La “Generazione Z” si racconta a teatro

Allo “Spazio Kairos” di Torino va in scena “Oasi Kebab” con la torinese Compagnia Teatrale “Operazione Miro”

Venerdì 30 gennaio, ore 21

Sul palco un racconto di drammatica, inquietante attualità. Al centro della storia che si va a narrare, giovani “post-Millenials”. I giovani–giovanissimi della cosiddetta “Generazione Z” (quella “coorte demografica” indicativamente nata fra gli ultimi anni del secolo scorso e la prima decina o poco più del Terzo Millennio); l’era dei “nativi digitali”, cresciuta con “Internet” e “Smartphone” e spesso, oggi, al centro di gravi episodi di criminalità più o meno organizzata (baby gang, violenza urbana, bullismo) generata da vari fattori e disagi generazionali sui quali è difficile esprimersi con reale competenza e unitarietà, ma certamente amplificati dalla deleteria “realtà virtuale” dei social media, nonché da “sottoculture trap” (la “musica trap” è colonna sonora di quel malessere giovanile fatto di rabbia e delirio di onnipotenza) esaltanti soldi, droga e violenza. Ma anche solitudine infinita, speranze scomparse nella voragine del nulla. Amici fidati e frequenti compagni di tristi avventure, le pistole esibite nei social con espressioni deliranti, coltelli che paiono parte integrante di un abito-divisa, portati come armi di difesa e (spesso) di offesa in giro per le strade, nelle notti della “Movida” … a scuola. Le comuni reazioni di noi “Boomers”: tanta incredulità, tanta tristezza, tanta dolorosa apprensione. Il tutto a fronte di episodi incomprensibili, ingiustificabili e sempre più frequenti. Registrati un giorno sì e l’altro pure. Ultimo, in ordine di tempo (come non ricordarlo!) l’uccisione in un Istituto Tecnico di La Spezia del diciottenne Aba, strappato a questo mondo con una feroce coltellata infertagli dal diciannovenne Zouhair Atif, per motivi di gelosia. Vite spezzate. Famiglie distrutte. E la società e la politica a farsi domande, ipotesi su ipotesi, perfino a litigare (lo sport preferito dei nostri “regnanti”) senza rendersi conto della necessità di serie prese di posizione, di richieste di sicurezza per cui non esistono colori politici, ma solo la volontà di un impegno comune in grado di riportare etica, pace, rispetto e fratellanza in questo nostro piccolo piccolo mondo.

Ed é proprio in questo mondo, attraverso queste strade e in preda a questi disgraziati “travagli” (su cui troppo mi sono dilungato e, di ciò, chiedo venia) che s’aggira il protagonista, specchio di un profondo “disagio post-adolescianziale”, dello spettacolo teatrale – inserito nella stagione “Unicum” di “Onda Larsen” – in programma venerdì 30 gennaio (alle 21) presso lo “Spazio Kairos” di via Mottalciata 7, a Torino. Titolo: “Oasi Kebab”.

Scritto da Bruno Orlando, viene messo in scena dalla torinese Compagnia “Operazione MIRO – Mondi Immaginari Realtà Obiettive” e vede sul palco lo stesso Orlando, con Martina Michelini e Luca Catarinella, gruppo nato dalla Scuola di Teatro “Sergio Tofano”, diretta da Mario Brusa, e dalla “Shakespeare School” di Jurij Ferrini. Al centro della storia, in una notte di pioggia, un diciannovenne che si finge un’altra persona per lavorare come cameriere nella panineria ambulante “Oasi Kebab”. Lo chef Francesco lo istruisce sulla gestione della notte, mentre il ragazzo ha in realtà “intenzioni criminali”, supportato da Clarissa, unica cliente presente.

La noia e l’incertezza sul futuro sono “presenze vive” sul palco. Che i tre attori trasmettono e ne condividono, in ogni minima sfumatura, con il pubblico. Così da chiedersi se mai, quelle brutte “canaglie” – “noia” e “incertezza” – possano davvero spingere a comportamenti avventati. E pericolosi. Di certo possibili in quell’oceano di malessere, silenzioso ma profondo e incombente nella sua terrifica realtà.

A confermarlo gli stessi attori: La ‘Generazione Z’ ha subìto il trauma della pandemia da Covid-19 negli anni più importanti per la crescita personale e lo sviluppo di una propria identità. Non è un caso che il tasso di suicidi tra gli adolescenti in tutto il mondo sia salito come non mai: è l’effetto di un malessere generazionale. Un malessere che, diversamente dalle epoche passate, è più mentale che fisico, quasi senza sintomi. Eppure si sta male. In mezzo all’incertezza delle prospettive future, basta un attimo per ritrovarsi a compiere azioni avventate, senza un vero senso di fondo apparente. Quante volte di fronte a tragiche notizie ci domandiamo: come è possibile? La risposta è palese: queste azioni risultano essere una delle molteplici conseguenze causate dalla mancata promessa di un futuro”. Quella che ormai è spesso disattesa dalla nostra società. E da chi forse (famiglia, scuola, politica? O meglio, tutte e tre!) ancora potrebbe prendere in mano le redini di un “cavallo impazzito” apparentemente non più gestibile. Anche se, in lontananza, brillano ancora tenui lumi di speranza. Accesi spesso dagli stessi “giovani”. A noi tutti – istituzioni, madri e padri e nonni, tutti insieme – non lasciarli spegnere.

Gianni Milani

Nelle foto: immagini dallo spettacolo

Quella strana boule dell’acqua… fredda

Il corteo che ieri ha accompagnato il povero Tugnin al camposanto non aveva la mestizia dei soliti funerali. Era arrivato quello che lui stesso chiamava “il giorno in cui staccherò il biglietto di sola andata”.

Diceva proprio così, rimasticando i modi di dire appresi in una vita “da rotaia”, da ferroviere. Al circolo aveva fatto avere i soldi perché gli amici, terminata la cerimonia, potessero ricordarlo alzando i calici in una bella bevuta. “Ricordate che se vi viene voglia di intonare qualcuna delle canzoni che cantavamo da giovani a me farà solo piacere. Ed anche se non potrò aggiungere la mia voce al coro e non potrò sentire se sarete stonati come una campana ciucca, sarò lì con voi, almeno in spirito”. Quando disse queste parole aveva le lacrime agli occhi e fece venire a tutti un gran magone. Anche per la banda musicale, che doveva accompagnarlo nell’ultimo viaggio, aveva compilato di suo pugno il “borderò:la marcia funebre di Franz Listz o il Requiem di Mozart, la Leggenda del Piave, Bella Ciao , l’Internazionale e, dulcis in fundo, il Silenzio. Un bel casino, perché non è stato possibile trovare una banda in grado di eseguire tutt’intero il repertorio che Tugnin aveva “dettato”. Così ci siamo accontentati della Leggenda del Piave, Bella Ciao ed il Silenzio. Quest’ultimo, eseguito dal Birella, cantoniere di mestiere e trombettiere per passione. A dire il vero è stato uno strazio ma, vivi a parte che –  conoscendolo – non  si aspettavano di meglio, il morto non ha avuto da lamentarsi. Il più affranto è stato, com’era ovvio, il “Giuri”. Adriano Arbusti si era guadagnato il nomignolo di “Giuri” dove averlo detto e ripetuto migliaia di volte alla moglie, soprattutto quando quest’ultima era fuori dagli stracci perché tornava a casa un po’ “brillo”. “ A tal giuri, Maria: sun mia ciucc! Gò gnanca vardà drè alla buteglia” ( tradotto:” Te lo giuro, Maria: non sono ubriaco! Non ho nemmeno guardato la bottiglia”). Ma lo tradiva l’alito e allora, giù mazzate sul groppone con la scopa di saggina. Lui e Tugnin erano amici da quando, entrambi venticinquenni, avevano preso parte alla Resistenza. “Giuri” era barcaiolo e portava da una sponda all’altra del lago e da queste in Svizzera, armi e fuoriusciti. Tugnin, ferroviere addetto alla manutenzione degli scambi sulla tratta Arona-Baveno della linea Milano-Domodossola, aveva aiutato diversi ebrei a mettersi in salvo dopo la proclamazione delle leggi razziali e – nel gennaio del 1944 – era andato in montagna con i partigiani. Fu sulle colline del Vergante e sulle pendici del Mottarone che si ritrovarono insieme, mitra in mano, a dar filo da torcere alle camicie nere. Dopo la “calata al piano” erano tornati alle loro professioni. Tugnin s’occupò ancora di binari ma stavolta per la tratta tra Stresa e Mergozzo, riducendo di molto il “campo d’azione”. L’Arbusti, con il suo cappello da marinaio calcato sulla “crapa”,  faceva la spola  tra le isole e la terraferma con la sua “ Iolanda” , una bella barca da pesca a sei posti, dotata di un potente motore da 15 cavalli. Capitava spesso che, senza darsi appuntamento, si trovavano all’osteria dei Quattro Cantoni per una partita di briscola “chiamata”, al Circolo operaio per un mezzino di rosso o dalla Maria, all’osteria dei Gabbiani, per una “merenda”. Tra loro si era rafforzata un’amicizia “solidale”. Tutti ricordano quando Tugnin ebbe l’incidente fuori dalla stazione di Baveno, cadendo dalla “Truman”, vecchia e robusta locomotiva diesel americana, giunta in Italia dopo la seconda guerra mondiale. Aveva perso l’equilibrio, finendo lungo e tirato sulla massicciata. Una brutta botta che gli era costata la frattura di un femore e della scapola sinistra. Ricoverato per diverse settimane nella traumatologia dell’ospedale S.Biagio di Domodossola, aveva ricevuto – ogni due giorni –  le puntuali visite dell’amico “Giuri”. Quest’ultimo, partiva alla buonora con il treno da Baveno, dopo aver fatto – la sera prima – il “carico” da Luigino Bottecchia, vinaio di Oltrefiume che commerciava una barbera monferrina di buona qualità. Il carico consisteva, ovviamente, in due fiaschi che – per Tugnin – rappresentavano la razione delle quarantott’ore. Così, quando una decina d’anni più tardi, toccò al Giuri fare i conti con la “costrizione” dell’ospedale per una brutta polmonite, l’amico ferroviere ( ormai pensionato ) non aveva  esitato un attimo a rendere il servizio. La casa di cura, per sua fortuna, era quella di Stresa, gestita dalle suore. Prendeva “la tradotta” dopo aver fatto anch’esso il “pieno” ad un paio di bottiglioni. Solo che, già alla prima volta, si era scontrato con un ostacolo insormontabile: l’arcigna e “invalicabile” portiera dell’ospedale stresiano, suor Clementina. A differenza del nome, soave e mite, suor Clementina era un donnone di più di cento chili ed era un vero mastino. Antonio Galletti subì la perquisizione ed il sequestro del vino, protestando tanto animatamente quando inutilmente. “Caro il mio ometto, qui il vino non entra. Quindi, se vuol salutare il suo amico passi pure ma a mani vuote”. La suora era come la linea Maginot. Se la pigliavi di petto era invalicabile e ogni tentativo era destinato a mal partita. “Allora mi sono fatto furbo e l’ho aggirata”, confidò Tugnin. Concordò la tattica con l’amico barcaiolo e la mise in pratica. Giuri doveva affacciarsi alla finestra d’angolo che dava sulla scalinata del retro.Lì, con fare lesto, “allungava” la boulle dell’acqua calda all’amico che, in un baleno, svitava il tappo e la riempiva di barbera. Giuri, dopo essersi infilato nel suo letto tenendosi stretto la boulle opponeva una fiera resistenza ai tentativi delle suore di prelevargliela per cambiare l’acqua,  secondo le religiose, “ormai fredda” . “Ferme lì, sorelle”, intimava con voce che non ammetteva repliche. “La boulle va bene così. A me piace fredda, brut demoni”. Il sistema funzionò fino a quando le suore non mangiarono la foglia e il barcaiolo, privato del “carburante”, si rassegnò ad un periodo di forzata astinenza, soffrendo e brontolando. Ed oggi, eccolo qua, il nostro Giuri. Sembra un vecchio tronco spezzato dalla saetta. Ha accompagnato, insieme agli altri, Tugnin al camposanto e ora si trova perso, spaesato. “Cari miei – ci ha detto – ; siete più giovani e a certe cose non ci pensate, e fate bene. Ma io, alla mia età, mi sentivo già perso quando è morta la mia Marietta. E ora? Eh?  Morto anche Tugnin, che era come un fratello, sono solo come un cane”. Ci ha fatto una tenerezza da non credere e l’abbiamo portato con noi a pranzo. E pure a cena.  D’ora in poi, un po’ del nostro tempo, lo dedicheremo a fargli compagnia quando passerà dal Circolo Operaio. Smazzando le carte ci parlerà del lago, dell’onda vagabonda e del suo amico Tugnin. Del resto, i ricordi sono come i pesci del lago. S’impigliano nella rete della memoria e, ogni tanto, li tiriamo in secca.

Marco Travaglini

Torino, prevenzione cardio-cerebrovascolare con screening gratuiti

Il tuo cuore nelle tue mani 

 

  • Screening gratuiti in Piazza Solferino martedì 27 gennaio dalle 9:00 alle 16:30. Si potranno effettuare elettrocardiogramma (ECG), controllo della pressione arteriosa, test lipidico, misurazione della glicemia e della circonferenza vita.
  • Una survey europea realizzata da Daiichi Sankyo Europe evidenzia forti carenze informative sui sintomi delle malattie cardiovascolari e sugli stili di vita corretti da adottare1.
  • In Italia, oltre il 20% dei pazienti dichiara di non sentirsi sufficientemente informato sui sintomi: solo il 17% ha richiesto assistenza medica immediatamente dopo la loro insorgenza, mentre il 24% ha dichiarato di non aver mai consultato medico per sintomi di natura cardiovascolare1.
  • Con oltre 217.000 decessi nel 2021 (pari al 30,8% del totale), le malattie del sistema circolatorio si confermano la prima causa di morte in Italia2.

Roma, 22 Gennaio 2026 — Martedì 27 gennaio arriva a Torino “Il tuo cuore nelle tue mani”, una campagna itinerante di prevenzione cardio-cerebrovascolare promossa da Daiichi Sankyo Italia, che prevede una giornata di screening gratuiti in Piazza Solferino (9:00–16:30). L’iniziativa è promossa da Daiichi Sankyo in collaborazione con l’Istituto Nazionale per le Ricerche Cardiovascolari (INRC), il patrocinio del Comune di Torino e di A.L.I.Ce. Italia ODV, Cittadinanzattiva, Coordinamento Nazionale Associazioni del Cuore (Conacuore ODV), FAND Associazione Italiana Diabetici ODVFeder-A.I.P.A. e Fondazione Italiana per il Cuore – ETS (FIPC).

Le malattie cardio-cerebrovascolari (CVD) restano la prima causa di mortalità nel mondo. “Il tuo cuore nelle tue mani” nasce per incoraggiare ogni cittadino a prendersi cura della propria salute cardiovascolare — informandosi, sottoponendosi a controlli di base e adottando comportamenti di prevenzione. La campagna intende ridurre il ritardo nella richiesta di assistenza, migliorare la conoscenza dei sintomi (anche nelle loro differenze tra i sessi) e favorire l’adesione ai percorsi terapeutici e di follow-up.

La campagna segue la pubblicazione del Policy Act “Salute cardiovascolare: un impegno comune per migliorare la prevenzione e l’aderenza terapeutica”, realizzato grazie alla collaborazione di Daiichi Sankyo Italia e redatto da un gruppo di lavoro misto composto da istituzioni, esperti sanitari, società scientifiche, associazioni civiche, fondazioni e organizzazioni di pazienti.
Solo nel 2021 le malattie del sistema circolatorio hanno causato oltre 217.000 decessi in Italia (pari al 30,8% del totale), confermandosi la prima causa di morte nel Paese2. La scarsa aderenza terapeutica grava sul Servizio Sanitario Nazionale per circa 2 miliardi di euro l’anno: migliorandola anche solo del 15% potrebbe ridurre significativamente il rischio di infarto, ictus e mortalità cardiovascolare, con un risparmio potenziale di oltre 300 milioni di euro l’anno3.

Durante la giornata sarà possibile effettuare gratuitamente i seguenti controlli:

  • Elettrocardiogramma (ECG)
  • Controllo della pressione arteriosa
  • Profilo lipidico
  • Controllo della glicemia
  • Misurazione della circonferenza vita

Operatori sanitari e volontari saranno presenti per fornire consulenze, materiale informativo semplificato e indicazioni su come rivolgersi ai servizi sanitari territoriali.

La campagna non si limita ai controlli ma intende anche sensibilizzare sull’importanza dell’aderenza terapeutica e della comunicazione medico-paziente. 

«Per sconfiggere le malattie cardiovascolari, l’aderenza terapeutica è fondamentale, ma essa non nasce dal nulla: è il frutto di un patto di fiducia che si attiva esclusivamente quando la comunicazione medico-paziente diventa il cuore della relazione di cura, quando s’instaura la cosiddetta alleanza terapeutica – sottolinea Emanuela Folco, Presidente Fondazione Italiana per il Cuore – ETS -. Ascolto reciproco ed empatia sono gli strumenti che trasformano una semplice prescrizione in una collaborazione attiva. La tappa torinese del progetto “Il tuo cuore nelle tue mani” ci ricorda quanto sia fondamentale promuovere tale consapevolezza nei cittadini: investire nella qualità del dialogo significa investire nella salute. Una buona comunicazione non si limita ad accompagnare il percorso di cura, ma ne costituisce il prerequisito, garantendo che il paziente segua le terapie e adotti stili di vita più sani con la giusta motivazione e costanza».

 

Questi concetti sono particolarmente validi per le persone a cui sono già stati diagnosticati una malattia cardiovascolare o il diabete.

«Per chi convive con aritmie cardiache, in particolare con la fibrillazione atriale, aderire con precisione alle terapie e alle indicazioni cliniche è fondamentale per prevenire complicanze anche molto gravi – spiega Nicola Merlin, Presidente di Feder-A.I.P.A. ODV . L’aderenza al trattamento nasce anche da una comunicazione efficace: il paziente deve poter capire cosa sta accadendo, perché è necessaria quella terapia, quali benefici può portare nel lungo periodo. Una comunicazione attenta, continua e trasparente permette al paziente di sentirsi accompagnato, rassicurato e realmente partecipe nel proprio percorso di salute, aumentando la motivazione a seguire le terapie in modo corretto».

«Le persone con diabete hanno un rischio significativamente più alto di sviluppare malattie cardiovascolari, come l’infarto e l’ictus. Questo rischio aumenta ulteriormente se l’ipercolesterolemia non è gestita adeguatamente – aggiunge Manuela Bertaggia, presidente FAND Associazione Italiana Diabetici -. In questo caso, si verifica l’associazione di due fattori di rischio che le persone con diabete devono assolutamente tenere sotto controllo. Ecco perché le campagne d’informazione e di prevenzione sono importanti e ci vedranno sempre attivamente coinvolti e partecipi».

Troppo spesso, però, la popolazione non è adeguatamente informata o segue comportamenti non suffragati dalla ricerca scientifica. Nell’aggiornamento delle Linee Guida per la gestione del paziente dislipidemico presentate al Congresso della Società Europea di Cardiologia (ESC) 2025, per esempio, si è chiarito che integratori e vitamine senza efficacia documentata nella riduzione del colesterolo LDL e senza prove di sicurezza/beneficio cardiovascolare non sono raccomandati.

La carenza di consapevolezza e informazione è evidenziata anche dai risultati della survey europea realizzata da Daiichi Sankyo Europe The 2025 European Heart Health Survey – Public Perceptions on Cardiovascular Care, condotta online tra il 25 marzo e il 14 aprile 2025 in Austria, Belgio, Germania, Italia, Portogallo e Spagna. Hanno partecipato complessivamente 3.674 pazienti e 4.906 cittadini1. Sono emersi risultati significativi che motivano la necessità di rafforzare prevenzione e informazione sul pubblico. Sono emersi risultati significativi che motivano la necessità di rafforzare prevenzione e informazione sul pubblico, in particolare:

  • Un terzo dei pazienti dichiara di aver vissuto un evento cardiaco o di essere stato classificato ad alto rischio cardiovascolare.
  • Tra il pubblico generale, i fattori legati allo stile di vita (attività fisica e alimentazione) sono percepiti come la principale barriera alla salute cardiovascolare.
  • Le donne risultano significativamente più propense degli uomini a considerare lo stress come ostacolo al mantenimento della salute cardiovascolare.
  • Il 53% dei pazienti non conosce le differenze di sintomatologia tra uomini e donne; la consapevolezza cala drasticamente con l’età (46% tra i <25 anni al 15% tra gli over 65).
  • Quasi il 50% del pubblico generale non riconosce differenze di genere nei sintomi; la maggioranza (53% degli uomini e 44% delle donne) ritiene che non esistano. Oltre un quarto dei pazienti afferma di non aver mai contattato un professionista sanitario nonostante la comparsa di sintomi cardiovascolari; tra le pazienti di sesso femminile, quasi il 40% attende oltre sei settimane dall’insorgenza dei sintomi prima di rivolgersi a un medico.
  • Il 17% dei pazienti dichiara di essere “poco familiare” con i sintomi delle malattie cardiovascolari, indicando la necessità di maggiore informazione ed educazione.

Per quanto riguarda la popolazione italiana, si rileva che:

  • Oltre il 20% dei pazienti italiani non si reputa particolarmente informato sui sintomi cardiovascolari. I più riconosciuti sono: dolore toracico 79%, affaticamento 73% e difficoltà respiratorie 72%, mentre dolore localizzato (31%) e nausea/vomito (29%) sono meno noti.
  • Solo il 17% ha cercato assistenza medica immediatamente dopo l’insorgenza dei sintomi; il gruppo più numeroso (26%) ha atteso alcuni giorni; il 24% ha dichiarato di non aver mai consultato un medico per sintomi cardiovascolari.
  • Il peso corporeo (80%) è percepito come il principale fattore di rischio, seguito dall’età (66%).
  • Il 60% dei pazienti ritiene che una comunicazione più efficace da parte del medico aiuterebbe maggiormente, e il 53% indica la necessità di informazioni più semplici e chiare

Daiichi Sankyo e i partner invitano tutti i cittadini a partecipare alla giornata di screening in Piazza Solferino a Torino il 27 gennaio: un’opportunità per informarsi, controllare i principali parametri di rischio e ricevere consigli pratici su come prendersi cura del proprio cuore e di quello delle persone care.

cs

 

Circolo della Scherma Ramon Fonst, successo in Romania

Parte nel migliore dei modi il 2026 per il Circolo della Scherma Ramon
Fonst. A Bucarest, nei Campionati Nazionali della Romania, incetta di
medaglie: Luca JURAVLE vince per la seconda volta in carriera il titolo
U20, realizzando una prestigiosa doppietta dopo la vittoria in autunno
nella Coppa nazionale, e bissa il titolo vincendo anche la gara a
squadre. Nella categoria U17 arriva l’argento individuale per Robert
GHETU e quello a squadre U20 per la giovanissima Giulia Maria LEVRONE. A
Brescia, nella seconda prova nazionale di qualificazione, è ancora
Robert GHETU a centrare il risultato più prestigioso del fioretto
piemontese, piazzandosi al 6° posto su 220 partecipanti, sconfitto solo
dal vincitore frascatano Mancini per 15-10.

La chiusura di questo fine settimana di gare del Maestro del Circolo
torinese Paolo Cuccu:

_“Partiamo come abbiamo concluso lo scorso anno: vincendo medaglie
pesanti. Luca JURAVLE, classe 2007 dimostra la sua costante crescita
andando a vincere il titolo U20 a Bucarest, peccato che la
contemporaneità delle date gli abbia impedito di essere presente a
Brescia, e così per entrare ai Campionati Italiani dovrà affrontare un
lungo percorso di qualificazione che parte dalla prova regionale. Non
sarà così per Robert GHETU, che entra nella lista dei qualificati
diretti sia per i Cadetti che per i Giovani, e nella sua categoria si
propone come uno degli aspiranti al podio. Brava anche Giulia Maria
LEVRONE, classe 2012, in Italia è ancora U14 ma in Romania può già
disputare le gare con i più grandi. Nella gara degli U17 si è piazzata
all’11° posto individuale ed ha vinto la gara squadre, prendendo
l’argento anche in quella delle U20.”_

Il prossimo week and vedrà in pedana la Coppa del Mondo U20 in Tunisia,
ad Hammamet, con in pedana Luca JURAVLE e Robert GHETU, accompagnati dal
Maestro del Circolo Paolo Cuccu, poi ci sarà il Gran PRIX FIE di
Torino, lo “Slam della scherma”, con le qualificazioni del fioretto
maschile di venerdì 6 febbraio che vedranno ancora protagonista il
nostro Luca JURAVLE.

Il futuro di Torino Nord

Le grandi sfide urbanistiche, sociali e culturali che riguardano Barriera di Milano e la periferia Nord di Torino. Se ne parla mercoledì 28 gennaio alle ore 18.00 nella sede del Circolo Arci Risorgimento in via Poggio 16.

Il quartiere sarà perno di cambiamenti urbanistici e sociali, per questo la comunità che lo abita sente l’esigenza di confrontarsi riguardo alla vivibilità del quartiere, la qualità della vita, la sicurezza, la cura del territorio e dei servizi pubblici. Per questo abbiamo organizzato un incontro pubblico con
– l’assessora alla Transizione ecologica e digitale, politiche per l’ambiente, innovazione, mobilità e trasporti Chiara Foglietta
– ⁠la Segretaria del Pd della sesta Circoscrizione, Teresa Vercillo.
Modera, per il Circolo Banfo, Rosario Riggio.

Torino nord, e in particolare il territorio della Circoscrizione 6, é al centro di interventi importanti di trasformazione che ne cambieranno il volto, dalla  Linea 2 della metropolitana, alle Piscine Sempione e all’Area ex Gondrand, dalla Manifattura Tabacchi al progetto Aurora Barriera su corso Palermo.

La verità obliqua del dolore: Solo un ragazzo di Elena Varvello

TORINO TRA LE RIGHE

 
Ci sono libri che non si scelgono: sono loro a chiamarci. Solo un ragazzo di Elena Varvello (Einaudi) è uno di questi. Incontrato quasi per caso, ha subito esercitato una forza silenziosa, nonostante una trama che, sulla carta, sembrava lontana dai miei territori di lettura. Giallo o romanzo di dolore? Nessuna delle due cose, eppure entrambe. Perché Solo un ragazzo vive in una zona obliqua, intraducibile con categorie nette, come avverte la stessa autrice: «Tutta la verità. Ma obliqua».
Il romanzo si apre con un’immagine perturbante. Siamo nel 2009: un gruppo di adolescenti si inoltra nel bosco, luogo proibito e carico di memoria. Scoprono una capanna: dentro, pochi oggetti – un cacciavite, una tazza, uno spazzolino – e un’aria inquieta, come se qualcuno fosse ancora lì, nascosto nel buio. È un inizio che non spiega, ma insinua. E da quell’ombra prende avvio una storia che affonda le radici vent’anni prima, nell’estate del 1989.
Sara e Pietro sono ormai anziani quando li incontriamo. Sono passati diciannove anni dalla perdita del figlio, ma il tempo non ha attenuato il dolore: lo ha solo trasformato. Pietro continua ad alzarsi ogni mattina pensando a ciò che avrebbe potuto dire o fare. Sara, invece, spesso non trova un motivo per alzarsi affatto. Il loro è un lutto vissuto in direzioni opposte, inconciliabili. Sara è un personaggio di una verità disarmante: dura, stanca, incapace di partecipare alla vita delle figlie, eppure attraversata da una luce ostinata, quella di un amore che perdona tutto. Per lei è sempre stato “solo un ragazzo”. Per Pietro, invece, quel figlio adolescente resta una presenza enigmatica, difficile da riconoscere, distante, con quel sorriso frequente e il freddo che non lo abbandona nemmeno d’estate.
Attorno a questo nucleo familiare, Varvello costruisce una coralità dolente. Le due figlie, Amelia e Angela, reagiscono al trauma in modo opposto: una cercando rifugio in una vita ordinata e in una religiosità rigida, l’altra scegliendo la fuga e l’autodistruzione. Nessuno resta davvero intatto. Il dolore si infiltra nelle relazioni, congela le esistenze, modifica per sempre i legami.
La domanda, inevitabile, accompagna il lettore per tutta la narrazione: cosa è successo davvero quell’estate? Perché nessuno ha capito cosa stava attraversando quel ragazzo? Perché entrava nelle case di nascosto, cosa cercava? Ma Solo un ragazzo non è un romanzo che offre risposte definitive. Varvello non indaga, non giudica, non spiega. Osserva. Lascia che siano le voci, i ricordi, i silenzi a raccontare. È una storia di non detti, di bugie, di solitudine portata “a compimento”, che diventa punto di non ritorno per un’intera comunità.
Uno degli elementi più potenti del romanzo è la lingua. Elena Varvello, poetessa, lavora sulle parole con precisione e sensibilità: il ritmo è asciutto, le immagini sono evocative, gli oggetti diventano simboli. Il bosco, che avvolge e nasconde, sembra non avere fine; eppure, anche nel fitto delle sue ombre, a tratti filtra una luce. È la luce dell’amore, della speranza ostinata, della possibilità – forse – di un’accettazione.
La struttura narrativa, fatta di continui avanti e indietro nel tempo e di cambi di punto di vista, non disorienta mai. Al contrario, accompagna il lettore in un percorso emotivo intenso, dove presente e passato spesso si confondono, come accade nella memoria di chi ha vissuto una perdita irreparabile. Le pagine scorrono velocissime, la tensione resta alta, non perché si cerchi un colpevole, ma perché si desidera comprendere, sentire, avvicinarsi.
Solo un ragazzo ha la potenza di un thriller senza esserlo e la forza di un romanzo di formazione senza esserlo. È una storia che passa “di bocca in bocca”, come un’ombra intravista, come un dubbio che resta. Un libro che non consola, ma accompagna. Che non spiega, ma scava. E che, una volta chiuso, lascia il desiderio di abbracciare tutti i suoi personaggi, nessuno escluso, e di sussurrare loro – forse a noi stessi – che sì, la vita è ingiusta, ma certe presenze non se ne vanno davvero.
Elena Varvello, torinese, classe 1971, poetessa e scrittrice, docente alla Scuola Holden, con questo romanzo conferma una voce unica nel panorama letterario contemporaneo. Perché, come sappiamo, non è il tema a fare la differenza, ma il modo in cui viene raccontato. E Solo un ragazzo è un libro che non si dimentica.
MARZIA ESTINI

Just the Woman I Am, ecco come sarà la tredicesima edizione 

E’ stata ufficialmente presentata ieri la tredicesima edizione di Just the Woman I Am, la corsa–camminata non competitiva di 5 chilometri per raccogliere fondi a sostegno della ricerca universitaria sulla salute e sul cancro, che dal 6 all’8 marzo tornerà ad animare Torino.  

Dal 2014, Just the Woman I Am è l’evento organizzato dal Centro Universitario Sportivo torinese, in collaborazione con l’Università e il Politecnico di Torino. Un appuntamento ormai simbolo, capace di coinvolgere ogni anno cittadini, associazioni, studenti e sostenitori, tutti accomunati dalla scelta di partecipare e non mancare.

La partenza, domenica 8 marzo, sarà alle 15.30 dal Parco del Valentino, con arrivo in piazza Castello. Dal 6 all’8 marzo tornerà inoltre in piazza Castello e in piazzetta Reale il Villaggio della Prevenzione, spazio dedicato alla promozione della salute e alla sensibilizzazione. Qui saranno presenti stand dedicati alle visite preventive gratuite, al counseling, alla presentazione delle associazioni no profit, oltre a convegni e webinar divulgativi. Sempre in piazza Castello tornerà anche il tradizionale Spazio Incontri ospitato sotto la caratteristica cupola trasparente.

Le grandi novità dell’edizione 2026, che rafforzano l’impegno sui temi della cura, della prevenzione e della solidarietà, saranno due. Nasce e si sviluppa “Just for Pet”, un progetto dedicato a celebrare e sostenere il profondo legame tra esseri umani e animali, una risorsa per la salute e la qualità della vita con particolare attenzione alla prevenzione e al supporto terapeutico, soprattutto in ambito oncologico. Accanto a questo progetto nasce anche la Just Virtual Run, con appuntamenti a Milano (14 marzo), Roma (21 marzo) e Parigi (11 aprile), occasioni di incontro e condivisione per camminare o correre insieme, rafforzando una community sempre più ampia e internazionale, unita dagli stessi valori di empatia e solidarietà e sostegno alla ricerca, alla cura e alla prevenzione.

Alla presentazione della manifestazione hanno preso parte, in qualità di relatori, Riccardo D’Elicio, Presidente del Centro Universitario Sportivo torinese, Cristina Prandi, Rettrice dell’Università di Torino, Stefano Corgnati, Rettore del Politecnico di Torino, Federico Riboldi, Assessore alla Sanità della Regione Piemonte, Jacopo Suppo, Vicesindaco della Città Metropolitana di Torino e Domenico Carretta, Assessore allo Sport della Città di Torino.

“Just The Woman I Am è diventata negli anni un rito collettivo che trasforma le nostre strade in un palcoscenico di impegno civile e prevenzione – ha commentato l’assessore Carretta -. La Città è orgogliosa di farne parte e di sostenere un evento che mette al centro il benessere della persona e il valore della ricerca universitaria, dimostrando come lo sport sia lo strumento più potente per diffondere messaggi fondamentali come la tutela della salute e la parità di genere. Vedere migliaia di persone correre, unite da un obiettivo comune, dal parco del Valentino fino al cuore di piazza Castello, è la testimonianza più bella che una città possa dare”.

Le iscrizioni alla Just The Woman I Am sono aperte sul sito https://jtwia.org/iscrizioni/.

TorinoClick

Morte di Davide Borgione, ascoltato l’automobilista coinvolto

Nella notte tra il 24 e il 25 gennaio a Torino è morto Davide Borgione, 19 anni, trovato a terra accanto alla sua bici elettrica in zona San Salvario. Il giovane, rientrato da una serata in discoteca, è deceduto poco dopo il ricovero al Cto per un grave trauma cranico.

Le indagini della Polizia Locale, coordinate dalla Procura, ipotizzano che Davide possa essere caduto autonomamente dalla bicicletta e che un’automobile lo abbia urtato mentre era già a terra. Il conducente del veicolo, individuato tramite le telecamere, è stato ascoltato dagli inquirenti e ha dichiarato di non essersi accorto di nulla.

La sua posizione è ora al vaglio della magistratura, che valuta l’ipotesi di omissione di soccorso. Ulteriori accertamenti, compresa l’autopsia, serviranno a chiarire le cause esatte della morte e le eventuali responsabilità.

Rimpatriato in Tunisia 40enne socialmente pericoloso

Nelle scorse ore la Polizia di Stato ha rimpatriato, con volo da Milano Malpensa per Tunisi e scorta internazionale, un cittadino tunisino socialmente pericoloso e destinatario di un provvedimento di espulsione emesso dall’Autorità Giudiziaria.

Il 40 enne, gravato da plurime condanne per reati commessi dal 2008 fino al 2017 e da diversi precedenti di polizia, si è contraddistinto per la gravità delle condotte poste in essere, anche in costanza di arresti domiciliari e di carcerazione, in particolare: violenza sessuale di gruppo, resistenza, minaccia e porto d’armi, lesioni personali, guida in stato d’ebrezza, sequestro di persona, furto, detenzione illegale di una spada – nello specifico una katana di 1 metro e 72 cm di lama- e spaccio di stupefacenti.

Sono stati inoltre molteplici e gravi gli episodi di rilievo disciplinare commessi dall’uomo all’interno dei vari istituti di pena ai quali lo stesso nel tempo è stato assegnato, indice della propria indole violenta.

Ritracciato sul territorio di Ravenna, il tunisino è stato associato presso il CPR Brunelleschi di Torino con provvedimento convalidato dapprima dal Giudice di Pace e successivamente dalla Corte d’Appello di Torino, ai sensi dell’art.6 del d.lgs 142 del 2015. La Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale ha inoltre negato per manifesta infondatezza la domanda di protezione internazionale presentata dall’uomo che, avendo rinunciato ai termini per la proposizione del ricorso, è divenuto nuovamente rimpatriabile.

Pertanto, acquisito il lasciapassare dal Consolato della Tunisia, è stato organizzato il rimpatrio con scorta internazionale dell’Ufficio Immigrazione della Questura di Torino e di Ravenna, essendo lo straniero ostile al rimpatrio nel proprio Paese d’origine.

Approvato il Documento economia e finanza regionale

Il Consiglio ha approvato a maggioranza il Documento economia e finanza regionale (Defr). Nella seduta di domani è prevista la votazione sulla nota di aggiornamento.
Nel suo intervento, l’assessore al Bilancio Andrea Tronzano ha spiegato che “il quadro di programmazione della Regione esiste ed è definito, così come le previsioni economiche che indicano una crescita del Pil, basate sulle analisi tecniche elaborate da Ires Piemonte. So che il ruolo della politica è anche quello di assorbire le critiche, il confronto politico è legittimo e doveroso, ma non può mettere in discussione il lavoro serio e trasparente svolto da dirigenti, funzionari e strutture dell’amministrazione regionale. Durante la discussione sul bilancio avremo modo di affrontare puntualmente tutte le osservazioni”.
Osservazioni e critiche che sono arrivate dalle opposizioni, con Gianna PenteneroAlberto AvettaFabio IsnardiDomenico RossiEmanuela Verzella (Pd) che parlano di “documento fotocopia dello scorso anno che non dà risposte alle criticità della sanità territoriale, sullo spopolamento delle aree interne e sulla crescente fragilità sociale, con un Pil che cresce solo grazie al Pil”.
Per Vittoria Nallo (Sue) “I giovani continuano ad andare via dalla nostra regione e non emerge alcuno scatto di orgoglio capace di invertire questa tendenza”.
“Abbiamo affrontato una discussione senza sapere di cosa stessimo parlando – ha affermato Alice Ravinale (Avs) – a partire dall’aumento gettito Irap su cui abbiamo chiesto più volte chiarimenti”.
Alberto Unia (M5s) ha sottolineato che “i singoli capitoli non risultano elaborati con il livello di approfondimento che ci saremmo aspettati da un documento che dovrebbe orientare la programmazione economica e finanziaria della Regione”.
Nella seduta del mattino sono state discusse e respinte a maggioranza dodici richieste di sospensiva della discussione presentate dalle opposizioni.

Ufficio stampa CRP