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InclusiveWeb: il progetto che aiuta i disabili

Con i fondi 8×1000, la Chiesa Valdese ha finanziato, nel corso del 2018-19, il progetto InclusiveWEB, una metodologia innovativa nel campo delle tecnologie di supporto alle persone affette da disabilità

Il progetto ha avuto come capofila Sloweb, associazione che promuove l’uso consapevole e responsabile del web, che ha guidato un partenariato composto da APRI Onlus, associazione italiana ipovedenti e retinopatici, e Il Nodo Group, associazione che studia i processi relazionali consci e inconsci tra gli individui nei gruppi di lavoro.

Alla base del progetto InclusiveWEB è appunto il processo relazionale, re-interpretato dai partner in ottica “user experience”, e applicato alle relazioni tra la persona affetta da handicap, la sua comunità e gli strumenti tecnologici di ausilio.

Visto il successo dell’informatica nel mercato mondiale, questi strumenti di ausilio esistono in diverse forme. Sia come soluzioni specializzate e di alto costo, sia come semplici configurazioni specifiche di dispositivi di uso comune, reperibili nell’ambito della normale offerta di mercato. Quest’ultime offrono costi contenuti, ma anche l’apertura di orizzonti di autonomia non disponibili con altre tecnologie, quali l’accesso ai servizi internet di socializzazione, divertimento, informazione etc. in mobilità. In altre parole, la persona affetta da ipovisione può ora uscire da casa e abbandonare le tradizionali (e care) tecnologie di ausilio basate su PC per utilizzare in modo pieno e soddisfacente i moderni smartphone e tablet.

Tuttavia, la vasta offerta commerciale può porre dubbi sulla migliore soluzione: il progetto InclusiveWEB ha tra i propri obiettivi quello di consentire una scelta ponderata delle migliori tecnologie di supporto tra quelle offerte dal mercato. Inoltre, è progettata per essere utilizzata come strumento di valutazione di tecnologie di assistenza per ogni tipo di disabilità. Associazioni ed enti possono fare uso della metodologia prodotta dal progetto per determinare la tecnologia che meglio risponde ai bisogni dei propri iscritti. 

Per ogni tecnologia analizzata, InclusiveWEB fornisce l’elenco dei bisogni ancora non soddisfatti, e ulteriori requisiti di sviluppo per quelli non ancora soddisfacenti. Nel corso del progetto, è stato verificato il livello di risposta ai bisogni di persone affette da ipovisione della tecnologia Apple iPhone in configurazione VoiceOver e con l’impiego dell’assistente personale Siri, riscontrandone un generale buon livello di rispondenza, ma anche specifiche mancanze.

Il progetto è stato possibile grazie ad una felice forma di unione di diverse competenze ed esperienze: quella informatica di Sloweb, quella psicologica-relazionale di Il Nodo Group e quella propria di APRI Onlus.

Quattromila delegati di Torino e provincia al congresso dei Testimoni di Geova

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“L’amore non viene mai meno”

In Italia i Testimoni di Geova hanno organizzato, per questa estate, 73 congressi della durata di tre giorni, improntati sul tema “L’amore non viene mai meno”.

Ad uno dei congressi, in programma nella Sala delle Assemblee di Cameri dal 2 al 4 agosto, si prevede la presenza di 4mila delegati provenienti da Torino e provincia.

La serie mondiale degli eventi congressuali in programma quest’anno abbraccerà sei continenti, sbarcherà in più di 200 Paesi, e il programma sarà presentato in oltre 400 lingue.

“Questi eventi dimostreranno in che modo l’amore può avere un’influenza positiva nell’unire persone provenienti da diversi ambienti culturali”, afferma Alberto Bertone, portavoce locale dei Testimoni di Geova. “I congressisti avranno l’opportunità di incontrarsi e trascorrere del tempo in compagnia dei loro fratelli cristiani. Gli abitanti della cittadina in provincia di Novara, ove ha sede una capiente e confortevole Sala di Assemblee di recente costruzione, saranno felici di accogliere l’afflusso di visitatori nei numerosi bar, ristoranti, hotel e luoghi di interesse turistico”.

È possibile conoscere le località e gli orari di questi congressi aperti al pubblico su jw.org, il sito ufficiale dei Testimoni di Geova.

I momenti più attesi del congresso. Il programma esaminerà in che modo i princìpi biblici possono aiutare le persone in modi pratici. Durante la giornata di venerdì verrà spiegato in che modo l’amore può aiutare le persone a superare ostacoli come un’educazione difficile, una malattia cronica, o la povertà. Il programma del sabato esaminerà alcuni princìpi della Bibbia che aiutano mariti, mogli e figli a mostrarsi amore l’un l’altro. Infine, il programma della domenica includerà un discorso pubblico dal tema “Vero amore in un mondo pieno d’odio. Dove trovarlo?”, che mostrerà come superare il pregiudizio e l’odio.

Nota per la Redazione. I congressi dei Testimoni di Geova sono aperti al pubblico; non si fanno collette. Invitiamo chiunque desiderasse saperne di più a esaminare il programma completo su jw.org e guardare un video sui congressi dei Testimoni di Geova. Oltre che in italiano, i congressi in Italia saranno presentati in altre 14 lingue, tra le quali la lingua dei segni italiana. (LIS)

Cassazione certifica validità Osservatorio immobiliare

Presidente Fiaip Piemonte, Paolo Papi: Riconoscimento premia professionalità e impegno

La Fiaip fa giurisprudenza: il lavoro della Federazione italiana agenti immobiliari professionali ha infatti ricevuto un importante riconoscimento dalla Cassazione e d’ora in poi per determinare il valore di un immobile nel corso di un procedimento giudiziario, si farà riferimento proprio ai dati forniti dall’Osservatorio immobiliare Fiaip.

“Da anni – sottolinea Paolo Papi, presidente di Fiaip Piemonte – la nostra associazione stila e diffonde un accurato Osservatorio immobiliare, che per la sua affidabilità, serietà e rispondenza al reale stato di fatto, è diventato nella nostra regione e nel resto d’Italia, un punto di riferimento per valutare il valore degli immobili nelle varie città e nei diversi quartieri delle stesse”.

Oggi a questa situazione, unanimemente riconosciuta, si aggiunge però una certificazione ancora più autorevole, quella della Cassazione. Secondo l’ordinanza 12915/2019 della Suprema Corte, infatti, il fisco può legittimamente desumere maggiori ricavi non dichiarati derivanti dalla cessione di un immobile a prezzi inferiori a quelli risultanti congiuntamente dai valori Omi (l’Osservatorio dell’Agenzia delle entrate) e da quelli dell’Osservatorio Fiaip (Federazione italiana agenti immobiliari professionali).

Così, la Corte ha cassato la sentenza dei giudici di merito che avevano affossato l’accertamento del fisco perché basato sui soli valori Omi, mentre i giudici di legittimità hanno rimarcato che l’atto impositivo era fondato non solo sui valori Omi, ma anche su quelli indicati dall’Osservatorio immobiliare della Fiaip (si veda anche Cassazione 16741/2017).

“Che i nostri dati e le nostre statistiche – conclude Papi – siano ora diventate strumento ufficiale per i Tribunali anche al fine di dirimere le controversie con il Fisco e in generale per determinare il reale valore di un immobile, non può che renderci orgogliosi per il lavoro fatto e spingerci a continuare nella strada di professionalità e accuratezza intrapresa sin dalla nostra fondazione, sempre a tutela dei clienti e del libero mercato”.

Il gaming si incontra a Torino

Il 23 e 24 luglio i più importanti editori mondiali di videogiochi si trovano a Torino in occasione del Publishers Day, incontro organizzato da Event Horizon School alla fine del triennio accademico per mettere in contatto gli allievi arrivati al termine del percorso di studi con i grandi player del mondo gaming

Si tratta di una due-giorni di presentazioni collettive e incontri one-to-one che da una parte permettono ai giovani di confrontarsi con il mercato acquisendo fin da subito nuove esperienze, e dall’altra ai publisher di individuare i più talentuosi e preparati con cui costruire un percorso.

All’incontro partecipano oltre 250 allievi che provengono dalle 6 sedi di Event Horizon School presenti in Italia: Torino, Milano, Padova, Firenze, Jesi e Pescara.

Si tratta di un’opportunità davvero unica per gli studenti, che possono ricevere commenti e feedback sul loro lavoro da chi opera sul mercato ogni giorno e sa cosa vuol dire pubblicare un prodotto di successo. Per esempio, nel corso della scorsa edizione, gli studenti hanno potuto confrontarsi con i rappresentanti di aziende come Sony, Square Enix, Raw Fury, MixedBag, 505 Games e Bad Seed, Soedesco.

Per l’appuntamento di luglio hanno già confermato la loro presenza alcuni dei nomi più interessanti del mercato internazionale tra i quali i rappresentanti di Sony, Square Enix e Soedesco.

L’incontro si tiene nella sala Fucine di OGR Torino e non è aperto al pubblico per permettere ai publisher ospiti di valutare in assoluta riservatezza l’impatto socio-economico dei progetti presentati dagli studenti di Event Horizon.

 

Il termine dell’anno scolastico segna parallelamente l’avvio delle iscrizioni per il nuovo anno in tutte le sedi di Event Horizon. I corsi sono triennali e formano a tutte le competenze necessarie per lavorare nel mondo del gaming e degli effetti speciali: dal Game Design al Game audio production e dalla Regia al Digital Filmmaking.

Per gli studenti più motivati la Scuola riserva 20 borse di studio con diversi livelli di copertura del costo di iscrizione; il criterio di scelta sarà il merito, con una valutazione basata sia sulla motivazione degli aspiranti allievi, sia sulle loro capacità espresse dal portfolio presentato.

Le borse sono erogate a chi ne fa richiesta nelle sedi di Torino, Milano e Padova e saranno 2 con copertura del 100% della retta, 3 con copertura del 50% della retta e 15 con copertura del 30% della retta.

La richiesta per le borse di studio potrà essere effettuata fino al 10 settembre inviando la domanda con allegato il documento d’identità, codice fiscale, lettera motivazionale insieme a un portfolio formato PDF (di massimo 5MB) a info@eventhorizoncg.com (stesso indirizzo anche per informazioni).

Storie di ordinaria follia ed emarginazione

Storie di ordinaria follia.  Esattamente storie di quotidiana ed ordinaria follia.  Storie di arroganza e di sopraffazione. Questa volta, prodotte da poveri ed emarginati
Dalla scala sociale più bassa. Non ho studiato sociologia e non sono avvezzo ai numeri. Mi limito a osservare. Sabato e domenica ero a Biella tra piccole spese e l’immancabile supermercato. Anche qui si sta diffondendo la presenza di ragazzi di colore che nei supermercati , davanti ai negozi e chiese chiedono l’ elemosina.  Il fenomeno è in aumento ma ancora sotto controllo.  Su 10 passanti 2 fanno la carità. Generalmente donne. Clima contenuto e direi quasi ovattato.  La differenza con le grandi Città sono i numeri.  Tutta la provincia non arriva a 160 mila abitanti. La comunità dei Rom non mi sembra un problema ed unico punto critico sono i Giardini Lamarmora in pieno centro. Ogni tanto un’auto della polizia transita.  Che poi si parla al massimo di 2 o 3 assembramenti per volta di persone tutt’altro che facinorosi. Eppure la media dei biellesi si lamenta di una situazione fuori controllo. Dovrebbero farsi un giro a Torino o a Roma. Ma tutto é relativo . Soprattutto la percezione. Ci sono, comunque, dati oggettivi in questa percezione? Sicuramente si. Ma relativi alle singole situazioni. Penso alla piccola stazione di Trastevere presidiata giorno e notte da tossici o senza tetto contornati dalle innumerevoli bottiglie di birra vuote con la mole di rifiuti per strada che fa il resto. Penso alle differenze ed arrivo a Torino.  Parcheggio vicino a piazza Foroni, ottimo mercato rionale. Mi accoglie un forte odore di urina. Nella cantina dove compro il vino, degli avventori sconsolati raccontano: la piscina Sempione chiusa perché le acque sporcate da feci umane.  Altro bar dove amici mi raccontano: tra il ponte Carpanini e l’Università tra le sponde della Dora drogati, movida selvaggia, senza tetto ed emarginati la fanno da padrone.  Racconto che 10 giorni fa in Piazza Crispi si era formata una piccola comunità di Rom.  Mi si obbietta: in Barriera di Milano il fenomeno é più diffuso di quello che si pensi. Del resto dove c’era la Grandi Motori ora è terra di nessuno. Nel tardo pomeriggio ritorno nelle Valli Biellesi passando appositamente in Piazza Crispi.  Effettivamente la situazione è migliorata.  La comunità Rom si è dimezzata.  Passando da quattro a due roulotte. Considerazioni finali: la metastasi dell’inciviltà si allarga sempre di più.
Patrizio Tosetto

I diritti nei centri di permanenza

Il diritto alla salute, al riconoscimento – quando ce ne siano le condizioni – di un permesso di soggiorno per motivi umanitari e, più in generale, a un trattamento che contemperi le esigenze di sicurezza con il rispetto dei diritti soggettivi della persona

Sono questi i punti principali su cui fa leva – anche in riferimento alle condizioni di vita all’interno del Centro di permanenza per il rimpatrio di Torino, il più grande dei sei presenti in Italia – il Rapporto “Norme e normalità – Standard per la privazione della libertà delle persone migranti”, presentato  a Palazzo Lascaris, sede del Consiglio regionale del Piemonte.

“Il volume – ha spiegato il garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale Bruno Mellano, promotore dell’iniziativa – raccoglie gli standard e le raccomandazioni che nel triennio 2016-2018 il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale ha indirizzato al Ministero dell’Interno a seguito delle visite nei Centri di permanenza per il rimpatrio, negli hotspot e in occasione dei voli di rimpatrio, tenendo anche conto delle segnalazioni giunte dai garanti regionali e comunali sul tema delicatissimo del diritto degli immigrati”.

Con Mellano sono intervenuti la docente Laura Scomparin, ordinaria di Diritto processuale penale alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Torino, l’avvocato Guido Savio, dell’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), Emilia Rossi Massimiliano Bagaglini, rispettivamente componente e funzionario dell’Ufficio del garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale.

Tutti, con sfumature diverse, hanno auspicato che gli standard possano costituire un’ideale piattaforma per un progetto di legge, dal momento che – a differenza della privazione della libertà in ambito penale, normata a livello nazionale dall’Ordinamento penitenziario – la detenzione amministrativa delle persone migranti non prevede garanzie certe e uniformi sul territorio.

 

Patrizia Polliotto nella “governance” del Gruppo San Donato

Il noto avvocato torinese nominata Presidente dell’Istituto ‘Galeazzi’, primo ospedale ortopedico italiano.

 

Un nuovo incarico di primo piano, affidato alla competenza e all’esperienza dell’avvocato Patrizia Polliotto, che annovera in curriculum prestigiosi ruoli al vertice in primarie società pubbliche e private come ‘Juventus’, ‘Iren’, ‘Compagnia di San Paolo’, ‘Zucchi’, ‘Viasat’, ‘Finmeccanica’, ‘Engineering’e ‘NB Aurora’, oltre a presiedere dal 2010 il Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori.

Dal 24 giugno scorso, il noto e stimato legale torinese è stato nominato a Milano Presidente dell’Istituto Ortopedico ‘Galeazzi’, una delle eccellenze del ‘Gruppo San Donato’ di cui è stato nominato Presidente l’ex ministro Angelino Alfano.

Un fiore all’occhiello della sanità italiana, uno dei 3 IRCSS al primo posto per moltissimi tipi d’intervento, eccellenza nella chirurgia spinale, nella medicina rigenerativa che consente la riutilizzazione dei tessuti, unico in Italia a garantire l’intervento di protesi all’anca in 48 ore. Last but not least, come si suol dire, non ultimo per importanza, voglio infine ricordare altresì il cantiere del nuovo ‘Galeazzi’ che ho visitato nei giorni scorsi rimanendone entusiasta. Sarà il primo edificio a sorgere nell’area ‘Expo’, strategica sia per la Lombardia che per il Piemonte, speriamo sempre più collegate, grazie al treno a levitazione magnetica che in 10 minuti unirà Torino e Milano. Un’opera che sarà davvero una delle punte più avanzate non solo nell’ortopedia, ma anche in altre specialità mediche, sede universitaria e di ricerca di assoluto prestigio”.

Oggi, il ‘Gruppo San Donato’ è il primo player privato della sanità italiana. Fondato nel 1957, assiste annualmente oltre 4 milioni di pazienti dislocati in 19 ospedali, per un totale di circa 6mila posti letto disponibili e oltre 16 mila collaboratori.

L’avvocato Polliotto ricorda: “Tutto è nato grazie all’incontro con la famiglia Rotelli e il Dottor Ghribi per un progetto di sviluppo all’insegna di sinergia industriale e ricerca”.

Per poi concludere: “Così, dopo alcuni mesi di lavoro, eccomi qui, grata alle persone che mi hanno dato fiducia per l’opportunità, nonché fiera di far parte di questa affermata e prestigiosa realtà che in Italia fa la differenza nel settore d’appartenenza, anche per l’ampia presenza di quote rosa nel gruppo. Tra queste in primis la Dottoressa Gilda Gastaldi: oltre a essere la proprietaria ed una persona eccezionale, è Presidente della ‘GSD Foundation’. E con lei l’Ingegner Elena Bottinelli quale Amministratore Delegato del ‘Galeazzi’ da molti anni e del San Raffaele dal 2017, a dimostrazione delle concrete ed evidenti possibilità di crescere che le donne hanno nel gruppo”.

Srebrenica, ventiquattro anni dopo

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Ripensando all’11 settembre del 2001 la stragrande maggioranza delle persone si ricordano dov’erano, chi aveva al loro fianco, cosa facevano in quegli istanti drammatici, quali emozioni provarono di fronte all’assalto terroristico alle Torri gemelle del World Trade Center di Manhattan

Pochi, troppo pochi rammentano le stesse cose pensando all’11 luglio di ventiquattro anni fa quando, nella calda estate di guerra del 1995, cadde Srebrenica e iniziò l’ultimo massacro del secolo. Le vittime furono tre volte più numerose di quelle di New York, ma quasi nessuno se ne accorse. Non c’erano immagini, in quei giorni, in tv. Srebrenica, per troppi era un nome senza storia, quasi impronunciabile. Quella cittadina tra le montagne della Bosnia nord-orientale, enclave musulmana a pochi chilometri dalla Drina, cosa rappresentava? Poco o nulla, per chi non aveva nessun desiderio di sapere, conoscere. L’Europa era al mare, la Bosnia non faceva quasi più notizia, la guerra che aveva insanguinato i Balcani pareva stesse finendo.

E poi perché bisognava sapere ? Era più facile chiudere gli occhi o girare la testa da un’altra parte. In fondo tutti erano complici di quanto stava accadendo: l’Europa, le Nazioni Unite, la Nato, la civilissima indifferenza dell’Occidente. Così si lasciò che il massacro avvenisse. Oltre diecimila musulmani bosniaci maschi, tra i 12 e i 76 anni,vennero catturati, torturati, uccisi e sepolti in fosse comuni dalle forze ultranazionaliste serbo-bosniache e dai paramilitari serbi. Tutto avvenne in una decina di giorni dopo che la città, assediata per tre anni e mezzo, fin dai primi giorni del conflitto, era caduta il 10 luglio nelle mani criminali del generale Ratko Mladić. Nove anni dopo il Tribunale internazionale dell’Aja per l’ex Jugoslavia (Tpi) definì quello di Srebrenica “un genocidio”, il primo in Europa dalla fine della seconda guerra mondiale. Ma da quel momento, tra omissioni e rinvii, è passato moltissimo tempo. Sono passati ventiquattro anni. Ora,sappiamo. Radovan Karadžić e Ratko Mladić, i due principali boia, sono stati condannati all’ergastolo per genocidio, crimini contro l’umanità, crimini di guerra. altri non hanno pagato per i loro crimini e, con il tempo, si tende a rimuovere,dimenticare. Restano però le tombe, il ricordo di uccisioni, saccheggi,

violenze, torture, sequestri, detenzione illegale e sterminio. Ci sarà mai una giustizia piena? Quasi cinque lustri dopo rimane l’amara sensazione di ingiustizia e di impotenza nei sopravvissuti e un pericoloso messaggio di impunità per parecchi dei carnefici di allora, in molti casi ancora a piede libero e considerati dagli ultranazionalisti alla stregua degli “eroi”. Ha fatto bene in questi giorni Don Renato Sacco, coordinatore nazionale di Pax Christi e prete coraggioso, a rammentare le similitudini di quella vicenda con l’attualità brutale dell’oggi, con l’accanimento nei confronti dei migranti, con l’assurda violenza che si consuma contro le donne. Come tanti altri, in tutti questi anni mi sono impegnato a raccontare ciò che è stato fatto a Srebrenica affinché il grido di madri, mogli e figlie di chi venne ucciso nella città “dell’argento e del sangue” non resti inascoltato. Da anni queste donne coraggiose, durante le loro proteste non violente che si svolgono l’11 di ogni mese a Tuzla, pronunciano una parola: “Odgovornost”, responsabilità. Chiedono verità e giustizia, accertamento delle responsabilità,condanne per tutti i criminali. E’ un modo per offrire voce e forza a queste donne. Uno dei più grandi intellettuali balcanici, l’indimenticabile Predrag Matvejevic, scrisse: “I tragici fatti dei Balcani continuano, non si esauriscono nel ricordo come avviene per altri. Chi li ha vissuti, chi ne è stato vittima, non li dimentica facilmente. Chi per tanto tempo è stato immerso in essi non può cancellarli dalla memoria”. Quando ebbi la fortuna di conoscere Matvejević parlammo a lungo di Mostar, dell’Erzegovina, della storia della città del ponte che unisce le due rive della Neretva, del suo sentirsi cittadino europeo.

L’Europa, per lui, non era solo il futuro, ma la costruzione politica che avrebbe risolto i problemi del passato. Diceva: “ i Balcani sono la polveriera d’Europa, ma restano anche il barometro di quello che è l’Europa.Resto convinto che ora che i nazionalisti hanno portato tutti i popoli alla rovina, toccherà a noi salvare il salvabile”. Immaginava un’ Europa diversa da quella che erige muri, srotola fili spinati, rifiuta l’altro senza pensare, egoisticamente, che in fondo è solo l’immagine di se stessa con più disperazione, fame e paura. Sperava di non dover più vivere l’orrore e la tragedia di Srebrenica. Per questo, soprattutto ora che anche lui ci ha lasciati, il dovere della memoria ci obbliga a  non cedere le armi della giustizia e della ragione. 

Marco Travaglini

Le foto sono di Paolo Siccardi

Environment Park, il laboratorio dei cambiamenti

Non si può parlare di innovazione a Torino senza interessarsi di una realtà che opera in città ed ha fatto dell’innovazione il fiore all’occhiello della sua attività e ricerca, l’Environment Park.

Ne parliamo con il suo amministratore delegato, il dottor Davide Canavesio, che è anche amministratore delegato di Tne (Torino Nuova Economia), società proprietaria delle aree industriali dismesse di Mirafiori, e leader della Commissione Sviluppo Economico locale di Torino Strategica.

– In una città come Torino, che sta vivendo una fase di profondo cambiamento, quale può diventare il ruolo svolto dall’Environment Park come Parco Scientifico Tecnologico?

Environment Park è sempre stato un luogo ‘precursore’ dei cambiamenti del nostro territorio. È nato come parco tecnologico dedicato alla sostenibilità venti anni fa, quando la parola ‘sostenibilità’ aveva significato ancora per pochi e non aveva ancora assunto le attuali connotazioni di driver economico. È nato da una trasformazione urbana nell’ambito della riqualificazione della Spina alla fine degli anni Novanta e, dunque, ha già nel suo DNA il tema del cambiamento. Oggi si configura come un Parco tecnologico attraente tanto per chi vuole lanciare il proprio business nel settore delle tecnologie ambientali quanto per chi lo vuole incrementare: gli elementi determinanti nella scelta di insediamento sono legati principalmente alle opportunità che un ecosistema in continua evoluzione è in grado di offrire, anche in termini di networking con altre realtà innovative.

È un luogo dove le aziende, grandi, piccole e piccolissime, le start up, le istituzioni, le università, le associazioni, i centri di ricerca e ogni altra realtà a vocazione green possono confrontarsi e trovare spunti interessanti di approfondimento sulle tematiche di riferimento.

Il cambiamento urbano è sempre al centro degli interessi e delle iniziative di Environment Park: basti pensare ai recenti eventi realizzati nel parco, come Rail City Lab, il workshop organizzato da FS Sistemi Urbani per ragionare intorno al futuro di 7 aree ferroviarie dismesse; insieme a progettisti, esperti internazionali, investitori, il mondo accademico, istituzioni locali e cittadinanza si sono confrontati sul futuro degli oltre 500mila metri quadrati di superfice cittadina, con prevalente destinazione d’uso turistico-ricettiva, commerciale e terziaria. Ha riguardato il cambiamento, in questo caso climatico, che sta investendo le nostre città il Climathon Main Stage, un evento internazionale unico che connette le città che, nel mondo, partecipano alla maratona per il clima Climathon, per far conoscere le sfide e le soluzioni innovative create durante gli hackathon dedicati ai cambiamenti climatici, in contemporanea in oltre 100 città di tutto il pianeta.

Sono eventi spettacolari, di grandissima risonanza mediatica e che fanno la differenza nella crescita della cultura della sostenibilità, per i quali Environment Park è innegabilmente il punto di riferimento in Italia.

 

 

– Può essere un ente utile a fornire strumenti innovativi per le pmi del territorio, in collaborazione con gli enti universitari?

La sinergia con le Università e con le realtà di alta formazione è proprio uno degli asset più preziosi di Environment Park. Sono attivi da anni e si incrementano costantemente accordi con il Politecnico di Torino e con l’Università di Torino. Partecipiamo con loro a progetti internazionali, organizziamo convegni presso il nostro centro congressi e, cosa molto importante, stimoliamo la formazione degli studenti anche grazie alla concreta collaborazione con le aziende insediate nel Parco o che gravitano attorno al Polo Clever che Envipark gestisce insieme a Univer.

Tra le collaborazioni attive con le Università ricordo l’apertura nei nostri spazi dei nuovi laboratori dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) che, in collaborazione con il Politecnico, svilupperà presso il Parco nuove ricerche sul tema ambientale e sulla sostenibilità. 1100 metri quadri di laboratori per 27 ricercatori e 18 studenti di dottorato. Due in particolare i progetti già partiti. Il primo è “Recode”, che si propone di sviluppare la trasformazione dell’anidride carbonica ottenuta dalla lavorazione del cemento in un additivo che migliori il cemento stesso. Il secondo, “Engicoin”, punta sul trattamento di rifiuti organici attraverso l’uso di microbi che diano come risultato sostanze chimiche e bioplastiche.

 

-L’Environment Park può essere e diventare sempre di più un punto di riferimento tecnologico legato all’economia circolare ed alle future tecnologie sostenibili. Quali i progetti nell’immediato futuro?

L’economia circolare è diventato il focus del nostro sviluppo proprio in occasione dell’ampiamento del Polo di Innovazione di cui siamo gestori insieme a Univer, il Polo Clever, nel 2016: alle tradizionali attività relative a rinnovabili, bioedilizia e idrogeno, si sono affiancate economia circolare, efficienza energetica, risorse idriche, clean solutions, cambiamenti climatici e mobilità sostenibile. L’economia circolare è sempre più protagonista dei nostri progetti, con caratteristiche di internazionalità molto apprezzate.

I progetti messi in campo sono numerosi. Negli ultimi tempi abbiamo preso parte a progetti internazionali finalizzati, ad esempio, a rendere più sostenibili i rifugi alpini, migliorando l’efficienza energetica delle strutture e ridurre le emissioni di C02. Oppure a sviluppare, all’interno dei centri storici cittadini, sistemi di approvvigionamento energetico particolarmente sostenibili.

 

 

– L’Environment Park può creare un sistema e dialogare con i Parchi scientifici e tecnologici presenti in Lombardia, al fine di creare un’unica “Silicon Valley” italiana?

La collaborazione e lo scambio di know how tra soggetti ad alta specializzazione come i Parchi Scientifici è un aspetto a cui guardiamo con particolare attenzione poiché il networking tra realtà innovative rappresenta senza dubbio un asset strategico per il futuro del nostro Paese. Di Silicon Valley si parla spesso come modello di riferimento, ma chiaramente ogni territorio ha delle specificità per cui non ha molto senso cercare di copiare un modello così lontano. Ciò che, invece, ha senso è ispirarsi a quel modello, certamente vincente, per modellarlo sulla peculiarità di ogni territorio. A Torino, per esempio, Environment Park si trova all’interno del cosiddetto “miglio dell’innovazione”: circa due chilometri nel cuore della città, con la stazione ferroviaria internazionale di Porta Susa al centro, su cui insistono i principali soggetti che si occupano di innovazione. E proprio i treni ad alta velocità che passano da Porta Susa ci portano a Milano in 45 minuti: non è difficile immaginare che su quei treni viaggino ogni giorno persone responsabili e decisori del settore clean technologies provenienti dalle due città. E proprio su quella tratta insiste l’area della Expo 2015 Milano: qui sta sorgendo MIND, un immenso distretto della scienza, del sapere e dell’innovazione, in grado di promuovere le eccellenze del territorio nei campi della ricerca scientifica, medica, farmaceutica e delle life sciences. Siamo davvero molto vicini, ben collegati e con ottime possibilità di sinergia. Parlare di Silicon Valley italiana non è più un’utopia così lontana.

 

 

– Il Parco Scientifico Tecnologico torinese può rendere più fertile il terreno per lo sviluppo di realtà capaci di rappresentare uno snodo tra il mercato e la produzione di conoscenza, rendendo meno costoso il percorso di dialogo tra le necessità primarie di sostegno all’innovazione ed il rapporto costante presente tra ricerca scientifica e produzione di beni e servizi?

All’interno del Parco sono insediate oltre 70 aziende che operano in ambito green nei vari ambiti di competenza. Inoltre Envipark, in collaborazione con il consorzio Univer di Vercelli, gestisce e coordina il Polo di Innovazione regionale CLEVER, che aggrega oltre 200 realtà tra grandi imprese, PMI e Centri di Ricerca, attive nella ricerca e innovazione in ambito energy&clean Technologies. Sono numeri indubbiamente importanti che Environment Park fa fruttare creando il terreno fertile per la promozione di sinergie e partnership tra le varie realtà. Qui da noi la domanda e l’offerta si incontrano, le idee prendono forma ed i singoli diventano parte di una rete virtuosa e proiettata verso il futuro.

Nel corso degli anni Envipark ha maturato con il tessuto produttivo una storia di progetti, collaborazioni e relazioni che favorisce lo scambio di competenze, conoscenze, informazioni e know-how. Una storia da sempre orientata a favorire il legame tra innovazione e impresa, a creare reti sul territorio, ad incentivare la crescita dell’innovazione e a promuovere la sostenibilità ambientale.

Al dialogo tra aziende e ricerca Environment Park aggiunge il tassello della formazione, indispensabile per affrontare il mercato di oggi.   Portiamo avanti iniziative formative di alto livello e molto concrete rivolte ai giovani, come ad esempio il Progetto internazionale CBET che forma giovani tecnici specializzati nelle costruzioni di edifici sostenibili, attraverso la consulenza e le lezioni pratiche offerte dalle imprese costruttrici specializzate in green building. O, recentemente, l’Hackaton Green Camp, l’iniziativa organizzata dagli ITS Energia Piemonte, in collaborazione con l’azienda VASS,che ha coinvolto 60 studenti tra i 18 e i 24 anni nella progettazione e costruzione sul campo di una struttura out door al 100% ecostenibile, dedicata al cicloturismo.

 

 

– In che modo le istituzioni cittadine possono implementare la centralità sul territorio dell’Environment Park?

Il dialogo con le istituzioni cittadine è una delle nostre priorità. Ritengo che realtà innovative come la nostra, soprattutto in un settore così attuale come quello delle green technologies, abbiano il dovere ma anche il diritto di collaborare e discutere fittamente con le istituzioni per il raggiungimento di un bene comune.

Non dimentichiamo che Envipark è una SpA ad azionariato pubblico, partecipata proprio dalle istituzioni locali: i nostri soci principali sono il Comune di Torino, la Regione Piemonte, la Città Metropolitana, la Camera di commercio di Torino, l’Unione Industriale di Torino e altre realtà istituzionali locali. Il dialogo con tutti i soggetti è profondo e le opportunità di implementazione non mancano. Da sempre promuoviamo accordi che possano portare alla realizzazione di progetti insieme alle imprese e ai centri ricerca e proseguiremo in questa direzione. È nel nostro mandato.

 

Mara Martellotta

“Quartiere Pulito”

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Riceviamo e pubblichiamo
Si chiama “Quartiere Pulito, si ispira a La Via della Felicità di L. Ron  Hubbard ed è un progetto di   promozione civica della Comunità di Scientology 

Si tratta di una iniziativa aperta a tutti che la domenica mattina 14 luglio tornerà a fare tappa in Borgo Vittoria  dove volontari e  cittadini toglieranno rifiuti abbandonati. 

“Non vogliamo sostituirci agli operatori ecologici – spiega Beppe Tesio, da quasi vent’anni coordinatore dell’iniziativa – Collaborando con Legambiente Metropolitano e altre realtà sensibili, intendiamo promuovere e monitorare il rispetto del territorio, che alla fine è casa nostra.” 

“Quartiere Pulito” continua durante tutto l’arco dell’anno, andando ad interessare sia zone molto abbandonate al degrado come alcuni giardini, parchi e aree urbane delle periferie cittadine, sia comuni della provincia, dove è comunque indispensabile mantenere alto il livello di protezione e miglioramento dell’ambiente.
Appuntamento alle 10.00 in via Villar, 2. Per informazioni 3473454172