POLITICA- Pagina 61

Ruffino (Az): “Il governo strizza l’occhio ai No vax”

Il commento dell’on. Daniela Ruffino (Azione):
     Capisco l’intenzione di tenersi buoni Salvini, Vannacci e Bagnai o di non scontentare quella parte di Fratelli d’Italia vicina alle posizioni negazioniste sui vaccini, ma la presidente Meloni farà bene a chiarirsi le idee. A cominciare dal concetto assai bislacco di “pluralismo scientifico”. La scienza non è pluralista, non lo sono le evidenze scientifiche: se un farmaco è stato sperimentato e si conoscono i suoi effetti terapeutici e quelli collaterali, siamo di fronte a un’evidenza che non ammette opinioni diverse. Se la Tachipirina abbassa la febbre, e qualcuno lo nega non siamo nel campo delle opinioni ma in quello degli imbecilli.
     Il ministro Schillaci ha azzerato il comitato Nitag dopo le pressioni del mondo scientifico non perché “dominante” ma perché composto da uomini di scienza che parlano di argomenti che conoscono un po’ meglio del ministro Lollobrigida. A settembre dovrà essere nominato il nuovo Nitag e si potrà capire se Schillaci è un ministro competente o se dovrà piegarsi alle esigenze politiche del governo.

Giachino: “Torino non ha svoltato con Lo Russo, ecco perché bisogna cambiare”

Al ritorno delle ferie in Toscana, il Sindaco Lo Russo, invece di andare a mangiare la pizza con il Gruppo di Barriera di Milano, ha scelto la più comoda piazza d’armi per ballare il liscio e per parlare con La Stampa. Sì perché per sapere le strategie del Sindaco non si deve andare come si è fatto per cinque secoli in Consiglio Comunale dove il Sindaco va una volta su cinque ma possiamo leggerlo tranquillamente da casa sul giornale. Ovviamente senza contraddittorio.
Malgrado siamo a  quattro anni da quando i torinesi, quelli che sono andati a votare, l’hanno eletto,  il Sindaco non ha fatto nessun Bilancio del lavoro svolto ma ci ha comunicato che sta cercando tra gli scontenti del Centro destra e della  sinistra estrema i voti per rivincere alle prossime elezioni che si terranno nel 2027.
La domanda che ogni amministratore pubblico si dovrebbe fare quando ha l’incarico di amministrare la cosa pubblica e’: “oggi Torino e i torinesi sta meglio  o peggio di quattro anni fa quando mi hanno votato? “
Torino oggi sta peggio di come stava il 17 Ottobre 2021 quando gli elettori di sinistra grazie ai tanti torinesi che non andarono a votare, elessero Sindaco Lo Russo.
Le periferie sono ancora più abbandonate, e’ aumentato il lavoro povero, Torino e’ la capitale della cassa integrazione altre aziende grandi e piccole sono scappate o sono state vendute all’estero. Come dichiarano fonti finanziare e il cardinale Repole, i grandi capitali torinesi non vengono investiti nella economia cittadina o regionale. I tempi dei lavori pubblici si sono molto dilatati, piazza Baldissera se va bene avrà una soluzione l’anno prossimo, il sottopasso di corso Giambone funziona a metà da tre anni.Il degrado impera in tante parti della Città dal centro alla periferia.
L’aeroporto torinese ha la metà del traffico rispetto a Bologna. Secondo il CRESME tra le 44 Aree metropolitane europee con oltre 1,5 milioni di abitanti Torino e’ solo 41a, Napoli 43a mentre Lione e’ undicesima. La tangenziale est è ancora un problema irrisolto.
Negli anni della ricostruzione ci fu una grande crescita economica che beneficiò tutti con lavoro, servizi, i lavoratori con i propri stipendi potevano acquistare l’auto , negli ultimi vent’anni di bassa crescita economica sono cresciute le diseguaglianze e la maggioranza della popolazione non è in grado di acquistare un’auto nuova.
La TAV ritarda e i benefici che porterà li sentiremo solo tra 9 anni ma il Sindaco vuole far pace con Askatasuna che lo sappiamo e’ punta di diamante  dei NOTAV.
Non so se La Stampa ascolterà anche chi si oppone alla Amministrazione e in particolare a chi ha saputo guidare ma Società civile torinese nella grande Piazza SITAV del  10.11.2018.
Intanto noi andiamo avanti a raccogliere firme per i Quartieri svantaggiati e dimenticati come Barriera di Milano.
Mino GIACHINO 
SITAV SILAVORO
La petizione:

De Gasperi, un modello ancora oggi per rilanciare economia e lavoro

Caro direttore,

sono venuto alla Messa in ricordo di Alcide DE GASPERI a perché ha molto da dire , insegnare e ispirare a chi si impegna oggi per il bene comune o interesse nazionale. I Governi guidati da lui e che gli sono succeduti hanno dato al nostro Paese il periodo di maggiore crescita economica e di sviluppo sociale. Perché negli anni del Boom economico oltre al lavoro gli italiani si avviarono al benessere nelle case con gli elettrodomestici nella società con l’aumento dei servizi .
In quel periodo il ceto medio e i ceti popolari ebbero un grande miglioramento delle condizioni sociali. Paradossalmente nel boom economico diminuirono le diseguaglianze che invece sono cresciute tantissimo negli ultimi venti anni di bassa crescita economica. Importante la omelia del Cardinale Reina vicario del Papa che ha sottolineato la importanza di riferirsi come Degasperi alla dottrina sociale della Chiesa e alla giustizia sociale .
Sono convinto che I cattolici hanno molto da dare al governo del Paese mentre nel PD i cattolici non han voce come ha detto lo stesso Pierluigi Castagnetti e vi prevalgono i diritti civili . Certo che i tanti che si dichiarano eredi della esperienza degasperiana non possono dimenticare che quella storia ebbe successo perché le diverse sensibilità stavano insieme. Mentre La divisione porta alla irrilevanza e al  prevalere dell’egoismo laicista.

Mino GIACHINO già sottosegretario ai Trasporti

Azione in visita al Carcere Lorusso Cutugno di Torino

Prandi: “Necessarie riforme strutturali, continueremo a vigilare la precaria situazione visitando anche le altre carceri del Piemonte.”
Insieme a Giacomo Prandi presente una delegazione di Radicali Italiani e la Segretaria Provinciale di Azione Torino Cristina Peddis
Come Azione siamo stati in visita insieme a Radicali Italiani al Carcere Lorusso Cutugno di Torino, – dichiara Giacomo Prandi, Vice Segretario Regionale di Azione – dove solo pochi giorni fa, un detenuto si è tolto la vita all’interno della struttura torinese, segnando il 55° suicidio nelle carceri italiane nel 2025. Questa tragedia evidenzia le gravi carenze del sistema penitenziario, tra cui sovraffollamento, carenza di personale qualificato e condizioni igienico-sanitarie precarie.
Azione ribadisce l’urgenza di riforme strutturali per garantire dignità e diritti fondamentali ai detenuti, – continua Prandi – come sancito dalla Costituzione. È essenziale investire in misure alternative alla detenzione, supporto psicologico e programmi di reinserimento sociale. Lo Stato deve dimostrare la sua civiltà anche attraverso il trattamento dei più vulnerabili. Non possiamo più ignorare queste emergenze, continueremo a vigilare la precaria situazione delle carceri, visitando anche le altre carceri del Piemonte.
Presidiare questi luoghi è fondamentale per vigilare sulle condizioni di vivibilità in cui queste strutture versano – aggiunge Cristina Peddis, Segretaria Provinciale di Azione Torino – perché uno stato libero e democratico si dimostra tale anche per le condizioni delle Sue carceri e di come tratta i detenuti. Oggi abbiamo visto con i nostri occhi le celle e gli spazi comuni che questa struttura offre, e purtroppo denunciamo con forza l’assenza strutturale di personale adeguatamente formato, in particolare psicologi e operatori sociali; il sovraffollamento cronico, che annienta ogni possibilità di percorsi individualizzati e umanizzanti; la carenza di misure alternative alla detenzione, soprattutto per le persone più fragili e la carenza assoluta di misure volte a reintrodurre il detenuto nel mondo del lavoro una volta terminata la pena. La questione delle carceri è troppo spesso dimenticata dai più. Azione si batterà sempre per garantire agli ultimi le condizioni minime di dignità umana garantite dalla Costituzione.
Torino, 19 agosto 2025

Giachino: “De Gasperi, il modello per rilanciare il Paese”

Per rilanciare l’economia italiana, ridurre il grande debito pubblico e migliorare Sanità, la Scuola e i nostri trasporti, a quale modello di Governo del dopoguerra ci possiamo ispirare?

La politica, che rappresenta l’interesse nazionale di un Paese fa scelte di collocazione internazionale in Parlamento e esprime governi che rilancino la economia che migliorino la Scuola, la Sanità e la Mobilità e offrano un futuro alle proprie generazioni. A  80 anni dalla fine della Seconda guerra mondiale e dal recupero della libertà e della democrazia, l’Italia che da 25 anni ha una crescita economica molto bassa e che ha un Debito che ha superato i tremila miliardi , un debito che ci costa mediamente 80 miliardi di interesse ogni anno. Soldi che vengono levati alla Scuola, alla Sanità, alla qualità delle strade etc.
Agosto per la politica ha sempre rappresentato il momento delle analisi fatte al fresco della montagna o sotto l’ombrellone. Ma il  19 di agosto anniversario della morte di De Gasperi ci offre la opportunità di ricordarlo omaggiandolo per i suoi grandi meriti e ci fa fare un esame di coscienza su cosa abbiamo fatto noi negli ultimi vent’anni .
Alcide De Gasperi,  il padre della Ricostruzione del nostro Paese, considerato il più grande politico e Uomo di governo del dopoguerra, l’unico che può essere avvicinato a Cavour, il Padre della Unità d’Italia, ebbe il coraggio di rompere il governo di unità nazionale per schierarsi con l’Occidente libero, democratico e pluralista. Fu grande perché Capì la importanza della NATO per la difesa del Paese cui  aderimmo nel 1949 dopo un violentissimo scontro parlamentare con Togliatti. Emanuele MACALUSO scriverà sul riformista nel 2003 che il PCI capì la importanza della NATO solo 27 anni dopo quando Berlinguer a Pansa rispose che si sentiva più tranquillo sotto la NATO rispetto al Parto di Varsavia. De Gasperi  ebbe il grande merito, insieme a Adenauer e a Schumann, di dar vita all’Europa perché nella vita dei Paesi democratici contano i programmi dei partiti ma contano  soprattutto le decisioni dei governi perche queste cambiano le cose.  Ma De Gasperi  seppe attorniarsi di grandi Ministri che, ognuno nel proprio settore, fecero grandi cose. Nelle nostre Città e nei nostri paesi vediamo le Case Fanfani frutto di un grande Piano Casa opera appunto di un grande uomo di Governo, cui solo l’invidia dei suoi colleghi parlamentari impedì di diventare Presidente della Repubblica , Antonio Segni fece la Riforma agraria e quindici anni dopo diventò Capo dello Stato. Grandi Ministri dei Lavori pubblici impiegarono al meglio e in modo molto più efficiente di oggi i soldi del Piano Marshall e diedero inizio alla costruzione delle autostrade . Vanoni fu un grande Ministro delle Finanze , molto umano. In Parlamento avevamo altri grandi personaggi come Moro, Taviani, Nenni, Saragat, etc. Ai Governi di De Gasperi  e ai governi centristi a lui succeduti dobbiamo il Boom economico , il  periodo di maggiore crescita della economia italiana . Si ricostruì la rete ferroviaria bombardata, si riaprirono e rilanciarono le fabbriche. Nacque una delle più importanti industrie dell’auto del mondo. Ricordo che l’industria dell’auto con le migliaia di aziende dell’indotto e’ la più grande filiera industriale del mondo e gli altri Paesi europei l’hanno difesa con le unghie e i denti fino  che non è arrivata una sciagurata decisione europea che l’ha messa in crisi. Nelle Università di mezzo mondo si studia  il Boom economico italiano (1946-1970 )per capire le scelte di quei governanti.
In quel periodo la crescita economica beneficiò tutti , a partire da chi entrava nelle fabbriche e poteva acquistare prima l’auto poi gli elettrodomestici , l’appartamento e contemporaneamente faceva studiare i propri figli.  Quel grande periodo di crescita economica  cioè diminuì le diseguaglianze mentre la bassa crescita economica di questi ultimi 25 anni ha aumentato le diseguaglianze oltre ad impoverire il ceto medio . Nell’autunno del  1969 in tre mesi un grande Ministro del Lavoro, Carlo Donat-Cattin, mise fine all’epoca dei bassi salari e nel 1970 diede ai lavoratori lo Statuto dei Lavoratori , una legge che ,seppure con qualche eccesso, migliorò proprio la condizione dei lavoratori. Oggi assistiamo invece a uno sfruttamento incredibile in alcuni settori dei servizi e si pone con maggiore forza la domanda di un salario minimo. Vedete la  domanda che un buon uomo di governo dovrebbe porsi alla fine del suo servizio e’: le aziende del settore nel quale  sono stato delegato dal Presidente del Consiglio alla fine del mio mandato stanno meglio ci prima o no? Per quanto riguarda il trasporto merci se interpellate il più grande trasportatore italiano, Eleuterio Arcese , vi dirà che a Novembre del 2011 il mondo del trasporto merci stava meglio che nel maggio del 2008 quando venni nominato Sottosegretario ai trasporti.
I Governi di De Gasperi e della DC sono stati il modello cui si sono ispirati molti dei suoi successori a partire da Silvio Berlusconi, ma se siamo obiettivi con noi stessi e dobbiamo dire Degasperi e i suoi governi hanno rappresentato il vertice della esperienza dei Governi italiani del 900. Per quanto mi riguarda ho imparato molto nei sei anni di collaborazione con Donat-Cattin e negli anni della collaborazione con Gianni Letta.
Se vogliamo bene ai nostri figli, ai nostri nipoti e al nostro Paese però a Settembre lavoriamo per migliorare decisamente l’attività di Governo rilanciando in qualche modo la grande esperienza democristiana.

Mino GIACHINO
SITAV SILAVORO

Radicali italiani in visita al carcere di Torino

Domani, 18 agosto 2025, in occasione della mobilitazione straordinaria promossa da Radicali Italiani, una delegazione guidata dal Segretario nazionale del partito, Filippo Blengino, e da esponenti di Azione (tra cui l’on. Daniela Ruffino), Più Europa e Associazione Aglietta, visiterà la Casa circondariale “Lorusso e Cotugno”. La visita avrà inizio alle ore 14.00.

Le classi dirigenti. Di ieri e di oggi

LO SCENARIO POLITICO  di Giorgio Merlo

Ogniqualvolta si traccia un confronto tra le classi dirigenti del passato – cioè quando esistevano la
politica, i partiti, le culture politiche e i programmi di governo studiati ed elaborati – e quella
decollata dopo l’irruzione del populismo grillino e l’avvento dei partiti personali, crescono la
rassegnazione e lo sconforto. Una rassegnazione dovuta ad un fatto specifico che supera tutte le
altre valutazioni. Ovvero, e senza alcuna regressione nostalgica, ieri c’era una classe dirigente
radicata, espressiva, rappresentativa e, soprattutto, aveva una personalità politica. Cioè, tanto sul
versante nazionale quanto su quello locale, si trattava di una classe dirigente riconosciuta e
riconoscibile. Sia a livello politico e sia sul versante culturale. Oggi, e dopo il contagio trasversale
del virus populista, demagogico e anti politico, le classi dirigenti – se così le vogliamo definire – si
sono ridotte a portavoce degli istinti più triviali della pubblica opinione o a messaggeri della
propaganda più sfacciata e qualunquista. Certo, esistono delle eccezioni che confermano però, e
come sempre, la regola. Basti pensare alla personalità riconosciuta a livello internazionale di
Giorgia Meloni nel campo della maggioranza di governo o ad alcuni esponenti del Pd che, guarda
caso, si sono formati politicamente durante gli anni della prima repubblica. Uno su tutti, Dario
Franceschini. Dopodiché, e soprattutto nei partiti populisti e personali, si conta una serie
interminabile di pseudo dirigenti che si caratterizzano o per la fedeltà acritica nei confronti del
capo di turno o per la radicale inconsistenza politica, culturale e progettuale. Recuperando
un’antica battuta di Carlo Donat-Cattin, si tratta di persone che “sono capaci, capacissimi, capaci
di tutto”. E la domanda di fondo, al netto delle profondi differenze storiche, politiche, culturali e
sociali, è sempre una. Ovvero, ma la cosiddetta classe digerente che oggi alberga tranquillamente
nei partiti e nelle istituzioni, che ruolo politico avrebbe ricoperto nella prima repubblica? Cosa
avrebbero fatto nei partiti del tempo? Per fare un esempio concreto, l’attuale classe dirigente
nazionale dei populisti dei 5 stelle avrebbero occupato lo scranno di segretari comunali o
provinciali della Democrazia Cristiana, o del Partito Comunista italiano o del Partito Socialista
italiano? Oppure, come è molto probabile, sarebbero stati semplici iscritti e militanti di base che
avrebbero allestito le Feste dell’Amicizia e dell’Unità o dell’Avanti e poco più? La domanda sorge
spontanea perchè è tale la differenza di qualità, di autorevolezza e di peso della classe dirigente
dei partiti della prima repubblica rispetto a quella contemporanea che non si può non tracciare un
confronto e un paragone. Certo, il passato, e quel passato, è definitivamente ed irreversibilmente
archiviato. Ma è altrettanto indubbio che la qualità e l’autorevolezza delle classi dirigenti non
hanno scadenza temporale. E quando si è alle prese con un ceto dirigente che, appunto, qualche
lustro fa avrebbe allestito i gazebo e le feste di partito – con tutto il rispetto dovuto per quei
militanti e per quei volontari – e oggi è al governo del paese o aspira a diventarlo, è abbastanza
evidente trarre la conclusione che la politica si è drasticamente impoverita, che non riscuote più
consenso e che, soprattutto, non riesce più a dettare l’agenda di ciò che serve ad un paese
complesso ed articolato come il ostro. Per questi motivi, e lo ripetiamo ancora una volta, la qualità
della classe dirigente è quasi la precondizione affinché la politica ritorni ad essere protagonista. A
livello nazionale come a livello locale.

Ordini e digiuni

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni
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Il presidente dell’ordine dei medici di Torino  ha deciso di digiunare per Gaza, denunciando l’olocausto dei palestinesi. Stento a considerare adeguata  la conoscenza storica del Presidente che ha stabilito che cosa è un olocausto. Forse segue Moni  Ovadia. Ma il presidente non si è limitato a digiunare lui, ma ha invitato i colleghi a seguire il suo esempio e a mettere sui social la loro foto. Sarebbe interessante sapere quanti medici torinesi hanno digiunato. Un mio amico, scherzando, mi ha detto: sono a dieta, il digiuno mi farebbe bene ,ma  trasgredirò la dieta perché ritengo che gli ordini professionali debbano essere apolitici e debbano limitarsi ai fini istituzionali per cui esistono. I medici non sono metalmeccanici e come presidente  di norma non vogliono Landini.  Perché ad esempio, non hanno sospeso cautelativamente un medico e ginecologo rinviato a giudizio per atti non proprio in linea con l’etica professionale? Perché il Presidente non ha digiunato per la strage di ebrei del 7 ottobre di due anni fa?