Incendio dopo lo schianto: morto un uomo

Un uomo di 50 anni è morto nell’incendio che si è sviluppato dopo un incidente stradale verificatosi nel Novarese, a Romentino. Lo scontro tra un’auto e un furgone è avvenuto vicino alla tangenziale. La polizia stradale sta svolgendo accertamenti. A bordo dei mezzi viaggiavano due persone.

“Cresci Piemonte”, Bartoli: “Meno burocrazia e più strumenti per sviluppo e piccoli Comuni”

Il Consiglio Regionale del Piemonte ha approvato la legge denominata “Cresci Piemonte”, un provvedimento volto ad accelerare le procedure urbanistiche e favorire la realizzazione di investimenti strategici sul territorio regionale.

La norma introduce una significativa riduzione dei tempi per l’approvazione delle varianti urbanistiche legate a progetti finanziati con fondi europei, statali, regionali e al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, con l’obiettivo di rendere il Piemonte più competitivo e attrattivo, facilitando la realizzazione di interventi produttivi e lo sviluppo economico.

Particolare attenzione è stata riservata ai Comuni di dimensioni minori. La legge prevede infatti il finanziamento regionale delle varianti urbanistiche per i Comuni con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti, sostenendo concretamente gli enti locali e gli uffici tecnici, spesso sottodimensionati, nel portare avanti procedure complesse ma strategiche per il futuro delle comunità.

“Con questo provvedimento introduciamo uno strumento concreto per ridurre i tempi della burocrazia e accompagnare lo sviluppo del nostro territorio – dichiara il Consigliere Regionale Sergio Bartoli –. È una misura importante soprattutto per i piccoli Comuni, che potranno contare su un sostegno reale per adeguare i propri strumenti urbanistici e cogliere opportunità di investimento e crescita. Il Piemonte deve essere una Regione capace di attrarre sviluppo, senza lasciare indietro nessun territorio.”

Bartoli esprime inoltre un ringraziamento all’Assessore regionale Marco Gallo per il lavoro svolto nella definizione e nel coordinamento del provvedimento, frutto di un confronto istituzionale orientato a fornire risposte concrete agli enti locali e al sistema produttivo piemontese.

La legge sarà accompagnata da un sistema di monitoraggio, al fine di verificarne l’efficacia e i risultati in termini di sviluppo economico, occupazione e supporto ai territori.

Sergio Bartoli
Consigliere Regionale del Piemonte
Presidente V Commissione Ambiente

Il nuovo piano regolatore verso la Torino del futuro

Dibattito presso la Fondazione Amendola

Mercoledì 25 febbraio alle ore 18 la Fondazione Giorgio Amendola  promuoverà un incontro pubblico dedicato al nuovo piano regolatore generale della Città di Torino, con l’obiettivo di approfondire prospettive, strategie e scenari di sviluppo della Torino di domani.

Presso la sede di via Tollegno 52 si confronteranno sul tema l’assessore all’Urbanistica della Città di Torino Paolo Mazzoleni, Pierino Crema, Presidente della Commissione Lavoro del Consiglio Comunale, Tony Ledda, presidente della Commissione Urbanistica e Davide Giancola, urbanista e componente del Comitato Scientifico della  Fondazione.
L’iniziativa nasce dall’intento di offrire uno spazio di riflessione aperto a residenti, professionisti e associazioni di categoria sulle trasformazioni urbane in atto  con particolare attenzione al contesto di Barriera di Milano.

Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili

Mara Martellotta

La Regina Margherita di Savoia nel centenario della sua scomparsa

Mercoledì 4 marzo prossimo, come di consuetudine in questa data, nella memoria liturgica del Beato Conte di Savoia Umberto III e nel 178esimo anniversario della proclamazione dello Statuto Albertino, l’associazione Internazionale Regina Elena ODV e il Coordinamento Sabaudo inaugureranno alla Palazzina di Caccia di Stupinigi la loro mostra , che quest’anno sarà dedicata a Margherita di Savoia Genova, prima regina d’Italia, nel centenario della sua scomparsa.

Il pubblico potrà ammirare magnifiche foto che ritraggono la sovrana, preziosi volumi editi tra fine Ottocento ed inizio Novecento, una serie di cartoline postali dedicate alla Regina Madre Margherita nei primi anni del XX secolo, alcune con soggetto la palazzina di Caccia di Stupinigi e un album fotografico della seconda metà dell’Ottocento composto da 194 albumine formato ‘carte da visita’ ove sono presenti tutti i componenti della famiglia Reale italiana, politici e protagonisti del periodo risorgimentale italiano, membri della Curia di Papa Pio IX e la Famiglia Reale del Regno Unito con la Regina Vittoria, i figli e le personalità del governo inglese che sostennero l’Unità d’Italia.

Come ogni anno verrà  conferito il premio per la ricerca storica Maura Aimar e saranno presenti rievocatori di molti gruppi storici piemontesi.
La mostra , visitabile nel pomeriggio del 4 marzo, si inserisce all’interno di un  ricco programma di iniziative denominate “Margherita. Un secolo di storia “ in programma alla Palazzina di Caccia di Stupinigi fino al prossimo luglio. Questo progetto, sviluppato grazie alla collaborazione con il MAUTO  Museo Nazionale dell’Automobile, collezionisti privati e altre realtà non solo culturali, ha come obiettivo quello di ricordare, attraverso articolati passaggi della sua vita, il centenario della scomparsa della sovrana. Il fil rouge di tutte queste iniziative è  la sua straordinaria voglia di modernità.

Dal 5 marzo al 28 giugno nella Citroniera di Ponente sarà allestita la mostra “Sulle strade della Regina. Alle origini dell’automobile moderna”, che permetterà al pubblico di ammirare undici vetture costruite tra fine Ottocento e inizio Novecento  e nove carrozze storiche provenienti dalla collezione privata “Nicolotti Furno”. I visitatori potranno scoprire la figura di questo personaggio chiave dell’Italia unita anche attraverso il percorso “Le Stanze di Margherita “ all’interno dell’Appartamento di Levante, dove lei introdusse nuovi comfort, tra il 1902 e il 1915, tra cui accessori finalizzati alla sua comodità.  Tra questi si ricordano il potenziamento dell’impianto di riscaldamento, i servizi di ritirata all’inglese con acqua corrente e lavandini con acqua fredda e calda, la corrente elettrica e l’ascensore  a pompa idraulica realizzato dalle Officine Meccaniche Stigler di Torino, dotato di una cabina lignea con porta scorrevole, vetri smerigliati nelle otto finestre e pulsantiera in bachelite.

Il pubblico potrà anche degustare il cioccolatino “Le Perle della Regina”, ideato dal Museo del Cioccolato e del Gianduja Choco Story Torino e realizzato da Pfatish. Si tratta di una creazione unica, nata dal cuore di nocciola Piemonte IGP, avvolto da un delicato gusto di cioccolato bianco lucido e perlaceo che richiama le perle e le collane di perle preziose tanto amate dalla sovrana.

Il programma prevede anche il ciclo di quattro conferenze dal titolo “Margherita a Stupinigi e il suo tempo” previste il venerdì alle 16. Le prossime saranno il 27 marzo, il 17 aprile e il 22 maggio ed affronteranno la figura della prima Regina d’Italia attraverso temi contemporanei come la moda, le automobili, la cucina, il design; seguiranno le visite guidate dal titolo  “Margherita e Stupinigi”, in programma il secondo venerdì del mese alle 15.45.
Il gruppo storico ‘Le vie del tempo’ rievocherà “ I giorni di Margherita”, permettendo al pubblico di immergersi appieno nell’atmosfera della Palazzina di Caccia di Stupinigi nei primi anni del Novecento.

La sovrana dal 1901 fino al 1926, anno della sua morte avvenuta a Bordighera il 4 gennaio, amava trascorrere gli autunni a Stupinigi. Proprio la notte del 14 settembre del 1904 apprese la notizia della nascita al Castello Reale di Racconigi del nipote, il futuro re Umberto II; nonostante il forte temporale che imperversava partì in piena notte guidando personalmente la vettura per andare a vedere il nipote.
Con Margherita di Savoia- Genova la Palazzina di Caccia di Stupinigi visse gli ultimi ‘fasti Sabaudi’ e la sua  memoria è  rimasta viva nei cuori della popolazione.

Per info consultare il sito www.ordinemauriziano.it

Mara Martellotta

In 10mila alla corte di re Vermouth

Un successo oltre le aspettative quello della terza edizione del Salone del Vermouth, che ha superato le 10.000 presenze complessive in tre giorni, da sabato 21 a lunedì 23 febbraio 2026, registrando numeri in netta crescita rispetto alle edizioni precedenti. L’evento, ideato e curato da Laura Carello, anima del progetto editoriale MT Magazine, è stato realizzato con il patrocinio e il sostegno della Camera di commercio di Torino, con il patrocinio di Regione PiemonteCittà di Torino e con il supporto Turismo Torino e Provincia.

 

«La terza edizione segna un cambio di passo decisivo – dichiara Laura Carello, direttrice del Salone del Vermouth –. Superare le 10.000 presenze e registrare un’affluenza tale da aprire al pubblico anche la giornata B2B significa aver costruito, in questi tre anni, un format solido, attrattivo e credibile. Il vermouth si conferma protagonista di un rinnovato interesse culturale e commerciale, capace di unire tradizione, territorio e visione internazionale. Il nostro impegno è continuare a crescere consolidando Torino e il Piemonte come capitali mondiali del Vermouth. Il pubblico non è solo curioso, ma profondamente interessato: questi numeri sono la prova concreta di come investire sulla cultura e la conoscenza di questo prodotto rappresenti un asset strategico anche per il turismo e per il brand Torino, non solo a livello nazionale ma anche internazionale. Ringrazio il Museo Nazionale del Risorgimento per aver sostenuto il Salone fin dalla prima edizione e, da quest’anno, il mio ringraziamento sentito va anche alle istituzioni coinvolte – Regione Piemonte, Città di Torino, Camera di commercio di Torino e Turismo Torino e Provincia – per il supporto e la fiducia dimostrati»

 

La forte affluenza registrata durante il weekend ha inoltre portato a un cambiamento di programma straordinario: la giornata B2B di lunedì 23 febbraio è stata aperta anche al pubblico, per permettere un afflusso maggiore di visitatori. La manifestazione, ospitata presso il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, ha visto non solo sale costantemente gremite, ma anche una grande partecipazione ai talk – completamente sold out – e un’importante affluenza dell’aula didattica, segno di un interesse sempre più marcato verso l’approfondimento culturale del Vermouth.

 

La quarta edizione è confermata a febbraio 2027, sempre al Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, con l’obiettivo di continuare a diffondere la cultura del Vermouth a livello nazionale e internazionale.

 

Tutti i numeri del Salone: 10 talk e 8 aule didattiche

Durante il lungo weekend, al centro del Salone del Vermouth si è confermata l’area talk, cuore della divulgazione culturale della manifestazione.

Tra sabato e domenica si sono svolti 10 talk, guidati dal giornalista Carlo Carnevale, che hanno raccolto oltre 500 iscrizioni complessive, con sale partecipate e un forte coinvolgimento sui temi affrontati. Un risultato che conferma la qualità dei contenuti proposti e il crescente interesse verso momenti di approfondimento e confronto.

 

Ottima anche la risposta per l’area formativa: le 8 aule didattiche hanno registrato circa 150 iscritti, con una partecipazione attiva e costante durante tutte le sessioni in programma. Le attività formative si sono confermate uno degli elementi centrali dell’evento, contribuendo a rafforzarne il valore culturale e professionale.

 

L’edizione si chiude dunque con un bilancio estremamente positivo: numeri, partecipazione e qualità dei contenuti consolidano il posizionamento del Salone come appuntamento di riferimento per il pubblico e per gli addetti ai lavori.

 

I numeri del FuoriSalone: 45 eventi, 32 location

Dal 16 al 22 febbraio, un programma diffuso ha coinvolto istituzioni, musei, ristoranti, cocktail bar, librerie, piazze e luoghi simbolo della città. In calendario 45 eventi e 32 location protagoniste di una settimana che ha intrecciato cultura, mixology, gastronomia e turismo esperienziale.

Il programma ha incluso 12 guest shift con bartender ospiti da tutta Italia e 5 cene in pairing dedicate, confermando il ruolo centrale dell’ospitalità e della contaminazione creativa.

 

Il calendario si è aperto il 16 febbraio con una tavola rotonda istituzionale dal titolo “Cosa cambia perché nulla cambi – Capitolo 2”, momento di confronto sul futuro del Vermouth nei prossimi cinque anni. Al centro del dibattito, sostenibilità e strategie di esportazione del brand Torino nel mondo. Sono intervenuti Guido Bolatto Segretario Generale della Camera di commercio di Torino, Beppe Musso (Master Blender), Matteo Bonoli (Master Herbalist) e Piero Bonnet per Baldoria.

A seguire, il palinsesto ha alternato talk culturali, presentazioni editoriali, tour tematici, visite guidate nei musei, esperienze immersive, degustazioni tecniche e appuntamenti serali nei locali cittadini.

 

Il Vermouth si è affermato così come filo conduttore di un racconto contemporaneo capace di unire tradizione e innovazione: dai marchi storici ai produttori artigianali emergenti, dai classici dell’aperitivo torinese alle interpretazioni creative che dialogano con cucina, caffè e cultura.

Le origini di Torino: prima e dopo Augusta Taurinorum

Breve storia di Torino


1 Le origini di Torino: prima e dopo Augusta Taurinorum
2 Torino tra i barbari
3 Verso nuovi orizzonti: Torino postcarolingia
4 Verso nuovi orizzonti: Torino e l’élite urbana del Duecento
5 Breve storia dei Savoia, signori torinesi
6 Torino Capitale
7 La Torino di Napoleone
8 Torino al tempo del Risorgimento
9 Le guerre, il Fascismo, la crisi di una ex capitale
10 Torino oggi? Riflessioni su una capitale industriale tra successo e crisi

1.Le origini di Torino: prima e dopo Augusta Taurinorum

Torino è una città che invita al rigore, alla linearità, allo stile. Invita alla logica, e attraverso la logica apre alla follia. Queste le parole del grande intellettuale Italo Calvino, forse un po di parte, certo, ma non per questo meno veritiere.
Così abituati a guardare lontano, intenti ad indagare il mondo oltre i confini visibili, perennemente alla ricerca di qualcosaltro in un laggiù” di labile definizione, spesso diamo per scontato ciò che ci circonda, e talvolta nemmeno ci impegniamo a conoscere i luoghi a noi più vicini.
Rifletto spesso su tale tematica con i miei studenti a scuola, approfittando delle potenzialità della materia che insegno; quando chiedo ai ragazzi di raccontarmi una loro esperienza riguardo a mostre darte, musei o luoghi culturalmente conosciuti, mi rendo conto di quanto poco conoscano il territorio in cui vivono, è più probabile infatti che essi si siano ritrovati per le strade di qualche capitale straniera e non di aver visitato Palazzo Madama, Palazzo Reale, un qualunque museo torinese di arte contemporanea o qualche luogo cittadino che proprio nulla ha da invidiare all esotico estero.
Non ne faccio loro una colpa, anche io tendo spesso a incappare nel medesimo errore, protesa verso il desiderio di prendere aerei e partire, corro per prima il rischio di tralasciare interessanti occasioni di visita di esposizioni darte di artisti che magari apprezzo particolarmente e che si svolgono proprio a Torino.

È secondo questottica che ho deciso di scrivere tale serie di articoli dedicati alla capitale sabauda, per riscoprire e tentare di approfondire la storia e le vicissitudini di quella che è la mia città natale, la stessa che mi pare così lontana anche se abito nei suoi vicinissimi confini, che talvolta mi ha stancato, che non sempre mi ha accolto o confortato, della quale spesso mi sono dimenticata, ma a cui rimango indissolubilmente affezionata.
Torino è così, una città antica che accetta le sfide della globalizzazione e della multiculturalità, attenta alla qualità ambientale, dove da sempre il saper fare si accompagna al saper pensare, è localitàforte delle proprie radici eppure pronta a fronteggiare le numerose riqualificazioni urbane che nei secoli si sono succedute, invasive e necessarie, le medesime che ora stabiliscono laspetto multiforme di quella che è stata la prima capitale dItalia.
Nel capoluogo popoli, culture, tradizioni e differenti consuetudini si sono stratificate nel tempo, a partire dagli usi e costumi degli antichi romani, fino ai cittadini odierni, autoctoni, migranti e tutte quelle etnie in equilibrio tra il mantenere le proprie usanze e limparare il dialetto locale.
La storia di Torino è qualcosa di tangibile, passeggiando per le vie della città infatti ci si imbatte continuamente in testimonianze del passato: le Porte Palatine, gli edifici di Italia 61, le palazzine barocche e le ville liberty, le chiese ed i monumenti, tutti tasselli di ununica grande vicenda che comincia più di duemila anni fa, ai tempi di un piccolo insediamento chiamato Taurasia, distrutto da Annibale nel 218 a.C.  

La nascita e lo sviluppo della città sono indissolubilmente legati alla posizione geografica che essa occupa: Torino sorge sulla sponda occidentale del Po, nella regione chiamata Pedemontium ossia la terra ai piedi delle montagne, uno strategico crocevia assai significativo  per i commerci, sia via terra che via acqua. Fin dai tempi antichi eserciti, mercanti e pellegrini erano costretti ad attraversare il fiume in quel preciso punto geografico, laddove sorgeva il piccolo villaggio Taurasia. Nei secoli sono molti coloro che ambiscono al controllo dello stabilimento, rilevante scalo tattico e commerciale, nonché snodo significativo posto sulla via che collega il Sud della Francia e il Nord dellItalia.
Tuttora Torino sorge lungo la principale articolazione stradale e ferroviaria dellarea alpina, su un percorso che da sempre è ritenuto di considerevole importanza, da qui infatti sono passati, secondo gli studiosi, dapprima Annibale, nella sua marcia verso Roma e successivamente, nel 773, lesercito di Carlo Magno, durante la calata in Italia.
Il tempo conferma la centralità della posizione strategica dellantica Augusta Taurinorum, abbracciata dai fiumi e protetta dal duplice ruolo delle montagne, da una parte le Alpi, dallaltra i Colli del Monferrato, che sia mettono in comunicazione la città con i comuni limitrofi, sia fungono da barriera protettiva naturale; gli stessi Savoia, i custodi dellItalia approfitteranno dellubicazione dellurbe per gestire i propri poteri.
La natura dunque favorisce la nascita di un insediamento destinato ad ingrandirsi nei secoli, ma se da subito le condizioni di vita paiono favorevoli per la cittadinanza, sarà necessario attendere diversi secoli prima che la Storia si accorga della bella Torino, relegata per tempo immemore alla condizione di cittadina di provincia, adombrata dalle limitrofe Asti e Vercelli, infatti solo verso la fine del Cinquecento, grazie ai Savoia che qui sposteranno la propria corte, al capoluogo viene riconosciuto peso politico e comincia a brillare di luce propria.
Ma andiamo per ordine, poiché assai remote sono le origini della nostra città; larea appare abitata fin  dallepoca tardo paleozoica, come testimoniano i numerosi ritrovamenti di utensili in pietra.
Allepoca la regione doveva essere ricoperta di foreste e acquitrini, tuttavia già i coltivatori delletà neolitica erano intervenuti a favore di una repentina trasformazione del paesaggio, processo che continueràattraverso diverse azioni di bonifica dalletà medievale fino alletàmoderna.
I primi abitanti del Piemonte sono i Celto-Liguri, gruppi migranti celtici che mentre si spostano verso il Nord della Penisola si fondono con alcune tribù liguri già presenti sul territorio.
Si tratta di popolazioni dedite allagricoltura, con un livello di organizzazione politica e culturale non molto sviluppata, vivono sparsi per le radure tra le foreste, coltivano segale e granaglie e allevano pecore e maiali. Nello specifico sono gli Insubri e i Taurini ad occupare le sponde del fiume Po.
Come è noto, il destino di Torino risulta legato almeno a livello di nomenclatura-  ai Taurini, da cui deriva lappellativo Augusta Taurinorum, dallanimale totemico attribuito alla tribù, ossia il taurus, -che tuttoggi rimane simbolo indiscusso della moderna cittàpiemontese-.
Ben poco sappiamo di tale popolazione, se non che compare negli annali nel 218 a.C., quando tenta invano di fermare la discesa di Annibale, per poi entrare a far parte delle tribù inglobate nella sfera culturale e politica di Roma che,  a partire dalla metà del II secolo a.C., colonizza la zona subalpina nordoccidentale per aprirsi una piùfacile via verso la Gallia.
Lo spirito decisamente concreto e pratico dei romani fa sì che le cittàfondate nel territorio piemontese rispondessero a precise funzioni: si tratta di avamposti militari  e centri di governo che favoriscono il controllo e la comunicazione lungo il tragitto verso le Alpi.


Tra questi insediamenti spicca per importanza Augusta Taurinorum.
Le leggende prendono il sopravvento sulle sporadiche fonti accreditate riguardanti le origini di Torino, se diverse sono le versioni fantasiose legate alla fondazione del capoluogo, dallaltra sono poche e controverse le notizie degli studiosi dedicate a tale argomentazione.
Lo stesso appellativo apre a diverse ipotesi interpretative: secondo alcuni Iulia Augusta Taurinorum viene fondata da Giulio Cesare durante le sue campagne militari in Gallia, secondo altri invece il nome della cittadina si rifà allimperatore Ottaviano, meglio noto con lappellativo di Augusto.
Vi è poi la versione di una duplice fondazione, suggerita da diversi studi del terreno, dai quali si denota una lavorazione dei campi limitrofi alla città che suggerisce una edificazione svoltasi in momenti differenti.
Quel che invece è noto riguarda la trasformazione del villaggio tribale prima in colonia militare poi in civitas, ossia una città con una propria struttura amministrativa ben definita; allincirca nello stesso periodo viene fondata Augusta Pretoria, lodierna Aosta, con lo scopo di assicurare il dominio romano sulla vallata circostante e sui valichi del Grande e del Piccolo San Bernardo.
Dalle fonti tuttavia si evince che ledificazione effettiva di Augusta Taurinorum avviene nel corso del I secolo a.C.; i lavori di costruzione seguono lo schema prefissato dalla tradizione romana e la colonia si struttura secondo una griglia rettangolare circondata da una cinta muraria di circa 2,5 km.
Lo spazio interno è diviso da due strade principali, il Cardo e il Decumano le attuali via Garibaldi e via San Tommaso -, rimane invece incerta lubicazione del foro, anche se probabilmente doveva occupare lattuale zona in cui oggi si trova il municipio. Allinterno delle mura, le strade secondarie suddividono lo spazio urbano in insulae, isolati residenziali dotati di fognature sotterranee e pavimentazioni regolari e ordinate.
La nuova colonia viene inoltre dotata di un acquedotto per la fornitura idrica, bagni pubblici, templi e un teatro, le cui fondamenta sono ancora visibili accanto a Palazzo Reale.
Lo schema rettilineo rimane alla base della Torino moderna e resta inevitabile punto di partenza per tutti i successivi sviluppi urbanistici eseguiti fino ai giorni nostri.
Altra questione aperta riguarda gli abitanti: molto probabilmente si tratta di immigrati provenienti direttamente da Roma o veterani dellesercito, solo in una minoranza potevano discendere direttamente dalla tribù dei Taurini.
Limportanza della colonia rimane relegata al transito stradale e alla riscossione dei pedaggi; essa  tuttavia è indicata  nei documenti dellepoca come snodo primario allinterno della grande rete di comunicazione costruita dai Romani  per agevolare il transito di merci, truppe e messaggeri imperiali in tutta lItalia settentrionale.
La situazione muta bruscamente nel III secolo a.C., quando la guerra civile, la recessione economica e le incursioni barbariche minano lesistenza stessa di Roma. La crisi colpisce tutto lImpero, ma sono proprio le colonie sorte lungo le rive del Po che devono fronteggiare in prima linea gli invasori germanici.
Augusta Taurinorum rimane per molto tempo, come le altre province, in una situazione instabile, preda del vuoto di potere dovuto al crollo delle istituzioni governative e politiche romane fino allemergere di una nuova autorità: il vescovo, simbolo della Chiesa Cristiana. Per i secoli a venire è questa la figura essenziale a cui tutta la comunità si rivolge e sulle cui spalle pesa il gravoso compito di organizzare la nuova vita cittadina allalba dellavvento del Cristianesimo.
Non si sa molto riguardo alla diffusione della nuova religione in Piemonte, la tradizione si sofferma sullavvento del culto dei tre martiri (Ottavio, Avventore, Solutore), particolarmente apprezzato proprio a Torino, cerimoniale religioso surclassato poi dalladorazione di Giovanni Battista.
Scarse sono le notizie a proposito del primo vescovo di Torino, probabilmente un certo Massimo, pupillo di Eusebio  e forse anche di Ambrogio, arcivescovo di Milano. Massimo era un buon imprenditore edile, a lui infatti si deve ledificazione del primo edificio ecclesiastico locale, una chiesa probabilmente dedicata al Salvatore, ubicata dove ora sorge il Duomo. Attraverso larchitettura egli ritiene di esorcizzare i demoni pagani che albergano tra le rovine dellantica città romana, costruendo chiese e santuari laddove sorgevano gli antichi templi dedicati agli dei. Inoltre egli riveste la figura del principe-vescovo, così come i suoi contemporanei Ambrogio di Milano, Agostino dIppona e Gregorio di Tours. La sua figura austera, severa e forte si fa punto di riferimento per i suoi successori, i quali come lui si adoperano per difendere la città dai barbari, dare asilo ai profughi e riscattare i prigionieri.
Decisamente interessanti sono i sermoni redatti da Massimo, grazie ai quali ci è possibile immaginare come doveva essere la lontana societàtorinese agli albori della diffusione del Cristianesimo.
Allinterno dei testi spiccano le critiche feroci mosse dal vescovo nei confronti dei cittadini, costantemente invitati al pentimento, ad allontanarsi dai beni materiali, sovente accusati di pigrizia e venalità: della prima comunità torinese ne esce un quadro tuttaltro che edificante.
Eppure tali sono le origini di Torino.
Affondiamo le nostre arcaiche radici in una turbolenta cittadinanza ancora legata ai vecchi culti, che tuttavia con fatica e forza si è poi evoluta fino ai giorni nostri, passando per le guerre contro i barbari, la dominazione sabauda fino a Napoleone e oltre.
Complessa e stimolante è la vicenda di Torino e questo è solo linizio.

Alessia Cagnotto 

Il Piemonte nella classifica del Financial Times: le imprese investono qui

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 Il Piemonte conquista nuovamente la ribalta europea dell’attrazione investimenti: la regione è nel nuovo rapporto “Investment Impact Awards 2026” del Financial Times. Un riconoscimento che si inserisce in un contesto di crescente attrattività del territorio, frutto di una strategia strutturata di attrazione e accompagnamento agli investimenti esteri promossa da Regione Piemonte e Sistema Camerale Piemontese e attuata operativamente dal Team Attrazione, di cui Ceipiemonte è riferimento per gli investitori esteri.

In questo quadro si colloca il risultato emerso dal rapporto “Investment Impact Awards 2026”, che premia i progetti di investimento estero capaci di generare il maggiore impatto sui territori europei.fDi Intelligence, testata specializzata del Financial Times, ha infatti inserito l’investimento di LVMH relativo alla Manifattura Bulgari di Valenza in 6° posizione tra i progetti europei di medie dimensioni con il più grande impatto sul territorio e sull’economia locale e nazionale, a testimonianza della capacità dell’ecosistema regionale di attrarre investimenti ad alto valore aggiunto.

Negli ultimi anni il Piemonte si è affermato come una destinazione sempre più attrattiva per gli investitori internazionali. A confermarlo è anche Ernst & Young che, nelle edizioni 2024 e 2025 dell’Attractiveness Survey Italy, ha riconosciuto la regione come seconda in Italia per numero di investimenti esteri, grazie alla posizione strategica e alla presenza di alcuni dei distretti industriali più competitivi a livello internazionale. Anche la strategia regionale per l’attrazione degli investimenti esteri è stata più volte premiata dal Financial Times, sia nel 2024 sia nel 2025, collocandola tra le prime 10 migliori regioni a livello europeo.

In questi anni il Piemonte ha definito e attuato una strategia strutturata di attrazione degli investimenti, fondata su programmazione, semplificazione amministrativa, accompagnamento agli imprenditori, costruzione di relazioni istituzionali dirette e continuative con gli investitori internazionali e valorizzazione delle filiere produttive strategiche. È questa impostazione – dichiarano il presidente della Regione Alberto Cirio, il vicepresidente e assessore al Lavoro Elena Chiorino e l’assessore al Bilancio, Attività produttive e Internazionalizzazione Andrea Tronzano – che sta rafforzando in modo stabile la competitività del nostro territorio. Il riconoscimento del Financial Times si inserisce in questo percorso e rappresenta una conferma internazionale della solidità del lavoro svolto. Il risultato si inserisce in un quadro già consolidato, che vede il Piemonte al sesto posto tra le regioni europee più attrattive per investimenti esterisecondo il rapporto “European Cities and Regions of the Future” del Financial Times. L’investimento di LVMH con l’ampliamento della Manifattura Bulgari di Valenza, che valutiamo molto positivamente soprattutto per i 500 nuovi posti di lavoro entro il 2029, è un esempio concreto della capacità del Piemonte di attrarre progetti industriali ad alto valore aggiunto e con ricadute occupazionali significative. Continueremo a consolidare il Piemonte quale piattaforma europea della manifattura di qualità, sostenere l’innovazione e creare occupazione stabile e qualificata, con strumenti mirati e una collaborazione costante tra istituzioni e sistema produttivo”.

Il posizionamento della nostra regione tra le eccellenze europee per l’impatto dei capitali esteri conferma l’efficacia della sinergia tra istituzioni e sistema produttivo. Come Sistema camerale, osserviamo un netto salto di qualità: il Piemonte ha accelerato il ritmo di attrazione dei progetti internazionali, consolidando una crescita che ci distingue nel panorama nazionale. Questa vitalità si riflette in un tessuto economico e in un territorio accogliente, dove le multinazionali scelgono i nostri distretti per la loro competitività globale e le elevate competenze tecniche. La nostra regione offre agli investitori non solo una posizione strategica, ma una capacità manifatturiera capace di generare ricchezza e occupazione qualificata. L’interesse costante verso le nostre filiere, testimoniato dai numerosi dossier in fase di assistenza operativa, conferma una profonda fiducia internazionale. Il nostro impegno prosegue per rafforzare questo ecosistema, affinché l’attrazione di capitali si traduca in innovazione e crescita per il nostro Piemonte” commenta Gian Paolo Coscia, Presidente Camera di commercio Alessandria-Asti.

La regione si distingue nel contesto italiano per la presenza di oltre 1.300 multinazionali estere, con più di 5.680 unità locali183 mila addetti e un valore aggiunto di 15 miliardi di euro. I principali Paesi di provenienza sono Francia, Germania, Stati Uniti, Svizzera e Regno Unito, con una forte concentrazione in provincia di Torino e una prevalenza di attività nei comparti manifatturiero, commerciale e scientifico-tecnico (fonte: Observer – Osservatorio sulle multinazionali in Piemonte) che collocano il Piemonte al secondo posto nazionale per occupati e valore aggiunto generato da imprese industriali estere (fonte: TEHA Group).

A conferma del ruolo crescente del Piemonte sullo scenario internazionale, i numeri del Progetto Attrazione Investimenti sostenuto da Regione Piemonte e Sistema Camerale Piemontese: negli ultimi tre anni sono state 650 le aziende estere intercettate, di cui circa 100 attualmente in assistenza operativa per le fasi di business planning, business set-up, individuazione delle location insediative, identificazione di incentivi e altre necessità nel post-insediamento (aftercare). I principali Paesi di provenienza sono Regno Unito, Stati Uniti e Germania, mentre i settori prevalenti risultano real estate, aerospazio e automotive & transportation, con Torino, Novara e Alessandria tra le prime province valutate per l’insediamento.

Tra i progetti più rappresentativi di questo percorso si inserisce l’ampliamento della Manifattura Bulgari di Valenza, investimento del gruppo LVMH riconosciuto da fDi Intelligence tra quelli a maggiore impatto in Europa, che rappresenta un risultato tangibile della capacità del territorio di attrarre e accompagnare investimenti strategici.

Il riconoscimento conferito con l’Investment Impact Award testimonia il valore strategico del lavoro collettivo svolto dal Centro Estero per rafforzare il posizionamento internazionale del Piemonte. Per Ceipiemonte, l’attrazione di investimenti esteri rappresenta una leva concreta per generare nuove opportunità di crescita per le imprese del territorio, favorire l’innovazione e valorizzare le filiere produttive che caratterizzano il sistema economico regionale. L’investimento di Bulgari a Valenzadimostra come Il nostro impegno profuso negli ultimi anni nel costruire una proposta di valore chiara e competitiva abbia prodotto risultati tangibili. Accompagnare un investitore significa creare le condizioni affinché possa integrarsi nel tessuto produttivo locale, entrare in relazione con competenze altamente specializzate, con il know-how delle filiere piemontesi e con un ecosistema solido sotto il profilo industriale e formativo. Il riconoscimento del Financial Times, che premia proprio questo progetto, rappresenta una conferma autorevole a livello internazionale del percorso costruito da Ceipiemonte insieme alle istituzioni e al sistema economico regionale” – È quanto affermato da Dario Peirone, Presidente di Ceipiemonte.

La Manifattura di Valenza rappresenta il fiore all’occhiello della visione integrata che Bulgari dedica ai propri siti produttivi: un modello che coniuga responsabilità ambientale, tutela e trasmissione del savoir-faire e una concreta attenzione al benessere delle persone. – dichiara Corinne Le Foll, Bulgari High Jewelry and Jewelry Business Unit Managing Director. Questo polo d’eccellenza è volto a presidiare l’intera filiera all’interno di un contesto che promuove innovazione, miglioramento continuo e cultura della qualità, fondato sui più elevati standard ambientali e sociali. Con artigiani provenienti da oltre trenta nazionalità, la Manifattura è un crocevia dinamico e in costante evoluzione: l’incontro tra talenti internazionali e pratiche virtuose genera un ecosistema in cui il lusso si esprime attraverso una visione olistica e responsabile: un sistema interconnesso in cui persone, competenze e territorio crescono insieme, guidati da un condiviso impegno di restituzione e creazione di valore per la comunità.”

Il progetto contribuisce in modo significativo alla creazione di valore, all’occupazione altamente qualificata e all’innovazione in Piemonte, rafforzando la posizione della regione come polo chiave della manifattura di lusso in Europa. L’iniziativa prevede il raddoppio della capacità produttiva grazie a un ampliamento che raggiunge una superficie complessiva di 33.000 mq e la creazione di 500 nuovi posti di lavoro entro il 2029, contribuendo all’aumento delle esportazioni, al rafforzamento delle competenze locali e alla competitività internazionale del Made in Italy. Pienamente coerente con le priorità nazionali in materia di Investimenti Diretti Esteri, il progetto sostiene la crescita di industrie ad alto contenuto tecnologico e innovativo, promuovendo al contempo sostenibilità ambientale, economia circolare e inclusione sociale e favorendo lo sviluppo dell’intera filiera regionale del lusso.

Fame notturna? Ecco dove mangiare a Torino dopo mezzanotte

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SCOPRI – TO    Alla scoperta di Torino

Ci sono notti in cui una pizza al volo non basta. Notti in cui si esce da un cinema, da un concerto, da un lungo turno di lavoro o da una serata in cui si è semplicemente tirato fino all’ultimo. È lì che Torino, con la sua eleganza discreta e i suoi vicoli illuminati a mezza luce, rivela un lato meno conosciuto: quello di chi ha ancora voglia di qualcosa di buono da mettere sotto i denti, anche quando le cucine sembrano tutte spente. Ma, fortunatamente, non è sempre così. In città ci sono posti che resistono, che non si arrendono al coprifuoco gastronomico e che sanno ancora offrire piatti veri, fatti bene, anche quando le lancette dell’orologio girano oltre la mezzanotte.
Lasciando da parte il solito kebab consumato in fretta sotto i portici o le pizze da asporto poco memorabili, qui si parla di cucina vera, pensata e preparata con cura, capace di offrire ancora qualità e gusto anche oltre la mezzanotte.
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Dove le buone cucine aperte fino a tardi?
Un grande classico per i nottambuli affamati è Poormanger, che, pur non essendo aperto fino all’alba, spesso tira tardi abbastanza da accogliere chi esce da uno spettacolo o da una serata tranquilla. Le patate ripiene sono un comfort food perfetto, calde, ripiene di ogni ben di dio, e con un occhio alla qualità delle materie prime. Ottime per chi vuole sentirsi coccolato, ma senza spendere una fortuna.
Se invece la notte richiama la voglia di qualcosa di più solido e tradizionale, c’è la Trattoria Valenza, in zona Aurora. Un posto che profuma di casa, che ha mantenuto quell’atmosfera da osteria vera, dove i piatti arrivano fumanti e sinceri, senza tanti fronzoli. È uno di quei ristoranti che conoscono i notturni veri, quelli che cenano alle una e poi fanno ancora due chiacchiere davanti a un dolce della casa. Certo, bisogna arrivare preparati: non è un posto da passaggio veloce, è un posto dove si sta e se la notte è lunga, tanto vale passarla bene.
Poi c’è il regno degli irriducibili: Scannabue, zona San Salvario, che tira spesso tardi e propone una cucina contemporanea ma radicata. Qui si può trovare il vitello tonnato anche a notte fonda e non è cosa da poco. L’ambiente è curato ma rilassato, il personale abituato alla clientela che non ha fretta. Ottimo per chi cerca qualità, servizio e un bicchiere di vino anche quando fuori si sente solo il rumore dei tram che tornano in deposito.
Per gli amanti del mondo asiatico, Kukai in centro è una benedizione notturna. Spesso è aperto fino alle 2 del mattino, soprattutto nei weekend e propone ramen, sushi, piatti caldi e speziati che sembrano pensati proprio per chi ha ancora voglia di viaggiare con il palato anche a notte fonda. Il ramen piccante dopo mezzanotte è una coccola che ha qualcosa di terapeutico. Sedersi lì, sorseggiare un tè caldo o una birra giapponese e guardare la città rallentare è una piccola esperienza in sé.
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Street food notturno eccellente
E poi ci sono gli eroi silenziosi del cibo da strada, che resistono come fari nella notte. Uno di questi è Basilico Tredici, pizzeria gourmet che a volte tira tardi nei weekend. Quì troviamo impasti ben fatti, ingredienti di qualità e la possibilità di mangiare qualcosa di davvero buono anche quando le serrande di mezzo centro sono già giù. È perfetta per chi vuole una pizza ma non una pizza qualsiasi: qui ogni fetta è curata, ogni accostamento è pensato.
In zona Vanchiglia, un altro riferimento notturno è Da Emilia – la piadineria gourmet. È un locale piccolo, essenziale, ma il cuore che ci mettono in cucina si sente. Le piadine sono una rivelazione; impasto croccante al punto giusto, farciture ricche ma equilibrate, ideale per chi cerca qualcosa di veloce ma appagante. È il classico posto dove passi una volta e poi ci torni ogni volta che ti trovi in zona dopo mezzanotte.
In questo nostro ipotetico tourn culinario notturno non si può non citare il Bar Cavour, per una versione più sofisticata della notte torinese. Fa parte del circuito Del Cambio, ma è il fratello minore ribelle, quello che resta aperto fino a tardi con cocktail ben studiati e piccoli piatti da accompagnamento che sembrano rubati a una cucina stellata. Non è un posto da tutti i giorni, ma se c’è un’occasione speciale che si prolunga fino a notte fonda è il posto giusto dove concluderla con stile.
Infine, per i veri amanti del dolce, c’è un piccolo segreto che gira tra i torinesi: alcune pasticcerie e forni inebriano con i loro profumi le vie in zona Mirafiori, aprono prima dell’alba per preparare i prodotti del mattino e in certi casi si riesce a comprare qualcosa appena sfornato, anche alle 3 o alle 4 del mattino. Non è ufficiale, non è pubblicizzato, ma chi conosce i panettieri giusti sa dove bussare per un croissant ancora caldo in piena notte che diventa un’esperienza che vale la pena provare.
Torino, quando si svuota e si fa silenziosa, ha una poesia tutta sua e anche una fame tutta sua. Non serve accontentarsi del solito fast food o della pizza riscaldata. Basta sapere dove andare, e avere voglia di cercare. La città, se la ascolti, ha ancora molto da raccontare anche dopo mezzanotte. E spesso lo fa con un piatto davanti e un bicchiere in mano.
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NOEMI GARIANO

La storia dello sci inizio’ a Giaveno

L’8 gennaio 1896 è una data spartiacque per la cultura sportiva italiana, perché in quel mattino dell’inverno di 130 anni fa, tra i silenzi dei boschi e i pendii innevati della borgata Pra Fieul di Giaveno, che si trova poco sotto l’Alpe Colombino ed è dominata dalla sagoma del Monte Aquila, l’ingegnere e industriale svizzero Adolfo Kind agganciò ai piedi due rudimentali assi di legno di frassino e si lasciò scivolare lungo il declivio. Kind, che a Torino aveva impiantato una fabbrica di stoppini per candele, non arrivò a quel debutto per caso. Dopo aver effettuato alcuni timidi esperimenti con gli “ski” importati dalla Norvegia al Valentino e a Villa Genero, comprese che per testare davvero le potenzialità di quel nuovo mezzo serviva la montagna vera. Scelse la Val Sangone, raggiunta con lo storico trenino che partiva da via Sacchi a Torino e arrivava alla stazione di via Torino a Giaveno. A piedi Kind e i suoi amici salirono sino ad un pendio che reputarono idoneo. Dopo le prove aGiaveno, l’interesse per i nuovi attrezzi crebbe; Kind fondò loSki Club Torino (il primo sodalizio italiano dedicato allo sci) e nellevalli alpine piemontesi si trasmisero e codificarono i primi rudimenti tecnici e si organizzarono le prime uscite di gruppo.A Giaveno il Comune, la sezione del CAI, gli Sci Club della Val Sangone e altre associazioni locali hanno deciso di celebrare i 130 anni dello sci italiano e di ricordare insieme l’epopea della stazione sciistica dell’Aquila, attiva tra il 1961 e i primi anni ’90. L’obiettivo è trasformare il ricordo di un’epoca pionieristica in un volano per la promozione turistica e culturale, onorando un passato in cui migliaia di torinesi scoprirono la neve proprio su questi pendii. L’attenzione verso l’Alpe Colombino è rinata grazie a stagioni invernali generose, che hanno registrato affluenze record di escursionisti e appassionati. La montagna di Giaveno vive una seconda giovinezza all’insegna della sostenibilità e degli sport “green”, riscoprendo una dimensione lenta, simile a quella dei primordi, quando lo sci si praticava senza impianti di risalita.

Sabato 28 febbraio alle 15,30 ad aprire il calendario degli eventi patrocinati dalla Città metropolitana di Torino sarà l’inaugurazione della mostra storico-fotografica “Pra Fieul, la culla dello sci italiano”, allestita al ristorante Monte Aquila. Alle 17 si terrà una dimostrazione di discesa con la tecnica norvegese del Telemark, la prima codificata e insegnata a livello mondiale, a cura del CAI di Coazze. Alle 18 partirà la ciaspolata “Al Chiaro di Luna” proposta dall’associazione Valsangone Turismo, mentre alle 19 si disputerà la cronoscalata scialpinistica Memorial Tommaso Dovis, organizzata dal CAI Coazze. La cena a prezzo convenzionato si potrà consumare alle 21, prenotando il posto a tavola all’ufficio turistico di Giaveno al numero telefonico 011-9374053.

Rivoli, proseguono gli incontri con i cittadini

La pianificazione della città diventa integrata: i quartieri al centro del nuovo Piano Regolatore e del Piano del Traffico

Prosegue la campagna “Perché tutto è connesso”: dopo i primi incontri sulla viabilità, l’Amministrazione comunale avvia il confronto partecipativo anche sulla revisione del Piano Regolatore.

 

La pianificazione urbana di Rivoli entra in una fase cruciale. Dopo il ciclo di incontri avviato a febbraio dedicato alla mobilità, l’Amministrazione comunale guidata dal Sindaco Alessandro Errigo rilancia la sfida della partecipazione estendendo il confronto con la cittadinanza anche ai temi del nuovo Piano Regolatore.

Il principio guida è racchiuso nel claim della campagna: “Perché tutto è connesso”. L’obiettivo è superare la logica degli interventi isolati per adottare una visione d’insieme dove la viabilità, lo sviluppo urbanistico, la tutela dell’ambiente e la qualità della vita nei quartieri dialogano costantemente tra loro.

«Il nostro obiettivo è una Rivoli più semplice da vivere e più moderna, e per arrivarci dobbiamo smettere di pensare per compartimenti stagni» – dichiara il Sindaco di Rivoli, Alessandro Errigo. «Urbanistica e viabilità sono due facce della stessa medaglia: non si può immaginare come cambierà un quartiere senza pensare a come ci si sposterà al suo interno. Con questi incontri portiamo l’Amministrazione fuori dal Palazzo per ascoltare chi la città la vive ogni giorno. Non cerchiamo il consenso su decisioni già prese, ma una collaborazione reale per fare in modo che ogni scelta tecnica sia coerente con i bisogni concreti delle persone».

Mentre si avviano a conclusione gli appuntamenti dedicati specificamente al Piano Generale del Traffico Urbano (PGTU) – con gli ultimi due incontri previsti il 3 e 4 marzo a Tetti Neirotti e Bruere – il calendario si arricchisce di una nuova serie di tappe dedicate all’Urbanistica.

«Non stiamo semplicemente aggiornando dei documenti tecnici, stiamo scrivendo insieme l’idea di città che vogliamo abitare nei prossimi anni» – aggiungono l’Assessore alla Viabilità Marco Tilelli e l’Assessore all’Urbanistica Emanuele Bugnone. «Abbiamo scelto di unire i percorsi del PGTU e del Piano Regolatore perché è impossibile pensare a una nuova viabilità senza immaginare come si svilupperanno i servizi, le aree verdi e l’edilizia. Le segnalazioni raccolte finora sono il punto di partenza per una pianificazione che sia realmente funzionale».

Il percorso, realizzato in collaborazione con il Patto Territoriale Zona Ovest, punta a raccogliere segnalazioni su criticità storiche, ma anche proposte innovative per rendere Rivoli più accessibile, sicura e sostenibile, considerando anche il ruolo strategico della città come cerniera tra l’area metropolitana e le valli Susa e Sangone.

Di seguito il calendario dei prossimi appuntamenti (ore 21.00):

Ultimi incontri PGTU:

  • 3 marzo: Quartiere Tetti Neirotti (Oratorio Chiesa Tetti Neirotti, Piazza Santa Maria 3A)

  • 4 marzo: Quartiere Bruere (Comitato di Quartiere Bruere, Via Bruere 282)

Incontri Piano Regolatore:

  • 3 marzo – Quartiere Tetti Neirotti
    Comitato di Quartiere Tetti Neirotti, Oratorio Chiesa Tetti Neirotti, Piazza santa Maria 3a

  • 4 marzo – Quartiere Bruere
    Comitato di Quartiere Bruere, Via Bruere 282

  • 16 marzo – Quartiere Posta Vecchia
    Comitato di Quartiere Posta Vecchia, Via Piave 25

  • 17 marzo – Quartiere Borgo Nuovo e Centro Storico
    Comitato di Quartiere Borgo Nuovo, C.so de Gasperi 20/A

  • 18 marzo – Quartieri Borgo Uriola e Bastioni
    Comitato di Quartiere Borgo Uriola, Via T. Negro 12

  • 27 marzo – Quartieri Piazza Repubblica e San Paolo
    Comitato di Quartiere Piazza Repubblica e Dintorni, Via Camandona 9/A

30 marzo – Quartieri Maiasco e F.lli Cervi
Comitato di Quartiere Maiasco, Via Tevere 41/b