Sport, un passo importante per le persone con disabilità intellettiva

ALESSI (Vice Presidente CRPO Piemonte): FIRMATO IL PROTOCOLLO D’INTESA TRA LA COMMISSIONE REGIONALE PARI OPPORTUNITA’ E SPECIAL OLYMPICS ITALIA TEAM PIEMONTE 

La Commissione Regionale per la realizzazione delle pari opportunità fra uomo e donna del Piemonte (CRPO) e Special Olympics Italia E.T.S. Team Piemonte (SOI E.T.S.) hanno siglato un protocollo d’intesa volto a promuovere l’inclusione sociale e la partecipazione attiva delle persone con disabilità intellettiva attraverso lo sport.
L’accordo nasce dal riconoscimento comune del valore dello sport come strumento di integrazione, sviluppo e benessere. La collaborazione tra CRPO e SOI E.T.S. mira a favorire l’accessibilità alle attività sportive, sensibilizzare istituzioni e cittadini sull’importanza dell’inclusione, e creare opportunità di formazione per tecnici, educatori e operatori sportivi.
Tra le principali iniziative previste dal protocollo:
• Organizzazione di eventi sportivi dedicati alle persone con disabilità intellettiva, tra cui tornei, gare e attività ludico-sportive. La CRPO contribuirà con attività di sensibilizzazione e supporto organizzativo.
• Progetti di inclusione sociale che utilizzano lo sport come veicolo di integrazione, comprendendo programmi di avviamento allo sport e attività di sensibilizzazione della comunità.
• Formazione e diffusione di buone pratiche, per garantire la corretta a gestione delle attività sportive e promuovere iniziative innovative nel campo dell’inclusione.
“La firma di questo protocollo rappresenta un passo importante per rafforzare la cultura dell’inclusione e della parità di opportunità in Piemonte, si propone un’azione sinergica che
pone al centro la persona nella sua dignità, con la sua ricchezza di aspetti. Insieme vogliamo vivere lo sport come esperienza condivisa” ha dichiarato Maria Rosa Porta Presidente della CRPO. “Lo sport diventa così uno strumento concreto per valorizzare le abilità e il benessere di tutte le persone, senza esclusioni.”
“Da quando ho conosciuto gli Special Olympics Italia E.T.S. Team Piemonte ho subito pensato di invitarli presso la CRPO perché sono un vero esempio di inclusione senza alcuna discriminazione e di fare qualcosa di concreto insieme. Sono molto contenta di avere contribuito al Protocollo” ha affermato la Vice Presidente della CRPO Patrizia Alessi.
Per SOI E.T.S., Carlo Cremonte ha aggiunto: “Come Direttore Regionale di Special Olympics Italia Team Piemonte considero questo protocollo un passaggio significativo nel percorso di crescita della nostra rete sul territorio piemontese. Il nostro impegno quotidiano è quello di garantire alle persone con disabilità intellettiva opportunità concrete di partecipazione, autonomia e inclusione attraverso lo sport. La collaborazione con la Commissione Regionale per la realizzazione delle Pari Opportunità fra uomo e donna del Piemonte rafforza la capacità di costruire sinergie istituzionali e territoriali capaci di generare valore sociale, culturale ed educativo. Vogliamo continuare a sviluppare progetti che mettano al centro gli atleti, le loro famiglie e le comunità locali, promuovendo una cultura che riconosca nello sport uno strumento di diritti, dignità e piena cittadinanza.”
“La firma di questo protocollo segna un importante passo nella direzione delle pari opportunità per tutti, anche nello sport, che per le Politiche sociali del Piemonte è e sarà sempre un campo fondamentale di inclusione. Un plauso quindi alla Commissione regionale che ha dimostrato attenzione e spirito di iniziativa” dichiara il Vicepresidente della Regione
Piemonte Maurizio Marrone.
Il protocollo ha durata di tre anni, con possibilità di rinnovo, e costituisce un accordo di intenti che non comporta oneri finanziari diretti per le parti, ma che definisce le modalità di una collaborazione concreta per l’inclusione sociale attraverso lo sport.

Salone del Libro, hotel torinesi pieni all’85%

I grandi eventi continuano a essere un elemento fondamentale per la crescita economica e turistica di Torino. Manifestazioni culturali e fieristiche richiamano ogni anno migliaia di visitatori, con effetti positivi su hotel, ristoranti, negozi e trasporti, contribuendo a rafforzare il ruolo della città tra le principali mete urbane italiane.

I dati dell’Osservatorio Turistico della Regione Piemonte e di Visit Piemonte confermano il trend positivo: nel 2025 il Piemonte ha superato i 18 milioni di presenze turistiche, mentre Torino si è confermata il principale polo regionale per numero di pernottamenti e flussi turistici.

In questo contesto, il Salone Internazionale del Libro di Torino si conferma uno degli appuntamenti più importanti per il comparto turistico-ricettivo cittadino. Secondo le prime stime diffuse da Federalberghi Torino, l’occupazione media delle camere durante i giorni della manifestazione potrebbe raggiungere l’80-85%, con valori ancora più alti nelle strutture del centro.

Il Salone continua quindi a rappresentare un forte richiamo per visitatori, operatori del settore editoriale e appassionati provenienti da tutta Italia, generando ricadute economiche diffuse sull’intera città.

Tabaccheria svaligiata: refurtiva trovata a casa di uno dei ladri

Oltre cinquecento pezzi tra pacchetti di sigarette e stecche di tabacco svaligiati in una tabaccheria e poi trovati a casa del ladro. Un 26enne residente a Sant’Ambrogio di Torino è stato denunciato dai carabinieri di Avigliana per ricettazione dopo il furto del 29 aprile in una tabaccheria di Susa.

Durante la perquisizione, i militari hanno rinvenuto una grossa partita di tabacchi esteri lavorati: oltre cinquecento pezzi tra pacchetti di sigarette e stecche di tabacco, più un petardo con mezzo chilo di polvere pirica, 2.500 fiammiferi, due bengala, 250 filtri al carbone attivo, un tablet e un portatile – tutto provento del colpo. Il giovane, trovato con una dose di hashish, è stato inoltre segnalato alla Prefettura come assuntore di sostanze stupefacenti. Il materiale è stato poi sequestrato.

VI.G

Ricordando Giovanni Testori… Ogni anno, il 12 maggio

Dal Dipartimento di Studi Umanistici dell’“Università di Torino” l’avvio di una dedica annuale al grande intellettuale milanese nel giorno della sua nascita

Martedì 12 maggio

Dopo il grande successo ottenuto dalle celebrazioni del “Centenario” della nascita (con la messa in scena di decine di spettacoli, pubblicazioni, mostre e quattro convegni organizzati a Roma, Milano e Udine), per l’indimenticato Giovanni Testori (Novate Milanese, 12 maggio 1923 – Milano, 16 marzo 1993), tra le figure più poliedriche ed anticonformiste della cultura italiana del secondo Novecento, s’è ben pensato di dare avvio ad una nuova tradizione celebrativa a cadenza annuale. Da “Casa Testori” che, nel Paese natio, ne conserva il ricco “Archivio” e soprattutto la dovuta Memoria, è nata l’idea di ricordare ogni anno colui che seppe abbracciare con prodigiosi, incredibili risultati e balzi dell’intelletto il più vasto arco dell’attività culturale – da drammaturgo, scrittore, pittore, “passionale” critico d’arte nonché poeta, regista ed intellettuale “irregolare e ribelle” – nel giorno della sua nascita, il 12 maggioIl 12 maggio, come detto, di ogni anno. Un appuntamento che troviamo assolutamente condivisibile e che partirà quest’anno proprio da Torino, città che molto contò – nonostante la sua indomita “meneghinità” – per Giovanni Testori, che sotto la Mole fu ospitato per importanti esposizioni artistiche (alla Galleria “Galatea”, ad esempio, anni ’70, Galleria fondata dal banchiere e mercante d’arte Mario Tazzoli e strettamente seguita da Luigi Carluccio, per ricordare, forse, la principale) e dove frequenti – e accolte con gran successo – grazie al “Progetto Testori” di Valter Malosti, sono state anche negli anni alcune sue importanti opere teatrali, come la “Trilogia degli scarrozzanti” e “Cleopatràs” ai Teatri “Carignano” e “Gobetti”.

Orbene, a prendere in mano le redini delle prime celebrazioni subalpine, sarà il Dipartimento di Studi Umanistici dell’“Ateneo” torineseE a seguire ogni anno e sempre il 12 maggio, una diversa Università italiana chiamerà a raccolta studiosi, ricercatori e appassionati per una “giornata testoriana”, quale occasione per fare il punto sugli studi e sugli spettacoli intercorsi nell’anno e presentarne le novità editoriali più significative.

A Torino, dunque, l’appuntamento è per il prossimo martedì 12 maggio, presso la “Sala lauree” del “Complesso Aldo Moro”, in via Sant’Ottavio, 18.

Per questa prima edizione dell’iniziativa un focus speciale sarà dedicato alla recente pubblicazione “Con Roberto Longhi. Lettere e scritti, 1951-1990” (Feltrinelli 2026). Per raccontarne i contenuti si partirà dalla “Narrativa” testoriana, per ricostruire i dialoghi epistolari – 62 lettere – con Roberto Longhi (origini albesi, tra i più grandi storici dell’arte del Novecento e figura carismatica, il primo e unico “Maestro” di Testori) intrecciandoli con le voci di Giulio EinaudiItalo Calvino ed Elio Vittorini: personaggi chiave di questa importante storia culturale del Novecento. E quanta Torino! L’amicizia e il sodalizio artistico-culturale tra Testori e Longhi durò quasi vent’anni, dal 1951 fino al 1969, a pochi mesi dalla scomparsa (1970) a Firenze di Roberto Longhi e fu un rapporto che proseguì, da parte dell’intellettuale milanese (che Longhi volle anche nello staff di redazione della sua rivista “Paragone”), negli anni, come documentano i numerosi articoli e interventi dedicati a lui e alla moglie Anna Banti (nom de plume di Lucia Lopresti) scrittrice  e, anche lei, importante critica d’arte, riproposti o pubblicati per la prima volta in questo volume.

Nel pomeriggio, il percorso del “Testori torinese” proseguirà grazie all’invito del Museo Civico di “Palazzo Madama” che, dagli anni Cinquanta, vide Testori impegnato in mostre e riscoperte al fianco di Vittorio Viale (direttore dei “Musei Civici” di Torino dal 1930 al 1965) e Luigi Mallé (storico dell’arte e successore, alla scomparsa di Viale, nella direzione degli stessi “Musei Civici”).

Sarà questa l’occasione per un “dialogo itinerante a porte chiuse”, tra i quadri al centro della sua scrittura critica, da Martino Spanzotti a Giacomo Ceruti e di fronte ai dipinti del “Seicento piemontese e lombardo” da lui donati al “Museo”, dal Cerano (Giovan Battista Crespi, detto il “Cerano”, tra i maggiori esponenti artistici della Controriforma milanese e dal 1629 direttore a Milano della “Fabbrica del Duomo”, che del suo progetto riporta ancora i cinque portali dell’attuale facciata ) al milanese Francesco Cairo, o “Cavalier Cairo” per aver ricevuto la medaglia dell’“Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro” a Torino, dove da Milano si trasferì giovanissimo, nel 1633, alla Corte dei Savoia.

Per info e programma dettagliato della “giornata torinese”: “Casa Testori”, Largo Angelo Testori 13, Novate Milanese (Milano); tel. 02/36586877 o www.associazionetestori.it

Gianni Milani

Nelle foto: Giovanni Testori e Locandina evento; Cover “Con Roberto Longhi. Lettere e scritti, 1951-1990” (Feltrinelli, 2026)

Fondi in arrivo per 5 nuovi Distretti del Commercio. La Regione: «Più servizi e presidio delle periferie»

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La Giunta Regionale del Piemonte, su proposta dell’assessore al Commercio, Agricoltura e Cibo, Turismo Paolo Bongioanni, ha approvato uno stanziamento di 100mila euro grazie al quale potranno essere costituiti e sostenuti nelle spese d’avviamento 5 nuovi Distretti del Commercio, due dei quali potranno nascere a Torino. La somma – messa a disposizione a bilancio dall’assessore al Bilancio e Attività Produttive Andrea Tronzano – sarà assegnata tramite un bando che verrà pubblicato nelle prossime settimane e consentirà di intervenire con un sostegno di 20mila euro per ogni nuovo distretto.

Spiega l’assesssore Bongioanni: «Ho fatto questa delibera per soddisfare una forte richiesta del territorio che chiede di avere sul territorio altri Distretti del commercio, strumenti che in tutto il Piemonte si stanno rivelando uno strumento strategico per contrastare la desertificazione commerciale, per sostenere l’organizzazione e il miglioramento dei servizi al servizio delle comunità e rilanciare gli esercizi di vicinato. Proprio per questo, con questa delibera, ho modificato la normativa precedente togliendo il vincolo che prevedeva che Torino potesse avere al massimo due distretti, portando a tre il numero istituibile. Una scelta che consente una copertura ancora più capillare dell’area urbana e più rispondente alle specifiche esigenze di ogni quartiere».

Commentano il vicepresidente della Giunta regionale Maurizio Marrone e l’assessore Tronzano«Un distretto commerciale forte è anche un presidio di vitalità e controllo del territorio, e quindi di sicurezza sociale in contesti periferici e difficili. Con particolare riferimento alle periferie urbane di Torino, i negozianti che tengono esercizi di prossimità a fronteggiare spaccate e degrado sono eroi che devono trovare al loro fianco le istituzioni. Per questo motivo, poter accompagnare la nascita di due nuovi distretti in Torino è un intervento di straordinaria importanza per rilanciare il commercio di prossimità, con tutto il volano di effetti positivi che esso porta con sé per il tessuto urbano e i suoi abitanti».

Il bando è rivolto alle Amministrazioni comunali. La spesa progettuale ammissibile per l’istituzione di un nuovo Distretto ammonta a 25mila euro: le agevolazioni concesse della Regione Piemonte coprono fino all’80% della spesa, ossia 20mila euro per ogni progetto. Condizione necessaria per l’attivazione del Distretto è un protocollo d’intesa stipulato tra l’Amministrazione comunale (o le Amministrazioni comunali nel caso di Distretto diffuso) e almeno una fra le associazioni imprenditoriali maggiormente rappresentative per il settore del commercio a livello provinciale. In aggiunta a questi partner stabili possono aderire al Distretto altri soggetti interessati. È prevista l’istituzione di un solo Distretto Urbano per ogni Comune, con l’eccezione del Comune capoluogo di Regione che potrà procedere all’istituzione di ulteriori due Distretti oltre a quello già esistente, per un massimo di tre Distretti del Commercio.

Torino ha attualmente un Distretto Urbano del CommercioL’area del Distretto di Torino include il centro storico della città e altre zone limitrofe che comprendono piazza Vittorio Veneto e i Murazzi, Porta Palazzo e l’ambito di Borgo Dora, San Salvario, Vanchiglia e gli assi commerciali di via Sacchi e via Nizza, piazza Statuto. Si tratta di un’area che ospita circa 7.800 esercenti, più di 200 attività ricettive1.690 esercizi pubblici di somministrazione, oltre ad alcune centinaia di attività di servizi alla persona. Da tempo le associazioni di categoria sottolineano come un solo distretto sia ormai inadeguato per rispondere alle dimensioni territoriali del capoluogo, per capacità di copertura del territorio e rispondenza alle caratteristiche specifiche e al tessuto economico composito dei diversi quartieri.

Con i nuovi 5 Distretti del Commercio il numero di quelli attivati in Piemonte salirà a 103, di cui 78 già operativi e 20 in corso di avviamento.

Cosa potrà essere finanziato attraverso questo intervento?

– Spese per la definizione e sottoscrizione del protocollo d’intesa obbligatorio necessario all’individuazione, funzionamento e costituzione del Distretto del Commercio, comprensive di attività di accompagnamento al partenariato, consulenze specialistiche, attività di informazione, ecc.

– Spese per la predisposizione del programma strategico di interventi per il Distretto del Commercio, comprensive di analisi sul tessuto economico del territorio interessato, approfondimenti specialistici, ecc.

– Spese di formazione, di comunicazione e di marketing territoriale per il coinvolgimento del maggior numero possibile di imprese del commercio nell’esperienza del Distretto del Commercio e per la promozione dell’iniziativa

– Eventuali spese di incarico di un manager di Distretto.

Francesco Rondinelli presidente del Banco Alimentare del Piemonte

 

Nel 2025 distribuite 10 mila tonnellate di cibo

10 mila tonnellate di cibo , precisamente 9664, con un aumento di 2136 rispetto al 2024 (+28,4%) sono state raccolte nel corso del 2025 dal Banco Alimentare del Piemonte e distribuite a 111026 persone in difficoltà, tramite 560 organizzazioni partner territoriali convenzionate. Sono questi i  numeri più significativi del Bilancio Sociale 2025 presentati in una conferenza stampa cui hanno partecipato Maurizio Marrone, Vicepresidente e Assessore alle Politiche Sociali della Regione Piemonte, e Jacopo Rosatelli, Assessore alle Politiche Sociali della Città di Torino.
Il Banco Alimentare del Piemonte ha completato il passaggio da Organizzazione di Volontariato a Fondazione  e ha annunciato anche il cambio di governance. Dopo venti anni di impegno e tre mandati come Presidente, Salvatore Collarino ha deciso di concludere il proprio mandato e passare il testimone a Francesco Rondinelli, manager con consolidata esperienza internazionale. È  stato anche presentato il progetto di inclusione sociale,  che ha l’obiettivo di far uscire dalla condizione di indigenza le persone in difficoltà alimentare.

Non solo cibo. Il Banco Alimentare, nell’ambito del Programma Nazionale Inclusione e Lotta alla Povertà,  promosso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, sta sviluppando l’area Inclusione Sociale, con l’obiettivo di ampliare e consolidare interventi strutturati a sostegno delle persone più  vulnerabili.  L’area di Inclusione Sociale si occupa di diverse tematiche,  tra cui educazione alimentare, salute e benessere, lavoro, economia familiare, e si rivolge alle categorie a maggior rischio di esclusione sociale, quelle già aiutate a livello alimentare tramite le organizzazioni partner territoriali.  Ogni percorso include contenuti informativi, laboratori, workshop, materiali educativi e attività con partner del settore, con l’obiettivo di costruire un sistema capace di accompagnare le persone in difficoltà verso un futuro più consapevole, attivo e partecipato. Lo sportello pilota di Asti è  stato inaugurato nell’ottobre 2024, nel 2025 sono già stati inaugurati lo sportello di Biella  e il primo di quelli che verranno aperti a Torino.

Concluso il corso per direttori amministrativi delle aziende sanitarie

Si è  svolta il 7 maggio ad Alessandria la giornata conclusiva del primo corso regionale rivolto a Direttori amministrativi delle ASL del Piemonte, un percorso formativo innovativo ideato da Regione Piemonte e coordinato da DAIRI, Dipartimento Attività Integrate Ricerca e Innovazione, sviluppato nell’arco di diversi mesi attraverso momenti di approfondimento, confronto e condivisione tra professionisti del sistema sanitario regionale.
L’iniziativa rappresenta un passaggio significativo nel percorso di rafforzamento delle competenze manageriali e amministrative della sanità piemontese, anche alla luce dell’istituzione dell’albo dei Direttori Amministrativi, previsto in analogia con quello già esistente per i Direttori Sanitari.
Il corso ha affrontato temi legati alla programmazione sanitaria, alla governance pubblica, alla sostenibilità economica, alla gestione dei processi complessi, alla digitalizzazione, al management, alla trasparenza amministrativa e all’innovazione organizzativa, con l’obiettivo di costruire una comunità professionale sempre più preparata ad affrontare le trasformazioni della sanità contemporanea.
“La crescita delle competenze manageriali e amministrative rappresenta oggi una leva fondamentale per sostenere l’evoluzione del sistema sanitario pubblico – ha evidenziato Antonio Maconi, direttore del DAIRI – Questo percorso ha dimostrato quanto sia importante investire  nella formazione come strumento di sviluppo organizzativo, di innovazione e di integrazione”.

“L’istituzione dell’Albo dei Direttori Amministrativi rappresenta un passaggio importante per il sistema sanitario piemontese – ha sottolineato l’assessore alla Sanità della Regione Piemonte Federico Riboldi – Oggi infatti la complessità organizzativa, normativa ed economica richiede figure sempre più preparate, capaci di accompagnare i processi di innovazione, sostenibilità e governo del sistema pubblico. Desidero rivolgere un ringraziamento al DAIRI per il lavoro svolto nell’organizzazione di questo progetto e ad Antonio Maconi per la capacità di costruire percorsi innovativi che integrano formazione, ricerca e sviluppo organizzativo”.

A Nichelino Women’s power party per la prevenzione dei tumori femminili

Dall’8 al 10 maggio Nichelino si trasforma  nella capitale della prevenzione e per tre giorni via Torricelli diventa un vero e proprio villaggio dedicato al benessere femminile e alla cultura della cura di sé.  L’iniziativa è  intitolata “Women’s Power Party. Il Ranch della Salute” e rappresenta un’esperienza comunitaria pensata per porre la salute femminile al centro dell’agenda cittadina. Grazie alla collaborazione con istituzioni e realtà mediche del territorio, le cittadine potranno accedere a screening gratuiti e consulenze con specialisti. Come focus la diagnosi precoce e la prevenzione oncologica, oltre che incontri diretti con medici e operatori del settore per chiarire dubbi e ricevere orientamenti.
La salute non passa soltanto attraverso gli esami clinici, ma anche attraverso le scelte quotidiane. Il ‘Ranch della Salute’ propone un programma ricco di attività pratiche per rigenerare corpo e mente.  L’evento sarà anche un momento di aggregazione sociale e il villaggio ospiterà talk e testimonianze in cui i pazienti e i medici potranno confrontarsi apertamente, abbattendo la barriera tra camice bianco e cittadino. Saranno anche presenti spazi ludici in cui le famiglie e i bambini potranno godere di un’atmosfera accogliente e festosa.

Mara Martellotta

Dalla Regione i fondi per la sicurezza delle piste da sci

Assegnati dalla Regione Piemonte contributi per un importo complessivo di 4.484.000 euro destinati alla sicurezza delle aree sciabili e al sostegno della gestione degli impianti di risalita.

Viene così assicurata la copertura finanziaria di tutte le 43 istanze pervenute dai gestori operanti sull’intero arco alpino piemontese, confermando la piena operatività della programmazione regionale per la stagione 2024/2025.

«Il sistema neve piemontese è un’infrastruttura essenziale per l’economia e la tenuta sociale delle nostre valli – dichiara l’assessore regionale allo Sviluppo della Montagna e Sistema Neve Marco Gallo – Garantire piste sicure e impianti efficienti non è solo un sostegno al turismo, ma un investimento necessario per mantenere la montagna viva, abitata e competitiva. Con questo stanziamento rispondiamo alle esigenze dei 43 comprensori piemontesi che hanno richiesto il supporto della Regione: un atto che riconosce l’eccellenza internazionale delle grandi stazioni e, al contempo, il valore insostituibile dei piccoli impianti, attori determinanti per l’equilibrio e lo sviluppo delle proprie vallate».

Il sistema di finanziamento si fonda sulla legge regionale n.2 del 2009, con cui il Piemonte disciplina in modo organico la sicurezza nella pratica degli sport montani e la gestione delle aree sciabili. La norma stabilisce il principio secondo cui la garanzia di condizioni di sicurezza e il mantenimento delle infrastrutture sciistiche non sono semplici attività commerciali, ma servizi di interesse generale necessari per lo sviluppo economico e la tutela dell’incolumità pubblica nelle terre alte.

Nello specifico, la dotazione finanziaria è ripartita tra soggetti privati (4.410.000 euro) e amministrazioni pubbliche (74.200 euro) e interviene su due linee previste dalla legge: quella dedicata alla tutela della salute degli utenti, al soccorso sulle piste e all’innevamento programmato, e quella finalizzata al supporto delle spese di gestione per le microstazioni, presidi essenziali per l’economia locale.

L’architettura del provvedimento pone la massima priorità alla prevenzione: il 90% degli stanziamenti è vincolato a interventi diretti per la sicurezza e la tenuta del manto nevoso. Il sostegno alle microstazioni garantisce invece la copertura dei costi operativi indispensabili per mantenere aperti impianti che, per molte comunità, rappresentano la principale infrastruttura di servizio e di prossimità.

Senza i cattolici non c’è il Centro

LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo

il Centro, o meglio “la politica di centro” per dirla con i grandi leader e statisti della Dc, nel nostro paese e per molti decenni è coinciso principalmente, se non quasi esclusivamente, con la presenza e l’impegno politico dei cattolici. E quando parlo dei cattolici non mi riferisco, come ovvio e persin scontato, ad un fatto confessionale o peggio ancora di natura clericale. Ma semmai, e al contrario, alla cultura, al pensiero, alla storia e alla tradizione del cattolicesimo democratico, popolare e sociale italiano. Certo, è questa una considerazione che nel nostro paese ha caratterizzato 50 anni di vita democratica con l’esperienza concreta, politica e di governo, della Democrazia Cristiana. Ma anche dopo il tramonto della Dc quella cultura ha contribuito, seppur in forme e modalità diverse, a giocare un ruolo importante anche se non più decisivo nella costruzione di un centro riformista e di governo e nella definizione di una vera e credibile “politica di centro”. E non è caso, del resto, se il progressivo indebolimento di un centro riformista e di governo è andato di pari passo con l’affievolirsi, e quasi sino alla scomparsa, della presenza attiva, e laica, dei cattolici nella cittadella politica italiana. Ora, è altrettanto vero che il centro nel nostro paese non si esaurisce affatto con la presenza pubblica dei cattolici. È un dato di fatto che per lunghi 50 anni la Dc ha potuto governare questo paese grazie all’appoggio e al ruolo determinante di altre culture politiche di ispirazione centrista e riformista: da quella repubblicana a quella liberale, da quella socialdemocratica ad alcune componenti della galassia socialista. Ma è di tutta evidenza, comunque sia e al di là della storia democratica del nostro paese, che il centro è sostanzialmente coinciso con la cultura e il pensiero del cattolicesimo politico italiano. E la controprova migliore arriva dagli stessi storici detrattori dell’esperienza della Dc quando evidenziano oggi, in modo quasi ossessivo riferendosi alle vicende politiche contemporanee, che il centro si è dissolto dopo la scomparsa della Dc e della sua qualificata classe dirigente e anche dopo il sostanziale fallimento di tutti quegli esperimenti politici di marca cattolica che sono stati messi in campo dopo il blasonato “partito cattolico”. Ecco perchè, e in vista delle elezioni del 2027, si può riparlare seriamente di centro e di “politica di centro” solo se la storica cultura che ha ispirato e caratterizzato quella presenza politica ritorna ad avere un ruolo nelle dinamiche concrete della politica italiana. Certo, molto dipende dalla volontà, dal coraggio e dall’intelligenza degli esponenti della cultura cattolica più sensibili alla dimensione politica ma, al contempo, non ci si può non rendere conto che, senza un centro visibile e protagonista, la radicalizzazione della lotta politica non demorde. Ed è perfettamente inutile auspicare un “pareggio elettorale” in vista del voto del 2027 funzionale alla ricostruzione di una posizione politica “mediana” o di centro. E questo perchè lo scenario elettorale del “pareggio” è solo e soltanto funzionale ad una nuova stagione consociativa dominata dalle opposte derive del trasformismo politico da un lato e dall’opportunismo parlamentare dall’altro. Dunque, il centro e una politica di centro si riscoprono e si rilanciano solo attraverso le armi della politica e della cultura politica. E, sotto questo versante, ancora una volta il pensiero e la tradizione del cattolicesimo politico italiano saranno decisivi e determinanti.