POLITICA- Pagina 88

Le “Trame del tempo” degli ultimi vedovi del ’68

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

La deputata Augusta Montaruli che ho avuto modo di conoscere ed apprezzare quando era studentessa  all’Università, ha denunciato come “condensato di false notizie, offensivo e lesivo per chi voglia studiare la storia contemporanea” il volume “ Trame del tempo” edito da Laterza per gli istituti superiori. Gli autori dell’opera sono Valentina Ciccopiedi, Valentina Colombi, Carlo Greppi e Marco Meotto. L’unico autore che gode di una certa notorietà, in verità tutta politica, è il Greppi. La questione che ha portato l’on. Montaruli  a denunciare la faziosità del libro è legata a giudizi politici e non storici sul governo Meloni e sul partito Fratelli d’Italia.  I toni usati dagli autori sono con tutta evidenza settari e persino incattiviti dalla astiosità politica più evidente propria dell’estremismo di sinistra. Credo che sia un testo molto adottato da un certo tipo di docenti, oggi ancora prevalente nella scuola italiana , che fa della lotta al governo in classe uno dei fini principali della funzione docente. Sono gli ultimi vedovi del ‘68, dell’ideologia  intollerante al potere, a volte anche della violenza verbale e non soltanto. Poter imporre agli studenti un testo così schierato è per questi professorini motivo di soddisfazione, se non addirittura di piacere. La politica intesa come odio parrebbe essere il loro ideale anche di vita. Tutte le occasioni sono buone per protestare, andare in piazza, tentare di portare con loro gli studenti di per sé sempre desiderosi di scampagnate.
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Ma il problema è più a monte e risale al ministro Luigi Berlinguer che volle stravolgere i programmi scolastici di storia per poter far dedicare un intero anno al Novecento secondo una visione che portava naturaliter a confondere storia contemporanea con politica. Questo era il fine non tanto sottile di Berlinguer. Il testo in questione è l’espressione massima della visione scolastica di Berlinguer , uno dei peggiori ministri della P.I., assimilabile ai Sullo  ai Misasi e ai Malfatti della I Repubblica che devastarono la scuola di Stato, cedendo al permissivismo sessantottino.
Infatti la difesa del Greppi si fonda proprio sull’obbligo di giungere nel testo fino all’oggi, come voleva Berlinguer. Ma il Greppi forse ignora che la storia contemporanea ha dei limiti definiti che storici come Croce e Chabod hanno saputo identificare. Ciò che diventa oggetto di opinabile valutazione politica non è storia. Lo disse più volte lo storico Raimondo Luraghi.   Più ci si avvicina all’oggi, più è necessario essere sobrii e distaccati per non cadere nella contesa politica che non ha nulla in comune con la storiografia seria, in primis quella dei manuali.
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Chi scrive ha studiato al liceo  sul testo di Armando Saitta che riusciva ad essere fazioso anche per i secoli più lontani dal ‘900.  Il libro di Saitta era il più adottato testo in una scuola in cui i docenti non erano in larga maggioranza dei militanti come accade  oggi. Saitta (che in passato era stato fascista e si convertì al comunismo come tanti)  al termine della sua carriera  scoprì una visione storica più meditata e liberale. Riscrisse il manuale, ma esso non piacque, non venne più adottato e scomparve dalla scuola nel giro di poco. E‘ un ricordo che va meditato. Magari il Greppi non sa neppure chi sia stato Saitta, ma certo non rischierà mai la sua fine. Circa la storia del fascismo – perché poi il discorso alla fine è questo – va detto che non può essere identificata con il “Fascismo perenne” di Eco o con le sparate televisive di Canfora e Augias o i romanzetti di Scurati. Neppure con la storia-spettacolo di Barbero. La storia del fascismo passa inevitabilmente dall’opera ciclopica di Renzo De Felice che inutilmente Nicola Tranfaglia cercò  di demolire, aggredendo anche il suo autore sul piano personale. Ma per gli autori del manuale l’opera di De Felice è opera demoniaca che tentò  colpevolmente di sdoganare il fascismo. Il buon Greppi è libero di scrivere tutto ciò che ritiene, sostenendo anche che il fascismo è tornato al potere in Italia ad 80 anni dalla  sua morte, ma quando scrive per un manuale deve sottoporsi a delle regole deontologiche senza mai scadere nel comizio. L’editore Laterza discendente  (nel senso letterale del termine) dell’editore che Benedetto Croce fece conoscere, liberandolo dal lavoro di artigiano   tipografo, ha poco da fare  della  pacchiana ironia su Montaruli. La sua casa editrice è perfino peggiore dell’Einaudi di re Giulio che almeno evitò sempre di sconfinare, forse per snobismo, nei testi scolastici. E’ la quintessenza della faziosità  come dimostrano certi librini stampati in questi ultimi anni. Ad essi si aggiunge la produzione scolastica.

Grassano: “Questa sinistra, chiusa nella Ztl del pensiero”

Per anni, la sinistra italiana ha campato di rendita, alimentando l’illusione di essere moralmente superiore, culturalmente più raffinata, e sempre dalla parte giusta della storia. Eppure, ogni volta che è chiamata a governare, lascia dietro di sé macerie: promesse disattese, riforme mai realizzate, e una retorica stanca buona solo per le interviste e i convegni. Si riempiono la bocca di parole come “inclusione”, “giustizia sociale”, “diritti”, ma poi nei fatti difendono solo le élite urbane, le burocrazie intoccabili e un sistema mediatico compiacente. Parlano di lavoratori, ma ignorano gli operai. Parlano di GIOVANI ma si appoggiano a dirigenti ancorati agli anni ’90. Parlano di ambiente, ma fanno compromessi con le grandi lobby energetiche. E ogni volta che falliscono — perché falliscono, sistematicamente — la colpa è degli altri: della destra, del populismo, dei social network, della disinformazione. Mai una vera autocritica, mai l’ammissione che forse, solo forse, anche a sinistra qualcuno ha vissuto troppo di privilegi, di slogan e di rendite di posizione. Il Paese reale chiede concretezza, sicurezza, sviluppo. Ma la sinistra, chiusa nelle ZTL del pensiero, risponde con slogan scollegati dalla vita quotidiana. Non è progresso questo: è narcisismo politico. E l’Italia non se lo può più permettere.

Enzo Grassano 
Già consigliere coordinatore circoscrizionale per 10 anni nel Partito Democratico a Torino

Emendamento Fdi: “Salvi i pozzi per irrigazione agricola”

Sono salvi gli oltre mille pozzi per uso agricolo del Piemonte realizzati prima del 1996. Un emendamento alla legge 22 del 1996, proposto dal consigliere di Fratelli d’ItaIia Claudio Sacchetto e scritto assieme all’assessore all’Agricoltura e Cibo, Turismo, Sport e Post-olimpico, Caccia e Pesca, Parchi della Regione Piemonte Paolo Bongioanni, li mette definitivamente al riparo dall’obbligo di mantenere separati i prelievi da falda di superficie da quelli da falda profonda, stabilito da quella norma.

Soddisfazione per la svolta dall’assessore Bongioanni«Quella legge fu pensata ormai trent’anni fa nel contesto dell’epoca e soprattutto per i pozzi a uso industriale e civile, che vengono sfruttati 365 giorni l’anno, mentre quelli per uso irriguo agricolo vengono utilizzati al massimo per un paio di mesi. In tutti questi anni si è andati avanti a proroghe, l’ultima delle quali è scaduta a fine 2024. L’obbligo di ricondizionamento espone tante aziende, anche a conduzione familiare, a spese dell’ordine di decine di migliaia di euro. Per questo abbiamo recepito le richieste venute dal mondo agricolo e posto fine a questa situazione, consentendo alle nostre preziose risorse idriche un utilizzo razionale e normato una volta per tutte».

Identico apprezzamento per il risultato dal consigliere FdI Claudio Sacchetto, presidente della Commissione Agricoltura del Consiglio regionale, che ha inserito l’emendamento nel quadro della Legge di riordino approvata dall’Aula giovedì 26 giugno: «Abbiamo corretto, nel totale rispetto delle norme ambientali, una legge superata e inadeguata. I nostri pozzi agricoli funzionano benissimo: come ben sanno i nostri agricoltori, la falda profonda da cui proviene l’acqua potabile è in pressione, l’acqua tende a salire e il rischio di contatto per percolatura dalla falda di superficie è minimo. Questa norma mette fine alle continue proroghe ed entra immediatamente in vigore senza necessità di ulteriori delibere o altri provvedimenti attuativi».

cs

No ai progetti politici astratti. La lezione di Bodrato

LO SCENARIO POLITICO  di Giorgio Merlo


Guido Bodrato, l’indimenticabile “maestro” del cattolicesimo democratico, nonchè leader e
statista della Democrazia Cristiana, amava ripetere – soprattutto negli ultimi anni della sua vita –
che “il progetto politico è credibile se si può collocare nel tempo in cui si vive”. Una riflessione
che risentiva dell’antica lezione morotea ma che, soprattutto, era fortemente ancorata alla
categoria del realismo che, nella politica come nella vita, non può mai essere un optional. E
Bodrato, forte della sua cultura politica ma soprattutto interprete di un sano realismo, sapeva
bene che “anche il miglior progetto politico” – sono ancora parole sue – “non ha alcuna possibilità
di incidere nella storia politica del momento se è disancorato dalla realtà”.

Ecco, con la consueta lucidità che lo ha sempre caratterizzato in tutta la sua lunga militanza
politica e culturale, Bodrato non ridimensionava affatto l’impegno di tutti quegli amici che
coltivavano l’obiettivo di “ricostruire” la Dc o il Ppi o la Margherita o, comunque sia, un progetto
politico popolare e di ispirazione cristiana. Anzi, intravedeva in questi sforzi molteplici e
disinteressati la scintilla a cui attingere per rinverdire e rinnovare la presenza politica di una cultura
che era stata decisiva e determinante per la crescita della nostra democrazia, per il rafforzamento
delle nostre istituzioni democratiche e per la credibilità di un’azione di governo. Ma, al contempo,
non si stancava di denunciare l’impotenza e la sterilità dei progetti e delle iniziative che,
puntualmente, si scioglievano come neve al sole perchè sbattevano contro gli scogli della realtà
politica del momento. E questa, del resto, era l’unica e vera ragione politica che spiegava il
sostanziale fallimento di tutti quei tentativi che sono stati messi in campo in questi ultimi anni e
che poi, con una precisione quasi scientifica, sono stati sacrificati sull’altare del realismo politico.
Una lezione e un monito, quelli di Guido Bodrato, che conservano una straordinaria modernità ed
attualità anche nell’attuale contesto politico. Anche perché quasi ogni settimana assistiamo ad
innumerevoli tentativi di ricostruire un pezzo dell’esperienza e della storia della Democrazia
Cristiana ma che poi, per svariate ragioni, non reggono di fronte alla complessità e al
cambiamento della società italiana. Questo non significa affatto prendere atto della inattualità di
una cultura politica che era, e resta, fortemente contemporanea anche nell’attuale cittadella
politica italiana. Ma, molto più semplicemente, rendersi conto quando un progetto organizzativo,
e quindi politico, ha le carte in regola per poter continuare a navigare in mare aperto. Anche
perchè, concludeva sempre lo statista democristiano piemontese, “quando un progetto politico
ed organizzativo fallisce ripetutamente si corre il rischio di trasmettere un messaggio di debolezza
della cultura che lo ispira”.

Ecco perchè, a scanso di equivoci e senza alcuna polemica preconcetta, occorre semplicemente
rendersi conto che anche la miglior fonte culturale deve fare i conti con le coordinate concrete che
regolano la politica in un determinato periodo storico. Non comprenderlo, o fingere di non capirlo,
si contribuisce purtroppo, e anche involontariamente, a rendere del tutto marginale ed irrilevante
quella stessa cultura politica. Cioè la tradizione, il pensiero, la cultura e anche lo stile del
cattolicesimo politico italiano, seppur nelle sue multiformi espressioni e diversità. Che, detto tra di
noi, è l’ultima cosa che possiamo fare, o pensare, nell’attuale stagione politica italiana.

Più investimenti su Torino, dibattito promosso da Giachino

Interessante confronto stamane a Torino sull‘appello ai privati a investire di più a Torino e su Torino che il Cardinale Repole ha rivolto durante la omelia di S. Giovanni e che ha suscitato una accesa discussione nel mondo finanziario torinese. La Messa di S.Giovanni e’ la occasione nella quale il Vescovo della Città fa il punto anche sulle condizioni di vita. Se nel 2012 l’Arcivescovo Nosiglia disse che la Città era divisa in due , la metà della Città che sta bene e la metà della Città che sta male , il nuovo Arcivescovo Repole in una delle sue prime omelie parlò del lavoro povero che viene offerto oggi a molti giovani o ai cinquantenni messi in mobilità. Posti di lavoro a tempo determinato e stipendi che non superano i mille euro oltre all’aumento dei cassaintegrati. Martedì scorso il Cardinale è stato preciso nell’ individuare la necessità di aumentare gli investimenti privati a Torino con l’obiettivo di rilanciare la crescita economica torinese che da oltre vent’anni è inferiore a quella delle altre Città per creare nuove opportunità di lavoro. Un po’ come fece il vecchio Senatore Agnelli che insieme agli altri industriali torinesi costruì negli anni trenta la Autostrada Torino Milano , una infrastruttura che ha aiutato molto lo sviluppo così come successivamente la autostrada Torino Savona  e il terminal portuale di Genova Voltri.
Il dibattito indetto da Mino GIACHINO E coordinato da Marco BARDESONO, vice direttore di Torino Cronaca ha visto gli interventi di Giorgio MERLO e Mauro CARMAGNOLA, segretario provinciale della nuova DC. Unanime l’apprezzamento nei confronti del coraggioso intervento del Cardinale Repole.

Ruffino: “Bene accordo banca-industria con vista sul futuro”

Dove non arriva il governo, arriva la volontà di chi fa impresa e il coraggio delle banche di fare credito con vista sul futuro. È una pietra miliare per il sistema Paese l’accordo siglato da Confindustria e Intesa San Paolo del valore di 17 miliardi per la nostra Regione da erogare nel prossimo quadriennio. Il Piemonte è una pedina strategica in questa intesa il cui obiettivo è finanziare innovazione e sviluppo in quei settori – dalla robotica all’aerospaziale, settore di punta nel Piemonte – il cui peso sarà decisivo per ridefinire il volto industriale della Regione.
È ora importante che le istituzioni locali accompagnino la rinnovata vocazione industriale del Piemonte attraverso adeguate politiche di infrastrutturazione del territorio. Le imprese e gli istituti di credito fanno la loro parte, spetta ora ai soggetti pubblici creare le condizioni ottimali per cogliere tutte le opportunità. A cominciare dall’accelerazione delle opere collegate al Pnrr, recuperando ritardi inammissibili.
on. Daniela Ruffino, segretaria regionale di Azione in Piemonte

Accesso per i testimoni di giustizia al Fondo vittime dell’usura

 

L’emendamento del Presidente Cirio alla Legge di Riordino è un doveroso passo avanti nella tutela della legalità

Ieri in Consiglio regionale il Presidente Alberto Cirio ha presentato un emendamento alla Legge di Riordino che estende le garanzie e gli strumenti finanziari del Fondo delle vittime dell’usura anche ai testimoni di giustizia. Il Presidente si è anche impegnato ad ampliare la dotazione del Fondo per fare fronte alle necessità derivanti dall’approvazione dell’emendamento.

“L’emendamento presentato dal Presidente Cirio e approvato dall’Assemblea di Palazzo Lascaris  – commentano i consiglieri Silvio Magliano, Sergio Bartoli, Mario Salvatore Castello, Elena Rocchi e Daniele Sobrero del Gruppo Lista Civica Cirio Presidente Piemonte Moderato e Liberale – è un significativo passo avanti nella tutela della legalità, ma anche nella cultura della legalità: costruire un sistema che faccia sentire al sicuro e sostenute le persone che scelgono la via scomoda della testimonianza e della responsabilità incoraggia tutti a non tirarsi indietro. Ringraziamo il Presidente Cirio per aver preso spunto dal Convegno ‘Un Piemonte libero dalle mafie’ dello scorso marzo: è importante che quanto emerge da iniziative di questo genere trovi poi applicazione pratica e stimoli l’impegno delle Istituzioni”.

 

Gruppo Lista Civica Cirio Presidente Piemonte Moderato e Liberale

Fine Vita, AVS e SE: “Sempre a fianco della Coscioni”

Come sempre, saremo al fianco della Associazione Coscioni, che da oggi e fino al 17 luglio raccoglie le firme per la proposta di legge di iniziativa popolare per dare finalmente all’Italia una legge sull’eutanasia legale, per poter scegliere liberamente come e quando porre fine alla propria vita, in presenza di malattie irreversibili e sofferenze insopportabili.
In Piemonte ben undicimila cittadini avevano sottoscritto la proposta di legge regionale, che nella precedente legislatura la destra non aveva nemmeno avuto il coraggio di discutere: la legge nazionale rimane la priorità, ma noi siamo pronte a fare la nostra parte perché in Piemonte si possa morire con dignità, come sta accendendo già in Toscana ed Emilia-Romagna. Lo faremo fuori e dentro le istituzioni, come in occasione del nostro ordine del giorno sul deposito del testamento biologico nelle strutture sanitarie che è stato approvato negli scorsi mesi.
Il diritto all’autodeterminazione deve valere fino alla fine, come ci insegnano tanti esponenti dell’associazione Coscioni che rischiano in prima persona condanne penali per fare sì che la dignità umana prevalga su leggi ingiuste che una classe politica indifferente alle sofferenze di tante persone e dei loro affetti non ha ancora avuto il coraggio di cambiare.
Potete firmare online o nei banchetti in tutto il territorio: vi aspettiamo lì, seguite la pagina e il sito dell’associazione Coscioni per trovare il più vicino a voi.
AVS – SE

Camere ardenti, approvati emendamenti di Sergio Bartoli 

“Una scelta di civiltà per i piemontesi che risiedono lontani dai servizi”

Approvati gli emendamenti alla Legge di Riordino presentati da Sergio Bartoli (Lista Civica Cirio Presidente Piemonte Moderato e Liberale) che permettono l’allestimento di camere ardenti nelle RSA del territorio, previo accordo con il direttore della struttura, nel caso anche di decesso in casa, se non è possibile comporre la salma sul luogo dove è avvenuto il trapasso e qualora non esistano alternative facilmente raggiungibili, come per esempio le case del commiato. In pratica, l’emendamento supera il divieto dello spostamento delle spoglie con la cassa aperta.

“Grazie all’approvazione di questi emendamenti – spiega Sergio Bartoli -, interveniamo su un punto significativo per gli Enti Locali di regioni montane o comunque lontane dai centri più grandi e con maggiori servizi. Diamo la facoltà alle famiglie di allestire la camera ardente per il famigliare defunto nella casa di riposo in cui è stato ospitato o, nel caso in cui il decesso sia avvenuto in casa, di trasferire la salma in una RSA, previa disponibilità di locali adeguati e con l’autorizzazione del direttore. E’ una scelta di civiltà per tutti i residenti di comuni dai quali non è agevole raggiungere case del commiato o strutture funerarie attrezzate”.

Conclude Bartoli: “Tutti gli emendamenti che ho presentato e che sono stati approvati sono a costo zero, rispondono a esigenze concrete dei territori e promuovono il dialogo tra le istituzioni”.