Rubrica settimanale a cura di Laura Goria
Almudena Grandes “La figlia ideale” -Guanda- euro 20,00
Il romanzo è ispirato a una storia di cronaca vera, ambientata nella Spagna franchista, e racconta un altro tipo di repressione, quella subdola di un manicomio in cui erano internate donne scomode, trascurate, senza futuro e non sempre artigliate dalla malattia mentale.
La vicenda è quella di Aurora Rodríguez Carballeira (nata nel 1879 e morta nel 1956) che nel 1933 uccise l’unica figlia Hildegart, di 18 anni, sparandole alla testa mente dormiva.
L’assassina era una donna ricca, colta, intelligente fautrice dell’eugenetica; teoria bastarda secondo la quale era lecito decidere chi doveva vivere o morire, chi poteva avere o non avere figli. Aurora era convinta di dover salvare il mondo e contribuire a rifondare la società; una sorta di missione per la quale la figlia –bambina prodigio che a 8 anni parlava 6 lingue, laureata in legge poco più che adolescente- era il principale strumento.
Leggendo scoprirete perché la uccise e quali furono le diagnosi, ma soprattutto vi avventurerete in un romanzo fluviale in cui fatti storici e invenzione si fondono meravigliosamente.
La Grandes racconta il clima di paura e silenzi di una nazione oppressa, lo fa attraverso la malattia mentale, la vita negli ospedali psichiatrici e mette in campo 3 voci narranti.
Uno è il medico progressista Germán Velázquez che prende in cura Aurora nel manicomio femminile di Ciempozuelos, dal quale lei non uscirà più. E non c’è solo il resoconto del caso clinico della madre-assassina, affetta da paranoia; ma anche la vicenda personale e tragica di un uomo brillante e sensibile, fuggito in Svizzera durante la guerra civile (figlio di un luminare vittima della dittatura), tornato in Spagna nel 1954, a 33 anni, per sperimentare un nuovo farmaco nel manicomio a una trentina di chilometri da Madrid.
Altra figura centrale è la giovane infermiera ausiliaria María Castejón, nipote dell’ex giardiniere del manicomio, nata e cresciuta tra quelle mura che sono la sua casa; è lei l’unica che è riuscita a fare breccia nello straniamento e isolamento di Aurora.
Mentre quella dell’intricata donna Aurora è la terza voce di questo libro; il quinto degli “Episodi di una guerra interminabile”, serie di 6 romanzi indipendenti che Almudena Grandes ambienta nella Spagna dal 1936 al 1975.
Costanza DiQuattro “Donnafugata” -Baldini+Castoldi- eur0 16,00
Per chi si appassiona alle saghe familiari ed ha amato “Il Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa, il libro da leggere è questo: seconda opera narrativa della talentuosa 34enne ragusana Costanza DiQuattro, direttrice artistica del teatro di famiglia Donnafugata, che già ci aveva dilettati con “La mia casa di Montalbano” nel 2019.
Ora ci ammalia con una saga ottocentesca siciliana che è anche romanzo storico, ma in primis è il racconto della vita straordinaria del settimo barone di Donnafugata, Corrado Arezzo De Spucches.
Signore d’altri tempi, esponente di un’aristocrazia di provincia e di un casato tra i più antichi di Ibla, fiero e austero di fronte alle tragedie della vita, capace di sentimenti profondissimi.
Il libro inizia e si chiude volutamente nello stesso anno, il 1895, ma in mezzo vi scorre l’intera esistenza del barone, in un avanti e indietro continui nel tempo.
A partire dal giorno della sua nascita nel 1824 quando viene subito affidato alle amorevoli cure della balia Annetta, con la quale avrà un rapporto strettissimo e di grande complicità. Poi ci sono gli studi a Palermo, il suo amore per l’arte e il bello, il mecenatismo, il clima risorgimentale, la sua carriera come deputato al parlamento siciliano e poi del Regno d’Italia, il prestigioso compito di rappresentare il suo paese all’Internazionale di Dublino nel 1865 e infine la delusione per l’abbaglio sabaudo.
Fin qui la sua figura pubblica che ha lasciato il segno nella storia della Sicilia e in particolare di Ragusa.
Ma le pagine più belle sono quelle dedicate all’amore incommensurabile per le donne della sua vita. La madre baronessa morta troppo presto; la moglie Concetta, scelta per lui dalla famiglia, quasi una sconosciuta all’inizio con la quale fu subito intesa e poi un’attrazione che divenne immenso amore. Un sodalizio che resistette all’impossibilità di mettere al mondo l’ottavo barone di Donnafugata, e al dolore per l’infelice destino della loro unica sfortunata figlia Vincenzina. E ancora il ruolo potente di nonno innamorato delle due nipoti che gli sopravvivranno.
Pagine stupende per raccontare un vita unica ed eccezionale…
Jung Chang “Le signore di Shanghai” -Longanesi- euro 22,00
Jung Chang che abbiamo conosciuto attraverso l’autobiografico “Cigni selvatici” (nel 1991), ha ripetuto la magia con questa storia di donne, intrighi, amori e passioni nella Cina del 900.
L’autrice, nata nella provincia del Sichuan nel 1952, ha poi lasciato la Cina –dove i suoi libri sono proibiti- nel 1978, si è trasferita in Gran Bretagna dove è stata la prima studentessa della Repubblica Popolare Cinese a conseguire un dottorato. Oggi vive a Londra e quando torna in patria è sempre sotto stretto controllo delle autorità.
In “Le signore di Shanghai” racconta le vite delle 3 sorelle Soong, poco conosciute in Occidente, ma importanti per la storia cinese di metà 900, nel passaggio del paese da impero a repubblica, al governo nazionalista e al comunismo di Mao.
Figlie di Charlie Soong -ex predicatore metodista di Shanghai, diventato ricco uomo d’affari, di ampie vedute che le mandò a studiare in America- sono Ei-ling nata nel 1889, Ching-ling nel 1893 e May-ling nel1898.
«…Bassine e con la mascella quadrata, secondo gli standard tradizionali non erano grandi bellezze…..ma avevano visto il mondo: erano intelligenti, di mentalità indipendente e sicure di sé. Avevano “classe”».
3 caratteri diversi: una amava i soldi, una il potere, l’altra il suo paese. Ebbero vite incredibili e furono i loro matrimoni a tracciare le strade dei loro destini sullo sfondo di un paese tanto vasto e complesso.
Ei-ling, “Sorella maggiore”, convola a nozze con H.H. Kung,”l’uomo più ricco e corrotto dell’intera Cina” che costruirà un impero economico, più per la sua famiglia che per il progresso del paese.
La seconda, Ching, “Sorella Rossa”, a 22 anni sposa Sun Yat-sen, ricordato come il padre della Cina moderna: giovane ribelle cantonese che sconfisse la dinastia regnante Manciù, trasformando la Cina in Repubblica. Alla sua morte nel 1925, Ching si avvicina ai comunisti e nel 1949 diventa vicepresidente di Mao.
May, “Sorella minore”, nel 1927 sposa il generalissimo Chang Kai-shek (che subentrerà a Sun portando in Cina il governo nazionalista) e diventa a tutti gli effetti una First lady, protagonista del jet set internazionale.
3 donne straordinarie e imperfette, consigliere dei mariti, che furono al centro del potere, tra guerre, rivoluzioni e trasformazioni, affrontarono periodi difficili e di grande sofferenza, sfiorate più volte dalla morte.
Jung Chang “L’imperatrice Cixi” -TEA- euro 13,30
Se siete affascinati dalla complicata e avvincente storia della Cina, vale la pena leggere anche il precedente libro dell’autrice, pubblicato nel 2015, che ritrae una delle donne più forti e potenti del paese asiatico.
Cixi entrò a palazzo nel 1852 come concubina, non bella ma tanto fortunata da mettere al mondo un figlio maschio 4 anni dopo e fare un balzo in avanti quando l’imperatore Xianfeng la eleva a un rango superiore.
Diventa la consorte numero 2, seconda solo all’imperatrice Zhen e tra le due non ci fu mai rivalità. Intelligenti entrambe, una volta rimaste vedove, collaborarono e fecero fronte unito in attesa della maggiore età del piccolo imperatore Tongzhi. Entrambe gli fecero da madre e a un certo punto Zhen lasciò le redini a Cixi che, dal 1961 al 1908, per quasi 50 anni governò la Cina.
Non in prima persona (cosa impensabile), ma come reggente del figlio e poi del nipote. Sempre protesa nella lotta per condurre il suo paese fuori dall’arretratezza e traghettarlo nel progresso, nella modernità e in grado di stare al passo con le nazioni occidentali.
Questa corposa biografia storica rende a tutto tondo lo spessore dell’Imperatrice vedova che si trovò a fronteggiare nemici più forti e meglio armati, contrattare linee di confine, mediare la presenza di stranieri e missioni con usanze e credenze diverse…
Commise pure degli errori, per esempio affrontando male la ribellione dei boxer e macchiandosi anche di crudeltà; ma resta il ritratto di una donna curiosa, aperta, lungimirante, alla quale la Cina deve molto. Fu lei a introdurre novità come la luce elettrica, la ferrovia, lo studio delle lingue e dell’economia straniere…
Ken Follett “Fu sera e fu mattina” -Mondadori- euro 27,00
E’ duro e sconvolgente questo romanzo dello scrittore siriano Khaled Khalifa, nato ad Aleppo nel 1964, tra i fondatori della rivista letteraria “Alif”, autore di numerose sceneggiature di film e serie tv. Oggi vive a Damasco, ha vinto svariati premi ed è abilissimo nel raccontare la tragedia del suo popolo.
E’ il terzo romanzo della scrittrice britannica ed ha al centro della vicenda le indagini della detective della omicidi Stephanie King e del suo compagno Angus Brody.
Ecco un autore da riscoprire: Hermann Broch –nato a Vienna nel 1886 e morto a New Haven nel 1951- scrittore e drammaturgo austriaco naturalizzato statunitense. Figlio di un industriale tessile, dapprima condusse l’impresa di famiglia poi, alla morte del padre nel 1927, la vendette e virò sugli studi di filosofia, psicologia e letteratura.


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Poi nella sua vita irrompe una ventata di aria fresca e giovane. Si chiana Joseph, ha 22 anni, è di colore e si arrabatta tra più lavori per sbarcare il lunario. E’commesso in una macelleria (adocchiato dalle donne per il suo sex appeal), fa anche l’allenatore sportivo, ma il suo grande sogno è diventare un deejay.
“Si chiamava Magda. Nessuno saprà mai chi è stato. Non l’ho uccisa io. Qui giace il suo cadavere” Il romanzo inizia con questo messaggio scritto su un biglietto e lasciato in un bosco, che viene ritrovato dalla 72enne Vesta Gul, durante la sua passeggiata insieme al suo cane Charlie.
E’ il primo romanzo dell’inglese Beth Morrey che ha la passione della scrittura da quando aveva 20anni e ha già pubblicato alcuni racconti.
L’antropologa forense Kathy Reichs, una delle autrici di thriller di maggior successo ci regala un’altra storia mozzafiato.
Il primo che ha attirato la mia attenzione è I Grandi Diari, pubblicato da Gribaudo, una bella e avvincente raccolta di diari, lettere, disegni e taccuini di personaggi, artisti, scienziati di varie epoche storiche che ci consente di conoscere, attraverso la scrittura, le memorabili vite di personalità indimenticabili e ci permette di scoprire esistenze d’eccezione che hanno fatto la storia dell’umanità. Il libro è corredato da immagini e illustrazioni eleganti e accurate.
nuovo in libertà, questo libro ci aiuta nel frattempo a scegliere le mete da raggiungere e ci fa sognare con bellissime immagini di luoghi incantevoli.
Si potrebbe definire, infatti, un romanzo di formazione, seguendo la tradizione e la fortuna che questo genere ha sempre avuto a partire dai tempi di Goethe e del suo Wilhelm Meister; nel contempo non è sbagliato considerarlo anche di carattere autobiografico per i numerosi riferimenti che presenta rispetto alle vicende biografiche dell’autrice, Mara Antonaccio, biologa di origine pugliese, ma torinese di adozione, autrice di numerose pubblicazioni scientifiche, alla sua prima esperienza narrativa. Non è da escludere neanche nel libro il carattere diaristico, che lo rende in certi passi molto intimistico.
Il messaggio che la protagonista trasmette attraverso il libro è, così, assolutamente positivo, quello di una donna che cerca di trovare un equilibrio non facile tra il proprio ruolo di madre e quello di persona emancipata alla ricerca dell’amore e di un compagno, e di una donna che non ha paura di procedere nel cammino della vita, consapevole che gli unici rimpianti dell’esistenza sono gli amori non vissuti e le scelte non compiute. In Eugenia si riflette molto il carattere volitivo, ma al tempo stesso solare e coraggioso, dell’autrice che l’ha creata.
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Nasce con l’altisonante cognome Rothschild e, anche se la sua famiglia non ha connessioni con l’omonima banca, conosce e frequenta tutti i posti alla moda.
E’ il secondo Premio Strega che Veronesi si porta a casa (dopo quello nel 2006 con “Caos calmo”)
Veleggia tra romanzo e biografia lo splendido ritratto che Romana Petri dedica a uno dei massimi scrittori americani, Jack London, svelandoci gli anfratti della sua anima, gli alti e bassi della sua vita.
E’ un’autobiografia ricca di ironia, amori, figli, amarezza, malinconia e tanto cinema quella dell’84enne Woody Allen, regista e artista poliedrico di incommensurabile talento.
Tutto ruota intorno alla banca Ebezner, da più di 300 anni saldamente nelle mani della stessa famiglia, con la carica di presidente tramandata per generazioni di padre in figlio; ma ora le cose sono cambiate e l’incarico andrà a chi si dimostrerà davvero all’altezza.
Protagonista e voce narrante di questo romanzo è Astolfo Malinverno: uomo sensibilissimo, zoppo, malinconico e con la capacità di comprendere a fondo i dolori altrui. Vive a Timpanara, dove sorgono una cartiera e un maceratoio dai quali escono e si librano nell’aria volumi, fogli di giornale, pagine varie e assortite che diffondono il morbo della lettura tra gli abitanti.