ALESSI (Vice Presidente CRPO Piemonte): FIRMATO IL PROTOCOLLO D’INTESA TRA LA COMMISSIONE REGIONALE PARI OPPORTUNITA’ E SPECIAL OLYMPICS ITALIA TEAM PIEMONTE
La Commissione Regionale per la realizzazione delle pari opportunità fra uomo e donna del Piemonte (CRPO) e Special Olympics Italia E.T.S. Team Piemonte (SOI E.T.S.) hanno siglato un protocollo d’intesa volto a promuovere l’inclusione sociale e la partecipazione attiva delle persone con disabilità intellettiva attraverso lo sport.
L’accordo nasce dal riconoscimento comune del valore dello sport come strumento di integrazione, sviluppo e benessere. La collaborazione tra CRPO e SOI E.T.S. mira a favorire l’accessibilità alle attività sportive, sensibilizzare istituzioni e cittadini sull’importanza dell’inclusione, e creare opportunità di formazione per tecnici, educatori e operatori sportivi.
Tra le principali iniziative previste dal protocollo:
• Organizzazione di eventi sportivi dedicati alle persone con disabilità intellettiva, tra cui tornei, gare e attività ludico-sportive. La CRPO contribuirà con attività di sensibilizzazione e supporto organizzativo.
• Progetti di inclusione sociale che utilizzano lo sport come veicolo di integrazione, comprendendo programmi di avviamento allo sport e attività di sensibilizzazione della comunità.
• Formazione e diffusione di buone pratiche, per garantire la corretta a gestione delle attività sportive e promuovere iniziative innovative nel campo dell’inclusione.
“La firma di questo protocollo rappresenta un passo importante per rafforzare la cultura dell’inclusione e della parità di opportunità in Piemonte, si propone un’azione sinergica che
pone al centro la persona nella sua dignità, con la sua ricchezza di aspetti. Insieme vogliamo vivere lo sport come esperienza condivisa” ha dichiarato Maria Rosa Porta Presidente della CRPO. “Lo sport diventa così uno strumento concreto per valorizzare le abilità e il benessere di tutte le persone, senza esclusioni.”
“Da quando ho conosciuto gli Special Olympics Italia E.T.S. Team Piemonte ho subito pensato di invitarli presso la CRPO perché sono un vero esempio di inclusione senza alcuna discriminazione e di fare qualcosa di concreto insieme. Sono molto contenta di avere contribuito al Protocollo” ha affermato la Vice Presidente della CRPO Patrizia Alessi.
Per SOI E.T.S., Carlo Cremonte ha aggiunto: “Come Direttore Regionale di Special Olympics Italia Team Piemonte considero questo protocollo un passaggio significativo nel percorso di crescita della nostra rete sul territorio piemontese. Il nostro impegno quotidiano è quello di garantire alle persone con disabilità intellettiva opportunità concrete di partecipazione, autonomia e inclusione attraverso lo sport. La collaborazione con la Commissione Regionale per la realizzazione delle Pari Opportunità fra uomo e donna del Piemonte rafforza la capacità di costruire sinergie istituzionali e territoriali capaci di generare valore sociale, culturale ed educativo. Vogliamo continuare a sviluppare progetti che mettano al centro gli atleti, le loro famiglie e le comunità locali, promuovendo una cultura che riconosca nello sport uno strumento di diritti, dignità e piena cittadinanza.”
“La firma di questo protocollo segna un importante passo nella direzione delle pari opportunità per tutti, anche nello sport, che per le Politiche sociali del Piemonte è e sarà sempre un campo fondamentale di inclusione. Un plauso quindi alla Commissione regionale che ha dimostrato attenzione e spirito di iniziativa” dichiara il Vicepresidente della Regione
Piemonte Maurizio Marrone.
Il protocollo ha durata di tre anni, con possibilità di rinnovo, e costituisce un accordo di intenti che non comporta oneri finanziari diretti per le parti, ma che definisce le modalità di una collaborazione concreta per l’inclusione sociale attraverso lo sport.

il Centro, o meglio “la politica di centro” per dirla con i grandi leader e statisti della Dc, nel nostro paese e per molti decenni è coinciso principalmente, se non quasi esclusivamente, con la presenza e l’impegno politico dei cattolici. E quando parlo dei cattolici non mi riferisco, come ovvio e persin scontato, ad un fatto confessionale o peggio ancora di natura clericale. Ma semmai, e al contrario, alla cultura, al pensiero, alla storia e alla tradizione del cattolicesimo democratico, popolare e sociale italiano. Certo, è questa una considerazione che nel nostro paese ha caratterizzato 50 anni di vita democratica con l’esperienza concreta, politica e di governo, della Democrazia Cristiana. Ma anche dopo il tramonto della Dc quella cultura ha contribuito, seppur in forme e modalità diverse, a giocare un ruolo importante anche se non più decisivo nella costruzione di un centro riformista e di governo e nella definizione di una vera e credibile “politica di centro”. E non è caso, del resto, se il progressivo indebolimento di un centro riformista e di governo è andato di pari passo con l’affievolirsi, e quasi sino alla scomparsa, della presenza attiva, e laica, dei cattolici nella cittadella politica italiana. Ora, è altrettanto vero che il centro nel nostro paese non si esaurisce affatto con la presenza pubblica dei cattolici. È un dato di fatto che per lunghi 50 anni la Dc ha potuto governare questo paese grazie all’appoggio e al ruolo determinante di altre culture politiche di ispirazione centrista e riformista: da quella repubblicana a quella liberale, da quella socialdemocratica ad alcune componenti della galassia socialista. Ma è di tutta evidenza, comunque sia e al di là della storia democratica del nostro paese, che il centro è sostanzialmente coinciso con la cultura e il pensiero del cattolicesimo politico italiano. E la controprova migliore arriva dagli stessi storici detrattori dell’esperienza della Dc quando evidenziano oggi, in modo quasi ossessivo riferendosi alle vicende politiche contemporanee, che il centro si è dissolto dopo la scomparsa della Dc e della sua qualificata classe dirigente e anche dopo il sostanziale fallimento di tutti quegli esperimenti politici di marca cattolica che sono stati messi in campo dopo il blasonato “partito cattolico”. Ecco perchè, e in vista delle elezioni del 2027, si può riparlare seriamente di centro e di “politica di centro” solo se la storica cultura che ha ispirato e caratterizzato quella presenza politica ritorna ad avere un ruolo nelle dinamiche concrete della politica italiana. Certo, molto dipende dalla volontà, dal coraggio e dall’intelligenza degli esponenti della cultura cattolica più sensibili alla dimensione politica ma, al contempo, non ci si può non rendere conto che, senza un centro visibile e protagonista, la radicalizzazione della lotta politica non demorde. Ed è perfettamente inutile auspicare un “pareggio elettorale” in vista del voto del 2027 funzionale alla ricostruzione di una posizione politica “mediana” o di centro. E questo perchè lo scenario elettorale del “pareggio” è solo e soltanto funzionale ad una nuova stagione consociativa dominata dalle opposte derive del trasformismo politico da un lato e dall’opportunismo parlamentare dall’altro. Dunque, il centro e una politica di centro si riscoprono e si rilanciano solo attraverso le armi della politica e della cultura politica. E, sotto questo versante, ancora una volta il pensiero e la tradizione del cattolicesimo politico italiano saranno decisivi e determinanti.