ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 712

Tanto si perde. Anatomia dello psicodramma, dalla crisi del Lungo al suicidio del centrodestra

AVVISTAMENTI / di EffeVi

Poi ci sono i revenants e i grillini che leccano il gelato. Mentre i provvidi leghisti, che hanno appena eletto un giovane di occhio svelto come Riccardo Molinari, lasciano che a Torino scorra il sangue e si concentrano per vincere, da soli, nella città-simbolo di Novara

chiampafassino

Per capire qualcosa della incerta partita in corso a Torino, intanto conviene partire da lì, dal suicidio finale del centrodestra subalpino. “Tanto si perde”: non è lucida rassegnazione, quanto un imperativo morale, una dottrina strategica, uno specchio del principe per gli ultimi berlusconiani.

Intanto, va ricordato, non necessariamente si perde: ancora a dicembre tutti i sondaggi davano Fassino in testa, i grillini secondi a un’incollatura dal centrodestra, purché unito: ovvero, ballottaggio con esiti finali consegnati al riporto tra Torinesi non fassiniani, che restano maggioranza .

FASSINO BABBO NATALEPiero Fassino è un uomo che non si spaventa facilmente: giganteggia sulla mediocrità del PD locale e, con la sua squadra di inossidabili ex-Pci anni ’80 (incarnata plasticamente dall’onnipresente Giancarlo Quagliotti, storico ufficiale di collegamento tra il partito e mondi importanti come la Fiat e il gruppo Gavio), sta tenendo faticosamente sulle sue spalle un sistema al limite dell’implosione. Il modello dell’età aurea di Chiamparino ha il fiato corto: un modello, potremmo dire, “cosmetico”, fondato sul governo del consenso attraverso i circenses, sull’utilizzo sapiente dell’orgoglio provinciale dei Torinesi e sulla robusta penetrazione della politica nella società: oggi il sindaco di Torino, tra la macchina comunale, le 32 società partecipate e gli 86 enti e fondazioni controllate, è di gran lunga il principale datore di lavoro nell’area metropolitana; di qui discendono anche i rapporti necessariamente incestuosi intorno ad appalti e servizi pubblici, con una serie di infortuni e scandaletti che hanno fatto scrivere abbondantemente, appunto, di un “sistema Torino”gazebo forza italia

Un sistema che, con l’asciugarsi dei trasferimenti per grandi eventi, è oggi al collasso. Neanche la più brillante campagna di comunicazione potrebbe coprire ulteriormente i primati negativi di Torino: caduta del PIL, prima città in Italia per debito finanziario, seconda per sfratti, al primo posto nel Nord per disoccupazione giovanile, quarta in Italia per reati in generale, con una qualità della vita in discesa per criminalità, scarsa coesione sociale, depauperamento della forza lavoro.

mole rosa 2015La prossima fine del sistema Torino è avvertita in maniera molto chiara, visto che pezzi dell’establishment si stanno rapidamente distanziando o addirittura riposizionando, rendendo Fassino-Atlante (noto come “il Lungo”) sempre più ansioso di raccattare tutto il possibile per tentare di salvarsi senza ballottaggio.

E qui torna utile l’ultimo aiutino del centrodestra residuale, quello del “tanto si perde” – e perciò tanto vale aiutare l’amico Piero, ché con lui si ragiona. Certo, appare molto lontana l’età aurea della “concordia” come sistema di governo: i tempi delle Olimpiadi, in cui Enzo Ghigo per la Regione e Sergio Chiamparino dal capoluogo erano i dioscuri di un sistema che aveva anticipato il “partito della Nazione”, con la gestione in comune delle robuste commesse pubbliche, attraverso una rigida divisione delle sfere di influenza nell’economia e nella società piemontese. E dovranno riflettere gli adepti della dottrina, molto diffusa nell’ex-PdL, di leale opposizione di sua maestà, che per bon ton hanno evitato di ostacolare le manovre del PD sulle fondazioni bancarie, piuttosto che le varianti urbanistiche a scopo di cosmetica di bilancio. Allo stesso modo, dovranno reinventarsi professionalmente quegli esponenti politici che avevano fatto del “tanto si perde” un vero business, che comportava di solito andare a sbraitare in televisione o in piazza e poi salire in ufficio e trattare laicamente di nomine e appalti, a condizione di abbaiare molto e di non mordere mai.

napoli osvaldoLa tesi del complotto pro-Fassino ha preso quota quando i “tantosiperdisti” hanno provato a candidare contro Fassino proprio l’uomo che ne è il comprimario, ovvero il simpatico 71enne ex-deputato, ex-sindaco di un paese di valle, e mai attivo politicamente in città, come Osvaldo Napoli, tuttora presidente di una controllata di Anci. Va ricordato infatti che per questo incarico l’ex deputato Napoli riceve un compenso stabilito motu proprio – e in contrasto con il parere del CdA di Anci – dallo stesso Fassino.

Se poi aggiungiamo che esponenti storici di questo centrodestra “collaborativo”, come Michele Vietti ed Enzo Ghigo, sono passati dall’appoggio discreto al sostegno pubblico, con tanto di interviste e di candidature di amici e collaboratori nelle liste a sostegno di Fassino, diventa difficile non vedere il consolidarsi di un “partito della nazione” sotto la Mole.

Non a caso i provvidi leghisti, che hanno appena eletto un giovane di occhio svelto come Riccardo Molinari, lasciano che a Torino scorra il sangue e si concentrano per vincere, da soli, nella città-simbolo di Novara , contando di fare comunque un buon risultato (da soli o in coalizione con liste civiche) per il semplice fatto di essere i soli fuori dal gioco, guardando a destra.

rosso robertoOssia, non esattamente i soli: perché di fatto a destra si posiziona la curiosa candidatura del revenant Roberto Rosso: l’uomo che nel 2001 portò Forza Italia al 32%, arrivando vicino a sloggiare Chiamparino da Palazzo Civico, torna oggi alla guida di una strana combinazione di Udc e liste di appoggio che si collocano al centro, ma utilizzano slogan che farebbero impallidire Le Pen padre. Un’operazione che ricorda un po’ le rivolte contadine medievali: raccoglie gli esclusi, presenta rivendicazioni forti, e spera poi di essere ricevuto dal principe per ottenere concessioni ; non è infatti difficile vedere dietro Rosso l’ombra di Vito Bonsignore, che vuole a ogni costo sedere al tavolo di quelli che hanno fornito a Fassino l’aiuto indispensabile a salvarsi.

Resta da capire chi sia, in realtà, la vera novità della campagna, la candidata “sindaca” (come amanoappendino dire da quelle parti) Chiara Appendino del M5S. Già il compiacente trattamento che le riserva quotidianamente La Stampa fa pensare a Longanesi: lei la rivoluzione non la farà di sicuro, perché se non la conosciamo, conosciamo bene la famiglia e il mondo da cui proviene. Un mondo Unione Industriale e Fiat, biennio in Economia e Commercio con stage e tesi su “valutazione parco calciatori” presso la Juventus F.C. S.p.A., non proprio una multinazionale dove parentele e relazioni personali non pesino. La buona Chiara potrà esibire cappelli peruviani e targhette “no oil”, ma insomma, Torino è una città di provincia e non è difficile capire che per estrazione, censo e stile di vita, una volta scesa dal palcoscenico, la persona presenta un profilo differente da quello classico del grillino scappato di casa.

unita novelli jottiSarà per questo che un eventuale vittoria dei grillini a Palazzo Civico non spaventa più di tanto certo establishment: certo, c’è da temere un’infornata di consiglieri “analfabeti” e di assessori incompetenti (ma poi nulla che non si sia già visto). Ma la buona “sindaca”, in fondo, viene da quella Torino che, senza troppo clamore, comanda sempre e comunque; saprà tenere le redini, l’amministrazione è un fatto tecnico, avete visto a Parma. E quanto ne segue. I più vecchi ricorderanno il terrore del 1975, quando arrivò a Palazzo Civico un Diego Novelli con una maggioranza Pci dura e ferrigna. Si pensava a Cuba o al Cile di Allende: epurazioni, espropri, persecuzioni politiche e poliziesche, la gogna per i preti e i buoni borghesi. In pochi mesi si vide che erano timori infondati, che persino con i comunisti (figuriamoci con i radical-chic anni ’70 o 2.0) chi comanda davvero può ragionare. E che anzi con i comunisti è più facile intendersi perché hanno lo zelo del neofita: l’espressione, ferocemente torinese, fu: “hanno berliccato il gelato”. Per dire: sono pronti ad accomodarsi a tavola.

Ecco, l’impressione è che la candidata del M5S a Torino sia il grillismo dal volto umano, nata in un mondo dove il gelato è sempre in tavola. Forse, anche più interessante dello stesso vecchio Piero, tanto Lungo quanto logorato.

 

La città della Fiat e l'auto in condivisione, a grandi passi verso la smart mobility

I vantaggi di guidare una shared car sono indubbiamente considerevoli: riduzione dei costi fissi di manutenzione per coloro che utilizzano l’auto per spostamenti brevi, accesso alla ZTL e, dal lato della vivibilità urbana, minor numero di veicoli per servire un maggior numero di persone – in media, un’auto condivisa sostituisce quindici auto di proprietà – sebbene l’utilizzo dell’auto in condivisione sia conveniente solo al di sotto di un kilometraggio massimo (tra i 5000 e i 7000 km all’anno)

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Torino, novembre 2002: ha inizio il progetto “IoGuido” per la mobilità sostenibile, il servizio di carsharing gestito da CarCityClub, società a capitale misto GTT, Leasys e AMC. L’obiettivo? Ridurre l’impatto e la congestione causata dall’alto numero di veicoli circolanti in città, fonte di considerevole abbassamento della qualità della vita e di elevati livelli di inquinamento.
Nella città che è stata il centro nevralgico della produzione automobilistica italiana, e che è al secondo posto in Italia per quanto riguarda il rapporto abitanti-autovetture – 850 auto ogni 100 abitanti, seconda solo a Roma -, si può parlare di rivoluzione copernicana nella percezione dell’auto, uno slittamento dall’accesso alla proprietà all’accesso alla soddisfazione del bisogno di trasporto.park car sharing

Certo, non è questo l’inizio della pratica del carsharing in sè e per sè, in quanto esso affonda le sue radici addirittura negli anni Cinquanta, a Zurigo, e per i primi, consistenti, prodromi della diffusione delle car-sharing organizations deve far riferimento alla Francia e all’Olanda degli anni Settanta e Ottanta.

Dal 2002 ad oggi, poi, sempre più forti si sono fatte le spinte economico-sociali promotrici dell’economia dell’accesso (in vece di quella della proprietà). La crisi del 2008, da una parte, e il sempre maggior desiderio di vivibilità all’interno del contesto cittadino, nonchè la dilagante e crescente sensibilità ambientale, dall’altra, hanno favorito lo sviluppo delle car-sharing organization, tanto che nell’aprile 2015, dopo Milano, Roma e Firenze, Torino ha aperto le porte a Enjoy e Car2Go, servizi di carsharing free-flow.

car sharing
Al contrario della flotta appartenente a IoGuido, infatti, le Fiat 500 e le SmartForTwo dei servizi in questione si possono posteggiare in qualsiasi parcheggio interno al perimetro dell’area urbana torinese, ivi compresi i parcheggi blu, di cui esse possono fruire gratuitamente, e il loro accesso è consentito tramite app per smartphone, senza la necessità di prenotazione (obbligatoria, invece, per le auto del CarCityClub).

I vantaggi di guidare una shared car sono indubbiamente considerevoli: riduzione dei costi fissi di manutenzione per coloro che utilizzano l’auto per spostamenti brevi, accesso alla ZTL e, dal lato della vivibilità urbana, minor numero di veicoli per servire un maggior numero di persone – in media, un’auto condivisa sostituisce quindici auto di proprietà – sebbene l’utilizzo dell’auto in condivisione sia conveniente solo al di sotto di un kilometraggio massimo (tra i 5000 e i 7000 km all’anno). Certo è, comunque, che in un contesto di crescente urbanizzazione ed inquinamento, il carsharing può risultare uno strumento efficace e di larga adesione per attutire tali problemi e ridurre l’incidenza dell’auto nel progressivo peggioramento della qualità della vita in aree urbane.car sharing33

Leader nell’adesione alla sharing mobility è, in Italia, la città di Milano, che costituisce l’80% del mercato delle car-sharing organizations, e per prima ha introdotto il sistema free-flow (dicembre 2013); inoltre, dal luglio 2015, i milanesi possono usufruire dell’implementazione di 150 scooter della flotta Enjoy, noleggiabili con gli stessi schemi delle auto. L’appetibilità del mercato milanese ha consentito la sua penetrazione da parte di nuove organizzazioni, quali Share’n Go (che utilizza veicoli elettrici) e Twist, e ha contestualmente permesso l’adozione di una flotta più consistente , sia per quanto concerne le 500 del gruppo ENI (944 veicoli contro i 400 di Torino), che per le Smart del gruppo Daimler-Benz (700 contro le 450 torinesi), ma il Turin Action Plan for Energy, stilato in previsione di una riduzione delle emissioni di CO2 di 1 360 941 tonnellate dal 20015 al 2020, presenta tra gli strumenti per la razionalizzazione del trasporto privato, anche l’incentivazione e l’estensione del servizio di car-sharing.

tabella car sharing

La città piemontese, inoltre, da marzo 2016 vedrà l’introduzione del car-sharing elettrico, gestito da BlueSolution del gruppo Bollorè, la cui prima BlueCar venne progettata al fianco di Pininfarina, e la cui costruzione è sita a Bairo, nel Canavese; l’obiettivo è arrivare, dalle 30 vetture iniziali e le 15 colonnine di ricarica, ad una flotta di 400 veicoli e 700 colonnine di ricarica aperte anche ai privati. Una Torino che si avvia a grandi passi ad essere sempre più smart.

Veronica Bosco

(foto: il Torinese)

La tutela dei consumatori in Europa

Consumatoriuno“Strumenti alternativi di risoluzione delle controversie transfrontaliere. Italia e Spagna a confronto”

Tutela del consumatore, codice del consumo e mercato europeo: sono questi i temi del corso di perfezionamento organizzato dallo Iuc (International university college of Turin), e dall’Ecu (European consumers union). A Palazzo Lascaris, si è tenuto il convegno che ha messo a confronto le esperienze tra l’Italia e la Spagna.L’evento, intitolato “Strumenti alternativi di risoluzione delle controversie transfrontaliere. Italia e Spagna a confronto”, ha previsto anche un’occasione di offerta formativa con accreditamento presso il Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Torino.I lavori hanno evidenziato come il diritto dei consumatori abbia assunto negli ultimi anni una grande centralità nel panorama giuridico nazionale, rappresentando altresì un settore in cui l’armonizzazione comunitaria ha certamente prodotto un buon risultato. Si tratta di una disciplina articolata e complessa, dotata di numerose specificità, le quali richiedono un particolare approfondimento, anche rivolto alle più interessanti decisioni giurisprudenziali.Dopo i saluti  di Bartolomeo Grippo dell’Ordine degli avvocati di Torino, e di Abogado Marìa Jesùs Garcìa de Miguel, console onorario di Spagna a Torino,  le varie  relazioni – tra le quali anche quella del Comitato regionale per le Comunicazioni del Piemonte (Corecom) –  hanno cercato di capire e interpretare al meglio le normative vigenti, rapportandole con i principi generali del nostro ordinamento che certamente non possono essere sacrificati in nome della specializzazione professionale. Oltre ad affrontare i temi classici legati alla tutela dei consumatori è stata fatta una lettura critica dell’impianto normativo esistente, verificando anche quali siano oggi gli strumenti per contribuire all’affermazione di un consumo alternativo in forza del quale l’individuo cessa di agire come strumento di realizzazione del mercato – secondo l’interpretazione dominante in materia – per compiere scelte di consumo non mosse esclusivamente da ragioni economiche ma volte a valorizzare posizioni etiche o politiche. Manuel Feliu Rey e Migle Laukyte, entrambi dell’ Universidad Carlos III de Madrid, hanno spiegato come in Spagna il consumatore non sia inquadrato dal legislatore come soggetto fisico, ma come giuridico. Ciò comporta ad esempio il riconoscimento dell’imprenditore come consumatore, condizione condizione che ad esempio lo relazione in maniera differente con gli istituti bancari rispetto all’Italia.

Il convegno ha poi messo in evidenza come il proliferare di scelte di consumo collettivo (si pensi all’esperienza dei gruppi di acquisto solidale o collettivo), il rifiuto di acquistare merci realizzate da determinati produttori così come una maggiore sensibilità a rifiutare che alcuni beni siano oggetto di processi di commodificazione e rimessi alle logiche del mercato, rappresentino alcune delle tendenze che oggi devono interessare il diritto dei consumatori, ossia quello dell’individuo passivo da proteggere perchè sempre soggetto debole sul mercato.

 

www.cr.piemonte.it

Studenti e lavoratori? Con l'apprendistato duale il Piemonte è regione laboratorio

OPERAIO LAVOROREGIONE PALAZZO
Consentirà anche gli studenti di licei, accademie di Belle arti, conservatori musicali, oltre che di istituti tecnici e professionali, di essere assunti come apprendisti

Lezioni, esami e soprattutto formazione in azienda,  in ufficio e nei laboratori. E’ il sistema duale in Apprendistato che, nelle intenzioni della Regione,  consentirà anche gli studenti di licei, accademie di Belle arti, conservatori musicali, oltre che di istituti tecnici e professionali, di essere assunti in apprendistato acquisendo il doppio status di “studente” e “lavoratore”.

La Regione Piemonte ha  appena siglato  un protocollo d’intesa che regolamenta i contenuti formativi e gli aspetti contrattuali dell’ apprendistato duale. Per la prima volta sindacati, associazioni imprenditoriali, Atenei e Ufficio Scolastico Regionale si sono riuniti attorno a un tavolo. L’accordo consentirà ai giovani tra i 15 e i 29 anni di conseguire, spiegano in Regione ” tutti i titoli di studio previsti dall’ordinamento italiano ed europeo, dalla qualifica professionale al dottorato di ricerca, lavorando, alternando cioè momenti di formazione a scuola e in azienda, attraverso i percorsi previsti dall’Apprendistato di 1° livello e da quello di Alta formazione e ricerca. Dei 72 milioni di euro che la Regione mette a disposizione dell’offerta formativa per tutte le tipologie di apprendistato, circa 26 saranno destinati all’apprendistato duale”.

Novità anche per  le imprese che assumeranno in apprendistato o che ospiteranno studenti in alternanza scuola-lavoro: potranno godere di una serie di benefici fiscali e contributivi grazie ai quali sarà possibile realizzare una riduzione del costo del lavoro e una semplificazione gestionale, come  l’azzeramento dei costi per la formazione svolta a scuola, la diminuzione al 10% di quelli per la formazione interna all’azienda e  la riduzione dal 10 al 5% dell’aliquota di contribuzione per le imprese con più di nove dipendenti.

“L’apprendistato duale – spiega l’assessore all’Istruzione, Formazione Professionale e Lavoro, Gianna Pentenero – permetterà di collegare in modo più veloce ed efficace l’offerta formativa con la domanda delle imprese e la programmazione didattica con le necessità del sistema produttivo, contrastando così la dispersione scolastica e favorendo l’occupabilità giovanile. Un sistema nel quale formazione e lavoro si raccordano organicamente, grazie all’integrazione di apprendimenti in aula ed in azienda, tra teoria e pratica, che permetteranno di rafforzare il legame tra gli indirizzi di studio scelti dai nostri ragazzi e i fabbisogni di competenze delle imprese”.

Al momento dell’accordo c’era anche il sottosegretario al Lavoro, Luigi Bobba: “le imprese – ha sottolineato – non avranno alcun obbligo di assumere l’apprendista e il nuovo contratto costerà il 60-65% in meno del precedente perché si pagheranno solo le ore di lavoro e non quelle di formazione esterna, mentre la formazione interna sarà pagata al 10%. Così facendo si mira a rendere più stringente il collegamento fra mondo dello studio e realtà del lavoro”.

 www.regione.piemonte.it

Sondaggio web: quali problemi gli aspiranti sindaci di Torino dovrebbero affrontare?

comune palazzo civicomole vittorioVi proponiamo una selezione dei commenti pubblicati su Fb

Le elezioni comunali si stanno avvicinando. Il “Torinese” ha proposto un sondaggio sulla propria pagina Facebook per conoscere le opinioni dei lettori: quali sono i problemi della città che gli aspiranti alla carica di sindaco delle varie forze politiche dovrebbero prendere maggiormente a cuore? Sicurezza, lavoro, degrado delle periferie? Questi tre temi, in effetti, sono stati i più citati. ma anche l’immigrazione incontrollata, le magagne delle scuole, l’inquinamento e altri aspetti sono stati citati dai lettori, Ecco una selezione dei commenti pubblicati su Fb.

(Foto: il Torinese)

Charlie Gambino Troppi immigrati La città e pulita solo nelle zone dove risiedono persone ricche le periferie sono uno schifo e più case popolari agli italiani hanno prima diritto loro Torino e di sinistra e favorisce molto gli stranieri e uno schifo caro Fassino speriamo tu sparisca sei una vergogna di sindaco

Mario Fracchia Sicurezza e periferie abbandonate, con la sicurezza formazione giovani come tutori dell’ordine quanti vigili nuovi ci sono in 365 giorni a Torino, qualcuno me lo sa dire? Se i concorsi sono 1 ogni morte di papa la sicurezza sarà sempre una chimera.

Roberto Castelli E’ veramente squallido vedere come una via di prestigio come Corso Giulio Cesare sia scaduta in un modo vergognoso. Solo ignobili attività commerciali arabe, cinesi ed africane. Gente inquietante. Palazzi sudici e fortissimo senso di insicurezza soprattutto nelle ore serali. Non si tollera più questa invasione di extracomunitari che hanno fortemente degradato tutta la zona di Barriera facendo crollare anche il valore degli immobili e chiudere tutti gli eleganti negozi italiani. Sono troppo arroganti e “TROPPI”.

Maria Gariglio Le periferie sono abbandonate a se stesse, c’è mal costume e dico “MAL COSTUME ” in ogni angolo, chi ha il dovere di controllare ? perchè non si fa niente, o siamo noi che ormai ci siamo abituati a tutto questo, poi ci fanno vedere il salotto buono di Torino, ma non le schifezze che ci sono intorno………………….

Marco Arianna Montoro Interessamento alle materne o scuole della infanzia il passaggio da comunali a statali che avvera a breve….attenzione massima quindi ai bambini e alle scuole punto di formazione basilare per poter crescere ottimi cittadini….grazie….

Donato Palmieri 1 Lavoro, bisogna incentivare gli investimenti in città con detassazioni,2,eccesso di immigrazione, che crea competizione sul lavoro con le fascie sociali più deboli e meno specializzate e per il welfare di uni e altri che aumenta il fabbisogno

Carmela Cocozza Che tutti gli abitanti della città RISPETTINO le leggi le regole e le abitudini .. Senza se e senza ma….RISPETTO!!!!

Giuseppe Marsiglia il sistema delle cooperative edilizie rosse che sfruttano i soci e arricchiscono i soliti dirigenti é amici…

Tatiana Yael S sporcizia, automobilisti che guidano “allegramente” tanto da rendere la vita dei pedoni pericolosa, inquinamento dell’aria e acustico, mancanza di lavoro, incapacità da parte di molti cittadini di seguire le elementari regole del vivere civile

Giovanna Mare Più controlli più pattuglie ma forse gli agenti a piedi é meglio vedi piu cose di quelle che vedi in macchina più sicurezza in strada anche di sera

Silvy Degola Pulizia, sicurezza, microcriminalità, nomadi, droga e spaccio, prostituzione, disoccupazione. .. serve altro?trasporto pubblico, sanità…e scuola. Pacchetto completo.

Futuro Nuovo L’immigrazione selvaggia, senza un progetto d’ accoglienza e un crimine e dovrebbe essere punito penalmente.Vittime in primis sono gli emigrati illusi da un eldorado inesistente,dai trasformisti della politica al governo, per finanziare cooperative e ecc. con la scusa dell’assistenza , realizzano un commercio a scapito di disperati con profitti da milioni di euro. Le altre vittime siamo noi obbligati a convivere con chi ha culture totalmente differenti dalle nostre ,con l’imbarazzo da parte nostra di come dialogare con loro , perche’ ben poco sanno in realta’ la maggioranza dei torinesi del mondo mussulmano. Arriviamo a velare le opere d’arte del museo Capitolino di Roma per non ferire altre culture (iniziativa di oggi del nostro governo nei confronti del presidente iraniano ). La nostra citta’ ha cambiato totalmente il suo volto e non per investimenti futuristici .Sono d’accordo che l’incontro fra culture fa crescere, ma mi pare che al momento sia il contrario.

Giuliana Joy Per tutti quelli che hanno cinquant’anni e più……..
NON C’E PIÙ POSSIBILITA’ DI LAVORO !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Giuliana Joy LAVORO ” ANCHE ” per le persone di cinquant’anni e più!

Angelo Mingione Sicurezza e lavoro!

Fabrizio Atenssia LAVORO—LAVORO…LAVORO….

APE APRIPISTA PER AGEVOLAZIONI IMU

E’ stata discussa in Comune nella I Commissione Consiliare, la petizione proposta da Ape Confedilizia di Torino, che ha raccolto 371 firme, per richiedere la riduzione dell’aliquota dell’Imu proporzionalmente alla diminuzione del canone di affitto

casa

La proposta illustrata dall’Avvocato Anna Rosa Penna, Responsabile del Coordinamento dei legali Ape Torino, è stata accompagnata da una tabella che ha fornito esempi concreti, presentata dal Dottor Lorenzo Berta, Consulente tributario dell’Associazione.

Con questa iniziativa presentata da Ape Confedilizia, Torino diventa l’apripista di recepimento del D.L. 133/2014 (il cosiddetto Sblocca Italia), che nel “pacchetto casa” dava facoltà ai Comuni di applicare agevolazioni fiscali nel caso di affitti a canoni concordati sia ad uso abitativo, che per immobili non abitativi.

Un passo importante che aprirà una breccia e faciliterà i contratti ad uso commerciale, per una fascia di mercato bloccata dalla Legge 392 del 1978.

La richiesta è stata accolta favorevolmente e trasversalmente da tutte le forze politiche e dall’Assessore Gianguido Passoni, che ha preso atto dell’istanza e ha chiesto un aggiornamento della Commissione tra tre settimane, per approfondire e valutare in che modo l’Amministrazione potrà intervenire.

“Sono particolarmente soddisfatto – ha concluso il Presidente Ape Confedilizia, Erasmo Besostri – perchè la nostra proposta è perfettamente in linea e condivisa dall’Amministrazione, un ulteriore sforzo per dare fiato alla crisi del mercato immobiliare”

(foto: il Torinese)

"Vita affettiva e sessuale nei paraplegici", un libro che apre nuovi orizzonti

La sessuologa e psicologa torinese Monica Cappello indaga i bisogni affettivi e sessuali nei soggetti portatori di handicap
cappello monica

Su disabilità e tematiche concernenti il lavoro, la famiglia, la scuola e le barriere architettoniche si è scritto e si scrive molto. Non così su tematiche delicate, ma altrettanto importanti, quali l’affettività e sessualità dei soggetti disabili, aspetti riguardo ai quali emergono ancora molti pregiudizi e atteggiamenti di rifiuto, uniti alla tendenza a ignorare spesso del tutto l’argomento. A far luce su questi temi dal punto di vista psicologico è una nuova opera dal titolo ” Vita affettiva e sessuale nei paraplegici”, scritta dalla psicologa e sessuologa torinese Monica Cappello, consulente di importanti riviste e siti web di salute.

“La persona portatrice di handicap – spiega la dottoressa Cappello – si vede per lo più negato il diritto di vivere la propria vita affettiva e sessuale. In questo libro ho fatto riferimento, in particolare, a una sessualità capace di prendere in considerazione tutto l’essere umano nella sua globalità e interazione delle varie componenti della personalità, vale a dire quelle cognitiva, morale, sociale e emotiva. La genitalità in senso stretto deve essere integrata in un progetto di più ampio respiro, avendo chiaro un modello di sessualità più ampio in cui possano trovare posto l’esperienza del piacere sessuale, ma anche lo sviluppo relazionale della personalità, nella sua capacità di confrontarsi con uomini e donne”.Disabili cuore

“Troppo spesso – aggiunge la dottoressa Cappello – il portatore di handicap e i soggetti paraplegici sono identificati con il loro handicap. Bisogna, invece, capire che queste persone hanno, come tutti gli esseri umani, un desiderio di affetto costante, anche se incontrano, più degli altri, difficoltà nell’esprimere in modo soddisfacente il loro desiderio sessuale. Nel libro ho preso in considerazione il caso in cui l’handicap nasca al momento della nascita e il caso in cui sorga in una fase successiva, adolescenziale. Nel primo caso, il disabile dalla nascita reca in sé ferite profonde riguardanti il suo Io e il suo sé. La profonda ferita narcisistica subita dalla madre porta a una drastica riduzione di contatto corporeo con il figlio disabile, che viene in famiglia sempre considerato alla stregua di un bambino, innocente e privo di esigenze affettive adulte e sessuali. Nel caso in cui l’handicap motorio sopraggiunga nell’adolescenza, ciò provoca una ferita a tutti i bisogni fondamentali del sé psichico, cioè attaccamento, autonomia, identità sessuale e autostima. L’adolescente disabile avverte un crescente bisogno di intimità, ma al tempo stesso, all’insorgere dell’handicap, vengono a incrinarsi la propria autostima e quella che era la propria identità sessuale acquisita. Nel caso in cui, invece, l’handicap insorga in uno dei due componenti di una coppia, allora un rapporto d’amore stabile e motivato rende possibile affrontare le varie dinamiche di coppia, alla ricerca di un nuovo equilibrio”.

Sono state prese in considerazione le due principali cause di paraplegia: la lesione midollare e la sclerosi multipla, analizzandone la funzione sessuale sia dal punto di vista psicologico che fisiopatologico. Infine, nel libro vengono affrontati anche temi come il matrimonio tra i disabili e l’importanza della prevenzione degli handicap in seno alla famiglia, oltre a una particolare attenzione rivolta al sostegno familiare, in quanto proprio la famiglia deve essere il basilare modello di integrazione per il soggetto portatore di handicap.

 Mara Martellotta

Il libro è disponibile su Feltrinelli.it e su ilmiolibro.it

http://www.lafeltrinelli.it/libri/cappello-monica/vita-affettiva-e-sessuale-nei/9788892308527

http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/214737/vita-affettiva-e-sessuale-nei-paraplegici-4/

Per informazioni:

http://cappellomonica.xoom.it/

FUNZIONANO I BRACCIALETTI ANTI-ALLONTANAMENTO

molinette2Nessun paziente con disturbi cognitivi si è più allontanato in modo inappropriato

La Geriatria dell’ospedale Molinette di Torino ha sperimentato con successo per sette mesi braccialetti a radiofrequenza per i pazienti a rischio di allontanamento inconsapevole. Nessun paziente si è più allontanato in modo inappropriato. Gli undici pazienti con il braccialetto hanno rischiato il ‘wandering’, l’allontanamento inconsapevole a causa delle compromesse condizioni cognitive. Il segnale di allarme è scattato per 76 volte. Ne consegue che con un’apposita strumentazione, e senza  limitazioni al movimento del paziente nel reparto, è possibile prevenire improvvidi tentativi di allontanamento.

(Foto: il Torinese)

Le attività 2016 di Infine Onlus

L’associazione propone progetti di condivisione e supporto alle persone in lutto, ai familiari di malati di Alzheimer e altre forme di demenza senile, a chi fatica ad accettare di invecchiare, a chi ha paura di morire, a chi convive con malattie croniche e degenerative

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Nata nel 2014 dalla ventennale esperienza di tanatologa di Marina Sozzi, Infine Onlus è un’associazione che offre sostegno alle persone nelle fasi critiche dell’esistenza, e in particolare nel periodo della terza e quarta età, nell’esperienza della malattia, della morte e del lutto. Propone progetti di condivisione e supporto alle persone in lutto, ai familiari di malati di Alzheimer e altre forme di demenza senile, a chi fatica ad accettare di invecchiare, a chi ha paura di morire, a chi convive con malattie croniche e degenerative.Infine Onlus si propone di utilizzare strumenti innovativi per affrontare le sue tematiche rivolgendosi a un pubblico vasto.Nell’ambito della bioetica Infine Onlus resta aderente alla clinica e all’analisi di casi concreti;Per l’elaborazione del lutto applica la metodologia dei Gruppi di Auto Mutuo Aiuto (A.M.A.), affiancati da supervisione psicologica e da periodiche proposte culturali ai partecipanti.La divulgazione dei temi del morire, del lutto e della vecchiaia avviene in prevalenza mediante le tecniche della democrazia partecipata, e usufruendo delle modalità tipiche delle arti performative.

LE ATTIVITA’ IN PROGRAMMA

Palestra per la mente: invecchiare in salute. Incontri di stimolazione cognitiva per gli anziani.Un laboratorio in cui si allenano le funzioni cognitive con particolare riferimento all’attenzione, alla memoria e al linguaggio attraverso esercizi semplici e divertenti svolti in gruppo.presso la Circoscrizione 7, in corso Belgio 38 tutti i giovedì a partire dal 25 febbraio.Prendi l’Alzheimer per mano. Gruppi di sostegno per familiari di pazienti con Alzheimer e demenze Infine Onlus offre ai familiari dei pazienti con demenze o malattia d’Alzheimer gruppi condotti da un neuropsicologo. Il congiunto malato che nello stesso orario e luogo può usufruire di gruppi di stimolazione cognitiva condotti da una neuropsicologa. Presso la sede di Infine Onlus ogni sabatoGruppi di Auto Mutuo Aiuto per il lutto Attività di supporto e condivisione rivolte a chi vive un lutto. Ogni lunedì presso la sede Infine via Santa Giulia, 76

Convivere con la malattia Infine Onlus propone un gruppo di sostegno e condivisione alle persone che devono affrontare le difficoltà della vita con una patologia cronica. Da martedì 23 febbraio con cadenza quindicinale presso la sede Infine via Santa Giulia, 76 Possiamo invecchiare con serenità?  Un gruppo di Auto Mutuo Aiuto (AMA) che offre un antidoto al sentimento di paura o di tristezza che spesso accompagna l’invecchiare. Dal 24 febbraio e si svolge presso la sede Infine via Santa Giulia, 76 Affrontare la separazione. Un gruppo di sostegno e condivisione a chi ha affrontato o sta affrontando una separazione. Da martedì 23 febbraio con cadenza quindicinale presso la sede Infine via Santa Giulia, 76

Per informazioni e iscrizioni chiamare il numero 334.17.40.362 o scrivere all’indirizzo sostegno@infine.it.

Il BIO conviene

GARAU2IL MONDO DEL BIO / di Ignazio Garau*
Aumenta ancora la crescita dell’agricoltura biologica, cresce il mercato americano e il giro d’affari è arrivato a 80 miliardi di dollari all’anno (60 miliardi di euro)

Nei giorni dal 10 al 13 febbraio appena trascorsi, il Centro Espositivo di Norimberga si è focalizzato di nuovo interamente sul biologico, con l’annuale appuntamento del Biofach (Salone Leader Mondiale degli Alimenti Biologici) e del VIVANESS (Salone Internazionale della Cosmesi Naturale), registrando un totale di 2.544 espositori in rappresentanza di 77 paesi, con un 8% in più di aziende presenti rispetto all’anno precedente e ben 48.000 visitatori professionali (2015: 44.624) provenienti da 132 paesi. L’ottimismo è prevalente tra gli addetti e si prevedono aumenti di fatturato in tutti i canali di vendita. In particolar modo è attesa una crescita nel dettaglio specializzato, nei negozi di cosmesi naturale e anche nell’attività di vendita online.

bio norimberga

Nel 2015, le famiglie tedesche hanno speso circa l’11% in più sul cibo e sulle bevande biologiche rispetto all’anno precedente, con un fatturato pari a oltre 8 miliardi di euro secondo il Bund Ökologische Lebensmittelwirtschaft BÖLW (National Supporting Organisation), ma in tutto il pianeta continua a crescere senza sosta la domanda di cibi biologici. Nel 2014 il giro d’affari del settore ha superato globalmente i 60 miliardi di euro e l’Europa ha ottenuto una crescita dei consumi del 7,6%, raggiungendo un volume di vendite di 26 miliardi, vicino ai 27 miliardi che si registrano negli Stati Uniti, primo mercato mondiale. La Germania rappresenta un mercato di 8 miliardi di euro, la Francia di 4,8 miliardi di euro e la Cina di 3,7 miliardi di euro. Nel 2014, il mercato bio svedese ha registrato una crescita senza precedenti, aumentando di oltre il 40 per cento le vendite, una percentuale notevole per un mercato già ben consolidato.

In Europa le superfici coltivate con il metodo dell’agricoltura biologica rappresentano il 6% del totale, con l’Italia che arriva a toccare l’11% dell superficie agricola, seconda dopo la Spagna che ha convertito al biologico 1,7 milioni di ettari (contro 1,4 milioni di ha dell’Italia). L’Italia primeggia nella coltivazione dell’ulivo e della vite, oltre che nei cereali, risultando tra i maggiori produttori al mondo. Numeri, e risultati, che dimostrano come l’agricoltura biologica sia in grado di garantire la conservazione dell’ambiente e il benessere delle comunità, raggiungendo livelli di efficienza e di convenienza economica che smentiscono le affermazioni di chi, invece, la dipingeva come un comparto inefficiente, incapace di garantire il soddisfacimento della domanda di alimenti da parte di una popolazione mondiale in crescita. Gli studi fatti dimostrano ampiamente che l’agricoltura biologica favorisce i migliori risultati in condizioni di criticità (ad es. siccità), sempre più frequenti in conseguenza dei cambiamenti climatici, considerando che è proprio il bio la miglior ricetta per contenere le emissioni di gas serra (principale causa dei cambiamenti climatici).

Anche nell’export il bio è una risorsa per l’Italia. Tra le produzioni agroalimentari Made in Italy particolarmente apprezzate all’estero, quelle biologiche sono cresciute in maniera significativa, raggiungendo nel 2014 un fatturato di 1,4 miliardi di euro. Secondo i dati forniti da Nomisma, nel segmento bio i prodotti di maggior successo all’estero sono stati l’ortofrutta (20% del fatturato in export), sostituti del latte (16%), pasta e affini (12%), carni fresche e trasformate (7%) e vino (7%). Eurispes nel suo Rapporto Italia 2016 evidenzia che è il mercato interno europeo il principale sbocco della nostra produzione bio (82% dell’export bio). Germania (24%) e Francia (20%) sono i mercati più dinamici. Ma anche l’area del Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo occupa una parte consistente dell’export (9%). Fuori dall’Europa, le quote maggiori di fatturato si registrano negli Stati Uniti (4%), Giappone (3%) e Canada (2%).

Una situazione che meriterebbe un’adeguata attenzione da parte delle istituzioni nazionali, che dovrebbero investire in maniera importante per ottenere ulteriori migliori risultati, che, come abbiamo visto, non sono solo esclusivamente economici. Eppure non è proprio così!

Le somme stanziate dalle regioni italiane per lo sviluppo del biologico variano significativamente, ma oltre all’ammontare degli stanziamenti occorre considerare la facilità di accesso agli stessi, visto che le complicazioni procedurali per il loro ottenimento sono complessivamente aumentate, comportando residui e somme non spese, che devono essere restituite all’UE.

Teatro Naturale, sito di informazione su agricoltura, alimentazione e ambiente, ha redatto una classifica della situazione della spesa preventivata dalle Regioni per l’agricoltura biologica e ha evidenziato la seguente graduatoria:

“E’ in particolare il Nord Est, insieme con la Val d’Aosta, a investire poche risorse nel biologico, misura 11, destinata al sostegno all’introduzione e al mantenimento del metodo biologico in agricoltura, all’interno dei Piani di sviluppo rurale 2014-2020.

Le risorse complessivamente stanziate da Trentino Alto Adige, Provincia di Bolzano, Valle d’Aosta e Friuli Venezia Giulia sfiorano i 21 milioni di euro, un quarto di quanto destinato dalle sole Emilia Romagna, Lazio e Toscana singolarmente.

Poche anche le risorse destinate al biologico in Veneto (21 milioni), Piemonte (25 milioni) e Lombardia (38 milioni), Liguria (12 milioni). Tutte insieme non raggiungono neanche la metà di quanto stanziato dalla Calabria (239 milioni) e superano di poco quello messo a disposizione dalle Marche (80 milioni) e dalla Basilicata (87 milioni). In proporzione il piccolo Molise, con i suoi 18 milioni, fa molto meglio del Veneto.

Maglia nera al Sud la Campania che ha destinato al biologico solo 35 milioni di euro, meno di un decimo di quanto previsto dalla Regione che investirà di più nel settore, la Sicilia con 417 milioni di euro.”

*Presidente ItaliaBio

ciao@italiabio.net