Cantieri di lavoro, il Piemonte aumenta i fondi: più risorse e accesso dai 50 anni

Più fondi disponibili, requisiti anagrafici meno restrittivi e copertura totale dei costi da parte della Regione: sono queste le principali novità contenute nei nuovi bandi della Regione Piemonte dedicati ai cantieri di lavoro.

Le risorse stanziate aumentano infatti da 10 a 13 milioni di euro, mentre l’età minima richiesta per accedere ai percorsi viene abbassata da 56 a 50 anni. Cambia anche il sistema di finanziamento: l’indennità destinata ai partecipanti sarà sostenuta interamente dalla Regione Piemonte, eliminando così la quota di cofinanziamento finora richiesta a Comuni ed enti pubblici promotori. Una scelta pensata per favorire un maggior numero di progetti sul territorio.

Come sottolinea il vicepresidente e assessore regionale al Lavoro Maurizio Marrone, “aumenta anche il sostegno alle persone in difficoltà che faticano a trovare il loro posto nel mercato del lavoro, affinché restino attive per il bene della comunità e recuperino una fonte di reddito aggiuntiva ai sussidi di disoccupazione. Un nuovo traguardo sociale segnato dal Piemonte”.

I cantieri di lavoro prevedono inserimenti temporanei presso enti pubblici per attività legate all’ambiente, alla cultura, al turismo e ai servizi alla persona. Durante il percorso i partecipanti mantengono lo stato di disoccupazione e ricevono un’indennità economica.

A presentare i progetti potranno essere Comuni, Unioni di Comuni ed enti di diritto pubblico. Le proposte verranno selezionate tenendo conto della qualità dei percorsi, della sostenibilità delle iniziative e della presenza di attività formative integrate.

Nel corso del 2026 la Regione aprirà tre distinti bandi, sostenuti inizialmente da oltre 13 milioni di euro provenienti dal Fondo Sociale Europeo Plus, dal Fondo regionale disabili e da risorse regionali, ai quali si aggiungeranno ulteriori 10 milioni nel 2027.

Il primo avviso sarà rivolto a disoccupati over 50 e persone seguite dai servizi sociali; il secondo interesserà soggetti sottoposti a misure restrittive della libertà personale; il terzo sarà invece dedicato alle persone con disabilità iscritte al collocamento mirato.

La distribuzione dei finanziamenti sul territorio piemontese sarà effettuata sulla base dei livelli di disoccupazione e della presenza delle categorie coinvolte, con una particolare concentrazione di risorse nell’area di Torino e della Città metropolitana.

Borgolibri  celebra il legame tra il Canavese e la Valle d’Aosta

Da venerdì 29 a domenica 31 maggio, il salone CHOC di Borgofranco di Ivrea torna a trasformarsi nella Capitale della Cultura locale ospitando la VI edizione del festival letterario Borgolibri. La rassegna, patrocinata dal Comune, da CNA Editoria Piemonte e della Città metropolitana di Torino, celebra il talento degli autori del Canavese e della Valle d’Aosta. In questa nuova edizione, il festival si conferma un appuntamento di rilievo regionale, coinvolgendo la vicina Valle d’Aosta, in grado di generare un indotto positivo per il territorio. Il calendario di incontri si aprirà venerdì 29 maggio, alle 16.30, e tra i protagonisti delle tre giornate figurano autori come Antonio Albace, Silvia Bardesono, Massimo De Muro, Isabella Rosa Pivot e Danilo Alberto. Il festival non coinciderà solo con presentazioni letterarie, ma sarà una manifestazione di più ampio respiro, offrendo un’esperienza multidisciplinare, dal mercatino del libro usato e antiquariato, aperto per l’intera durata della manifestazione, all’esposizione scientifica “Small Size-i cristalli del Monte Bianco”. Grande spazio sarà dedicato alle arti performative con il maestro Oreste Valente che, sabato 30  maggio, alle 20.45, incanterà il pubblico con lo spettacolo “Il Dante della pace”.

La chiusura sarà affidata alla compagnia Voci nel Frutteto – Macedonie d’Arte, che metteranno in scena “La Notte delle Leggende”.

Appuntamenti a ingresso libero, confermando la vocazione divulgativa e inclusiva di una kermesse capace di unire la memoria storica all’identità territoriale e alla grande letteratura.

Per il calendario degli eventi, consultare il sito www.edizionipedrini.it o chiamare il numero 3939988875

Mara Martellotta

Imprese torinesi, fiducia stabile nonostante le tensioni globali

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LE TENSIONI INTERNAZIONALI NON SCALFISCONO LA FIDUCIA DELLE IMPRESE

A marzo 2026 il clima di fiducia delle imprese resta sostanzialmente stabile. Per settembre si prevede un lieve miglioramento dell’attività economica, dei ricavi e dell’occupazione.

Torino, 21 maggio 2026 – Il sistema del terziario torinese affronta la seconda parte del 2026 con prudenza, ma senza perdere fiducia. Le imprese mostrano una buona capacità di tenuta: l’occupazione rimane stabile, i ricavi lasciano intravedere segnali di recupero e le aspettative per i prossimi mesi sono moderatamente positive. Restano però evidenti alcuni fattori strutturali che limitano la competitività del comparto, in particolare l’eccesso di burocrazia e il fenomeno del dumping contrattuale.

È quanto emerge dall’ultima edizione dell’Osservatorio Congiunturale di Ascom Confcommercio Torino e provincia, realizzato in collaborazione con Format Research e con il sostegno della Camera di commercio di Torino, attraverso un’indagine condotta su 800 imprese attive nei settori commercio, turismo e servizi.

Oggi il terziario torinese conta 109 mila imprese attive, pari al 75,3% del totale delle attività extra-agricole del territorio, e impiega circa 395 mila addetti, equivalenti al 58% dell’occupazione locale. Numeri che confermano il peso strategico del comparto per l’economia del territorio.

Attività economica stabile, ma le aspettative migliorano

L’indice di fiducia sull’economia italiana si attesta a quota 29 nel marzo 2026, sostanzialmente in linea con i semestri precedenti, mentre per settembre è prevista una crescita a 31. Anche le imprese torinesi si muovono sullo stesso trend nazionale, mantenendo un atteggiamento improntato alla cautela, ma non al pessimismo.

«Guerre, instabilità geopolitica, mercati in fibrillazione: il contesto internazionale non potrebbe essere più difficile – sottolinea la presidente di Ascom Confcommercio Torino e provincia, Maria Luisa Coppa -. Eppure, i dati ci dicono che le imprese torinesi non si sono fatte intimorire. La fiducia è stabile, le prospettive migliorano, seppur lievemente. Questo è il segno di un sistema imprenditoriale forte e coraggioso, che si concentra sulla realtà del proprio lavoro quotidiano. Una resilienza che merita rispetto e politiche commerciali all’altezza».

Nel marzo 2026 il 65% delle aziende intervistate valuta l’andamento della propria attività “uguale” o “migliore” rispetto ai sei mesi precedenti. Le prospettive per settembre indicano inoltre un miglioramento dell’indice, che dovrebbe salire a 42 rispetto al 39 registrato a marzo. A trainare la crescita sono soprattutto il comparto della ricezione turistica (indice 56), la ristorazione (52) e i servizi alle imprese (45).

I ricavi si mantengono complessivamente stabili, con un indice pari a 40 nel mese di marzo, ma le previsioni per settembre indicano un incremento fino a quota 44, segnale incoraggiante in un contesto economico ancora caratterizzato da forte incertezza.

Occupazione stabile e maggiore equilibrio finanziario

Il mercato del lavoro continua a mostrare segnali di solidità: l’82% delle imprese prevede infatti livelli occupazionali “uguali” o “superiori” rispetto al semestre precedente. L’indice si attesta a 46, con una previsione di crescita a 48 entro settembre 2026.

Migliora anche la percezione della liquidità aziendale. La quota di imprese che giudica positiva la propria situazione finanziaria passa dall’11% di settembre 2025 al 15% di marzo 2026. L’indice raggiunge quota 43, superiore alla media nazionale ferma a 40, evidenziando una capacità di tenuta finanziaria del tessuto imprenditoriale torinese più forte rispetto ad altre aree del Paese.

Credito: più accessibile, ma permane prudenza

Sul fronte del credito, aumenta la percentuale di imprese che ottiene integralmente il finanziamento richiesto: si arriva al 60%, in crescita rispetto al semestre precedente. La domanda di credito resta stabile e interessa il 17% delle imprese.

Le richieste sono motivate principalmente da esigenze di liquidità e gestione della cassa (58%), mentre cresce leggermente la quota di aziende che ricorre al credito per investimenti, passata dal 29% di settembre 2025 al 30%. Resta invece prudente il giudizio sul costo dei finanziamenti, il cui indice si attesta a 38, in linea con il dato nazionale. Migliorano invece le valutazioni relative alle garanzie richieste dagli istituti di credito.

Dumping contrattuale, un fenomeno che pesa sulla concorrenza

L’indagine evidenzia inoltre come il dumping contrattuale rappresenti un tema ancora poco conosciuto da una parte significativa delle imprese: il 40% dichiara infatti di non avere familiarità con il fenomeno. Tra chi lo conosce, però, prevale la convinzione che si tratti di una criticità urgente da affrontare. Il 51,2% delle imprese segnala infatti di aver percepito irregolarità contrattuali nel mercato.

«Il dumping contrattuale impatta sia sulle imprese sia sui lavoratori, che hanno trattamenti economici molto differenti – spiega il direttore di Ascom Confcommercio Torino e provincia, Carlo Alberto Carpignano -. Le aziende sentono come un problema molto forte la concorrenza sleale dei contratti pirati. Dall’indagine emerge chiaramente come i contratti sottoscritti dalle organizzazioni maggiormente rappresentative come Confcommercio, regolino non solo la retribuzione, ma anche un pacchetto di welfare contrattuale, come sanità integrativa e previdenza complementare, bonus e formazione gratuita, che soprattutto i giovani oggi chiedono nei loro colloqui di lavoro».

Le forme più diffuse di dumping riguardano le retribuzioni e i livelli salariali (50%), la gestione di orari e straordinari (37,3%) e gli inquadramenti contrattuali (33,4%). L’impatto sulla concorrenza viene considerato significativo dal 31,7% delle imprese, con percentuali ancora più elevate nel comparto turistico, dove si raggiunge il 52,5%.

Diviso invece il giudizio sull’efficacia dei controlli: il 50,2% delle imprese li considera almeno in parte efficaci, mentre il 49,8% li ritiene insufficienti o del tutto inefficaci.

Per contrastare il fenomeno, le imprese indicano come misura prioritaria l’introduzione di incentivi per chi applica correttamente i contratti collettivi, soluzione indicata dal 56,9% degli intervistati. Seguono il rafforzamento dei controlli ispettivi e delle sanzioni, entrambe indicate dal 25,5% delle imprese.

Il Decreto sul “Salario giusto” è conosciuto dal 70,3% delle aziende, anche se soltanto il 14,9% dichiara di possedere informazioni approfondite sul provvedimento. Gli effetti attesi vengono ancora percepiti come limitati: il 38,3% delle imprese non prevede infatti cambiamenti significativi nel breve periodo.

Scomparsa di Petrini, Cirio: “Addio a un visionario dalle idee innovative”

Il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e gli assessori Paolo Bongioanni e Marco Gallo sulla scomparsa di Carlin Petrini

 

Il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio sulla scomparsa di Carlin Petrini: «Con la scomparsa di Carlo Petrini se ne va un uomo straordinario che ha cambiato la cultura agricola del nostro Paese e del mondo intero. Innamorato della terra, con la sua intelligenza, la sua visione e la sua capacità di guardare lontano ha insegnato a tutti noi che la sostenibilità e il rispetto della natura sono un atto politico, civico e umano prima che ambientale; che quella contadina non è un’attività, ma una cultura che deve essere giusta e avere dignità ovunque la si pratichi. Pensatore acuto, mai banale, instancabile studioso, curioso del mondo e degli uomini, ha saputo essere uno stimolo prezioso per tutti coloro che ha incontrato sulla strada, e sono stati tantissimi. Per il nostro Piemonte, la sua perdita è ancora più dolorosa, perché con Slow Food, Terra Madre, l’Università di scienze gastronomiche di Pollenzo, Petrini ha costruito un pezzo importante di ciò che oggi sono il Piemonte e la sua eccellenza agricola e enogastronomica. Per me, poi, se ne va un caro amico, con il quale ho avuto il piacere e l’onore di confrontarmi molte volte e da cui ho imparato tanto. Alla sua famiglia, agli amici e a tutta la comunità di Slow Food, l’abbraccio mio e della Regione Piemonte. Grazie Carlin, ci hai reso tutti un po’ migliori e ci mancherai moltissimo».

L’’assessore al Commercio, Agricoltura e Cibo, Turismo, Sport e Post-olimpico, Caccia e Pesca, Parchi della Regione Piemonte Paolo Bongioanni: «Fra le tante cose per cui Carlin Petrini ci mancherà e per cui dobbiamo essergli grati, c’è che ha reso patrimonio universale un rapporto con il cibo e la terra iscritto da sempre nel Dna del Piemonte e dei Piemontesi. Non a caso il movimento SlowFood, l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, il Salone del Gusto e Terra Madre sono nati qui e non altrove. Il senso etico dell’atto del cibarsi, la memoria e la sapienza tramandata dai nostri nonni contadini hanno riscritto la consapevolezza di un cibo buono, pulito e giusto, e da idea controcorrente oggi sono diventati patrimonio universale e condiviso che ha risvegliato la consapevolezza del valore del nostro cibo, delle nostre eccellenze agroalimentari e dei loro produttori. Carlin è stato il primo difensore delle produzioni di qualità che identificano i territori, e ha aperto la porta che poi tanti di noi hanno attraversato. È quello stesso rapporto che sa unire tradizione e innovazione, rispetto e convivialità, piacere del gusto e salute che ha consacrato la cucina italiana, prima al mondo, come Patrimonio universale Unesco. Anche per questo lascia un vuoto incolmabile».

Dichiara Marco Gallo, assessore con delega alla Biodiversità della Regione Piemonte: «Con la scomparsa di Carlin Petrini perdiamo uno dei più grandi custodi della biodiversità del nostro tempo che ha avuto il merito straordinario di insegnare al mondo che la biodiversità non è un concetto astratto o soltanto ambientale, ma un patrimonio culturale, umano ed economico da difendere ogni giorno. Attraverso Slow Food, Terra Madre e l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, Petrini ha costruito una visione nuova del rapporto tra uomo e natura restituendo dignità alle comunità rurali, ai piccoli produttori e alle tradizioni locali. Per il Piemonte la sua perdita è immensa. Se oggi la nostra regione è riconosciuta nel mondo come granaio di biodiversità, lo dobbiamo anche alla sua visione e alla sua capacità di guardare oltre il suo tempo. Grazie Carlin, per averci insegnato che la terra non si sfrutta: si custodisce».

Al teatro Erba si festeggiano i 26 anni di repliche di “Forbici Follia”

Dal 22 al 24 maggio prossimo, presso il teatro Erba di Torino, a grande richiesta tornerà in scena “Forbici Follia” con una produzione di Torino Spettacoli e per la regia di Gianni Williams.

Uno spettacolo esilarante, divertente e interattivo, capace di fondere generi apparentemente lontani, come il giallo e il comico, e adatto ai pubblici più diversi, ai grandi e ai bambini. Il teatro Erba festeggia così i 26 anni di repliche di “Forbici Follia”, nato dal genio di Paul Portner, psicologo svizzero che negli anni Sessanta scrisse il testo teatrale “Scherenschnitt” (termine per indicare l’arte del tagliare la carta con le forbici) e proposto nell’allestimento originale di Bruce Jordan e Marilyn Abrams.

L’azione si svolge in tempo reale nel salone di parrucchiere “Forbici Follia”, nel quale si fanno realmente shampoo, permanenti e messe in piega. Un omicidio viene commesso al piano di sopra e, dopo il tempestivo intervento di un commissario e di un agente speciale, quattro sospettati sono costretti a difendersi dall’accusa di omicidio. Da questo momento il commissario chiederà aiuto agli spettatori, unici testimoni del delitto, e risolvere il caso attraverso la soluzione proposta dal pubblico stesso. I personaggi sono disegnati magnificamente e divertono per la loro caratterizzazione, dalla parrucchiera Alina all’agente di polizia Lo Sordo, da Giampy, esuberante proprietario del salone, al commissario Montalbino, fino all’antiquario Giulio Vàlleri  e all’impossibile signora Ravagliati.

Teatro Erba, corso Moncalieri 241, Torino – dal 22 al 24 maggio 2026

Mara Martellotta

“Passeggiate Letterarie” XVII edizione. Nel “Villaggio Narrante”

Fontanafredda,  arrivano Chiara Buratti e Roberta Ballesini Faletti. A seguire Carlo Cottarelli

Sabato 23 maggio / Martedì 26 maggio (ore 18,30)

Serralunga d’Alba (Cuneo)

Due nuovi appuntamenti per le celebri “Passeggiate Letterarie” nel “Bosco dei Pensieri” promosse dalla farinettiana “Fondazione Emanuele di Mirafiore” in Serralunga d’Alba (Cuneo): il primo dedicato alla “grande narrativa” in omaggio all’indimenticata figura di Giorgio Faletti e il secondo alla più chiara “divulgazione economica”, a conferma del “luogo aperto di incontri tra lettori, autori e temi centrali del nostro tempo” quale si prefigge d’essere la “Fondazione” voluta  nel 2010, all’interno della “Tenuta di Fontanafredda”, da Oscar Farinetti.

Ferrarese di Cento, attrice (nel 2015 porta in scena il monologo “L’ultimo giorno di sole” scritto proprio da Faletti che in lei vedeva un’importante figura di riferimento tanto da scrivere espressamente per e su di lei canzoni e testi teatrali) conduttrice e giornalista televisiva, sarà Chiara Buratti e, con lei, Roberta Ballesini Faletti (compagna di vita e attenta custode dell’eredità artistica del celebre scrittore, attore e cantautore astigiano scomparso nel 2014) a dar corpo e vita al prossimo appuntamento delle “Passeggiate Letterarie” in programma sabato prossimo 23 maggioalle ore 18,30. Chiara e Roberta leggeranno e racconteranno “Io dico” di Giorgio Faletti, pubblicato da “Gallucci” nel 2025 e volume che “restituisce la voce poliedrica” dello scrittore astigiano attraverso “testi poetici” inediti e “aforismi” scelti da chi lo ha conosciuto più da vicino.

L’incontro sarà l’occasione per ripercorrere le molte vite artistiche di Faletti (1950– 2014) – comico e cabarettista (il “Drive In” dell’esilarante Vito Catozzo), ma anche attore, sceneggiatore, scrittore di “thriller bestseller”, cantautore (chi non ricorda il suo magico “Signor Tenente”, portato al “Festival di Sanremo” nel 1994, dove si classificò al secondo posto vincendo pure il “Premio della Critica”?) – e per condividere con il pubblico le sue riflessioni più significative sulla vita, l’amore, la società e la musica.

L’appuntamento di sicuro interesse si inserisce, alla perfezione, nel percorso che la “Fondazione E. di Mirafiore” dedica agli autori “che hanno saputo lasciare un segno profondo nell’immaginario collettivo contemporaneo”. Categoria non eccessivamente folta, dove Giorgio Faletti mantiene di sicuro un posto di tutto onore, soprattutto per quella sua incredibile e costante capacità di reinventarsi, che in ogni caso ebbe a rappresentare il “trionfo della resilienza” e il “valore della rinascita artistica”. Suo il celebre aforisma “Il sognatore costruisce castelli in aria, il pazzo ci abita e lo psichiatra riscuote l’affitto”, a sottolineare il “potere salvifico” dell’immaginazione, della fantasia e della benefica follia insita nel rincorrere, sempre e in ogni modo, anche per le strade più inconsuete ed impreviste, i propri sogni.

Di tutt’altro tenore, ma pur sempre di grande richiamo, l’incontro programmato per martedì 26 maggio, sempre alle 18,30. In questa data, il “Bosco dei Pensieri” farà da magnifica cornice all’appuntamento con uno degli economisti ed accademici che oggigiorno vanno per la maggiore, anche per le sue frequenti partecipazioni ai programmi televisivi di più stretta attualità. Parliamo di Carlo Cottarelli, cremonese, classe 1954, una lunga attività (2008-2013) come “alto dirigente” del “Fondo Monetario Internazionale” e noto a molti come “mister forbici”, appellativo guadagnato sul campo come “Commissario alla Spending Review”, tra il 2013 e il 2014, durante il “Governo Letta”.

Nell’incontro alla “Tenuta di Fontanafredda”, Cottarelli leggerà e racconterà L’economia facile. Risposte semplici per capire il mondo, edito da “Solferino” nel 2026 e libro nato dal confronto diretto con il pubblico in circoli culturali, associazioni, scuole e festival in tutta Italia. Libro in cui l’autore raccoglie i grandi e più ricorrenti interrogativi sull’economia, quelli che ci poniamo ogni giorno: dal perché i salari italiani siano tra i più bassi d’Europa al motivo per cui la benzina non cala quando diminuisce il prezzo del petrolio, offrendo sempre risposte chiare, dirette e accessibili. L’incontro alla “Fondazione Mirafiore” proporrà quindi un dialogo a partire da domande concrete, “svelando miti e realtà sottintese” dietro temi come la pressione fiscale, la spesa pubblica, la disoccupazione e le differenze di ricchezza tra vari Paesi.

Oggi, Carlo Cottarelli dirige l’“Osservatorio sui conti pubblici italiani” dell’“Università Cattolica del Sacro Cuore”, dove insegna, dopo una lunga esperienza maturata tra il “Servizio Studi” della “Banca d’Italia”, l’“Eni” e, come detto, il “Fondo monetario internazionale.

Tra i suoi libri più recenti, da ricordare anche “Senza giri di parole”, pubblicato da “Mondadori” nel 2025.

Per info: “Fondazione E. di Mirafiore”, via Alba 15, Serralunga d’Alba; tel. 0173/626424 o www.fondaionemirafiore.it

Gianni Milani

Nelle foto: Chiara Buratti e Roberta Ballesini Faletti; Carlo Cottarelli

“I grandi sindaci di Torino vedevano il futuro e la crescita”

Erano molto più bravi  a far crescere economia e lavoro. Cavour potenziò il porto di Genova, il Marchese Luserna di Rora’ futuro Sindaco di Torino investì sul porto di Ravenna.

Caro Direttore,
Sono a Ravenna a un importante convegno sui porti che come sai sono il perno della logistica che insieme dà al nostro Paese quasi il 10% del PIL. Nell’albergo BEZZI , palazzo storico di fine 700, curiosando trovo un bel libro sul porto di Ravenna e trovo un chicca che va conosciuta meglio. Quando lo Stato pontificio declina e Pio IX non viene accolto con entusiasmo a Ravenna, il Commissario nominato dal Regno di Sardegna , il Marchese Emanuele Luserna di Rora’, futuro grande Sindaco di Torino, capi  le grandi potenzialità del porto di Ravenna chiede un intervento del valore di 8 milioni della metà del 1800. Ricordo che il 99% del popolo di Romagna voto’ la annessione al Regno di Sardegna che di lì a poco avrebbe unito l’Italia. Oggi il porto di Ravenna è il primo in Italia per l’arrivo delle materie prime necessarie al nostro sistema manifatturiero. Mentre Cavour ampliava il porto di Genova trasferendo l’Arsenale militare a La Spezia, il Marchese Luserna di Rora’ investiva sul porto di Ravenna e nel 1857 il più piccolo degli Stati europei approvò l’opera del secolo, il Traforo del Frejus.
Il Marchese Luserna di Rora’ è il Sindaco di Torino che ottiene dal Consigliere comunale di Torino Quintino Sella un decreto di risarcimento per la perdita della Capitale e rilancia Torino e il Piemonte concedendo grandi sgravi fiscali a chi veniva ad investire a Torino e in Piemonte. Molti investimenti nel tessile e nelle nuove centrali idroelettriche arrivarono così. Se i Sindaci torinesi che hanno amministrato la nostra Città negli ultimi trent’anni avessero studiato meglio la Storia dei politici torinesi e piemontesi da Cavour a Quintino Sella, da Giovanni Lanza al Marchese Luserna di Rora’ , avremmo spinto molto di più la costruzione della TAV, della metropolitana e della tangenziale, avremmo difeso con maggiore forza l’industria dell’auto, staremmo meglio e non saremmo agli ultimi posti in Italia per la qualità del lavoro.

Mino GIACHINO
UDC Torino

Oggi al cinema. Le trame dei film nelle sale di Torino

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A cura di Elio Rabbione

A cena con il dittatore – Commedia. Regia di Manoel Gomez Perira, con Mario Casas, Oscar Lasarte e Nora Hernandez. Madrid, 1939. La Guerra Civile è finita da appena due settimane e il Generale Franco vuole organizzare una cena celebrativa presso il lussuoso Hotel Palace, simbolo della vittoria del nuovo regime. Manca però il personale; i cuochi migliori infatti sono repubblicani e stanno per essere fucilati. Genaro così ne ottiene il temporaneo rilascio per poter garantire un banchetto impeccabile. Quando il cuoco Antòn si rifiuta di cucinare per il Generale, viene ucciso senza pietà dal falangista Alonso. Al suo posto viene chiamata Juana, un’esperta cuoca che fa parte della CNT (Confederaciòn Nacional del Trabajo). Durata 106 minuti. (Nazionale sala 2)

Amarga Navidad – Commedia drammatica. Regia di Pedro Almodòvar, con Barbara Lennie, Leonardo Sbaraglia, Aitana Sànchez Gijòn e Rossy De Palma. Due storie si alternano. La prima ha per protagonista Elsa, una ragazza di spot pubblicitari, nel 2004, durante il lungo ponte festivo del mese di dicembre. La seconda si svolge nel 2026 ed è incentrata su Raùl, uno sceneggiatore e regista che sta scrivendo un copione che presto scopriremo essere la storia di Elsa, del suo compagno Bonifacio e delle sue amiche Patricia e Natalia. Mescolata alla finzione, Elsa diventa in qualche modo l’alter ego di Raùl, che ricorre all’autofinzione come soluzione a lunga stagione di aridità creativa. Guardando dentro se stesso, Raùl non può fare a meno di rivolgere lo sguardo anche alle persone che compongono il suo universo più intimo: il suo compagno e la sua assistente. In concorso a Cannes. Scrive Alessandra Levantesi Kezich nelle colonne della Stampa: “Il film si configura come una esplorazione dell’ambiguità del rapporto (vampirizzazione o sublimazione?) fra vita e arte e nella spietata autoanalisi di una crisi di ispirazione che è anche crisi esistenziale: l’universo formale è quello di sempre, ma solo quando la cantante Amaia intona la struggente ranchera di Vargas “Las simples cosas” avvertiamo il battito del cuore di Pedro”. Scrive Paolo Mereghetti in quelle del Corsera: “Almodòvar si mette in gioco apertamente con una sincerità che sfiora l’autolesionismo. Raùl è lui, la sua difficoltà di fare i conti con il dolore, la depressione, l’età. Ogni tanto ci regala piccoli sprazzi di personalissima verità ma su tutto commuove l’ostinazione e la determinazione con cui solo il cinema sembra capace di aiutare a fare i conti con la realtà, per lui e per noi”. Durata 111 minuti. (Centrale anche V.O., Classico V.O., Eliseo Grande, Nazionale sala 1 anche V.O., Reposi sala 1, Uci Lingotto)

Antartica – Quasi una fiaba – Regia di Lucia Calamaro, con Silvio Orlando, Barbara Ronchi e Valentina Bellè. Una piccola comunità di scienziati, irraggiungibile per otto mesi l’anno, guarda al futuro della specie umana, cercando cose che ancora non capisce. Non conosce. Non sa. L’arrivo di Maria, genio forastico e cocciuto, nella base più isolata dell’Antartico, metterà in crisi i progetti del capomissione Fulvio Cadorna, suo mentore. Fulvio e Maria sono simili, sono legati, sono complici. Ma come spesso capita, tutti vogliono la stessa cosa, fino al giorno in cui ognuno vuole appropriarsi della propria. Un conflitto scientifico, ideologico, affettivo. Durata 93 minuti. (Fratelli Marx)

Le aquile della repubblica – Drammatico. Regia di Tarik Saleh, con Fares Fares e Lyna Khoudri. George El-Nabawi è la star più famosa del cinema egiziano. Proprio per questa ragione gli viene chiesto con modalità ricattatorie di interpretare il Presidente Abdel Fatah al-Sisi in un film che inneggi alle sue gloriose gesta nella fase che ha preceduto il suo insediamento. George non può rifiutare anche perché metterebbe in pericolo la vita del figlio ma la sua accettazione non è destinata a semplificargli la vita, anche la relazione con la misteriosa moglie del generale che supervisiona il film complica non poco le cose. Durata 127 minuti. (Greenwich Village)

Le città di pianura – Commedia. Regia di Francesco Sossai, con Filippo Scotti, Sergio Romano, Pierpaolo Capovilla, Andrea Pennacchi e Roberto Citran. Due spiantati cinquantenni sono ossessionati di bere l’ultimo bicchiere. Una sera incontrano un ragazzo, Giulio, timido studente di architettura (Scotti, protagonista di “È stata la mano di Dio” di Sorrentino) e il modo di vedere il mondo e l’amore all’improvviso si trasforma pian piano mentre i tre girano tra i locali del Veneto. Un film e una storia che faticano nella prima mezz’ora a ingranare ma che poi fanno pensare e rallegrano, e di questi film ce ne fosse: mai banali, un occhio fermo ad un territorio (e chiamiamola terra!), un’amicizia e un’educazione sentimentale e di vita intera, un richiamo ai “Vitelloni” felliniani e alle loro notti vuote, un film di piccoli affettuosi ritratti che rimangono nella memoria. Un film che ha sbaragliato molti per aggiudicarsi otto David di Donatello, non certo ultimi miglior film, miglior regia e miglior attore protagonista. Da vedere e da rivedere. Durata 100 minuti. (Eliseo, Massimo sala Cabiria)

Il diavolo veste Prada 2 – Commedia. Regia di David Frankel, con Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci e con Kenneth Branagh. Dolce&Gabbana con Donatella Versace e Lady Gaga coinvolti nell’operazione. A quasi vent’anni dalle loro iconiche interpretazioni nei panni di Miranda, Andrea, Emily e Nigel, i quattro attori tornano nelle eleganti strade di New York City e nei lussuosi uffici di Runway nel tanto atteso sequel del fenomeno datato 2006 che ha segnato una generazione. Andrea torna nella prestigiosa rivista di moda dopo vent’anni, ritrovando una Miranda se possibile ancor più cinica e cattiva, che vede attorno a sé un mondo del tutto cambiato. La carta stampata ha forse fatto il suo tempo, è il web ad aver impugnato il bastone del comando, difficile continuare a essere tanto bravi da anticipare quel che piacerà alla gente. Emily ha catturato un fidanzato che non le fa che gli occhi dolci, lavora per Dior, ma non è certo di quelle donne che amano arrendersi. E se in tempo di crisi il trio si riformasse, non esclusa l’anima prorompente di Nigel? Durata 109 minuti. (Massaua, Due Giardini sala Ombrerosse, Eliseo, Fratelli Marx, Greenwich Village V.O., Ideal, Lux sala 3, Reposi, Romano sala 1 anche V.O., The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Don’t let the sun – Drammatico. Regia di Jacqueline Zünd. In un mondo futuro il caldo non dà tregua e costringe l’umanità a vivere di notte e stare ritirata di giorno. In una grande città di mare, la giovane madre Cleo, preoccupata per la solitudine della figlia Nika, si affida a una agenzia per chiedere che la ragazzina abbia un padre. Viene così chiamato l’impiegato più bravo di tutti, Jonah, abituato a offrire produzione e conforto agli sconosciuti. Durata 100 minuti. (Centrale)

Michael – Musicale, drammatico. Regia di Antoine Fuqua, con Jaafar Jackson. Il film racconta la vita di Michael Jackson oltre la musica, tracciando il suo viaggio dalla scoperta del suo straordinario talento come protagonista dei Jackson Five, all’artista visionario la cui ambizione creativa ha alimentato un’incessante ricerca per diventare il più grande intrattenitore del mondo. Evidenziando sia la sua vita fuori dal palco che alcune delle performance più iconiche degli inizi della sua carriera da solista, il film offre al pubblico un posto in prima fila per Michael Jackson come mai prima d’ora. È qui che inizia la sua storia. Durata 127 minuti. (Massaua, Due Giardini sala Nirvana, Greenwich Village V.O., Ideal, Lux sala 1, Reposi sala 5, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Mother Mary – Thriller, fantasy. Regia di David Lowery, con Anne Hathaway e Michaela Coel. Alla vigilia del suo grande rientro in scena, l’iconica pop star Mother Mary riavvicina Sam, un tempo sua migliore amica e costumista e ora stilista affermata, per chiederle di confezionarle un nuovo abito. L’incontro riaprirà la strada a sentimenti forti e mai sopiti, ferite e tensioni irrisolte. Durata 110 minuti. (Nazionale sala 4)

Nel tepore del ballo – Drammatico. Regia di Pupi Avati, con Massimo Ghini, Isabella Ferrari, Giuliana De Sio, Lina Sastri, Sebastiano Somma e Raoul Bova. Gianni Riccio è ora un applauditissimo conduttore televisivo, ma la sua infanzia è stata segnata dalla perdita di entrambi i genitori, in due diverse circostanze. Si ritrova però a essere coinvolto in un crack finanziario, venendo prelevato e rinviato a processo: ma forse il nuovo incontro con un antico amore gli darà la forza di ricominciare. Durata 92 minuti. (Romano sala 3)

Star Wars – The Mandalorian and Grogu – Avventura. Regia di Jon Favreau, con Pedro Pascal e Sigourney Weaver. Il mandaloriano Din Djarin è al lavoro per la Nuova Repubblica e dà la caccia agli uomini dell’Impero rifugiatisi sull’orlo più esterno della Galassia. Al suo fianco c’è il piccolo Grogu, il bambino appartenente alla stessa specie dell’anziano Yoda e già capace di usare la forza ma non ancora di parlare. Al mandaloriano viene affidato un incarico insidioso: aiutare due gemelli Hutt a recuperare il figlio di Jabba, ostaggio di un pianeta dove i gladiatori si battono nelle arene. Se riuscirà nell’impresa, al mandaloriano saranno rivelati il nascondiglio e la vera identità di un pericoloso latitante dell’Impero, ma ci si può davvero fidare dei malavitosi Hutt? Durata 132 minuti. (Massaua, Ideal, Lux sala 2, Reposi sala 3, The Space Torino, Uci Lingotto anche V.O. e 3D, The Space Beinasco, Uci Moncalieri anche V.O. e 3D)

Le tigri di Mompracem – Thriller. Regia di Alberto Rodriguez, con Antonio de la Torre e Barbara Lennie. Antonio ed Estrella sono fratello e sorella, vivono insieme a La Huelva, nel sud della Spagna, e fanno i sommozzatori. Figli di un padre che li ha educati alla vita in mare, amano entrambi ciò che fanno, ma hanno destini professionali diversi. Soprannominato “La tigre”, lui è il membro più esperto di una squadra di sub che manutiene le enormi petrolifere attaccate in porto; lei, invece, vittima da bambina di un incidente in acqua che le ha compromesso l’udito, non può immergersi oltre una certa profondità e progetta di andare a lavorare in una riserva marina sull’Atlantico. Il disperato bisogno di denaro di Antonio spingerà fratello e sorella a tentare la fortuna in maniera illecita, a costo della vita. Durata 109 minuti. (Greenwich Village)

Yellows Letters – Drammatico. Regia di Ilker Çatak. Durata 127 minuti. A tre anni dall’apprezzato “La sala professori”, Çatak narra dell’accademico Aziz e dell’attrice Derya che perdono il loro lavoro per la messa in scena di uno spettacolo palesemente avverso al regime. Saranno costretti a trasferirsi a Istanbul, nel tentativo di dare un nuovo aspetto al loro stile di vita e nel confronto con il compromesso che inevitabilmente verrà a proporsi tra il loro impegno politico e la sopravvivenza di ogni giorno. Orso d’oro alla Berlinale. Durata 128 minuti. (Nazionale sala 3)

Paganesimo vivo. Sacro e profano nella tradizione popolare

Scrivere di Massimo Centini è per noi quasi equivalente a scrivere per il Laboratorio del Graal. Se ce lo si permette, sono entrambi ‘prodotti culturali’ tipicamente torinesi, attenti verso ‘un certo qual modo di pensare’, con un certo qual modo di vivere, pensare e soprattutto guardare al passato come a uno spiritus mundi che vive ancora accanto a noi.

Chiaramente ognuno ha propri linguaggi e differenti campi di indagine. Il gruppo di meravigliosi musicisti rappresentato da Rosalba Nattero (seguendo le orme di un titano come Giancarlo Barbadoro) nacque come espressione musicale di Celtic Rock, prima di librarsi in volo anche verso altri sorprendenti traguardi.

Massimo Centini, con simili obiettivi segue invece altre strade; è serio antropologo che da decenni scrive trattati, oltre che essere esperto conferenziere e titolare di cattedra all’Università Popolare di Torino. Ha pubblicato saggi con Mondadori, Piemme, Rusconi, Newton & Compton, Yume, Xenia, Diarkos, Giunti, Triskel e altri. Alcuni dei suoi volumi sono inoltre conosciuti all’estero.

Per scrivere poche righe su PAGANESIMO VIVO ci troveremo quindi a nostro discreto agio. Da dove veniamo, chi siamo ora e soprattutto esiste un filo di Arianna che ci permetta di tornare alle nostre più remote origini?

Come erano spiritualmente organizzate queste nostre terre prima dell’avvento del Cristianesimo e come questo le ha nei secoli rielaborate facendole proprie? Massimo Centini, da grande antropologo culturale traccia un bimillenario filo di Arianna per riscoprire le culture arcaiche delle nostre terre, attraverso riti, testimonianze e documenti, delineando una storia che si nasconde tra folklore e identità assopite ma mai dimenticate.

Anche se non espressamente citato, ‘Paganesimo Vivo’ affronta la fondante e complessa realtà del Sacro e come ciò che noi esperiamo come Cultura Cristiana sia ben più antico di cosa si pensi.

Com’è che remoti culti pagani siano diventati per il primo vescovo di Torino (San Massimo, IV/V secolo d. C.) attività demoniache? Fu indispensabile questa cesura?

Il problema non fu solo suo, ma di un intero continente, ufficialmente cristianizzato ma che aveva per millenni adorato alberi, seguito culti lunari, solari, i ritmi della natura, sacrificato animali e umani in nome di divinità celtiche, germaniche, latine.

E’ poco noto, ma in Scandinavia il sacrificio umano fu praticato ancora nel basso medio evo. Volgendo lo sguardo al nostro passato, il passaggio culturale di Roma verso la nuova religione fu impresa enorme. Per questo arduo compito evangelizzatore furono incaricati gli ordini monacensi, soprattutto irlandesi. San Colombano ne è forse il più importante testimone.

La Chiesa cercò di cristianizzare popolazioni europee rurali agrafe come riuscì, sia con minacce di punizioni ultraterrene, che trasformando culti pagani cambiandone i templi in chiese e trasformando festività pagane in culti cattolici.

Massimo Centini con grande rigore scientifico ricostruisce nel suo ultimo libro usanze che affondano in tempi antichi, tracciando percorsi che attraversano intere epoche.

Cosa si nasconde nella figura dell’orso, ancora presente in molte feste piemontesi? Per quanto possa essere di non facile comprensione, l’Orso è un animale archetipico che vive ancora sotto la nostra pelle. E’ espressione zoomorfa dell’alpino ‘Uomo selvaggio’ che non abbandona la nostra cerebrale parte primitiva. Questa figura si ritrova nel folklore piemontese, lombardo, come in Francia, nella vicina Svizzera e in tanti territori alpini.

Il libro parla nel suo ultimo capitolo di acqua, del suo potere ristoratore, vitale e salvifico. Ben prima di diventare ‘fonte battesimale’, l’acqua faceva parte del Sacro praticamente in tutte le culture a noi conosciute. Per proprietà transitiva, anche chi attorno a questo elemento liquido operava faceva parte di sacre figure lenitive, se non guaritrici per un’umanità spaurita, con economie di sussistenza.

Interessanti pagine del libro parlano delle Aquane e del loro significato salvifico. Può suonare strano ma la l’umile lavandaia raccoglie importanti substrati sacrali. Le ancora ottocentesche lavandaie sono quindi ultima traccia di remote sacerdotesse che facilitavano la fertilità, dissetavano genti e gestivano complessi culti, oltre che il contatto con il mondo dei morti.

Insomma, leggendo questo libretto di neanche 100 pagine avremo la possibilità di assumere tante informazioni su come noi tutti ora siamo ma soprattutto su come noi lontanamente fummo.

Massimo Centini e il Lab Graal, nelle loro rispettive discipline, con il loro instancabile lavoro questo fanno… e lo fanno benissimo.

FERRUCCIO CAPRA QUARELLI

Il Centro Studi Giancarlo Barbadoro

Il Centro Studi (commissione di lavoro della Ecospirituality Foundation) nasce con lo scopo di divulgare e promuovere l’immenso patrimonio intellettuale lasciato in eredità dallo studioso e ricercatore Giancarlo Barbadoro scomparso nel 2019. Le sue ricerche nell’ambito della cultura non convenzionale, dalle nuove frontiere della scienza alle tradizioni dei Popoli naturali, dalla storia sconosciuta allo sciamanesimo e all’Eco-spiritualità, costituiscono una preziosa guida per affrontare temi insoliti e spesso non trattati con la serietà che meritano.

www.eco-spirituality.org

www.centrostudibarbadoro.it

www.triskeledition.com

SABATO 23 MAGGIO 2026, ORE 21.00 – IL CLUB del GARAGE DI ARTE & CULTURA, Piazza Statuto 15, Torino – INGRESSO LIBERO

PAGANESIMO VIVO” Sacro e profano nella tradizione popolare
Volume nr. 6 della Collana “Les Cahiers du Graal” a cura del Centro Studi Giancarlo Barbadoro. (Edizioni Triskel)

A cura di Massimo Centini (Scrittore e Antropologo). Introduce Rosalba Nattero (Giornalista, Presidente Ecospirituality Foundation)

Info eventi: 011/530.846 – info@eco-spirituality.orgwww.eco-spirituality.orgwww.centrostudibarbadoro.itwww.triskeledition.com
Facebook e Instagram  @Ecospirituality Foundation

Addio a Carlin Petrini, filosofo del cibo buono e giusto

E’ morto Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, scomparso a 76 anni nella tarda serata di ieri, giovedì 21 maggio, nella sua Bra, nel Cuneese. “Filosofo”  ambientale e agroalimentare globale, è stato un autentico rivoluzionario culturale. Con la creazione si Slow Food, partita dalla trattoria del Boccon Divino di Bra ha trasformato il consumo moderno attraverso la cultura di un cibo “buono, pulito e giusto per tutte e tutti”. Si deve a lui la realizzazione del Salone del Gusto e di Terra Madre.