ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 643

Accattonaggio e solidarietà

STORIE DI CITTA’ / di Patrizio Tosetto

Una delle ultime “mode” della nostra città è il proliferare, non solo in centro, dell’accattonaggio selvaggio. Sta sostituendo quello tradizionale per numero  e tipo di persone. Non bisogna essere sociologi per capirlo. Improbabili lavatori di vetri che egemonizzano gli incroci viari, composti dal popolo nomade. I portici, si proprio i nostri bellissimi ed originali portici, da ragazzi di colore. Equamente distribuiti ogni 30 -40 metri davanti ad esercizi commerciali. Diciamolo non è un bel “vedere” ed anche un po’ stressante. Non siamo certo xenofobi o intolleranti ma dopo la prima elemosina, gentilmente anteponiamo il necessario no. Ho fame, mi puoi aiutare? Viene anche la voglia, sempre gentilmente, di rispondere: ho già aiutato il tuo “fratello” con la relativa contro risposta : Ma sono io che ora ho fame! Mi scuserai, domani sarà il tuo turno.

***

Sono infastidito? Sono preoccupato che la situazione, come molte altre degeneri producendo miscele sociali esplosive.In verità c’è stata una settimana di loro assenza. Poi il fenomeno  è ripreso e si è rinvigorito. E ci risiamo con le domande. Da quali paesi arrivano? Come sono arrivati nel nostro paese? Sono regolari o irregolari? Una sola certezza: non si fa in questo modo solidarietà: la solidarietà vuole, esige organizzazione. Indispensabile anche per ottimizzare le nostre scarse risorse pubbliche. Indispensabile per fare chiarezza su abusi dettati anche dalla miseria. Organizzazione. Capisco…non molto congeniale per il nostro popolo storicamente carente per senso e cultura dello Stato. Ma ci tocca se no verremo quotidianamente travolti. Speriamo nell’applicazione e realizzazione dei provvedimenti del Ministro Minniti, che puntano a far lavorare anche i clandestini. Il non lavoro porta all’inedia. Ed una situazione già di per se sé difficile viene ulteriormente complicata.Insisto: non abbiamo più tempo. Dico tutto da uomo della strada che vuole essere ed è solidale almeno una volta al giorno. Ma non bastiamo. Stato .. se ci sei batti un colpo. Lo ripeto, non possiamo andare avanti cosi.

Patrizio Tosetto

Ecco come rinasce il Movimento per la Pace

A colloquio con i promotori Giampiero Leo, Walter Nuzzo e Paolo Candelari: “riteniamo che il nostro lavoro debba andare in profondità nelle coscienze e, grazie a un impegno sia educativo che di testimonianza, creare e produrre, finalmente, una mentalità e una politica di pace e giustizia, nella sicurezza. In questo senso, oltre alle guerre, condanniamo e ci opponiamo senza riserve al terrorismo”

.

Giampiero Leo, i giornali scrivono che è “rinato il movimento per la Pace”, ma anche che ha caratteristiche molto diverse dal passato. Lei, che è uno dei principali protagonisti di questa rinascita, può illustrarci meglio la situazione?

 

Premesso che ho una grande stima per tutti coloro che, in buona fede, si sono battuti in passato nei movimenti pacifisti, è indubbio che il quadro complessivo è molto cambiato. Oggi, il movimento, almeno come si sta configurando in Piemonte, è sicuramente e convintamente pluralista e trasversale, nel senso che non è guidato da una cultura egemone, ma è animato da donne e uomini con storie convinzioni e sensibilità diverse, ma altresì molto convinte della necessità di un percorso unitario, di un “camminare insieme”. A proposito di questo ultimo motto, bisogna infatti sottolineare che, ovviamente nel pieno rispetto delle posizioni di tutti, oggi vi è una forte presenza di una componente religiosa. Per “componente” non si intende una corrente o una Chiesa specifica, ma l’apporto che, per esempio, è dato dal nostro coordinamento interconfessionale “Noi siamo con voi”. Questa realtà, lo ricordo, comprende decine di associazioni e rappresentanti di praticamente tutte le confessioni religiose presenti in Piemonte. In dialogo, e in sintonia con esperienze simili, (come l’autorevole “Comitato interfedi”, le varie esperienze di dialogo

interreligioso, da quello bilaterale a quelle multilaterali ecc. ) cerchiamo di dare un contributo di non violenza, rispetto, amore alla vita e al bene comune. Per esplicitare meglio questi concetti, provo a ricorrere ad alcuni esempi: se negli anni 70 gran parte del movimento pacifista era tendenzialmente anti americano e anti occidentale, ed aveva riferimenti in leaders “terzo mondiali”, fra i quali anche Castro, oggi, invece, l’atteggiamento non vuol essere assolutamente partigiano, e come massime figure di ispirazione contemporanea, pensiamo a Papa Francesco, al Maestro Daisaku Ikeda, al Dalai Lama. In un certo senso, quindi, ci ricolleghiamo, superando – la fase ideologica degli anni 70 –   ai grandi maestri storici come Ghandi e Marthin Luter King. Se dovessimo, poi pensare a qualche figura italiana, mi verrebbero da citare personalità quali Capitini, La Pira, Chiara Lubich e Mons. Luigi Giussani. Concludendo, penso che il nostro lavoro debba andare in profondità nelle coscienze e, grazie a un impegno sia educativo che di testimonianza, creare e produrre, finalmente, una mentalità e una politica di pace e giustizia, nella sicurezza. In questo senso, oltre alle guerre, condanniamo e ci opponiamo senza riserve al terrorismo. Coerentemente – anche se questo può sembrare un aspetto molto minore – auspichiamo un metodo e una prassi non violenta e aggressiva, anche nelle relazioni sociali e politiche, rigettando il sistema della denigrazione, delegittimazione, insulto dell’avversario o del diverso, perché sappiamo che la prima rivoluzione deve avvenire nelle coscienze e nei cuori delle persone.

.

 Walter Nuzzo, l’appello che state lanciando è rivolto al Governo Italiano, affinché decida di partecipare ai lavori ONU del prossimo 15 Giugno, per un trattato che porti all’abolizione totale delle armi nucleari nel mondo. Lei, che rappresenta un movimento particolarmente – e da lungo tempo – impegnato su questo tema, può descriverci le ragioni e gli obiettivi della vostra mobilitazione?

 

 

Per quanto riguarda le ragioni, il movimento Senzatomica, promosso dall’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, si ispira alle Proposte di Pace, inviate ogni anno alle Nazioni Unite, dal terzo presidente della Soka Gakkai, Daisaku Ikeda. Per questi motivi è nato in Italia il movimento “Senzatomica-trasformare lo spirito umano per un mondo libero da armi nucleari”, che sta attualmente lavorando, di concerto con le Istituzioni cittadine e regionali, – in primis con il “Comitato diritti umani della Regione Piemonte – per portare a Torino la mostra multimediale “Senzatomica” nei mesi di Ottobre e Novembre prossimi.Il nostro auspicio è che l’Italia diventi uno dei paesi leader dei negoziati ed esprima tutto il suo potenziale di creatività e capacità diplomatica nella ricerca di un nuovo paradigma di sicurezza globale che promuova la comprensione reciproca e si lasci alle spalle la logica obsoleta della deterrenza nucleare fondata sulla sfiducia reciproca. L’Italia ha già mostrato, in importanti occasioni, capacità di leadership, guidando e partecipando attivamente ad azioni politico-diplomatiche quali la moratoria sulla pena di morte, la messa al bando delle mine antiuomo e delle bombe a grappolo: qui stanno la cultura e la storia di cui andiamo fieri. Ora c’è la possibilità di scrivere un’altra grandiosa pagina di Storia, nella quale l’Italia può manifestare il senso più alto della propria tradizione umanistica, ponendo al centro della propria azione l’essere umano e contribuendo in modo significativo a porre fine alla negazione della dignità della vita perpetrata tramite le armi nucleari (anche quando non vengono usate).

 .

Chiediamo infine a Paolo Candelari, Walter Nuzzo e Giampiero Leo:

Il vostro movimento, molto più pluralista, unitario e trasversale, rispetto a quello degli anni 70 del secolo scorso, come si pone di fronte alla politica e alle istituzioni?

.

 

PAOLO CANDELARI:

Il mio movimento (MIR – Movimento internazionale della Riconciliazione MN – Movimento Non violento) è stato positivamente sorpreso dall’iniziativa di alcuni Paesi di andare oltre il trattato di non proliferazione delle armi nucleari e di proporre di metter al bando le armi atomiche, così come lo sono già le armi chimiche, le mine antiuomo ed altre. Tale proposta è stata votata da 139 Paesi all’assemblea generale dell’O.N.U. ed oggi ci stiamo avvicinando al traguardo. Ciò che ha sorpresi, è stata la posizione del governo Italiano di votare contro ad ottobre e di non partecipare al tavolo dei negoziati adesso. E’ stato per questo che ci siamo chiesti cosa potevamo fare, e abbiamo proposto l’appello alle nostre autorità, che poi ha avuto il sostegno di tante associazioni della società civile.Da sempre abbiamo un rapporto positivo e di partecipazione nei confronti delle istituzioni. I movimenti e le persone che si ispirano alla non violenza hanno sempre avuto come valore fondamentale quello della   partecipazione attiva alle vicende politiche e sociali: basti pensare al fondatore del MN Aldo Capitini e le sue numerosissime iniziative “politiche”. Come movimento ci teniamo però a mantenere la caratteristica si soggetto della società civile. Nel caso in questione noi ci rivolgiamo alle istituzioni, alle forze politiche, che sono presenti e determinanti nei processi decisionali, evitando le recriminazioni, ma suggerendo le modifiche che riteniamo indispensabili.Possiamo pertanto definirci un movimento non politico, ma tutt’altro che antipolitico. Speriamo, con questo nostro appello, di essere ascoltati, perché pur piccoli, siamo coscienti di rappresentare, in questo caso, le esigenze profonde dell’umanità e di larga parte dell’opinione pubblica.

.

 

WALTER NUZZO:

 Credo che il nascente “Movimento per la pace”, possa prendere a paradigma l’esempio fornito dal Movimento interconfessionale “Noi siamo con voi”. Questo coordinamento è nato con l’intento di lavorare in strettissima collaborazione con il Comitato dei Diritti Umani della Regione Piemonte e con tutte le Istituzioni cittadine e regionali, al fine di realizzare iniziative di pubblica utilità, tentando di fornire un’informazione corretta o esprimendo forme di solidarietà su vari problemi che affliggono la società contemporanea. Ricordo a questo proposito che, oltre alla petizione al Governo Italiano sul tema delle armi atomiche, sono moltissime le iniziative realizzate. Solo per citare le più recenti : la marcia a sostegno delle vittime di persecuzioni religiose, la “preghiera per la pace” del 1 Gennaio scorso al Sermig che ha visto la partecipazione della Sindaca Appendino, il convegno “Lo Straniero”, presentato dal Pres. Laus nella sala del Consiglio Regionale. Stiamo altresì lavorando, in collaborazione con il Comitato dei Diritti Umani e con l’assessore alle Pari Opportunità Dott. Giusta, alla realizzazione del convegno “Islam contro Islamismo” nel quale verranno trattati i temi del fondamentalismo islamico e della radicalizzazione, con l’impegno in prima persona dei punti di riferimento delle comunità musulmane della nostra città. Quanto qui descritto esprime con assoluta chiarezza la nostra concezione, completamente positiva, del rapporto che desideriamo avere con la politica e le istituzioni. Infine voglio testimoniare che il lavoro fin qui svolto ha permesso di stringere sinceri legami di amicizia con tutti i componenti del movimento, dimostrando che si possono promuovere insieme gli stessi valori anche con modalità, credo religioso e convinzione politica diversi.

 .

GIAMPIERO LEO:

Le affermazioni fatte, e le iniziative citate dagli amici Nuzzo, Candelari e da me, credo rappresentino la migliore risposta.Tutti noi riteniamo che il ruolo della politica e delle istituzioni sia fondamentale, e per questo cerchiamo con loro un rapporto corretto e sinergico. Ho anche il piacere di poter sottolineare che il nostro convincimento è stato, a Torino e in Piemonte, rafforzato dalla attenzione riscontrata a vari livelli, da quello istituzionale a quello di esponenenti politici. In particolare è doveroso citare l’operato del Presidente del Consiglio Regionale Mauro Laus, che ha personalmente voluto la nascita del “Comitato per i Diritti Umani”, ed ha fatto di questo un esempio per il Paese ed un volano per le realtà civili e sociali – la nostra, come tante altre – che si battono per un mondo più giusto e più umano.

 

 

 

 

Donna Allegra Agnelli Socio Onorario del Rotary Club Torino Lagrange

Il Rotary Club Torino Lagrange conferisce a Donna Allegra Agnelli l’onorificenza di Socio Onorario. La cerimonia di consegna del riconoscimento avverrà mercoledì 7 giugno 2017, nel corso di una cena di gala presso il Ristorante “Del Cambio” di Torino. Allegra Agnelli, Presidente della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro, Vice Presidente nazionale dell’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro e Presidente del Royal Park i Roveri, si dedica da sempre ad attività filantropiche, prima tra tutte la lotta contro le malattie tumorali. Nel 2004 ha ricevuto la laurea honoris causa in medicina veterinaria, per l’intensa attività svolta a favore della tutela del benessere degli animali. Il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi l’ha premiata nello stesso anno con la Medaglia d’Oro al Merito della Sanità Pubblica, in occasione della Giornata Mondiale della Sanità, e nel 2005 con il Premio della Pace. “Siamo onorati di conferire a Donna Allegra Agnelli questo importante riconoscimento – afferma Riccardo Ruscalla, Presidente del Rotary Club Torino Lagrange – per la dedizione e l’impegno pragmatico che da sempre caratterizzano il suo operato, messo in campo a favore delle diverse attività filantropiche, della ricerca sanitaria e della pace, e che rispecchiano a pieno i valori del Rotary.” Il Rotary Club Torino Lagrange è un Club dinamico e i suoi soci, con età media di 33 anni, si sono già distinti nelle rispettive professioni. Il Club si pone obiettivi importanti di service ed ha realizzato negli ultimi anni concrete attività a favore del territorio: è sponsor del Premio Nazionale Certamen, sostenuto anche da Oxford e Cambridge University, Unipol Assicurazioni e dal Ministero dell’Istruzione; ha sostenuto l’ampliamento del reparto di Neonatologia dell’Ospedale Sant’Anna di Torino; ha inoltre finanziato borse di studio per studenti meritevoli del Politecnico di Torino, nonché la prima borsa di studio su Torino con la Fondazione Mike Bongiorno. Per ulteriori informazioni: www.rotarytorinolagrange.it

I giovani vincitori del progetto di storia contemporanea

“La nostra regione, oltre a essere stata la prima in Italia a stabilire, con un’apposita e specifica  legge – quarantuno anni fa, nel 1976 –  l’istituzione di un comitato per la difesa e l’affermazione dei valori della Resistenza e della Costituzione, è stata anche tra le prime realtà a promuovere progetti di studio sulla storia contemporanea, coinvolgendo – a partire dal 1981-  oltre 42 mila studenti e 1.600 insegnanti, organizzando centinaia di viaggi nei luoghi della memoria. Continuiamo a proporre questi viaggi affinché anche le giovani generazioni possano condividere e tenere vivi i valori che sono alla base della nostra democrazia e della nostra Costituzione. Un ringraziamento particolare va agli istituti storici piemontesi per l’importante lavoro svolto e anche ai tanti insegnanti che hanno supportato l’iniziativa testimoniando un reale esempio di buona scuola”.Così ha affermato il vicepresidente del Consiglio regionale Nino Boeti  aprendo, nell’Aula di Palazzo Lascaris, la cerimonia di premiazione della 36esima edizione del progetto di storia contemporanea, indetto dal Comitato Resistenza e Costituzione del Consiglio regionale in collaborazione con l’Ufficio scolastico regionale.

***

A essere premiati sono stati 125 ragazzi, appartenenti a 20 istituti scolastici e 5 centri di formazione delle diverse province piemontesi e in particolare agli istituti: Gobetti di Omegna, Fauser, Bellini-Nervi e Carlo Alberto di Novara, D’Adda di Varallo, Cavour-Lanino e Lagrangia di Vercelli, Afp di Dronero, Grandis di Cuneo, Vallauri di Fossano, Foscolo, Vercelli e Casa di carità di Asti, Afp colline astigiane di Agliano, Balbo di Casale, Galilei di Alessandria, Darwin-Scafidi di Sangano, Porporato di Pinerolo, Grassi, Cavour e Bodoni-Paravia di Torino, Pininfarina di Moncalieri, Faccio di Castellamonte, Enaip di Domodossola e Addestramento edile di Cuneo. Gli elaborati scelti, non solo testi scritti ma anche multimediali, sono stati selezionati sulla base di una graduatoria redatta dalla commissione di valutazione composta da membri degli Istituti storici della Resistenza piemontesi.Gli argomenti delle tre tracce sviluppate in questa edizione del progetto sono stati il razzismo e la violenza del colonialismo fascista a ottant’anni dalla proclamazione dell’Impero italiano d’Etiopia (scelta dal 45% dei partecipanti), i nuovi assetti europei nel XX secolo (indicata dal 15% degli studenti) e i temi legati a lavoro, ambiente e sicurezza dal dopoguerra a oggi (preferita dal 40% dei partecipanti).La premiazione di oggi fa seguito ai tre viaggi studio nei luoghi della memoria che quest’anno hanno avuto come mete Trieste, sul confine orientale italiano, il lager austriaco di Mauthausen e quello polacco di Auschwitz-Birkenau, il luogo simbolo della Shoah, tragico emblema concentrazionario nazista.

Bioindustry Park, uno sguardo a Cina e Iran

Esportare un modello di Parco Tecnologico sostenibile e vincente nei paesi emergenti, proponendosi come guida per la crescita dell’imprenditoria locale e, nello stesso tempo, aprendo a nuove opportunità di business per le aziende piemontesi e italiane in mercati dal grande potenziale. Con questi obiettivi il Bioindustry Park di Colleretto Giacosa (Torino) ha intrapreso una serie di missioni internazionali, dalla Cina, alla Tunisia fino in Iran.

Proprio in Cina, in qualità di rappresentante di bioXclusters (l’alleanza strategica fra cluster europei sulla medicina personalizzata, di cui il Parco piemontese fa parte come gestore del Polo bioPmed), Bioindustry Park ha firmato un accordo triennale con il Fenglin Biomedical Center (BioFM), per promuovere la competitività delle PMI (acronimo che sta a significare piccole e medie imprese) biomedicali italiane ed europee, aprendo loro un canale privilegiato per il mercato cinese, per i finanziamenti privati e per l’identificazione di nuovi partner. L’accordo mette anche a disposizione delle imprese le infrastrutture per visite lavorative presso il Fenglin BioMedical Park di Shanghai, in cui sono insediati ospedali, centri di ricerca e imprese come Shanghai Pharm e Quintiles IMS.

Sinergie sono in corso anche in Iran. Proporsi come modello di riferimento, mettendo a disposizione la propria imprenditorialità tecnologica per lo sviluppo di progettualità comuni, è l’oggetto dell’intesa che il Parco di Colleretto Giacosa sta portando avanti con il proprio omologo iraniano, l’Isfahan Science and Technology Town, il più antico Parco Tecnologico del paese asiatico, che incuba al suo interno circa 150 aziende operanti in diversi settori di attività. Il Parco iraniano potrebbe diventare un’importante porta d’accesso per un mercato in grande fermento, che guarda all’Italia come possibile paese partner per uno scambio di pratiche tecnologiche. Se, infatti, il paese asiatico ha sviluppato una buona competenza nella realizzazione di prodotti hi-tech in diversi settori, ha la necessità di importare nuove tecnologie soprattutto in campo bio-medicale. Una comunanza di interessi che potrebbe tramutarsi, nei prossimi mesi, in un vero e proprio accordo di collaborazione, estendibile anche agli altri Paesi dell’Eco Science Foundation (tra cui Pakistan, Azerbaijan, Tajikistan e Turkmenistan), l’organizzazione intergovernativa che opera con l’obiettivo di stringere nuove partnership con imprese europee.

Dall’Asia alle coste del Mar Mediterraneo, in Tunisia, dove Bioindustry Park è coinvolto nel progetto triennale “Appui aux pôles de compétitivité tunisiens”, inserito nell’ambito del protocollo di accordo tra i governi italiano e tunisino per la realizzazione di un «Programma di sostegno al settore privato» del paese nord Africano. L’obiettivo è accompagnare i Poli tecnologici tunisini nel loro percorso di creazione e rinforzo delle competenze, nei settori del tessile e dell’abbigliamento (Monastir/El Fejja), della meccanica e meccatronica (Sousse), dell’agroalimentare (Bizerte) e della chimica (Gabès), grazie al coaching di un’Associazione Temporanea di Imprese che, oltre il Bioindustry Park, comprende l’altro Parco piemontese, l’Environment Park di Torino, Arthur D Little Italia e il tunisino Tema Consulting.

Massimo Iaretti

 

 

Il Lions per il rispetto del mondo femminile

PER I CENTO ANNI DEL LIONS CLUB INTERNATIONAL E I 30 DELL’INGRESSO DELLE DONNE NELL’ASSOCIAZIONE, DUE EVENTI PER SENSIBILIZZARE SUL RISPETTO DEL MONDO FEMMINILE

 

Il prossimo 7 giugno a Torino, allo stadio Primo Nebiolo, la Nazionale Stilisti scenderà in campo contro la Nazionale Italiana dell’Amicizia per un incontro solidale a favore del Centro Soccorso Violenza Sessuale (S.V.S) della Città della Salute e della Scienza di Torino, presidio ospedaliero S. Anna.

L’iniziativa, sostenuta dall’assessora regionale Monica Cerutti e organizzata dal Distretto 108 Ia1 del Lions Club International, rientra nel calendario dei festeggiamenti per il centenario della più grande associazione di servizio del mondo, che ricorre proprio il 7 giugno 2017. E sempre nel 2017 si celebrano anche i 30 anni dell’ingresso delle donne nel sodalizio internazionale.«Sono lieta che prosegua la collaborazione con il Distretto Ia1 del Lions Club International, a maggior ragione quest’anno che si celebrano i trent’anni dell’ingresso delle donne nel Lions Club. L’impegno che la Governatrice del Distretto Ia1 ha dimostrato sulle tematiche delle Pari Opportunità è significativo e importante, soprattutto in quest’occasione durante la quale ci focalizzeremo sulla violenza di genere. Come Regione Piemonte abbiamo dimostrato in questi anni di avere a cuore il tema e di operare concretamente per trovare soluzioni, ma il lavoro da fare non è mai abbastanza sia in termini di politiche, sia in termini di risorse impiegate», spiega l’assessora alle Pari Opportunità della Regione Piemonte.

.

«Per la nostra associazione precisa il governatore del Distretto Lions 108 Ia1, Gabriella Gastaldi è di fondamentale importanza interagire con le istituzioni per intercettare i bisogni della popolazione e intervenire».La scelta di dedicare un match contro la violenza sulle donne ha l’obiettivo sensibilizzare tutti sul rispetto del mondo femminile e di quello famigliare.Sono moltissimi i volti conosciuti che scenderanno in campo per darsi battaglia e vincere una partita importante. Per la Nazionale Stilisti ci saranno Renzo Rosso, Silvio Rivetti, Antonio Gavazzeni, Andrea Tomat, Alfonso Dolce, Carlo Capasa (presidente della Camera della Moda), Simone Susinna e Andrea Marcaccini.L’allenatore della Nazionale Stilisti è Franco Ricci mentre il presentatore della serata sarà il lifestyle blogger e talent manager Alex Pacifico. Gli avversari sono tutti volontari che operano in vari ospedali. All’incontro dello stadio Primo Nebiolo, previsto per le ore 18, seguirà una cena di gala in occasione del Centenario della Lions Club con il Patrocinio della CNA Impresa Donna dalle ore 20 presso la Palazzina di Caccia di Stupinigi. Presente tutta la squadra della Nazionale Stilisti. Obiettivo di entrambi gli eventi è raccogliere fondi per sostenere progetti a favore di donne in difficoltà.

 

A 50 anni dalla Guerra dei Sei giorni

FOCUS

di Filippo Re

Donald Trump intende cambiare il Medio Oriente ma per il momento non si sa come. Mentre l’ex presidente Obama aveva atteso quattro anni prima di recarsi in Israele, Trump ha raggiunto Gerusalemme, dopo un’importante tappa a Riad, ad appena quattro mesi dal suo insediamento alla Casa Bianca. Mentre i negoziati tra israeliani e palestinesi sono in una fase di stallo da almeno tre anni e Netanyahu e Abu Mazen non si incontrano ufficialmente dal 2010, il presidente degli Stati Uniti fa sapere al mondo che farà tutto il possibile per aiutare le due parti ad arrivare a un accordo di pace ma per ora nessun piano concreto è stato annunciato. A 50 anni dalla Guerra dei Sei giorni, 5-10 giugno 1967, tutti i tentativi di risolvere la questione israelo-palestinese sono falliti o si sono bloccati a metà percorso e la normalizzazione dei rapporti tra Tel Aviv e molti Paesi arabo-islamici è ancora lontana. Quel conflitto si risolse in realtà nell’arco di poche ore: la terza guerra arabo-israeliana fu una clamorosa e straordinaria vittoria di Israele e un’altra catastrofe per il mondo arabo. Furono distrutte le forze armate dell’Egitto, della Giordania e della Siria e lo Stato ebraico arrivò a controllare l’intera Gerusalemme, la Cisgiordania, Gaza, il deserto del Sinai e il Golan. Da alcune settimane è festa nello Stato ebraico: la bandiera con la stella di David sventola ovunque, dai finestrini di centinaia di auto così come dai palazzi pubblici e dai balconi delle case per celebrare il trionfo del ’67 e la riunificazione di Gerusalemme che provocò rabbia e sgomento nei Paesi arabi. La crisi israelo-palestinese è un problema talmente complesso che oggi la comunità internazionale è più propensa a gestirla piuttosto che a tentare di risolverla in tutti i suoi molteplici aspetti, in un contesto mediorientale dove divampano altre crisi, ancora più gravi, dalla Siria all’Iraq, dallo Yemen alla Libia sullo sfondo di un scontro perenne tra il mondo sunnita guidato dai sauditi e quello sciita a guida iraniana. La guerra dei Sei Giorni in cui l’esercito israeliano sbaragliò le Forze armate di Egitto, Siria e Giordania fu uno dei conflitti più brevi della storia eppure è all’origine della maggior parte degli avvenimenti che si sono succeduti in Medio Oriente negli ultimi decenni. Dalla guerra del Kippur del 1973 a quella del Libano, dal Settembre Nero del 1970 allo scontro sugli insediamenti ebraici, il futuro di Gerusalemme, gli accordi di Camp David del 1978 tra Israele e l’Egitto con protagonisti Sadat, Begin e Carter, l’Intifada e i continui scontri tra israeliani e palestinesi nei Territori occupati. Due fatti importanti precedettero l’inizio della Guerra dei Sei giorni. Ad aprile l’aviazione israeliana abbattè sei aerei siriani di fabbricazione sovietica scatenando l’ira di Mosca e a maggio il leader egiziano Nasser decise di bloccare lo stretto di Tiran sul golfo di Aqaba dopo aver chiesto al segretario genereale dell’Onu U Thant di ritirare i caschi blu dal canale di Suez.

Lo stretto di Tiran è l’unica via di accesso al porto israeliano di Eilat attraverso il Mar Rosso. Il gesto di Nasser, che schierò quasi 100.000 soldati nel Sinai con 900 carri armati, fu ritenuto dagli israeliani un classico “casus belli”. Siria, Giordania e Iraq si allearono con l’Egitto mentre un fronte arabo formato da Arabia Saudita, Kuwait, Algeria, Libia e Sudan inviò reparti militari. Lo scontro militare tra i due Paesi sembrava ormai inevitabile. In Israele la preoccupazione salì alle stelle: fu formato un governo di unità nazionale e Moshè Dayan, ministro della difesa, propose di spezzare l’accerchiamento arabo con un attacco preventivo per impedire il collegamento fra le truppe arabe. Fu la mossa decisiva per le sorti della guerra che si svolse dal 5 al 10 giugno 1967. In meno di tre ore l’aviazione egiziana fu annientata a terra negli aeroporti dagli aerei con la stella di David e nello stesso giorno 22 aerei giordani e 55 siriani furono abbattuti. Gli storici sottolineano che si trattò dell’attacco aereo più imponente del dopoguerra, se non di tutti i tempi. Le forze israeliane avanzarono fino al canale di Suez mentre sul versante siriano e giordano raggiunsero con gravi perdite le alture del Golan e la Cisgiordania entrando nella Città Vecchia di Gerusalemme il 7 giugno per fermarsi a soli 40 chilometri da Damasco. Il 10 giugno Israele e gli Stati arabi posero fine alle ostilità accettando l’invito delle Nazioni Unite. Per lo Stato ebraico, che non si è mai ritirato dai Territori occupati respingendo tutte le risoluzioni dell’Onu, si trattò di una vittoria schiacciante sul nazionalismo arabo che uscì devastato dal conflitto che provocò una nuova ondata di rifugiati. Il solo Egitto pagò un prezzo altissimo in vite umane, i soldati uccisi furono circa 10.000 e 350 gli aerei distrutti.

.

(dal settimanale “La Voce e il Tempo” )

 

“Un due tre! Eu…ro…pa”!

I PICCOLI ALUNNI DELLA SCUOLA TOMMASEO SI INTERROGANO SU “INTEGRAZIONE” E “IDENTITA’ CULTURALE” ATTRAVERSO LA MEMORIA DEL LORO VISSUTO

Il titolo sa di gioco. Anche se dietro ci sta un lavoro quanto mai serio, impegnativo, coinvolgente e altamente educativo. E del resto, nulla è più serio, impegnativo, coinvolgente ed educativo del gioco. Quello dei bimbi, s’intende. “Un due tre! Eu…ro…pa”, si intitola così la coloratissima piacevole e ricca mostra – disegni e pensieri raccontati con “scientifica libertà” – allestita presso l’Istituto Comprensivo “Niccolò Tommaseo” di via dei Mille 15, a Torino (tel. 011/8122190), fino al prossimo 8 giugno. L’esposizione è il frutto conclusivo di un laboratorio-pilota di storia eseguito dai 25 bimbi della classe III/D, basato sul racconto della propria storia individuale e famigliare. Un percorso attraverso il quale gli alunni, facendo uso dell’oralità e della visualità, sono andati alla ricerca delle loro radici culturali, studiando la propria genealogia di famiglia, la mobilità migratoria e la diversità delle proprie appartenenze socio-culturali. “Io sono stata felicissima – scrive Emma – quando ho scoperto che la mia bisnonna per lavoro si è dovuta spostare a New York”. E a lei fa eco Lorenzo: “Io mi sento italiano quando vado in pizzeria o quando sono a scuola con i miei amici. Mi sento molto messicano quando mangio los tacos al pasto”. A guidare gli alunni nella ricerca e nell’elaborazione delle informazioni e dei dati acquisiti, l’insegnante Daniela Martinolich, supportata dalla ricercatrice e storica Leslie Hernandez Nova, che nel laboratorio didattico ha trasmesso il case-study della migrazione peruviana in Europa ( la più massiccia per quanto riguarda la comunità latino-americana) con fonti raccolte a partire dal 2001 e ad oggi depositate nell’archivio di AREIA, l’“Audioarchivio delle migrazioni tra Europa e America Latina” con sede presso il DAFIST, il Dipartimento di Storia Moderna e Contemporanea dell’Università di Genova. “Con l’insegnante Martinolich – racconta Leslie abbiamo cercato di tradurre il mio materiale raccolto nelle interviste autobiografiche ai peruviani: materiale visivo fra cui cartografie emotive, genealogie, rappresentazioni del luogo d’origine inteso non come luogo di nascita bensì come luogo di appartenenza culturale”. Dall’esame e dalla riflessione, collettiva e individuale, su tutta questa mole di materiale è nato pian piano il laboratorio messo in piedi con i ragazzi della “Tommaseo”, protagonisti centrali di una ricerca didattica che li ha visti impegnati nella ricostruzione di genealogie famigliari, così come nella realizzazione di disegni di viaggi e spostamenti che in vario modo hanno coinvolto nel passato e nel presente le loro famiglie, nonché di testi scritti relativi al loro modo di identificarsi in una specifica e ben chiara appartenenza culturale.

“In classe – sottolinea ancora Leslienon c’erano bimbi stranieri, ma piuttosto bambini ‘portatori’ di identità molteplici e fra loro diverse:un italo-messicano, un italo-brasiliano, una bimba italo-spagnola e un’altra italo-marocchina”. Dall’analisi dei loro alberi genealogici appare ben chiara (a loro stessi, soprattutto) la molteplicità delle loro “appartenenze”: dei Paesi e degli infiniti Passaggi geografici che hanno coinvolto nel tempo gli spostamenti delle loro famiglie. Un laboratorio, dunque, per meglio conoscersi. E farsi conoscere ed “accettare” dagli altri. La rassegna prevede anche un video, realizzato da Andrea Bertola, dal titolo esemplare de “La storia della nostra vita”.

Gianni Milani

Nelle immagini:

– La classe III/D

– Daniela Martinolich e Leslie Hernandez Nova
– Alcuni elaborati degli alunni

http://www.tommaseo.it/?p=1492

Petrolio e gas naturale: il Poli in Russia

 
Il Politecnico di Torino sigla un accordo quinquennale con la compagnia petrolifera russa

San Pietroburgo (Russia), 2 giugno 2017 – Attività di Ricerca e Sviluppo congiunte e formazione dei dipendenti di Gazprom Neft a Torino, dove dirigenti della compagnia terranno a loro volta lezioni e incontri. Sono questi i temi dell’accordo sottoscritto oggi nel quadro della visita del Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda in Russia tra Politecnico di Torino e la compagnia petrolifera russa Gazprom Neft, il quarto produttore russo di petrolio.

 

Nel settore dell’industria del petrolio e del gas naturale le tecnologie di frontiera hanno un ruolo sempre più importante e c’è grande attenzione alla collaborazione con istituzioni universitarie a livello internazionale per attività di ricerca, ma anche di formazione e trasferimento tecnologico.

 

L’accordo siglato oggi a San Pietroburgo durante lo SPIEF (St. Petersburg International Economic Forum) integra infatti attività di formazione avanzata e di ricerca congiunte. Per quanto riguarda la formazione, la convenzione prevede attività didattiche riservata a quadri e addetti della compagnia petrolifera russa al Politecnico, ma anche lezioni e incontri con dirigenti della Gazprom Neft a Torino, per illustrare le attività della compagnia e presentare proposte di collaborazione tra i due enti, allargando il campo al sistema socio-economico del territorio piemontese. A questo proposito è prevista nei prossimi mesi una giornata dedicata a questi temi e rivolta proprio alle aziende locali che già collaborano con l’Ateneo.

 

Le attività di ricerca congiunte riguarderanno vari aspetti della tecnologia e dell’innovazione nel settore del petrolio e del gas naturale. In particolare, verranno messe a sistema le competenze nei settori della geologia e dello studio di pozzi e riserve di gas e petrolio, delle tecnologie di scavo e costruzione delle infrastrutture, fino allo studio dello sfruttamento delle riserve tradizionalmente non sfruttate e delle risorse off shore; altri temi di collaborazione saranno gli aspetti di automazione e applicazione della robotica all’industria petrolifera, la sensoristica, fino alle tematiche di tutela dell’ambiente e della sicurezza dei lavoratori e degli impianti.

 

L’accordo, di durata quinquennale, è stato siglato dal Rettore del Politecnico Marco Gilli e da Vladyslav Baryshnikov, Vice CEO della Compagnia petrolifera russa.

 

“La stipula di accordi internazionali su queste tematiche qualifica il nostro Ateneo come un punto di riferimento per la ricerca, la formazione e il trasferimento tecnologico nel settore dell’Oil & Gas”, commenta il Rettore del Politecnico Marco Gilli, che conclude: “Ritengo che partnership di questo livello su tematiche di estrema importanza come quelle energetiche rappresentino per il nostro Ateneo, ma direi anche per il nostro Territorio e per il Paese, un ulteriore impulso all’apertura delle porte verso un mercato di grande interesse”.

 

Borse origami, bigiotteria e accessori per dare libero sfogo all’estro creativo

DECIMA PUNTATA – Viaggio nel vasto mondo degli hobbysti, tra chi per sopravvivere alla crisi sta cercando di trasformare in mestiere una passione

Una timida e riservata, l’altra espansiva e disinvolta. Entrambe dotate di grande estro creativo, sono amiche da tempo e da cinque anni anche “socie in affari”: lavorano insieme nei mercati degli hobbisti di Torino e provincia, ognuna con il suo prodotto ma aiutandosi reciprocamente. “Abbiamo deciso di scendere in piazza per guadagnare qualche soldino”, spiega Barbara Picozzi, estroversa e verace, creatrice di monili di vario genere. “Per sfruttare la creatività”, precisa Loretta Odorico, pacata e contenuta, specializzata in confezioni sartoriali.

Esplosiva e incontenibile, Barbara fin da bambina si divertiva creando bigiotteria e trasformando in “gioielli” tutto quello che trovava, dai tappi delle bottiglie ai sassi recuperati per strada. Non le è stato facile convincere Loretta, che ama starsene per i fatti suoi ed è più restia ad aprirsi con la gente, a scendere in piazza: “L’ho presa per sfinimento. Tutti i giorni recitavo la stessa solfa: dai, tu fai le tue borse, io la mia bigiotteria. Vedrai, ci divertiremo. Riusciremo a guadagnare qualcosa e anche a fare felici delle persone, perché le cose che facciamo sono bellissime. E poi, le dicevo, se non incominci a cercare di vendere quello che fai, tra un po’ il tuo guardaroba scoppia. Sono tenace, non demordo. E alla fine ce l’ho fatta: siamo qui”, racconta Barbara.

“Quella che produco io – è sempre Barbara a parlare – è una bigiotteria umorale: le mie creazioni si trasformano al variare del mio umore. Se sono serena punto su oggetti glamour: fiorellini, oggetti leggeri e colori delicati, forme aggraziate e sinuose. Quando sono nervosa uso lacci e metalli che tratto a martellate, creo oggetti più spartani e aggressivi, ma non per questo meno accattivanti”.

Loretta ha frequentato la scuola per diventare sarta e modellista, e per anni ha collaborato con negozi e sartorie confezionando abiti su misura per i clienti più esigenti. “Ho smesso perché non ne potevo più di fare cose che rispecchiavano il gusto degli altri e non il mio. Potevo permettermelo, mio marito lavora a non mi ha mai fatto mancare nulla”, spiega. Quello del taglio e cucito per Loretta non era però solo un lavoro, ma soprattutto una passione. I panni della casalinga le stanno stretti e macchina da cucire, stoffe di vario genere e foggia, ago, filo e piccola minuteria da merceria continuano ad essere i compagni delle sue giornate. Produce per se stessa capi d’abbigliamento e accessori che rispecchiano il suo gusto. E perde letteralmente la testa per le borse e le custodie realizzate con la tecnica origami. Proprio quelle che oggi occupano gran parte del banco che divide con Barbara.

“Diamo qualità a basso costo, perché tutti hanno il diritto di farsi un regalino senza svuotare il portafoglio”, dice Barbara. “Da quando abbiamo incominciato – spiegano – non abbiamo mai aumentato i prezzi, anche se rispetto all’inizio compriamo materiali più pregiati, quindi più costosi, perché con il tempo abbiamo acquisito esperienza e consapevolezza e per valorizzare il nostro lavoro”. “La soddisfazione più grande – conclude Loretta – è che grazie ai nostri prodotti in questi anni siamo riuscite a crearci una clientela affezionata, che quando ci vede magari non compra, ma ci porta dolci e doni”.

Paola Zanolli