Investita in bici in corso Casale: grave sedicenne

Questa mattina a Torino una ragazza di 16 anni è rimasta ferita in un incidente stradale tra la sua bici e un’auto, avvenuto in corso Casale, all’altezza di piazza Carrara. La giovane è grave ed è stata portata in ospedale dal 118.

Scoprire la statua del San Carlone con una visita guidata

Domenica 31 maggio sarà possibile 

Nel mese di maggio, la statua di San Carlo Borromeo, chiamata affettuosamente dai locali “San Carlone”, torna ad accogliere i visitatori con un calendario di visite guidate a cura di Archeologistics, che permettono di seguire da vicino uno dei simboli più rappresentativi del lago Maggiore. Archeologistics è un’impresa sociale impegnata nella valorizzazione di beni culturali e che gestisce la statua tramite la Veneranda Biblioteca Ambrosiana, proprietaria del luogo. Le visite offrono un’occasione per approfondire la figura di San Carlo Borromeo, nato ad Arona, e per ripercorrere la storia della statua seicentesca a lui dedicata.

Il percorso guidato accompagna i visitatori alla scoperta delle origini del progetto e delle particolarità costruttive del monumento, fino a vivere l’esperienza unica della salita al suo interno. La statua, alta oltre 35 metri e collocata su una collina che domina il lago, rappresenta una delle opere monumentali più importanti del suo tempo. La sua struttura cava e il sistema interno di scale consentono, infatti, di salire fino alla testa per raggiungere punti panoramici di grande suggestione, con una vista privilegiata sul lago Maggiore e sul territorio circostante. La visita guidata si terrà il 31 maggio alle ore 14, la durata della visita è di un’ora e mezza. Il ritrovo è in piazzale San Carlo, ad Arona, in provincia di Novara.

Costi visita e biglietto ingresso: intero 13 euro – ridotto 8 euro per ragazzi dai 6 ai 16 anni – euro 5 per persone con disabilità, tesserati e abbonamento Musei Piemonte. La prenotazione è obbligatoria su www.archeologistics.it.

Mara Martellotta

Santena, Cambiano e Villastellone insieme per  gli anziani

 

Presentato il progetto di indagine sociale condivisa

 Conoscere meglio i bisogni della popolazione anziana per

programmare servizi più vicini alle persone e costruire politiche sociali basate su dati

concreti. È stato presentato questa mattina, presso il Comune di Santena, il progetto

condiviso dai Comuni di Santena, Cambiano e Villastellone, sviluppato in collaborazione

con SPI CGIL, FNP CISL e UIL Pensionati.

L’iniziativa prevede la distribuzione di questionari anonimi rivolti alla popolazione anziana dei

tre Comuni. L’obiettivo è raccogliere informazioni sulle condizioni di vita, la situazione

economica e abitativa, l’accesso ai servizi sanitari, la conoscenza dei servizi comunali, le

difficoltà quotidiane, la mobilità, la socialità e il livello di inclusione digitale.

All’incontro sono intervenuti Alessia Perrone, assessora del Comune di Santena con

deleghe a inclusione sociale, associazionismo e volontariato sociale, accoglienza,

integrazione e sostegno alla fragilità, Aurora Grassi, assessora del Comune di Cambiano

con deleghe a politiche sociali e assistenziali, inclusione sociale, sanità, disabilità e cultura,

Eloisa Costa, consigliera del Comune di Villastellone con deleghe al sociale.

Piemonte, troppo caldo troppo presto: fragole e ciliegie mature in anticipo, agricoltura sotto stress

Caldo intenso arrivato in anticipo e prime difficoltà per l’agricoltura del Torinese, con effetti che iniziano già a farsi sentire sulle produzioni stagionali. Questa prima ondata di temperature elevate ha accelerato i cicli di maturazione di diversi raccolti, mettendo a rischio l’equilibrio delle produzioni estive.

Nel territorio torinese la raccolta delle fragole si sta già avviando verso la conclusione con circa due settimane di anticipo rispetto alla norma. Situazione simile anche per le ciliegie: le alte temperature stanno facendo maturare contemporaneamente sia le varietà precoci sia quelle tardive, coltivate proprio per garantire la disponibilità del prodotto lungo tutto il mese di giugno. La conseguenza è un eccesso di frutta immessa sul mercato nello stesso momento, con inevitabili ribassi dei prezzi e il successivo rischio di carenza di prodotto fresco nelle settimane successive.

Le temperature elevate stanno creando criticità anche per i cereali. Il grano, infatti, si trova nella delicata fase di formazione dei chicchi in condizioni di forte stress climatico. Questo potrebbe tradursi in una maturazione anticipata ma con chicchi di dimensioni inferiori e con caratteristiche nutrizionali meno pregiate.

Anche il mais risente dell’anticipo dell’estate: gli agricoltori sono costretti a iniziare prima del previsto le irrigazioni, con un conseguente aumento delle spese. Il caldo favorisce inoltre la proliferazione di funghi e insetti dannosi, in particolare specie aliene che ormai, complice il cambiamento climatico, si sono insediate stabilmente anche nelle campagne piemontesi.

Le anomalie climatiche stanno interessando persino i pascoli montani. Tra pochi giorni dovrebbe iniziare la monticazione delle mandrie verso gli alpeggi, normalmente sincronizzata con le prime fioriture delle erbe alpine tra i 1.200 e i 1.500 metri di quota. Quest’anno, invece, i prati d’alta quota risultano già in fase avanzata di crescita e fioritura, con i primi segnali di disseccamento. Il timore è che i margari trovino erba già secca al momento della salita negli alpeggi, con possibili ripercussioni sull’alimentazione del bestiame e sulla produzione di latte destinato ai formaggi di maggiore qualità.

«I vegetali che si coltivano da sempre alle nostre latitudini sono adattati a un clima che si scalda lentamente – ricorda il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici – Nel mese di maggio le coltivazioni si avviano piano piano alla maturazione. La quantità e la qualità dei nostri raccolti dipendono da questa progressione in vista delle maturazioni di giugno e luglio. Le accelerazioni fanno male alla nostra agricoltura».

Le alte temperature incidono anche sugli allevamenti. Nelle stalle è già stato necessario attivare in anticipo i sistemi di raffrescamento per garantire il benessere delle mucche, con un aumento dei consumi energetici. Ventilatori, doccette e impianti di asciugatura entrano in funzione automaticamente quando i sensori registrano temperature considerate critiche per gli animali.

Preoccupa infine anche la rapida riduzione delle riserve nevose in alta quota. «Abbiamo avuto un buon innevamento, in spessore e in persistenza. Ma ora, con lo zero termico a 4.800 metri, i nevai che solitamente si sciolgono lentamente nel mese di giugno sono già quasi azzerati. E i corsi d’acqua sono tutti in piena stagionale. Troppa acqua che arriva tutta insieme, ma che mancherà in piena estate».

Sospesa la licenza di un bar a Grugliasco


Il Questore di Torino, Massimo Gambino, ha sospeso per 10 giorni, ai sensi dell’art. 100 TULPS, la licenza di un esercizio pubblico sito a Grugliasco.
 
Il provvedimento è stato emesso a seguito dei numerosi servizi di controllo del territorio, finalizzati alla prevenzione e repressione dei reati di genere effettuati dalle Forze dell’Ordine, nonché da una segnalazione ricevuta da parte del Comando Stazione Carabinieri di Grugliasco.
All’interno del locale, è stata riscontrata l’abituale presenza di diversi avventori con precedenti penali e di polizia per reati contro la persona, contro il patrimonio, contro la pubblica amministrazione, contro l’ordine pubblico, contro l’amministrazione della giustizia e contro la fede pubblica in materia di stupefacenti, nonché per violazioni al codice della strada.
Da successivi accertamenti è inoltre emerso che, già nello scorso mese di dicembre, l’esercizio commerciale era stato destinatario di un analogo provvedimento di sospensione.
Il Questore di Torino, ritenendo che il bar rappresenti un pericolo costante ed imminente per l’ordinata convivenza dei consociati essendo divenuto verosimilmente punto di aggregazione e base logistica per soggetti dediti ad attività illecite, generando un pericolo attuale e concreto per la collettività, ha disposto la sospensione della licenza, con contestuale e immediata chiusura dell’attività per 10 giorni.

Cooperazione e sviluppo, a Torino la delegazione del Vietnam

Si è tenuto  a Torino, nella cornice della sala Congregazioni di Palazzo Civico, un incontro istituzionale tra il sindaco Stefano Lo Russo e una delegazione della Repubblica Socialista del Vietnam, guidata dall’ambasciatrice Nguyen Phuong Anh. All’incontro hanno preso parte figure chiave delle relazioni bilaterali tra il territorio torinese e il Paese asiatico, tra cui Thu Ha Nguyen, consigliera dell’Ambasciata, Dan Le Tran terza segretaria dell’Ambasciata, Sandra Scagliotti, console onorario del Vietnam per Piemonte e Liguria) e Fulvio Albano, presidente della Camera di Commercio Italia-Vietnam.

Il colloquio ha avuto come focus il rafforzamento dei legami storici, economici e culturali che uniscono la Città di Torino al Vietnam. Il capoluogo piemontese vanta infatti una rete istituzionale radicata e unica a livello nazionale, grazie alla presenza del Consolato Onorario, del Centro Studi Vietnamiti e della Camera di Commercio Mista Italia-Vietnam (CCIV), istituzione nata nel 1996 e riconosciuta ufficialmente nel 2000 per supportare attivamente l’interscambio e la sinergia tra le imprese italiane e vietnamite.

Questo appuntamento segna un ulteriore passo avanti nel consolidamento dei rapporti internazionali della città, dando continuità alla missione istituzionale che nel settembre 2024 ha visto il Sindaco Lo Russo partecipare a Ho Chi Minh City al Friendship Dialogue e al Forum Economico, stringendo collaborazioni strategiche sui temi dell’innovazione industriale e dello sviluppo sostenibile.

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La “notte bianca” a “San Filippo Neri”

A Torino, ci sarà anche la storica “Chiesa” di via Maria Vittoria tra i luoghi di culto partecipanti alla “Lunga Notte delle Chiese”

Venerdì 5 ( 20/24) e sabato 6 giugno (10/12 e 14/19)

Chissà?! Non tutti forse lo sapevano, ma anche i “luoghi di culto” in Italia hanno la loro “notte bianca”. La “Lunga Notte delle Chiese”. L’evento nato nel 2016 a Belluno da un’idea dell’Associazione “BellunoLaNotte” (presidente Stefano Casiraghi) – ispirandosi al “format” di successo austriaco e altoatesino “Lange Nacht der Kirchen” che, da molti anni unisce centinaia di edifici di culto aperti simultaneamente – si proponeva, undici anni fa e si propone a tutt’ oggi, di “far vivere le Chiese in modo inedito, attraverso musica, arte, visite guidate, letture e teatro, al fine di avvicinare maggiormente ai luoghi sacri, l’intera Comunità”. Aperta a “credenti” e a “non credenti” e passata da evento a carattere locale ad “appuntamento nazionale”(che oggi coinvolge centinaia di Chiese ed oltre un centinaio di Diocesi in Italia), l’iniziativa ha ottenuto anche il sostegno del “Dicastero per la Cultura e l’Educazione” del Vaticano” e del “Ministero della Cultura”. Orbene, giunta alla sua 11^ edizione, la “Lunga Notte delle Chiese” si celebrerà quest’anno venerdì 5 giugno e a parteciparvi, per la prima volta a Torino, sarà anche la Chiesa “più grande” della Città, ovvero la “Chiesa di San Filippo Neri”, in via Maria Vittoria, al civico 5. Sarà un “evento ecumenico”, sottolineano gli organizzatori, incentrato quest’anno sul tema #HOME – Francesco va’ e ripara la mia casa”, tema scelto in stretta connessione con le celebrazioni per gli 800 anni dalla morte di San Francesco d’Assisi e che richiama direttamente l’esperienza del “Poverello d’Assisi”, con il celebre invito da lui ricevuto nel 1205, davanti al crocifisso (icona bizantina) della chiesetta di “San Damiano”, oggi custodito nel “Protomonastero di Santa Chiara”. Invito ruotante intorno a una parola semplice e inequivocabile: “HOME”. E invito che segna l’inizio della conversione di San Francesco, il quale ben presto comprende che quella “casa” non è una “semplice casa”, ma un luogo molto più grande: è la Chiesa, l’umanità, il mondo intero. Un appello che oggi assume un enorme valore sociale e culturale: “prendersi cura della comunità, contrastare la solitudine, ricostruire legami e senso di appartenenza”. Ma si presta anche a essere interpretato “come stimolo alla conservazione, alla tutela e al rinnovo del patrimonio artistico ecclesiastico”.

Di qui il titolo scelto dalla Chiesa torinese di “San Filippo Neri” per l’iniziativa: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose” (“Nuovo Testamento”, versetto 5 del Capitolo 21° dell’“Apocalisse”). E, proprio sotto questo profilo, la “Lunga Notte delle Chiese” viene dunque a significare per un prezioso luogo di culto, splendido simbolo del “Barocco” torinese qual è “San Filippo” (costruita a partire dal 1675, ma progettata da Filippo Juvarra intorno agli Anni Trenta del Settecento, su un precedente progetto di Guarino Guarini) , non solo aprire le porte alla Comunità, ma anche “trasformare la partecipazione pubblica – spiegano gli organizzatori – in uno strumento di tutela e recupero di beni artistici di rara bellezza”.

Con i settanta metri della sua navata “San Filippo” (oggi, come detto, il più vasto edificio di culto di Torino) è stato, infatti, oggetto negli ultimi anni di importanti interventi di restauro, che vieppiù hanno sottolineato la preziosità di un patrimonio artistico di enorme valore: oltre al recupero nelle volte delle “luminose cromie originali” di Juvarra, i restauri hanno interessato anche il celebre “Paliotto” (rivestimento artistico mobile dell’altare) di Pietro Piffetti, massimo esponente dell’ebanisteria settecentesca, e la grande pala “San Filippo Neri che raccomanda la città di Torino al Bambin Gesù” di Francesco Solimena.

La “Lunga Notte delle Chiese 2026” potrebbe diventare, pur anche, la “prima iniziativa pubblica di sensibilizzazione” per il restauro dello storico “Presepe” di “San Filippo”; trenta figure di grandi dimensioni, attribuite per tradizione alla Scuola del celebre scultore barocco genovese Anton Maria Maragliano, risalenti almeno in parte a fine Settecento. Molte delle figure realizzate in “cartapesta policroma” e “tessuti antichi” necessitano oggi di interventi conservativi per garantirne la futura salvaguardia. Durante l’evento saranno esposti al pubblico alcuni dei più significativi di questi beni: “Apparato effimero del Corpus Domini”, “Tappeto del Duca d’Aosta”, “Paliotto” del Piffetti, “Vesti liturgiche” del “Corpus Domini” (fine XVIII sec.), “Antepedium/Paliotto” del “Corpus Domini” (fine XVIII sec.).

L’ingresso alla Chiesa (venerdì 5, dalle 20 alle 24, e sabato 6 giugno, dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 19) è libero a tutti e la partecipazione ai numerosi eventi, alcuni ancora in via di definizione, è gratuita con prenotazione obbligatoria per le “visite guidate” sulla piattaforma “EventBrite”.

Per ulteriori info: “Chiesa di San Filippo Neri”, via Maria Vittoria 5, Torino; tel. 011/5063044 o www.sanfilippotorino.it

Gianni Milani

Nelle foto: “San Filippo Neri – Altare Maggiore”; Locandina dell’evento; Parte dello storico “Presepe”

Il re di Superga

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L’indizio, ricostruito nella sua interezza assemblando come in un puzzle in sei frammenti , era abbastanza chiaro: “Fu nicola re di Su perga”. Strano, pensò Aurelio, mostrandosi perplesso. Il gerarca invece, parlando ad alta voce e tormentandosi il pizzetto che incorniciava il mento, esclamò: “Chi sarà mai questo Nicola? Probabilmente un nobile, imparentato con i Savoia, oppure di qualche altra casata che ha avuto in eredità o come riconoscimento per qualche servigio, il titolo di re di Superga

Aurelio Gaspertelli, di professione avvocato, si considerava un principe del foro ma chi ben lo conosceva non esitava a definirlo piuttosto un azzeccagarbugli. Frequentando un certo ambiente a Torino, facendo leva sulle doti oratorie che non gli difettavano, Aurelio era noto anche per un’altra passione: la ricerca storica locale. Leggeva antiche carte e polverosi volumi, impegnandosi in minuziose ricerche tese a  svelare i tanti misteri di Torino, la sua città.  Una storia, quella della capitale sabauda, che si estendeva per più di due millenni, dagli insediamenti dei Taurini all’epoca romana fino alla gloria e al potereai tempi in cui divenne capitale del ducato di Savoia. A dar manforte al Gaspertelli c’era Ottorino Grandini, un ex bidello della scuola elementare dell’Abbadia di Stura che, riconoscente all’avvocato per averlo tratto dagli impicci per una vecchia vicenda di liti con i vicini, si era offerto come assistente del legale. Uomo tuttofare , sempre disponibile, nonostante la modesta cultura , si adoperava in ogni modo per venire incontro alle molteplici esigenze del suo principale. E tutto questo per due pranzi caldi, il pagamento della pigione di una stanza da un’anziana vedova, in una casa di ringhiera in Barriera di Milano, e poche lire di compenso.  Cosa che ,in tempi come quelli, nella seconda metà degli anni trenta, non andava per nulla disprezzata.

Fu proprio Ottorino a portare la notizia che nel quartiere Sassi, in località Mongreno, erano stati rinvenuti i resti di una strana  lapide , a prima vista molto interessante. Aurelio , incuriosito,  volle subito conoscere i particolari. Ottorino lo informò che dai frammenti più grandi si poteva leggere con facilità un’iscrizione che rimandava certamente alla storia cittadina. Purtroppo della scoperta era stato avvisato anche Italo Nerofumi, uno spocchioso gerarca fascista che si piccava di saperne una più del diavolo in ogni materia. E, ovviamente, anche in campo storico. L’ispettore del Partito Nazionale Fascista, agghindato di nero come un corvo, era già piombato sul posto e appena vide sopraggiungere l’avvocato, gli sì parò davanti ostentando la più classica delle pose fasciste. Piantato a gambe larghe , le mani sui fianchi, gli occhi spiritati, le mascelle all’infuori e le labbra turgidamente protese, Italo Nerofumi, con voce stentorea e frasi secche come scudisciate, lo apostrofò:  Guarda, guarda..l’avvocato. Ma cosa ci fa qui lei? Non doveva essere al confino?”. Il gerarca, ghignando, si riferiva alle simpatie politiche del Gaspertelli, sospettato di essere amico dei comunisti dopo aver difeso, anni prima, alcuni lavoratori dall’accusa di violenze per aver difeso dalle camicie nere la sede de L’Ordine Nuovo, il giornale di Gramsci, in via Arcivescovado. “Se è venuto qui a ficcare il naso sappia che non c’è roba per lei. Qui c’è materia per una indagine storica che può riservare sorprese importanti e solo uno come me può scoprire l’arcano. Le è chiaro?”, sentenziò Nerofumi guardando torvo l’avvocato.

Comunque, proprio al fine di manifestare la sua superiorità, non impedì all’avvocato di assistere al suo, come amava dire, “operare scientifico”.  L’indizio, ricostruito nella sua interezza assemblando come in un puzzle in sei frammenti , era abbastanza chiaro: “Fu nicola re di Su perga”. Strano, pensò Aurelio, mostrandosi perplesso. Il gerarca invece, parlando ad alta voce e tormentandosi il pizzetto che incorniciava il mento, esclamò: “Chi sarà mai questo Nicola? Probabilmente un nobile, imparentato con i Savoia, oppure di qualche altra casata che ha avuto in eredità o come riconoscimento per qualche servigio, il titolo di re di Superga”.  Un bel mistero sul quale s’interrogò per due giorni e due notti, consultando molti documenti nei quali, però, non si trovava traccia di quella storia. Nessun titolo reale era affiancato alla celebre collina  dove era stata edificata l’omonima Basilica per soddisfare il voto che Vittorio Amedeo II fece davanti alla statua della Madonna delle Grazie in un momento difficile per il regno sabaudo. Nel 1706 Torino era assediata dalle truppe francesi. E quel Nicola, scritto con l’iniziale minuscola? Come mai il nome dell’uomo, certamente  d’alto lignaggio tanto da giustificarne il titolo reale, era riportato in modo così anonimo e quasi meschino, evitando la più consona e per certi versi obbligata iniziale maiuscola?

Mistero. Anzi, un mistero così fitto che nemmeno la commissione culturale della federazione fascista torinese riusciva, nonostante lo spremere delle meningi dei suoi componenti, a venirne a capo. All’avvocato Gaspertelli un dubbio, in verità, era venuto. Ma, per non passare dei guai, l’aveva tenuto per se, soffocando quella vocina che gli suggeriva di spifferare ai quattro venti l’ipotesi che si era fatto. Accompagnato da Ottorino si era recato ai Sassi, per un sopralluogo. Insieme, di buon passo, avevano percorso un bel tratto a fianco della storica tranvia a dentiera Sassi – Superga  che era unica in Italia nel suo genere. Si trattava della continuazione di una tradizione ultracentenaria iniziata il 26 aprile 1884 con la prima corsa effettuata dal trenino, mosso da un motore trainante una fune d’acciaio che scorreva parallelamente al binario su pulegge sistemate lungo  tutto il percorso. La linea da poco, era stata  trasformata in tranvia a dentiera con trazione a rotaia centrale. Un’opera imponente, lunga circa tre chilometri tra la stazione di Sassi, in piazza Modena, e quella di Superga , 425 metri più in alto. Quante volte c’erano andati fin lassù, ad ammirare lo splendido panorama su Torino e le Alpi, visitando la Basilica edificata dallo Juvarra e  le tombe reali dei Savoia. I lavori si erano protratti per un bel po’ e …l’illuminazione fu tale che ogni dubbio venne spazzato via. Poteva, lui, uomo di legge e di cultura, lasciar perdere un’occasione così ghiotta di sbertucciare quel fascistone ignorante del Nerofumi? A ben guardare non gli conveniva affatto; anzi, era piuttosto un azzardo che avrebbe portato guai certi e ben poche soddisfazioni. Ma fosse stata anche una piccola, seppur magra e momentanea rivalsa, si disse che sì, ne valeva la pena. Così, pensò a come procedere senza compromettersi troppo e rischiare di finire dritto al confino. La soluzione venne offerta dal fido Ottorino che aveva un nipote che lavorava come garzone al Caffè dei Portici, proprio davanti alla sede della Federazione Fascista.

Ogni giorno, e soprattutto in quei giorni, dal Caffè venivano forniti dei panini imbottiti al gruppo di “storici” impegnati a decifrare la  lapide misteriosa. Ad Albertino ( questo era il suo nome) l’avvocato raccontò cosa dovesse dire e il ragazzino, furbo e svelto, non perse tempo a mettere in atto il piano. Alla prima occasione in cui, dal Caffè, vennero inviati i generi di conforto alla sede fascista, si presentò con i panini davanti alla sala delle riunioni. Bussò e , consegnando le vivande, sbirciò il tavolo sul quale i reperti erano stati allineati. A quel puntò sbottò con un “Ma io l’ho già vista quella scritta!”. Tutti si voltarono a guardarlo, increduli. E il ragazzino aggiunse: “E’ quella della funicolare di Superga!L’hanno tirata giù quando hanno iniziato i lavori per la nuova tranvia”. Gli “storici” si guardarono l’un con l’altro e poi, rileggendo la composizione dei frammenti, il professor Daodatici esclamò: “ Buon Dio, ha ragione questo giovinetto. E’ l’insegna della “dentiera”. Altro che mistero, mio caro Nerofumi. Che non si sappia in giro la figura che abbiamo fatto..”. Il gerarca, scuro in volto come l’orbace, masticò amaro e sciolse in quattro e quattr’otto la “commissione” d’inchiesta, chiedendo ( e ottenendo) l’impegno al più assoluto riserbo. Albertino ci guadagnò una banconota da due lire, l’avvocato la soddisfazione di aver fatto fare una magra figura al Nerofumi, il gerarca – con la bile a mille – la promessa dell’assoluto silenzio su quella vicenda poco esaltante. Nel frattempo, i torinesi continuarono a salire a Superga con la tranvia. Senza curarsi di sapere chi fosse quel Nicola che aveva fatto scervellare le migliori(??) intelligenze della città.

 

Marco Travaglini

Sciopero generale, ecco i possibili disagi

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Per venerdì 29 maggio è stato indetto uno sciopero generale promosso dalla Confederazione Unitaria di Base insieme alle sigle Sgb, Adl Varese, Si Cobas e Usi Cit. La protesta interesserà sia il settore pubblico sia quello privato. Alla base della mobilitazione vi sono diverse richieste avanzate dai sindacati, che denunciano stipendi sempre più insufficienti, scarse condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro, il progressivo ridimensionamento del welfare e l’utilizzo di risorse pubbliche destinate al riarmo e al sostegno delle operazioni militari a Gaza.

L’astensione dal lavoro coinvolgerà il personale del Gruppo FS, di Trenitalia, Trenitalia Tper e Trenord, oltre ai dipendenti delle aziende di trasporto locale.

Secondo quanto comunicato dal Ministero dei Trasporti, nel comparto aereo lo sciopero iniziato alla mezzanotte del 29 maggio terminerà alle 23.59 della stessa giornata. Per il settore ferroviario, invece, l’agitazione scatterà alle 21 di giovedì 28 maggio e durerà fino alla stessa ora del giorno successivo. I collegamenti marittimi con le isole minori saranno sospesi per l’intera giornata di venerdì, mentre quelli verso le isole maggiori si fermeranno a partire da un’ora prima delle partenze previste il 29 maggio. Sulle autostrade, infine, lo stop inizierà alle 22 del 28 maggio e proseguirà per 24 ore.

Nel settore sanitario saranno comunque garantite le prestazioni urgenti e i servizi essenziali previsti dalla normativa vigente. Anche i Vigili del Fuoco aderiranno alla protesta con uno sciopero di quattro ore, dalle 9 alle 13, per il personale turnista.

Per quanto riguarda il trasporto ferroviario, Trenitalia ha comunicato che tra le 21 del 28 maggio e le 21 del 29 maggio potranno verificarsi cancellazioni o modifiche dei collegamenti a causa dello sciopero nazionale che coinvolge il personale del Gruppo FS, Trenitalia, Trenitalia Tper e Trenord. L’elenco dei treni garantiti per le tratte a media e lunga percorrenza è disponibile sui canali ufficiali dell’azienda.

Per il trasporto regionale di Trenitalia, Trenord e Trenitalia Tper saranno assicurati i servizi minimi nelle fasce orarie di garanzia previste nei giorni feriali, cioè dalle 6 alle 9 e dalle 18 alle 21. Anche Italo ha pubblicato la lista dei collegamenti confermati durante la giornata di sciopero.

Sono previsti possibili disagi anche per il trasporto pubblico locale e gli aeroporti.

Oggi al cinema. Le trame dei film nelle sale di Torino

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A cura di Elio Rabbione

 

A cena con il dittatore – Commedia. Regia di Manoel Gomez Perira, con  Mario Casas, Oscar Lasarte e Nora Hernandez. Madrid, 1939. La Guerra Civile è finita da appena due settimane e il Generale Franco vuole organizzare una cena celebrativa presso il lussuoso Hotel Palace, simbolo della vittoria del nuovo regime. Manca però il personale; i cuochi migliori infatti sono repubblicani e stanno per essere fucilati. Genaro così ne ottiene il temporaneo rilascio per poter garantire un banchetto impeccabile. Quando il cuoco Antòn si rifiuta di cucinare per il Generale, viene ucciso senza pietà dal falangista Alonso. Al suo posto viene chiamata Juana, un’esperta cuoca che fa parte della CNT (Confederaciòn Nacional del Trabajo). Durata 106 minuti. (Nazionale sala 4)

 

 

 

Amarga Navidad – Commedia drammatica. Regia di Pedro Almodòvar, con Barbara Lennie, Leonardo Sbaraglia, Aitana Sànchez Gijòn e Rossy De Palma. Due storie si alternano. La prima ha per protagonista Elsa, una ragazza di spot pubblicitari, nel 2004, durante il lungo ponte festivo del mese di dicembre. La seconda si svolge nel 2026 ed è incentrata su Raùl, uno sceneggiatore e regista che sta scrivendo un copione che presto scopriremo essere la storia di Elsa, del suo compagno Bonifacio e delle sue amiche Patricia e Natalia. Mescolata alla finzione, Elsa diventa in qualche modo l’alter ego di Raùl, che ricorre all’autofinzione come soluzione a lunga stagione di aridità creativa. Guardando dentro se stesso, Raùl non può fare a meno di rivolgere lo sguardo anche alle persone che compongono il suo universo più intimo: il suo compagno e la sua assistente. In concorso a Cannes. Scrive Alessandra Levantesi Kezich nelle colonne della Stampa: “Il film si configura come una esplorazione dell’ambiguità del rapporto (vampirizzazione o sublimazione?) fra vita e arte e nella spietata autoanalisi di una crisi di ispirazione che è anche crisi esistenziale: l’universo formale è quello di sempre, ma solo quando la cantante Amaia intona la struggente ranchera di Vargas “Las simples cosas” avvertiamo il battito del cuore di Pedro”. Scrive Paolo Mereghetti in quelle del Corsera: “Almodòvar si mette in gioco apertamente con una sincerità che sfiora l’autolesionismo. Raùl è lui, la sua difficoltà di fare i conti con il dolore, la depressione, l’età. Ogni tanto ci regala piccoli sprazzi di personalissima verità ma su tutto commuove l’ostinazione e la determinazione con cui solo il cinema sembra capace di aiutare a fare i conti con la realtà, per lui e per noi”. Durata 111 minuti. (Centrale V.O., Classico V.O., Eliseo Grande, Nazionale sala 1 anche V.O., Reposi sala 5, Uci Lingotto)

 

 

 

L’amore che rimane – Drammatico. Regia di Hlynur Palmason. Anna e Magnus si stanno separando: è un processo graduale, che la coppia porta avanti ttascorrendo ancora del tempo insieme ai tre figli, in escursioni o in cene a casa. Mentre l’unità familiare si sta sfaldando, Anna si concentra sul suo lavoro di artista, anche se i riconoscimenti tardano ad arrivare; il marito invece lavora su un peschereccio ed è quasi sempre in mare aperto. Quando i genitori non ci sono, i figli si dedicano a passatempi curiosi: in particolare i due gemelli, che tendono a creare giochi bizzarri e talora pericolosi per la loro incolumità. Durata 109 minuti. (Greenwich Village anche V.O.)

 

 

 

Backrooms – Fantascienza, horror. Regia di Kane Parsons, con Renate Reinsve e Chiwetel Ejiofor. Se non fai attenzione e superi la barriera della realtà, entrerai nelle backrooms. Se finisci lì dentro, resta vigile, perché i passi che echeggiano in quelle stanze potrebbero non essere solo i tuoi… Durata 90 minuti. (Massaua, Fratelli Marx, Ideal anche V.O., The Space Torino, Uci Lingotto anche V.O., The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

 

 

Le città di pianura – Commedia. Regia di Francesco Sossai, con Filippo Scotti, Sergio Romano, Pierpaolo Capovilla, Andrea Pennacchi e Roberto Citran. Due spiantati cinquantenni sono ossessionati di bere l’ultimo bicchiere. Una sera incontrano un ragazzo, Giulio, timido studente di architettura (Scotti, protagonista di “È stata la mano di Dio” di Sorrentino) e il modo di vedere il mondo e l’amore all’improvviso si trasforma pian piano mentre i tre girano tra i locali del Veneto. Un film e una storia che faticano nella prima mezz’ora a ingranare ma che poi fanno pensare e rallegrano, e di questi film ce ne fosse: mai banali, un occhio fermo ad un territorio (e chiamiamola terra!), un’amicizia e un’educazione sentimentale e di vita intera, un richiamo ai “Vitelloni” felliniani e alle loro notti vuote, un film di piccoli affettuosi ritratti che rimangono nella memoria. Un film che ha sbaragliato molti per aggiudicarsi otto David di Donatello, non certo ultimi miglior film, miglior regia e miglior attore protagonista. Da vedere e da rivedere. Durata 100 minuti. (Eliseo, Massimo sala Cabiria)

 

 

 

Il diavolo veste Prada 2 – Commedia. Regia di David Frankel, con Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci e con Kenneth Branagh. Dolce&Gabbana con Donatella Versace e Lady Gaga coinvolti nell’operazione. A quasi vent’anni dalle loro iconiche interpretazioni nei panni di Miranda, Andrea, Emily e Nigel, i quattro attori tornano nelle eleganti strade di New York City e nei lussuosi uffici di Runway nel tanto atteso sequel del fenomeno datato 2006 che ha segnato una generazione. Andrea torna nella prestigiosa rivista di moda dopo vent’anni, ritrovando una Miranda se possibile ancor più cinica e cattiva, che vede attorno a sé un mondo del tutto cambiato. La carta stampata ha forse fatto il suo tempo, è il web ad aver impugnato il bastone del comando, difficile continuare a essere tanto bravi da anticipare quel che piacerà alla gente. Emily ha catturato un fidanzato che non le fa che gli occhi dolci, lavora per Dior, ma non è certo di quelle donne che amano arrendersi. E se in tempo di crisi il trio si riformasse, non esclusa l’anima prorompente di Nigel? Durata 109 minuti. (Massaua, Eliseo, Greenwich Village V.O., Ideal, Lux sala 3, Reposi sala 2, Romano anche V.O., The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

 

 

 

Don’t let the sun – Drammatico. Regia di Jacqueline Zünd. In un mondo futuro il caldo non dà tregua e costringe l’umanità a vivere di notte e stare ritirata di giorno. In una grande città di mare, la giovane madre Cleo, preoccupata per la solitudine della figlia Nika, si affida a una agenzia per chiedere che la ragazzina abbia un padre. Viene così chiamato l’impiegato più bravo di tutti, Jonah, abituato a offrire produzione e conforto agli sconosciuti. Durata 100 minuti. (Centrale V.O.)

 

 

 

Hen – Storia di una gallina – Avventura, dramma. Regia di Pàlfi György. L’autore della indimenticata “Taxidermia” (Cannes, 2006) racconta la storia di una gallina, a partire dall’uovo che viene deposto. E adotta il punto di vista del volatile con un effetto spiazzante, inquietante e postumano. Perché la gallina – che è ostinata, resiliente, determinata a crescere i propri cuccioli e a conservare la propria libertà – oltre ad altri animali (una volpe, un topo, un verme, un falco, un cane, dei dinosauri in un documentario televisivo), incrocia inevitabilmente anche gli uomini, la loro violenza, le loro tragedie e ingiustizie, grandi e piccole: a volte come ignara testimone, a volte come elemento involontariamente scatenante. Durata 96 minuti. (Centrale, Eliseo)

 

 

 

Kill Bill: the Whole Bloody Affair – Crime, azione. Regia di Quentin Tarantino, con Uma Thurman, Dacvid Carradine, Lucy Liu, Michael Madsen e Daryl Hannah. La Sposa (Thurman) è un ex killer prezzolata, la migliore in circolazione. Dopo un agguato ordinato dal suo ex mentore ed amante Bill e perpetrato dalla squadra di assassini di cui faceva parte lei stessa, la Sposa rimane in coma per quattro lunghi anni e perde la bambina che aveva in grembo. Quando si risveglia all’improvviso, decide di vendicarsi di tutte le persone che le hanno rovinato la vita, lasciando per ultimo l’odiato e amato Bill. Durata 280 minuti. (Cine Teatro Baretti, Massaua, Due Giardini sala Nirvana, Fratelli Marx, Ideal, Lux, Massimo V.O., The Space Torino, Uci Lingotto anche V.O., The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Michael – Musicale, drammatico. Regia di Antoine Fuqua, con Jaafar Jackson. Il film racconta la vita di Michael Jackson oltre la musica, tracciando il suo viaggio dalla scoperta del suo straordinario talento come protagonista dei Jackson Five, all’artista visionario la cui ambizione creativa ha alimentato un’incessante ricerca per diventare il più grande intrattenitore del mondo. Evidenziando sia la sua vita fuori dal palco che alcune delle performance più iconiche degli inizi della sua carriera da solista, il film offre al pubblico un posto in prima fila per Michael Jackson come mai prima d’ora. È qui che inizia la sua storia. Durata 127 minuti. (Massaua, Due Giardini sala Ombrerosse, Greenwich Village V.O., Ideal, Lux sala 1, Reposi sala 1, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

 

 

 

 

Nel tepore del ballo – Drammatico. Regia di Pupi Avati, con Massimo Ghini, Isabella Ferrari, Giuliana De Sio, Lina Sastri, Sebastiano Somma e Raoul Bova. Gianni Riccio è ora un applauditissimo conduttore televisivo, ma la sua infanzia è stata segnata dalla perdita di entrambi i genitori, in due diverse circostanze. Si ritrova però a essere coinvolto in un crack finanziario, venendo prelevato e rinviato a processo: ma forse il nuovo incontro con un antico amore gli darà la forza di ricominciare. Durata 92 minuti. (Romano sala 1)

 

 

 

No Good Men – Commedia. Regia di e con Shahrbanoo Sadat. Naru è l’unica opewratrice televisiva afghana. I suoi colleghi e superiori sono tutti uomini, ma a lei non importa, sa di essere brava nel suo lavoro. Testarda, determinata, madre di un bambino piccolo con un marito fedigrafo da cui si è allontanata, subisce la discriminazione in una società che considera le donne come subalterne. Siamo a Kabul, poco prima del ritorno al potere dei talebani, Naru non si fa imporre nulla da nessuno ed è pronta a dire la sua in ogni momento, tanto che si scontrerà persino con il noto giornalista d’inchiesta di Kabul News per cui si troverà a fare da operatrice. Durata 103 minuti. (Romano)

 

 

 

Il silenzio degli altri Drammatico. Regia di Eva Libertad, con Miriam Garlo e Álvaro Cervantes. Angela, una donna sorda, aspetta un figlio dal suo partner Héctor, che ha al contrario un normale udito. L’arrivo della bambina sconvolge la loro relazione, costringendo Angela ad affrontare le sfide dal crescere sua figlia in un mondo che non è fatto per madri come lei. Durata 99 minuti. (Nazionale sala 2)

 

 

 

Star Wars – The Mandalorian and Grogu – Avventura. Regia di Jon Favreau, con Pedro Pascal e Sigourney Weaver. Il mandaloriano Din Djarin è al lavoro per la Nuova Repubblica e dà la caccia agli uomini dell’Impero rifugiatisi sull’orlo più esterno della Galassia. Al suo fianco c’è il piccolo Grogu, il bambino appartenente alla stessa specie dell’anziano Yoda e già capace di usare la forza ma non ancora di parlare. Al mandaloriano viene affidato un incarico insidioso: aiutare due gemelli Hutt a recuperare il figlio di Jabba, ostaggio di un pianeta dove i gladiatori si battono nelle arene. Se riuscirà nell’impresa, al mandaloriano saranno rivelati il nascondiglio e la vera identità di un pericoloso latitante dell’Impero, ma ci si può davvero fidare dei malavitosi Hutt? Durata 132 minuti. (Massaua, Ideal, Lux sala 2, Reposi sala 3, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

 

 

 

 

Le tigri di Mompracem – Thriller. Regia di Alberto Rodriguez, con Antonio de la Torre e Barbara Lennie. Antonio ed Estrella sono fratello e sorella, vivono insieme a La Huelva, nel sud della Spagna, e fanno i sommozzatori. Figli di un padre che li ha educati alla vita in mare, amano entrambi ciò che fanno, ma hanno destini professionali diversi. Soprannominato “La tigre”, lui è il membro più esperto di una squadra di sub che manutiene le enormi petrolifere attaccate in porto; lei, invece, vittima da bambina di un incidente in acqua che le ha compromesso l’udito, non può immergersi oltre una certa profondità e progetta di andare a lavorare in una riserva marina sull’Atlantico. Il disperato bisogno di denaro di Antonio spingerà fratello e sorella a tentare la fortuna in maniera illecita, a costo della vita. Durata 109 minuti. (Greenwich Village)

 

 

 

Tuner – L’accordatore – Drammatico. Regia di Daniel Roher, con Leo Woodall, Dustin Hoffman e Jean Reno. Niki, ex bambino prodigio di pianoforte, ha un udito assoluto capace di cogliere ogni più piccola vibrazione. Una ipersensibilità che gli impedisce di divenire pianista, e lo costringe a inventarsi un futuro come accordatore di pianoforti: la sua vita muterà del tutto quando qualcuno vorrà impiegare questa sua dote in un gioco pericoloso. Durata 109 minuti. Massaua, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

 

 

 

Yellows Letters – Drammatico. Regia di Ilker Çatak. Durata 127 minuti. A tre anni dall’apprezzato “La sala professori”, Çatak narra dell’accademico Aziz e dell’attrice Derya che perdono il loro lavoro per la messa in scena di uno spettacolo palesemente avverso al regime. Saranno costretti a trasferirsi a Istanbul, nel tentativo di dare un nuovo aspetto al loro stile di vita e nel confronto con il compromesso che inevitabilmente verrà a proporsi tra il loro impegno politico e la sopravvivenza di ogni giorno. Orso d’oro alla Berlinale. Durata 128 minuti. (Nazionale sala 4)