“Diamo la cittadinanza onoraria postuma di Torino a Navalny” dichiara così in una nota Andrea Turi, portavoce di +Europa Torino che prosegue: “Il Partito Democratico esca dal suo torpore e appoggi la proposta del consigliere Silvio Viale per dare la cittadinanza onoraria al dissidente russo Alexey Navalny ucciso dal regime di Putin. Non si tratta di riabilitare la sua iniziale storia e quindi il suo nazionalismo ma di riconoscere che è stato incarcerato ed ucciso per le sue idee di libertà dall’autocrazia del criminale di guerra Putin”. Conclude: “Per queste motivazioni saremo al flash-mob di lunedì 19 febbraio ore 18 davanti Palazzo Civico. Invitiamo chiunque ad unirsi a noi.”
Fino a quando continuerà la catena degli incidenti sul lavoro? Tutti ricordiamo, 17 anni fa, la strage della Thyssenkrupp. Poi Brandizzo. Poi Firenze. Nel 2023 ci sono stati 15 infortuni mortali plurimi. Le aziende “rischiano” un controllo dell’Ispettorato ogni 18 anni. Continua a mancare il personale ispettivo e ancor più quello delle ASL. Nell’87% dei casi i controlli riscontrano una o più irregolarità. Lo spezzettamento in una miriade di subappalti genera una concorrenza al ribasso che porta al taglio degli interventi sulla sicurezza. Per dire basta a tutto questo serve un impegno ampio e costante, a partire dagli scioperi dei prossimi giorni. Su questi temi Rifondazione Comunista organizza per lunedì 19 febbraio dalle 16,30 alle 18,30 un presidio di protesta, aperto alla partecipazione di altre forze politiche e sindacali, davanti alla Prefettura di piazza Castello a Torino.
Rifondazione Comunista
“Ancora una volta gli antagonisti con cui il Comune di Torino ama tanto dialogare e immaginare “percorsi” per regolarizzare Askatasuna, si sono resi protagonisti di una nuova pagina vergognosa della nostra città dando alle fiamme l’immagine del premier Giorgia Meloni. Una vergogna davanti alla quale ci aspettiamo parole di condanna anche da quella sinistra che per troppo tempo è rimasta in silenzio. Atti vili e vergognosi come questo qualificano questi personaggi”. Lo dichiara l’esponente di Fratelli d’Italie e assessore regionale Maurizio Marrone.
Caro Direttore,
“CHIEDE AIUTO ALLA BOCCONI. MA DAVVERO CI SERVONO GLI ESPERTI LOMBARDI PER ELABORARE SOLUZIONI?”
«La mobilità passiva verso la Lombardia non riguarda solo più i malati ma anche gli esperti. Cirio e Icardi dopo averci illustrato a più riprese i risultati “straordinari” sul fronte abbattimento delle liste di attesa a fine legislatura si affidano all’università Bocconi per analizzare i dati e prospettare soluzioni. Evidentemente i risultati ottenuti in questi 5 anni non erano poi così “straordinari”. Ma soprattutto: perché la Bocconi? La nostra Università e il nostro Politecnico non sono forse in grado? Il principio sovranista per il quale prima vengono le eccellenze del territorio, vale solo per formaggi, insaccati e prodotti agricoli? Non credo che serva farci spiegare dagli esperti lombardi che esiste un problema di mancata condivisione delle agende o che bisogna rafforzare il Sovracup o migliorare l’appropriatezza prescrittiva. Lo diciamo da tempo e lo sanno molto bene tutti gli operatori del servizio sanitario regionale. Peraltro, immaginiamo che durante gli anni del commissariamento, quando gli esperti Agenas stazionavano nei locali dell’assessorato alla sanità, qualche analisti sul tema l’abbiano fatta. Viene da pensare che ricorrere alla Bocconi per trovare soluzioni riorganizzative sia un ulteriore modo per evitare da fare le uniche cose che davvero sono necessarie per ridurre i tempi di attesa: assumere più personale, potenziare la medicina territoriale, investire davvero nell’edilizia sanitaria e non annunciando progetti che stanno solo sulla carta (quella dell’Inail?)».
Daniele Valle
Vicepresidente del Consiglio Regionale
Il giornalismo militante
LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo

Il giornalismo militante è sempre esistito. O meglio, il giornalismo politico militante è sempre
esistito nel nostro paese. Anche perchè, tema molto antico ma sempre attuale, non esiste un
giornalismo asettico e senza opinioni. Ma, al di là di questa considerazione sufficientemente
scontata, quando il giornalismo – soprattutto quello televisivo – assume i tratti strutturali e
consolidati della militanza politica si sconfina inesorabilmente nel settarismo e nella faziosità che
non giovano neanche alla qualità e alla autorevolezza del giornalismo stesso. Come ovvio, non si
sfiora neanche il tema della imparzialità e della oggettività della notizia perchè, nel caso specifico,
il “pregiudizio” precede e annulla qualsiasi altra riflessione. Se nella carta stampata, di norma e
salvo rarissime eccezioni, si risponde unicamente agli interessi e ai voleri dell’editore, cioè del
“padrone” della testata, è nell’attuale giornalismo televisivo che questa faziosità settaria emerge in
modo persin troppo sfacciato. Un esempio tra i molti? Semplicemente basta sfogliare la
margherita. Vuoi ascoltare l’attacco frontale quotidiano e senza scrupoli al centro destra e
soprattutto alla premier Meloni? È sufficiente sintonizzarsi sulla trasmissione della Gruber e il
piatto è servito. Ti vuoi divertire con gli approfondimenti a senso unico indirizzati contro tutto ciò
che non profuma di sinistra o di populismo grillino? Ti ascolti i programmi di Floris e di Formigli. E
gli esempi potrebbero proseguire sulle reti Mediaset dove alcune trasmissioni sono persin
imbarazzanti perchè semplici bollettini di propaganda.
Dopodichè esiste un giornalismo di qualità e realmente imparziale, almeno nella conduzione dei
programmi di approfondimento e di dibattito. Un esempio fra tutti? La rubrica quotidiana di
Bianca Berlinguer e lo stesso suo programma di approfondimento serale come, per fare un altro
esempio, l’appuntamento quotidiano di Andrea Pancani o la stessa Tagadà condotta da Tiziana
Panella. Appunto, non centra l’emittente televisiva ma la modalità concreta che caratterizza la
conduzione e la guida della singola trasmissione di approfondimento politico e giornalistico.
Perchè, e lo ripeto, quando sai con largo anticipo che guardando quella trasmissione assisti ad un
attacco frontale ad una parte politica e ad una difesa sperticata della controparte, si creano anche
le condizioni per un pubblico di tifosi o da curva sud. Certo, la fidelizzazione di un pezzo di
opinione pubblica è un aspetto da non trascurare affatto ai fini della tenuta dello share da un lato
e, di conseguenza, degli incassi pubblicitari dall’altro di quella singola trasmissione. Ma il tutto,
purtroppo, avviene anche a detrimento della qualità dell’informazione. Perchè, e molto
semplicemente, si sostituisce l’appartenenza politica netta e definita a qualsiasi altra
considerazione e valutazione.
Ecco perchè, e nel pieno rispetto del giornalismo militante e politicamente schierato e netto come
ad esempio Report o altre trasmissioni, un sano e trasparente giornalismo di inchiesta e un buon
giornalismo di informazione, continuano ad essere fari decisivi che contribuiscono ad illuminare
ciò che capita nel paese e nel mondo e, dall’altro, a ridare qualità e credibilità alla stessa
democrazia italiana.
E’ L’EMBLEMA DEL SISTEMA TORINO E DEL SUO FALLIMENTO
“Le immagini della festa ad Askatasuna è l’emblema di che cosa sia il ‘Sistema Torino’ e del suo fallimento”. A denunciarlo il senatore Roberto Rosso e Marco Fontana coordinatore provinciale e cittadino di Forza Italia a Torino dopo aver pubblicato le foto di una festa organizzata da Askatsuna davanti all’immobile che dovrebbe essere stato riconsegnato alla Città di Torino.
“Abbiamo assistito per settimane alla difesa della scelta dell’amministrazione Lo Russo di legalizzare il centro sociale sociale Askatasuna mascherandolo in una ‘illuminata’ co-progettazione. Abbiamo subito attacchi vergognosi dal Partito Democratico quando come centrodestra abbiamo scelto di fare un sit-in silenzioso di fronte al Comune denunciando la scelta. Il capogruppo del Pd ci ha detto che facevamo sprecare i soldi dei contribuenti per gli agenti che si sono dovuto schierare per difenderci, quando la Conticelli avrebbe dovuto vergognarsi a pensare che quelle camionette erano lì per difenderci da chi loro vogliono legalizzare. Abbiamo subito il fuoco di fila a “reti unificate” sui principali quotidiani cittadini di uno schieramento di intellettuali e pseudo comitati spontanei che difendevano l’idea della coprogettazione dicendo che era una soluzione pacifica e spontanea. Hanno silenziato le nostre ragioni per farci prendere per pazzi. E ora che cosa succede? Askatasuna dopo una consegna dell’immobile fake fa festa avendo accesso agli stessi locali di Corso Regina. Anzi dai loro canali ci dice che non se ne sono mai andati. Chiediamo a Lo Russo e compagni: ma non vi vergognate? Non avete un sussulto di dignità? Vogliamo continuare a consegnare mani e piedi questa città a chi è sotto processo per eversione rispolverando la questione dell’antifascismo? Proviamo disgusto e confidiamo che anche i torinesi ne provino altrettanto. Ma Askatasuna è solo la punta dell’iceberg di un Sistema che a Torino fa ogni giorno, da decenni, danni incalcolabili ad una Città che dovrebbe essere locomotiva dell’Italia. E chi tace o è connivente ne è corresponsabile”. Concludono i due azzurri.
Radicali in piazza a Torino per Navalny
“OGGI L’ASSOCIAZIONE MARCO PANNELLA E GLI ISCRITTI TORINESI AL PARTITO RADICALE INSIEME ALLA COMUNITA’ DEI RUSSI LIBERI TERRANNO ALLE ORE 15 UNA MANIFESTAZIONE INSIEME AD ALTRE ORGANIZZAZIONI PER DENUNCIARE I CRIMINI DEL REGIME RUSSO”
Torino, 17 febbraio 2024 – Riceviamo e pubblichiamo
L’Associazione Marco Pannella e gli iscritti torinesi al Partito Radicale parteciperanno oggi alle ore 15 alla manifestazione Sit-in che si terrà in Piazza Carignano alle ore 15 contro le violenze del regime russo di Putin. La morte di Alekseij Navalny è solo l’ultima di una serie di oppositori eliminati con violenza. La dittatura e la guerra di aggressione di Putin sono una involuzione gravissima sul piano dei Diritti e della Democrazia.
I Radicali ricorderanno tra i tanti anche l’assassinio di Andrea Tamburi attivista del Partito Radicale nonviolento che nel 1994 fu trovato morto in una strada di Mosca e Antonio Russo inviato di Radio Radicale che fu assassinato nel 2000 in Georgia perché denunciava i crimini dei russi contro il popolo ceceno.
Oggi lo ricorderemo insieme alla Comunità dei Russi Liberi in Piazza Carignano.
Nella ricorrenza del secondo anno di guerra in Ucraina l’Associazione Culturale Ucraina Libera ha organizzato, in cooperazione con Fondazione di Studi Storici “Gaetano Salvemini” (Polo del ‘900) un evento (il cui titolo è “2014 – 2024 Dieci anni di aggressione russa all’Ucraina”) di carattere informativo-divulgativo sulle cause e le conseguenze del conflitto che vedrà la partecipazione di illustri storici (come da programma e da locandina allegati) oltre alla partecipazione dell’Assessora alla Cultura, D.ssa Rosanna Purchia, del Console Onorario d’Ucraina per il Piemonte, Dr. Dario Arrigotti, del Vicepresidente del Comitato Diritti Umani Regione Piemonte, Dr. Giampiero Leo e degli organizzatori dell’evento, Prof. Marco Brunazzi per la Fondazione Salvemini e Svitlana Bubenchykova, Presidente dell’Associazione Culturale Ucraina Libera, che rivolgeranno ai presenti un breve saluto.
“Un Centro che nasce con una visione aprioristica verso una sola direzione, con una pregiudiziale verso una delle due parti e con l’idea del “tutti dentro“, a prescindere dalle profonde differenze di posizione su temi etici e valoriali, non può definirsi reale forza di centro, tantomeno essere percepito come un progetto solido e concreto e non solo come un semplice cartello elettorale, concepito per superare la soglia di sbarramento del 4% alle prossime elezioni Europee“, così Claudio Desirò, Segretario di Italia Liberale e Popolare, commenta i movimenti in corso in vista dell’appuntamento elettorale di Giugno.
“Dopo il fallimento del cosiddetto terzo polo, naufragato sia per i contrasti tra gli ego in campo, sia per lo strabismo politico che ne ha contraddistinto il percorso portandolo a diventare un piccolo supporto al centrosinistra, esterno ma al contempo organico ad esso, l’eventuale nascita di un nuovo progetto basato sugli stessi presupposti non può che far presagire i medesimi, fallimentari, risultati”, aggiunge Desirò.
“Di fronte alla polarizzazione ed alla radicalizzazione dei contenuti e del confronto politico, il nostro Paese ha la necessità di rafforzare il campo Liberale e Popolare, ma facendolo attraverso progetti concreti, intellettualmente onesti e con una prospettiva di lungo termine che non sia solamente finalizzata ad una visione poltronistica, con l’unico fine di superare soglie elettorali o di portare all’elezione di rari rappresentanti, passando attraverso candidature in liste partitiche sempre e solo di un parte politica precisa”, continua Desirò.
“Se un Centro vero e reale ha la legittima possibilità di marcare le proprie distanze dalle aree più sovraniste e populiste di una coalizione, dovrebbe al contempo evidenziare in modo coerente le profonde differenze da una sinistra oggi oltremodo populista, radicale e statalista con la quale i veri liberali e popolari non possono avere punti in comune. Invece, non vi è occasione in cui i promotori di questo presunto centro non rimarchino le distanze da una sola parte, confermando invece di collaborare e cercare sintesi in una direzione che con liberalismo e pensiero popolare nulla ha a che fare”, conclude Desirò.