La filiera dei formaggi a latte crudo, eccellenza del Piemonte e simbolo della nostra cultura alimentare, rischia oggi seriamente l’estinzione.
In un contesto già fragile e complesso per le produzioni tradizionali e di qualità, l’allarme è stato lanciato con forza da allevatori, casari, amministratori locali e rappresentanti delle comunità montane e rurali, preoccupati per gli effetti che le nuove disposizioni ministeriali potrebbero avere sulla sopravvivenza stessa di un comparto che rappresenta una parte fondamentale dell’economia agroalimentare piemontese e italiana.
Il Piemonte vanta una lunga tradizione casearia, fondata su pratiche secolari che uniscono qualità produttiva, cultura, identità e presidio del territorio. Queste produzioni rischiano oggi di scomparire sotto il peso di normative che, pur perseguendo l’obiettivo legittimo della sicurezza alimentare, finiscono, nei fatti, per rendere pressoché impossibile la prosecuzione della produzione a latte crudo.
Le nuove linee guida del Ministero della Salute prevedono misure di controllo estremamente rigide e difficilmente applicabili, soprattutto per i piccoli produttori: controlli frequenti in allevamento, analisi microbiologiche costose e complesse, responsabilità scaricate integralmente sugli operatori, senza tenere conto delle specificità di un comparto che, proprio grazie alla lavorazione artigianale e non standardizzata, garantisce biodiversità e qualità riconosciute in tutto il mondo.
Come più volte evidenziato dagli operatori del settore, l’impatto di queste norme rischia di tradursi in un vero e proprio blocco della produzione a latte crudo, con effetti devastanti su intere filiere, in particolare montane e rurali, che oggi rappresentano un presidio sociale ed economico insostituibile. In gioco non c’è soltanto la sopravvivenza di alcune aziende, ma il futuro di interi territori, delle comunità alpine e rurali, del lavoro di tanti giovani allevatori che hanno scelto di restare e investire nelle aree interne.
La filiera del latte crudo non è soltanto un settore economico: rappresenta un cuore pulsante del Made in Piemonte, un elemento distintivo che unisce qualità, storia, rispetto dell’ambiente e presidio del territorio. Difendere queste produzioni significa tutelare un patrimonio collettivo che garantisce identità alle nostre montagne e alle nostre campagne, economia circolare alle nostre comunità e un futuro sostenibile a tanti giovani agricoltori che hanno scelto di restare.
Non si tratta di sottovalutare i rischi sanitari, ma di trovare un equilibrio ragionevole tra sicurezza alimentare e tutela delle tradizioni alimentari, che costituiscono un patrimonio riconosciuto dall’Europa e dal mondo. Serve un approccio realistico e proporzionato, che tuteli i consumatori ma non costringa i produttori a chiudere bottega. La tutela della salute pubblica e quella delle economie montane e rurali devono camminare insieme.
A fronte di questa situazione, il Gruppo del Partito Democratico in Regione Piemonte ha predisposto un Ordine del giorno che impegna la Giunta a intervenire con decisione per tutelare la filiera dei formaggi a latte crudo. Confidiamo che su questo tema si possa trovare una larga convergenza anche tra i diversi settori della maggioranza, perché la sensibilità su questi temi è fortissima tra le aziende e gli operatori della filiera, che chiedono risposte concrete e immediate.
Il rischio estinzione per i formaggi a latte crudo è anche il rischio di una desertificazione produttiva, culturale e sociale delle nostre montagne e campagne.
Non possiamo permettercelo.
Mauro Calderoni
Domenico Ravetti
Fabio Isnardi
Consiglieri regionali del PD Piemonte
Oggi al Museo del Risorgimento Repubblica ha organizzato un Convegno molto interessante su Torino nel 2050 e sulla importanza della Manifattura. Eureka dopo anni in cui la Fiat veniva accompagnata dolcemente al calo del lavoro e della occupazione ,senza uno sciopero ,secondo gli auspici di chi voleva chiudere la esperienza della One Company town senza accorgersi che il calo dell’industria torinese non veniva assolutamente rimpiazzato dal turismo . Lo si poteva già capire , come fece il sottoscritto, quando l’Istat ci diede i dati del 2006 l’anno delle Olimpiadi . Dopo che molti cervelli della gauche teorizzavano gli Eventi come la prospettiva per la Città due volte Capitale , senza andare a vedere quale è il valore aggiunto che danno alla economia l’industria, le costruzioni e il turismo come avrebbe fatto qualsiasi manager. E qui si dimostra che è sempre più difficile governare o amministrare senza avere una grande esperienza e una forte competenza. Incuranti dei dati forniti prima dal solito GIACHINO poi da Banca d’Italia che hanno dimostrato il distacco economico preso da Bologna che invece da trent’anni ha scelto di puntare sull’industria e proprio sulla industria dell’auto . Anche il dato fornito da Banca d’Italia il 18 giugno scorso dal quale emerge che Torino e il Piemonte non sono ancora riuscite a recuperare il livello raggiunto nel 2007 è’ stato coperto dalla stampa cittadina.