Informazione promozionale
- comunicare le peculiarità dei diversi cru
- far riflettere degustatori e pubblico sull’importanza del fattore terra–territorio
- valorizzare l’incontro diretto con i produttori
- invitare esperti ed enoappassionati a vivere un fine settimana in Langa, tra degustazioni, visite in cantina e scoperta del territorio.
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IL CONSORZIO VINO NOBILE DI MONTEPULCIANO OSPITE SPECIALE DELL’EVENTO
Sarà il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano l’ospite speciale de I Grandi Terroir del Barolo, con un approfondimento dedicato al progetto delle Pievi, recentemente istituito.
Lo studio storico della geologia e della geografia del territorio ha portato alla individuazione di 12 zone, definite nel disciplinare di produzione UGA (Unità geografiche aggiuntive), le stesse anteposte in etichetta con la menzione “Pieve”.
Un tema che dialogherà in modo naturale con le Menzioni Geografiche Aggiuntive del Barolo: anche a Montepulciano il racconto del vino passa attraverso una lettura sempre più precisa delle diverse identità del territorio.
Durante l’evento sarà proposta una selezione di vini rappresentativi delle diverse Pievi, offrendo al pubblico un interessante confronto tra due grandi denominazioni italiane unite dalla volontà di mettere al centro il territorio come elemento distintivo.
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IL PROGRAMMA
• Banchi d’assaggio d’incontro con le cantine
Nella prossima newsletter un primo elenco.
• Masterclass di approfondimento, anche su annate anterioriUn Master sul Barolo (sabato 28 marzo), con lezioni, percorsi tematici e degustazioni
• Visite in cantina e proposte di soggiorno sul territorio
• Abbinamenti enogastronomici nei ristoranti della zona
In questa edizione sarà inoltre introdotto in forma sperimentale un piccolo shop de “I Grandi Terroir del Barolo”, che consentirà al pubblico di acquistare una selezione di Barolo degustati durante l’evento.
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I GRANDI TERROIR DEL BAROLO
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DOVE
Palazzo Martinengo – Moda VenueSala dei Grifoni
Via Cavour, 10 – Monforte d’Alba (CN)
QUANDO
Sabato 28 marzo 2026Banco d’assaggio dalle 11.00 alle 18.00, articolato su due turni
primo turno: 11.00 – 14.30
secondo turno: 14.30 – 18.00
Domenica 29 marzo 2026Banco d’assaggio dalle 11.00 alle 18.00, articolato su due turni
primo turno: 11.00 – 14.30
secondo turno: 14.30 – 18.00
Nel corso delle due giornate sono previste masterclass.
COME PARTECIPARE
La degustazione al banco d’assaggio si svolgerà su turni e con prenotazione obbligatoria, per garantire la migliore esperienza di visita e di assaggio.
BIGLIETTI E COSTI
👉 Aperta la prevendita online!
Il costo della degustazione è di € 28,00(riduzioni: € 25,00 Soci Associazioni di settore, € 21,00 Soci Go Wine).
• Il biglietto comprende:
• la degustazione in forma libera dei Barolo al banco d’assaggio
• un assaggio presso l’area della denominazione ospitedell’evento.
Riduzioni per chi prenota online
Chi acquista il biglietto in prevendita online avrà una riduzione sul costo:
€ 25,00 pubblico
€ 22,00 Soci Associazioni di settore
€ 18,00 Soci Go Wine
🎁 Ingresso gratuito per chi si associa a Go WineLa degustazione al banco d’assaggio sarà in omaggio per coloro che decideranno di associarsi a Go Wine
(benefit non valido per i soci familiari).
Maggiori dettagli sulla campagna associativa a fondo mail.
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C’è qualcosa di profondamente piemontese nel modo in cui il cioccolato sa raccontare una storia.
Succede a Giaveno, dove le creazioni di Guido Castagna tornano a distinguersi sulla scena internazionale, conquistando ancora una volta i giudici degli International Chocolate Awards, una delle più importanti competizioni mondiali dedicate al cioccolato artigianale, che ogni anno riunisce esperti e degustatori da tutto il mondo per valutare le migliori produzioni.
A Firenze, tra degustazioni alla cieca e confronti tra i migliori chocolatier, è stato il Giuinott® a lasciare il segno: quattordicesimo oro consecutivo, con un punteggio straordinario di 97,8. Un risultato che non parla solo di eccellenza tecnica, ma di continuità, di una qualità che resiste al tempo senza perdere identità.
Dentro questo piccolo gianduiotto c’è molto più di una ricetta: ci sono le nocciole del territorio, la precisione artigianale e una visione che guarda già al futuro, verso il riconoscimento del Giandujotto di Torino IGP.
Accanto a lui, brillano anche la crema di nocciola +55, premiata con l’oro, e praline che giocano con aromi inaspettati — menta e liquirizia, malva e cardamomo — dimostrando che la tradizione può evolversi senza perdere la propria anima.
Da Giaveno arriva così una conferma semplice ma potente: l’eccellenza, quando è autentica, non ha bisogno di reinventarsi. Deve solo continuare a essere sé stessa.
Chiara Vannini
Nel centro storico di Casale Monferrato, tra le strade che custodiscono la cultura gastronomica del Monferrato, l’Osteria Amarotto rappresenta uno degli indirizzi più interessanti per chi desidera conoscere da vicino la cucina piemontese più autentica. Qui la tradizione non è soltanto un richiamo al passato, ma una pratica quotidiana che si rinnova attraverso piatti curati, ingredienti selezionati e una forte identità territoriale.
Una storia di famiglia lunga decenni
La storia dell’osteria affonda le sue radici negli anni Quaranta, quando la famiglia Amarotto avviò la propria attività nel settore gastronomico a Casale Monferrato. Da allora il locale ha attraversato generazioni, mantenendo sempre lo stesso obiettivo: proporre una cucina capace di rispettare le ricette della tradizione piemontese, senza rinunciare a una certa capacità di evolversi nel tempo.
Nel corso degli anni l’osteria è diventata un punto di riferimento per residenti e visitatori, grazie a una proposta culinaria che coniuga memoria gastronomica e sensibilità contemporanea.
I piatti simbolo della cucina piemontese
Il menù è costruito attorno ai grandi classici della cucina del territorio. Le preparazioni seguono fedelmente le ricette tradizionali, ma sono realizzate con attenzione alla qualità delle materie prime e alla stagionalità degli ingredienti.
Tra le specialità più rappresentative figurano la bagna cauda, la carne cruda all’Albese, gli agnolotti ripieni e i secondi piatti a base di carne, come il bollito o il brasato al Barolo. Non mancano salumi e formaggi locali, mentre la pasta fresca viene preparata artigianalmente in cucina. A chiudere il pasto, una selezione di dolci fatti in casa che richiama la tradizione delle antiche trattorie piemontesi.
Ogni proposta gastronomica punta a valorizzare i sapori genuini del territorio monferrino, offrendo un’esperienza culinaria che rimane fedele alla cultura locale.
Ingredienti di qualità e cucina espressa
Uno degli aspetti più apprezzati dell’osteria è la scelta di privilegiare ingredienti di provenienza locale e prodotti selezionati con attenzione. Molte materie prime arrivano infatti da aziende del territorio, una scelta che permette di mantenere un legame diretto con la filiera agricola del Monferrato.
La cucina viene preparata al momento, seguendo una filosofia che punta su freschezza e semplicità, due elementi fondamentali per esaltare i sapori della tradizione piemontese.
Il ruolo del vino
Accanto ai piatti, un ruolo centrale è riservato al vino. La carta propone numerose etichette piemontesi, con particolare attenzione ai grandi rossi della regione. Barolo, Nebbiolo e Barbera accompagnano il percorso gastronomico, permettendo agli ospiti di scoprire alcuni dei vini più rappresentativi del territorio.
Un indirizzo per scoprire la cucina del Monferrato
Grazie a un ambiente accogliente e a una cucina che affonda le radici nella tradizione locale, l’Osteria Amarotto continua a essere uno dei luoghi ideali per chi vuole conoscere la gastronomia del Monferrato. Un ristorante dove la cultura culinaria piemontese si esprime attraverso piatti genuini, attenzione ai dettagli e un’autentica passione per la buona tavola.
Grignolino, il nobile ribelle 2026
Domenica 29 marzo dalle 11 alle 19
Lunedì 30 marzo dalle 10 alle 17
Informazione promozionale
Dalla selezione degli ingredienti al legame con Torino: la filosofia di Brün Pasta raccontata dal suo fondatore.
Nel cuore di Torino esistono luoghi che, nel tempo, diventano punti di riferimento non soltanto per ciò che si mangia, ma per il modo in cui si viene accolti. Brün Pasta è uno di questi. Un piccolo ristorante-pastificio dove la tradizione della pasta fresca incontra una dimensione più personale fatta di dialogo con il cliente, attenzione agli ingredienti e possibilità di scegliere e personalizzare il proprio piatto.
Per comprendere meglio la filosofia che sta dietro questo progetto abbiamo incontrato il titolare di Brün Pasta, che in questa intervista racconta la sua idea di cucina, il rapporto con i clienti e il motivo per cui, negli anni, il locale è diventato un indirizzo sempre più frequentato anche da visitatori provenienti da tutto il mondo.
Come nasce Brün Pasta e quale idea di pasta fresca c’è dietro questo progetto?
Brün nasce dall’idea di due amici che, per scelte alimentari personali, decidono di proporre cibo di qualità ma fondamentalmente diffondere verso il pubblico la cultura del cibo tradizionale a partire dai grani italiani. Disponiamo di un patrimonio immenso radicato nelle nostre regioni, se solo pensiamo a grani tipo il Cappelli o ai grani antichi che proponiamo rigorosamente semi integrali o integrali che conservano tutte le loro proprietà nutritive ed il cui glutine non provoca intolleranze. Oramai il cibo industriale ed elaborato è di larga diffusione e, se solo riflettiamo sulle farine raffinate,(come la “00”), l’amido è l’elemento superstite del processo di lavorazione che elimina le parti esterne del chicco (crusca e germe), ricche di fibre, vitamine e minerali. Si tratta di un carboidrato complesso che nella fase digestiva viene immediatamente trasformato in zucchero con tutte le conseguenze della sua assunzione e quindi picco glicemico, iperproduzione di insulina e non dimentichiamo che i carboidrati concorrono alla produzione endogena di colesterolo. Insomma, ci siamo industriati per mangiare sano e abbiamo voluto trasferire questo ai nostri clienti
Quando si parla di pasta fresca di qualità, quali sono secondo lei gli elementi che fanno davvero la differenza?
Parliamo di cibo ed in particolare di pasta, alimento fondamentale della nostra tradizione culinaria e quindi due sono gli elementi che per noi fanno la differenza, la qualità delle materie prime dalle farine rigorosamente italiane, biologiche o a residuo chimico zero, agli ingredienti che utilizziamo per i nostri sughi prediligendo prodotti della nostra regione. Il secondo elemento è la cucina tradizionale piemontese e italiana. Non abbiamo bisogno di inventarci nulla, dobbiamo semplicemente attingere alle ricette classiche della cucina casalinga .
Qual è il rapporto tra Brün Pasta e Torino? Quanto conta il legame con il territorio e con il quartiere?
Torino è il nostro mercato di riferimento, ci troviamo nel centro della nostra città che negli ultimi anni ha avuto un forte incremento turistico e gran parte dei nostri clienti sono appunto i turisti, italiani e stranieri ma, quotidianamente, abbiamo anche molti lavoratori della zona
Quali prodotti rappresentano meglio la tradizione regionale e raccontano la vostra identità?
Siamo in Piemonte e l’agnolotto alla piemontese è il nostro prodotto di punta. L’agnolotto rappresenta al meglio la cura che dedichiamo ai nostri prodotti: Farina di Tipo 1 a residuo chimico zero coltivata in Piemonte e uova biologiche. Per il ripieno, ossobuco e arrosto di vitello di razza piemontese certificata oltre a salsiccia, salame cotto, Parmigiano Reggiano, uova bio e verza.
Qual è il lavoro che spesso il cliente non vede ma che è fondamentale per la qualità finale?
Oltre ad utilizzare ingredienti di qualità bisogna cucinarli con cura e professionalità, dalla preparazione dei ripieni delle nostre paste ai sughi freschi che quotidianamente rappresentano gran parte del nostro lavoro. Alcuni esempi? Il nostro ragù cuoce dalle tre alle quattro ore e, non utilizzando conservanti, i dodici/tredici sughi freschi che proponiamo ai nostri clienti occupano gran parte del tempo dei nostri collaboratori.
Qual è la soddisfazione più grande che ricevete dai vostri clienti?
Credo che la più grande soddisfazione siano i clienti che, dopo aver mangiato, ci ringraziano! Ma questo è il risultato dell’accoglienza che riserviamo loro spiegando, se necessario, in inglese francese o spagnolo cosa possono mangiare da noi. Insomma, per noi il cliente è al centro e da noi deve sentirsi coccolato.
Guardando al futuro, quale direzione immagina per Brün Pasta?
Stiamo lavorando per replicare il nostro format e presto apriremo un altro punto vendita. Immaginiamo che questo possa essere l’inizio della fase successiva e poi valuteremo i risultati.

Telefono
Dove siamo
Ci trovi in Via Santa Teresa 16/D a Torino
Benvenuto Arneis, seconda edizione
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Un’occasione per scoprire il Roero
Durante la giornata, tutti i visitatori dell’Enoteca potranno usufruire anche di uno sconto speciale del 10% sull’acquisto dei vini presenti in Enoteca, con una selezione che rappresenta oltre 65 produttori del Roero.
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Per informazioni e prenotazioni: tel. 0173 978228 – 0173364631
email amministrazione@enotecadelroero.it
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Sicilia e Sardegna con Go Wine
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VINI E TERROIR DELLE GRANDI ISOLE ITALIANE
MARTEDI’ 24 MARZO 2026
Eataly Lingotto – TORINO, Via Fenoglietti, 14
Go Wine promuove a Torino un evento di degustazione dedicato all’approfondimento sulla viticoltura delle grandi isole Sardegna e Sicilia.
L’evento è in programma martedì 24 marzo e annunciamo un primo elenco di cantine protagoniste.
Sarà un’interessante serata, sempre nel solco di valorizzare l’enografia regionale e spostando le attenzioni a sud, verso territori che vantano uno storico legame con la viticoltura, che hanno saputo negli anni valorizzare le loro principali varietà autoctone, che sanno narrare – a fianco dei vini – la bellezza di paesaggi e luoghi unici che il mondo ci invidia.
Le cantine partecipanti racconteranno i diversi territori di produzione e daranno conto della ricchezza della viticoltura delle due grandi isole.
Una selezione di cantine incontrerà il pubblico, altre saranno presenti nelle enoteche tematiche allestite in sala.
L’evento si svolgerà nella location di Eataly Lingotto in Via Ermanno Fenoglietti, 14, presso la Sala dei Duecento.
L’invito è rivolto a soci Go Wine e simpatizzanti e a professionisti del settore.
Ecco un primo elenco di cantine
che animeranno il banco d’assaggio
Alessandro di Camporeale – Camporeale (Pa);
Cantina del Mandrolisai – Sorgono (Nu); Cantina Santadi – Santadi (Su);
Consorzio San Michele – Berchidda (Ss);
Cantina Sociale di Calasetta – Calasetta (Su); Carpante – Usini (SS);
Contini Attilio – Cabras (Or); Ferruccio Deiana – Settimo San Pietro (Ca);
Donnafugata – Marsala (Tp); Gostolai – Oliena (Nu);
Intorcia – Marsala (Tp); Fausta Mansio – Siracusa;
Planeta – Menfi (Ag); Poggio di Bortolone – Gulfi (Rg);
Quartomoro di Sardegna – Marrubiu (Or); Sedilesu – Mamoiada (Nu);
UnMareDivino – Berchidda (Ss); Valle delle Ferle – Caltagirone (Ct).
Food:
La parte Food sarà gestita per questo speciale evento da Eataly, che proporrà una selezione di eccellenze gastronomiche con il seguente menù di assaggi
-Arancino al ragù
-Maritozzo ripieno di porceddu sardo con maionese aromatizzato al mirto
-Degustazione formaggi sardi con composte
3 formaggi con pane guttiau di accompagnamento
-Sfincione palermitano
-Culurgiones fritti ripieni di pecorino, menta e patate
-Bis di mini cannoli cioccolato e pistacchio
Tapas singola 6,50 €
Tris di tapas 18 €
Provale tutte
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Programma, orari e modalità di prenotazione:
Per garantire il miglior afflusso dei partecipanti ed un buon accesso alle degustazioni, gli ingressi saranno suddivisi per turni e su prenotazione entro le ore 12 di martedì 24 marzo. Per permettere a un numero maggiore di persone di accedere al banco di assaggio la degustazione verrà divisa in 2 turni a cui sarà obbligatorio attenersi.
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Orari e turni di degustazione
Ore 16,30-18,00: Anteprima: degustazione riservata esclusivamente ad operatori professionali qualificati (giornalisti del settore enogastronomico, soggetti riconosciuti che operano in enoteche, ristoranti, wine bar: due persone per locale).
La richiesta di accredito avviene tramite mail. Go Wine verificherà e confermerà l’accredito per iscritto.
Ore 18,00-22,00: turno di apertura del banco d’assaggio al pubblico di enoappassionati.
Il costo del biglietto di ingresso è di 22,00 € a persona (€ 15,00 Soci Go Wine, € 18,00 soci associazioni di settore) con degustazioni illimitate dei vini presenti all’evento.
Risparmia acquistando la degustazione online sul sito www.gowinet.it!
Chi prenota con pagamento online avrà una riduzione sul costo, ovvero:
€ 20,00 per il pubblico,
€ 13,00 rid. soci Go Wine,
€ 16,00 rid. soci associazioni di settore.
L’ingresso sarà gratuito per coloro che decidono di associarsi a Go Wine (benefit non valido per i soci familiari). L’iscrizione sarà valevole fino al 31 dicembre 2026. E’ possibile indicare già all’atto della prenotazione la volontà di associarsi.
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Info: Associazione Go Wine – Tel. 0173 364631 e-mail stampa.eventi@gowinet.it
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Cremoso risotto alla zucca e Taleggio
Il risotto alla zucca, tipico delle regioni settentrionali, e’ un primo piatto semplice dal sapore molto particolare, delicato ed avvolgente, esaltato ancor di piu’ dal gusto inconfondibile del cremosoTaleggio. Un primo piatto delizioso tutto da provare.
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Ingredienti
350gr. di riso per risotti
400gr. di zucca decorticata
1 litro di brodo vegetale
1 scalogno
200gr. di formaggio Taleggio
30gr. di burro
1 bicchiere di vino bianco secco
2 fette i pancetta affumicata, facoltativa
Sale e pepe q.b.
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In una larga padella rosolare nel burro lo scalogno affettato sottile. Versare il riso e lasciarlo tostare sino a quando sara’ traslucido poi, versare il vino bianco, mescolare e lasciar evaporare. Sempre mescolando, versare a poco a poco il brodo vegetale caldo, unire la zucca decorticata tagliata a cubetti, proseguire la cottura, unire il taleggio a cubetti, mescolare, aggiustare di sale e pepe. Portare in tavola decorando a piacere con due fette di pancetta affumicata saltata in padella.
Paperita Patty
Di Maurizio Tropeano
“Da qui esci mangiato”. Il passaparola dei clienti, oltre alle recensioni, racconta la filosofia che ispira la cucina di Claudio Locchiato, classe 1986, chef e patron dell’Uliveto, aperto due anni fa dopo un decennio trascorso tra i fornelli dell’alta cucina stellata.
“Per me – racconta mentre ritocca gli ultimi dettagli del locale di via Saluzzo 57, riaperto dal 6 marzo dopo due mesi di ristrutturazione – uscire mangiato (ride di gusto) significa preparare piatti buoni, abbondanti semplici e di qualità ma che fanno ritornare in mente gli affetti e i ricordi della tradizione calabrese, certo, ma anche di quella italiana”.
Una scelta che ha condiviso con la moglie Bierta, che si occupa con garbo e attenzione della sala, e che ha assecondato anche la sua decisione di diventare il patron di questo percorso gastronomico che affonda le radici ad Acquaro, in provincia di Vibo Valentia: “Fare l’imprenditore è difficile ma è garanzia di poter sperimentare in autonomia con un vincolo importante, il senso di responsabilità per chi lavora al mio fianco in cucina e in sala”.
Un percorso che parte da una rottura: “Mi sono reso conto che non mi divertivo più a cucinare per i clienti che a tavola facevano, e fanno, le autopsie dei piatti. Le mie radici, però, sono diverse e sono il frutto degli insegnamenti di mia nonna che mi ha trasmesso l’amore per la cucina come atto di affetto e cura verso gli altri. Ho imparato molto nel mondo dell’alta cucina e posso arricchire e innovare la tradizione familiare senza rincorrere mode e tendenze”.

Facciamo un salto indietro nel tempo e nello spazio. Eccoci ad Acquaro in un contesto domestico, tra conserve, pasta fresca e rituali della domenica: “Mi piaceva cucinare e dopo le medie mi sono iscritto all’alberghiero del mio paese e poi ho iniziato a 14 anni a fare le stagioni in alcuni locali tra Tropea e Capo Vaticano, lungo la Costa degli Dei”. Il primo salto di qualità lo fa a diciannove anni e parte per il nord, direzione Colorno in provincia di Parma: “Mi iscrivo alla Scuola Internazionale di Cucina Italiana ALMA, creata da Gualtiero Marchesi. Per me è stata un’esperienza fondante che mi ha aperto le porte della ristorazione d’eccellenza”. Lo chef calabrese lavora tra Venezia e Zurigo, poi arriva a Torino dove entra nelle cucine del ristorante Del Cambio guidato da Matteo Baronetto e poi al Turin Palace al fianco di Stefano Sforza, fino a esperienze in chiave più contemporanea come Opera, Condividere con Federico Zanasi, e Spazio7 di Alessandro Mecca.
“La mia cucina – racconta – non è celebrale ma sicuramente gustativa, avvolgente, immediata”. E a chi gli chiede di descrivere la sua cucina in tre parole, risponde così: “La prima parola è sentimento che nutre il legame con la Calabria e con la mia famiglia”. La seconda definizione è “pensiero, perché è l’intenzione che guida ogni mio piatto”. La terza parola è “ricerca della materia prima prodotta da realtà artigianali in Calabria e in Piemonte ma anche la ricerca di tecniche di cotture innovative”.
