Martedì approda alla discussione in Consiglio Regionale l’atto di indirizzo di AVS, depositato ormai a maggior 2025, relativo ai cosiddetti nuovi OGM, che accoglie le preoccupazioni e le richieste di tanti piccoli agricoltori e produttori di sementi piemontesi.
Le nuove tecniche genomiche (NGT, in italiano TEA – Tecniche di Evoluzione Assistita) sono oggetto di una proposta di deregolamentazione che verrà a breve discussa dal Parlamento e e che e che l’immissione sul mercato dell’UE di alimenti e mangimi contenenti, consistenti o prodotti a partire da tali piante, nonché di prodotti da queste derivati e diversi da alimenti e mangimi. Come i vecchi OGM, anche le colture e le piante selvatiche prodotte con queste nuove tecniche saranno per lo più coperte da brevetti.
Come evidenzia ARI (Associazione Rurale Italiana) i punti più controversi e pericolosi della proposta sono l’eliminazione dell’obbligo di etichettatura e tracciabilità e il tema dei brevetti, che favorirebbe ancora le grandi multinazionali del settore.
Se quindi per i consumatori la proposta della Commissione UE si traduce in un aumento dei prezzi, nell’impossibilità di sapere se gli alimenti che acquistano contengono nuovi ogm e anche in una perdita di fiducia nei marchi “bio” e a “km 0” a causa delle possibili contaminazioni, i danni per gli agricoltori sarebbero ancora più impattanti. Aumento del costo delle sementi, obbligo di acquistare prodotti fitosanitari specifici, il rischio di accuse di violazione di brevetto, la perdita di certificazione DOP e IGP, perdita irreversibile delle varietà tradizionali; e ancora il rischio concreto della riduzione del numero di aziende sementiere, con probabile chiusura di quelle piccole e di quelle medie: anche volendo fare concorrenza e sperimentare i nuovi ogm, le piccole e medie aziende non sarebbero in grado di sostenere i costi della ricerca e verrebbero schiacciate da una manciata di grandissimi produttori.
Oltre 200 organizzazioni europee del settore – tra cui Slow Food – agricoltori, i piccoli e medi breeders italiani ed europei, hanno pubblicato la Dichiarazione congiunta sulla deregolamentazione dei Nuovi OGM organismi geneticamente modificati – “Proteggere le piccole e medie aziende sementiere, gli agricoltori e dei settori bio e OGM free nell’Unione Europea” con la quale chiedono alle istituzioni europee che tutti i nuovi OGM siano sottoposti a una valutazione dei rischi e a metodi di monitoraggio, identificazione e rilevamento, nonché a tracciabilità ed etichettatura lungo la filiera in base alla normativa vigente.
Il Ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare ha sinora dato parere favorevole a questa proposta, ignorando la voce dei piccoli agricoltori e la tutela dell’affidamento dei consumatori e la Regione Piemonte finora non ha fatto nulla sul tema.
Eppure la “DOP economy” in Piemonte genera un valore di circa 1,64 miliardi di euro (dati 2023), confermandosi come la quarta regione italiana per valore delle produzioni a denominazione di origine, con il comparto vitivinicolo che supera da solo 1,3 miliardi di euro e un impatto complessivo pari al 19% del settore agroalimentare regionale. Il sistema agroalimentare piemontese è strutturalmente fondato su produzioni di qualità differenziata (DOP, DOC, biologico, varietà locali) particolarmente vulnerabili alle conseguenze di un regime NGT con brevetti forti e misure di coesistenza assenti.
Per questo chiediamo con il nostro ordine del giorno che la Regione faccia proprie le richieste di precauzione nell’utilizzo e tracciabilità dei nuovi OGM e che si valutino strumenti per creare zone libere da OGM e NGT e di monitoraggio
Alice Ravinale
AVS CONSIGLIO REGIONALE