempre parificato senza eccezioni i conti della Regione Piemonte – afferma il presidente Alberto Cirio – Ha ottenuto il parere favorevole dei revisori, mette in sicurezza il pagamento dei debiti del passato e, nello stesso tempo, non taglia i servizi, garantisce gli investimenti per il futuro e continua a darsi delle priorità, soprattutto sulla salute delle persone e sul futuro dei nostri figli».

Nel 2026 il bilancio presenta entrate e spese per 18,35 miliardi di euro, nel pieno rispetto dei vincoli nazionali ed europei. Prosegue il percorso di riduzione del disavanzo: il disavanzo di amministrazione presunto scende a 1.586 milioni di euro, in miglioramento rispetto agli anni precedenti.

Il disavanzo da ripianare nel 2026 ammonta a 103,9 milioni di euro, in linea con il piano concordato con la Corte dei conti e aggiornato alla Legge di Bilancio dello Stato. «Il contenimento del disavanzo – evidenzia l’assessore al Bilancio Andrea Tronzano – non è solo un obbligo normativo, ma un segnale di serietà nei confronti dei cittadini e delle imprese. Continuiamo a ridurre progressivamente il debito senza tagliare i servizi. Abbiamo garantito risorse stabili per tutti i comparti, sensibili e non: dalla sanità alla cultura, dal welfare allo sport».

Le principali voci

La manovra privilegia investimenti e sviluppo: nel 2026 le spese in conto capitale superano 1,14 miliardi di euro, mentre le spese correnti ammontano a 12,83 miliardi.

La sanità è la voce principale del bilancio, con oltre 9,3 miliardi di euro destinati al sistema sanitario regionale. Proseguono gli investimenti in edilizia ospedaliera, anche grazie alle risorse Pnrr, FSC e Inail. «Difendiamo un modello sanitario pubblico e accessibile – ribadisce Tronzano – e sappiamo valorizzare anche il contributo del privato, in un’ottica di sussidiarietà intelligente che migliora l’efficienza e amplia l’offerta di servizi».

Sul fronte produttivo, la Regione sostiene imprese, artigianato, innovazione e internazionalizzazione attraverso bandi e strumenti finanziari, in sinergia con fondi europei e Programma operativo complementare. Tra le risorse principali: 865 milioni del Fondo Sviluppo e Coesione 2021–2027, 756 milioni per lo sviluppo rurale e oltre 3,5 miliardi di fondi Pnrr già assegnati.

Il bilancio 2026 prosegue infine la razionalizzazione della spesa: i costi del personale restano stabili e la rinegoziazione dei mutui consente una riduzione degli oneri finanziari. «In linea con quanto previsto dalla Legge di bilancio statale – puntualizza Tronzano – utilizziamo tutti gli strumenti disponibili per alleggerire il carico finanziario della Regione. Le risorse liberate vengono reinvestite per rafforzare la sanità».

«Questo bilancio – conclude Tronzano – è il frutto di un lavoro collegiale, trasparente e condiviso. Ringrazio la Commissione Bilancio, i dirigenti, i tecnici e tutti i consiglieri, anche di opposizione, che hanno contribuito con proposte e osservazioni. In un momento delicato per i conti pubblici, la Regione Piemonte dimostra che è possibile coniugare rigore, sviluppo e tutela sociale, senza chiedere nuovi sacrifici ai cittadini».

Se vuoi, posso accorciarlo ancora di più (versione comunicato stampa breve) oppure renderlo più divulgativo per un pubblico non tecnico.

Giachino: “Lo Russo Si sposta a sinistra per coprire le gravi colpe di AVS” 

 

I gruppi cattolici che hanno appoggiato negli anni le Giunte di sinistra ,di fronte a una Torino indebolita economicamente e socialmente e ferita da due manifestazioni che hanno dato fiato all’estremismo violento e distruttivo , continueranno a fare come le tre scimmiette?

 
Caro Direttore,
sono rimasto deluso dall’intervento del Sindaco in Consiglio Comunale che aldilà di citazioni importanti ha difeso la sua componente di sinistra AVS grande supporter di Askatasuna  cui è legata sin dalla lotta NOTAV. La DC che Lorusso ha avuto tempo di conoscere, dopo la giornata di sabato avrebbe tolto le deleghe a AVS e avrebbe dato vita a una Giunta monocolore per portare la Città alle elezioni.  Così oggi Askatasuna ha una propria rappresentanza nella Giunta Comunale, mentre Castellani nel 1998 allontano’ Stefano Alberione di Rifondazione Comunista che troppo vicino ai Centri Sociali. Una Città in cui aumenta la cassa integrazione riducendo la domanda di consumi che penalizza da anni il nostro commercio. Una Città governata dal 1993 dalla sinistra, con la parentesi della Giunta Appendino, che non ha  saputo gestire la vicenda di questo stabile di corso Regina Margherita occupato da trent’anni . Lorusso ha avuto certamente il merito di cercare una soluzione ma ha fatto un errore gravissimo. La precondizione per sedersi attorno al tavolo con i Garanti dei Centei sociali era l’abbandono definitivo dalle lezioni di violenza come metodo di lotta politica. Ecco perché anche per governare le Città ver avuto una esperienza di governo nazionale e’ importantissima.
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Così mentre i garanti discutevano i loro assistiti andavano ad assaltare il cantiere della TAV, a bloccare la stazione, ad assaltare la redazione de La Stampa. Partecipavano alle manifestazioni Pro PAL istruendo i ragazzi più giovani alla lotta. La trattativa inoltre ha dato una patente di legalità ad un gruppo quelli di Aska che invece ha la violenza come metodo che sublima la lotta politica. Non è bastata la violenza del Sabato prenatalizio conclusosi con l’annuncio della grande manifestazione di sabato 31 gennaio lanciata con il programma “Ci prenderemo la Città”. Non è che i ragazzi di Askatasuna avessero nascosto i programmi . Avevano detto che sarebbero arrivati i loro amici dall’estero . Avevano preannunciato tre cortei per prendersi la Città. Dopo la grande Assemblea a Palazzo Nuovo lo avevano scelto come ospitalità agli amici che arrivavano d fuori. Negli ultimi giorni erano giunte segnalazioni di elementi non proprio raccomandabili con sacchi e zaini ospitati dai loro amici torinesi. Alcuni giornali enfatizzavano il crescere delle adesioni. Mentre fiorivano le adesioni di dirigenti della sinistra politica e sociale che avrebbero dovuto cogliere prima di tutti i segnali di chi stava arrivando in Città. Sabato mattina, forse tardi, la Procuratrice del Piemonte, Lucia Musti, nel commentare le violenze nelle piazze spiegava con chiarezza e coraggio il clima culturale  che le rende possibili. Per la Procuratrice a Torino c’è un’area grigia ,colta e borghese, (upper class, che dico io ha sempre appoggiato le Giunte di sinistra) benevola con gli antagonisti. Sono d’accordo con l’ex pm Rinaudo che gli attacchi al cantiere della TAV, il blocco delle stazioni ferroviarie e gli scontri con le forze dell’ordine si possono considerare come attacchi allo Stato.

Come può un Amministrazione comunale come quella di Torino, medaglia d’oro della Resistenza , avere nella sua Amministrazione esponenti che dialogano amichevolmente con la gente di Askatasuna che ha questi programmi?  Come fa il Sindaco a non fare questa analisi? Un contro è essere contrari alla TAV in Parlamento o nelle sedi Istituzionali, un conto è andare ad attaccare il cantiere definito dal Parlamento di interesse nazionale. Tenuto conto della durezza degli scontri io faccio i complimenti alle Forze dell’ordine perché avrebbero potuto ripetersi le scene del G8 di Genova.  Sono sempre più convinto che il Sindaco se avesse consultato gli amici autorevoli che frequentava nei primi anni 2000 gli avrebbero consigliato di togliere le deleghe a AVS o di dar vita a una Giunta monocolore. Tutto questo però interpella i cattolici impegnati in politica a partire da chi arriva dalle file della DC. Torino dopo trentatré anni di amministrazioni di sinistra e’ ancora in cerca di futuro, e” la capitale della cassa integrazione,  ha una grande precarietà nel lavoro giovanile, non ha saputo difendere la sua grande industria ed ha grossi problemi nei suoi collegamenti con autostrade vecchie, un aeroporto poco sviluppato , una tangenziale incompleta ed è in grave ritardo a realizzare la TAV e la Linea 2 della Metro. Torino è sempre più spaccata in due con i quartieri periferici sempre più abbandonati. Sabato pomeriggio sono passato dall’Oratorio della Resurrezione in Barriera dove un centinaio di ragazzi festeggiavano Don Bosco e mi sembrava di essere in un altro mondo malgrado a due kilometri c’erano gli scontri aperti dagli estremisti contro le forze dell’ordine.

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Mino GIACHINO 

Responsabile UDC TORINO 

Noi siamo con voi: “la violenza è cieca contrapposizione”

I gravissimi fatti di sabato pomeriggio a Torino interrogano tutti i
credenti soprattutto su come non confondere gli inaccettabili eccessi
di alcuni con il sentimento mite della maggioranza e con la sofferenza
silenziosa di tanti che vivono la povertà e l’emarginazione. Dobbiamo
essere consapevoli che dietro queste violenze non c’è opposizione
politica, ma contrapposizione cieca, non ci sono strategie, ma
tattiche di guerriglia urbana che si rinnovano ad ogni occasione, con
azioni organizzate e pianificate.

Ma c’è di più. La stessa procuratrice generale del Piemonte, Lucia
Musti, parla non solo di violenze di piazza ma di clima culturale
che, a suo dire, le rende possibili. Denuncia la presenza di «una area
grigia di matrice colta e borghese» che rispetto alle violenze degli
antagonisti a Torino nutre un atteggiamento di «benevola tolleranza», e
denuncia una «lettura compiacente» da parte di “taluni soggetti della
classi sociali più intellettualmente preparate”, i quali con il loro
scrivere, il loro condurre a normalizzazione, il loro agire in
appoggio, immiseriscono quella parte di società che invece “dovrebbe
svolgere una illuminata azione di deterrenza e di rispetto delle regole
democratiche”.

Per questo occorre promuovere il dialogo – come scrive Papa Leone XIV –
e non arrendersi ad una polarizzazione estremista e ingannevole che
riduce la realtà ad una sua parodia, le radici culturali e religiose
quasi ad etichette da esibire, il pensiero ad un calcolo.

Noi del Coordinamento Interconfessionale del Piemonte non vogliamo
accontentarci di una fede marginale e privata. Vogliamo essere voce
che denuncia e propone, in un mondo spesso afono e dove troppi non
hanno voce. Questo è amore politico perché l’indifferenza è il cancro
della democrazia. L’impegno di chi crede dà senso a quel Tavolo della
Speranza nato nel luglio scorso, proprio a Torino, per contrastare
l’odio, le divisioni e disarmare il linguaggio.

Educare alla speranza significa vivere incentrando l’esistenza nel rispetto per la dignità della persona e la promozione di una cultura che si sposa con l’inquietudine e la
condivisione del sapere, di un atteggiamento che è un avventurarsi con
umiltà nel mistero della vita.

A nome del Coordinamento interconfessionale dell Piemonte Noi siamo con voi”

Giampiero Leo, Younis Tawfik, Dario Disegni, Walid Bouchnaf, Antonio Labanca, Amir Younes, Stefania Palmisano, Idris Bergia, Loredana Annaloro, Maria Requena, Giuseppe Cicogna, Walter Nuzzo

Borghi-Nallo (Iv): “Vicini agli agenti: Ora riforme e basta coprire i violenti”

“Si lavori con spirito unitario senza strumentalizzazione e demagogia”

Il Senatore Enrico Borghi, vicepresidente nazionale di Italia Viva, e la consigliera regionale Vittoria Nallo, capogruppo Iv in Regione,  hanno incontrato  il questore di Torino, Massimo Gambino, dopo i gravi fatti di sabato 31 gennaio. “Abbiamo portato la nostra piena solidarietà agli agenti feriti e alle forze dell’ordine in generale. Ma le parole non bastano più”.  “I fatti di Torino – affermano Borghi e Nallo – ci dicono che servono riforme sia sul versante della prevenzione che su quello della repressione.

E occorre farlo con spirito unitario, senza giochi di rivalsa, strumentalizzazione o demagogia. Chi aggredisce le forze dell’ordine deve essere arrestato immediatamente, a prescindere dai giorni di prognosi o dalla gravità delle ferite”. “Sottoscrivo in pieno – rimarca Borghi – le parole della procuratrice di Torino Lucia Musti: esiste un pezzo di città che continua a coprire e giustificare queste azioni violente. C’è una contiguità pericolosa tra certi ambienti e i violenti che va spezzata una volta per tutte”. “Avevamo espresso da subito – dicono ancora i due esponenti Iv – la nostra netta contrarietà al Patto voluto dal Sindaco. La realtà ha dimostrato che con chi mette a ferro e fuoco la città non si possono fare accordi. Finché Askatasuna non avrà dimostrato di essersi totalmente distaccata dalle condotte violente non potrà essere un interlocutore”.

Silvio Magliano (Lista Cirio): «Il diabetico guida modalità innovativa»

La Legge inizia il suo iter per l’approvazione

Inizia oggi in IV Commissione l’iter per l’approvazione della Proposta di Legge a prima firma Silvio

Magliano, Capogruppo Lista Civica Cirio Presidente PML in Consiglio regionale, per l’istituzione della figura del diabetico guida e la valorizzazione del ruolo delle associazioni di volontariato dei pazienti diabetici con l’obiettivo di rafforzare l’educazione terapeutica come strumento centrale nella gestione della malattia.

Il provvedimento riconosce formalmente il contributo strategico delle associazioni di pazienti nella collaborazione con la rete regionale dei Servizi specialistici di Malattie metaboliche e Diabetologia, sia sul piano dell’informazione e divulgazione, sia su quello dell’educazione dei pazienti alla gestione della patologia.

Il vero elemento innovativo della proposta è l’introduzione della figura del “diabetico guida”: un paziente appositamente formato che, in collaborazione con le strutture sanitarie, potrà affiancare l’attività educativa rivolta alle persone con diabete, contribuendo alla diffusione di conoscenze pratiche per una corretta gestione della malattia: .

«L’introduzione del diabetico guida è un passo significativo verso un modello di assistenza diabetologica sempre più partecipato, integrato e centrato sulla persona – spiega Silvio Magliano -: scoprire di avere una malattia cronica come il diabete, o scoprire che il proprio figlio è affetto da tale malattia cronica, può essere altamente destabilizzante, come entrare in un mondo nuovo e del tutto sconosciuto. Avere vicino qualcuno che ha già affrontato la situazione e che in quel mondo sa orientarsi può fare la differenza, attenuando lo smarrimento e offrendo un approccio umano così importante in qualsiasi percorso terapeutico, ma ancora più significativo in un ambito complesso e molto esteso nel tempo come quello diabetologico».

L’esame della Proposta di Legge proseguirà ora in IV Commissione – Sanità, con l’audizione delle associazioni mediche e di patologia.

Riflessioni su un disastro per la democrazia

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Ogni epoca ha le sue violenze. Questo è l’insegnamento che ci deriva dalla storia. Ci sarebbe la tentazione  di considerare i fatti di Torino del 31 gennaio in una linea di continuità, ad esempio, con Lotta Continua che mise a ferro e fuoco parti della città con l’assalto all’ “Angelo Azzurro” (che costò la morte atroce di un giovane lavoratore studente) e alla sede del MSI. Lotta continua giunse alla demonizzazione e all’assassinio del commissario Calabresi e parte di essa confluì nel terrorismo armato e un’altra parte nel giornalismo radical – chic alla Gad Lerner. Certo la violenza è sempre la stessa, ma i fatti di Torino fanno pensare al G8 di Genova che fu una vera devastazione della città. L’episodio del poliziotto pestato fa pensare al carabiniere che Giuliani avrebbe voluto uccidere con un estintore. Anche a Genova venne reclutata manovalanza violenza all’estero come in parte a Torino. Ciascuno mescolerà inevitabilmente i suoi ricordi, ma il fatto indiscutibile è che per 30 anni Torino ha tollerato l’occupazione dell’edificio di Corso Regina, diventato un covo della violenza in città e in Val Susa contro la Tav. In Val Susa gli contro la polizia sono stati continui e molto sanguinosi, ma quasi tutti hanno minimizzato. La procuratrice Generale del Piemonte che si sta rivelando una magistrata davvero fuori ordinanza, ha denunciato la realtà che si raccoglie dietro Askatasuna e ha denunciato la connivenza di certa borghesia torinese con un coraggio e una lucidità eccezionali. Gli intellettuali torinesi tacciono o vanno ad applaudire al palazzetto dello Sport Barbero e D’Orsi che si ritengono perseguitati e ragionano ormai con degli slogan preconfezionati. Gli intellettuali torinesi non ci sono più. Al massimo ci sono dei professori in cerca di una  notorietà che non arriva. Al massimo ci sono collaboratori di giornali che scrivono le solite vulgate o parlano d’altro. Solo Carmine Festa ha scritto un editoriale sul Corriere degno di attenzione e rispetto. Tutti i militanti dell’antifascismo a costo zero perché il fascismo non c’è più da 81 anni, si trincerano dietro la parola magica Resistenza che non a caso è quella evocata anche dai cortei violenti del 31 gennaio che hanno bloccato la vita di un’intera città. Mentre vorrei chiedere all’Anpi di esprimersi su questo uso improprio della parola resistenza, mi domando come sia possibile in democrazia che 20-30 mila manifestanti possano bloccare una città intera persino nei soccorsi di emergenza. Questa non è più democrazia, ma prepotenza, mentre l’idea di trattare con i manifestanti per evitare incidenti si è rivelata un’utopia. Non è possibile che le Forze di Polizia siano lasciate in balia della violenza senza che l’imperio della legge abbia il sopravvento e tutti gli incappucciati siano identificati e arrestati in fragranza di reato. I fatti di Torino ci insegnano che la violenza bruta va stroncata, anzi andava da tempo stroncata. Il clima che si respira è quello della guerra civile e del terrorismo brigatista a cui si sicuramente guardano questi estremisti. Eletti nelle istituzioni che sfilano dietro alle insegne di Askatasuna vanno denunciati come fiancheggiatori della violenza ed emarginati dalla politica. Dicono che non sia possibile distinguere preventivamente gli estremisti violenti dai manifestanti “non violenti”. Ho qualche dubbio in proposito. Tuttavia, se è  davvero impossibile identificare e prevenire, allora devono essere i non violenti senza virgolette a disertare certi cortei, isolando a priori l’ala degli scatenati.   Senza drastici provvedimenti presi in modo tempestivo Torino non  potrà liberarsi da chi vuole impadronirsi della città come neppure gli squadristi fecero con la Marcia su Roma perché il Re fellone chiamò al potere Mussolini.  Il fascismo qui non c’entra e i contesti storici sono diversissimi, ma il biennio rosso dopo la Grande Guerra inaugurò una stagione fi ubriacatura ideologica e di violenza che portò a dover scegliere – come disse Croce – tra ordine e libertà. Quel cartello dietro al corteo di sabato che evoca la Resistenza fa pensare all’abbaglio incredibile dello storico partigiano Guido Quazza che vide nei contestatori violenti del ‘68 gli eredi dei partigiani.