Il 31 gennaio del 1854 moriva a Torino Silvio Pellico, intellettuale, scrittore e – nei fatti – “rivoluzionario mancato”, divenuto famoso per il libro autobiografico Le mie prigioni, dove narrava i nove anni trascorsi nel carcere austriaco dello Spielberg, una vecchia fortezza vicino a Brno, nell’odierna Repubblica Ceca. Un carcere duro, con celle umide e poco ventilate, dove scrivere lettere e comunicare con l’esterno era molto difficile e il cibo – oltre ad essere scarso – era di cattiva qualità. Il carcere lo cambiò molto in fretta, al punto che – come ha scritto lo storico Luciano Canfora “passò rapidamente da una generica mentalità libera e non confessionale ad un esasperato cattolicesimo”. Pellico scrisse Le mie prigioni, almeno stando ai suoi racconti, con motivazioni e finalità molto diverse rispetto a quelle che vennero assegnate ad uno dei testi simbolo del Risorgimento. La sua intenzione non era tanto quella di accusare il duro sistema carcerario austriaco quanto il voler mostrare come la religione potesse essere di conforto nei momenti difficili della vita e, stando ai suo biografi, furono sua madre e il suo confessore a suggerirgli di scrivere le sue memorie. “Il venerdì 13 ottobre 1820 fui arrestato a Milano, e condotto a Santa Margherita. Erano le tre pomeridiane. Mi si
fece un lungo interrogatorio per tutto quel giorno e per altri ancora. Ma di ciò non dirò nulla. Simile ad un amante maltrattato dalla sua bella, e dignitosamente risoluto di tenerle broncio, lascio la politica ov’ella sta, e parlo d’altro”. Già dall’incipit de Le mie prigioni s’intuisce che Silvio Pellico, appena liberato dallo Spielberg, aveva già cessato di essere un rivoluzionario, rinunciando a idee e principi di gioventù per diventare, di lì a poco, un terziario dell’ordine francescano. Pellico era nato a Saluzzo 42 anni prima di iniziare a scrivere il libro che lo rese famoso: nel 1789, l’anno della rivoluzione francese. La sua casa natale – un edificio di origine medioevale situato nella scenografica piazzetta dei Mondagli, uno degli angoli più suggestivi del centro storico della cittadina cuneese – attualmente ospita i suoi cimeli e manoscritti, donati in gran parte dalla sorella dello scrittore nel 1858. Trasferitosi da
giovane a Milano , diventò insegnante, frequentando l’ambiente culturale della città e collaborando ad alcuni importanti giornali dell’epoca, come il Conciliatore, una rivista in cui scrissero molti dei principali intellettuali italiani dell’epoca e che fu rapidamente chiusa dalla censura (all’epoca, infatti, Lombardia, Veneto, Trentino e Friuli facevano ancora parte dell’impero austro-ungarico). Nel 1932, in occasione del centenario dalla pubblicazione della sua opera più famosa, la municipalità di Torino decise di porre una lapide sul fronte dell’edificio di via Barbaroux nel quale Silvio Pellico scrisse il testo: “Da questa casa/Silvio Pellico/reduce dallo Spielberg/nel 1832/lanciò “Le mie prigioni”/pio volumetto vibrante di forte umanità/Subalpina/arma formidabile/ad affrettare i destini della Patria/nella prima ricorrenza centenaria/del memorando evento/il Comune/P. Giugno MCMXXXII”. L’iniziativa fu promossa dal Comitato Piemontese della Società Nazionale per la Storia del Risorgimento e fatta propria dall’Amministrazione Comunale della capitale sabauda. L’epigrafe sulla lapide di marmo chiaro, venne redatta dallo storico e senatore Vittorio Cian. A futura memoria di chi continua a pensarlo tra le mura dello Spielberg, rinchiuso per le sue idee.
Marco Travaglini
Appendino la Caritas di Torino interviene deplorando ” ogni strumentalizzazione
Fassino su Sky tg 24 aveva sementito il conduttore che aveva parlato di 100mila poveri sotto la Mole, ” cifra inventata”, secondo il sindaco uscente. Per Appendino il problema “non deve essere nascosto”. Ma, dice la Caritas, “è fuori luogo ogni utilizzo strumentale della questione”, e invita i candidati a trovare “le strade percorribili per incrementare la presa in carico di questi fratelli”. Nel pomeriggio l’ufficio stampa di Chiara Appendino dirama un comunicato:
Alla fine gli strateghi della campagna elettorale di Piero Fassino e Chiara Appendino devono averla pensata allo stesso modo: bisogna cercare di recuperare i voti degli elettori di destra
al confronto televisivo delle 21 di ieri, in diretta dal Lingotto su Sky tg 24
, i due candidati hanno fatto la gara a chi sgombrerà meglio e di più i campi rom o metterà più vigili urbani a presidiare le vie di Torino. Nessun colpo di scena nel faccia a faccia televisivo (che si sarebbe dovuto tenere in piazza San Carlo ma si dice sia saltata l’ipotesi per la contrarietà di Fassino)
ma tanti i temi concreti affrontati. Entrambi i contendenti si sono dimostrati preparati. Tempi contingentati, dibattito serrato e sereno. Sullo sfondo una veduta panoramica di Torino con la Mole illuminata. Lei propone un patto per le periferie e lui uno per il lavoro; lei dice che edificare senza un piano preciso non ha senso e lui che la Tav e nuovi cantieri creano sviluppo. Poi l’immigrazione, i giovani disoccupati, l’innovazione, la povertà, la movida, l’eredità olimpica e la nuova “industria” del turismo e della cultura. E’ stato un ripasso dei temi – triti e ritriti – di questi lunghi mesi di campagna elettorale. Oggi si riparte tra mercati e giri nelle periferie per una lotta all’ultima stretta di mano.
le dichiarazioni di voto, a favore di Appendino, dell’europarlamentare leghista Borghezio, personaggio “scomodo”. Dice il sindaco uscente sulla propria pagina Facebook: “Sono colpito da questa nuova alleanza della candidata Appendino”. Lei risponde: “Ognuno è libero di esprimere la sua opinione, i voti appartengono ai cittadini”.
Il corteo è partito da Porta Susa attraversando il centro di Torino fino a giungere in piazza Castello, per il comizio conclusivo del leader Uilm Rocco Palombella.
Il sindaco uscente, dopo la botta presa al primo turno, con quegli 11 punti in più che al ballottaggio rischiano di sciogliersi come neve al sole, lo aveva detto: basta understatement, ora si gioca duro, o vinco io o vince lei
mercati: l’applicazione della tariffa giornaliera e l’avvio della sperimentazione per cercare di diminuire la TARI. Per noi il mercato è il cuore della vita sociale e anche per questo ci batteremo per bloccare la costruzione di nuovi grandi centri commerciali.” ha dichiarato Alberto Sacco.
E’ scattata l’operazione ‘Mano invisibile’ contro i borseggi a bordo dei mezzi pubblici a Torino. solo questa mattina ha portato a 12 arresti, e altri 9 ladruncoli sono ricercati, mentre 11 sono indagati a piede libero
Per il sindaco uscente Piero Fassino” Non è tempo per una operazione politica, il ballottaggio è un voto diverso dal primo turno e quindi mi rivolgerò a tutti i torinesi, sia ai cittadini che mi hanno già votato sia quelli che non lo hanno fatto
e di agganciare la ripresa”. ha dichiarato all’Ansa Fassino.