ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 644

Immigrazione e catto-comunismo alla lucchese

IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni

Oggi nel corso di un’animata discussione sul fenomeno dell’immigrazione senza controllo di cui l’Italia è vittima,mi sono dovuto” scaldare” animatamente  per difendere il buon senso e i rudimenti più elementari della politica , malgrado il 35 gradi percepiti. Sono a Lucca, città di solida cultura politica e di amici  accademici che sono il fiore all’occhiello delle Università di Pisa e di Firenze.Ma Lucca e ‘  anche pervasa da quello che volgarmente si chiama il catto – comunismo e che ha avuto nel toscano don Milani il suo esponente più illustre. Ebbene ,di fronte a circa mezzo milione di sbarcati ,c’è ancora incredibilmente  gente  colta che li considera una risorsa per il paese come il vecchio Bertinotti e il meno vecchio Boeri. E ‘ la stessa gente che ritiene un dovere morale accogliere tutti , senza contare che gli Stati sono tenuti all’etica  della responsabilità e non  a quella dolciastra dei buoni principi religiosi che odorano di incenso. Sono gli stessi che non distinguono, come fa il

presidente Macron, tra rifugiati e immigrati economici che sono la maggioranza di quelli che arrivano. Noi abbiamo centinaia di migliaia di gente che vaga in Italia senza essere mai stata identificata o che vive a spese nostre , senza lavorare anche perché il lavoro manca anche per gli Italiani. Il tutto e’ complicato dal fatto della religione islamica e del pericolo che gli estremisti religiosi rappresentano : il terrorismo islamista o islamico e’ sempre in agguato,anche se l’Isis venisse sconfitta militarmente. Il professore lucchese contro cui mi sono accalorato, era di quelli  che dieci anni fa definivano l’immigrazione un fatto epocale ,ineludibile. Una fiumana umana che, con un qualche imbarazzo buonista,  definiva sottovoce simile  alle invasioni barbariche dei territori dell’ impero romano in disfacimento. Gli ho ricordato quella frase,mentre mangiavamo una minestra di farro lucchese che forse gli e’ rimasta  indigesta .E gli ho aggiunto ,riprendendo il suo ragionamento , che allora l’Italia è in disfacimento perché Spagna,Inghilterra  , Francia ,Germania, Austria ecc. non si rassegnano ai flussi epocali e ineludibili.A Ventimiglia ,tanto per citare un esempio,le frontiere sono chiuse e la città e’ invasa di emigrati. Solo Minniti ha incominciato a capire che ci sono anche i diritti di chi accoglie,oltre a quelli degli accolti che non possono cancellare i primi . Ma cinque anni di debolezza acquiescente  e di svendita dei confini nazionali e  dei diritti dei porti italiani all’Europa ,in cambio di qualche mancia,  hanno reso tutto difficile.L’aver “liberato ” la Libia da Gheddafi ha fatto il resto. Certi politici andrebbero  allontanati per manifesta incapacità e forse persino  processati  per alto tradimento.  Ed ho aggiunto al collega con cui parlavo -riferendomi ai continui appelli del Papa per ” l’accoglienza a prescindere ” -che,come diceva Machiavelli ,il principe,cioè lo statista (non il politicante mediocre e pavido) deve sapere anche  dannarsi l’anima, pur di difendere lo Stato. Pochi,di fronte all’idea delle fiamme dell’inferno,speciale col caldo di fine luglio,hanno la capacità di essere machiavelliani , quasi tutti restano i soliti machiavellici che barattano una poltrona di potere,ignorando i loro doveri verso lo Stato e i suoi cittadini,tornati sudditi,  come ai tempi del Machiavelli, di tanti principini corrotti e incapaci.

 

quaglieni@gmail.com

Mercato immobiliare, prosegue la ripresa

Prosegue anche in questo semestre il trend di ripresa del mercato immobiliare seppure non senza difficoltà. Tra i vari comparti, la performance migliore rimane quella del settore residenziale, che nel corso del 2016 ha messo a segno un aumento delle compravendite pari al 26% rispetto all’anno precedente. Anche il non residenziale ha visto una crescita, sebbene molto più contenuta e prossima al 10%.” – è quanto emerge dall’analisi del 2° Osservatorio Immobiliare 2017 di Nomisma.

 

Il comparto residenziale: Continua il trend di ripresa del mercato residenziale torinese, con andamenti stabili di domanda e offerta e crescita dei volumi dello stipulato per quanto riguarda le vendite, nonché ulteriore riduzione delle tempistiche e dello sconto praticato all’atto di acquisto. Per quanto riguarda le abitazioni nuove la discesa dei prezzi nel corso dell’ultimo semestre è stata minima, leggermente più intensa quella dell’usato, anche rispetto al semestre precedente, ma in attenuazione su base annuale. Le contrazioni maggiori dei prezzi sono state registrate sull’usato da ristrutturare (-1,8%), in particolare nelle zone centrali della città dove la flessione ha superato il -2%, come già rilevato lo scorso semestre. Per quanto riguarda i canoni, in questi primi sei mesi dell’anno la diminuzione è stata minima, portando il valore medio cittadino a 84 €/mq annui. Circa le tempistiche di vendita, si rileva una loro riduzione, in particolare nelle aree semicentrali e periferiche per il prodotto usato; rimangono stabili quelle relative alla locazione. Anche il divario tra prezzo di offerta e quello finale di acquisto continua a decrescere, soprattutto nelle aree centrali e semicentrali, attestandosi al 14% come valore medio cittadino. Stabile per il terzo semestre consecutivo il rendimento medio lordo da locazione (5,3%). Al riguardo dell’acquisto dell’immobile circa il 60% avviene per destinare l’abitazione a prima casa, mentre segue, a notevole distanza, la motivazione della sostituzione. Sul fronte della locazione, l’appartamento in affitto è principalmente destinato a prima casa, in secondo luogo alla dimora di studenti. Circa le tipologie contrattuali, la rilevazione evidenzia la preponderanza del canone concordato, che mette in secondo piano anche il canone libero.

 

Il settore commerciale Migliora il mercato degli immobili ad uso commerciale, sia sul fronte della compravendita che su quello locativo, pur in un quadro di permanente eccesso di offerta. La variazione dei valori è risultata meno intensa rispetto a quanto registrato nel semestre precedente, sia per quanto riguarda i prezzi che i canoni, rivelando in alcuni i casi (prezzi nei livelli massimi delle zone centrali e canoni sui massimi in tutte le zone cittadine) una spinta verso un’inversione di tendenza. In diminuzione i tempi necessari alla finalizzazione delle trattative e lo sconto praticato all’atto di acquisto, ad eccezione di quanto evidenziato per i negozi localizzati nelle aree centrali dove la spinta ad un innalzamento dei valori ha reso necessario uno sconto maggiore al fine di incontrare le aspettative della domanda. Non si rilevano variazioni dei rendimenti medi lordi da locazione.

 

Il mercato direzionale: pur con tempistiche in calo, la finalizzazione dei contratti è resa possibile, oltre che da un abbassamento delle aspettative iniziali di realizzo (la flessione dei valori di vendita questo semestre è stata più intensa del precedente), anche da una maggior flessibilità in fase di trattativa, come evidenzia l’aumento del divario tra prezzo di offerta e prezzo finale. Complessivamente, i prezzi hanno subito una variazione negativa dell’1,9% a livello annuale, con punte di oltre il 3% nelle zone semicentrali. Anche i canoni questo semestre hanno accusato un calo maggiore (con picchi del -2,3% in periferia), che si è rivelato più intenso su base annuale (-2,3% in media), fenomeno indicativo della difficoltà in cui ancora si trova il mercato della locazione di spazi ad uso ufficio nel capoluogo piemontese. Permane stabile il rendimento medio lordo da locazione.

 

Le previsioni: per i mesi a venire gli operatori del settore prevedono un’ulteriore crescita del settore residenziale, sia sul fronte delle abitazioni compravendute che di quelle locate, con valori mediamente stazionari. In tutti gli altri comparti, ad eccezione dei negozi in vendita per i quali si prevede una stabilità dello stipulato, gli agenti continuano a ipotizzare una diminuzione dei valori e dei contratti finalizzati.

Magellano contro la chiusura dell’Oftalmico

30 mila firme in 15 giorni: questi i numeri del clamoroso successo di Magellano contro la chiusura dell’Oftalmico di Torino!

Sono oltremodo lieto del clamoroso successo ottenuto in 15 soli giorni dal nostro C.C.La Fondazione Magellano a mezzo della Petizione ideata dal suo Presidente Angelo Burzi e già indirizzata al Governatore della Regìone Sergio Chiamparino contro la chiusura ingiustificata dell’eccellenza rappresentata dall’Ospedale Oftalmico di Torino. Durante la conferenza stampa  presenti i principali Media (da Repubblica al Tg3 all’Ansa tra i vari), Burzi ha delineato i motivi e i numeri (30.000, diconsi trentamila cittadini che hanno firmato la petizione in sole 2 settimane) dell’iniziativa mentre il sottoscritto, fra i co-fondatori di Magellano, ha fatto una breve sintesi delle logiche sociali che muovono questo ente ormai da vari anni.

Paolo Turati

 

Cimitero Monumentale, degrado per la scarsa manutenzione del verde

 

Torino con la nuova amministrazione cittadina sta conoscendo un progressivo degrado del verde pubblico, che ha coinvolto pochi mesi fa in maniera evidente i quartieri di Mirafiori e Santa Rita, ma che, da mesi, sta continuando anche a interessare il suo Cimitero Monumentale. I politici che amministrano la nostra Città sembrano aver dimenticato quello che, per molti credenti, rappresenta un importante luogo di culto per i propri defunti, ma che è anche, a livello laico, come dice la parola stessa, un’area monumentale, ricca di edifici funerari di pregio, che spesso versano in stato di assoluto abbandono. Le aree comuni alle varie tombe, che spesso sono veri e propri monumenti funerari, si trovano in uno stato di degrado indescrivibile. Lo scorso marzo l’erba era alta e sorgevano indisturbati diversi papaveri. Ora, con il caldo, l’erba è   diventata ancora più alta lungo i vialetti e tra le tombe. Lo scorso novembre, in occasione delle festività di Ognissanti e dei Defunti, non sono più stati piantati i fiori cimiteriali che, negli anni passati, adornavano i viali cimeteriali, né quelli presenti nel corpo centrale della collinetta che rappresenta il monumento al Milite ignoto. E pensare che a Torino diverse agenzie organizzano tour di visita a tombe prestigiose come quella del tenore Francesco Tamagno, un enorme mausoleo, che risulta il più alto di tutto il cimitero e che accoglie le spoglie del cantante lirico più celebre dell’Ottocento. Una vera desolazione oggi, invece, accoglie il visitatore all’ingresso di quello che dovrebbe essere lo specchio della Torino sabauda e che meriterebbe il rispetto per il suo glorioso passato.

 

Mara Martellotta

 

Piemonte alla conquista del Kazakistan

All’Esposizione Internazionale di Astana, in Kazakistan,  incentrata sull’evoluzione del settore energetico dagli anni ’50 ad oggi, nel Padiglione Italia saranno presenti immagini e video promozionali del Piemonte, oltre a due riproduzioni di tecnologie innovative realizzate presso Thales Alenia Space di Torino. La Regione, in collaborazione con CEIPiemonte e Dmo Piemonte Marketing, promuove anche una tavola rotonda tra imprese dell’area tecnologica e della sostenibilità del progetto di filiera Clean&Tech. Si terranno poi un evento di networking all’Ambasciata d’Italia ad Astana, e un workshop in collaborazione con Thales Alenia Space sullo Spazio come modello di sviluppo italiano.

Piemonte, 2 miliardi e 300 milioni di litri imbottigliati

In Piemonte nel 2015, ultimo dato disponibile, sono stati imbottigliati più di 2 miliardi e 373 milioni litri di acqua, a fronte di un canone di 2 milioni 484mila euro versato dalle società alla Regione.

Le cifre sono state esposte dall’assessore all’Ambiente Alberto Valmaggia, nel rispondere all’interrogazione presentata dal consigliere Marco Grimaldi (Sel) “Canoni di concessione delle acque minerali”.

Come già avvenuto nel 2014, anche nell’anno successivo è stata poi applicata una riduzione dei canoni per l’utilizzo dei contenitori ecosostenibili, con un’incidenza delle riduzioni applicate alle società di 161.250 euro. Gli uffici regionali verificano le dichiarazioni in questo senso, tramite controlli a campione.

In particolare è stato evidenziato come, nel 2016, dodici aziende imbottigliatrici, su un totale di tredici, abbiano dichiarato di aver aderito ad uno dei requisiti previsti dall’articolo 3 (Premialità ambientali) del Regolamento regionale: tale articolo riduce del 30 per cento il canone per chi imbottigli in vetro e fino al 50 con il recupero vuoti; del 20 per cento se si imbottiglia con contenitori ecosostenibili e del 15 se il concessionario aderisce a sistemi di gestione ambientale certificati.

È stato inoltre rilevato che l’articolo 4 (Premialità sociali, che riduce il canone fino al 40 per cento in presenza di innalzamento o di difesa dei livelli occupazionali) non ha trovato attuazione. Di fatto, i criteri e le modalità di attribuzione dei vantaggi economici comportano una complessa valutazione di numerosi aspetti riferiti alle materie interessate, ad esempio lavoro, categorie svantaggiate e concorrenza, che non ha agevolato i lavori promossi con le strutture regionali coinvolte. Inoltre, al momento, si è rilevato uno scarso interesse anche da parte dei potenziali beneficiari della misura, tant’è vero che non risulta che alcuna delle società imbottigliatrici abbia sottoscritto protocolli di intesa con la Regione a questo fine.

dr- www.cr.piemonte.it

A Trofarello il nuovo “SupEco” Carrefour

In Via Torino 236-238, ha aperto i battenti il supermercato conveniente “Supeco” pensato per soddisfare le esigenze di famiglie e operatori Ho.Re.Ca.

 Carrefour Italia ha aperto a Trofarello (To) un nuovo punto vendita soft discount del Gruppo in Italia. Il remodelling del precedente punto vendita Carrefour di viaTorino 236/238 vuole essere un punto di riferimento per i cittadini e per le aziende ho.re.ca (Hotellerie – Restaurant – Café) locali puntando su convenienza, qualità e grandi formati.

 

Il punto vendita Supeco di Trofarello si estende su una superficie di 1550 mq attraverso spazi pensati per ogni tipo di necessità. È infatti possibile percorrere una vera e propria “piazza” del Mercato, con un’ampia scelta di prodotti freschi selezionati e confezioni pensate per l’ho.re.ca. Tra i reparti presenti vi sono la gastronomia con antipasti pronti, la rosticceria e una panetteria con forno per la doratura. Arricchisce l’offerta, inoltre, un’ampia macelleria e affidata a un partner piemontese specializzato che ogni giorno propone una vasta selezione di piatti pronti per la cottura e un servizio di taglio con lavorazione a vista.

 

Presso il nuovo Supeco i clienti possono fruire di 6300 referenze divise in 4500 referenze di secco, liquidi e non food e 1800 referenze di fresco e ortofrutta. Tra i prodotti presenti, ben il 50% dell’assortimento del secco è composto da primi prezzi pensati per le esigenze di consumatori attenti. E’ presente, inoltre, un ampio parcheggio di 1800 mq.

 

Alberto Coldani, Direttore Cash&Carry e Supeco, ha commentato – “Abbiamo scelto Trofarello, una realtà importante per noi di Carrefour in una Regione chiave per lo sviluppo del Gruppo, per dare il via a una formula innovativa di offerta coerente con l’evoluzione del mercato e della domanda. Con “Supeco”, infatti abbiamo voluto dare una risposta concreta alle esigenze quotidiane dei nostri clienti in cerca di una convenienza sempre affidabile”.

 

Nord-Ovest. La crisi non è solo piemontese

In Liguria 6.000 imprese in meno dal 2008 a oggi

 

 Nei più recenti convegni si sprecano i dati nel comparto degli analisti ormai presenti in ogni categoria sindacale, da quella degli industriali a quella degli artigiani, senza tralasciare naturalmente quelle dei commercianti e dei dipendenti. Il problema vero ritengo stia nel metodo attraverso il quale questi dati vengono raccolti e interpretati, nella logica che nessuna ricerca può davvero esprimere una verità anche fotografica se non in funzione di un modello di interpretazione. L’analista, infatti, non può e, soprattutto, non deve raccogliere dei dati senza interrogarsi sulla modalità attraverso la quale sta facendo la conta; lo scopo della ricerca deve essere predominante rispetto al numero perché, diversamente, si può dire tutto e il contrario di tutto. Ritengo, quindi, che dichiarare pubblicamente che in Liguria a partire dal 2008 a oggi vi sia stato un decremento di 6.000 imprese, a oggi non dia un vero valore aggiunto alla riflessione perché, tralasciando il concetto di impresa troppe volte sovrapposto a quello di partita IVA, che non necessariamente riflette un vero tentativo di attività, quanto semmai di precariato subordinato nella esternalizzazione di una mansione, non rispecchia la problematica o, meglio, la dinamica attraverso la quale si è giunti a quello che può superficialmente essere definito quale impoverimento complessivo del territorio.

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Ma soprattutto di quali aziende si parla? Raccogliere il cartone per la strada vuol dire essere imprenditore? Essere un magrebino imbianchino con partita IVA significa entrare, o meno, nel numero delle imprese da conteggiare? Una vera analisi per essere pregna di significato deve spiegare quale è il riferimento dello studio ma, soprattutto, lo scopo che deve essere costruito nei termini nei quali suggerisca una riflessione in modo da portare la classe politica che, per definizione, può adoperare quegli strumenti della “mano pubblica”, a rispondere coerentemente alla propria ragione d’esistere: la predisposizione di un contesto favorevole all’attività del privato e del libero scambio. Nessuna economia può svilupparsi ma, soprattutto, resistere nel tempo sorretta dal clientelismo pubblico, al contrario un mercato sano e forte necessità unicamente di quella minima, ma fondamentale, sensibilità dell’amministratore statale, che sappia cogliere l’imprescindibile e mai scontata presenza dell’imprenditore, cioè di colui che realmente e, soprattutto, lealmente sacrifica quel tanto o quel poco che possiede per avviare un progetto di investimento nella logica di medio periodo, attraverso la propria applicazione nel lavoro inteso come fatica e impegno quotidiano, nella confidenziale speranza di un miglioramento duraturo delle proprie condizioni di vita, per poter quindi esprimere e vedere realizzati socialmente i propri talenti.

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Ebbene, dal marzo 2008 ho avviato la mia attività imprenditoriale: non ho mai visto nessun soggetto istituzionale e politico di ogni schieramento dirmi, a oggi: “ragazzo hai del fegato, questo è il mio biglietto da visita, farò il possibile per aiutarti”. Non credo che il mio sia un caso isolato e inevitabilmente ognuno tragga le proprie conclusioni che anzi anticipo ad alta voce: “Ma noi giovani intraprendenti siamo ben visti e spronati all’investimento in un progetto in proprio?” Siamo circondati da troppe mezze figure, gelose della propria modesta poltroncina, magari raggiunta a sessant’anni, contornati volutamente da quarantenni senza preparazione, disposti a qualunque captatio benevolentiae in cambio di un piatto di minestra. Molti non sanno che, tra i molti laureati che emigrano all’estero, magari in qualche banca d’affari, (certamente non a servire gli spaghetti al pomodoro a Berlino) ci sono i figli di noti imprenditori locali con a libro paga anche una cinquantina di dipendenti e un fatturato di alcune decine di milioni di Euro, poiché sono i genitori stessi a spronarli a quella che viene teorizzata come “esperienza all’estero da curriculum”, ma che, in molti casi, diventa definitiva. Se ad emigrare quindi sono i giovani ricchi figuriamoci i poveri! Sarebbe dunque bello capire nell’analisi il motivo della chiusura di quelle 6.000 imprese, in quale filiera erano, più che limitarsi a citare il settore e soprattutto di fronte a quali problemi insormontabili si sono dovuti arrendere. Certamente il credito è la vera palla al piede dei giovani o di chi, in generale, gestisce una attività individuale; le banche usano metodologie assurde con i piccoli per impedire loro il finanziamento, da riservarsi, per ragioni politiche, a grandi operazioni di speculazione che vedono come registi o i partiti stessi o “chiamiamoli imprenditori” loro prestanome.

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Il miliardo di Euro di buco della CARIGE lo hanno creato quei 6.000 imprenditori? Io sincerante non ci credo, anzi accuso ad altra voce: quei mille milioni di Euro sono finiti nelle mani di dieci persone: le navi si sa sono pezzi di ferro in molti casi arrugginiti, i grattacieli se non convinci il Papa, si ignorano i metodi, a trasferirci gli uffici del Vaticano rimarranno vuoti per i prossimi vent’anni considerando che i prezzi proposti dagli immobiliaristi al metro quadro non sono nemmeno così vantaggiosi rispetto ad una vastissima scelta di sezioni di palazzi in pieno centro attualmente vuoti. La verità è che le aziende, a prescindere dal settore di appartenenza, e che esercitino realmente o meno un rischio di impresa, continueranno a chiudere. Fino a quando non si rimetterà al centro il Lavoratore con i suoi sogni e i suoi sacrifici, fino a quando le banche non ritorneranno a voler valutare la serietà intima dell’individuo, dell’Uomo Qualunque che si reca in banca, senza conoscenze, a chiedere quei 5.000 massimo 10.000 Euro mettendo a garanzia il proprio nome, la propria parola, sarà dura invertire la triste statistica dei 6.000 decessi, perché vanno chiamati così, in 9 anni.

La Regione rilancia Experimenta

Passa dalla collaborazione tra pubblico e privato il rilancio delle attività di Experimenta, lo storico marchio della Regione Piemonte che dal 1985 si occupa di mostre scientifiche interattive

A pochi giorni dall’apertura nel Museo dell’Automobile di Torino dell’esposizione “Muoversi con leggerezza”, curata proprio da Experimenta, l’Assessorato alla Cultura e al Turismo ha pubblicato un avviso per l’individuazione di operatori da invitare ad una procedura negoziata per realizzare una mostra all’anno nei prossimi tre anni secondo i canoni della divulgazione scientifica che hanno sempre caratterizzato le proposte.

Tra i requisiti richiesti figurano lo svolgimento degli eventi in Piemonte, la realizzazione di exhibit particolarmente innovativi e la definizione di attività rivolte alle scuole. Per rafforzare la collaborazione con il futuro partner, inoltre, la Regione contribuirà direttamente alla realizzazione di una parte degli allestimenti. Il co-finanziamento complessivo previsto della Regione, a scalare su tre anni, è di 200.000 euro (110.000 per il primo anno e 90.000 per il secondo), a fronte del quale è richiesto al partner privato un impegno economico minimo equivalente.

“Experimenta – sostiene l’assessora Antonella Parigi – rappresenta un importante patrimonio, sia per il nostro territorio sia nel campo della divulgazione scientifica, che intendiamo valorizzare grazie a una partnership con operatori privati. Il nostro obiettivo è il rilancio delle attività, che siano pratiche, emozionali, accessibili, come nella tradizione di Experimenta, per diffondere la cultura della scienza a partire dai più giovani”.

GG – www.regione.piemonte.it

Linea di confine. Spigolature di vita e storie torinesi

di Pier Franco Quaglieni

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L’estate torinese – Il libro di Papa sul processo alle Brigate Rosse 76/78 – La sommossa di Torino del 1917 – Ricordi di 40 anni fa – Ghivarello delicato pittore della collina torinese

 

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L’estate torinese

Le notizie politiche torinesi questa settimana sono poche. Proseguono gli interrogatori dei magistrati per i fatti del 3 giugno con l’ascolto della Sindaca.Sembra che si tratterà di un’indagine lunga. Attendiamo con doverosa pazienza (ma non troppa) i risultati. I responsabili devono pagare e l’indignazione dei cittadini resta altissima. Sembra che , invertendo la rotta di 360 gradi,vogliano tenere il G7 di settembre a Venaria Reale,inizialmente considerata “zona rossa”.Non invidio i cittadini  di Venaria anche se la scelta appare la migliore possibile. Ne deriva però la constatazione che Torino non ha una zona sicura dove tenere un evento internazionale blindato.  Amburgo insegna che neppure la polizia tedesca è riuscita ad evitare i vandalismi  e le violenze. Pensiamoci bene perché a Genova fu un disastro. Venne messa a ferro e fuoco la  città ,con l’”eroe” Giuliani che voleva ammazzare un carabiniere servendosi di un estintore.Hanno ragioni gli industriali a volere il G7 a Torino,ma il ministero dell’interno deve garantire le condizioni perché esso avvenga. Anche a Milano l’inagurazione dell’Expo corrispose ad un disastro in cui non venne adeguatamente contrastata la violenza e meno che mai il vandalismo.Di Alfano ministro degli Interni ,oltre agli sbarchi incontrollati e la firma di certi protocolli- capestro,andranno anche ricordati i fatti di Milano. Si vocifera di ripristinare a Torino una tassa sui cani,tornando indietro di decenni. Il chip e prima il tatuaggio obbligatorio (che comunque non avvengono a titolo gratuito)garantiscono l’identità del possessore e limitano i casi di randagismo,anche se il periodo vacanziero coincide con atti brutali di abbandono. Accanirsi fiscalmente anche sui cani-oltre che sui cittadini – è errato,tantissime persone consolano la loro solitudine con un animale da compagnia che nella maggioranza dei casi è un cane. Non  parlo pro domo mea perché io non ho più un cane e il suo ricordo    straordinario  e irripetibile mi impedisce di  averne un altro. Se se è vero che i cani sporcano in strada,è altrettanto vero che i possessori sono obbligati dalle norme a girare con sacchetto e paletta.La maggioranza pulisce,una minoranza cialtrona no. E’ compito dei vigili che sempre meno sono sul territorio e sempre di più dietro una scrivania,multare chi viola le regole. Ci sono persone che stentano ad arrivare alla fine del mese e che hanno un cane che comporta già costi elevati per il cibo e le cure veterinarie. Si può dire che oggi nessuno dia da mangiare gli avanzi al proprio cane.C’è gente che si priva del cibo per sè per darlo al proprio animale. Infierire sui possessori di cani è ingiusto. Pensavo che i grillini fossero animalisti.Questa è un’occasione per essere coerenti.

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Il libro di Papa sul processo alle Brigate Rosse 76/78
L’importante libro edito da Angeli, dello storico e giurista Emilio R.Papa su quel celebre ed importante processo che costò la vita all’avv. Fulvio Croce e che vide l’avv. Papa difensore d’ufficio dei brigatisti, minacciato di morte insieme ai suoi colleghi dalle BR, rivede la luce . E’ la testimonianza di un protagonista ,ma è anche la riflessione di uno storico.Difficilmente si può essere protagonisti e storici,specie in frangenti tanto drammatici come quelli  del biennio 1976/78 in cui vennero processati  i capi storici delle BR a Torino.Emilio R. Papa riesce pienamente nell’intento. I terroristi fecero di tutto per bloccare quel processo,l’essere riusciti a concluderlo è merito storico del presidente Guido Barbaro,dei giudici popolari (che accettarono dopo 134 precedenti defezioni),degli avvocati  non subirono le minacce lanciate contro di loro.  L’opera di Papa meriterebbe una adeguata recensione,ma il fatto di essere stato io allievo e assistente dell’autore,mi impedisce di scrivere di più con il distacco necessario.Io ad Emilio voglio troppo bene per essere algido,come dovrebbe essere, la mia recensione ; la dedica affettuosa che ha accompagnato il dono del libro nella sua nuova edizione  nell’Aula magna dell’Università di Torino ancora di più mi impedisce di scriverne. Mi  limito a segnalarne l’uscita proprio a 40 anni dalla barbara uccisione di Carlo Casalegno. Mi pare invece di dover citare la postilla che chiude il libro e che va oltre la vicenda raccontata nei minimi dettagli(il lettore trova infatti 22 documenti che supportano il racconto storico di Papa) perché riguarda l’oggi e il nostro futuro:<Una democrazia come la nostra,la quale tarda a spiegare le ali,dopo la lotta antifascista,dopo aver sprecato tante energie,dopo aver disatteso l’effettuazione di principi essenziali della democrazia ,deve saper guardare entro se stessa,e cambiare strada.Rinnovarsi. Anche …per non ritrovarsi “impreparata giuridicamente”,e non soltanto giuridicamente ,a giudicare le Brigate Rosse “.  Questo è il senso della storia, come diceva Omodeo, che che respira nei libri di Papa. Incautamente Firpo sosteneva che nella facoltà di Scienze Politiche di Torino convivevano storici e giuristi,considerando i secondi quasi degli abusivi. Come sbagliava Firpo nei suoi giudizi sempre troppo trancianti e poco sereni!

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La sommossa di Torino del 1917

Il circolo torinese “Edmondo de Amicis” ha promosso un incontro sull’agosto 1917,cent’anni fa, che rappresentò un momento tragico della storia italiana e torinese durante la Grande Guerra. Nel corso dell’estate di quell’anno maledetto per la storia italiana che culminò con la disfatta di Caporetto,Torino fu protagonista di fatti di violenza e di sangue che rappresentarono un vero e proprio tentativo di eversione e di ribellione, assolutamente incompatibile con lo stato di guerra in cui l’Italia si trovava. Il 1917 è l’anno della Rivoluzione d’ottobre e del giudizio relativo alla guerra di Benedetto XV che la considerava <<un’inutile strage>>, espresso proprio nel mese di agosto. Delegati del Soviet di Pietrogrado vennero a Torino,inneggiando alla Russia rivoluzionaria e alla necessità di porre fine alla guerra. Lenin scrisse testualmente :<<A Torino si è giunti all’esplosione delle masse>>. La sommossa venne motivata all’inizio con la carenza di pane, durata in verità poche ore,anche se poi prese subito una piega decisamente sovversiva,se non rivoluzionaria. Già allora aleggiò nel movimento operaio torinese l’illusione nefasta di <<Fare come in Russia>>,un’idea che ,dopo la guerra, contribuì inconsapevolmente,anzi ciecamente, con le sommosse esagitate e sanguinarie, alla nascita e al successo del fascismo. Filippo Turati scrisse ad Anna Kuliscioff riflettendo sulla storia del movimento socialista:”Abbiamo consegnato noi l’Italia al fascismo”.Turati e Matteotti avevano capito il pericolo insito nello spaventare la borghesia.Lo stesso Lenin parlerà di estremismo come malattia infantile del comunismo. Torino operaia e socialista,per dirla con il titolo di Paolo Spriano, era stata prevalentemente riformista,anche se la componente massimalista era ben viva e presente,rappresentata dal famoso Cichin Barberis operaio e oratore focoso che fu tra i capi della protesta torinese e nel 1919 divenne deputato. A dare l’idea della inaspettata vampata di protesta è il fatto che i maggiorenti del partito socialista non fossero a Torino, ma in ferie: Romita in Liguria,l’on. Morgari a Roma e l’on. Casalini in Valle d’Aosta. Invece si incominciò quasi subito con le rotaie divelte,gli alberi abbattuti, i tram rovesciati, le botteghe degli armaioli prese d’assalto. I dimostranti ebbero 50 vittime e 200 feriti, le truppe e la polizia una decina di morti e 30 feriti. Durante la rivolta i manifestanti cantavano:<<Prendi il fucile e gettalo per terra/vogliam la pace,vogliam la pace,mai vogliam la guerra>>. Si trattava di antimilitaristi che ricorrevano alla violenza e di pacifisti che non consideravano affatto che l’Italia era impegnata in un conflitto nel quale tanti operai e contadini erano al fronte a combattere.L’idea di uscire dalla guerra era impraticabile e quella di sabotare era invece assolutamente nefasta.La Torino socialista e la Torino giolittiana erano state contro l’intervento in guerra ma,mentre Giolitti lealmente non esitò ad allinearsi con la scelta voluta dal re e ratificata dal Parlamento nel maggio 1915,i socialisti non seguirono l’esempio dei partiti socialisti europei che, altrettanto lealmente, si schierarono con i loro Paesi in guerra.I socialisti italiani e soprattutto quelli torinesi seguirono un’altra strada che portò nel vicolo cieco dell’agosto 1917. Ho letto che c’è un “bello spirito” torinese che lamenta che nessuna lapide ricordi i <<caduti del 1917>>. Se la lamentazione per l’assenza si traducesse in proposta,essa andrebbe subito denunciata con fermezza.Un revisionismo peudo-storico assurdo che porterebbe a negare la storia.Le scorribande nel passato senza avere gli strumenti per capirlo sono sempre all’ordine del giorno ed hanno sicuramente qualcuno pronto a sostenerle. Anche sotto un profilo politico si trattò di una sommossa velleitaria,per non dire del suo disvalore in termini patriottici.La Torino migliore era al fronte,non in piazza a far casino. A combattere e morire c’erano i Fratelli Garrone,zii di Galante Garrone,il cui epistolario rappresenta una pagina importante di patriottismo senza retorica. Partirono in tanti come volontari. Mio nonno con moglie e due figli era al fronte,due miei zii,a cui venne intitolata un via, caddero eroicamente.Da storico dovrei non tenerne conto,ma non riesco,come pure sarebbe necessario,a ignorarlo.Neppure Sandro Galante Garrone riusciva a farlo,anzi in cuor suo credo che fosse orgoglioso della sua famiglia.In fondo c’era il Risorgimento da completare con la IV Guerra di indipendenza che porterà a Trento,a Trieste e all’Istria i naturali confini dell’Italia.I “caduti del 1917” queste cose proprio non le consideravano.

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Ricordi di 40 anni fa
Ricorrono  quarant’anni dalla conferenza tenuta nel giugno 1977 da mons. Marcel François Lefebvre- il vescovo tradizionalista ribelle che ebbe anche seguito in Piemonte- a palazzo Pallavicini, a Roma, sul tema “La Chiesa dopo il Concilio“. La principessa Pallavicini era vedova del principe Guglielmo Pallavicini de Bernis, caduto in guerra. Paolo VI ritenne che sarebbe stato facile convincere la principessa a desistere dalla sua idea. Chiese udienza alla principessa mons. Andrea Lanza Cordero di Montezemolo, figlio del colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo, capo del  Fronte clandestino romano dopo l’8 settembre 1943, fucilato dai tedeschi alle Fosse Ardeatine. Ho conosciuto il Cardinale di Montezemolo che ho avuto anche modo di apprezzare per la sua sensibilità e  per i suoi studi storici. Al nunzio fu ricordato dalla principessa che proprio la resistenza di tanti militari al nazionalsocialismo,  ricordava come talvolta fosse necessario disobbedire agli ordini ingiusti dei superiori, per rispettare i dettami della propria coscienza. La Segreteria di Stato giocò a questo punto l’ultimo colpo, rivolgendosi al re  in esilio Umberto II. Il ministro Falcone Lucifero telefonò alla principessa per farle sapere che il Sovrano la pregava vivamente di rimandare la conferenza. «Mi stupisco come Sua Maestà si lasci intimidire dalla Segreteria di Stato, dopo tutto quello che il Vaticano ha fatto contro la monarchia», rispose lei con fermezza, ribadendo che la conferenza sarebbe stata puntualmente tenuta alla data fissata. Mons. Lefebvre era stato sospeso a divinis da Paolo VI e nel 1988 venne scomunicato da Giovanni Paolo II per aver consacrato quattro vescovi. Quando morì, parteciparono ai funerali e benedissero la salma vescovi e cardinali, malgrado la scomunica .Nel 2017 la frattura dei lefebvriani con la Santa sede si può considerare superata per iniziativa di Papa Francesco, il più lontano sicuramente dal pensiero del vescovo francese che aveva rifiutato il Concilio Vaticano II.

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Ghivarello delicato pittore della collina torinese 

Nato nel 1882 e morto nel 1955 . Abitò a Torino,salvo qualche breve viaggio in Francia. E’ un pittore dimenticato che meriterebbe di essere riscoperto, anche se io lo lego ad uggiosi periodi domenicali trascorsi nella sua povera casa di Val San Martino,due stanze al pian terreno,dove c’era anche il suo studio pieno zeppo di quadri,quadretti e colori. Mio padre lo amava molto e cercò anche di aiutarlo.Purtroppo, mi  portava spesso con sé durante i suoi incontri con Ghivarello che si concludevano sempre con qualche acquisto. Per me era di una noia mortale.Mio padre regalò dei suoi quadri ad amici importanti,cercando di farlo conoscere,ma credo che i suoi tentativi non abbiano  avuto successo. Su Internet “Ghiva” ,come lo chiamavano gli amici,è appena citato. Su Internet imperano i signor nessuno,i pittori della domenica , che pagano per essere presenti sui cataloghi cartacei e virtuali. Ricordo che una volta venne disperato a casa nostra con un quadro:non aveva più soldi e la moglie, che gli sopravvisse di qualche anno,era gravemente ammalata.Da quanto ricordo, parlava quasi esclusivamente il piemontese. Non ebbe una formazione accademica e,  dodicenne, aveva frequentato lo studio di Carlo Biscarra al Caffè Nazionale di via Po. Entrò poi in contatto con i migliori artisti della Torino del tempo ( tra cui Tavernier). Il Delleani lo volle nel suo studio. Del Delleani il nostro apprezzò  soprattutto i bozzetti dal vero. Seguì con attenzione  Michele Scaglia e studiò le opere di  Antonio Fontanesi. Da questo secondo, in particolare ,deriva il gusto per il monocromo. Il Ghivarello  si distinse  per un suo  personalissimo  “raschiare di spatola” di cui restano numerose testimonianze di un certo livello. Si dedicò  soprattutto alla pittura di paesaggio e la tecnica prevalente  fu quella a  olio su cartone e solo raramente su tela e su tavola. Fu un delicato pittore della collina torinese,colta nelle sue primavere e nei suoi autunni. Ci sono anche  sue opere che ritraggono alcuni angoli della valle di Lanzo e della Riviera ligure,con predilezione per Varigotti che era ancora un borgo di pescatori,prima che arrivassero gli arricchiti di Torino a costruirvi le loro ville sul mare.Ha scritto la storica dell’arte Claudia Ghiraldello:<<Paesaggi,sovente di piccole dimensioni,raccontano un contesto agreste,ove il dettaglio semplice evoca l’ancestrale battito del tempo.Una tavolozza dalle tonalità equilibrate,anche se va evidenziata la sua originale capacità di lavorare di spatola>>.Qualche critico ne ha scritto in passato,ma troppi critici sono stati molto avari con quello che poteva sembrare solo un “povero diavolo”.

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LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com

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Caro Quaglieni,

 Ti seguo con interesse: mai banale, arguto, documentato… e quasi sempre in linea con le Tue analisi. Su Gustavo Buratti Zanchi, sono d’accordo con Te. Era uno spirito più che irrequieto, libertario. Nell’accezione nobile e soprattutto mai violenta del termine. Pativa l’ostracismo della “buona” Borghesia Biellese, con la quale, per le sue posizioni politiche, non si è mai pienamente identificato. Gusti, passioni, interessi diversi. E aggiungo: cultura diversa. Uomo dai molteplici impegni, come giustamente ricordi nel Tuo scritto, di fatto non è mai stato imprenditore: non era nelle sue corde. La famiglia cerco’ di trattenerlo   in tutti modi a Biella, favorendo la sua elezione in Consiglio Comunale. Non fu sufficiente perché i fatti travolsero l’azienda di famiglia.Il matrimonio lo allontanò ancora di più dal suo ambiente conservatore. Per me è stato un Maestro e mi aiutò a superare, attraverso interminabili conversazioni, un tratto della mia esperienza politica (che non ho mai ripudiato) avvicinandomi ai Partiti laici e liberali. Negli ultimi anni della sua vita abbracciò la Religione Valdese.

 Marziano  Magliola,  Biella 

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Non credo ci sia da aggiungere altro. Era un irregolare controcorrente , quindi anche lui dimenticato.

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Ho letto il Suo ritratto a tutto tondo di Mack Smith, forse il miglior articolo che abbia letto oggi sull’inglese. Ma chi fu quel Narciso Nada che lei cita alla fine ?
                                                                                                                                         Marina Sinopi

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Narciso Nada(1925 -2004) fu ordinario prima di Storia degli Antichi Stati Italiani e poi di Storia del Risorgimento nell’Università di Torino e in precedenza nell’Università di Genova. E’ lecito che lei si domandi chi fosse perché la sua opera non è stata valorizzata a sufficienza. Sbagliò a dar credito a certe associazioni. Non proveniva dalla carriera accademica, ma era un bibliotecario/archivista che seppe scrivere pubblicazioni originali che gli consentirono di conseguire la libera docenza, poi di insegnare all’Università. Un percorso oggi impossibile. Una storia, fino ad un certo punto, parallela a quella di Alessandro Luzio,lo storico che documentò come la massoneria fosse di fatto assente nel processo risorgimentale, anche di matrice repubblicana. Nada era un ricercatore instancabile. C’è chi l’ha  considerato solo un erudito. Basterebbe il  suo giudizio su Cavour che ho citato nell’articolo, per dimostrare che era uno storico vero. Fu oscurato dalla presenza di altri che ebbero visibilità mediatica non confrontabile con la sua vita condotta quasi da monaco del sapere. Era marito di  Anna Maria Patrone che insegnava a Magistero Storia Medievale e che mancò prematuramente. Questa separazione segnò profondamente la sua vita che fu caratterizzata da periodi di tormentata solitudine e di dolore profondo. Di lui ricordo un richiamo importante negli anni in cui la storia veniva confusa con l’ideologia semplificante:” Stia al documento, ricerchi il documento! Questa è storia!”. Un mio amico ironizzò su questa frase considerandola un segno di un’erudizione incapace di cogliere il valore della storia, mentre invece quel monito aveva un alto valore, era una voce coraggiosa nel deserto del post’68. Fui suo allievo, ricordo i suoi corsi sempre accuratamente preparati, ma ricordo soprattutto gli anni di collaborazione proficua ed anche di amicizia. In fondo in quella Università assediata dalla demagogia era un marziano che si richiamava a Mazzini, ma soprattutto al rigore storico.

pfq